Google
This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pari of a project
to make the world's books discoverablc online.
It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct
to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books
are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover.
Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journcy from the
publisher to a library and finally to you.
Usage guidelines
Google is proud to partner with librarìes to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to
prcvcnt abuse by commercial parties, including placing lechnical restrictions on automated querying.
We also ask that you:
+ Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for
personal, non-commerci al purposes.
+ Refrain fivm automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine
translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encouragc the
use of public domain materials for these purposes and may be able to help.
+ Maintain attributionTht GoogX'S "watermark" you see on each file is essential for informingpcoplcabout this project and helping them lind
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it.
+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other
countiies. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any specific use of
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner
anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe.
About Google Book Search
Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web
at |http: //books. google .com/l
Google
Informazioni su questo libro
Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyriglit e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è
un libro clie non è mai stato protetto dal copyriglit o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.
Linee guide per l'utilizzo
Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:
+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Googìc Ricerca Liba per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query auiomaiizzaie Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'udlizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di fame un uso l^ale. Non
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.
Informazioni su Google Ricerca Libri
La missione di Google è oiganizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e finibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed edito ri di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nell'intero testo di questo libro da lhttp: //books. google, comi
I
I
t
I
il
ti
i!
TRATTATO
DI
SCHERMA
mi n'ioTo sismi di giuoco misto
DI
SCUOLA ITALIANA E FRANCESE
•pera llrli;liiRle
DI
AKBBftse XAicneivi
FIRENZE
nrOGRAFU 01 FEDERIGO BEACINI
<847. ,.
rr|/;nAHT
THE NEW YORK
PUBLIC LIBRARY
i^m mm
I m)^
JU
>.:ì ».ViH'i :i tAhiAhU Ajou:»'.
'9Ìnnl9$l*iO mi*>«|0
in
] lITH» TK^SLA K ^ ::^^:^1 4
:ì>' .-■-. t^Hi■v^»-H
• t
• • « - •
• • • * •
• • •• ■ • . '
• » « « . •
• • • • ( •
* .-«»"•■< • •
»< ■ -• ••• •
• • »- • • •»-'••• •
:k\w}I)iii
•. ìH Ci)»;!.»»'!.»! )() ^ I ìAH.'OIIT
ÌL liRCIlBSK 610* BiTTi CilBIiSO (FU LUIGI)
Giunto al termine di questa mia Òpera, non
saprei come meglio raccomandarla alla benevo-
lenza del Pubblico 9 se non col porla sotto gli
auspicii di chi essendo stato da nie ammaestrato
nell'arte di cui in èssa si tratta, è pervenuto in
brevissimo tempo a quel grado di perizia che a
pochi è dato raggiungere, e può quindi meglio
apprezzare la mia fatica, qualunque essa siasi,
e compensarla con gentile accoglimento.
Quindi a te che di cortese amicizia mi ono-
rasti finora, dedico un libro, che se non può ac-
^ crescere splendore al tuo nome, moltissimo può
S dal tuo riceverne. Altri saprebbe , e potrebbe
^ dire di più 5 io mi contento di queste brevi pa-
role, sapendo di ragionare a tale, che incapace
c^
dì adulazione verso gli altri, sdegna per se anche
tina meritala lode.
Sta sano ed ama.
Firense UH Febbrajo 1847
Tuo Affeziona Amico
ultimo Màntiionni
II GIOVANI ITALIANI
Soldato dell'Impero Francese a 15 annt, forgiai per mt-
liiare la volontà dei miei non soloy ma anche quella di chi
dovea inscrivermi sui raoli, e fin d'allora conobbi esser per
le armi la mia vocazione, e la mia carriera. Non ho già
divisato di tesser qui la mia storia, e tampoco V apologia di
me stesso; né dirà i fatti di guerra in cui mi trovai, come
adempiei i miei doveri di soldato , o con quali opinioni e
speranze seguii le vincitrici bandiere del gran Capitano ;
volerò invece all'epoca, in cui V anima e la mente sempre
rivolte a quelle legioni che avevano sposata la vittoria in
Europa ed in Affrica, io dovetti ridurmi, con molti miei
commilitoni dall'affaticata polvere dei liberi campi, all'ozio
slagnante della caserma. Ma la mia inclinazione, e bramo^
sia era trattare le armi, e non portarle soltanto: laonde
siccome già da qualche tempo io mi era addestrato nell'arte
della Scherma, e ne aveva date lezioni, divisai lasciare il
reggimento, e a quest'ultima disciplina esclusivamente dedi^
carmi: lo che feci, e chiesto ed ottenuto nel 1825 il mio
congedo, divenni maestro d'armi. L'anno dopo, abbenchè la
mia sala fiorisse di eletta schiera di giovani pur tuttavia
spinto dallo studio, e dall'amore dell'arte mia, determinai
fare un viaggio per acquistar cognizioni delle principali
scuole di Scherma, e giovarmi degli utili ammaestramenti
che ricavati ne avessi ; lo che posto ad effetto, pervenni in
Genova, dove fui scelto a maestro di Scherma della R. Scuolìsk
VI
di Marina con brevetto di 5. M- Sàtda. AstreUo però qualche
anno dopo dai tempi, e dagli uomini a partire da Genova ,
mi ricovrai in Francia, dove tutto io avétà fuoréhè là Pa-
tria; e f\k questo vtiLoto soltanto, che prima o poi si fa sem-
pre sentire nei cuori temprati all' amore dèi proprio paese ,
the mi rese grave il cielo ospitale di Francia, mi fé cedere
alle istanze di alcani antichi scolari miei, e di molti altri
giovani che nii btaniaéanó a maestro , e m* indusse a sce-
gliere per liiogo di mia dimora Firenze.
Riaprii quivi la mia sala e non mancarono à me gli sco-
lari né ad eési il desiderio e lo zelo di addestrarsi nel uo-
bil tirocinio dell'armi. Io nii dedicai tutto ad esso, e lamia
Scuola essendo stata, lode al vero, sempre fiorente la conti-
nua pratica, e lo studio di quella prediletta disciplina, la
lettura dei trattati scritti ìa addietro su di essa, e finalmente
il consiglio di qualche amico mio, mi cominciarono a fare
sentire il bisogno e quindi it desiderio di scrivere fina Teo-
ria di Schemia, nella quale io esponessi il metodo da me
seguito nei corsi delle mie lezioni, e le osservazioni, e gli
studi da me fatti intorno all'atte medesima. Aveta inoltre io
avvertito che i libri che si hanno sulla Scherma, non sod-
disfanno in modo alcuno al bisogno troppo chiaramente pa-
lese di un* opera elementare , è di più, che ciascuno di essi
proclama, e propugna Una scuola esclusiva, invece di con-
temperare insienté il buono ed escludere il cattivo di tutte
le Scùolei A questi capitali difetii t ad altri di minor mo-
mento io tentai di rimediare con questa Teoria, la quale ho
divisa in due parti, Una d* introduzione, l'altra di teoria pro-
priamente detta. Nella prima espongo ordinatamente tutte
quelle notizie storiche, filologiche e meccaniche, accessorie sì^
ma ùtiiissinie alla più perfetta cognizione dell'atte; nella se-
conda stabilisco le regole e il metodo che costituiscono r in-
segnamento della trkdesima.
Di che pregio sia il mio lavoro^ al pubblico il giudicarne.
Qu dunque esso sia però, io l'offro a voi o miei giovani
connazionali , troppo premiato reputandomi delle fatiche che
VII
mi coita, se varrà ad accendervi in seno il desiderio di edu-
carvi a queir armi^ un tempo forse troppo reputale, oggi
troppo in diàpregio tenute^ alle quali la patria e i bisogni
dei tempii la dignità vostra vi appellano. Volesse il cielo che
la mia d^M fiaroto, unita al grido della storia^ e alt elo-
quenza dm fatti ehe avete sott'occhiOi potesse farvi persuasi
alla fne^ chi ss i miti costumi^ e F amore alle arti belle^ e
eUìe lettere^ ond» avete pregio^ fanno i popoli euM e civili^
la miUtar fortez^dL ed il coraggio H fanno Uberi e indipen-
de nli.
G^S^^^^^TB
,\< » » '.' ^
T. i»'> «^ ^^\ir\ *iVo(\iu\ i »«i>\ •":^*>v\ *»Vk»*.^ 'ìhffo .«>i*^Ut\ M\u
^m ^^-Jb^A t^ ^è^^M ^w^^M^&waMì
econdo il senso etimologico la parola scherma,
derivante da schermire, ha un significato ge-
nerico» cosicché può a ragione stabilirsi che
la sua origine rimonti fino all'epoca, in cui
gli uomini pensarono a offendersi e nel
tempo stesso a difendersi (*).
II Vocabolario deUa Crusca alla parola Scherma
così ne dà la definizione: » schermire, schifare èri^
parare con arte il colpo che tira il nemico , e cercare
di offenderlo nello stesso tempo.
Ma se questa definizione è atta a chiarire il senso della
parola, non basta a precisare la idea dell'Arte; perciò sotto
quest'ultimo aspetto la Scherma deve definirsi:
Un esercizio ginnastico, col quale simulando il Duello,
si giunge ad apprendere il modo di offendersi e difendersi
reciprocamente col mezzo d'innocui strumenti imitanti le
varie armi, come il Fioretto invece della spada, la Bac-
chetta invece della sciabla.
Si potrebbe pure considerare come uno dei rami del-
l'Arte il giuoco della Canna e del Bastone. Ciò non per-
S) Blasco Florio, Discorso sulla utilità della Scherma, Catania ^
pag.4, vuol dimostrare che la Scherma, stando attaccato al signi-
ficato siasi esercitata fin dal momento in cui gli uomini sentirono il
bisogno di difendersi dagli offensori; e a p. 4, Nota i aggiunge che
il Tocabolo Scherma nella sua primitiva origine racchiudesse Tidea ge-
nerale di difesa: difatti Schermo, riparo, difesa, schermirsi, difendersi V'
esser lo stesso. Cita su tal proposito il Muratori, Antichità Italiane T. \
li Dissert. 26 p. 482. È certo che la parola nacque e nasce sempre dal
bisogno di rappresentare una nuova idea, ma non conoscendo la lon-
gevità della parola Scherma, che mantiene pur sempre il suo significato
di Difesa, non si può costatare il quando gli uomini la ponessero in uso.
tanto, riducendo lo studio all'atto pratico, può chiamarsi più
veramente arte di Scherma ogni combattimelo parziale ese-
guito con qualunque siasi arme bianca.
Guardata sotto questo aspetto la Scherma nella sua ori-
pine rimonta sino ai tempi, in cui il modo di offendersi e di
difendersi fu sottoposto a regole fisse, mercè le quali se ne
fece uno studio e un arte. Ma come designarne il princi-
pio, se sconosciamo perfino il tempo, iu cui cominciossi ad
usare la spada in tale esercizio, e molto meno quand'essa
fu fabbricata? Ha un bel dire il Yizani (^ che secondo la
Scrittura ne sia rinyentore Tubalcain\ perchè ammaestra
ogni fabbro di rame e di ferro ; ma non rilevasi dalle Sacro
Carte che non solo costui fabbricasse armi, ma neppure
istrumenti domestici e rurali. É vero che si parla fin dal
bel principio della Genesi di spada fiammeggiante (^*) ma è
parimente vero, che ivi è denotata per un* arme in genere
e non in ispecie. Lasciate queste indagini agli eruditi , è
meglio originare il punto di mossa dell'Arte della Scherma
dall'epoca, in cui possono aversi dei dati più certi.
I compilatori del Vocabolario della Crusca asseriscono:
» Che fino dai tempi d'Omero nei singolari combatti^
» menti non tanto valeva la forza quanto la destrezza ;
» onde (dicon'essi) apparisce a ragione , che sin d'allora
» vi era un'arte di battersi ^ benché non ve ne fossero le
» regole scritte. »
Se ce ne dovessimo stare ad Omero, a me sembra, con
buona pace di quei signori, che si potesse arguire tutt'al
contrario, vedendo quegli eroi puramente usar della forza
e non della destrezza che nasce dalPesercizio dell'arte. In-
fatti in quei singolari combattimenti incominciati sempre cou
missili armi appuntate e raramente da taglio, si finisce delle
dieci volte nove con scagliarsi una enorme pietra. Onde
{*) Trattato di Scherma di Angelo Yizani ec. ec. Bologna 4588^
p. 53. Parte III.
(**) Genesi « pose dei Cherubini davanti al giardino d'Eden con
una spada fiammeggiante n La Volgata ha ense ; ma il testo ebraico
denota arme qualunque.
piuttosto è da riguardarsi T Ilìade, opera yeramenle sovru-
malia, come fonte del Bello e come norma dell'epica poc*
lia, da cui però non si ottengono nemmeno i [rincipj del-
l'Arte della Scherma; perchè ivi il poeta, solo intento a far
primeggiare la forza ed il coraggio degli eroi da lui can-
tati , non una volta sola ci offre esempio di destrezza , o
almeno un fatto, che suol' essere la caratteristica dell* arti-
Geloso guerriero.
Ciò avrebbe potuto fare nei due combattimenti soste-
nuti da Ettore, l'uno eontro Ajace Telamonio, l'altro in-
felicemente contro r invincibile Achille. Non sarà fuor. di
luogo il riportare qui i passi del gran poeta, perchè il let-
tore da per sé stesso decida sulla ragionevolezza della no-
stra asserzione.
Ettore il più valoroso de' Troiani sfida a singoiar ten-
zone chiunque de' capitani greci voglia secolui provarsi. II
tremendo Ajace, mal soflrendone la baldanza, indossa le armi
e faglisi incontro. Eccoli sul campo, e già Trojan! e Greci
intenti ad osservare il combattimento ne aspettano anziosi
o palpitanti F incerto termine. Ma dopo l'apparato magnì-
fico che Omero fa precedere a questa lotta , ecco come
prosegue (*):
» A che mi tenti, e parli
D Come a imbdle fanciullo, o femminetta
» Cui dell'armi il mestiero ò pellegrino?
%> Ciò detto bilanciò colla man forte
)> La lunga lancia, e saettò d' Ajace
)» Il settemplice scudo. Furiosa
» La punta trapassò la ferrea falda,
"» Che di fuor lo copriva, e via scorrendo
(*) Dopo aver meditato se io dovessi o nò riportare gì' intieri due
passi d'Omero, o limitarmi paramente a darne un transunto colla ci-
tazione, ho creduto far cosa grata agli stadiosi riportare i versi di
Omero per esteso, pensando che il mio libro è per istruzione nel tiro-
einio deirarte delle Scherma. Co.s\ ogni studioso senza dover ricorrere
all'intiera Iliade avr^ un'idea dei combattimenti Omerici.
JL
» Squarciò sei giri del bovin tessuto
)» E al settimo fermossi. Allor secondo,
y» Trasse Ajace , e colpì di Priamo il figlio
» Nella rotonda targa. Traforolla
» Il frassino veloce» e nell'usbergo
"» Si addentro si ficcò , che presso al lembo
» LaceroUi la tunica. Piegossi
-» Ettore a tempo , ed evitò la morte :
» Bicovrò V uno e V altro il proprio telo ,
)i E all'assalto tornar » come per fame
)» Fieri leoni , o per vigor tremendi
y> Arruffati cinghiali alla montagna.
y> Di nuovo Ettorre coli' acuto cerro
1» Golpi Io scudo ostil, ma senza offesa,
» Che ivi la punta si curvò : Di nuovo
» Trasse Ajace il suo telo, ed alla penna
» Dello scudo ferendo, a parte a parte
y> Lo trapassò , gli punse il collo , e vivo
» Sangue spiccionne. Nò perciò T attacco
» Lasciò l'audace Ettorre. Era nel campo
» Un negro ed aspro enorme sasso: a questo
» Die di piglio il Trojano e contra il Greco
» Lo fulminò. Percosse il duro scoglio
)» Il colmo dello scudo, e orribilmente
» Ne rimbombò la ferrea piastra intorno.
» Seguì r esempio il gran Telamonide,
» Ed afferrato e sollevato ei pure
» Un altro più d* assai rude macigno,
» Con forza immensa lo ruotò, lo spinse
)i Contro il demico. Il molar sasso infranse
» L*ettoreo scudo , e di tal colpo offese
» Lui nel ginocchio, che riverso ei cadde
» Con lo scudo sul petto: ma rizzoUo
» Immantinente di Latona il figlio
» E qui tratte le spade i due campioni
» Più da vicino sì ferìan , se ratti ,
)> Messaggeri di Giove e dei mortali,
» Non accorrean gli Araldi» il teucro Ideo
» E l'achiro Taltibio, ambo lodati
j> Di prudente consiglio. Entrar costoro
» Con sicurtade in mezzo ai combattenti ,
» Ed interposto tra le nude spade
)» Il pacifico scettro, il saggio Ideo
» Cosi primiero favellò : Cessate ,
)» Diletti figli 9 le battaglie (*).
Si vede chiaramente che il poeta fa ai due campioni
metter mano alla spada per così studiosamente far cessare
il combattimento* £ vero che la spada greca e frigia era
disadatta a ferire di punta ; ma ciò che è più osservabile
in Omero si è, che egli ne parla come di im' arma, di cui
non conosca l'arte di adoperarla.
Vediamo adesso come ci descrive il combattimento tra
lo stesso Ettore ed Achille. Dopo le superbe invettive, primi
colpi di tutti i guerrieri d'Omero, così prosegue:
», Forte avventò la bilanciata
> Lunga lancia* Antivide Ettore il tiro ,
» E piegato il ginocchio e la persona
» Lo schivò. Sorvolando il ferreo telo
1» Si confisse nel suol , ma ne lo svelse
» Invisibile ad Ettore Minerva »
)» E tornolio al Pelide. - Errasti il colpo
1» Gridò Teroe Trojan, né Giove ancora,
» Come dianzi cianciasti, il mio destino
» Ti fé palese. Deiforme sei,
» Ma cinguettiero, che con vani accenti
y> Atterrirmi ti speri, e nella mente
y> Addormentarmi la virtude antica.
» Ma nel dorso tu , no , non pianterai
» L*asta ad Ettorre che diritto viene
« Ad assalirti e ti presenta il petto;
(*) Iliade tradotU da V. Monti T. I, Lib.7. p. <89. Fircnic Tip.
Gardctti482|.
6
y> Piantala in qnestc, se ti assiste un Dio
» Schiva intanto tu pur la ferrea punta
)) Di mia lancia. Ohi si possa entro il tuo corpo
» Seppellir tutta quanta, e delia guerra
» Ai Teucri il peso alleviar , te spento ,
» Te lor funesta principal rovina.
-» Disse , e Tasta dì lunga ombra squassando
» La scagliò di gran forza, e del Pelide
y> Colpì senza fallir lo smisurato
» Scudo nel mezzo. Ma il divino arnese
» La respinse lontan. Crucciossi Ettorre
y^ Visto uscir vano il colpo, e non gli essendo
» Pronta altra lancia, chinò mesto il volto
» E a gran voce Deifobo chiamando,
» Una picca chiedea: ma lungi egli era
» Allor s'accorse dell'inganno, e disse:
» Misero , a morte mi appellar gli Dei ,
)».
» 4 • : • Ma non fia per questo
D Che da codardo io cada: periremo,
» Ma glorì'osi, e alle future genti
» Qualche bel fatto porterà il mio nome.
D Ciò detto, scintillar dalla vagina
» Fé la spada che acuta e grande e forte
» Dal fianco gli pendea. Con questa in pugno
» Drizza il viso al nemico , e si disserra ,
» Com' aquila che d'alto per le fosche
» Nubi a piombo sul <:ampo si precipita
» A ghermire una lepre o un agnelletto.
» Tale agitando l' aflSlato acciaro ,
» Si scaglia Ettorre. Scagliasi del pari
)) Gonfio il cor di feroce ira il Pelide
» Impetuoso ,
......... e qual favilla
» Nei notturni sereni in fra le stelle
» Espero , il più leggiadro astro del cielo , .
7
» Tale l'acuta cuspide lampeggia
» Nella destra d'Achille, che l' estremo
» Danno in cor volge dell'illustre Ettorre;
» E tutto con ardènti occhi spiaqdo
» Il bel corpo , pon mente ove al ferire
» Più spedita ò la via. Chiuso il nemico
» Era tutto nell' armi luminose ,
y^ Che air ucciso Patroclo ayea rapite.
» Sol dove il collo all'omero s' innesta ,
1» Nuda una parte della gola appare ,
» Mortalissima parte. A questa Achille
» L' asta diresse con furor : la punta
D II collo trapassò, ma non offese
)» Della voce le vie , sicché precluso
» Fosse del tutto alle parole il varco
D Cadde il ferito nella sabbia....
»
Da questo combattimento si vede che tra questi due
generosi campioni non corsero che tre colpi di lancia; il
primo e il terzo tirato da Achille ed il secondo da Ettore
il quale mentre ricorreva alla spada ò ucciso col terzo
colpo di lancia da Achille (^).
Credo però non si possa concludere dalle descrizioni
dei combattimenti Omerici , ' che V arte della Scherma non
fosse conosciuta al tempo del cantore Smimeo , perchè ne
avremmo una mentita argomentando a pari dal sublime
poema dell'Ariosto. Sì comprende bene dalle descrizioni dei
singolari certami del Ferrarese che l'arte della Scherma
fosse bene avanzata, ma non vedesi nel poela un fino
schermitore, come rilevasi del Tasso. AlP epoca di questi
due sommi poeti italiani il combattere colla spada era quasi
divenuto esclusivo esercizio e studio di tutti cosicché can-
r
(*) Il primo colpo tirato da Achille, e schivato da Ettore, il se-
condo tirato da Ettore, che fa parato con lo scado d'Achille, e rappesi
l'asta, finalmente Achille con un colpo di lancia ferisce Ettore che non
viene nemmeno alla difesa.
a
landò battaglie e singoli combaUimenti dell'epoca eroica
della Francia e della Italia , dove nel Medio Evo il duellare
era. in fiore, usarono deirArte che era ridotta a precetto.
É assunto scabroso il voler rintracciare qual'uso si fa-*
cesse della spada presso le antiche nazioni Orientali. È yero
' che dall' utilità enaergente dall' esercizio della Spada si po-
trebbe congetturare che gli uomini, giunti ad un certo gra-
do di perfezionamento civile, abbiano dovuto conoscere l'im-
portanza di ridurre questo esercizio a studio teorico^prati-
co ; e che perciò gli Egiziani , gli Assiri , i Medi , i Car-
taginesi ed i Persiani dovessero tenere in gran conto la
Scherma > ossia lo studio di maneggiare la spada» molto
più che da queste nazioni fu onorata in primo luogo l'arte
militare. Il fatto sta però che non possiamo su questo pro-
posito basare una tale opinione per mancanza specialmente
di documenti storici. Neppure tra le moltbsime sculture
dell' antichissimo e civilizzatissimo popolo Egiziano , per
quanto io mi sappia , una ve n' è rappresentante un sin-
golare combattimento.
Ciò nonostante il Capoferro dice (^) che l'arte e l'uso
della Scherma sia stato inventato ai tempi di Nino re degli
Assiri, e che da essi colla Monarchia passasse ai Persiani^
da questi ai Macedoni e Greci, dai quali ai Romania Quindi
soggiunge , citando questi ultimi , eh' e' menassero seco ne-^
gli accampamenti i così detti Campi diictores , vel doctores ^
1 quali significando Guide o Maestri del Campo vogliano in-«
dicare l'esser dessi gli ammaestratori dei soldati a ferire
di punta e di taglio , e che per conseguenza uon fossera
altro che i Maestri di Scherma. Aggiunge che a siffatto
esercizio tenevano a bersaglio un fusto di legno.
Ora dimanderei al Capoferro d' onde ha attinto il docu-
mento storico , che riguarda l'origine della Scherma da esso
attribuito agli Assiri? E la spiegazione, o per dir meglio,
la glossa fatta al citato passo latino d'onde l'ha desunta?
Siccome da tutti gli autori latini , e specialmente da Yir-
{*) Gran Simulacro dell'Arte e dell'uso della Scherma^ Siena i640«
gìlio si ricava che non si combattesse che colia lancia ò
col giavelotto, e non colla spada inetta a ferir di punta per
ia sua forma; e di più risulta dalle parole slesse del Ca-
poferro che s'insegnasse a tirare a bersaglio (un fusto di
legno) e non a schermire.
Sono dunque di opinione che, volendo tessere la storia
della Scherma dietro la norma di certi doeumenti , non siaci
permesso di rimontare al di là del secolo che precede la
venuta di Gesù Cristo. Secondo scrive Valerio Massimo nel
Lib. Il, Rutilio Console collega di Q. C. Afanilio introdusse
r uso di esercitare i soldati nei singoli combattimenti. «
» Egli» dice, senzachò comandante innanzi a lui gliene
» desse esempio , dalia scuola di C. Aurelio Scauro traili
» a sé i maestri fra i gladiatori, dello schermire e ferire
» con astutissima avvedutezza die regole. E il valore aU
» r arte in una e Y arte al valore mescolò ; affinchè per
» quella più forte l' impeto di questo , questo poi per la
D scienza di quello più guardingo divenisse (^. y^
Anche Giulio Cesare fece addestrare i soldati nel ma-
neggio delle armi nei combattimenti a corpo à corpo. Ci(^
almeno si rileva da Aulo Inzio nella storia della guerra
Affiricana al ^. 71 e che i signori Grisetti e Kossaroll ri-
portano nella prefazione della loro opera in questi termini
» Cesare per addestrare contro ì suoi nemici (i Pompe-
y> jani) li studiò con esattezza, e quindi die nuave lezioni
y> di scherma a' suoi : lezioni che furono il risultato delle
» sue riflessioni ed il primo motivo della sua vilto-
» ria. Cesare per addestrare contro una siffatta razza
» di uomini le proprie truppe , non faceva da generale ,
a che ammaestrato avesse un esercito veterano, che
» riportato avesse molte segnalate vittorie , ma come un
1» maestro di scherma che insegnasse a qualche spadaccino
» principiante e novello : onde mostrava loro come dove-
» vano mettersi in guardia per ribattere i colpi dello
(*) Valerio Massimo fiori ai tempi di G. Cesare. C. C. Rutilio e
C. Manilio furono ConsoUranno di Roma 618, aranti Cesi Cripto 402".
10
D» inimico e come dovessero dargli l' assalto ; e in quanto
» pìccolo spazio di luogo convenisse loro fermarsi o resi*
» stero ; come ora dovessero farsi avanti , ora ritirarsi , ora
» minacciare di assalirlo. »
Quantunque non sì possa impugnare che da Giulio Ce^
sare fosse posto ip pratica un particolar modo d'addestrare i
soldati neirarte del combattere, devesi non pertanto pari-*
mente convenire, che il metodo, o^sia la scuola propriamente
detta della scherma fu posta in uso dai soli soldati sotto
le bandiere del romano conquistatore, e non presentaci una
scuola generale in quel tempo costituita. É vero per altro
che i gladiatori noli' epoca di cui è discorso , usavano un
esercizio che può riferirai alla Scherma, ma che però era
soltanto loro proprio.
Qui giova pur riferire, su ciò che riguarda il perfe^
zionamento dell' arte della Scherma» l' opinione dei già ramr
mentati Grisetti e RossaroU , che così si esprimono. « Quo-
)» sta scienza ebbe al pari di ogni altra la sua infanzia e
)> la sua virilità ; e come nelte acienze Gsiche ci vollero
» de' Galilei, de'Cartesii per produnre de'Newton, non al-
s> trimenti nella guerra dovettero precedere le orde egizie ,
» le persiane , le assirie per produrre ie falangi macedoni ,
» le armate greche, e finalmente le legioni romane. Era
» appunto riservato all'Italia il dare T ultima mano a
» quest' arte (*).
Potrebbe forse non sembrar priva di fondamento quest*
ultima opinione; ma noi proponendoci d'indagare la verità
delle cose , ci facciamo un dovere di esprimere il nostro
sentimento in proposito con franchezza e senza prevenzione.
Diremo perciò che, se il giudizio de' signori Grisetti e Bos^-
saroU non è del tutto vago, è però così generico da non
bastare dietro un tal concetto a darci un idea né del quan-
do , né del come gì' Italiani pervenisseio a dare l' ultima
perfezione all'arte di cui ragioniamo.
{*) Scienza della scherma esposta dai due amici Roasaroll e Gri*
setti, Milano 1803 Pref. p. e*
\
\
s
11
Bisognava prima di tutto distingnere i progressi praiìci
da quelli teorici ; e cominciando a ragionare della pratica,
ossia dell'uso migliore e più generale dell'arme bianca (*)
(mi servo appunto di questa espressione per abbracciare
con una parola e Sciabla e Spada e PugHiale ) credo che
il vanto non possa contrastarsi ai Saraceni , a quei commi-
litoni del profeta Maometto ; i quali superiormente ad ogni
altro sepp^o adoprare la scimitarra. Prova manifesta si è
che i Saraceni tutti e i Turchi, in séguito loro stipen**
diati , hanno tenuto sempre in grandissima estimazione a
preferenza di ogni altra quest* arme. £d infatti essa costituì
la loro principale arma di oflTesa , giacché fino da un mezzo
secolo indietro riponevano ogni loro fiducia nella Sciabo^
la (**) ; e basti à tutta prova della loro abilità nel maneg-
(*) Blasco Florio nella succitata operetta^ decifrando l'armatura de*
guerrieri de' bassi tempi dice, (!he alle lamine di ferroi di<iui andavano
essi vestiti, si debba il nome di Armi BianchCé
{**) Lo stupendo efielto che trassero e traggono 1 Mussuhnaiìi daU^
arme bianca si è voluto in gran paite attribuire all' eccellenza delle
loro lame ; ma da moltissimi fatti resulta, che è più opera della destrez-*
za eoa cui sono maneggiate, che della bontà deÙ' arme* Yarj fiitti ven-»
gono riportati dal Sig* eav. Cbatelain ufi2iàle superiore di cavalleria
in una nota al suo e Traité d'£scrime» Parigi 1818; noteremo i seguenti:
« Si è vistpi die' egli, dei Mamelucchi tagliare la testa a dei pie-*
» coli bufali con un solo colpo di sciabola ; e dei Francesi t' che si
» credevano abilisshni » non poter colle stesse sciabole tagliarle in
» tre colpi,
« L' altro fatto si ò Che a un Turco, incaricato di tagliarla testa a
« 17 Arabi che avevano rubato delle aimi a^ soldati Francesi, arando
» dato un colpo in falso nella prima esecuzione « si ruppe l'arme.
» E siccome questo caso poteva fargli perdere Y impiego^ esponendolo
» inoltre ad una rigorosa punizione^ questo Turco prese la sciabola
» (Brìquet, sciabola d'infanteria) del caporale della scorta, di nazio-
» ne Francese, e tagliò con questa le altre 1 6 teste colpo colpo« Tal
» fatto accadde sulla piazza di Alessandria alk presenza di più di 600
» Francesi^
« Ciò senza dubbio sta a dimostrare che più per V abilità che per
» r eccellenza delle loro scimitarre i Mussulmani sono da reputarsi
» yalentissiini nei combattimenti ad arme bianca. E d è poi indubitato
n che sopra ogni altro riescono eccellenti i Mamelucchi, i quali usano
13
gio di tal' arme la i^inomanza in cui per ciò salirono i Ma*'
meiucchi. Sì aggiunga che fu presso gli Arabi e i succes-
sori di questi , cioè i moderni Persiani , che si fabbrica-
rono scimitarre di un pregio inarrivabile. E a ehi non ò
nota la grande estimazione 5 in cui sono^ sempre tenute le
lame cosi dette di Damasco , le quali si fabbricavano nella
epoca felice della dominazione Araba in Bagdad? E per
pursuadersi che i Saraceni sin dalla loro sovranità hanno
sempre tenuto in alta stima la scimitarra^ basterà consi-^
derare , che se presso noi una corona uno scettro costi^
tuiscono il simbolo della sovranità, presso i Mussulmani questo
simbolo sta nella scimitarra , volendo essi con ciò indi-'
care ^ che con quest' arme il loro Profeta si mosse alle glo-'
riose sue conquiste.
A misura frattanto che i Saraceni andavano quelle am**
pliando y si venne quasi a generalizzare l' uso dell' arme
bianca presso i popoli da loro vinti; e più particolarmente
si diffuse in Spagna , e quindi passò in Francia nella con-*
giuntura in cui i Franchi cercarono almeno d'^impedire che
più oltre s^ inoltrassero quei fanatici guerrieri , che una cre-
denza grossolana e superstiziosa aveva reso quasi invinci^
bili. Ciò si dovette al gran Carlo , che in tal guerra acqui-
stossi il soprannome di Martello ^ non meno famoso per
essere stato X avo di Carlomagno , quanto per essere il
protagonista del poema dell' Omero Italiano^
» un metodo particolare ed un assiduo studio nel maneggio delle sci-
mitarre. »
Essi , come dice lo stesso Chatelain ^ continuamente si esercitano
nell' u*o delle loro armi ; ed allorché sono giùnti a conoscere tutte le
parate, il loro studio è rivolto al taglio della testa correndo a caval-
lo. Ma ciò soprattutto che merita esser ricordato , è il sistema
da est! tenuto per imparare a ferire con destrezza, coil agilità e
in modo , che le loro armi producano il più grande effetto. Per così
fatto esercizio sospendono ad un albero, ad una colonna dì legna
uno scialle di musselìna ripiegato in due parti e bagnato. Il Mamaluc-
co, movendosi al galoppr, vibra un colpo di scimitarra ritirando a sé
il pugno, e deve cosi dividere in due partilo scialle senza alcun Altro'
appoggio , e senzaché quello faccia gran movimento.
13
Non prenderò in esame se il combattere con arte e sta-
dio da corpo a corpo siasi veramente diffuso daiSaraceni^
e da questi, chiamati Mori nelle Spagne, si propagasse per
tutta r Europa ; solo mi sia permesso di fare una non lon-»
tana supposizione , che contemporaneamente si conoscesse
tal* uso anche dai popoli Settentrionali che percorsero e si
stabilirono su tutti i punti della Europa* Comunque si an-
dasse la cosa, ò incontrastabile che dopo il Mille genera*^
lissìmo si rese Tuso del combattere più colla spada, che
colla sciabola.
Quanto all' Italia poi , se pur* essa contribuì ai pra-^
tici progressi dell'Arte, credo che il facesse quasi pas-<
siyamente; avvegnaché , royesciato l'impero d'Occidente
per r invasione' dei barbari , tutto mutossi in Italia , lin-'
gua , costumi , energia , nazionalità, e perfino il modo di
combattere; onde piuttosto a quei popoli invasori debbesi
attribuire la pratica consecutiva del maneggio della spada.
Il quale, se non giunse in seguito a perfezionarsi in Italia
che un poco tardi , ciò si deve attribuire alle' diverse do-'
minazioni straniere che la tribolarono , e solo potò farlo
quando rivendicò la propria libera nazionalità.
Per parlare ora dei progr<^ssi teorici , per cui l' arte
della Scherma fu ridotta qua'si allo stato di scienza per
mezzo di regole scritte, mi servirò delle parole del signor
Danèt, il quale vuole « che l'arte della Scherma sia stata
perfezionata in Francia (*):
» Il 7 avoit déjà beàucoup des gens destinés à Tin"
» struction de la Noblesse sous Henri II, mais ce ne fut
)> que sous Charles IX que l'art de fa ire des armes acquit
» des regles ; et Henri de S.^ Didier, gentilhomme Proven-*
» ^al, fu le premier qui dedia au Roi en 1573 un Traité
» avec des figures gravées sur bois...« )» (**)
(♦) L'Art, des Armes, p. 144. T. 1.
(**) Eranvi già molte persone destinate a)la istruzione della no^
blltà sotto Enrico II, ma non fu che sotto Carlo IX che TArte della
Scherma acquistò delle regole ; Enrico di S.t Didier gentiluomo pro-
venzale fu 11 primo ch« dedicò al r« nel 1573 un Trattato con figure
intagliate in legno.
a
Ma poi tradisce se stesso {*) dicendo! « Les mémcd
T> principes de S.t Didier étoient enseignés en Italie en
D 1570. » egli ciò ricavando da un libro pubblicato da
Giacomo Grassi, ch*ei crede una copia di quello stesso del
S.i Didier. Ma come poteva ciò essere, quando l'opera dei
Grassi venne alla luce in Venezia il 1570 , e per conse-
guenza tre anni prima di quello del S.t Didier? Ciò fa ab^
bastanza conoscere non essere in buona fede 1* autore fran-
cese; e molto più l'avere ignoralo che Achille Morozzo
aveva già dato in luce nel 1536 un Trattato di Scherma
superiore in merito alle opere summentovate (**).
Il capitano de Bast dà agli Italiani la supremazia , di*
rendo (***) « Allors parut un nouvel éxercice gymnastique,
» TEscrime. On ne pourrait fixer 1 epoque précise ou elle
7) prit naissance , ni celle de ses premiers progrès; tout ce
f> que Fon sait de positif à cet egard e' est que les pre-
» mieres écoles d'éscrime furent ouvertes en Italie, et le
» plus ancien traité de cet Art est celui du Yenitien Mo-
» rozzo, le pére, publié a Modène en 1536« sous le titre
yf de Arte de gli Armi (****). »
Siccome certamente l'insegnamento pratico ha precedu*
to ai trattati di Scherma , e ciò per il frequentissimo uso
dei duelli nei secoli di mezzo , non sarà discaro il discor-
rere celeremente su tale argomento.
(***) T. IL p. 32. Gli stesri priucipj del S.t Didier erano insc*
gnati in Italia nel 1570.
(*) Di questo Autore ho sott' occhio il Libro, che è intitolato:
Arte delle Armi, d'Achille MorozsEo Bologiìese, ricorretto ed ornato di
nuove figure in rame. Ristampato in Venezia presso Antonio Pinar-
genti nelKanno 1566.
(**) Allora comparve un Arte nuova, un esercizio ginnastico , la
Scherma. Non ti potrebbe fissare precisamente V epoca della sua ori*
gine, né quella de' suoi primi progressi; tuttociò che si sa di positivo
su ques'o oggetto si è, che le prime scuole di Scherma furono aperte
in Italia, ed il più antico Trattato di quest'Arte fu quello del Vene-
ziano ìVIorozzo , padre , pubblicato a Modena nel 1536 sotto il titolo:
ì)9 Arte de gli Armi.
(***) n Morsicato citato dal Florio p. 98 dice: » che i giuochi,
Spagnuolo, Francese, Italiano, o di altre nazioni che fossero, tutti d.-
:»cendouo dalla nostra Scuola la quale è la vera dello schermire. » E
])rosiegue il Florio dicendo, che anche i Francesi dei tempi di Mon-
taigne venivano ad apprendere alla nostra Scuola.
15
POCHI mn STORICI sul duello
Credo non si possa fissare neppure per approssimazione
l'epoca in cui yenne in. uso il Duello, ma se avessero
qualche peso le congetture, io sarei di opinione, che sia
di più antica data dei combatUmenti campali; imperciocché
sembrami più consentaneo al raziocinio, che gli uomini co-
minciassero individualmente a questionare sul mio e sul
^uo, e a sostenere il loro preteso diritto colla forza del
corpo piuttostochò della ragione.
Lasciando agli eruditi tutto il campo dell'ipotesi snir
origine del Duello e facendola da semplice maestro, come
io sono y qon porterò in n^^zo le diverse opinioni su tal
proposito, le quali vogliono che quello conti la sua esistenza
dall'epoca quasi quasi di liembrod, di Canaan e di Me*
nete. Mi ristringerò, alla semplice narrazione di pochi fatti,
dai quali possa emergere un qualche lume sul mio argo-
mento. Farò uso perciò prima di ogni altra della storia
dei due più illustri popoli europei, Greci e Romani, quando
già , costituiti in forti stati e governati da saggio costitu-
zioni, li vediamo avocare le questioni nazionali al combat-
timento di pochi. La disGda tra Spartani ed Argivi per
questione di confini è vinta dal Lacedemone Otriade, solo
superstite dei suoi ai due sopravviventi Argivi, perchè non
abbandona il campo per correre a Spar(a , come gli altri
16
due ad Argo. Ci mostra Io stesso il combattimento di tro
Orazì e dei tre Guriazi, i primi Romani, gli altri Albani,
il quale decise della supremazia di Roma.
I Greci, maestri di ogni arte gentile, come pure del
maneggio di ogni arme , pare che più d'ogni altro popolo
facessero uso del Duello, mostrandocelo i loro stessi Giuo^
chi Olimpici , Istmici e Nemei. E! vero che quivi non com^
battevasi con armi micidiali, ma è pur vero che era un
tirocinio militare, come potrebbe essere la nostra scuola di
scherma, quando vediamo dei re non isdegnare un tale
esperimento*
E siccome niun popolo ha mai fatto uso di una nuova
parola, di cui non conosca Tidea che racchiude, ma egli
crea quella col nascimento di questa, perciò i Greci dove^
vano usare del Duello, avendo essi questa parola nella loro
lingua; ed è Monomachia,
I Romani, più grandi dei Greci per la forza di trattare
le armi, perchè loro esercizio quasi esclusivo, designarono
questo combattimento colle parole a Singulare certamen »
(singoiar combattimento) e lo messero spessissimo in uso
specialmente in tempo di guerra ; come lo notiamo nei
fatti di Tito Manlio, di Valerio Corvo e di Marcello. E
vero però che il Duello tra cittadino e cittadino romano
non solo non usavasi, ma era tenuto per infame.
Ma se era così presso i Romani, non lo era presso gli
altri, popoli. Nell'andata di Scipione a Cartagena di Spa-
gna, egli assistè ad uno spettacolo di giuocatori di spada,
gratuiti e non venali come quelli di Roma. Il fatto è rac-
contato da Tito Livio nel Lib. XXYIII cap. 21, ove dice:
i> Tutta l'opera dei combattenti fu volontaria e gratuita;
» imperciocché alcuni furono mandati dai Regoli a dar
)> saggio dell'insita bravura nazionale; altri protestarono di
» combattere per far cosa grata al capitano; altri poi, tratti
» dalla emulazione e dalia vista del combattimento a prò*
» vocare , provocati , da quello non si astennero. Certuni
V che non avevano potuto, o non avevano voluto litigando
17
» decidere a chi spettasse la cosa , fecero patto di detcr-
ì> minare col ferro a chi dovesse appartenere (*). >>
Mi senìbra che i famosi Giudizi di Dio dei sec(di di
mezzo non avessero orìgine dalle barbarie, in cui caddero
i popoli del mezzogiorno dopo la nordica invasione, ma
fossero bensì un resto del gentilesimo, mostrandocelo chia-
ramente lo stesso Tito Livio, al luogo citato, dove dice che
fra gli altri Cerbi e Orscàa cugini protestarono » della su-
» prcmazia ddla loro città, che chiamavano Ibi, voler de-
)^ cidere col ferro , nei altro Dìo od uomo fuorché Marte
>) accettare in giudice ». (**) Ma se questi sono vestigj
non dubbi di tal genere di Duelli, non abbastanza però ci
contrassegnano quel conabatitimeuto tra due, che lisossi nei
tempi di mezzo.
Bene a ragione il dottissimo Melchiorre Gioia (***) ci
dice » che s'introdusse Tidea di decidere le contese eoa
ì> duelli , e sostituire il coraggio alla decisione dei tribù-
» nali.... Per molti secoli regnò questo spirito guerresco in
1» Europa , e trovò aumento nei notissimi tornei , ove i
D giovani cavalieri si battevano più per l'onore della loro
x> bella, che per la gloria ddla loro patria; e dove le donne,
» che ne erano spettatrici, dovettero perdere la naturale
» loro sensibilità in mezzo alle stragi, e '1 sangue: giacche
)) spesse liti insorgevano, e dal valore al furore si veniva,
y^ nò rado era il sangue versato anche allorquando dice-
» vansi giuochi e festeggiamenti. L'imagine della guerra
» s'jutroduss*5 ne' giuochi popolari, giapcbè il popolo si eser-
■
{*) YoluQtarla omnis et gratuita opera pugnantium fuit; nam alii-
inUsi ab regulU mot <^d specimen Insita^ geuti vjimKis lOstendeiidum;
{ìlìì ijpsi professi $e pugoaturos ia gratiam fluqis ; ^lios aemuktio. et
certamen, ut provocarent, provocatiquehaudabauerent^.traxit.: Qiitdam*^
jqup^j,disceptairdf>. .fii^iriC npqu|verai»t. apt noluerant, {^sa^toiinder se, ut
victorcm TPMequereluf, ferro deorevejJiinU j. ., u. v I .'. ."
/ :(ri Pe.pxincipatu civ:ilatis,;qv^m.Ibeia vo^abaat, ambigcfntes feero
se . certatqrQS^ nec (fdiuin Dcorum . (b^nùauiay e^ qtiawi iVlayleiH fi^/jiiidicem
habitui"p3., : ; .. ; . .., ., : ■ jf; /. •, •.;>f.: .... . ' ;:•; -,.
(***) Vedi il suo Qalatco.U)/»'m«^pap4j>. ec. Esercizi g^ierjieschi.
3
18
» citò per molti secoli al duello de* calci, de'pugni, dello
» scudo, del bastone e de' sassi. »
Che Fuso del duellare fosse troppo spinto , che si fa-
cesse troppo abuso di forza, non è da porsi in dubbio; ma
chi noa sa che le cose anche più salutari possono volger-
si, come quasi sempre dai cattivi sono volte, a danno in-
vece che a vantaggio sociale? Non tardarono però leggi
salutari se non a proscrivere del tutto, a mitigare almeno
un tale abuso, ed a renderlo quasi innocuo. Nella legge
terza di Lodovico Pio si dà la descrizione di tali duelli.
» Si eleggono due tra loro, cioè uno per parte, i quali
)> con Scudo e Bastone combattano in campo, qual dei due
» resulti per tal testimonianza dalla parte della falsità , o
» della verità (*) ».
Non mancarono molti illustri prelati , come non sono
mancali moderni scrittori citati in seguito , a condannare
un tale abuso , e tra questi primeggia V arcivescovo di
Lione, Agobardo, il quale bandi della sua provincia l'em-
pia usanza del Duello, ammesso con legge da Gundofaaldo
re dei Borgognoni. Tra le altre cose egli dice al cap. 7;
» Frequentemente, non solo i valenti per forza, ma i de-
» boli ancora ed i ricchi sono sfidati al combattimento ed
» alla pugna eziandio per cose vilissime. Da quali ferali
» certami accadono omicidj ingiusti e crudeli e perversi
» successi di giudizi non senza detrimento della fede, della
» carità e della pietà , mentre stimano che Dio possa fa-
» vorire a colui, che potè superare il suo fratello, e get-
» tarlo in profonda miseria (**) ».
(*) Eligantur duo ex ìpsis , idest ex utraque parte unus , qui cum
Scutis et Fustibus in campo decertent, utra pars falsìtatem vel veri-
tatém suo' testimonio consequatur.
(**) Prequenter 'noli solum valentes vìribns , sed etiàm ìnfinni et
senes lacessuntur ad certamen et pugnam etiatn "prò vilissimis' rebus.
Qnibus feralìbus certaminibus contingimt homtcFdia iiiìusta et crudeles
ac perversi chrentus judiciorum non- sine amìssione Fidei et Caritatis
ac pietatis^ dum putant Deum illi adesse, qui potuerit fratrem suum
superare, el in profundum miseri arum deljcere.
19
Sembra che i popoli setteatrionali fino dai tempi remoli
avessero in uso tal sorta di privati combatiimenli , e non
solo terminassero col ferro le questioni dubbie , ma con
pubblica sanzione si dichiarasse legittima una tale costu-
manza. Quello che richiama 1* attenzione si è che i Goti ,
pur nazione settentrionale, aborriscono da tali singolari
combattimenti. Teodorico loro re, scrivendo ai Barbari e
ai Romani abitanti nella Pannonia Sirmiense, cosi si espri-
me (^) » Perchè ricorrete alla Af onomachia voi , che non
» avete un giudice venale? Imitate i nostri Goti, che al di
» fuori sanno esercitare le battaglie, al di dentro la mo-
» derazione. »
É certo cho il Duello era esercitato tra le nazioni
germaniche colla spada e coi piedi, mentre rilevasi da Er-
moldo Nigello, che ha lasciato scritto un poema in lode dì
Lodovico Pio, che i Goti di Spagna duellavano a cavallo.
Ermoido era contemporaneo dell* imperatore Lodovico
Pio, e perciò fioriva tra il 781 e 1*826. É così curiosa la
descrizione dì tale Duello, che merita essere riportata. Il
combattimento ebbe luogo sotto gli occhi del re e di pochi
scelti cortigiani^ tra' quali forse era il poeta panegirista.
Un certo Sanilone Goto accusò di fellonìa Berone conto
di Barcellona ^ht Goto, e si offerse di provarlo coli' arme
alla mano. Il Pio monarca vi acconsentì, e Berone accettò
la sfida, purché gli fosse permesso di stare a cavallo, come
era suo costume e dì portare le sue armi. Il poeta dopo
aver descritto il luogo destinalo dall'imperatore per il duello
così ce lo descrive:
» Dunque colà venner frementi d'ira (*^)
(*) Cassiodoro Lib. IH. Epis. 24. Cur ad Monomachiam rccur-
ritis, qui venalem jndicem non habetis? Imitamini Gothos uostros, qni
forìs proelìa, ÌDtus noscuat exercere modestiam.
(**) Ergo iUuc veniunt tremuli Bero, Sanilo nec non;
Conupedum resident corpora magna viri.
Scota geront dorso, manibusqne hostilìa portant,
Expectant signom r<^s ab axe darì.
20
» Bercile e Saniton, facendo mostra
» Sul veloce corsier del nerboruto
» Lor gigantesco corpo. Al dorso appesi
I» Hanno gli scadi, in man portano elette
» Asticcìole volanti, e aspettan solo
r> Dal regal seggio che sia dato il segno*
» La regia comitiva attorniava
» Costor d'appresso, per sovran comando
» Tutt' armata di scudi, onde di spada
» Colpito appena un duellante, tosto
i> Com'è pietoso solito costume,
» £Ila prenda il ferito e il tolga a morte.
» Quindi dietro ne vien Gundoldo, e, come
(( Era in uso, portar facea la bara.
» Dal soglio si annui: comineian c(ueilì
» A battagliar con arte ignota, e mai
-» In pria da Franchi conosciuta. L'aste
y> Scagliano, e sorvolate, a loro usanza
» Simulan Gnti attacchi. Ecco Berone
» Punge il corsiero, e per il vasto prato
y> Velocissimamente lo sospinge
y> A larghi giri; Sanilone finge
» Non poterlo raggiungere: ad un tratto
Quos sequitur proprìus regalis turba viromm^
Regali jussQ scola gerendo simili;
Ut si quis socium gladio percusserit, illi
More pio erìpiaut, mortis ab ore trahant.
Mes Gimdoldus adest, feretrum de more paratura
Ducere postque jubet, ut fuerat solitu».
^nnuìtur solio: mox illi bella lacessunt
Arte nova Francis antea nota minus*
Et jaciunt hastas, mucronibus in super actis
Proelia tentabant irrita more suo.
lam Bero figit equum, gyros dare cornipedes mox
Incipit, atque fugit prata per ampia celer.
lUe sequi simulat, tandem dimittit habenas,
Et ferit ense: ille se canit esse reum.
Ermoldi Nigelli Exulis Carmen Elegiacum Lib. III.
8t
» A briglia sciolta gli si àyyenta, e il fere
» Di spada si, ch'ei grida: io sono reo.
Con tanfaso, o per dir meglio abuso di duelli credo
tbe non sia troppo spinta l'illazione, cbe potessero esservi
te scuole e maestri di bene armeggiare, ed in conseguenza
di scherma, I duelli fatti con scudi e bastoni eran resul-
tamenti di puri studi ginnastici di scherma , imperciocché
la ylUoria dipendeva dal sapersi bene schermire dai colpi
dell' avversario^ Dopo il mille diventò una manìa, o per
dirla in una parola, uh frequente omicidio, fatto di scuola
e preteso legale, quantunque rigessero sempre le istesse
leggi sul duello; e tanto si andò radicando questo abuso ,
che si è mantenuto e sopportata fino al decorso secolo.
Ciò persuade che lo studio della Scherma fosse non solo
di prima importanza , ma quasi di esclusivo insegnamento
nella civile educazione (*); di modo che Tessere tllitterato,
il che accadeva sovente, non recava vergogna al gentiluo-
mo, ma moltissima gliene ridondava se non fosse stato atto
a sostenere un duello.
Dal poco detto fin qui resulta che almeno da Omero fino
a noi è sempre usato il duello , con più o mena maestria
fatto; e che forse, come ho avvertito, più dalle armi usate
che dall'inscienza nell'arte di Scherma del poeta dipendono
le non artistiche descrizioni dei singolari combattimenti
sparsi nel suo divino poema. 11 nostro Omero ferrarese nel
descriverci i duelli , che innumerevoli sono nel suo Furioso,
mostra forza e destrezza ne' suoi eroi , ma però non molta
scieuza nell'arte della Scherma. Scegliamo tra i tanti il
duello tra Bugg^o e Handricardo nel canto XXX otta-
va 25:
» Ogni suo studio il Sericano, ogni opra
T» A favorire, ad aiutar converte,
(*) Tanto prevalse il singolar certame , che il cingere spada di-
venne generale consuetudine , e formava parte di abbigliamento ; ai
tempi nostri pure è dimostrazione di gala.
22
» Perchè Ruggiero abbia a restar di sopra;
» £ le cose in suo prò, cb'avea già esperte,
)) Com*or di spada, or di scudo si cuopra,
)) Qual siea bótte fallaci, e qual sien certo^
» Quando tentar, quando schivar fortuna
» Si dee, gli torna a mente ad una ad una.
Ciononostante non potrassi arguire che la Scherma ai
tempi dell'Ariosto non fosse al suo apogeo, e ridotta vera-
mente a precelti di arte. Vediamo il Tasso che sapea bene
maneggiare la spada, come la penna. Ecco come magistral-
mente quel sublime ingegno descrive il duello tra Tancredi
e Argante nel canto XYI ottava 42:
» Cautamente ciascuno ai colpi muove
» La destra; ai guardi l'occhio, ai passi il piede;
» Si reca in atti varj, in guardie nuove,
» Or gira intorno, or cresce innanzi; or cede;
)) Or qui ferire accenna, e poscia altrove,
» Dove non minacciò, ferir si vede;
» Or di se discoprire alcuna parte,
» E tentar di schermir 1* arte con 1' arte:
E nell'altro canto XIX ottava 11 e 12 cosi prosegue
a descrivere tutte le finezze dell' arte:
» •
» Girar Tancredi inchino, in se raccolto
» Pure avventarsi e sottentrar si vede:
» E con la spada sua la spada trova
» Nemica, e'n disviarla usa ogni prova.
» Ma disteso ed eretto il fero Argante
» Dimostra arte simile, atto diverso.
» Quanto egli può, va col gran braccio avante,
» E cerca il ferro no, ma il corpo avverso.
» Quel tenta aditi nuovi in ogni istante;
» Questi gli ha il ferro al volto ognor converso.
» Minaccia, e intanto a proibirgli stassi
» Furtive entrate, e subiti trapassi.
Resa così generale e necessaria l'arte dello schermire
2)
nresoOò ca» amfàt ■iitiih £ aenvcre a giorisd e teo-
logi, e soptaltrtii» « fosoM «aeteiUitó F «teddUSckew»;
cosicché sotto taq p«Blì * ▼ista « »»»» ■* ">■ pocWe
opere trattala ■ani' Atte.
»7 • - » • -- ji -,,,,,. Ili «il iiT^Ti tatti
gli sciiltori laTocevoii e eaatraij al DmS» , «a salo^ ■•-
lame alcani per lare «pera grata a quegli stadiosi dell' arte
della Schenna, ai qoali piacesse A volerfi coasohare.
Paris de Goteo scrisse BOte Libri (*) che Tersano at-
torno qoesl' Arte ; ed fl Fausto pnhÙìco sanamente in
Venezia ( 1552 ) un' opera in cinque liliKÌ intitolata: e II
« DueUo resolato tiU Ltgp ddt Ornare, eom tutti i eartettt
« mistim e responùvi ec. ec » GìoTan Battista PassoYino
da Mantova comprese pure un Opera intitolata e Dialojfo
« deir Onore, rulla qmU ti tratUt a pimo del Duello ec. ec. »
Questo TralUlo fu pobWicato per la prima Tolta in "Ve-
nezia nel 1550, e quindi ne fu fatta una seconda edizione
nel 1556 ; una terza nel 1559, alla quale trovasi ™*'to "«»
Trallato di Antonio Passevino , nel quale si ragiona del-
l' onore e del modo di ridurre ogni querela alla pace; e
per ultimo fu quest' opera riprodotto nel 1566 Giovan
Battista Pigna pubblicò in Venezia 1554 un Libro m 4.,
di 270 pagine, intitolato « Il Duello » nel quale si tratta
dell' onore, e deU' ordine della Cavalleria in modo originale ;
una seconda edizione ne fu fatta nel 1560.
8e molti banno scritto in favore del duello assai più
sono stati gli scrittori contrari, e fra questi citerò Giovan
Battista Susco, il quale nel 1555 pubblicò in Venezia un
operetta in tre Libri col titolo « Dell' ingiutlhia nel Duello
« e di coloro che le permettono . ; opera poi riprodotto
nel 1558. Antonio Massa cbe scrisse ( 1655 ) esso pure un
Trattato contro l' uso de/ ©«eKo. Francesco Tonnina nel 1557
pubbBcò in Mantova un opera intitolata « Diecorto tn mar
teria di Duello > Questo libro è tra i rari. Maurino Justl-
(*) Qu«t' opera fu stampata per la prima volu In Venata nel 152t
e qoindi riprodotta in Torino nel UiO. Voi. unico in ».»
24
nopoli scrisse un Libro a II Duello » stampalo in Venezia
nel 1563 , che quantunque scritto grossolanamente» è però
tale da offrire sufficiente erudizione sul proposito della im-
portanza; che nei secoli trascorsi si anneitava al duello.
Capisco bene che i nostri moderni eruditi troveranno in
questo, come in molti altri libri, trattanti di duello , ma«
tcria da ridere sulle frivolezze ^dei tempi che furono I —
Ma pure bisogna convenire che tali usi provenivano dai
fieri tempi della gioventù d' Italia» che avea fatto appunto
come un vecchio il quale non può dimenticare le con-
suetudini della sua beila gioventù. Speriama che siano
migliori le rimembranze dell' età nostra ?
Torniamo ai nostri scrittori. Tra le altre è stimabile
r opera di Mario Attendolo» intitolato II Duello coir au--
« torità delie Leggi e dei Dottori » ; e stampata per la
prima volta in Venezia nel 1562, quindi riprodotta nel
1564 coli' aggiunta di un discorso del medesimo Àttendolo
intorno ali onore ed al inodo di ridurre le querele per ogni
sorta d* ingiurie alla face ee. ec. Il Conte Giulio Landi
dette alla luee un opera col titolo di « Azioni morali ,
nelle quali si discorre intorno al Duello » piena di erudi*
zione, e tanto fu pregiata che ne* furono fatte tre edizioni ;
la prima in Venezia nel 1564, la secondo in Piacenza nel
1575, e la terza nel 1586» Claudio Betti Modenese scrisse
egli pure un « Libro intorno l' Onore » che pubblicò in
Bologna nel 1577. — E Monsignor Girolamo Camerata
stampò in Bologna nel 1567 un trattato « DelV onor vero
e del vero disonore » con tre questioni su tal soggetto :
Chi meriti più onore la Donna, C Uomo , il SoldfOo^
o il Letterato, T ArtistOj o il Legista. Chi negherà che tre
secoli indietro gli eruditi non scrivessero lep&damente «u
coae di alta import^inza ?
,Lunga opera sarebbe il r^mmeatare tutti. coIoM che
Jfannp. scjcmp sopra il duello;, avvegnaché forse, non. evvi
stata altra materia, sulla quale la penna di eccellenti e di
volgari ingegni siasi tanto esercitata; ed è certo che se
•> >)
25
tutti io volessi DOY^rftrii avrei da riempiere molte pagine;
ma non addicendosi né al mio soggetto, aè alla propostami
brevità una soverchia diffiisione di tali citazioni , pongo
line alle medesime, aggiungendo solo che tra le opere di
questo genere merita la preferenza cpiclia del MaBei , che
corre col titolo « Scienza ^chiamata cavaUweica )^ (^) r ^
la [Mregevolissima Dissertazione del Muratori » Del Duetto^
iua origine , t»o ed ubmo » {**} , di cui speciainìaite mi
80B0 valso in questo mio brevissimo scritto.
' {*) Di quest'opera sono ^stàte fatte più ediùoni, io Lo sotl' oc-
chio la quarta pubUicata in Torìao nel il%7*. \ '
(**) Sopra le Antichità HatianCf Dis&er^ XXIX..
25
CENNI STORICI SU^ MODERNI TRATTATISTI DI SCHERMA
$.1^ Jo Boa oredo oosa da faroe le maraTÌglie, se man
Qreco o Romano non solo , ma neppure Italiano nella sua
rigenerazione nazionale abbia lasciato scritto un trattato di
Scherma; quando nìi faccio a considerare che il maneggio
dell'arme era esclusivo e giornaliero esercizio d'ogni libero
cittadino, cui sarebbe stata vergogna e avrebbe fruttato
unanime dispregio, se fino dai più teneri anni non si fosse
addato al tirocinio della militare palestra.
Ed infatti nella ben regolata repubblica di Sparta ve*
diamo che i fanciulli fin dall'età di quattro anni toglievan-
si alle cure paterne per darsi ai pubblici ammaestratori ,
i quali esercitavano semplicemente quei corpiccioli, educati
alla più frugale parsimonia di vitto , in ogni maniera di
esercizio guerresco, e cosi era una perpetua scuola di
Scherma tanto in casa che in campo. Ne risultò da questo
che il soldato spartano non ebbe mai confronto special-
mente per la forza ed il coraggio. L'emula di Sparta, Atene,
quantunque volta ai cari studi dell'ingegno , accoppiava
questi al maneggio giudiziosamente diretto delle armi, nelle
quali superò in destrezza e in svegliato coraggio l'austera
Lacedemone.
Ed ogni qualvolta venne con essa a conflitto, dove non
avesse luogo la frode nemica, o la inesperienza de' capi-
tani ne uscì sempre vittoriosa. E qual' altra città, sì an-
tica che moderna, può vantare tanti e sì preclari capitani
quanti ne conta la piccola repubblica d'Atene?
Roma ben costituita dai maschi provvedimenti di Ro-
molo, e rinvigorita dalle virtù repubblicane, presso a poco
accostumava i suoi concittadini alla maniera di Sparta, se
27
non che fofneao barliara, rm stra^panda fai tenera giòve»tà
dal seno della famiglia , ma tadurandola bensì ad ogni
genere di manovra e di esercizio nnlitare. Sia prova,
di ciò» che o|;itt soldato romano doveva portare nella stta
mcnrcia cinque pali per stabilire le vailazloni del campo ^
vettovaglia per cinque giorni, e «tutte le armi da offesa e
difesa*
^$* 2h I Komani, o per. dir uèfliD «tutti gl'Italiani, co-
minciarono a perdere l'usata energia sotto l'impero , s'in*
fiacchirono dopo la traslazione delia sedia imperiale in
Bisanzio, e s'invilirono afflitto sotto le diverte nòrdicbieki*
vastoni^ le quali a poòo a poco ii rigenerarono e li tinvi-
goriròao co* fieri e scbivi costiuni e coli' ardito maneggio
delie armi non ancora del tutto dimenticato in Italia, tal-
ché con questo mezzo rìvendwarono la loro nazionalità , e
si ressero talmente temati, che ogni bìCdecà itaikiia ardi
chiudere le sioe porte e repidsare sterminati eserciti oltra-
montani.
Ogni cittadino consegnenteflaettle era soUnto^ perché il
sapere di commercio, fonte principale deKa grandezza ita-
liana, ammetteva la scienza di tutelarlo, la quale stava nel
giornaliero esercizio delle armi, da cui seaturiva la pub-
blica sicurezza col parziale accrescimento ddla cosa fami-
liare.
Fu dunque la scuòla militare di padre in figlio caredi-
tarìa egualmente che le paterne .fortune. In si fatto reg-
gimento rendevasi del tutto inutile qoalttnque si. fosse Trat-
tato teorico-pratico di Scherma , mentre che ognuno era
teorico e pratico schermitore.
Ma quando i cittadini, cumulate inmiense fortune
montarono in ambiziose cupidigie, e divenuti schivi delle
armi a prò della patria , meditarono di sottometterla
col mezzo di masnade venali o di soldati stranieri, allora
il maneggio delle armi coamciò ad essere non un eser-
cizio cittadinesco , ma individuale, non una palestra co-
mane, ma una professione di [Kichi. £ se pure ira i queti
28
ciUadiiii non* crasi aflSitto dismesso l'uiso dì addeslrarài
lìdia scuola delle armi, questo a poco a poco venne a ccs^
sare quando per F invenzione della polvere e del cannone
si rinnovò affatto la strategia militare; la qnaie in seguito,
avendo portata òvl i campi di battaglia i falconetti e gli
archibugi Con* g-li altri fulminanti ritrovati, fio! col ren-
der vana la bravura e la forza , che più non poteva co-
prirsi con lo scudo e T usbergo, uè offendere con la lancia
e la spada.
Ne venne allora per necessaria conseguenza che l'uso
dell'arme bianca e specialmente della spada si ristrinse alla
sola personale difesa, o per dir meglio, del proprio onore
oltraggiato, imperciocché se T antica tattica ' militare era
cessata, non era però cessato l'uso del duellare, che anzi
erasi aumentato per vanì puntigli di leso onore, i quali
susseguono ai titoli > ventosi simboli di una vera e solida
grandezza passata. Fu per questo che ogni gmtiluomo (con-
tromarca allora come adesso . di colui che dicevasi disceso
dai chiari lombi di. qualche titolato o magnate) si adde-
strasse specialmente alla scuola di Scherma per saper
«ntuzzafe gl'insulti che fossergli fatti.
^.3. Ognuno conosce la natura veramente cavalleresca
della nazione spagnola, la quale non si è per tanto andare
di secoli neppure al presente aflìevolita; onde non è me*
* ravigiia che i primi scritti in genere di trattare le armi
venissero da quella penisola. .Ed in fatti Giacomo Ponz e
Pietro de las Torres nel 1474 pubblicarono i loro preccui
sull'arte della Scherma. L'Italia, che non è stala mai se-
conda a nissuna nazione tanto nel maneggio della pen-
na, che della spada, vide in seguito non solo un numero
oospicuo di traltalisti di Scherma, ma pur anco i più ac-
creditati Pietro Mondo (italiano) nel 1509 dava alle stampe
il suo Trattato^ il quale era séguito da Antonio Manciolino
Bolognese, che intitolò il suo libro a Opera nuova ove sono
» tutti i documenti e vantaggi che si ponno avere nel me-
y> stiero dell'armi d'ogni sorte v con poche vignette e pò-
f9
tshissimo eDrrfilatiro al lesto» Ma ÈÌccmme Achilh Maro%%»
pare bolognese coiBparyc oinqHe anni dopo, cioò nel 1536
ctA sao trattato di «chérma, nel quale adottò assotatamente
gli stessi principi del suo concittadino, solo dando a quelli
no migliore e più ampio sviluppo, noi daremo un colpo
d'occhio alla sua opera»
Il Marozxo fu scolare di Guido Antmiio di Ziica Bolo-
gnese dalla cui scuoh, egli dice^ ufcifono'più guerrieri cbe
dal cavallo Trojano. Ndle prime quattro parti delia sua
opera tratta della Scherma, e nella quinta discorre e risolve
tutte le questioni ^Ì diritto e di convenieuza riguardanti
la medesima. Le tavole correlarive alla Scberma, che sono
malissimo disegnate , vanno ^aisscguite da altre dodici pel
combattimento tra un* uomo disarmato ed uno armato di
pugnale.
Parrà a prima vista cbe queste ultime tavole non siano
di grande interesse , e ci(V va bene per la nostra scuola è
per i nostri tempi, ma per le vicende cittadine che corre-
vano allora, quella scuola di difesa era di somma necessità,
perchè gli odii intestini armavano soventemente M mano
di un emulo o di un sicario per insidiare alla vita di un
nemico di partito o di Èuniglia.
Le guardie nella Scherma da esso citate soAo moHis*
sime; e credo non far cosa discara al lettore, se accennerò
la nomenclatura di alcune, che a vero dire è stranissima.
I nomi delle divise guardie principali nel giuoco per
rmnbattere c4>o Spada e Targa^ e cosi con Bfeekufo targo
e Roteila 9 con Spada iola^ e con Spada e Cappa e im-
èracriaUara^ e con Pugnaìe e Cappa e Pagaale $oh^^. sono:
Coda hmga tiretta -- di eimgkdara porta di ferro — di
CDda Iwnga alta ^ di porta di ferro etrelÉa^ o vero latfa —
di gmardia di coda Imaga e dieUoa — di guardia teUa —
guardia iLeatrare — gnaidìa dì coda Imtga e larga — guar-
dia di èetea eem ere.
' Okre aver parialo di Uitte le armi di otfesa e di dife-
ja, che accennerà in aeguilo, paria pnre detto ^fodoae a
30
due mani e del giaoco oTvere comhattere di dne spade
una per nianò; dell' ammaestrameiito di spada a due amai
contro armi ina:9tate, come ancora dei tagli, e per maggiore
intelligenza avvi una tavola, con la. denommazione dei me-
désimi, che sono: DiriUo fendente ^ fendente roverso, diritto
squalembrato , diritto tìmdoy ftotlso diritto mantafUe ^ anvereo
tendOf e falso manco.
Prima d'insegnare al suo .allievo esigeva dal medesimo
un giaramienlo , il quale per. la sua originalità qui fedd--
mente trascrivo:
» Io voglio che voi' giprìate m questa elza di spada f
» la quale si è la croce di Dio , in j^rùua di non venire
)» mai contro il vostro maestro, e wcoradinon insegnare
)) mai a persona alcuna quello» che. da me imparerete, senza
» mia licenza. »
[/autore mette la spada in ivano al suo scollare senza
insegnargli come devesi impugnare ; e solo deducendolo
dalle figure disegnate , si vede che impugnano il mamco
della spada con quattro dita, passando Tiadice sopra il
ferro traversale che separa la lama dal manico; sicché con
tutta facilità l'avversario facendo scendere il taglio della
propria spada contro quella dell' altro, dalla parte ch'eì (iene
il dito, gli resterà facilmente reciso. La forma della impu-
gnatura o guardia della spada è simile a quella degli an-
tichi Galli.
FIG. T.
(Copiata dalla figura del Cap« 400 del TfaUato di Marozzo)
$. 4. Non essendomi dato di poter rinvenire tutte le
opere dei nostri tratlatisti di scherma , e molto meno di
il
coaoscerc quelli inglesi e tedeschi , io mi restringerò solo
a parlare di quegli autori che ho soli' occhio* e di cui posso
prouaiuiare un giudizio comunqua esso sia.
TroTo.cfae il trattato di schenna di Carmlio Àgrij^
milanese fosse ristampalo in Venezia da Antonio Pinarg$nU
nel 1568 per le. cure di Giulio FofU(ma pittore» il quale,
dedicandolo a Dan Giwanni Uanriohf caoneriece di Sw Mt
Cesarea così si esprime: « Le figure di essa (teoria) erano
ornai dalla Tecchiezza consunte. » In questa ristampa avvi
pure una dedica dell' autore a Cosimo de Medici Duca dì
Toscana in data del 15 Marzo 1553* *
Vari maestri di scherma, cioè il Morsicato^ il Marcelti
ed il Berlelli dicono che V Agrippa scrisse il suo trattalo
nel 1536. Njb Terrebbe la congettura che la ristampa del
Pinargenli fosse la terza, giacché Tistesso Fontana nonpor
teva dopo il lasso di 52 anni chiamar vecchie le figure
di • questo trattato , il quale per inolti lati è pregefolis-
sóno specialmente per essere stato il primo , in cui
ai applichino la geometria e le matematiche alla Scherma. I
compilatori del Dizionario delia Crusca così riportano: « Gli
» italiani^ dice il Boeei, al risorgere delle scienze e delle'
» arti furono i primi a stendere ed a pubblicare precetii
D di schenna, e molti ne comparvero appresso noi nel se-
» colo XVI , uno tra gli altri di un cerio Agrippa le cui
» figure si pretendono delineate dal celebre Leonatdo da
» Vinci. »
Io posseggo ki figure disegnate per questo trattalo , e
più due composizioni con molte figure, relative alla scher-
HHi, che rodate da diversi impiegati di questa R. Galleria
di Firenze^ SODO state giudicate del pittore Stradano.
V Agrippa ammette qilattro guardie principali, nominandole,
prima, seconda, terza e quarùi. Le posizioni della prima e se-
conda guardia sono attitudini che non hanno equilibrio. I piedi
90B quasi riuniti, l'alto del corpo inclinato molto in avan^
ti, per cui difficilissimo doveva essere il restare in questa
posiziono senza perdere l'appiombo. 11 braccio armato è
sa
steso in avanti al livello della testa , e Ììì mano girala ni
prima tiene la spada in modo, che T indice cpn la massima
facilità può esser reciso con un taglio, cerne ho* osservato
parlando del Mm^ozxOf perchè la spada è imbrandita net
modo stesso.
La seconda guardia solo differisce dalla- prima per avere
il braccio dirìtio un poco più basso, cio^ air altezza det
mento.
Nella terza guardia il piede diritto è in avanti , la co-
scia un poco piegala come nella guardia attuale, la gamba
sinistra stesa con 1* estremità del piede posante in terra ed
il calcagno alzato e il braccio sinistro come noUe altre
guardie; ma il braccio destro in avanti insensibilmente pie*
gato, il pugno air altezza deirombellico, la lam» delta spada
stesa avanti a se orizzontalmente, con il^ pugno nella posi-
zione media attuale « cioè con il pòllice rivolto in alto.
La quarta ò quasi simile per la posizione delle gambe
alla guardia antecedente, menochè il piede sinistro riposa
perfettamente in terra ; l'alto del corpo è più inclinato in
avanti che non lo è nella terza guardia, il braccio diritta
eia spada sono nella stessa poiizione dell'altra; il braccio
j»inistrq è alzato e piegato in avanti, la mano aperta senza
il pugnale al di sopra della testa. L'attitudine della figura
sarebbe quasi simile al tnezzo allungo y che fa fare il mae*
stro La-Faugère , se avesse il braccio diritto alzato ed il
sinistro basso.
Ai Capitolo li e III dà una spiegazione delle figure-
geometriche che vi sonò disegnate.
fili pare che il nostro autore, tanto dalla resultanza del
Capitolo XII come dalla figura che gli serve di corredo,
sia il primo che faccia tirare il colpo portando il pie de*
stro in avanti; ed in questo pure mi conferma ciò che dice
nella prima parte al Capitolo III pag. 10* » Donde resta
x) facoltà al nemico, quale starà in questa forma stretta di
» ferirlo quasi con un palmo di spada a vantaggio, poten*
» dosi spinger contro con maggior pass^, e più brevità ce. »
33
Compio diceva, la figura correlativa al suddetto M^apitolo III
è molto più aperta con le gambe dì quella della quarta
guardia, il corpo più inclinato in avanti, il braccio sinistro
steso indietro quasi al livello della spalla.
Fig. 2.
Copiata dalla figura del Capitolo iOO del Trattato di Marezzo
Ecco ciò che dice in questo capitolo « anderebbe a
» ferirlo di sopra detta quarta , stendendosi verso di lui
» siccome in questa figura che seguita. »
U Agrippa è pure il primo che faccia fare V Inquarto ^
come si vede dalla figura^ disegnata al capitolo XVII in
cui avvi la descrizione.
Nella seconda parte si trovano descritti varii combat-
timenti di due contro due, e di tre contro due ; il modo
di battersi con due spade una per mano, la presa di mano,
la maniera di gettare a terra il suo avversario, traversando
la gamba sinistra sotto la destra dell* altro , come pure il
servirsi della Rotella e delle armi in asta (*).
^*] Le figure del capitolo XYI sono rappresentate armate di una
Jlabarda.
34
Nel capitolo I parla dei modo di difendersi e offendere
il nemico in questi termini. » o siano guardie, ovvero atti
» o mQvimenti di vita, ne li quali doveva rhuomo variar
» cosi et esercitarsi per difender se et offendere il nemico:
)) come saria di prima in seconda, dì seconda in terza ^ di
» terza in quarta , o per il contrario : ovvero di prima in
)) terza , o quarta : o di seconda in quarta , o prima, o di-
» versamente in altro modo secondo parrà a li interessati
)) che torni meglio. » Egli preferisce i colpi di punta a
quelli di taglio, ed appena fa menzione del mandritto e del
rovescio, le cui azioni non si trovano ben definite.
5. 5. Giacomo Grassi di Modena stampò in Venezia
nel 1570 » La ragione di adoprar sicuramente tarme sì da
)) offesa come da difesa, con un trattato dell'inganno e con
)) un modo di esercitarsi da se stesso per acquistare forza,
» giudizio e prontezza. »
Quest'autore riconosce tre guardie, cioè Guardia alta,
Guardia lunga, Guardia bassa.
Divide la spada in quattro gradi ; la prima e seconda
parte per parare; la terza e la quarta per V offesa, cioè la
terza per i tagli, e l'estremità delta* quarta per i colpi di
punta. Preferisce i colpì di punta a quei di taglio , e con
ragione dice , perchè feriscono in minor tempo. Parla dei
tocchi di spada. Dice che la parata deve essere fatta col
filo , ossia taglio , e nel tirare il colpo fa portare il piede
di dietro in avanti.
Al capitolo che dice Avvertimenti generali circa le di-
fese , parla delie linee , cosi esprimendosi: » in tutti questi
modi gli sì trova di sotto o di sopra, o di dentro o di fuori
(cioè la spada).
Insegna il giuoco di spada e cappa, pugnale, brocchiero
targa e rotella'; il giuoco con due spade, una per mano, lo
spadone a due mani, il Partesanone, Ronca, Spiede, Alla-
barda, ed in fine la Picca.
Sì rileva dalle tavole che vi sono (malissimo disegnate)
che fa stare in guardia con i ginocchi stesi, ora col piede
35
dirìUo avanti, ora col sinistro, ma sempre poco distante; il
braccio armato steso lungo la coscia diritta; nella guardia
dello spadone a due mani, fa tenere le gambe un poco più
aperte, e la gamba in avanti un poco piegata, come pure
la guardia pel giuoco di Allubarday Ranca e Picca ec.
L'autore ha parlato di molte cose, ma assai oscura-
mente, pero esso è il primo che nomina le quattro linee.
$. 6, Leggendo il trattalo di scherma di Francesco An--
Ionio Marcelli trovo » che Angelo Vi j giani dal Montone di
Bologna scrìsse un libro di scherma anche in forma di
dialogo , e fu stampato in Venezia nel 1575 , il titolo del
quale è il nome del proprio autore. » lo ho sott' occhio
il trattato di cui si parla, ma però la ristampa stata fatta
a Bologna per le cure di un certo Zaccaria Cavaleaód. Il
nome dell'autore in questa riproduzione diiferisce da quello
dell'intestazione a quello sotto il ritratto perchè s'intitola:
Trattato della scherma di Angelo Yizani dal Montone bolo-
gnese ; e sotto il ritratto Angelo Viggiani, Ciò mostra che
è stato scritto a seconda della pronunzia sempre varia nei
moltiplici dialetti della nostra lingua.
In quest'opera l'autore si propone di dimostrare una
sua maniera particolare di tirare di scherma, e l'ha divisa
in tre parti; nella prima ragiona della eccellenza delle armi
e delle lettere ; nella seconda della offesa e della difesa ;
nella terza ed ultima parla della scherma sempre in forma
di dialogo « introducendo nella prima e seconda parte i
)> due più eccellenti nelle loro professioni all' età loro
» mimo sig. Aluigi Gonzaga detto Rodomonte e l'Eccellmo
» messer Lodovico Boecadiferro bolognese, e nella terza vi
» aggiunge T filmo sig. conte à^Agomonte anch' egli caval-
» liero famoso. »
Nella seconda parte dà per precetto, che la prima cosa
che deve insegnare il maestro è di mostrare il modo di
tenere la spada in mano (1) e poi la posizione della guar-
dia. Quindi vuole che sia insegnato il Mandiritlo, Rovescio^
(t) Ma non dà alcun precetto per ciò.
36
Punta o Stoccata od Imbroccata (1) dice a che questi sona
» tre generi di ferire con la loro spetie , come sarebbe ^
» dire ; Mandiritto tondo , Squalembrato ^ fendente ec. )» e
che s'insegni a tali colpi riparo. In seguito con ragione
soggiunge; <( Vi concedo, che più si vada alla scuola per
imparare scherme e difese, che per offendere: la natura in-
vero ne insegna con facilità il percotere ed offendere altrui:
ma la difesa senza grand' arte et magistero non può essere
compresa. (2) A pag. 57 y'è disellato un albero con il
nome di tutti i colpi principali, ed a pag. 77 avvi un al-
tro albero delle guardie.
Egli preferisce il ferire di punta , essendo questi colpi
più mortali; e fa ascendere a sette il numero delle guardie
così da lui nominale. » La prima chiamasi guardia difen-
siva imperfetta \ la seconda guardia alta, perfetta offensiva;
la terza guardia alta, imperfetta offensiva; la quarta guar-
dia larga imperfetta, difensiva; la quinta guardia stretta per-
fetta, difensiva; la sesta guardia larga imperfetta offensiva;
la settima guardia stretta, offensiva perfetta. Vi sono sette
tavole che rappresentano le suddette guardie eoa Bgure
mediocremente disegnate e bizzarramente vestite.
La posizione della guardia è dal Viggiani assai ben de-
fitiita ; egli dice: a ben sapete lo star quieto et agiato in
)» qualche forma con l'arme, o per offendere o per difen-
)» dere; queHo agiamento , et quel sito , et quella composi-
(1) Danet al T. 2. p. 34, parlando dell'Imbroccata » qui selo»
» Saint Didier n'étoìt que rEstocade proprement dite, mais plus su-
» rement une mauvaìsc Estocade»... Elle se tiroit, suivant M. de la
» Touche , dans la mème sìtuation ou se troave V epée quand on a
» pare, en la poussant simplement contre Tennemi sans aucun mou-
» vement du poignet en dedans, on en dehors. »
Da ciò pare che sì possa dedurre essere una risposta di filo di
spada, e non so intendere, come si possa dire cattis^a stoccata.
(2) Ei vuol provare con un passo della Sacra Scrittura che le
spade a due fili, cioè dal principio del codolo fino alla punta fu-
rono... » al tempo' di David » perchè egli nei salmi dice queste pa-
role: (c è spada dì due fili nella sua mano per far vendetta nelle genti »
Vedi Parte III a pag. 54. Edìz. Veneta del 1588.
37
D zìone di corpo in quella guisa, in quella formai chiamo
» io guardia. »
Dà per precetto )e> che quando sì ferisce non si deva
» guardare alla punta delta sua spada, ma a quella del
1» nemico; » come pure parla del modo di tirare un colpo»
portando le parti destre in avanti, talché è il primo trat-
tatista, in cui io lo trovi descriito. Onde meglio assicurare
il mio lettore di quanto asserisco, riporto il passa del no-
stro autore: » Et acciò che possiate ben comprendere que-
» sto nostro sicuro schermo, ecco che vi replico, et dico,
» che ritrovandovi col pie destro innanzi in guardia alta,
» offensiva perfetta, et con la persona riposata sopra le
» parti sinistre, et volendo di qui far nascere la punta di
^ sopra mano, et farla perfetta, dovete sempre mai accom-
» pagnare la mano della spada col piò destro insieme con
» tutta la persona, tanto dalle parti superiori» quanto dalle
» inferiori, et non lasciar andar innanzi le parti destre di
y> sotto senza. la compagnia delle parti destre di sopra.
» Gmte. Perché?
y> Rodomonte. Per potervi servire di tutta la forza della
» persona: ma quando avrete in animo di far la punta
» sopramano , fate che il piede destro si muova , et vada
» innanzi gran passo, et subito fate poi che il braccio
» stanco (sinistro) si metta a difendere, et che la spalla
» destra spinga il braccio destro innanzi, declinando con
y> la punta d'alto a basso, togliendo la mira al petto mio,
» senza fare alcuna volta di mano • et spingerla tanto in-
» nanzi, et tanto lunga quanto potete. )»
Mi pare tanto chiaro questo passo da non lasciare in
dubbio che questo colpo sia tirato portando il piede destro
in avanti secondo il modo che lo facciamo ancora oggi; e
solo vi manca la descrizione della distanza cui deve per-
correre il piede destro nd vibrare il colpo, come pure
vi manca disgraziatamente una tavola che rappresenti que-
sto colpo. Se il nostro autore avesse bene descritto il modo
di parare*, si potrebbe asserire con tutta franchezza, esser
38
egli il miglior trattatista de' suoi tempi; come pure se non
fosse entrato in tanti iuutili particolari affatto estranei all'in-
cremento dell'arte.
$. 7 Nel 1601 compariva nn trattatista fiorentino , il
quale dedicava la sua opera a Don Giovanni de'ìfedici, e
cosi la intitolava: -
» Trattato di materia di scherma di Marco Bocciolini
fiorentino nel quale si contiene il modo e regola d'ado*
; prar la spada così sola, come accompagnata. »
Il medesimo stabilisce due guardie chiamate diritte:
una alta y l'altra bassa. Per facilitarne Tinteiligenza , avvi
una figura geometrica rappresentante due circoli uno
dentro all'altro , tagliati da una linea perpendicolare ; e
dal centro a loro comune si partono due raggi obliqui
tangenti alla circonferenza maggiore in guisa da formare
un angolo acuto. La perpendicolare serve per denotare
la posizione doi piedi in guardia , e la lunghezza del
passo, che deve usarsi in scherma; e le linee oblique per
accdnnare i passi traversi. Quindi ammette quattro con-
troguardie, due basse e due alte; che due di queste dice
poter essere offensive.
Nel tirare il colpo fa portare il piede sinistro avanti
il destro , e parla pure ,àc\V Imbroccata , non intendendosi
però cosa egli voglia dire. In seguito insegna a tirare - di
preferenza il colpo di punta alla spalla , che chiama Del
punto.
E di parere che le finte sieno pericolose a farsi , e ci
dice : )> anzi voglio che dove voi spingete la punta per
» finta , che voi la spinghiate talmente innanzi r.h' ella ab-
» bia a arrivare al luogo, dove voi la spingete ogni {volta
» che il nemico non venga a opporsegli.... con ciò voi |o
» mejiterete in disordine, et allora voi potrete rivocare la
» vostra punta e rimettere in quel luogo dove a voi più pia-
)) cera. » Le finte che sono fatte passando da un punto
air altro senza minacciare assolutamente, chiama sfalsare.
Indi parla del tempo-contro-tempo e mezzotempo. Vuole
39
che nel fare il contro tempo si esca di linea col corpo per
maggior sicurezza ; insegna a prendere il . tempo , quando
l'avversario svia la punta dalla linea del petto; e chiama
mezzotempo quello. » che si tira quando il nemico lira a
» voi, e voi gli percotete la spada rompendogli prima il
» colpo, e subito tirate il vostro ^ colpo. Vuole tirando che
» si guardi la punta della spada avversaria, perchè tenendo
)> la vista a questa, si può meglio e più sicuramente ve-
» dere il modo del tirare dell'avversario; e del salvarsi, che
» non si può fare senza guardarla. » Come i maestri la
pensano diversamente.
Parla pur esso delle spade una per mano, della spada
e pugnale^ della spada e cappa^ della spada e brocchiere, della
spada e targa , e della spada e rotella , dando in fine un
avvertimento del modo di combattere con un che sia ar*
mato di arme di dosso , che vorrà dire la corazza. Con
tutto ciò puossi concludere che questo trattato non ha por-
tato nessun miglioramento all'arte.
J. 7. Niccoletto Giganti Veneziano ha scritto due Trat-
tati di Scherma uno nel febbraio del 1606 , l'altro nel
maggio 1608; pubblicava il primo col titolo: Scola o vero
teatro nel quale sono rappresentati diverse maniere e modi
di parare o di ferire di spada sola, e spada e pugnale » de-
dicandolo a Cosimo de' Medici Granduca di Toscana,
Giganti è il primo che dia uno sviluppo a tutti gli at-
tacchi, portando il piede diritto in avanti come si usa pur
oggi. La prima tavola del suo libro rappresenta un uomo
nudo che » tira una stoccata Longha » e tal posizione non
diflerisce dall'attuale se non per essere il corpo un pò più
inclinato , ed il piede diritto non può mono in avanti , il
braccio sinistro piegato e la mano vicina ed al livello del
collo (1). Quantunque egli dice che sono le guardie assai
numerose , non ne insegna però che due : La guardia di
terza fuori via , e di quarta deutro via ; le contro guardie
(1) // uà grippa è il primo che ha tentato questo modo senza però
bene descriverlo, ed il Viggiani descrive il modo senza però darne
ima tavola che rappresenti Tazionc.
40
consistono ad impadronirsi del ferro ed a Ostare la linea.
E il primo autore che parla delle parate di contro^ sotto il
nome di ContracavcUione dentro della spada, e contracavaiione
della spada di fuori, ed in altro luogo , per mezzo di due
figure e della descrizione che fa si rileva chiaramente che
è la parata di contro di seconda senza però dare esso il
nome a questa azione, (2)
Il suo giuoco è della più gran semplicità, e non in al-
tro consiste che ad attaccare col colpo diritto o di cava-
zione e a prendere il tempo sul colpo medesimo ; i colpi
sono quasi tutti portati alla faccia.
. Le finte pure non gli sono sconosciute» menzionando la
finta di sotto per tirare di sopra, e la finta di sopra per ti-
rare di sotto. È ciò che è notabile nel Giganti mette come
la cosa più importante nella scherma il tempo, e la misura
Egli è il primo autore che fa eseguire la Tagliata, chia-
mata dai Francesi Coupé , e dall'autore viene chiamata della
passata con finta sopra la punta della spada; ciò lo dimo-
stra a p. 29.
Il Giganti al pari dell' Agrippa ha fatto fare il più gran
passo alla scherma, essendo slato il primo che insegnasse
e descrivesse più positivamente a portare in avanti il pie-
de diritto, a coprire la Spada del nemico come egli dice
( cioè formare gli attacchi o inviti ) ed a parare di contro,
senza però dar nome a questa azione; non gli furono sconosciuti
il di fuori e il di dentro delle armi, ed insegnò ad impiegare le
finte nei colpi di punta , sicché si può senza timore assegna-
re al Giganti il primo posto fra tutti coloro che scrissero
su quest' arte sino a quest' epoca.
S 8. Neil' istesso anno 1606 in Copenhanen comparve
l'opera di Salvatore Fabris intitolata ce De Io schermo^ o
vera scienza d'arme» quest'autore riconosce quattro guar-
die, o stoccate principali che nomina jmma , «eeonef a, terza,
e quarta. Neil' opera del Fahris la parola guardia ha un
significato più esteso, ed esprime non solo la posizione nella
(2) Colpo che dai più viene chiamato di fianconata.
41
quale ubo si pono nella difesa» ma pare aoche quella in
cui vibrasi il colpo; egli distingue la posizione di difesa
da quella d'attacco. Il Fabrii determina i suoi colpi di
punta non a seconda della direzione puramente, ma a se-*
conda della direzioqe i^ombinata dal punto di partenza al
punto d'arrivo.
Fa un discorsa jsopra il ferire di taglio, e per facili-
tare r intelligenza ha rappresentata una figura come fece
il Marezzo^ con i nomi dei colpi i quali sono simili a quelli
dello stesso Morozz^^
Fa una divisione in quattro parti della spada per eo-^
noscere la graduazione delia medesima, e che esso chia-«
ma (( La prima parte ò per parare che ò la più forte ed
» è quella presso la mano, la seconda parte è alquanto
>; pili debole, la terza parte non è buona massima contro
D i tagli , la quarta parte è intieramente cattiva per la din
» fesa, se ben nella offesa è la più valida. x> É il primo
che dia degli avvertimenti per sapersi governare contra i
grandi 9 piccoli f deboli^ forti, contro i collerici , e flemmatici.
Nel libro secondo dk delle regole di spada e pugnale, ò il
primo che fa eseguire la passata sotto chiamandola diffe-
rentemente ( una ferita di prima ) nell' ultima parte ha scritto
un trattato di lotte, p^ese di mana, di colpi di pomo, del
come servirsi della cappa, di disarmi e del modo didifen--
dorsi da uno armato di pugnale e l'altro disarmalo, il
tutto dimostrato con tavole af^site.
JLa scherma d$v^ al Fabris- la nomenclatura delle guar-
die, dell' ojipostjsione, della graduazione della spada, della
passata sotto, chiamandola <c una ferita di prima » in fine
detto autore ha fa,tto. fare dei progressi alla scherma con
i suoi ragionamenti, ma ha fatto prendere delle posizioni
però veramente grottesche anzi ridicole nell' essere in Ctuttr^
dia e contro Guardia. Esso da quanto sembra non conosce-
va il trattato del Giganti poiché non fa tirare il colpo si
ben sviluppato come quest' autore.
S 9.. Nel 1608 compivo alla luco per le stampe di Gio**
42
Tanni Fontani di Pisa un secondo libro dì scherma di iVtc-
coletto Giganti^ nel quale tratta della maniera di usare la spada
sola, e la spada e il pugncUe; ed inoltre la spada e rotella,
la spada e targa^ la spada e brocchiero, la spada e cappa ,
il pugnale solo, il pugnale contro la lancia , ed il pugnale
solo contro la spada. In seguito la discorre della presa del-
l' arme e del colpo di pomo nel viso, come pure di altre
prese coli' avvertimento di metter la mano sinistra su li for-
nimenti (cioè sulla guardia) della spada nemica. Fa eseguire
la passata sotto nel tempo che l'avversario tira una cava-
zione nella linea di terza ; ed in6ne parla di una nuova
guardia di spada e pugnale col piede sinistro in avanti,
soggiungendo che egli si propone di scrivere un nuovo li-
bro dove insegnerà che tutte le azioni potranno farsi col
piede sinistro in avanti. Fanno corredo al Trattato di so-
pra discorso 53 tavole malissimo disegnate ed egualmente
incise; pur tuttavia è ripieno di utilissimi insegnamenti..
5 10, Nel 1610 Ridolfo Capoferro da Cagli diede alle
stampe un trattato di scherma intitolato « gran simulacro
> dell' arte ed uso della scherma i» dedicato al serenissimo
Don Federigo Feltrio cfeZZa Hot^ere principe dello stato d'Ur-
bino.
Quest'opera è divisa in tredici capitoli, i quali verto-
no sulla scherma in generale, sulla definizione e dichiara-
zione della medesima. Nel terzo capitolo abbraccia la di-
visione della scherma, la cui prima parte è posta nella co-
noscenza della spada , come la seconda in quella della mi-
sura. Passa quindi a ragionare del tempo, e parla delia
positura della persona e principalmente della testa. Nel set-
timo capitolo passa a trattare della vita , poi delle brac-
cia, e delle coscie, gambe, piedi e del pas30. Nel decimo
capitolo ragiona della difesa e della guardia ; scende poi
o trattare della misura stretta, del ferire, ed in fine del
pugnale.
Il nostro autore al $ 3 del capitolo I. appalesa senti-
menti generosi e carità di patria cosi esprimendosi . . .
43
» onde si conosce il pregio e l'eccellenza di questa disci-
yi> plina è che ad ogni uno debba essere tanta cara, quanto
» ama la propria sua vita, et la salute della patria sua ,
» essendo obbligato a spender quella arooreyolmente ^ et
)) yalorosamente in seryitio di questa, »
Par^ando nel Gapit. M della deGnizione ddla scherma
dice : «( è un arte di ben difendersi con la spada » ed « ò
» arte, perchò è una ragunanza di precetti perpetuamente
» veri e bene ordinati. )>
Dice nel capit. Ili chela spada deve essere lunga quanto
il braccio due Tolte , dividendo la medesima in due parti,
cioè in forte e debole.
Ragiona nel lY della misura a larga, stretta, 'strettissi-
ma »9 ma non vi è niente di rimarcheyole.
Nel V Capitolo parla del Tempo. « Il yocabolo tempo
nella scherma, dice, Tiene a signi6care tre cose diverse))
su che fa dei ragionamenti giustissimi.
Nel YI ragionando della persona e primieramente della
testa, non ci dice nulla dMnteressante.
Nel YII vuole che stando in guardia e cercando la mi-
sura, la vita sia piegata, e penda a dietro a scarpa. Nel
vibrare il colpo dice: «nel ferire la vita si spinge innanzi,
» si che la coscia diritta con la vita formi un angolo ot-
D tuso, e la punta della spalla risponda alla punta del pie
» diritto .... si che per la diversità del ferire di fuori e
y> di dentro, pendendo alquanto più dall'una, che dall' al-
» tra banda ec. )» Quindi scende a concludere: <c il fine
y> perchè la vita stia così piegata, et per qoesto prima,
y> perchè in questo modo più si allungano e più si scuo-
» aprono, et meglio si guardano, et difendono le parti che
y> si possono offendere .... dipoi così nel ferire si portano
«e le botte più lunghe , più preste et più gagliarde >>
La figura vibrante il colpo disegnata nella tavola 5 è
molto simile a quella del giuoco misto. (^
{*) Yedi Fig. 3.a La quale è copiata dalle tavole dd trattata *di
Cap^WRO.
44
tig.a N40 3
Nel Gap. YIÌÌ e ì^ dice che : et Nello stare in guardia
y» il braccio diritto ha da stare alquanto piegato ... e nel
(( ferire vuoi essere disteso in linea diritta » mentre « il
« braccio manco vuol essere tanto disteso, che faccia con
y> il braccio diritto una linea retta ». Dalla spiegazione
( per la figura che rappresenta nella Tav. 5 il colpo tirato)
si rileva che il piede diritto dalla posizione della guardia
è portato in avanti più di un piede, e fa stendere il gi-
nocchio sinistro nel vibrare iì colpo.
Il Gap. X riguardante la difesa della guardia è alquanto
oscuro, dandone tale definizione al g 96 «La difesa ò la
» seconda parte del maneggio della spada, la quale ci am-
i> maestra dì adoprare la spada per nostra difesa, et ha
» due parti, delle quali, la prima è la difensiva, e l'altra
T» è r offensiva». Pareva che dietro tale promessa avrebbe
parlato delle parate, ma invece non ne fa neppure meo^
zione.
Parlando nel Gap. XI del modo di cercar la misura dice :
» Tre modi son di cercar la misura perchè la cerco o mea-
» tre io mi muovo, e 1' avversario si ferma, o quando io
» mi fermo, e I* avversario si muove, o quando io mi
45
^ tnoovo f e l' avversario ^i muòte; » Nel corso di questo
capitolo (rovansi utilissimi insegnamenti.
Sui modo del ferire^ discorso nel capit. XII così si e»
'sprime : a II ferire è l' ùltima attione offensiva della schei*-
9) ma, nella quale^ arrivato che sonò a misura stretta, mi
y> muovo con la vita, con le gambe e con le braccia tutto
ì> in un tempo spinte innanzi a più potere a ferire 1' av-
« rersario .... Il ferire si fa in tre ' modi ; perchè posso
» ferire l'avversario mentre, che io mi fermo, e lui si
» muove per cercare la misura,* ó per ferirmi; o mentre
» che egli si ferma, et io mi muovo per cercare la misura;
i> o perchè ambidue ci muoviamo a cercare la misura et a
» ferire; ^ Seguita a dar6 iiel corso del capitolo eccellenti
avvertimenti;
Il Capit; XIII ò riserbato a parlare del pugnale, la
qual'arme, non essendo più in uso in duello^ ci dispensa
di qui farne menzioùe.
Quantunque trovisi in diverse parti dal Capoferro usata
la parola parare , e alla pagina 35 specialmente dice : )»
a si para di filo diritto , quanto di filo falso, benché radè
a volte , così in linea diritta , come in linea obliqua , bora
ce con la punta alta, bora bassa, bora insù, bora in giù a
pure non dà loro nessun nome.
A pagine 44 dà una dichiairaxione delle ywvrdie. Essd
ammette sei guardie chiamandole Prima , Seconda, Terza /
Quarta, Quinta e Sesta
A pagine 28. al 5 6. dice ce Della guardia più sicura.
a La quale è la guardia ia«5a . chiamata di Terza. » Goni
ciò verrebbe ad ammettere una sola guardia per buona II
Al $ 9. insegna il modo di guadagnare la spada, aJ
S 14 spiega perchè si debba Cavare, e Canirocavare.
A p; 52 parla AeW Imiroeeata la quale sembra essere'
una parata A^ ineontraxiime.
Dalla Tav. II. ove sono disegnate due figure, si rileva
ehe fa eseguire la passata sotto portando il piede sinistro
in avanti , e là chiama axione sotto la spada nemica e a
46
p. 62. la fa eseguire portando il piede diritto in avanti,
come attualmente si fa, e da esso viene chiamata quest'
azione 9 Figura che ferisce soUo la spada nemica di Con-
treUempo senza parare , solo con V abbassare la vita.
S'osservi che anche l'altra passata sotto è fatta sul tem-
po f cioè senza formare paraia,
A pag. 70. e alla Tav. 19 vi e una figura che rappre-
senta V Inquarto.
Fa anche quest' autore eseguire la presa di mano , ed
insegna il giuoco di spada e pugnale , di ì^ada e Cappa
come pare di Spada e Rotella. Questo trattato è corredato
di 45 tavole assai ben disegnate , ed è ripieno di eccel-
lenti precetti, e non par possibile come quest' autore ab-
bia potuto in fine del trattato cadere in quest* assurdo,
scrivendo l' ultimo suo capitolo^ che fedelmente riporto per
intero; questo è il titolo:
Modo sicuro di difendersi da ogni sorte di colpi con una
ptirata di riverso al ferir sevnpre d'imbroccata.
Volendo por fine a questa mia opera, non mi è parso
fuor di proposito sigillarla con questo breve discorso
quale solo consistè in dimostrar la virtù, et T attione della
prima , e quarta guardia , ritrovandosi nella prima , Y of-
fesa, et nella quarta la difesa , principio e fine di qualsi-
voglia onorata briga atteso che la quarta difende di qual
si voglia colpo risoluto, e irresoluto et prima offende 1* av-
versario, et però è necessario dire (per essere ambi due
fidelissime compagne) che il principio de Tuna sia il fine
dtir altra , et cosi senza princìpio, è fine vadino princi-
piando, e finendo, poiché la prima incomincia da alto et
finisce in quarta al quanto bassa, et questo per due ra-
gioni. Prima perchè se Y avversario tirasse di punta o di
taglio, passando alquanto con il pie sinistro, nel parare
con un riverso verso le parti destre dell' avversario spin-
gendo il pie destro, può ferire d'imbroccata nel petto, e
con tal fine si ritoma nella guardia quarta, seconda per-
chè r avversario non puole offendere se non le parti de-
47
sire» quali facilmente con 1* ascendente di detta qaarta ven-
gono difese , dimostrando però in tali attieni ardimento
nella faccia, occhio presto in conoscere le parti scoperte,
e coperte dell' avversario , forteiza, a prontezza nelle gam-
be, braccia, e mani; prontezza nel parare, é ferire, et
agilità nella vita , e questa è la natura della prima , e
quarta guardia (1).
((11. Un gentiluomo bolognese nel 1660 diede alle
stampe un trattato di scherma intitolato B Veto Maneggio
della Spada. Alessandro Senesio^ o Senese , Io dedicò a Carlo
Ferdinando d* Austria in sermone latino, coti un ode in
cui discorre dei precetti della scherma , come pure coti un
epigramma latino.
II trattato in italiano paria del giuoco lungo , del giuoco
perfetto , del peso , della misura larga e stretta , del num-'
mento continuato, della linea perfetta e linea tetta, della
prospettiva , della trovata di spada , e del tempo indivisiUle.
Chiama giuoco lungo perfetto , allorché Io schermitore
nel tirare non si fa trovare la spada , né riceve tocchi dal
suo avversario. Ritiene questo mòdo ipet il vero , ma però
per il più difficile. Ed a vero dire ancor io concorro nelU
di lui opinione che questo sia il più perfetto modo di tifare
specialmente dovendo per fatalità sostenere un duellò.
É chiamato da lui tempo indivisibile quello, che dopo
la parata risponde d' incontrazione. II giuoco corto , ossia
sotto misura , credendolo più facile, non Io approva (2).
II peso perfetto si è , quando secondo lui uno è in guar-
dia col peso del corpo sulla gamba sinistra, e viceversa
quando non lo è.
(1) Se questo sistema fosse dall'autore più chiaramente esposto, e
se un modo di parare producesse V effetto da Esso itidfcato nelk
sua intestazione , servirebbe solo questo modo di difenderai sènza per-
dere degli anni per apprendere i diversi modi di parare.
(2) Questo giuoco è più facile in quanto a colpire, ma è perico-
losissimo in duello ; e difficile a bene eseguirsi in assalto per non
dare delle forconate, cioè a dire, U tirare raccorciando il braccio ,
prima di dare il colpo.
48
Così descrive la prospettiva : a È qudia per >a quale
(X il giuocatore di giuoco lungo lancia il pie sinistro accom-.
ce pagliato dalla spalla sinistra , levando il petto di pre-
«( senza al nemico col movimento continuato dal termine
« della misura lunga sino al termine delta misura corta. »
Parla anche Esso come Cupoferro di un modo di pa-
rarsi da qualsivoglia colpo, dicendo: « questa dai miei
« maestri antichi e moderni si chiama tutta coperta per-
« fetta, perchè copre tutta la vita per di dentro, e per de
« fuori da alto o da basso, e neUe strade vate un te-
« soro, specialmente neHi impeti e tumulti. ì>
Mr sembra che con questo capitolo potesse risnr^Tmiarsr
il restante del suo trattato relativamente atta difesa ; av-r
vegnachè confesso ingenuamente la mia corta intettigenza
che su tal materia nulla ho potuto comprendere; e sic co-,
me ella è di somma importanza e per avventura il nostro
autore potrebbe essere inteso dai nostri lettori, per ciò
credo Ai non fare cosa ingrata nel riportar qui fedelmente
le parole del Trattatista.
« In questi due siti (s'intenda guardia) si ripara
« stoccate o taglio senza scomodarsi , nò disordinarsi. —
<c II modo di' acquistarla e conservarla e esercitarla sar&
« da lontano di guadagnare le parti destre e sinistre, ca-.
«so che il tuo nemico per la sua inavvertenza non tele
« concedesse aH'^ ora basterà camminar retto ; guadagnata
« dunque o col- tempo, o con altra maniera, bisogna ope^
« rare in modo che il corpo e la spada camminino ugual-
a mente, come canmiina F ombra della persona che sia al
« sole , e questo sia fatto contro l' istesso nemico , ma
a sempre con la continuazione, mantenendolo sempre reo in-
«c sino a tanto, che si ponga il pie sinistro a segno, che
« col destro sr possa colpire. »
« Questa eausa un effetto, che ajnta il braccio a far
$i riparo, perchè nou il braccio solo non sarebbe, né giù-
« sto., ne forte, e da questa sji acquista il tempo indivi-
si sibile, che nas^ce dal mio contrario. ,t nventre. si (erjùSk
49
<( in guardia ovvero procura qualch' altro suo Tantaggìof
« In queste due prospettive comunemente si ripara il'
« diritto nella prima , e il rovescio nella seconda , se bene
« anche nel secondo ricevere si può il riparo , non solo
« del rovescio , ma anche del destro col rivolgere della
« punta della mia spada sotto quella del nemico nell' alto
«.che si mette per tirare, o coltellata ( s' intenda un la-
K glio ) , o staccata con ripigliar la sua spada con la mia
V. io modo , che concorrendovi A molo della yita, versa
« le mie parti destre , vengo a deelinare il suo colpo , e
« formar insieme una prospettiva , che mi difende da qual<
« sivoglia colpo, e questa da miei maestri antichi e mo-
« demi che V osffirvarono , si chiama tutta coperta pcrchi
« copre tatta la vita per di dentro, e per di fuori da al-
« to, o da basso, e nelle strade Tale un tesoro, special-
« mente nelli impeti , o tumulti. » ( Vedi Fig. ) iA (1).
Fig.a. TU." A.
Per maggiore intelligenza di detta descrizione, 1* altra figura
ha eguale posizione, menochè il pugno è giralo in terza.
(1) Vedi il vero mase^^ di spada di Alessandro Scnes^ Bolo-
gna 1860. al Gap. 7.° La figtua è co|Hata da quella Tavola.
50
Per (piello che si può rUevare dalla menzionata figura,
egli qualche volta fa staro in guardia col braccio diritto
un poco piegato , col pugno all' altezza del tìanco , e la
punta della spada quasi al livello del pugno ; alcun* altra
volta col braccio più alto e con la punta alla elevazione
della testa. In questa guardia la sinistra è alzata alla pros-
simità della tèsta ; nell' altra è allo stesso livello della di-
ritta. Il ginocchio sinistro è sempre piegato, il diritto è
steso; ed il colpo è tirato come si vede nella precitata
figura.
Questo è il primo autore che parla di tre sorte di
spade, cioè: Spade nere, Spade bianche e Spade da filo.
Dice «e che con le spade nere si deve discretamente scher-
« zare, e dar trattenimento modesto senza oflteder per-
le sona, la quale per confidenza, o per altri riguardi merita
a di ess ere rispettata. »
Delle seconde dice che si debbano usare ce per il giuoco
<( da dovero con persone non conosciute, e senza confi-
tf denza , o rispetto facendo prove chiare . . . senza riser-
« varsi alcuna scusa. »
Che sappia qual partito ha da prendere quando gli oc-
correrà trovandosi a singolare certame con le spade da filo,
e con imbracciatura.
In seguito egli soggiunge che sappia a qual partito
« prendere con quelle da filo nella piazza ec. »
Non ci mostra qual differenza realmente passi tra la
spada nera e la bianca, che io suppongo Tuna sia per la
lozione e Y altra per V assalto.
Si vede bene da quanto noi abbicano osservato , che
da questo Trattatista di scherma Y arte non fu fatta pro-
gredire di un passo.
S 12. La Scherma illustrata : con questo titolò fu* mes-
so alle stampe nel settembre del 1670 un traittato di scher-
mai compilato da Giuseppe Mornoato Pallmieini , maestro
palermitano, che appresa avea quest* arte dal maestro itfcK*
tea Gallici.
j
f
51
Prima di tutto egli prova che la Bcherma è nwà scienza
pratica artificiosa; e quindi fa tre gradazioni della spada,
e la divide in forte^ terzo e debole. Descrive anch'esso qu|it*
tro guardie come il Fabris^ e dice che in Ispagna non po-
tevasi insegnare a tirar di scherma, se prima non si era
ricofiosciuti dai maestro generale Esamnatore dei o^aestri
d' arme» il quale risiedeva in Madrid. Pare che anco in
Italia fosse quesl' uso, da quanlp dice il nostro autore al
capitolo XII «(fino dai tempi di Achille Marezzo..,, che
a i maestri erano esaminati da maestri antichi privilegiati >
« e rilasciavfino le loro patenti e privilegi onde fossero ri-
c< conosciuti come tati. )>
É il primo autore italiano che dà un^ esatta descrizio-
ne del come si deve impugnar la spada (quella alla napo-
lilana) la qual cosa non trovo nei trattatisti da me cita-
ti. La seconda posizione della guardia è quasi simile alla
seconda gmrdia che si frova nel 1696 descritta del Mar-
celli y ed è pure quasi consimile quella del colpo tirato.
Asserisce con ragione che è di somma importanza la
conoscenza della miswra e del temipo^ e definisce benissimo
il momento di prenderlo; il che chiama tirare in molo
cioè quando V avverarlo muov^ il corpo per avanzarsi ,
che da noi si chiama colpo di arresto.
Dà pure uq' esattissima definizione delle finte. Dice che
a la finta non è solo fatta per intimorire il nemico, né per
<K scomporlo ; ma principalmente per ingannarlo nel ferire,
«i per guadagnario nel tempo e nella misura r>.
Parla degli stessi colpi di taglio del Marezzo e del Far
òris, e più del Mezzo rovescio^ stramazzone^ stramazzoncello,
mandabolo e montante sotto mano. £ descrive più colpi di
taglio del Fabris.
U nostro autore /ci dice che ha viaggiato per propria
istruzione per tutta Italia .e in Ispagna, e di aver conver-
sato con giocatori spagnuoU , francesi, e romani <c asserì^
ce Wi che la scuola romana è la prima di tutte, e che da
« questa gli Spagnuolì hanno formalo il loro giuoco, e che
52
«i ciò viene coufermato dal Narvaez stampando dopo il Ca^
« ranxa, il quale scoprì la verità della nostra scuola. »
Soggiunge che a si adoprava ai suoi tempi negli as-
» salti delle spade con un bottone alla punta » che fascian-
dolo di corame, Io riducevano alla grossezza di una palla
di moschetto. Sembra pure che gli scolari a quel tempo si
mettessero negli assalti un petto di cartone (bisognava be-
ne che non sudassero !), come pure il maestro nel dare le-
zione. In fine dice che uno scolare non può diventare teorico
se non che nel corso di sei anni.
Questo trattato è pieno di erudizione» ed ha fatto cer-
tamente progredire V arte per i ragionati ed utOissimi pre-
cetti che vi sono sparsi.
5 13. Francesco Antonio Marcelli perle stampe di Domeni-
co Antonio Ercole pubblicava in Boma nel 1686 le Regole del-
la Scherma insegnate da Lelio e Titta Marcelli con la de-
dica alla Sacra Real Maestà di Cristina Alessandra regina
di Svezia ec.
Dalla prefazione si rileva che Lelio Marcelli zio dello
scrittore esercitava la professione di maestro di scherma in
Roma ; e che Titta era suo padre, dimorante allora in iVia-
poli. Ci protesta V autore che in quest' opera non havvi al-
tro di suo che la diligenza, cui egli ha posto nel richia-
marsi alla memoria tutte le regole, che aveagli suggerito
suo padre nel dargli lezione, le quali, egli dice, essere le
più perfette, come pure avergli svelato i più reconditi ar-
cani, che si chiudevano nel petto di quell'oracolo della
scherma.
Non dispiacerà al lettore che io qui riporti letteralmente
pochi versi di tale prefazione, ce Leggi dunque, ma con giu-
(( dizio; impara, ma con frutto: correggi, ma con ragio-
<c ne; discorri, ma con fondamento (e fin qui va benissi-
« mo) ; e ti ricordo che, se trovi qualche eccezione in que-
» ste regole di Scherma, sei un grand' uomo , [e unico al
<( mondo, mentre fino adesso, altro che tu, non ha possu-
(c to trovarla. s> Chi oserebbe dare un giudizio intorno a
53
questo Inttato dopo quello così assolato deDo stesso autore?
U Marcelli ammette tre sole guardie, e pariando della ca-
TazuMie, dice : » le cayarioni sono necessarie e periodose »
se r autore viYesse gli domandai umilmente, eh' egli m'in-
aeguasse un' azione che non fosse perioi^sal Bifide le ca-
Tazionì in quatto specie, e sono: « la prima è mexxa eor
^ muàone , la seconda è la etwttxUmej la teita è la eoniro-
waxUmey e la quarta è la rieaoaxùme.
Ayy^tte che dovendo tenninare il colpo in dentro , la
mano aere essere: in fiuaria^ ewè di fuori, la mano der^es*
sore in Mctmda. Il colpo o stoccata fa eseguire simile
In tutto a qudlo adottalo dai signori Grisetti e BosaroU,
ma la posizione ddla ipiardia è differente; il braccio de-
stro un poco fegato, il pugno all' altezza del fianco e la
punta della spada orizzontale alla mano, il hraccio sinistro
•alzato e piegato in modo da formare un angolo acuto; il
;ginocchio sinistro molto piegato, ed il destro steso in a-
Tanti, ma insensihilmente i^egato. Questa è la fNriiiia guar-'
-dia. La ^$eeonda e la terga hanno il braccio destro un poco
più dto ddla prima, ma sen^re però ^gato; ed il brac-
cio sinistro nd modo stesso descritto da Grisetti, e Bo$a-
roti. La punta ddUa spada ndila seconda Guardia è Tolta
agli occhi, e ndla terza al collo. Nd tirare il colpo Tuole
che la mano sia la prima a correre in avanti, e che imme-
4ìatamenle Io segua V estensione 'dd ginocchio sinistro ,
mentre si porta in ayanti il piede destro alla distanza dì
un palmo ; e si stende il braccio sinistro indietro. Osserva
che ndla posinone ddla guardia, la punta deQa ^da è
distante dal petto dell' avversano quattro palmi e forse più;
ed aflerma esser questo il modo migliore per mandar le
stoccate lunghe e preste ; e nd terzo libro in conferma di
^esta velocità da lai asserita, la quale acquistasi nd mo-
do accennato di tirare il colpo, riporta la chiusa di un so-
netto che dice:
« AH' hor mostra piagar; quando ha piagato »
aBodoido all' krqiarabile stoccata di un maestro, il quale per
54
dire che non ateva pari, basta dire che fu Giovanni Bat-
tista Haroellù
li colpo che sì chiama da noi passata sotto ^ è da kii
chiamato sotto bottaf e r intreeoicUat che gli Spagnaoli chia^
mano estocada encatenada» I modi per scomporre il nemi^
co sono da lui detti Della disordinata^ della scommossa e
della provocata. Egli dà qualche regola dei tagli» benché
accenni essere allora in disuso; e si serve dei Qomi dei
colpi usati del Marezzo. Ha egli pure disegnata una figu'
sa, con qualche diversità di linee tracciale sulla figura me-
desima, per facilitare IMntelligenza dei colpi descritti.
Insegna che si deve parare col forte della spada, e ri-
spondere nel momento che V avversario si rileva. Le pa-
rate non si trovano nominate nel suo trattato; ma dice però
che i colpì diretti n^a linea dentro devono essere parati
con il filo retto ; e quelli dì fuori col filo falso , che cor-
risponde alla posizione di seUa da me descritta ; e ne dà
la ragione per cui vuol che sia cosi fotta questa parata.
Parla in seguito delle stoccale in Tempo sopra le finte; ed
è il primo che tratti della prima e seconda intenzione.
^ Questo trattato "^ contiene certamente eccellenti regole ,
molte delle quali sono ancora di non poca utilità.
S 14. Neil' anno stesso si stampava in Parigi, un trat-
tato di scherma con questo titolo:
Le Maitre d-' armes ou l'exercice de l'Espée senile dans
sa perfection, dedié a Monsigneur le Due de Bourgogne
p9r le Sieur de Liancour.
Il nostro autore fa prendere una assai graziosa posizione
nella' guardia, la quale ò quasi simile a quella di Marcelli^
menochè il pugno armato è ali? altezza della spalla, e la
punta air altezza degli occhi, e nel vibrare il colpo fa por-
tare il piede destro più in avanti, in modo che l'attacca-
tura dell' anca è orizzontale al ginocchio. La passata sotto
il nostro autore la fa eseguire portando il braccio sinistro
indietro, e Marcelli fa portare la mano sinistra a terra, fa
55
eseguire la fianconaia (1) con l'opposizione della mano
sinistra. Parla del gihoco italiano, ma si rileva che non co-
nosce né il Trattato del Giganti, nò quello di Capoferro.
Esso dice che gli Italiani non parano mai, ma che tirano
sempre in tempo. Quanto ciò sia falso, chiaro lo dimostra-
no i due sopra citati Trattatisti. Quello che è affatto nuo-
vo in questo trattato è di tenere la spada con due mani ,
con la destra l' impugna^ nella maniera ordinaria, e con la
sinistra fa impugnare la lama quasi al principio del forte.
Eseguisce V Inquarto con qualche differenza a quello che
ora si pratica; e fa pure le prese di mano.
Non dà nemmeno esso il nome alle parate. AI capit.
IV dice: De la parade du fort de FEpée au dedans des
armes (è la parata di 4.a) AI Capit. Y. De la parade de la
pointe ou du fbible àu dedans des àrihes (è la parata di
7.a) Al Capit. YII. De la parade du fort dessus les armes
(è la parata di 3.a) Al Capit. YIII. De la parade du foible
ou de la pointe dessus les armes (è la parata di 6.a). Nel
Capit. XYII parla delle parate in forma di cerchiò, le quali
dice èssere buone contro tutte le sorte di colpi.
Questo trattato ò corredato di 14 tavole, più il ritratto
dell' autore benissimo inciso. Liancour morì nel 1732 ed e-
sercitò la sua professione 52 anni.
S 15. D'Angelo nato in Livordo fu reputato in Fran*
eia per il più gran tiratore della sua epoca e per il mi-
gliore teorico come ben Lo dimostra il suo Traidàto di Scher-
ma stampato nel 1763 in Londra con belle ed esatte in-
cisioni in rame , il quale fu scelto a far parte della £nci-
r
clopedia francese (2). ^
Non ho trovato fin qui altri autori italiani che inse-
gnino il modo di montare la spada, la scelta e la lunghez-
za della lama.
«
(1) Da noi detto Afezio legamento in seconda^
(2) D'Angelo andò a Londra nel 1755 per essere stato ricercato
dalla coite d' Inghilterra, ivi morì di anni 66. li 1 i luglio 1«02.
56
RicoDOsce dae guardie, cioè di terza e di quarta. La
posizione è quasi slmile a quella del maestro Xa/atf^ère re*
lativamente alle braccia; ma D* Angelo fa [appoggiare più
il peso del corpo sulla gamba sinii^tr». Il colpo è tirato co-
me quello del citato maestro cou la Jpiccola differenza» che
il braccio sinistro è un poco più lontano dalla coscia. Egli
è di parere che la guardia in quarta sia la più vantaggio--
si^ e la più brillante.
Dice che ioi questo esercizio sonovi cinque posizioni
differenti di pugno, offensive e difensive: prima ^ seconda ^
terza, quarta, e quinta.
Nella scherma non riconosce che tre linee i Udì dentro,
il di fuori e il di sotto; ed ò il primo, autore che parli
della ceduta di quinta sopra il colpo detlo di fianconatai
la qual ceduta è da lui chiamata Le Cave. Eg)i nomina la
parata di controcavaziom tanto nella .linea di terza che di
quarta, cai invece di eontrocavazione ora dicesi semplice-
mente di contro. Insegna parimente il modo di tirare il
piastrone» Xe Jlfur, 6no allora non in^gnato;edè di parere
che la parte principale per tirare di scherma stia nelle parate..
Non solo egli fa eseguire con molta grazia il mezzo in
quarto (demivolte) e V inquarto i ma insegna anch'esso le
prese di mano e i disarmi Dà insegnamenti del come re-
golarsi contro un mancino, e insegna i diversi modi di al-
tre nazioni, perchè uno armato di sola spada possa difen-^
dersi contro ^ada e pugnale, o contro spada e Cappa, o
Spada e lanterna, i quali ultimi modi ora non sono più in
uso presso nissuna nazione;, da in un Corollario dei pre-
cetti come uno debba regolarsi in assalto, e finisce con delle
osservazioni di Spada e Sciabla^
S 15. L' arte della scherma riceveva lustro in Francia
dall* opera del Danet pubblicata in Parigi nel 1766 , nella
quale sono descritti nove colpi per la cui esecuzione asse-
gna cinque gradazioni di altezza, e nove posizioni diffe-
renti del braccio e del pugno. Egli ^ il primo che descri-
ve la parata di punta volante.
37
Comparve poco dofo wo twtto anoftiino isonìto 4«^.
sto trattato» doye iBordacemente n accusa il Danti d'ar«ret
ìovertito T oi^n^ indicato daHa oaHira per i colpi ; d'aver
trovato più parate seDOtpUci elie oolpi; di non uver coao-
scMito le parate di meiuio-ooiilra ec.
Ad :Ci|ta dì tati criticheil D09ei è atato il primo che ab-
bia tioniito parola della panala di pània wdante^ come si è
detto e che nomini le parate .di miswHconlTOf non aìnnuesse
però d«ll' «iitofe. Creda. far cosa grata ai leUari, che desi-
derino approfondirai in ^esf aite , liportanéa ^ su qnesto
ppopoaito le qUisAiom dei censori con X antore.
:l(d séòOiido tomo di.quell''opera «a pag. 72 %ì legge:
« Cenaeuìr inqntoyaUeitesantras makres, Udit qne oe
« qnè quelqùea iws d'eux appeUent màl-à-propos: Demi-
« contre de quarte» ei deminconlre de tierce, n'est'auùre
« chòse que le conlre sknpie; il eutt dn eiposér cfuel est
« ce demi^sontire qa il v«ut critiquer; car*de bonne foion
e ne r cBÉend f as ; «mais comme il vent faire eiitendre qu' il
« n'j a point de Demi-Contre^ on va lui pronver le oontrair
« re; on snj^oae étre en garde devant lui Tepée engagée
« de tierce, on lui marque une feinle de aeconde, sur oe
<c lemps il tire quatte sur les Airmes; si l'on pate tìerec
« il est kidubitable que Ton pare aa simple ; si l' on pare
< ee eoiqp de quarte ce n' est point une parade tàmple, pui-
« sque OQ ramène en quarte un coup tire en tierce ; mais
<t le contre n'est point entier, parceque en marquant la feinte
« de seconde, on a déjà fait une partie du mouvement pour
« venir à T Epée dc^ quarte; le demi-contre s' exécute éga-
K lement en tierce quand etant engagé de quarte, on fait
« feinte de quarte basse, et que Y ennemi, tirant quarte
K haute sur ce temps, on pare oe coup en tierce; queTau-
« tour n' imagine dono pas avoir parie en oracle à ce
Ji snjet. »
L'autore risponde: a Jamais les Armes n'ont admis
41 de demicontre, U n'y a pas trois Accademies dans Paris
c< où le Maitre disc à son Eleve, parez — moi de demi-con-
o9
et Ire ; sì Vùu rovMì p«rt«ger fee pn^ades et Tes bottes; tt
<« ladmettre de demi-sìlaattons ou poskions è cbàque partir
a d'execution, le Maitre ei VtS^e nesereconnottroiet pltti^
(c dans la pratique et rensegneiment.»
Il Danet sbaglia ciò che dice al tomo 2.o pag; 9^*^
it che un nominato Ductmdnty otò il primo nel- 1638 far
« tirare il colpo portanda il piede^ diritto in* ayanCii novità*
f( che dovè molto sorprendere..»..».
Ciò* chiaramente' dimostra cheil Danet* è nella {Hena igno*>
ranizadei trattati, itdiani. L' Agfij^a^ fa tirare il colpoy peri-
tando il piede diritto in avanti senza però, benissimc^' de-^
scriverlo; (1) e questo maestm italiano seconda T opinione
di diversi scrittori pubbUcòi it suo. trattato nel. 1536 eioò-
99 anni, prima del Dooondr.ay^ U yiggiem nel 1575 lo de*<^
scrive esattamente, come. a suo lungo- ho- osservata; non»
mena che il Gtjran^i nel 1606, e C4ipo-/(rrro nel 1610 (2)..
DietrOil.al&optnion& concludo^» ebe t{\id\ù efaediceil i>a««^3
relativamenle agi' Jnguarit sJle intagliata ^ bo» approvando^
questi colpi fatti dagli Italiani*» faccia, con ragione suppor-
re,, che- li abbia visti eseguire* da tiratori francesi non ese^
eotori precisi, % non letti nei. nostri XraUatii.(.3)i
L' autove nella introduzione al suo^ trattato^ a pag^ XIV^
Tomo 1 dice che d' Ànfelo- è inglese- è non italiano^, quala
rho dimostrata parlando di questo Trattatista; ben* è vera
però; che al Gap. XI. pag. ^8, incorre in una contradizio^
ne, ave fa cosi insorgere la. questione i; a Frattanto il aigno-^
(t) Vedi parte t.a Capit* 3;"^ F.a 2.a La quale è copiata dàUa Ta-
vola deirAgiippa.
(2) Vedi F.a 3;a
(3) Mi confermo séinpre più che il Danet ignorasse- a qod gmdo fot-
se la Seherma in Italia, 053ivero cke non é di buona fede in ciò chedica^.
poiché seguita a p. 33 del tom. 2.<> a dire « In Italia nel 1660 si cor
« minciò a stendere,, non a portare il piede diritto in avanti, ma for^
« mando: del grandi scansi ( di vita ) » citando il Trattato
di Senesio^ il quale fu pubblicato nel 1660. GB antecedenti non voU^
conoscei^Ui
«9
*« rè ^lìialòte di Londra, che è ftftUàoo, «-clic vói ditew...ec.)»
Dunque non è più Inglese I
Il Danef afferma nel iomo I pag. 144: «che St.Didiet
« è il fondatore dell'arte delle armi in Francia^ ch'ei fu
ti il primo che dedicò al Ré nel 1573 un trattalo con fi-
gure ec. » Ed in seguito nel tomo il. pag. 31 e 3S dice
che-: <x gl'istessi prineipj'del ^t, Didier erano insegnati in
« llalia nel 1570 da ^acomo di Grasii da Modena » Mi
fiare che Fautore in¥ece dovesse dire che il 5^. «Dtrfter in-
segnava in Francia nel 1573 li stessi -prìncipjdel Gra$gi da
lui puhblioati in Modena 4iel 1578^ Credo che chi insegna
ire anni dopo eoa l' ii^tessi principj sia il aeguace -e non il
maestro I
É cosa veramente meschina il volerne togHere il merito
agi' Italiani I Chi niega aUrni i pregi si riconosce dì gran
lunga inferiore (1). H nostro autore dice tiel corso dell* ope*
ra, -elle i Francesi sono i primi maestri e tiratori del mon-
do 1 Con qual fondamento Dio lo sa.
Nel 1502 quando più fieramente si azzuffavano Fran-
cesi e Spagnuoli contrastantisi il possesso d* Italia narrano
gli storici di una sfida, tra 13 IlMiani, e 13 Francesi; la
causa si diisse per aver tal Carlo Anojero,détto per sopran-
nome il Mot(a francese^ parlato contro f ooore italiano ma
venuto in cpgùiìione di ciò Prosperò Colonna ^ mandò a
fnentire l' Anojéro ; quindi la sfida che fu accettata dai
Francesi. Questo dimostra tutto il contrario di quanto' as-
serisce fl Danet; e siccóme è fòtto storico, il qnale può
£(ervire di esempio, e di 2elo , per sostenere 1* onore italia-
no, credo di )ion fare cosa spiacevole al lettore riportan-
dolo, quale ce lo ha tk^mandato il sommo storico nostro
Guicciardini (2).
11 Campo per la sfida fu stabilito fra BarUUa, Quadrato ed
(1) I Francesi ai tempi di Montaigne venivano ad apprendere la
aostra scherma. Essays 1. 11. Ch. 15 e 17.
(2) Uh. y. a p« 46« Ed.e di Livorno da} torchi di Glaaco» Alasi 1833.
60
Andria, e fu assegnato iiod spano éì nn ottavi) di miglio
marcato con un solco.
I capì degli eserciti scelsero i più valorosi fra i loro
soldati .... « il capitano con la maggior parte dell' esercitò
Ci aocompagnò i suoi insin». a megzo il cammino confor*
« tandoli »...
a Co' quali conforti condotti al campo pieni eiaseaoo
« d' animo a d- aidore, essendo 1' una delle parti fermatasi
« da una banda dello steccato opposita al luogo dove ai
« era fermala V altra parte come fu dato il «egno, eonero
« ferocemente a scontrarsi con. le kmee: nel quale scontro
f( non .essendo apparito vantaggio alcunot messo congran^
« dissima animosità ed impeto mano all'altre arme, disMit
c( strava ciascuno di loro; egregiamente La sua virtq, con*
« Cessandosi tacil^merite per tutti gli spettatori, che diletti
« gli eserciti non potevano esser eletti soldati più valorosi,
c< ne più d^gnl a fare si. glorioso paragone. Ma essendosi
« già combattuto per non piccolo spazio, e coperta la ter^
« ra di molti pezzi di armature, di molto sangue di feriti
« da ogni parte, e ambiguo ancora l'evento della batta^
«X glia ; riguardati con^ grandissimo silenzio (ma quasi con
a non minore ansietà, e travaglio d' animo, eh' avessero lo-
« ro) da' circostanti, accadde che Guglielmo Albimmiey uno
« degr Italiani, fu gittato da cavallo da un Franzese; il
<,( quale, mentre che ferocemente gli corre col cavallo ad*,
(c dosso per ammazzarlo, Francesco Salamene correndo al
(( pericolò del compagno, ammazzò con un grandissimo col-
(( pò il Franzese, che intento a opprimere l' A^itmonte, da lui
« non si guardava. E dipoi insieme con PAlbimonte che
« s'era solievato, e col JUiàle cheterà in terra ferito, presi
a in mano spiedi che a quest' efietto portati avevano, am-
4x mazzarono più cavalli degl'inimici. Dpnde i Franzesi co-
te minciati a restare inferiori, furono chi da uno, chi da
« un altro degl' Italiani fatti tutti prigioni » seguita dicen-
do il nostro storico, ch^ i prigionieri furono condotti a
Barletta? dai vincitori, e che l'aria rimbombava dal suono
61
deiki^ Ir^mJbe, dei Uunbuti, dai Imhì delie artiglierie, e di
pbiii96i e grida miUtari : a che offa Italiano pioouri fuaalo
K è in sé, clie i Demi loro trajpassino alia posterità» me^
» diaate l' istnmento delle lettere jou Tengo eoa dòaoom-
« pese il deeidevio di questo storico riportando i nomi di
qaesU valorosi italiani in qneata mesebina mia opera i quali
sono:
Ettore F%ermno$ca Capwno» fiftaentii» Cq^oecio, Gifmasmi
Bracahontf ed E^ort Gismemàt Bomaai, Jtfatvo CaroUarioi
da Napoli, Moriamo da Semi, MomantUo da Forlì» JLodoeten»
Amnàle da Temi» Fr<memeo Sohmome^ e G^gUtha» AIU^
numie Siciliani, JKiafo da Xrqja, e il JRiccì^ e.JPanfMh Far«
niigi^m\
Ma sQOza fimpnlare ^d* epoca lontana, venghiamo ad
una. a noi vicina, eÌ3è al tooipo cibe JMtiral era re di Na^
poU. Moltissvvi. s\ maeatri che dilettanti francesi evano nella
sna armata del Aegiia e negl' impieghi cifili, i quali a da
maeslri» e dileftanl» napoletani sono stati 8empBel)attuti.Ciò>
è un fatto incontrastabile , come lo è che i trattatisti di
scherma sono sorti assai più per tempo in Italia che in
Francia.
Quando il principe Etàgenio ora viceré d' Italia fu man-
dato di Francia a Milano li La MoUe per maestro al Colle-
gio militare. £ranyi allora in Milano due famosi, profiessori
e maestri^ Giuteppe Bianchi e AMonio Gagfini (1).
Diversi signori primari di Mflano, o dilettanti di scher-
ma rapprescmtarono al Viceré che avevano un celebre pro-
fessore (Bianchi), onde era nn^ ingiustizia troppo marcata a
carico de! medesimo col posporlò al La MoUe per istruttore
del collegio. Il principe saggiamente ordinò che fosse data
una pubblica accademia, e che al vincitore dovessesi conferire il.,
professorato al collegio. L* accademia ebbe luogo alla pre-
senza del viceré e del suo stato maggior con tutta V uffir
cialità di guarnigione; il Bianchi tirò con La Jlfol/e il quale
(1) Questa cddire maeslni napottUm in qiiest' epoca era V istrut-
tore dei dragoni délk guardia Reale Italiana.
«a
fo completissimaiiiénie battoio. Il Biatichi però getiéi^flPl»
eedè il collegio a La itfoUf » e andò a stabilirsi in Pavia f
ore da tanto tempo era desiderato e chiamato^
E nel momento attuale come si potrebbe fondatamente
dire che i Francesi nel tirare di schernua siano più forti
degli Italiani, e questi più forti di quelli? Per stabilire mi
fatto simile bisognerebbe che un numero di maestri e di-*
Iettanti francesi con altrettanti maestri e dilettanti italiani
Tenisscro al paragone , tirando divèrse volte insieme con
regole prestabilite sul modo di tirare. Questo a mio pare-^
re sarebbe il mezzo il più acconciò^ per avvicinare un gin-^
dìzio con qualche fondamento sulla jpreminenza della scher->
ma nelle due Nazioni; mentrechò qualunque altro mezzo
sarà sempre fondato suU' opinione^ e non sulla giustizia^ Di^
fatti la base fondamentale per tirar bène di si^herma ' con-^
siste in quattro cose principali ; nella perfetta conoscenza!
della misura e del tempo^ e nella massima esattézza e |ve-^
lécita cui tmdano le due scuole (1). Or dunque senteiizi
chi credesi tanto sapiènte da non sbagliare.
*
(1) Intendo parlare della para scuola di Grisetti, e Hosaroll e del"
la francese, e non del ginoco misto che a parer mio é il migliore per
aver riunito in se il migliore delle due jscaole (a) Eccolo: adottarlo iiU
la scttola francese; il braccio piegato onde ottenere maggior velocità;
il modo di sciogliere sótto misura con le tagliate sidla punta ossia
il- Coupéy colpi non ammessi nella scuola napoletana; (questi, non pò*
tendosi eseguire per il modo col eguale si legano la loro spada al* polsQ)
adottato il fioretto francese con una modificazione nella Coccia^ il qua-^
le .è più leggero del napoletano ed in conseguenza più agile nel maneg-
gio ; adottate in fine dalla scuola francese alcune parate.
Dalla scuola napoletana il modo di combinare le azioni su i mo-«
vimenti dell' a\;\^ersario^ cioè sul tempo; l' ìnqiutrlo, lo sbasso la pas^
sata sotto e V intagliata^ azioni rigettate dalla scuoia francese ; adot-*
tAXù dalla scuola napoletana \t cfedute su i fili,' il modo cK marciare e
{a) N. &• Vedi per il confronto di ciò. che è esposto in questa nota
le Fig.e n. 5 6 7 8 9 e 40,
63
Per lo spa&o di 50 amii. da Hemel fino «lUa Boa-
Mere quest'arie in Francia fìi staziònana » non euendò
progredita di un passo» quantunque CtiM' ailie?o deU* ac<*
cademia Reale di ^Parigi pubblicasse in Londra nel 1771
un Trattato sulla maniera di servirsi della spada. Si yide
in Parigi nel 1772 la teoria pratiòa della scherma di iVte-
eola I>émeu$e; nel 1786, un Enciclopedia metodica; e nel
1801 la ^herma aj^licata. all' arte militare» scritta dal cit-
tadino Bertrand.
^ 17. Michele Micheli fiorentino scrisse nel 1798 un
TraUatù in lode della nMle eacaUereeca arU della echer^
ma ai nobili e ciUoidini Toecuni^
È vero che questo trattato non ha recato niun vantag-
gio all'arte» non tendendo che a farla riyiyere nei citta-
divi fiorentini (1) ; ma siccome qua e là nel medesimo avvi
sparso qualche buon precetto paragonando due eserciti a
due schermitori, e non pochi fatti che proyanq il yalore de-
gli antichi toscani, mi è grato di qui riprodurli.
Ecco. a pag. 16 che cosa dice dei giovani fiorentini:
« Oh quanto con ragione potrebbero lagnarsi dei nostri
)» tenrpi F ombre di quei dodici prescelti, e arditi giovani
1» di Firenze appellati Paladini, che combatterono ed * at-
» taccarono il credulo invincibile,, e famoso Caoeo gran
» capitano dei Reggiani; e di quei cavalieri cosi detti
di levar la misura ; il modo, però modificato, di legarsi la spada alla
mano; come pure modificata la maniera di vibrare il colpo, cioè il
braccio diritto pii)i basso della scada francese e pia alto della napoleta-
na; e finalmente V alto del corpo più inclinato in avanti della tcuoU
francése, ed il piede diritto portato pia innanii della napoletana*
Con tutto ciò può trovarsi uno che abbia più attitudine per U
quattro cose principali di sopra accennate, e costui può ora appartenere
alla scuola napoletana^ ora alla francese^ e lasciare così in dubbio a
chi debba darsi la preferenza; ma a parità di condizioni, se ciò si des-
se in uno della scbola mi^ia, avrebbe dicerto un vantaggio reale sulle
due scuole per le maggiori risorse che essa presenta»
(f ) U che credo non portasse molto profitto nemmeno allora.
M
)»: 4ella Jbanda, nanali da Sci|NOiie Amaiirclo ìstorìca fio-
» restio» sei temo I drila sua istoria, pag. S57, quali spro^
» oaii daU' oaor deNa naaione io tutte le «coorpense deHa
» loro fAtiia « eraBQ djaiostratt valorosi e prodi fuer*
» rieri. »
Aammenta a fag. 61. a che .m lai Bu(maj/m$a ddiGu*
}^iigQÌ\, conbattaadbsi dall' emroìlf» fiamiata F anno
)» IStlS, Cu il primo a aaltar isa ip jouia^ e piaotarri la
» bandiera de' cristiani con 1' insegna della palria ». 41mé-
Menta anco S valere di «a ^eerto Lamò^rt^ maróliesè di
Toscana, il qtittle in singoiar pugna vinse «n tal JMatmr»
creduto dal detto marchesò Ugo Te d'ilàlia >già Conte 4li
fieren^a, eoi qude «a ìnsòMa 'qnetfioae d'essere o no
fratijlli(l).
Narva pure «1 latto atscadtito 'aeH*Bsseilo*4i Firenze nei
45ia4i te^tknoniatea del ¥aì?ehi ifb. IX ^ag. 349 aerit-
love oettlave» il quale per 'far ««aitava ka .^^ito imarziale
di quei tempi «i dice» «che fMWtnn^pm ì FioNbtiiii fbaseaa
sMttamente assediati, ooospati assiduamente nda fàù va-
lida difesa ed ^aflKtti dalla loarsità dei cibi, non :ma&ca-
tono anche in >quèlle critiche cinoostanae spiriti ardili e
ftrti Ira i cittadini, )che >per vanficaDe la ifeUmia di vari
itsaditori iella fMitià psomiacoati .neir aaeiclto nemico » li
iOdasscffo afomale eìaii^^olani duetto.
Dice che lo afidatore fosse Lodovico di Gio. Fronpeioa
Mariellif^ lo sfidato Gioi^anni BandinuH siccome fu jconr
-venuto per patto che ognun .di loro si scegliesse un com-
frigno , il Martelli ai frese Jkui^ .di fitaWo da Cadi^
gliom^ei. il Bandini 'Bétiino di iCatlo àlbobrandini, La
irabbia da ambe le parti ^ra ^eecesiva, e perciò ostinata la
pugna , quantunque non riuscisse favorevole alla buona
causa, giacché il Martelli, che òòinbattò contro il Bandi-
(1) Per 'tal. ragione 11 'manbese Laad>c!ito sfidlò il) re t%o, cheac»
cettò apparentemente la sfida, ma.elw iper viltà no |ier altra eaiua in-
caricò Teodoìno che in sua vece sconosciotamoite si battesse» Vedi
r Anuniràto tom. '1 pag* 7S*
65
ni , ricevette una ferita per eui morì, e DanU lasciò morto
ful campo V Aldobr andini.
Ecco come descrive questo precetto di scherma faren-
do il confronto di due esercita a due schermitori. « E
« converrà vedere in una total decadenza un* arte , che
» vanta non solo la legittima provenienza da quella della
» guerra » ma il più plausibile ed eflBcace mezzo per am-
» maestrare nelle sottigliezze guerriere i seguaci di Marte»
» ponendosi eziandio in esecuzione in essa singolarmente mia-
» si tutto qudlo, che con un esercito si dee operare per nen
» riuscire in una battaglia. Vediamo in brevi note il parallelo.
Due eserciti nemici- si presentano per venire a batta-
D glia: nel combattimento o giuoco singolare della spada
1» si confrontano i due avversàri o gioocatori. La pruden-
» za insegna al buon comandante dì un armata, avanti di
» venire col nemico a giornata campale, far prova delle
» delle di lui forze e valore per via di scara muccie e falsi
» attacchi ; un istesso metodo è necessario pel saggio giuo-
» catore di spada avanti d* impegnarsi in azioni , partico-
» larmente di risoluzione, onde congetturare la cognizio-
» ne e perizia dol competitore mediante un giuoco tratte*
Y> nuto e semplice. 1 due eserciti si attaccano veramente ,
» o pure finge uno di essi V attacco per richiamare in quel
D punto le forze del nemico, e agevolarsi intanto la ma-
» niera di assalirlo con tutto, il maggiore impeto per al-
» tra più debole parte; e con la spada similmente si usa-
» no gli attacchi per operare, e quelli per fare opera-
» re, adescando con bel partito T avversario a vibrare
» la stoccata in quella parte ove appunto si attende, per
» repeterc dopo la difesa altra operazionn in risposta non
» suscettibile a parata. L'esperto generale sa eseguire iu
» tempo i suoi disegni, e approfittarsi della opportunità dello
» sconcertato nemico, replicando assalto ad assalto, finché
» non resti totalmente disfatto e disperso; T istessa pratica
y* il perito ed abile giuocatore dì spada mentre opera di ri-
» soluzione e di prima intenzione nel tempo di qualche
9
66
)i> Qìovimenlo dell'av versano, o()era aocora di seconda e tersa
)) intenzione, e fa succedere ad operazione altra diBerente
D operazione» ad oggetto di mettere in orgasmo e scom-
y> porre V avversario istesso , onde giungere a colpirlo. Gli
y> eserciti contrari fra di loro con finte, astùzie, e artifizi
)) militari tentano reciprocamente ingamìarsi» e per quanto
D sia grande il numero di questi, altrettanto sono senza
y> dubbio, e forse più dei due schermitori, le finte , le ca^
» yazioni e controcavazioni, gli scansi, gli sbassi, le col«-
ì) legazioni, i fili, le cedute, le puntate, i tocchi, gli sforzi,
y> le mutazioni di posizioni M altro, onde scambieyolmente
» deludere: quelli s'investono, avanzano ^ retrocedono:
» questi si assalgono, avanzano e s'incalzano; e finalmente
)> gli uni vincono o sono vinti, e gli altri pure cedono, o
» colpiscono ».
In 6 ne rammenta ai Toscani, per destarli a maggiore
emulazione, gli altri esercizi ginnastici che venivano prati*
cati con amore dai nostri antenati, come per esempio il
Calcio^ che trae 1* origine dal giuoco della palla ritrovato
dai Lacedemoni, detto dai Greci Feninda. Così lo detta :
Cinquantaquattro giovani nobili dall'età di 18 ai 45
anni ne erano i giuocatori, che spartiti in due schiere a
piedi e disarmati eseguivano il giuoco con un mediocre
pallone a vento, spingendolo con pugni o calci, onde farlo
passare di posta olire al termine opposto.
In Siena era in uso il giuoco della pugna. La costu^
manza ne è antichissima, perchè fino da remotissimi tem-<
pi cosi i Romani esercitavansi , come riferisce Tacito nel
lib. XX de' suoi Annali. U Tommasi lib. II pag. 83 vuole
che i Sanesi fossero chiamati a Roma per rappresentare
tiel circo massimo la pugna, ordinatavi tra gli altri spet*
tacoli da Tarquinio Prisco dopo la vittoria sopra i Latini,
appoggiandosi quello storico al detto Livio , il quale dice che
tali' giuocatori venissero dalla Toscana.
Questo giuoco si divideva in due partiti ; uno detto la
fazione degli Scolari , l'altro degli Sviati; in cui erano mi*-
67
schiati nobili e popolani. Nella stagione del carnevale qae-
sto giuoco eseguiyasi al dopo pranzo, a cui solo potevasì
dar principio al suono di alcune trombette, che si faceva-
no suonare dal governo. Per V esecuzione del giuoco si di-
sponevano in linea a fronte gli uni agli altri, sparlili in
più Ole; ciò falto attaccavasi il combatti mento che spesse
volle riusciva mortale.
Finalmente a Pisa si rappresentava il tanto rinomalo
giuoco del Ponte, da cui il popolo era esaltato fino al fa-
natismo, laiche succedevano non poche uccisioni. Per que
sto venne dal governo soppresiso.
Cammillo Ranieri Borghi nella sulla oplomachìa Pisana ,
o Ballaglia del Ponte di Pisa , vuole che tragga origine
da un militare esercizio, con cui gli aniichi greci ammae-
strassero i propri soldati; e che Tuso portato da Pelape
d' Asia in Grecia, ove egli fondò la città di Pisa, o Elede,
venisse traspianlato da una Colonia di Elede nella nosira
Pisa da loro fondata.
Termina il nostro aulote col dire: a Questi furono per
D gr inleri secoli i divertimenti e spettacoli che in alcuni
i> prefissi tempi, e in certe memorabili occasioni si usava-
ì> no dai Toscani, volendo, dirò cosi, in sì fatta forma da-
Ti re una riprova al mondo dello studio eontinuo e dei
D progressi falli nel decorso dell* anno nei consueti e ne-
)» cessarii esercizi cavallereschi, sempre atti incontrasta-
D bilmente a f^r l'uomo forte, agile e destro, d
Sono un pò escito di strada, ma infine ancor questi
sono esercizi ginnastici, che mostrano il carattere bellicoso del
nostri padri; onde sfiero trovare compatimento dai mieilellori.
S 18. Nel 1800 fu pubblicato in Bologna uh TrattiUa
di Scherma, ossia modo di maneggiare la spada e la seiaMa
di Paolo Bertelli.
Questo trattato se non ha fatto fare progressi alt^arte,
paria però con giustezza delle cose ivi descritte. Ci si rin-
vengono delle buone nozioni per apprendere il ipaneggio
della sciabla, ed avvi un corredo di cinque lavole assai
68
bene disegnate ed incise. In generale parla troppo superfi-
cialmente di tutto ; la sua mole ce lo accenna a prima vi-
sta essendo un piccolo S.^' di 100 pagine; perlochè que-
sto libercolo è insufficento a chi desiderasse approfondirsi
in quest' arte.
S 19. Veniva pubblicato in Milano nell'anno 1803 dai
due amici RosaroU Scorza e Grisetti Pietro (1) un libro
col titolo La scienza della scherma. Questo è T ultimo ed
il più esteso trattato italiano che sia venuto alla luce , in
cui può asserirsi esservi precetti e regole buonissime, co-
sicché non posso fare a meno di parlarne, con non ordi-
naria reverenza. Ciò non pertanto il rispetto per i sommi
uomini, non ci deve chiudere gli occhi su i loro difetti,
né tampoco ci deve fare astenere dal rilevargli alla gio-
ventù > onde abbagliati dal nome non segnino di quelli an-
cora le massime difettose. Un tale silenzio da una parte
indurrebbe i' incertezza dei proprii principii , e dall' altra
nuocerebbe assaissimo all'arte la quale non farebbe che lenti
e mal fermi progressi, sempre involta nei vecchi e nuovi
errori, E siccome è pur troppo fatalmente noto che non
può darsi opera umana scevra affatto di difetto , io per
quanto la lunga pratica e studio di questa professione mi
détta comincerò dal fare alcuni rilievi intomo alla guardia
da loro adottata, intorno al modo di tirare il colpo e in-
torno alla velocità. Non lascerò di considerare la parata di
prima, alcune denominazioni dei colpi, e qualche contradizione.
Qai solo terrò parola di alcune loro false denomina-
zioni e contradizioni , come pure del loro sistema di le-
garsi la spada , avendo del resto diffusamente parlato nella
parte seconda di questo mio trattato.
Dicono al <c J 170. Del filo a cartoccio con finta. » lì
nome di finta é generico , che si dà a tutti quei colpi ,
i quali non sono terminati; e non può mai terminarsi a;ì
azione con una finta , ma bensì con un colpo. Per esempio
si dice finta di tagliata (Coupé) e cavazione ; finta di co-
(1) Ambedue allievi di Tommaso Bosco professore in Napoli.
69
vaMione e eamxione ; finta di capirUno e colpo diritto ; finta
di due giri di spada e cavaxione (1) ee. Danqae è chiaro
che esprimendosi nel modo usato dagli autori non s'intende
qaal finta debba essere eseguita* II nome di filo e il nome
di un colpo, per conseguenza sembrerebbe che questo do-
vesse esser tirato a toccare ; ed il nome di finta, come ho
osservato di sopra è un nome che si dà a diverse azioni
che nou sono terminate. Solo dal dettaglio che essi ne dan-
no rilevasi, che la finta deve essere la cavaxione; per ciò
la denominazione iu discorso si doveva da loro chiamare
Finta di filo a cartoccio e cavaxione.
Al (($94. Della toccata falsa t>. Ancor questa denomina-
zione non è giusta per l'oggetto cui deve servire. Que-
sta è messa da loro in uso per conoscere il [proprio ne-
mico, o per invitarlo a tirare. Osserverò che il tocco ò
dato realmente, dunque non è falso; perciò la denomina-
zione sarebbe, più giusta se fosse stato detto del tocco di
Spada d' indagine^ perchè appunto deve servire per inda-
gare r intenzione dell' avversario. Forse mi si potrà dire
questi sono nomi convenzionali, e perciò basta un nome
come un altro. Io credo con buona pace che dalla giusta
definizione dipenda la vera scienza^
Al aS 7^* Della botta diritta tirata col piede indietro ì).
Ecco come la descrivono : « La stoccata sbracciata con tut-
» te le regole accennate è invariabile, cioè in quella tirata
n portando il piede destro in avanti, ed in qualunque
» maniera si voglia tirare, è sempre la stessa ». Da ciò
chiaramente si rileva che in qualunque maniera si voglia
tirare, è sempre uguale; ma al S 124. si contradicono
così esprimendosi: « La stoccata del Cartoccio è più lun-
» ga e più forte, ossia di maggiore effetto di qualunque
)» altra. Ella è più lunga, perchè essendo la vita inclinata
Y> sulla direttrice, questa inclinazione spinge il colpo più
D in avanti per tutto Io spazio del di lei abbassamento.
1» V effetto di questa stoccata è il più grande che si pos-
(1) Anche chiamata contro-cavazìone, e cavazìone.
70
» sa olleoere . ...» La ctmlradiùone e pateoie; e se i
Kgaici di questa scaola saranoo di boona fede, eònverraa-
no per le ragioni addotte qui sopra dagli stessi loro mae'
stri che il colpo tirato nel modo del sistema del giuoco
inislo è migliore di quello adottalo da loro, perchè si.af vi-
cina alla itoccata del Ioto cartoccio (Vedi F.a 10 e F.a 12 (1).
Flg«i iO cbe rappresenU il colpo vibrato del giuoco mino.
Il eterna usato da questi autori di legarsi il fioretto
alla mano, certamente assicura dal non restar disarmali;
ma il modo di legarlo cosi gli è svautaf^ioso, allorquan-
do trovansi serrati in misura, imperciocché loro resta dif*
ficilissimo il poterla giuocare.
Riuscirebbe ibrse troppo nojoso al lettore, se io qui no-
verassi tutti i sistemi a tal' uopo descritti, imperò dirò
solo U 0nale del S 55 ... « Quindi lo avvolgerete ( qui è
« tm fazzoletto, in aliri paragrafi è un laccio di seta della
(.1) Capoferro là eseguire il colpo quasi nel modo stem del Car-
toccio dei ^detti autoii, e si avvicina molto a quello del giuoco misto
Vedi. F.a 3.a a p. U.
71
li lunghezza di circa otto palmi) da dentro io Aiori in-
« tomo al polso per due volle, fortoueate slriiigendo in-
« sieme il manico ed il polso, avverlendo sempre di re-
a slare libero il pomoi». Cod ciò è facile giudicare, quan-
do sia cosi legato il fioretto, se si possa muovere con
agilità sotto misura. Nel sistema del giuoco muto si lega è
vero il lioredo pvT non restar disarmati, ma iu guisa da
restare scioltifisima la roano anche nel gioco sotto misura.
Flg.a 12. che rappresenta il colpo di Cartoccio (copialo delitraUato
, ^ .<U Orisetiì, e RosaroU.)
1 signori GriseUi e BssaroU sono i primi che parlino
di legarsi la spada alla mano e della linea direttrice ; «d
insegnano anche essi come i maestri del medio-evo il nao"
mento di dare il colpo di pomo , citando il Tasso come
sommo schermitore , il quale Io ha fatto usare a Tancredi,
uno di primi croi del suo gran poema , e per averto usalo
il Bosco loro Maestro , il quale faceva fare uno studio
profondisaimo sulla maaiera di adopAere il jmmno col mas-
simo effetto possibile. GiustilicaDo poi quesl' uso col modo
di fare la Balestrata (Vedi $ 274.) che consiste nello^
slanciare disleso a terra 1' avversario.
72
Parlano della Circolata azione che consiste nella ma-
niera di girarsi col corpo in guisa da trovarsi colle spalle
ove prima era volto il petto , e cosi ferire inaspettatamente
r avversario. ( Vedi S 278. )
Nella Parte II. al cap. lY. trattano della presa d'arme.
(c Per presa d' arme s' intende dagli schermitori 1* impos-
<K sessarsi della spada del nemico prendendola colla mano
« sinistra nella coccia o nella guardia , arrestando le sue
« operazioni col farlo prigioniere. » Per appoggiare questo
lóro sistema adducono i seguenti fatti. » Basta discendere
« col pensiero nell' arena gladiatoria della immortale Roma
« dove accorreva spettatrice la romana gioventù per av-
« vezzarsi al sangue e formarsi un cuore militare e vi
« vedremo i gladiatori alle prese. Allorché veniva fatto
<i ad uno di essi di vincere la spada al suo avversario,
tf gli puntava la soa alla gola o al petto , e repente voi-
ce geva lo sguardo all' intomo dell' anCteatro : se il popolo
« strette le quattro dita della destra , stringeva anche il
« pollice y egli generoso risparmiava la vita al nemico ;
c< ma se il popolo medesimo alzava il pollice, all'istante
« lo trafiggeva (1).
Le prese che descrivono sono varie , cioè : Prese di
Qwitichiata , Presa di slogata , Presa di terza alta^ Presa
di seconda alta o in linea. Presa di spirale^ e Presa di se-
conda bassa.
Al Cap. V. parlano delle conlroprese , col qual nome
indicano le azioni ,. con cui uno può non solo svilupparsi
dalla presa , che V avversario tenta di fare , quanto an-
cora di sorprenderlo nella sua azione ed impadronirsi del
ferro. Queste [iure sono diverse e così da essi chiama-
te. Contropresa alla presa di seconda bassa^ altra contro^
(1) Sarebbe stato desiderabile che a questo passo gli atitorì aves-
sero indicato come il gladiatore , voltandosi repentemente potesse a
colpo d' occhio giudicare quanti avessero il pollice alzato e quanti 'é
pugno stretto, imperocché parmi impossibile che migliaja di spetta-
tori fossero concordi o per la vita o per la morte del vinto. —
73
presa alla preia di seconda bassa nel caso che la spada sia
legala alia mano, contropìresa 'di Boleslrata d' inquartata ^
eoniròpresa alla presa di aifviiicchiatà , detta contropresa
di avmticchidta in derido*, contf^opresa di Bàleàrala bassa,
eoniròpresa alla presa di terza alta , controptesa alta presa
di slogata^ contropresa alta presa 'di seconda alta,' contro-
presa alla preàà di spital'e, àòntroprésa alla Balestrata.
Il Cap. VI e intitolaCo. « Osservazióni stdla fisonomia
su varii temperamenti degli uomini, e dell'uso che si dee
farne nella scherma. )> Dopo una breve intròdaziotie , in
cai ne dimostrano 1' Qlililày seguono col dire, a La scienza
« della fison<miift è quella ohe c'insegna a conoscere l'u-
« more 9 il teinperamento » o la disposizione di una per-
ei sona eolia semplice' osservazione delle linee della sua
« faccia, e de* caràtteri de'saói membri, 'o deHe sue fai-
« tezze. )) Premettono che non vogliono 'nòjàré *il lettore
con lina lunga litama degli autori, che faannlt^ trattato,
questa materia , soflo contentandosi essi di citare Aristotile.
Quindi scendono a fare la distinzione dì diversi tempera-
menti degli uomini , l quali dS«;ono classarsi generalmente'
in quattro specie, secòndochè i Bsici insegnano , j[>ercliè
quattro sono i diversi umori; da -cui la * compiessìone del-
l' uomo è* fermata: e sono il sangue, Ja collera, la flem-
ma e ìb, mettmeoniu, ónde i temperamenti degli Uomini
sono o sanguigno , o collerico o flemmatico , v melanco-
nico. Vi sono però antehe' delle divisioni inteniiedie , come
flemmaiic&-sanguignò ', cùHerico-flemmatico.
Un uomo di ttn temperamento « abbondante di sangue
ce e flemma si dirà flemmatico-sànguignò , un altro per la
« stessa i^àgioné si dirà collerico^emmattco, e così degli altri.
Dopo una tale divisione passano ad indicarne i se*
gni , i quali sono il resultato di una lunga e ][>rbvàla os-
servazione, com'essi dicono , di celeberrimi ^rittori fatte'
per riconoscere dall- esterno il temperamento degli uomini.
Per non dilungarmi di troppo riporterò solamente la con-
clusione che essi tirano in tale argomento. *
73
74
Dopo avere insegnato il OìO()o di coaoscece il tempe-
ramento sanguigno , concludono : « L' uomo di questo
u temperamento è sincero ed incapace di . doppiezza, è ge->
« nerosp., agile » e cap^ce^ i(\ g^an, progressi nei mestiere
« delle armi. »,
Dopo avere indicato i segni ciie cantradi«tingMono il
temperamento collerico , dicono ; <|c II svio carattere, è
c( molto propenso alla superbia /e4 ali* ira; è valoroso na^
« turalmente,, agile ed instancabile nella gjnnasMca» tal»
(^.chò sembra formato espressamente per maneggiare le
^. armi* ».
Il flemruaticQ , dicono qssl : ^< suole incominciare' ad.
« .impipgparsii dalla fanciullezza, ed jà perciò (ardp di moto
(c e 4i poco brio , e diffipilissimo all'ira , tuUoqbè ne. abbia
tt bastante . motivo , quindi non ò questo un temperaioenjlo
ce a^atta^p pe '1 mestiero delle armi. »
' De(, tempersamento melancoùico. concludofio. che <c I^'uo-<
mo di questo temperamento suol' essere, pronlo a: temere
anche senza ragione, e quindi difficilissimo a j^i^qn^^e/,
e,. tanto più capace di tradimento, quanto nop è su^etr
libile di vero vabr^ ; nplle, nimiti^e ò implacabile b. q
siijcde conservare ta)pi!^ 1^ . st^s^ copt^ni^a» nelll aini«t9Ìli>>>
I nostri, alatori non ci dicQnp , $p un upmp. djì t^l jtempis-!
raniento sia.a^tp o ^a all|i. sc)iorma;^ed io^nrpu» opo facvi,
alcuna riflessione.
N^mimeno dei collerici flemmc^lici ci^ d{<H>no ^ , ^ pijnssanq
essere capaci al maneggio dpUe.armi^ m^ d^l collari^. 8^Dg;ui^
gnOofinisppno con dire. « Quindi un uoi^ di qij^ta . cpm-*
e ple^sipue sarà sdegnoso ardito, decisp generoso, ottinio ,
« []^^ maneggi/etre le armi ed ip. conseguenza per la)^
Si^hecma» »
. DfiQo^a del 9eqaiqa(iqp pielanconico cbe: « l'opipo di
<c questa complessione sarà. codardo e inp^ipap^ di trattare,
(Cile armi) <c. e »: gli uomini di temp^ran^pnto flemmatico
^ .s?ingi)igDo saranno buoni pel mcstlearo delle armi. »
Dopo tutte le accennate d|islinzÌQni di tcipppramento
75
scendono a concludere che T esperienza ha sempre di-
mostrato' che la disposizione pél collerico sanguigno è la
pia vantaggiosa che Y uomo possa avere , per rinscire nel
maneggio delle ^rmi ; e soggiungono eh' è di necessità co-
noscere ogni temperamento , indicando il modo di combat-
terli. iFroppa lunga sarebbe innche la pura indicazione dei
metodi dai nostii autori accennati , molto piii che questi
trovansi in jparte nel corso di qaesta opera.
Ai Càp. VII. fanno alcune Riflmioni sulFaSBaUo }
riflessioni giustissime , di etri sarà parlato a suo luogo;
perlochè qui citerò soltanto alcune loro massime. Dicono:
« Non bisogna fare freqtienti assalti che con amici veri e
« sperimentati. L'invito ad assaltare di una persona ' in-
<c cognita non si rifiuta , ma iiòu si accétta' più di dua
« volte jf.
Nel Gap. Vili pariano delle accademiìe , e HéHa parte
III ragionano intomo le applicaxioni di alcune teorie ri
meccaniche che geometriche Ma Scherma. Seguono nelcap.
1. le rlflemoni suila guardia, di cui parlerò con alcune
mie osservazióni nella seconda parte di questa opera.
Al Gap. n avvi un ragionameìtto tif/ol'no àllkfpainc&n'
riderata comie ìeva 'nèXV'oUmcOj ed anche nel fUo della tpa-
da; ed al Gap. IH parlano del picco e dello if&rzo della
mederima « quanto bdbe ci fu, ^leotfo , 1^ inslìxzaré <gèo-
n metricamente le circostanze, e gli accidenti ii^Na guar-
ii 4dia ^ taectanicamente qudli éhe spettano M^tMàteo, ed
» ai fili 'éi spada; altrettanto difficile ci senibrà dovere He-
)i sciite tin esatto sviluppo di dò, ebe éoStitbiéGe il me^te-
» matico fondamento delle arioni sles^ che ' denominate
» vengono em vocaboli Piceo e 'Sforzo di Spaiai»*
Bamo impiegato 3& pagine per pmvnve ^ m a tan a li ca-
mettfe la fona e la vdocilà che si mette in mo, faeeiii»
le dette arioni. Ma con ciò quale vantaggiò Itanno Mràtó
air arte? Fuorché a pochi, è un unbrogliar la testa con
taalt calceli; ed è più proficuo che sia fatta conoscere la
gradnanoBc Mia laon deHa sfmiBf e che si iica chefir
76
esieguire questui azioni abbisogna che il proprÌQ /qr^e.^sia
nfesso a eo&Catto dd debole delia spada neiqica. . QoA fa-
eeodo si da un Picco o striscio sullii medesima percorren-
do i. gradi fino at «emiforte; procurando di eseguirlo in
modo ch^. la punta non ^esca dalla linea direttrice, (1) son
di opinione che si ottenga V jstesso effetto .qoii queste ;po-
clie nozioni f quanto con tgitti i Joro csdcoli. .. ,
Il Gap. IV tratta della , mimra . e dello, schermire di
tempo i il Y è tutto dedicato Ma par<Ua MijaJnle^ e ciò in
dodici pagine per niezzo di calcoli matem^itici; e, nel VI
4
ed ultimo parlanp della possanza- deìla stoccate^. .
In questo capit^o credono di provare, previo un. cal-
colo matematico, su falso principio» che una stoccata yir
brata. col braccio disteso orizzontalmente equivalga , in in-
tensità « a più di due o tre volte quella, con cui è cac-
» ciata fina palla di /un oncia dal. fucile» oajricato di buo-
» na carica »!! !
Di ciò. ho parlato diffusamente altrove^, talché qui sol-
tanto mi permetto di osservare, che se il colpo descritto
avesse la velocità e la forza che gli, autori ci dicono, co-
me mia saurebbe possibile il pararlo? quale e quanta velo-
cità dovrebbe avere il pugno per arrivare a pararlo , do-
vendosi ^movere questo alla difesa nel momento che l'al-
tro tira, 6d in conseguenza il; colpo dee ^p^airtir., prima che
Talti^ faajia la parata? .
Ma qonpediamo per un ; momento il loro asserto, e per
conseguenza si annnetta che il colpo arrivi al pette del-
l' avvengano, tirato con un fioretto, e coti una lama napor
letana con. bottone fasciato di. pelle; quale sarebbe l'effet-
to di au tsd^ colpo? Se una palla di: ce^a ; messa dei^tro
(4). Faccio osservare che;al 5 SO parkndtìi di-uno schermitele che
lt{a>pei:,es^uìre uno sfoizo^ eoa: sì espriòuHio, « M^^^^come J^motp
» ddl' avversario :è progressivo^ e che un corpo in moto non trp-
» vandp alcun' ostacolo che lo pónga ia quiete^ . dee (abbandonarsi a
T» se stesso.... ». È vero che la Spada Ma in 'moto, cercando Quella
deir avvérsdHo, ma non è' ahbàndoi\atO; a se stesso, perché ó sosté-
atttp dalla mànof ed'é sottoposto alla, volontà. ip^r.aire^r^i....
77
un fucile oariqalo :Cop ^una €4rìca^l(MrdiJlarià- entra nei pet-
to di un ^oiiio,.9Ì può ben . oalcplare la potenza idi- un
colpo di duplice. feria, cojn!e8sl,4icono, cbo vien portato
da lina materia ts(n(o più resiatenl^ gnal*>ò l'acciaro, tm-
petto alla ceara, ....
E che tal calcplo, qoiii(& dissi .in ^iaeipioy si parta da
un datò falèo^jocn. vi ha 4pihÙQ« Qicoino che il braccio
steso può sostenere il peso. 4i libb, 33« Ma a che .serve
che il braccio pofsa ^ostenero p#fi sua, Qrtaiuu0ne<un peso
di 33 libbre, questo sformo non. ,ha; alcuri .Y.ah>re per deter-
minare lo slancio delia ;st(>ccat^;i f :ta^.:PggettD.doFnabb«ai
ricercare lo sforzo di .pr^piitsiane{ àid. pugno: e qneafoieoitie
ognuno TCfle è.fiuUp.^p^rìgii^rdo.albraisMo^'ilelcAm' della
competa estensione del .brapcio medesimo i-ei liasanéo-Ja
questione su gli stessi pijfncip), (vjsle a: dirtì^ dai pesò ohe
può reggere il braccio) se i\ . hraiQCto. steso può reggere
libb. 33, piegato comq .lo ò ne(U scuola del -giuettoniiAoi
sosterrà il doppip; dqnqne doppila verrebbe ad essere ia
velocità e la forza del colpo tirato cpn qu^t^ Aistena; (Vedi
p.a La Capit. 5.» di quest'opera: ) (l):i|iapti)e che è pa-.
tente che il J^racqio steso ha terminatp la . sua velocità, ed
in conseguenza se non. è egli messo in moto, da altra po-
tenza che lo spi|igf|, non. può pi^odi^nrCi nessunP:d|EBt|»;ed
in qaesto caso i nostri autori dovevano calcolare , se si
volevano partire da un dato generico, n>a gìusfa)» la, spinta
che riceve il colpo, nell' es^sione ,del ginocchi» sitiistro e
nell* avanzamento del, piede ^destrf,. e non già il peso ^he
può reggere il braocio posto, or^zontalmenfa»
S 20. U Barone. Bou^fitt Scorza nel Jl818 pii|»14ieav«
in Napoli un. TruU^fo. d^lla Sfodimàa o na ddilq $pada
larga; il quale nella prefazione a tale opera ci dice che,
dopoché fu .abbandonato io $cudo^ cambiasse d' espello it
man^gio ddla spada con l' ingrandimento della di lei coe^
(I). Dovendo tirare ait pugno ; ha più forza quando sia tirato coi
biacdo tutto steso, o col braccio piegato come tengono IMnglesincI
loro pngillato?
78
eia^ è che in consegdèiìza di tal cambiamento la scherma
anKh* essa sì cMviAèsse W in ite scherme, le qaaK nàcquero
9 dall' aso che ri rolte -fare deHa spada stessa, offendendo
» di panta^ di tagtio;; o vero di punta e di tagifo simul-
p taneamente. Quindi nacquero la scherma ddlasola pun*
» »ta» ehB tpro^priamekHe di spada ^ o «tero H Brandittocco
n si addomandò : quella ^a di taglio s! dénémtnò di èda-
» Uu; e qnéila mista, o sia composta della punta e def
D taglio, ohe scherliia dello Squadrone si chiama y>
■ 'Seguita dicendo; che queste tre differenti scherme furo-
■o dai popoli adottate iè ragjtone delle ahni dìfedsive, che
i loro arttsrsari ?ia.via messfero in uso bèlle battaglie, ial-
nientediò << doverono cM somma dottilna ricoirreTé alila oT-
m fesa di punta^ per poster tosi introdursi tra le giunture
» deUe armi difensive » ; ^e che i Francesi , Spagnttoli e
Italiani conservarono l'uso ereditato della scherma -daijli
antichi ftomani , cioè l' offesa della punta , pkittostochè
quella del taglio, là quale .tuttora conservalo. Soggiunge
«t'che ritalkmi hanno la scherma Napoletana di "Spada (1);
gli spagnoli tanno là scherma di Spada alla Napolletana
molto somigliatiteì ed i frahéesi hanno là loto scherma di
spada mollo dissom^liànfté dalle altre dire, cbme lo è del
pati ia di Ibro spada. Tutti gli altri pópdli non hanno scher-
ma alcuna di spada (2). ' '
Conti «de «e che siamo udlà massima ignoranza fappoìr-
» lo alla Spadancia.e che didlo autore di ti^esta scherma
)» mista di lagiio e punta ha làsciaio cosà alcuna scrìtta)).
Si vede chiaramente che T autore non aveva cqgnikio-
«e dei 4Mttati ìialiatii pubblicati intorno alla Scherma ;
poM^bè àUrimetìti «vi^bbc raduto cbe H Jgarokzo.T Agrip-
I ♦
(1). Qui V Autore, prende uno slwgUo, perché la spada mpoleta-
na si usa solo nel regno delle due Sicilie, in Torino e un poco in
Bologna ; le altre QiUtk d'Italió usano pia della spada ' franc^M t ^
giuoco misto.
{1], Il Florio nei. suo discorso sulla Scherma non è di quésto sen-
timento, ayy^nachè ivi al Gap. Ili e cosi intitolato — Qoorfrt ictie' vrt-
ri sistemi di schermire presso le nazioni Europee — Pag. tì9.
k
re
pa, il Viggitini, il Gigf^MK il Cappf^^KTo, iU§aro€Ui,il iferw
sicalo, ed altri ^no ^nlaita nella lom opeie dei colpi di
puata e taglio,. e.che di più. vi l^atino' cDngivftte dette fi«
gure diou)s<ira^v/j pev. detti- calpi. < i
< Io a 300|inii gloiìa . ($eguit«) deiUMilkioil italiano- cqo*^
i> fesso, che qu^Wto .lo questo; . Tral^loi ai e$pqoer dftUa»
9 Geri^al^mo^e 1! ho. mftfJtto ^ exliè quiadi qiie$tav-eehtr«
» ma del tratto- p^r noi . nitftiim. perehè divierM dà.^oellar
di sola pwt|i^ deMCÌttai%^.scÌBDBa.della8cbera(Mi,al Tof-
» 30 si 4^fie«.^ firn, mi ^fMtei.allitvo. (Ili) di acfaema.)!,
E veramente lodabile il Barone Scorza ^z eaeeni^^MH-
fossato allievo di si su^liitH»; IMUfestro^ondei tioa è àk porsi
in, dubbiovdiie la di Ijiù-.opftrsw qon, tali, princi]^ eoa potete
se Qsser^:ec^II(KfftHpsMia«f. • . . t* . .
Ma.qgU oi vaole^peranAdeie^eoft t^antonitài del. Simo
«che U( sfiada; «sottile dif.sdlaf punta; ceder debba. a, quella
» lai^a, che, di taglia' o. piwta affante. Vi. soac^eoeta dke.
y> queste, du^ sct^iirnQ^ (ftPtodiiveinai.fnaidi loro pee quAn-*
9 ta diverse, di oaratbei^A) debbono f.perfii»a*«t^rè).i - ikktT^
» mitorl nellUdopiyiiie;' d^ppcKwli^ admma atUmidiKiiìèk pbetr
» cauzipne o isao^uf» fà^iAo^ debbisi avefa. iiel^ combattaref
i> di sola p^iUj)f;Q,s#p)im tQiiimtà^Jmp^ 0. rstsolaaiwar
B siQAio le cnra^tefifjUfliQidel c<Mbi|4teM4Ui^ia)e^ puntai. »#
ìfx QQO di\{i49. QOQ'.lui qu^Ma .smt^nz^» e nouvCfedotcoa
cij> di inalveare . di r^l^enen^a; ^niQhe al sommo. PiOeta,9FTe^
gnaché. m^. trovo . ^el suo . poeuMt cot#U pfeoetjU; o^co&bpu^
re non la (;i;edevfL ;il sm o^/tei^». ajlovcbè scarifife il> suo
Trattato della 4^^>n^<^ d^U 5^(srni«« (Ìon^«rrò aotlo SAcok
lui, ch^ U schqrma dc^la Spadamì^i^ deUa .!Sft(M^ta e^ dello
Sqmdrone empito più facile) a^ «ffrendeosi. : . ,
i^d^.a conferma ch^ il. A^^fo/Z. noM^T dc^VopìaiìoqA, da
lui sopra espri^ssa nella con&inua^ioiiai^ di qnta^'* opètw-^tea'r
sa; chiamerò in sussidia il pariQy» dol Storio (^y cher: cosk
■
(i ). Discorso suU" uliUtib dsUa tebcànna al quadrò secondo "^Atmi
odierne Spada e Spadanfiia ^^otiot Catania 1328.'
80
sì esprime. « Ollìro ai , rapportali fantaggi h scherma di
» punta arreca «ncont ' quelli, che la spada Tince là Bàjo-
» netta astata* e tutte le altre armi in asta, come colla
» teoria della leva lo ha dimoislìrato RosaroU nella' sua
» scienza della Tattica iS 11 12 13 ». Il Florio segaita:
m Dallo esisto nei saj^fiori quadri risulla che la Seker-
-» ma. di punta o di Spada è superiore a' quiello dt spada
ìà e scudo, ed a quella di taglio o Spadantia.
. D 1. Pel meccanismo della eiostruzidne deH*arme.;
2.? Per lo sviluppo ed im]^iego delle forse fisiche e di
queUe morali.
« 3.^ Per la natura deHe ferite;
«e JL.O Per lo adattaménto nel combattere tanto in qùd*
y^ lo sciolto, o Yolteggiando, quanto in tinca serrata; e
«e 5/" In fine perchè rince ti^te le altre armi in asta».
Di pia il Florio ndla nqta I a pag. 34 parianllo di
questa trattalo del Bosarott conclude: <«Per tutta e deci-
9 sira coQfemùi di questo latto servir potrebbe la irascri-
jf rione idei Gap. li al|a parte II ove dice (il RosaroU) Meto-
3 dò di ferite di jnmltt piuUwtoehi ài 'taglio in ogni azio^
y> ne della Spadantia » E si osservi in proposito che il Ilota-
li Toll si propone in esso trattato di dimostrare la superiorità
)» d^la spadancia sedia spada . e che poi con le sue teorie
)» ed aswertimenti ^ si può concludere a favore della pbnta. »
Bd infatti il RDsaroll nella sua Sdtnza détta Sekérina
j 272. diiìe: ^ llvéro schermUore cerca di colpire setn-
)» pre di pùnta e pressoché giammai di taglio » Mi si po^
trebbe affacciare > che (a spadancia ha pure la punta dd
servirsene a piacere; ed io oppongo che Farine èssendo
più pesante, i moti debbono essere per necessitjà j^iù tardi
e con dispendio maggiore di fòrze muscolari. Credo di a-
ver- ragionevolmente dimostrato e le continue contradizioni
deirautbre e la mia contraria, opinione.
II nostro autore ammette cinque Guardie ce La Guar-
D dia del traccheggio o sia di rotazione; la Guardia in
» fuori sia di seconda in terza alta ; la Guardia in den^
81
» (ro di seconda in terza alU, la Guardia in dentro di
1» seconda bassa ; e ia grande guardia. »
i nomi dei colpi sono : rovesci, Fendenti» Fendenti retti,
» obliqui. Doppi rovesci. Doppio Fendente, Fendente tripla o
^ quadruplo. Fendente inquartando e intagliando. Fendente
o d' inquarto di compasso, Fendente d' inquarto di slancio,
» collaterale, Fendente di slancio collaterale. Fendente di
» slancio indietro, Fendente d* intagliata di compasso , e
» Fendente d' iplagliata di doppio compasso x> I Rovesci
presso a poco pirendouo le stesse denominazione, più il JSo-
tescio òalestrato con la spinta della mano sinistra ; ce rove-
» sci e Fendenti di fuga, della rotazione di fuga in die-
» tro e in fuori,. del compasso di fuga fronte in dentro e
» in fuori, della rotazione composta di fuga fronte in die*
» tro e in fuori ; del fendente di fuga fronte in dentro ,
» del fendente d' inquartata fronte in dietro, del Rovescio
» di fuga froote in fuori, del rovescio d' intagliata fronte
» ia fuori, e del rovescio puntato di arresto in dietro. »
Quindi insegna le azioni a queste contrarie, e insegna
di più i colpi di pomo, e le prese, come pure la presa
Téseide, ia presa di percossa^ ed altre simili a quelle de*
scritte nel suo trattato della scienza della scherma.
Termina in tal guisa questa sua opera, che credo sa-
rebbe utilissima, se dai maestri di Sciabla fosse attenta-
molte studiata.
5 21. Il Cavaliere ChaielcUn compariva nel 1818 col
suo Tratte d* Escrime a pied et a eheval;e nell' anno stes--
so il La Balère col Tratte de l* art des armes a l'wage
dei professeurs et des amateurs.
Lo Chatelain dice che benché, esista un gran numero
di opere di Scherma la più parte antiche e diflìcili a
troTarsi, contengono però un gran numero di vecchi col-
pi ormai riforn^ati dalle accademie francesi: ed essere
per questo ben diffìcile un metodo generale ed unifor-
me per r esercizio 40Ua scherma ; imperciocché ogni Mae-
stro tiene Al mètodo da lui adottato , ed ogni dilettan-
11
8i
te ha il suo giuoco differente. Ei dice perciò di essersi
contentato di dare dei prlncìpii generali positivi intorno
alle posizioni, basate^ com' ei dice, sulla anatomia ; di det-
tagliare i colpi e le parate; e di parlare della misura, dei
tempi, delle chiamate, degl' attacchi e delle finte ancora ,
come pure generalmente di tutto ciò che costituisce quc-
st' arte.
Ed ha il nostro autore mantenuta la parola ma con
uno scritto di 80 pagine in piccolo ottavo senza rinvenirci
nulla di nuovo. Nel suo capitolo — Rnses cantre ruses —
cioè astuzie contro astuzie, ha copiato molti articoli del
Corollario del trattato di Angelo, riportato nella Enciclo-
pedia francese, come pure ha copiate le tavole dallo stesso
autore menochè ha loro cambiato il costume.
\ Parla in fine dell* esercizio di Sciabla, ma quantunque
le sue riflessioni siano giurie, ne ha troppo brevemente
discorso. In questi cenni egli aflerma che i turchi maneg-
giano là sciabla con assai più maesCHa di tutte le altre
nazioni; appoggiando tale asserzione ai fatti, che pare io
ho altrove in qnesta mia opera riportati.
Qùcsf opera nell'insieme è per dare un metodo ordi-
nalo al modo d'insegnare, piuttostochè un trattalo ele-
mentare:
S 22. Il Trattato del La BoHmere è il migliòre che
sia stato pnbblicato fino all' epoca presente. Egli lo rende-
va di pubblica ragione per mèzzo della stampa nel 1818
in Parigi.
^ Fin dalla introduzione questo autore deplora la man-
canza di libri efementari intorno a quest'arte oritisuflBcienzà'
del trattali che abbiamo, i quali più che di successo sono degne
di dimenticanza «É dunque una materia nuova che va a trat-
» tarsi. Non poteva addossarsi questo difficile incarico se non
» the urt celebre maestro, e chi meglio poteva assumerlo de|
)) La Boessicre padre ! Le sue estese cognizioni in quest'ar-^
» te, il grandissimo numero di allievi da essa formati alla
i testa bisogna porre T iniittitabilo SniiU GeorgiVy gli
ì
I
83
D daQUo il pieno diritto -di parlare, di un arte da lui con
ì> la pratica illustrata e con la teoria orale ingrandita » (1).
Infatti egli seguita a dire ceche tìglio di si gran maestro
» ed allevato per succedergli vedeva cop rammarico che
» suo padre nulla faceva per mandare alta posterità le sue
» brillanti lezioni ». Premette che egli, lino dall' età di 8
anm cominciò questo esercizio sotto suo padre unitamente
al Saint Giorges, e quindi onorato del posto di Maestro
d' armi dell' accademia del Re, credè di far cosa grata al
pubblico dare i precetti di suo padre» risultamenti di qua*-
rant' anni di esercizio di osservazioni e di stadio, neces-
sari per fissare principii certi, onde distruggere i grosso-
lani errori di una eieca pratica, che giornalmente induce
a commetterli»
Siamo di vero cuore gratissimi ali* autore per aver
pubblicato un opera, che veramente è utilissima all'arte
non tanto per i dettagli delle operazioni, quanto per ì pre-
cetti della medesima» Ciò non pertanto abbiamo una pic-
cola osservazione a fare sulla parata di seconda.
A parer mio questa è. eseguita col pugno troppo alto,
ed in conseguenza non trovasi la graduazione in un colpo
che venga tirato nella linea bassa di fuori (2); e molto
più dovendosi servire di questa parata contro i cattivi giuo-
chi, come accenna lo stesso autore, i quali ritirano il brac^
ciò in dietro, e slanciano il colpo a pugno basso con la
direzione di satto in su.
^o aggiungerò ^le notizie storiche che dà del Saint^Geor^
ges, che egli dice Fuomo il più straordinario che sia compara
<o in questo esercizio, e di cui a sua opinione si potreb^
be dire quello che disse VAripito di Gerbino: «Natura il
fece; e poi ruppe la stampa,
(i). Dal come si esprime P estensore di quest^opcta apparisce che
sia il padre di Bocssiere che scrive questo Trattato; ma è invece il
figlio che pubbili<:!ia i precetti di questo gran Maestro, p e' quali tanto
egli che Saint Giorges brillano fra' primi tiratori.
(2). Vedi F.a 11. La qtìale è copiata dalla Tarda del Trattalo di
quest'autore* che raj^^csenja la pai^^U. di 2.,a ,
SA
Vì^pnwm ti
U seguente fatto (perchè si tratta di onore nazionale ) che
proverà il contrario. H celebre Giusepf*e tiftan/a/dom maestro di
scherma Livornese ritornando dall' Inghilterra m Italia pas-
sò per Parigi, e tirò in un Acicademia di scherma eoi
Sainl Georges. U resultato deir accademia fu, che il Gtan-
faldani diede il primo colpo all' avversario, e fa, osservato
dal pubblico il più perfetto silenzio. Dopo diversi attacchi
il Saint-^Georgei colpì il Gianfaldoniy e fuvvi un applauso
generale; quindi dopo altri attacchi senza toccarsi, il fifiai»^
faJdoni domandò di fare V ultimo colpo , da cui fu colpito
il Saini'Ceorges. Concludo dunque che T elogio prodigato
85
«I Saint-Georges possa dividersi Col maestro Livornese 9 il^
quale per questo fatto avvi un maggior diritto. Il d6t*
taglio di questo assalto emmi statò raccontato da Gian-
faldani fratello nel 1825 a layomo» il quale era uomo di
alta stima e di conosciuta probità, e confermatomi dal mio
maestro MieheU B£ndiei ora tenente in ritiro. Altro fatto
accaduto in Londra. S.t Gerges fu battuto da un inglese
nominato GodarL I francesi, furiosi per T accaduto, accu-
sarono il loro compatriotto di essersi yenduto al protettore
del suo avversario;
Ciò sia detto per la verità, come puro per la yerità io
dico che il La Bùessiere ha fatto progredire l' arte ; che ba
benisainio classificate le parate e i colpi» e dimostrato i
vantaggi della elevazione e angolazione nella esecuzione
del colpo; come pure ha fatto vedere la necessità di ave-
re le articdazioni flessibili per la velocità delle anioni, fa-
cendo in diverse operazioni giudiziosamente eseguire I- op-
posizione della mano. Di più questo^ trattato e raso anebe
pia pregevole dal corredo di 20 tavole con 41 figure as-
sai bene disegnate ed incise.
5 23. Neir anno 1825. L. J. Lafaugére pubblicò in Pjs-
rigi il Tratte de l' art des fàire des armes. Comincia con
la storia di se stesso, e^ poi accenna il piano delT opera.
Come U La Boè'Bsiere da una spiegazione dei termiai che
si usano nell'arte della scherma,, e disiiogue due sole li-
nee, cioè di quarta e di terza tanto in alto che in basso.
Inaegiia in seguito il modo di mettersi in guardia, di li-
rare il (^po, di fare le finte, le parate, le risposte, le ri-
mesae di mam>; e come il La Boè'mere insegna l'eleva-
zione e r opposizione nel colpo , meno il colpo diritto li-
rato sulle e finte.
Si preferisce le parale semplici adducendo la ragione
étXL* esser meno faticose. Quindi fa delle osservazioni rela-
tive alla maniera 4' insegnare quest* arte, è raccomanda di
non. far fare agli allievi troppo presto T assalto'; come pure
fa -dei Tilievi sopra gì' inconiri^ sopra i tiratori mancini ;
86
e finisce con darci una lisla j^traòrdioariadi colpi, asceti-
•dente al 1272. Ammette però sei soli colpi principali, da
essi» chiamati: Colpo diriUo,* Cavaxione^ Tagliata (Coufé),
Seconda^ Giro di Spada (i) e lAgamento*
. Egli distiogoe cinque parate differenii; La quarta ^ la
ter^a, la primUf la qmntaf il mezzo-cerchio^ avendo ognana
'di queste parate la sua parata di contro. Quantunque V autore
abbia soppresso* il nome alle Paraie di Sfonda e di OUanfa^
è però il solo che più d* ogni altro ne facda eaegoire.
Ecco il nome di tutte: Quarta^ Terza, Prima, Quinia^ Htéz-
' zocerchio, Terza di opposizione* Quarta di c^^sifotme, Terza
• obliqua, Quarta verticale^ Quarta orizzontale.
Fa delle osservazioni giustissime suU' attacco e sulla di-
fesa, e ciò per coloro che non sono scrupolosi esecutori
delle regole dell' arte, per cui accadono spessissimo degli
Incontri. Ne' quali stabilisce che la ragione stia per queUo
che colpisce nella linea alta ; imperciocchò i tiratori nel
momento del colpo portando 1' alta* del corpo in avanti
succede, che arriva a toccare il primo che colpisce: nel|a
linea alta, e che V altro toccando nella linea bassa, tocca
per causa della flessibilità della, lama, perchè se questa non
fosse flessibile . non pottebhè colpire. Se poi i tiratori en-
• trainbi si colpissero nella linea alta, avendo male eseguito
r il colpo per non aver fatto la necessaria opposizione, a-
tranno perciò torto ambedue.
Distingoe due modi di fare le finte: uno detto finte di
sottigliezza (subtilitè), V altro di combinazione. '. Le prime
due che devono esser fatte con la massima veloóilài a-
^ vendo queste per. unico 5copo di mettere nella incertezza
> l'avversario in quale linea si voglia tirare il colpo; le al-
tre non debbono esser fatte né troppo presto uè troppo
( serrate, avendo queste la mira d' ingannare la parata dell* av-
versario. É di parere che non bisogni rilevarsi con tr6p-
(I) Qui il Lafaugère la sbaglia, perchè Le tour d*epée non può
mettersi tra i colpi elementari, essendo ^m colpo compo&to cioè la no-
stra Finta di Tagliata sopra la punta della Spada e C^avaziane.
87
pa fttiìa à^po aver tirato il colpo e di tenere la gpads avanti a se
per facilitare la conosoenza, -ove ^ia per dirigersi la risposta.
Egli adotta tre modi di parare, oioè di striscio di tocco^
d* opposizione; la quale ultima preferisce alle altre, perchè
il pugno nelF eseguirla non è soggetto ad uscire di linea :
•osservazione giustissima. Si trovano pnre iq questo trattato
regole esatte sull'impiego de* mezzi opponibili alla forza
del pugno dell' avversario.
Disaj^rova la parata delia mano sinistra ; che «enza
dubbio sarebbe cattivo sistema insegnare invece di parare
colla spada» ma io però approvo» come il La Boessiere^
V opposizione della mano sinistra, quando ee ne dia Toc*
casion^ un tiratore che non osservi le regole dell' assalto,
l^er esempio, un tiratore che cerchi far degl'incan/rt, con*'
tro uno che fa delle appuntate con false angolazioni ec,
non è forse meglio^ fare una opposizione con la mano si-
nistra che toccarsi scambiefolmente? Io 1' approvo ed in
conseguenza t' insegno.
Emette delle giuste rifiessionì mite false pretensioni di
qualche tiratore ; e prova che uno* non ha ragionèvolnienle
il diritto di oUligare V avversario alla parata , e ' motto
meno d* impedire di essere attaccato. Egli è il primo che
parli di due parate riunite, eseguite sopra un colpo, No^
minerò alcuna di esse: Contro di quinta e prima, contro
di prima e quarta; Contro di terza e contro di prima, Pri^
ma e quarta. Quarta e contro di terza. Terza e contro di
quarta, Prima e quint^s, Contro di quarta e contro di terza.
Contro ài terza e contro di quarta ec. Questo modo di pa^.
rare è' utilissimo per sciogliere il pugno « darle agilità, ed
è nel tempo stesso proficuo nell assalto per rompere il giuo-
co all' avversario. .
Trovasi in questo trattato una Dimostrazione generah
a domanda e risposta per facilitare T* intelligenza del me^,
desimo. Tra le altre sonovi quesle che meriltino attenzioueb
« D. Dt qoal mezzo bisogna servirsi per rendere la
» parata più certa e con meno dispendio di forze? !<:j
88
D B. Bisogna lasciar fare tc^tte te fiiUe alf awer-
» sario sen^a moversi ; e yenire alla parata solo alU .
jt fioe del colpo. Per parare coq maggior sicurezza •
» bisogna seguitare tutti i suoi movimenti, fissando i vostri
» occhi ne' suoi, e serrare it manico del fioretto nella
» mano , cioè pressarlo tante volte quante finte fa 1' av-
»: versano. Questo è il mezzo d* esser più pronto aJla pa-
D rata, con questo impedirete che la sua spada minac-
« cia^te vi costringa a seguirla, ed a restare cosi jogan-
D nato; questo infine e il .solo mezzo di tollerare tutte
» le sue finte, e con un solo movimento di garantirsi del
» colpo che vi sarà tirato, d
. }» D. Di chi sarà il vantaggio ? del dotato di molta
velocità, di chi ha molta vivezza di spirita ?
. A ciò^ risponde, che per arrivare ad essere forte tira-
tori, bisogna possedere queste due facoltà, ma cbe tra la
due è preferibile chi giuocad'intelletto,percbàaostuiagÌ9cecoa
conoscenza di ciò che fa, ed il veloce tira quasi sèm^e a caso.
i> D. L' assalto è simile' al duellò 7
« R. 11 giuoco d'assalto difierisce da quello del duel-
» lo, in quanto che il primo è soggetto a malCe reg^e ;
» cui non è obUigo assoggettarsi con la spada alla mano.
)>In qnest' ultimo caso tutti i mezzi di difesa sono i>iio*
9 ni, eccetto il tirare suir avversario dopo averlo disav-
» mato , il prcodergli con la maoo sinistra la spada, e il
T» rompergliela o strappargliela di mano.
I colpì, ovunque tocchino, sono buoni, meotrecbè in
assalto alla maschera, alla coscia, al braccio e alla mano
lion sono valutali.
Egli seguita con fare osservare che dopo aver ferito
bisogna cercare di garantirsi dalla risposta dell' avTérsa-*
rio, imperciocché può farlo impunemente , mentrecbè in
assalto è stabilito per convenzione, di non rispondere dopo,
essere stato toccato.
II trattato del Lafaugére si raccomanda , da per «e itetso
per la molte ristampe chef ne sono state fatte.
89
5 24. Il Florio nel 1828 mise alle stampe in Catania un suo
libretto di pag. 89 col titolo: Discorso wiV utilità della scherma.
Come dal titolo si rileva, per non esser questo che un
discorso sulla utilità della scherma, io non prendere in esa^
me tutto ciò eh' ei dice, e mi servirò solo del quadro dal-
r autore descritto dei vari sistemi di schermire presso le
nazioni europee ; ahbenchè questo sia il quadro da luì trat-
tato meno filosoficamente.
Osserverò non pertanto, che il Florio in questo discor-
so si è proposto di dimostrare che la scherma di punta
ha molta superiorità sulla sciabla spadancia , e scende a
provarlo con giustissime riflessioni ; che infine intorno a
tutto ciò che' ei tratta; mostra molta erudizione , ed evi-
denza di ragionamento.
Per non aver trovato tra tutti i trattatisti da me ci-
tati chi più estesamente, di lui esponga il modo di scher-
mire delle varie nazioni d'Europa e ch(^ ne dia un giu-
dizio, io credo perciò di non fare cosa sgradevole al mio
lettore, se qui riporto il suo intiero capitolo,
CAPITOLO ni.
Quadro de' irari stotemi di «ehermlre pr cagi» le
nazioni Europee*
(( Benché nel fondo la scherma presso le varie nazioni
« Europee sia la stessa, ciò malgrado hanno esse come il
« linguaggio, e la fisonomia loro, il proprio sistema di scher-
« mire ; e V uno in gran parte diverso dall' altro, e V uno
« prsgcvole più o meno dell'altro. Ed in vero.
1» SCHERAIA SPAGNOLA.
Lo scherma Spagnola trascurando tutto ciò che è ga-
lanteria, e consumo di forze senza resultati ; con una soda
posizione di guardia ; col corpo . neil' à piombo , e col
braccio intieramente disteso sulla linea del bersaglio ; con
tutta la serietà, contegno, e reflessiooe che merita l'azione
(he rappresenta, il ducilo; impugnante una spada con una
lama s)lidi$sima, e con una guardia Arm^iiai ài vetti tv aver-
12
90
sali; spoglia dì quasi luUele azioni di taglio, essa scherma
non tende che a guardarsi dall'inimico ed a ferirlo per
le vie più brevi, più coverte, più caute, ed a meno spese
dì forze, e degli spazj (1).
2.^ SCHERMA FRANCESE
Lo schermitore Francese;
Perchè armato di spada senza coccia, e senza vetti
traversali, non può adoprare alcune offese, e non poche di-
fese; (2) è obbligato a correre sempre alle parate^ ed, onde
agevolarsene, a tenere il braccio destro ed il tronco curvi
ed eccentrici, a rendere finalmente l'arme la più leggera
possibile, e ad impugnarla come un bastone s' impugna (3);
dal che il suo giuocare senza economia di spazj, giuocare
(1) Vedi fìgara n. 13^ a pag. 92.
(2) Qui il sig. Florio prende uno abbaglio nel dire che questa scuola,
non può adoprare alcune offese e non poche difese.
Sarebbe stato ben fatto che Fautore le avesse indicate poiché con-
fesso di non conoscerle , e credo che V autore sia in errore certa-
mente, poiché é al contrario; anzi alcune non possono essere fatte
dal giuoco napoletano per il sistema particolare che hanno di legarsi
Taiwe per cui sotto misura non possono sciogliere con finte, né con
tagliate, (o coupée ) né con dei colpi di prima. Relativamente poi;
ciie non possono adoprare alcune difese, risponderò; che éin contra-
dizione perfetta con quello che dice nel quadro ove fa V osservazione
de' diversi prej;! delle varie maniere di schermire, poiché parlando di
questa scuola ci dice:
La Francese, per la celerità e strettezza dei movimenti per la va-
rietà e prontezza dalle parate. Dunque ....••! e con ciò vengo
a provare eh' è pure in errore di ciò che sostiene a* pag. 91 ove
dice, a Privo delle stesse ( cioè della coccia e velti traversali ) il fio-
« retto Francese privo resta ancora delle parate incorttrandOy e di
« tutte quelle altre risorse cui solo dan luogo la coccia ed il modo
a di imbrandirlo : » Si osservi che il fioretto francese non è privo dì
cocciai È vero che ha altra forma, ed e più piccola, per cui ha biso-
gno di un poco di angolo, tanto nel tirare come nel parare d' in-
contrazione. Perchè non nominare quali difese non puìi adoprare la
scuola francese.
(3) Altro errore fa Florio nel dire che il fioretto lo imbrandiscono
come un bastone s* impugna » Anzi non vi è altra scuola che
91
eh' è proprio di taglio ed alTalto della punta {l) propiun
Gallicani usus pugnare coesim. Per la coinpIicazioDc , celc-
ritày e foga con cui assalta non solo
« Impeto fa nelle battaglie prime ,
(( Ma di leggier poi langue e si reprime,
ma obbligato» e spesso inopporluiiamente e con svantag-
gio , ad entrare in misura , (2) a perdere i vantaggi chi;
danno il tempo ed il sangue freddo , ed in conseguenza a
non ottenere lo scopo per cui schermisce, eh' è quello di
ferire e non esser ferito.
Franco e di buona fede come egli è , corre presso alle
fallaci mosse del nemico, e va a perder così le risorse de-
gì' inganni, ossia dello « schermir l' arte con V arte.
faccia fare dei cambiamenti come questa nel maneggio del manico.
Per esempio in guardia è tenuto in mano con i diti mignolo^ anulare^
e medioy quali stringono il manico ; il pollice resta steso sopra il me-
desimo, V indice allungato lateralmente; questo dito cosi allungato
serve per dirìgere la punta nel fare le fìnte; nel momento della pa-
rata tutti i diti stringono il manico, e nel vibrare il colpo il fioretto
è sorretto solamente dal pollice, indice, e medio, gli altri due si sco-
stano un poco dal manico per potere dare maggiore elevazione al pu-
gno. £ il bastone cosi s^ impugna ? e poi alla hne di questo capitolo
conclude col dire. « Ciò non pertanto la scherma francese ha dei
pregi nascenti dallo agilissimo muoversi, dalla leggerezza deirarme, dal
modo d'imbrandirla; £ in contradizione? lo giudichi da se il letture.
(1) Dice « ma é obbligato e spesso inopporlunamente e con
isvantaggio ad entrare in misura .... » Osservo a Florio che an-
che in questa riflessione sbaglia; poiché la probabilità maggiore, per
aver yantaggio sopra il giuoco napoletano, è quella di serrare la mi-
sura, e jclò per la facilità che gli dà l' arme più leggera e corta di
giaocarla così d' appresso, ciò che non può essere fatto, o fatto con
più stento per le eause addotte di sopra.
(2) In una nota a pas^. 94 dice r autore. « Il Coupée dei Francesi
« per esempio è azione loro propria : essa può aver luogo a causa
« della leggerezza del loro fioretto, e del modo d'impugnarlo, che è
« come un bastone s'Impugna. Onde essergli agevole una tal aziono
« inarcano la lama del fiorerò, gli danno cioè la forma della sciabla.
« Or con arme tale si può giocare di punta?
Osserverò in primo luogo che il coupée non esazione propra
francese , ma italiana, ed il Giganti nel suo trattato del 1606 a pag.
29 (come parlando di quest'autore disse) che ia eseguire questo colpo
col nome ( della passata con finta sopra la punta della spada ) e dai
Francesi questo colpo fino a quesl' epoca non è mai nominato. Secondo:
Fautore sbaglia nel dire che sia necessario avere la lama del fiorctlu
inarcata per poterlo eseguire, e in testimonio chiamo tutti coloro che
conoscono il vero inodu di escgtdre ({uest' azione.
figa n.* 13 enfiala dal trattalo deil' Sneicloptdta.
Considerato dnalincntc per ta parte deHa leggiadria dei
ntoTÌmenti , col frasseggiamento e col manierameato delle
soe botte al muro, delle attitudini della guardia e delle azioni,
fa sì che l'assalto, anziché essere l'inunagiae d'un duello,
rìsoWesi in un giuoco cerimonioso e galante sino al ridi-
colo. « (1) ... . parmi nous, dice Montescpiien, l' adresse
trop recberchée dans l'usage dea armes dont nous nous ser-
Tons à la guerre, est devenue ridìcule. »
(1}E quale rid'coleiza trova l'autore nel tirare il piastrone? forse
perchè usa la elTilt<t d'invitare l'altro prinw a tirare, e nel cedere
93
3.0 SCHERMA SETTENTRIONALE
La scherma essendo 9 a così dire, pianta indigna dei
climi non estremamente caldi e di quei temperati; e ciò
per la gran mobilità, sveltezza e prontezza di corpo e di
mente di cui abbisogna il maneggio della spada di punta^
la scherma dee vegetar male nei paesi del Nord, ove se-
guendo le espressioni di Cabanis, 1' azione del gran freddo,
rende le forze muscolari attive, e possenti, e quelle sensi-
tive deboli e rapprese. In Inghilterra infatti ed in altri
luoghi del Nord si conosce la scherma francese, è vero, ma
la è pochissimo estesa : ivi vegetano e sono stazionari
quegli esercizi che ricercano sola forza muscolare, come la
lotta dei pugni ec
Si osservi che la lotta inglese corrisponde alla lotta greca
dei tempi eroici. In Londra poi si conosce ancora la scherma
catanese , introdottavi dall' unico superstite della già gui
estinta scuola dei Francalanzidi ascendenti suoi, e da poco
sempre la precedenza al forestiere, e 11 salutare gli spettatori! Il vedere
ia seguito due schermitori tirare delle cavazioni e pararsele a vicenda
è ridicolo? Afa presa la scherma nel modo che vuole fautore, cioè
sotto r aspetto della parte ginnastica « e non del duello ; ( perchè i Na-
poletani non usano questo giuoco prima dell'assalto adducendoper
ragione, che sul terreno ciò non si fa ), dirò i vantaggi che si otteu-
gono da questo esercizio; che si vede a colpo d' occhio chi ha avuti
de' buoni principia ed in conseguenza si può esaminare se ha grazia
la posizione della g^rdia^ il modo di tirare il colpo e la maniera di
parare; comincia a poco a poco a sciogliere le membra per prepa-
rarlo all'assalto, e ad evitare cosi degl' inconvenienti che ponno suc-
cedere nel cominciare un assalto molto furioso. Bove è questa ridico-
lezza? Chi è quello schermitore che non abbia provato la differenza
che passa ira le due o tre prime stoccate, e quella che tira in seguito.
Le prime sono sempre dure e tarde, le altre agili e veloci. £ ciò e
ridicolo! —
Il Tasso ( preso spessissimo per guida dai Gri setti ^ e Rasar oli ),
dice che allorché Argante dovendo pugnare con Tancredi % si alza
pria che T aurora fossa apparsa sullo orizzonte^ indi si esercita da se
stesso tirando dei colpi in aria. Al canto l,"" stan. 53. SI legge.
« Nuda ha la spada, e la solleva, e scote ,
« Girando , e V aria, e V ombre invan percote. »
94
estinto egli stesso Antonio Francalanza
In Germania, e parlicolarmente nelle contrade alla Turchia
vicine, si conosce la scherma di sciabla, o di taglio ; arme
da esso loro favorita, e ben maneggiata.
4.0 SCHERMA ITALIANA
L'attuale scherma italiana, air ingegno proprio delia na-
zione accoppia la sveltezza e velocità francese alla rifles-
sione spagnola. Tenendo il medio fra le di costoro guar-
die, e le di costoro armi; (1) conoscendo di non aver più
resistenza d'armi difensive da superare, ha lasciati essa i
colpi di taglio, non agisce che di punta e per le ?ie più
brqvi, le meno dispendiose di forze e più conducenti al fe-
rire ed al difendersi con sicurezza.
5.0 SCHERAIA SICILIANA
La patria Scherma Siciliana, focosa come il suo Vul-
cano , feconda d' idee come il suo terreno, animata co-
me il suo clima ; con una guardia più caricata dell' Ita-
liana, e col ferro spagnolo, unisce ai movimenti, ed all'a-
gilità francese malizie maggiori, maggiori combinazioni di
tutte le altre Scherme e per le caute e tortuose vie della
simulazione, e degli inganni, non tende, che al solo col-
pire, ed al garantirsi dalle offese nemiche.
6.*> SCHERMA NAPOLETANA.
La napoletana scherma gemella, ma con minori movi-
menti della siciliana, colla serietà, e coli' arme spagnola;
con ana guardia sua propria e basata sui principi della
meccanica animale, con tutta 1' attenzione, e finezza mista
a giovialità di cui abbisogna l'azione che rapiiresenta
giuoco, e duello; essa scherma muovesi colla massima e-
conomia delle forze, degli spazi, della misura; non vibra
(1) Sarebbe stato da desiderarsi che il nostro autore avesse de-
scritta come è quest'arme fra il medio della Spagnola e la Francese.
Io credo che sia il fioretto che tutt'ora si adopra neUa scuola del mae-
stro Picconi in Siena. ( Vedi fig. 154. 14)
95
colpi, o corre alle difese se non se con antivedimento, con
certezza, di rìnscita insomma lasciando essa tatto
r inutile, il casuale, il fuoritempo, non si propone che la
più assicurata, la più semplice, la più facile offesa, e difesa.
(vDallo esposto in questo quadro risulta, che le diverse,
^
^
Oì
scherme, le quali ne forman gli obbielli sono pregievolì,
cioè :
(1) Fig, N. 15. FioreUo della b'cucà^ Napoletana.
9«
l.'' La Spagnola. Per la solidità, e meccanismo del-
r arme; per la economia delle forze, e degli spazi ; per la
riflessioaey e per lo contegno neU' assalto.
2.'' La Francese, Per la celerità, e sveltezza dei movi-
menti, per la varietà, e prontezza delle sue parate. (Vedi
F.a 16).
3.'' L' Italiana^ Per la felice combinazione della svel-
■
•
iezza dei moti ; per la penetrazione, per lo antivedìmento
nel combinare, e nel dirigere le offese, e lo difese. .
97
i.^ La Sieiliana. Per la relociti, franchezza, e falla-
<;ìa dei moTimenti: per la prontezza, e yarietà delle ri-
sorse, per le indagazioni, e scoprimenti dei piani dell' ioi-
mico, come per Io velamento di quelli propri.
5.* La Napoletana. Per la solidità, e meccanismo della
guardia della spada; per la economia delle forze, e degli
spazi; per la serietà, facilità, e leggiadria dei suoi movi-^
menti ; per lo convenevole uso delle forze intellettuali , e
del sangue freddo ; per la riunione insomma di tutti i pregi
delle altre scherme, ed unita ad una guardia del corpo la
più perfetta possibile ( Vedi Fig.a n."* 6 a pag. 08 ).
Ciò posto sembra potersi concludere col Monicato,
che il giuoco Spagnolo , Francese , Italiano , o d' altra
nazione che fosse, tutti discendono dalla nostra, la quale
è la vera scuola dello schermire* E sembra ancora, che
ad una tale conclusione mirino pure oggi i forestieri, ed
in particolare i Francesi, allorquando, al trovare in Napoli
la superiorità di quella scuola sulla loro, schermendo, pro-
curano di Napolitanizzar9Ì*
Ritornando sulla serie delle idee che venghiamo di. per-
correre, il loro epilogo ci presenta tre risultati, e con-
clusioni generali cioè:
1 .o Che per la parte dell' offesa e della difesa la scherma, e
la Scherma di punta in particolare à stata ed è sempre-
un' arte necessaria alla guerra , e perché Arte d' influenza
nessuna o poca almeno, al suscitamento dei duelli.
2.*' Che per la via dei movimenti o ginnastica , é un
mezzo opportuno, anzi efiScace , non che a mantener sani ,
robusti leggiadri i ^nostri corpi, a fare isviluppare altresì
le nostre facoltà mentali, ed a renderle pronte, energiche,
attive.
3.° Finalmente, che tra le varie scherme Europee, U
Napoletana è la più condncente ad assicurare non solo la
offesa, e la difesa, ma a dare in oltre maggiori, e migliori
resultati ginnastici. Ciò che mi era proposto di dimostrarvi
nel prinoipio dì questo mio ragionamento.
13
§ 25. Teoria di trherma a catallo per difenderli con
vantaggio contro tutte tpecie d'armi bianche di Hoiisr,
usciva por U seconda volta alla luce uel 18:^8 ia Parigi.
Questo Irattalo h diriso in quattro lezioni; nelle pii-
F.a n.o 6 copiata dal trattato di Grisetti, e Botarotl.
me due insegna al cavaliere di servirsi della sua sciabla
nel modo il più vantaggioso; e nella terza fa 1' applicazio-
99 '
ne deUe due prime ^ insegnando a sviluppare maggiormente *
i morimenti imparati, e farne uso in tntte le circostanze,
familiarizzando cosi T allievo contro ogni specie d'armi, e
di soldati contro cui può avere a combattere, e abituan-
dolo a nulla temere.
La quarta lezione tende a completare la sua istruzio-
ne, oìfrendo per cosi dire la realtà del combattimento, per-
chè in essa mette a fronte di un avversario. Quest'opera
è corredata di tavole con 43 figure a piedi ed a cavallo,
assai bene disegnate ed incise.
Noi non possiamo che giustamente elogiare questo trat-
talo, del quale trascriveremo alcune riflessioni, perché an-
che il lettore possa farsene una giusta idea.
Air articolo Vili 'divide la lama della sciabla in due
parti, cioè Parte forte e Parte debole. Per parte forte in-
tende la metà della lama a partire dalla impugnatura, e
la parte debole 1* altra metà della lama che dal mezzo va
fino alla punta. L* applicazione di questa divisione è , ' che
la parte forte serve alla difesa, opponendo sempre nelle
parate di taglio, e la parte debole per offendere o di ta-
glio o di punta.
Fa questa osservazione » È a torto che alcune persone
D sistematiche hanno voluto assomigliare la scherme à ea-
» vallo alla scherma ordinaria, e farne un giuoco di de-
» strezza e di astuzia ; con ciò vengono a provare la poca
» esperienza e la poca riflessione che hanno usata e, se
ci è permesso cosi esprimerci, ninn sentimento dell' arte,
» che su tale rapporto sonosi sforzati »ii sviluppare. I mo- '
» yimenti continui del cavallo non permettono né finte ,
» né attacchi ( ni engagemens ), né cavazioni: tutte queste
» malizie sono ineseguibili con la sciabla pesante del ca-
li» valiere. Basta d' altronde avere un pò di buon senso per
» persuadersi, che non può esservi ninna analogia fra il
n maneggio della sciabla a cavallo ed il giuoco del fioret-
x> Co. L'uomo a piedi è nel suo stalo naturale: avanza e
» retrocede a sua volontà ; il cavaliere è un uomo arttfi--
534487A
100
p siale» che cammina con i piedi del cavallo, di cui egli
7» deve difendere la testa, la groppa, e i fianchi egualmente
» che quattro parti del suo corpo contro di uomini che
)) non ha mai visti ; mentrechè il tiratore a piedi in campa
» steccato non Y ha da fare che con un solo uomo , che
)) conosce e che reputa ordinariamente inferiore a lui. »
Segue a dire all' articolo IX: ce É necessario che trovi il
» cavaliere nella sua arme un punto d* appoggio per servir-
» sene tanto nella difesa che nella offesa.
» Il punto d* appoggio si trova nella maniera con cui
» si (iene (a sciabla) e soprattutto nel modo di tenere il
» pollice. Bisogna però che le quattro dita stringano il
)) manico, e che il pollice sia allungato sopra il di dietro.
D II pollice così allungato sul dosso del manico assi-
>» cura la forza e la precisione di un colpo di rovescio;
» e per così dire, la guida del taglio suU* oggetto che si
^ vuol colpire ».
Insegna, che nei molinelli la sciabla dev*essere impugnala
differentemente. » Il cavaliere terrà la sua sciabla in modo»
» che l'estremità del manico sia contro la palma della
j> mano con i tre ultimi diti , il quarto appoggiato sulla
» diritta del manico, ed il pollice allungato sopra il dosso >».
Il braccio dev' essere steso senza durezza , la posizione
del pugno in terza ed all' altezza della spalla egaalmenle
ehe la punta della sciabla.
Molti maestri trascurano di fare attenzione che i loro
allievi imbrandischano la sciabla nel modo suddetto ; ed al-
tri per metodo non fanno tenere il pollice steso dietro .il
manico; metedo veramente da non seguirsi per i molti in-
convenienti che possono accadere, tanto nelle parate, che
nella direzione dei tagli.
Il nostro autf)re fa in fine conoscere al cavaliere , che
per difendersi da un colpo di lancia avvi bisogno d'impie-
gari^. nella parata più forza di quella che s' impiega a pa-
rare un colpo di punta tirato da un corazziere, per ki ra-
gione che la lancia è mo'to più pesante.
101
Termino col dire che il pre&eDte trattato e uno dei
migliori che sia stato scritto per l'esercito delia Cavalleria.
§. 26. Il Capitano De Bast pubblicò all' Aja il suo e Ha-*
nuel d' Escrime > nell'anno 1836.
Dà nella introduzióne brevi cenni storici sulla scherma,,
di cui, dice, non potersi fissare, un epoca precisa , nò in
quanto al nascimento, nò in quanto ai primi progressi, (1)
e che tutto ciò che si sa di positivo, si ò che le prime
scuole furono aperte in Italia > e che il più antico trattato
di quest'arte ò del Marozzd Padre, stampato nel 1536.
Dice, che in seguito la scherma si sparse in tutta Europa,
dove ovunque si aprirono delle scuole, delle quali le più
rinomate furono quelle di Alemagna. Soggiunge, che le armi
adoperate a quel!' epoca erano lo Spadane , o spada a due
mani, la Rapière ( spada lunga ) ed il Pugnale ; le quali ben
presto furono generalmente abbandonate. Soltanto in Italia si
conservarono la spada lunga ed il pugnale, ma in Alemagna
adottarono il mezzo Spadone (al quale, dice darsi a torto il nome
di spadone). Esso non ammette i colpi di punta» ma solo
quelli di taglio ; ed ancor questi non possono esser diretti che
sulla testa, sulle braccia/ e sul tronco, essendo tutti gli altri
colpi guardati come sleali. Dice che i Francesi adottarono la*
contro punia^ esercizio che ammette i colpi di punta e di
taglio, e che fassi tanto con la sciabla d' infanterìa, quanto;
con quella della cavalleria leggera. Ed ò appunto nell'eser-.
ciziò propriamente detto della punta in cui maggiormente,
brillano i Francesi, la cui scuola ha conservato fino, al giorno,
d'oggi la preminenza sopra tutte le altre scuole (2). Rac-
conta che fu sotto Luigi XIII la prima comparsa delle.
(1) Si vede bene da quanto ^lì dice T autore, che non cono-
sceva i trattati scritti nel 1474 , da Gaime , Ponz e di Pietro de
Las Torres Spagnoli, e l'altro pubblicato in Italia dal Moneto nel 1509.
(2) Su che basa tale osservazione? Al certo noti è stato in Ita-
lia, ed anche se vi fosse stato, bisogna dire che non abbia visitatele
sale dì Napoli, di Milano, di Torino, Firenze e di tante altre città Ita-
liane. Se così è, come stabilire im paralello? Per giudicar delle cose,
bisogna vederle coi propri occhi.
j
102
spade atte a tirare di punta, ma clic per essere troppo
lunghe poco dopo furono ridotte a 32 pollici di Francia ;
lunghezza generalmente adottata da per tutto; di più che
tali spade erano a triangolo e piatte ,ma che dopo il 1789
ì duellisti hanno in Francia generalmente abbandonate le
prime per la gravezza della ferita da quelle recata.
Ci fa noto parimente che egli ha consultato tutti i trat-
tati i più rignardevoii intorno a quest'arte, ma che nes-
suno però lo ha soddisfatto, perché tutti placcarlo nello stesso
punto, cioè nel metodo, per cui rendonsi di difficile intel-
ligenza, meno a chi sia conoscitore di quest' arte.
Dopo ventisei anni che il De Basi dice avere passiona-
tanente coltivata quest'arte, si trova in grado di potere
asserire che ha ottenuto in essa dei felici risultati. Comin-
cia a' far la Parata col braccio molto raccorciato (1) , di-
cendo che questo modo di parare é più facile e più sicuro,
e che col forte della propria spada si trova meglio il de-
bole della nemica. Mentrechè ancor io sono di questo pa-
rere, non concordo però nell' asserzione che il Lafaugère
abbia fatto fare i più grandi progressi air Arte; ma sono
piuttosto d'avviso che il La-Bossiére sia in maggior pro-
gresso , perchè il primo , che renda conto della elevazione
del pugno e della opposizione, e che consigli con essa a
pr«ndere sempre i tempi ; il che in alcuni casi ìion fa fare
il Lafaugère, ragion per cui accadono necessariamente gli
incontri. Contuttociò, a lode del vero, il Lafaugère é stato
un eccellente schermitore..
Egli non ammette le otto parate, né gli otto colpi, come
il La-Botnère, dicendo che adesso non sono in uso che
sei (2): cioè Prima, Terza, Quarta, Quinta e Ottava. Che
la seconda è il nome di un colpo; e che di questi non ri-
(1) Qui é la perfetta codtradizioue col KosaroU' e Grisetti.
(2) Non credo che sia questa una arte soggetta alla moda! Questi
colpi e queste parate vi sono e si eseguiscono ; e per quanto sia a
mia cognizione non sono stati ancora esclusi dalla scherma , giacché
per far ciò abbisognerebbero ragioni conviucenti.
103
conoscerne che tre, perehé il legamento di spada non è uà
catpOf ma ana preparazione, ed il giro di spada uà vero
colpo composto. Ciò sarebbe vero a seconda della descri-
zione fattane dal Lafaugère , essendo quella Finta di Ta-
gliata e Cavazione. Non so però eoixiprtndere, come si possa
togliere un nome ad una parata per darlo ad un colpo! £
cosi ha fatto il Lafaugère. Il legamento di spada ed il
mezzo legamento son colpi e non preparazioni, ed osservo
ch'egli chiama sìsconda la parata, che in generale è cono-
sciuta col nome di mezzo-cerchio o di settima.
Il De-Bast è il primo tra gli autori da me citati, ehe
parli delle parate di mezzo-contro dopo la confutazione che
fu fatta al Trattato' del Danet, il quale non le ammette. E
forza però dire che quella è una giustissima distinzione ,
esistendo di fatto cotali parate , di cui fino ad ora non ha
fatto menzione niun maestro Italiano.
Non so però persuadermi come il De-Bast chiami par
/rata di mezzo-contro la parata che descrive un cerchio
intero, e che fa cambiar di linea la spada dell'avversario.
Ecco ciò ch'egli dice al Gap. Vili. §. 2. » Essendo la
» spada nella *line^ di terza, uno tiri il colpo diritto, e
» l'altro pari mezzo-contro di quarta di opposizione, fa«
» cendo passare la propria spada sotto il pugno dell' av-
» versarlo, girando le unghie in dentro e portando il pu-
» gno verso la spalla sinistra e all'altezza di questa ».
Veramente non so capacitarmi, perchò questa parata si
debba chiainare mezzo-contro di quarta e non control La
medesima fa cambiare di linea la spada dell'avversario,
facendo descrivere alla propria un intero cerchio meno la
grossezza della lama nemica. Minima differenza invero e
non attendibile, perchè sarebbe un troppo suddividere le
parate. Di più questa mezzo-contro di quarta è fatta, come
la contro di quarta da lui descritta in un altro caso come
il seguente: » La cavazioae tirata neiralto della linea di
» fuori è la parata di contro di quarta.
» L' attacco essendo di dento , V uno dei liralori ese-
104
)> gaisoa la cayazioue nell'alto àèììa linea di fuori l'akro
» prenda la contro di quarta, pa$iando la sua spada per
» disotto il pugno dell' avversario ^ e prendendo la quarta
» di opposizione, n
Adunque come mai V istessa parata può esser di mezzo-
eontro e di contro!
Al Gap. Ili c< Des Parades » aggiunge che i> Qualche
% autore classa la parata di prima fra le parate di dentro,
y> Se questi avessero osservato che sopra un colpo diretto
)) nella linea di fuori, la prima si prende semplice, men-
» troché sopra un colpo diritto in dentro , la parata di
» prima non puQ prendersi che in mezzo-contro, essi non
"» sarebboro caduti in questo errore.
Ed io credo che la parata di prima sia una parata
mutua, ossia eccezionale, come dimostrerò in appresso,
perchè para i colpi tanto al di dentro che al di fuori, for-
mandosi sempre parata semplice.
Io comincerò col fare considerare, che il De^Basi erra
sugli effetti di questa parata » quando dice, » Le parate
r* sono di due specie: quelle della linea di terza , ossia di
]> fuori , che rimandano la spada dell' arvers'ario in questa
Tf linea, mentre le altre la rimandano neUa linea di quarta
» ossia di dentro. Le parate di fuori sono la prima, la
p terza e la quarta; le parate di dentro. La soconda (1) e
9 la quart,a »
Or dunque se la parata di prima rimanda la spada
nella linea di fuori, dico che in un colpo diritto tirato
nella linea di terza e schermito con la parata di prima
come descrive l'autore, la spada dell* avversario non sarà
altrimenti nella linea di fuori; ma in quella di dentro.
Seguita 'dicendo , che le parate che rimandano il colpo
in linea di quarta sono: la seconda e la quarta solamente.
(1) L'autore ha mutato il nome alla parata di settima, chiamata
mezzocerchio, in quella di seconda » perehè( egli dice) ell|r si trova
» tra la prima e la terza nella linea dell' Altezza, alla quale si f preni^
» dono le parate^ »
Qke eonfuslone senza niun vantaggio?
105
Or verrò rie pia a dimostrare che l'autore si ò in-
gannato neir assegnare i colpi, che può schermire la parata
di prima, e la parata di settima da esso chiamata seconda;
imperciochè» proverò ad evidenza, che la prima semplice para
i colpi diretti tanto nella linea (dta di fìtari^ quanto i colpi
diretti nella linea alta e bassa di dentro; come pure la set-
tima para il colpo diritto nella linea di terza.
l."" Esempio. Siano le spade nell'attacco di fuori delta
linea bassa, cioè in seconda; uno tiri il colpo di tagliata
sopra il pugno, ovvero una cavazlone nella linea bassa di
dentro, e l'altro raccorcisca il braccio venendo alla posi-
zione della parata di prima y così avrà parato la cavaxione
nella linea di dentro e il colpo diretto nella linea alta,
perchè nel momento che la spada dell'avversario si muove
dall'attacco di seconda per tirare nella linea dentro, rimane
tutta questa linea scoperta e non distingucsi pia la linea
alla e la linea bassa.
II. Esempio. Suppongo aver parato un filo di terza ,
ossia nella linea alta di fuori con la parata di ceduta di
prima, e rispondo con un colpo di prima ed in conseguenza
nella intera linea di dentro, e che l'avversario si schermi^
ftca con ristessa parata di prima; questa parata è parata
semplice di prima come quella citata nel primo esempio ,
e la medesima difende tutto il di dentro delle armi tanto
in alto che in basso.
ili.*' Esempio. Essendo in attacco di settima, uno tiri
il colpo di filo in questa porzione, e l'altro faccia la ce-
duta di prima (1); sarà così parato un colpo tirato nella
linea bassa dentro le armi.
Mi pare che questi tre esempi provino all' evidenza eha
la parata ^di prima schermisca anco i colpi diretti, nella li-
nea di quarta e nella linea bassa dentro le armi.
Ora dimostrerò che la parata di settima da me chia-
mata di ceduta di settima (2/ schermisce il colpo diritto
nella linea alta, di fuori,^ ossia di terza,
(1) Vedi Parte II. Sezìo HI.
(2) Vedi Parte II. Sczio IH. H
106
Suppongo duaquo essere nell'attacco della Uaea alti di
fuori, che l'arversario mi tiri il colpo di filo io ter/ai; eooM
di sopra ho detto ^ ed io facendo la etduia H HtHfna mi
garantisco dal colpo diritto nella linea alta di fuori por^
taado la spada nemica nell^ linea di dentro^
Il De Bau ignora forse questa parata? s^mplre più mi
confermo, che se pure egli è stato ib Italia non ne abbia
visitate le sale di scherma/
Seguitiamo a Tederà ciò, che egli dice al §. i, Colfo
ìp diritto nella linea alta del di dentro e la parata di rmjk
)i i^hìContrO' di frimai L'attaaco essendo jn p$arta L*uno d^i
1» due arversari tiri il aoipo diritto nell'alto della linea, a
» r altro prenda la mezza«;contro di prima di opposizione,
n abbassando prontamente la punta della spada» royesoiando
» le unghie ed il pugno in basso, prendendo poi forte della
m propria spada quella dell^avYersarioyopiKHiendo la punta
» in dentro col portare il pugno al di sopra dell'occhio
>» sinistra» conducendo la spada cMtraria. i» Ed al § VI
> dice parlt^ndo » Della Cambiane nell' alto del di dentro,
^ e la pafoia di eontro di prima^ d V attacco essendo in
fi fuori (in terza) uno degli avyersarii tiri la cavàziona
Tf! Della linea alta dentro» e Taltro prenda la contro di prima
» di opposizione, abbassando la punta della spada, ritolta
» le unghie in basso, e raccogliendo cui forte della spalla
x> quella deir avversario opponga la punta in dentro por*
« landò il pugno, ]>> come nell'altra ec,
È chiaro il federe che queste due parate fanno ristessi
novimeiitt sopra un colpo diverso, cioè la prima descritta
sul colpo diritto, e la seconda sqHa cavazione. La prima
parata è meaifa^'contro di ptima^ perchè descrive un mezzo
cerahb nélPeseguirla ; ma the al ^ VI debba esser chia-
mata parata di condro di prima , non la posso approvare ,
òssido essa pare un altra* mexza-contro di prima^
Diversi modi semplici per la parata di prima sodo que-^
sti. Se dall'attacco di seconda l'avversario tira una cava-
zione, o una tagliata eopra il pagno^ e l'altro raccorciando
107
femplicemeiile il braccio e ftadaodo alia posiiione Ai prima
avrà eseguito questa parata. Questo è pure ubo dei casi ,
ia cui ia parata di prima difenda tutta la linea alta tanto
dentro che fuori.
Altro modo di questa parata. Suppongkiamo essere in
attacco sulla linea di terza; uno stacchi la spada abbassando
il pugno, l'altro allo stacco tiri il colpo diritto, e Taf rer-
sarto prenda la parata di prima. Beco che diflerisee il mo-
?iniento del pugno da quello deiraltraparata, cioà daquan*
do fu tirata b cayazione dell'attacco di seconda nella li-
nea alta, e da quando fu tiralo il colpo diritto fu i gradi
del ferro nella linea di t^rza, ch*ò pur sempre una parata
semplice,
Tenghiamo alla parata di contro di prima. Suppooghkmo
che ano abbia fatto la Gnta del colpo diritto nella linea di
tena, e che l'altro sia venuto alla parata di prima, la
quale sia dal primo delusa con una cavazione, intantocbè
l'altro senza muovere il pugno dalla posizione di prima,
passando con la propria spada sopr^ quella ddrarversa*
rio descrivendo cosi un cerchio intero riporti la spada ne-
mica nella lìnea alta dentro ; ecco la vera parata di con-
tro.
Il De Bast al Gap. VI )» timtiro di prima » insegna ia
altra maniera la parata di contro di prima di opposizione
» Sopra un colpo tirato nell'alto della linea di dentro (1)
» passate obliquamente la vostra spada àoHo la spada ne-
B mica, la mano rovesciata con le unghie in basso, e for-
» tatela nel medesimo tempo all'altezza della fronte, a cin-
a qoe osci centimetri dall' oechio sinistro, conducendo col
» forU il debole della spada dell* avversario, tenendo la
a punta bassa e opposta in detUro^ e avanzando legger-
li mente l'alto del corpo, affinchè il bottone dell'avversa-
(1) Da quale attacco si parte il colpo? Il nofise di colpo è geo«-
rico, e questo paò essere colpo diri ito; colpo di e av azione, colpo di
tagliata sopra la panta ec. e se fosse questo colpo , non si potrebbe
più s^aire la parata in discorse nel modo da esso descritta.
108
» rio l*oUrepassi ; ciò che ri mette al «cura di una ri-
» metta di mano. »
Per maggioro intelligenza riporterò pur anche ciò che
dice della contro di terza di opposizione. » Sopra an colpo
» tirato neirafto della' linea di fuori ^ contro passate la
nf spada sotto la spada dell' avversario, e dopo prendete la
» terza semplice. »
Questa sembrami una definizione troppo ristretta per
essere bene intesa,
11 nostro autore insegna al Gap. YIII ^ 2 altra ma-
uiera di parare; » il colpo diritto nell'alto del di fuori, e
ìt la parata di mezzo-contro di quarta* »
» Essendo X attacco nella linea di fuori , uno de' due
» avversari tiri il colpo diritto nell'alto, e l'altro pari la
» mezza contro di quarta di opposizione, facendo passare
» la spada sotto il pugno dell'avversario, girando le un-
» ghie in dentro , portando il pugno verso la spalla sini-
» atra e air altezza della medesima , e la spada contraria
» in dentro con la pnnta alzata ( come ho detto altrove ,
» questa è una parata di contro e non di mezzo-contro )
•» Si può ancora parare tagliando la linea, cioè a dire pas-
» sando la spada davanti la punta di quella dell' avversa-
» rio, strisciando questa dal debole al forte ton l'angolo
» sinistro superiore del forte della lama. »
L'osservazioni sulle parate di mezzo contro , siccome
tal nome è del tuUo nuovo nei trattati di scherma fin ora
stampali in Italia, ho creduto bene di estesamente parlarne
in un capitolo a parte (1).
Il De Bast , ove parla dei colpi di tempo , topratempo
essere un legamento o iwyrociamentf^ (s'intende uno striscio
o di seconda o di settima) tirato all'avversario nel mo-
mento che vuole eseguire un colpo di tempo sopra un'at-
tacco che gli si fa: e il primo autore non italiano che
parli del contro^tempo,
(i) Yadi Parte If, Sn. (il. Bap. 2.
109
Quando ha tcouto parola delle appuntale e delle rimesse
di mano ha riportate le stesse opinioni del LaFaugére, le
quali sono giustissime , come sono egualmente giustissime
te riflessioni che fa sul tiratore mancino.
Egli critica al Gap. XII L <x Dell' aisallo » coloro che
cacciano degli urli attaccando ; del che convengo pur io ,
reputando nojosp e ridicolo V uso di quelli» che su tutte le
finte su tutti gli attacchi urlano , perchè ciò di nessun
rantaggio; ma il cacciare un urlo nel momento che si vede
di aFor preso un tempo , non lo disapprovo , qnolto più
quando succeda un tal éolpo, che sia vantaggioso in se-
guito per sconcertare 1* avversario. Due che non facciano
mai sentire la propria voce, sembrerebbero due Automi.
Il De Ba$t ha fatto pure un cambiamento ai nomi delle
parate, e ne soppresse adcune; il che credo che non abbia
ben fatto; come puro di aver sostituito una nuova no-
nienctatura nello insegnamento. Non ammette che due linee.
il di dentro e il di fuori ossia di qmirta e di terza. Dice
che il di fuori occupa tutta la parte diritta , eioò a dire
che ci si trova attaccati in tersa^ o nella linea di fuori
tutte le volte che si ha il ferro dell' avversario a diritta in
qualunque maniera sia girato il pugno, e viceversa la parte
sinistra la quarta. Non fa distinzione del di dentro e del
di fuori nella linea bassa, ossia di seconda e Httima.
In generale egli è troppo conciso, perlochè qualche volta
non é intelligibile, o iutendesi per discrezione.
$ 27. In Milano nel 1837 fu pubblicata un opera con
questo titolo: TrrUtato sulla Scherma^ opera del conte ìAi-
ciELE Gambogi antico militare italiano^ adorna di figure.
Nel second' ultimo periodo del capitolo intitolato -* Chi
legge — il Gamòogi così si esprime^: » Quest'Arte cavalle-
» resca è stata ridotta per mezzo della pratica ad un grado
n di . perfezione; ma rapporto alla teoria è ancora nella in-
)> fanzia. Molti autori italiani, francesi ed altri oltramon-
yf tani hanno scritto con molto discernimento sopra tal ma-
» tcria, da questi ho ritratto le maggiori idee; ma nessuno
110
» però di essi ha combinato di porre la figura in faccia
ì> alia teoria per renderla più iBlelligibile • comoda per U
71 accademie e per gli studenti. »
Quante mensogne in ai pocbe parole I Con quesi' ullimo
periodo ci fa conoscere non avere egli rediUo che un solo
Irattato di scherma italiano, mentre ci fa una sparala di
ayerne consultati ben molti; se cosi fosso avrebbe yediito
V Agrippa, il Viggiani, il Capoftrro^ il Giganti, il MorsieaUì,
il Fabrii, il Lianeour, il Danet, e tanti altri che per bre-
vità io qui tralascio di referire, tutti hanno posto le figure
nei nodo indicato dal Gambogi. Egli invece di dirci di aTer
eoniultaio, poteva dire ho tradoUo il trattato di Angelo, ri-
portato nella enciclopedia francese» cambiando ale figuro
disegnate^ il costume del vestiario, e di aver latta la bestia-
lità di aggiungere diverse figure ridicole, come per esetm-*'
pio; le figure che rappresentano le posiiioni di prin^a, $(ifion4q,
iersa, e quarta; e fra le altre la figura ehe rappresenta la
posinone di prima è con i piedi a coptatto^ le gambe stosf,
il fioretto impugnato con tutte le dita chiuse, cioè il poUice
non allungato sul manico, il pugno ali* altezza della testa, e
la lama verticale con la punta rivolta a terra con la seguente
spiegazione a questa figura; « e serve p^r disporre I4
« persona , per parare le botte jdi dentro , oppure Y Q0m-
« siva )» non rammeirtandosi che nel seguito dell'opera a
pag. 53 Tav. XKYII. della sua traduzione, Angth fa ese-
guire in tutt'akra maniera qneste parate e socialmente la
parata di prima, essendo state da esso riportate pur fedel-
mente tutte le tavole.
Riguardo poi a quanto dice « che la teoria è ancora
nella infanzia « dal 1763, in cui fu stampalo il trattato di
Angiolo al 1837 dal Sig. Gambogi riprodotto, dicerto per
lui r arte è rimasta dov' era ; anzi egli le ha fatto fare un
passo retrogrado per le false posizioni ddle parate da esso
senza il principio di buon senso intruse nell'opera spac-
ciata per sua.
5 28. Po dato alle stampe in Trieste nel 184) un « TraUaéo
Ili
f( di $ciMa di Bartolommtù BarMini di Trento, Caoalitre
ft detta Legian d' Onore, dedicata a 5. E. il conte Ettore,
€ Luockeei^P^U'-PoniateUi d* Aragona, dei Principi di Campo
« Franeor, e Dmehi della Grazia ».
Di questo trattato rileverò alcufie cose principali, le
qoali aon Vanno d'accordo con T inseg:nanientò degU altri
autori, ne con lui stesso.
Egli divide la lama in tre elassi « 1.^ la Turca; 2.ale
« $cnnnell(ae nel mezzo, di molta durata eseendo di nidura
^ aenai leggera (1); 3.a le lame che hanno nel n^izzo una
< costa a guisa di spadone^ da cui le distingue la sola curva ».
Della prima, cioè della Turca , dice « essere di straor-
« dinaria curvità, talché non si può comprendere, come essa
« possa servire all'offesa, ma essere la U^n^ra di ^ella
< delle migliori »» Solo faccio osservare all'autore che, se
egli non arriva a comprendere come tale sciabla possa ser-
vire all'offssa lo impari dai fatti, che hanno sempre dime-
tiralo che i Turchi la maneggiano assai meglio delle altre
nazioni , come può rilevarsi dalle narrazioni , dello CAotile*
lain da me riportate nei Cenni storici della scherma.
La seconda essere più facile ài man^f io per la sua
leggerezza; e la ierza opportunissima ad adoprarsi nei pia
arrischiati cimeàti. £i gradua la lama in tre sezioni (2) ; e
prende un abbaglio, quando a pag. 16 dice: «Nei molti
€ aiUori, che ripassai trovo che ì Napolitani furono i primi
« ad avvedersi che nella guardia abbisognava un punto fer-
ie tissimo per resistere agli urli della sdabla ostHe; per cui
« eglino istruirono di ciò i fabbricatori, da cui furono portale le
m sciabole aHa perfezione attuale ». Se il Bertolini avesse letto
con attenzione il trattate» di Scorza al §. 13 avrebbe sa-
(1) Che intende di dire « di molta durata essendo di natura
nssai leggera ?
(2) Mulkr la divide in due parti, a Scorza differentemente comin-
ciando ^ol sezionarla in due parti eguftli ogauaa suddivisa in quattro.
fi ponto da cui si partono le dae sezioni, e da lui chiamato centro^
da COI andando alla punta sono quattro, come pure son quattro im-
dando alla guardia, ciascuna part^ eoi suo nome respettivo.
112
palo che furono gli Spagnoli che inventarono il Riea$so, e
che la tempera delle loro lame nel Medio Evo erano tra Io
migliori , e con ragione, perchè fornita quella penisola di
moltissime fabbriche di armi Arabe. Io credo' piuttosto che
in scienza di ciò, il Bertolini eoo questa priratira data ai
Napoletani, abbia voluto lusingare Tamor patrio del suo de-
dedicatario (1).
Nel suo — Modo d'imbrandire la iciabola e della
guardia — al Cap. Ili dice: « la sciabola viene imbran-
4( dita nella seguente maniera; le quattro dita formeranno
« una tanaglia contro il palmo della mano , il dito pollice
<i disteso lungo il manico formerà un giusto punto d'ap-
« poggio, e servirà ben anche per dirigere con maggiore
« facilità il taglio ; le altre dita ( e quante dita ha una mano?
41: son già cinque le nominate I ) stringeranno il manico
« della sciabola con la seconda giuntura per cosi assicu-
« rarsi l' arma nella mano y>. Fa conoscere e giustamente: *
k che vi sono molti , i quali neir agire lasciano cadere il
« pòllice e Io uniscono alle altre dita > non riflettendo, o
non conoscendo di quali svantaggi sia il così adoperarlo.
Dà un avvertimento di molta circospezione alla pag. 23,
nel quale dice (2); « Nello spogliarvi sarete fuori di mi-
k sura; ( credo k) abbia detto per ischerzol ) e quindi, ar-
« mata che avrete la destra vi avvicinerete colla massima
« cautela al vostro nemico, Gnchè vi conoscerete in giusta
« misura ec. ». (3) Alla pag. 18 dice: « Allorquando vi
« troverete di fronte al nemico, dovrete avere una goar-
K dia non troppa lunga, ma ben raccolta, e la punta della scia-
« boia un poco inclinata all' infuori. » Ed a pag. 24 ha
copiato ciò che dicono il Grisetti e il Rosiroll relativamente
(1) Domanderò all' autore chi adopra adesso le sciablc col Ricasso?
(2) Ciò in duello.
(3) Che r autore non abbia mal visto duelli? ne xibbia mai avuti?
Poiché i padrini o Testimoni si frappongono sempre ai duellanti j «
prima di cominciare T attacco gli tengono molto fuori dì mtsma, e
quindi le damio il segno per V attacco.
113
alla guardia della spada (1), ^ Nella guardi^ che vi prescrìssi
a riconoscerete che lutto il vostro corpo ritrovasi io atto si-^
«( curo di difesa, perché se T avversario trasportato da un
a pazzo fucore volesse colpirvi senza piflma disviare la vo-
ti stra sciabola, rimarrà egli stesso colpito con quella velo->
H cita medesima, con cui si ò mosso contro di voi. » E
qui per aver copiato i citati Autori ò caduto negli stessi
errori» e di più si è reso incoerente a se stesso, avendo
detto a pag. 18 che « la punta della sciabola dev'essere
un poco inclinata in fuori « ed io conseguenza non fa dì
mestieri di levarsela d* avanti per portare un colpo ; ed an«
Gorchò ciò fosse, con dei Raveàoi intagliando, e con dei
Fendenti inquartando di slancio, si può così senza toccare
la sciabola deli' avversario arrivare a ferire (2).
Seguila r autore «licendo : a ¥ esperienza è la guida più
« corta, che ha insegnato agli uomini il sentiero della ve-
« rità, ed essa dimostra agli schermitori la m^cessità di te-'
«( nere il braccio destro in avanti. Conviene prendere in
« considerazione il vantaggio che produce una tal posH
(i) Vedi l'Opera dei citati Autori al § 67,
(2) Ma qui non mi si porti in esempio aa giovane maestra in Fi«
renze, il quale sostiene che con la guardia del Grisetti e RosaroU non
fi possa esser colpiti, commessi diconOtSen%a levarsi la punta davanti,
ma però con una modificazione da esso fatta , non stando egli preci-
samente attaccato alle parole degli Autori suddetti (avendo da me có^
nosciuto f che con l'Intagliata e con l' Inquarto si può colpire senza
scomporre la loro spada) ha aggiunto senza sortire di linea!
Ma il bello si é, che ancora con quella modificazione da esso fatta
non regge la sua riflessione; e allorquando da un altro maestro... .„ gli
fu fatto vedere ohe anche senza uscire di linea, ne toccare la spada
feriva con il colpo della passata sotto^ rispose: che allora s^niva a
pararlo* Non è più. la guardia che difende!! è una parata^ e in
questo tema qnalunque posizione è buona. Mi sono creduto in do-
vere di dargli questa lezione perchè sputando altre sentenze , sia in
avvenire più cauto ; e prima di discorrere delle varie scuole, vada a
vedere come si tira in Napoli, come in Milano e come in Francia,, non
potendosi istituire paragoni senza aver visto i buoni schermitori delle
diverse scuole.
15
114
(( zione (1) ». Quindi soggiunge: « Molti schermitori tì<*
fi trovansi, che vogliono adottare una differente guardia per
c( migliore!; alcuni persuasi dalle plausibili ragioni del mae-*
(( stro si rimettono'' al giudizioso suo parere, ma molti pre-
a tendono essere la miglior guardia quella a cui il nostro
« genio inclina maggiormente, dalla quale opinione io non
n sono lontano ».
Dunque la guardia insegnata e provata dalla esperienza
non e più la migliore I Com' è facile cadere in contradi*
zione molto più quando ci si riporta al sentimento altrui,
cioè a quello del Gritetti e del Rosaroll, eniesso nella parte
III della loro opera al Gap. I sulla riflessione della guardia
§. 389. o 390.
Scende in seguito alla dimostrazione dei cólpi, che cosi
egli nominai Fendente, diritto e sinistro, Colpi di figura in
dentro e in fuori. — Obliqui, diritto e sinistro. Colpo al
petto e traversone. -^ Colpo al fianco interno ed esterno, di-
ritto e sinistro montante. — Colpi di Manchette (2), a/-
r infuori e di sotto mano, -r^ Fendente secondario.
ho parate da esso nominate sono; Prima alta — * Prima
bassa. — Quarta, — Quarta bcusa, — Terza, — Seconda,
Dovendo dare francamente di questo trattato il nostro
giudizio, diremo che nulla avvi di nuovo, e che è sem-
plice di troppo, e non trpppo bene scritto; che d'altronde
il BertoUni è un fortissimo tiratore di sciabola» il quale ha
fatto moltissimi e forti allievi. -^
(1) Il nostro Autore qui pure ha copiato a parola ciò che dicono il
Grisclti e il RosaroU nel loro Trattato allo stesso $ 6?.
(2) Colpi all' ^vafi-bracpio.
115
iicllf^ armi usate i^^iteralmeiite nel Duelli e piai
partieelarniente della spada e della seialila.
s- 1-
Sarebbe dilHcile, o per dir meglio impossibile, il voler
determinare quali armi fossero ia uso noi più remoti tempi;
e perciò lasciando da parte ogni sottile investigazione, e non
volendo seguire altre traccie, che quelle segnate da docu-
menti storici , paro che francamente si possa asserire , che
le principali armi usate dalle più antiche nazioni per non
dire della Fiopida (1) fossero la Lancia , il Giayblotto ,
I'Arco e la Spada. Il Bianchini crede che la più antica
di queste armi possa essere la spada, adducendo a testimo-
nio del suo asserto, che Perseo fu sempre rappresentato con
la celata, i talari (2) e la spada (3) quindi soggiunge , la
celata ò la spada essere state introdotte dai Lacedemoni , ma
non doversi intendere qualunque specie di spada, bcnsi quel-
la particolarmente propria agli Spartani, che era curva a guisa
di falce come quella che il Cellini pose in mano al suo
Perseo (4).
Io credo assai più fondata T opinione di Erodoto, che le
armi più antiche siano Varco e la lancia; imperocché qucl-
(1) Vedi Monsignor Bianchini dove parla di quest'arnie: Storia
Universale Gap. )2.
(2) Talari sorta di Calze alate, che si attribuivano a Mercurio.
(3) Bianchini ope, cit. Gap, 27.
(4) La statua in bronzo del Perseo, eseguita dal famoso Benvenuto
Cellini, che trovasi sotto le Logge dell' Orgagna in Firenze , ha la
mano destra armata di una spada curva a guisa di falco.
116
Io scrittore, parlando delle conquiste fatte da Sesogtri, ci
ricorda d'aver veduto egli stesso due statue rappresentanti
quel conquistatore Egiziano, una nella campagna tra Efeso
e Focea^ 1* altra sulla strada di 5ar(/t a Smirne, figuranti uà
uomo della altezza di quattro cubiti e mezzo, il quale con
la destra teneva un asta e con la sinistra un arco (i). Dal .
medesimo serittore rilevasi che i Pttsiani cinque in sci se--
coli avanti Gesù Cristo non usavano altre armi che V arco
e la lancia. Difatti Àristagora tiranno di lUileto perorando
la propria causa affine di persuadere Cleomene re di Sparia
ad ausiliario contro il re Dario e di mostrare che i Per--
siani non erano punto terribili, diceva: y> La pugna loro è
» questa; hanno archi ed aste brevii e portano brache lun^
y> ghc e berrettoni sul capo , così Tengono alla pugna , e
» perciò facile essere a pigliarsi. » Il re Spartano non so'
lamento dinegò il chiesto ajuto, ma fece tosto sgombrare di
Spana il tiranno di MUeto, il quale si Tolse agli Ateniesi,
• parimente per muoverli contro i Persiani^ loro diceva
esser facile il vincere quei barbari, perchè non facevano
uso di lunghe aste. A questo passo il Muxtoxìdi aggiunge
alla nota 268. » Che d'arco solo e giavelotto valendosi i
» Persiani dimostravano di essere inesperti nella guerra ,
y^ riguardando «>gli Varco e il giavelotto corno armi fallaci
» e usabili solo da uomini vili, n
Lasciando da parte la discussione sulla anteriorità dell* uso
di un arme più che di un altra , poco ciò importando al
nostro assunto , gioverà meglio accennare le varie armi ,
che trovansi in diversi tempi usate, per poi scendere, a
parlare più specialmente della Spadì.
L'asta presso gli antichi credo che fosse più il simbolo
della dignità e del comando , che arme di oflesa , giacché
nei combattimenti non trovasi mai usata. Mi conferma in
(1) Erodoto Lib. 2.do $ 106.
117
itMéta opinione il vedere la statua di Minerva sempre ap-*
poggiata colla destra ad utia longa asta, ed Agamennone ^
il ré dei re, descritto da Omero sempre colla grande asta
aflla mano. Di più, se mi fos?e permessa una deduzione
dalla etifùologia del nome, direi che aela traesse il suo si-*
gnificafo dal vèrbo adstOy sto ritto, come appunto vediamo,
sempre con quest'arme rappresentati i capitani stanti in
piedi, e non in atto di combattere.
§. 4-
La Lancia bastile dei latini cosi ce la mostra il più
volle rammentato Giuseppe Grassi nel suo ottimo Diziona^
rio. » La Lancia adoperossi sino dalla fiii remota anti-
» chità, e fu arme di mano e di tiro dei pedoni e dei ca-
)» valieri , ma particolarmente di qnesti ultimi. Trovasi in
» uso presso gli Ebrei , i Persiani , i Greci , i Germani, i
» Galli , gli Spagnoli. I Romani la presero dai Barbari.
» Dopo la caduta dell'impero di Roma se ne armarono
y» tutti gli uomini d'arme , ed il portarla fu un privilegio
» dei nobili e liberi uomini. Neil' investire il nemico s'ab-
jf bassara la lancia» reggendola con la destra, ed acciocché
» colpisse più ferma si appoggiava sopra un ferro lunato
» infisso nella corazza alla metà del petto; questo ferro si
» chiamò resta, onde venne il modo di dire, porre la lan^
y» eia in resta. Dopo l'invenzione delle artiglierie, la lan^
» eia non venne, come tante altre armi ofTensivc , abban--
)> donata, ma si ritenne come propria della cavalleria sino
)> al tempo della guerra di. Fiandra sulla fine del secolo
» XV[ ove la natura dei siti, e le difficoltà di mantenere
)) ed aver cavalli propri al soldato di lancia, ne fecero di-
» mettere l'uso ; l'abbandonarono pure i Francesi sotto
D Arrigo IV, più tardi assai gli Spagnoli; finalmente cadde
)) in discredito presso tutte le nazioni occidentali, ma non
» la deposero i Turchi mai , né i Polacchi loro naturali
» nemici. Venne ripigliata nelle guerre della rivoluzione
118
» francese^ ed iiuìtando i Polacchi sr* istituirono ia tutti gli
» eserciti reggimenti di cavalleggieri armati di lancia, i»
La LANCIA^ per dir meglio l'aita, come ho notato di
sopra , spesse volte confusa qq^lla con questa fu di varie
forme e lunghezze* L' asla era lunga e pesante con un ferro
infitto in cima fatto a foglia di oliva (1) è la lancia era
• P
pur similmente lavorata , ma meno pesante e più corta •
(1 Questa dal dizionario dell^accademia di Francia e della Crusca
viene chiamata cosi » Corscsca arma in asta con ferro in cima a fog-
» già di mandorla. (Vedi Fig. A]
119
onde fosse atta ad esser scagliata, o lanciata (da cui prende
il nome) da una certa distanza. E di questa facevano uso
ì combattenti antichi , rammentati dal Grassi. La lancia a
quattro Iati, o quadrello era formata di uno stilo di figura
non perfettamente conica, ma avente quattro angoli taglien-
ti. (Vedi Fig. 25 copiata dal tero) Da duecento tanti anni
Vi
e*
la lancia, come pure ha accennato il Grassi ^ era stata ab-
bandonata in Francia, quando nel 1808 vi ricomparve con-
fidaU al valore di un reggimento di caralleria leggera di
Polacchi (1). La /oncia si compoBe di una lama o di uq
aita di legno; alla cui eslfenaitjk inferiore à dà il DOlwe di
0aleio; il legno è per lo piti di frassino. Quella di cui par-
liamo, cioè la francose, e di forma tnaagolaFe (VetU Fig. 17);
(1) Eicidopedia Moderna, o Dizio. di Constin.
Hi
ì* limgkezza ddla aH« lama è di Om. t35; e (quella total»
della lancia è dì 2im 84» (t).
H GuYELaTTOy Iaculum dei Romani non era altra ch.e
una modificazione delia lancia, essendo assai più corto di
quella , più grave perchè avesse maggior forza nel colpo ;
ed era usato dalla infanteria^ Pare cbe con una coreggia
fosse fermato al polso diritto del soldato e con c[uesto mezzo
lo ricuperasse, ritraendolo a se con gran forza (V. Fig. 18 a
pag. 120). (2)
J. 6-
La SciMiTARiiA, o AciNAGE degli antichi Persiani è ca-
ratterrizzata dal Muxtoxdi (nota 208 al Lib. Ili di Ero-
doto) per una specie di scimitarra , e dal Dizionario Com-
pendiato di Antichità ec. per una specie- di paloscio^ o scia^
bla. Io credo che la sua forma fosse come vedesi rappre-
sentata nella Fig. 20 a pag. 122.
g. 7.
La Spada è forse da considerarsi come la più antii»
delle armi bianche , perchè trovasi menzionata da più ve-
(i) Vedi Piobcrt nel suo -Traile d'Artìllerie Thcoriqué-pratique -
sulla dìmenzione della lancia modello» 1823 p« 17.
Intorno airuso della lancia si può veder pure Fopera di Brnsinskì
intìtolatar - Reglement pour Tèxercice de la lance- Paris 18ti.
(2) I Negri di Monomotapa hanno un arme (cui i viaggiatori danno
il nome di Zagaglia) della quale si servono combattendo a cavallo ^
quasi simile al Giavelotto: essA ha la forma di una lancia y^àéldi lun-
ghezza di circa un palmo,, tutto di ferro; ma è armata di siffatte spine,
che passata da banda a banda la persona, bisogna estrar la Zagaglia
dalla parte opposta per non isquarciar la ferita. (Vedi su i dlzion* del*
i'Accad, di Francia, e della Crusca) Vedi Fìg. 19 a pag. 120.)
16
(usti aatori (1) diflìcilc però il precisarne la forma primi-
tiva , le successive modificazioni cui è andata soggetta , e
l'uso speciale che facevasene in guerra. Nell'armerìa di
Parigi gì conservano tuttora spade antichissime (2), ed U
sig. Piobert nel suo trattato d'artiglieria descrive alcune
varietà della spada antica, o per dir meglio ci presenta il
modello di due difTercnti .specie, le quali però non contanti
1
a
- 0) ^ infatti ne] 1. libro dt Moise (La Genesi) al Cap. 3. e $ 24
dice • Cosi egli cacciò l'uomo e^ostde Cherubini davanti al(^ar~
N ditto d'Eden con una Spàdj fiammeggiante , che si vibrava in
» giro.... •
Dunque almeno i certo , che il nome di spada è il primo nome
dato alle anni! Come pure nella Genesi si legge n che Simeone e Levi
figli di Giacobbe, entrarono in Sichem colla spada nuda alla mano per
discacciare gii abitanti di quella città. (Vedi Cap. 34 verso 25). Secondo
osserva il presidente GoitgueC pare probabile che queste spade non roi*
aero di accìajo ma di rame.
(2) In Gerusalemme conservasi ancora la spada di Goffredo Buglione
ed i piuttosto corta.
123
al di là dell* epoca in cui i Oalli e ì Gtrmani vennero as-
soggettati dal popolo Romano. (Vedi Fig. 21 a pag. 122)* ,
Certamente la spada coli' andare dei secoli ha subito
molti e vari cambiamenti a seconda della varia tattica Mi*
litare, e del raffinamento della medesima. I Romani, come
accortamente osserva Montesquieu thhtto sempre T accortezza
di adottare la forma delle spade usate dai popoli da loro
Tinti ogni qualvolta trovavan(e più atte a ferir delle pro-
prie. Così si esprime questo scrittore. » Era loro princi-
» pale attenzione esaminar il perchè i loro nemici potes-
9 sero aver qualche superiorità sopra di loro; e quindi met-
» tendovicisi di proposito Quando conobbero le Bpad$
n spagnole abbandonarono le proprie. (1) »
E da avvertire che i Romani avevano due differenti
spade, una chiamata Ensis (2) che era di lama larga, e
che adopravasì dai cavalieri; l'altra di lama* più corta e
larga, chiamata Gladiùs, la quale era arme propria della
fanteria leggera (Vedi Fig. 22 a pag. 122)*
Mi do a credere però che la spada greca fosse il Già--
dium d^ì Latini, ma più sottile e più atta a ferir di punta
E questa opinione mi viene confermata da Papinio Stazio
il quale descrivendo il Duello dei due incestuosi fratelli
Tebani dice (3) » profondamente immerse la spada nel corpo
» del germano* » e più sotto mostra che Eteocle cadendo
moribondo, medita di uccidere a tradimento Polinice^ come
di fatto lo uccide. Così si esprime: » appena soprastante e
D prono lo sente, che occultamente alza il ferro (che deve
» essere Y ensis j col quale impugnato era caduto) e sup-
» plendo coir odio alla vita che lo abbandona, snaturato
D fratello pianta in cor del fratello la spada. » Ed ecco
che il poeta stesso ci mostra che quel ferrusa, era la spa-
da. Or se non fosse stata ben sottile e appuntata, come un
(i ] Consideratìons sur les causes de la grandcur des Romalnes etc.
Gap. 2.
(2) Chiamavano questa stessa arme ancora Spatha*
(3) Tcbaide di P. Papinio Stazio Lib. XF.
/ .
/
f
Ì24
tneriente avrebbe avuto forza d* ioimergerla nel cuore al suo
nemico?
Tanto sia detto intoroo alla vfoda usata dagli antichi ,
perchè torBcf^mo ben presto a parlare delle apade bio<*
derne.
S, 8.
Lo Spadone non è che la spada a due mani, cosi chia-
tifata attesa la sua gravezza, imperocché ugaagliava quasi
r altezza dell' uomo, e non potevasi perciò adoprare che a
due' mani. Il Marozzo > e il Grassi nelle opere citate danno
le debite istruzioni intorno al modo di maneggiare que-*
st'arme nei singoli combattimenti; e l'opera del Mafoxzo spe-»-
cialmenle va ornata di 19 figure dimostranti le varie guardie
relativamente a tale scherma. (Ve(iiFig.23apag. 125)La spada
a due mani fu molto in uso presso i Sarmati, come riie«
vasi da Tacito (1) , ove parla dell'impero di Ottone e di
Vitellio. Ed il più volte citato Grassi aggiunge. » La lama
» di quest'arme era per lo più congegnata nel manico per
» modo da potersi far girare in cerchio col moto impres--
» sole dalla mano, che la reggeva. »
10 simil modo si fa oggi il giuoco del Bastone a due
mani. Non pertanto queste armi» come pure il Pugnale, la
Lancia, h Picca, V Alabarda, la Ronca, il Brandistocco , lo
Spiedo, la Daga, l'Amare, Y Accetta, e la Bajonetta può
dirsi che siano state adoperate piuttosto accidentalmente
nei Duelli, anziché esser armi a ciò adattate. La Spada, la
Sciabla e lo Squadrone moderno, ovvero Sciabola della «a«
valleria grave sono invece le uniche armi bianche più adat*
tate ai parziali combattimenti , e perciò in essi prescritte.
Di ciò ne parleremo più sotto un poco più diffusamente*
§. 9.
11 Pugnale, PvGio, è da annoverarsi tra le armi pittali-'
(1 ) Lib. I. p, 79. delle sue Storie.
12S
ticbe, come rìleTUi dal padre d«Ua itorU, Xrodoio, il qoale
parlando della saoguiaosa battaglia, che ebbe luogo b»
l'esercito persiano coadotto da Ciro, e qaello dei JfaMOfil*
comandati da Tomri, racconta cbe aj^iccata la battaglia a
Fig. 23.
qualche distanza, ì doe eserciti fecero una scarica di frec-
ce » ed indi, dacché i combattenti ebbero speio tnlte le
» saette, corsero colle lance e coi pugnali alla mischii C^)
(Vedi Fig. 24 a pag. 126).
È possibile che il pus'" '«*« *" »P*^" apponUta e lot-
(1] Erodoto [jb. I. mi fine.
136
tile dei Greòi? Laicio Tiiilérpetrazione ai pi& dotti cotio^
scitori delle còse antiche la soluzione di questa arrentata
domanda.
La Sàeissa era una specie di Inngbissima {ancia o picca
usata eselusiramente dai Macedoni^ e specialmente dalla fa-
CN
mosa falange ideata da Filippo padre del Grande Àlcs$an^
dro. Quest'arme ci yiene così descritta. » La lunghezza di
» quest'arme si fa ascendere a 16 cubiti, i quali sono più
y> della lunghezza di 4 tese. (1) » Essa aveva un piccolis-
simo foro; e da qui ci ò venuta o la picca , o la lancia.
Si chiamavano Satissofori i soldati che facevano uso di
questa arme. (2)
(1) Il cubito in generale è un piede e mezzo; la Tesa equivale a brac-
cia fiorentine 3. 6. 8.
(2) Vedi Dizio. Compénd. di Antichitd ec. Traduzioni dal Francese
migliorato e accresciuto T. IL Firenze Giovanni Marenigh.
127
§. 11.
La Picca è un asta grossa della lunghezza di 1 7 piedi
romani con una punta acuta di ferro adoprata più parti-
colarmente dalla fanteria. Essa fu posta in us9 in Italia
sull'esempio degli Srizzeri.
Il Grassi nella sua teoria stampata in Venezia nel 1570
parlando di quest'arme (p. 110) così ce la descrìve )» la
i> più sincera, onorata, e nobile arme di qualunque altra,
y> e però tenuta in molto jpregio da' cavalieri onorati, da
1» gran signori, perciocché in questa hanno poco o niun
» luogo le astuzie e gl'inganni, n £ soggiunge che » a
y> volerla adoperare nel hiodo che si conviene, vi si richiede
y> forza grandissima di corpo non meno che valore e ac-
y> corgimento. »
Questa picca non è una vera lancia antica modiGcata?
Mi pare dalla descrizione che non vi sia nessun duU)io, •
che solo diversifichi dal nome, che forse verrà dal tedese»
e che in sostanza>orrà dir lo stesso.
Dì quest'arme aggiungerò ciò che dice il precitato iin-
tonto Grassi nel suo Dizionario.
1» La Picca si teneva diritta con una delle estremità
y> appoggiata sul suolo, si alzava nel porsi in attitudine di
offendere, il che dice vasi anche inalberare la picca; si por-
» tava dì sbieco^ cioè si reggeva quasi in traverso del petto
)» ed era segno d'onore si portava piana cioè sulla spalla
)» camminando in fazione si presentava avanti, o indietro,
» eioè se ne abbassava la punta al petto dell'avversario
yf così nel caricare come nel ritirarsi; e finalmente si stra-
y> scinava impugnandone la punta e tirando il resto dietro
]» a se. L'alzar la picca sopra il capo era segno di arren-
D dersi, l'abbassarne la pulita orizontalmente era seguo di
)) caricare il nemico.
]» Come varietà della Picca si può considerare la
128
» Partigiana , che propriameDte era una picca
y^ metà più corta dell'ordinaria. (1) (Vedi Fig. 26)
delia
{i)PartigianayO Partisana. Non dandoli Grassi nel suo Bizion.
il disegno di quest'arme, per maggiore schiarimento dirò, che deve in-
tenderti, la metà pia corta relatiramente al ma^co. poiché l'arme pro«
priamente detta è molte più lunga della Picca.
12U
S. 12.
L'Allabardà , o Labarda differisce dalla lancia solo ,
perchè all' estreoiitk superiore ha una mezza luna ora con-
cava ed ora convessa con bordo tagliente; dalla parte op-
l>osta poi ha un ferro leggermente ricurvo terminante in
una punta acuta, e fatto in forma di cono (Vedi Fig. 27).
•■
130
L'Allabardà non è più in uso se non fra le fanterie
Svizzere» che la tengono nel servizio di guardia nelle sale
dei Principi.
§. 13.
Della Ronca (Vedi Fig. 28) della Partesana, e dello
Spiedo pure si fece uso nei duelli, come rilevasi dal Uà-
rozzo e dal Grassi nei loro trattati di scherma. (Vedi Fig.
29 e 30 a pag. 129).
H
c\
Il Qrassi nel suo dizionario dice che.... » Lo SpIede,
131
» Si^JBDO, era anche chiamato Scueltro» il quale si ado*
» prara propriamente alla caccia per ferire i cinghiali, ma
» che venne pure usato in guerra: più tardi cioè nel se-
» colo XVII era arme degli Alfieri. »
Nella sGda di Barletta, (Ved. p. 1. Gap. 3. pag. 59) gli
Italiani si servirono dello Spiede^ e fu con quest' arme uc-
ciso Claudio d'Asti da Francesco Salomone Siciliano. Lo
storico Guicciardini parlando di Claudio dice che.... » me-
n ritamente portò la pena della sua stoltizia, mentre già per
» nazione forestiera volle combattere contro V onor della pa-
tria (1>
(1) In UDa poesia intitolata Le Rimembranze* La sfida di Barletta
13 Febbraio 1503. L'Autore cantando di Claudio d^ Asti dice.
» •
Dato è il cenno !... in densissime ruote
Una nube di polve s' inalza :
Come r onda che 1' onda percuote
Suir acciaro risuona Tacclan
In eguale vicenda lattante
Una schiera or s' arretra, or s'incalza:
Sembra un mar per tempesta mugghiante;
Come un nembo fa V aere tremar*
Già un guerrier, che alla ricca divisa
Sì ravvisa all' estranio soggetto
Vacillò.... neir iniquo suo petto
Dio r enorme delitto punì ! —
Benché nato sovr' italo suolo
Rimirato ha T avito stendardo !...
Maledetto qud braccio codardo
Che ad un Sire straniero servì!
Cade a terra -* ed il tremulo sguardo
Moribondo d'intorno rivolve— >
Ma il rifigge tra il sangue, e la polve
Poiché ovunque il suo scorno mirò. —
Giacque esangue — e lamento non sorse
Qual s' inalza al cader d' un gagliardo —
Ninno amico alla tomba lo scorse.
Nessun pianto il suo cener bagnò.
Una voce nell'ultimo istante
All' orecchio suonoUi Oeroce
132
Rclativamenle al maneggiare lo Spiedo è curioso l'av-
Vòrtitncnlo che dà il Marezzo al Gap. 183, il «|uale co^ì è in-
titolato.
lyELt! ABBATTlMEÌfTO Dì SPIÈDO, DA FtlKSOl^A A PERSONA
ty ffo guarda io ti compùmrò un abhaUìmento di spiedo
» hreve^ e galante^ et sarà utile^ s't che adunque farai nelVin-
y> "Irata del sleccalo una leggiadra riverenza con ìa gamba dritta^
)) tidendo pìgtierai il spiedo in mano assettandoti conlra il ne-
» mico generosamente con la tua gamba m(mca innànai; e il
)i petto conlra il detto wltandoii a lui, ma con la faccia tua
» guarderai indietro tenendo la ponta del tuo spiedo a terra^ e
y^ le lue mani al luogo consueto) e cosi starai per fino a tanto
"» (^ ia Trombetta suona, sapendo tu che la faccia voltala ai
^ cmlrario del r^emico, lo faccio per questo effetto^ che tu non
« fosse con parole incanlalo. Adunque sentendo la Trombetta
v> lu le ne anderai saltando conlra il nemico assettato cmi gra*-
y* lìa , lu ti metterai ai contrasto di lui^ con la ^ua gamba
1» manca innanzi animosamente, e qui aspetterai che ti tiri una
^ bolla di Spiedo, d* alto, o da basso, sempre guardando con
» f occhio giocondo allo spiedo del nemico^ cioè al suo ferro, ga-
« ionie, et polito. >•
Del Brandistocco ne abbiamo la descrizione nel Dizio-
nario di Giuseppe Grassi, il quale così si esprime: » li
» Brandistocco ha un arme in asta simile alla picca, ma col
» Sia tua morte spettacolo atroce:
» jà tiUt'uom che imitarti vorrà.
» Cada ogn' altro che in opre l'agguaglia
» Dai mortali e dai numi esecrato
» Vada il nome del vU rinnegato
» Imprecato alla posterà eti\.
133
» ferro più lungo , e V asCa più corta , quasi una lunga
» spada in cima ad un bastone. (1) ^
§, 15.
La Daga specie di spada corta e larga si usava dai
popoli settentrionali , e fu portala da essi in Italia , dorè
conservò il suo nome. Era adoprata dai cavalieri anche
nei combattimenti corpo a corpo (Vedi Fig. 32 a pagine
135).
II Daeanxati chiama Daga il Gladium dei legionari ro«
mani, che era propriamente una spada di lama corta e
larga, colla quale si feriva di punta e di taglio (2).
La Daga era di varie forme come si può scorgere nelle
armerie antiche; e quella Italiana aveva la lama più larga
di quella francese. La Fig. 33 a pag. 135 (3) rappresenta
quest'ultima. É indubitato che la Daga fosse usala fino
(1) Blasco Florio in nota a pag. 11 definisce il Brandistocco per
una spada lunga* quadrangolare ed inflessibUe; come pare il Barone
RosaroU Scorza nel suo trattato della spadancìa, nella prefazione a pag.
4 dice » quindi nacquero la scherma della sola punta « che propria-
mente di spada ovvero di Brandistocco si addimandòé » 11 Dizionario
della Crusca dà Y istessa definizione che il Grassi del Brandistocco;
cioè specie d*arme simile alla picca^ il Giavelotto de* Romani (arme
da lanciare come ho detto al $• 5 di questo capitolo)*
Credo che i Sig. Barone RosaroU^ e Blasco Florio abbiano confino
il Brandistocco con lo Stocco^ poiché la descrizione che ùl il Florio
del Brandistocco è quasi simile a quella dello Stocco data dal Diz.
della Crusca che dice. » Jrme simile alla Spada ma pia acuta, e di
» fórma quadrangolare. »
n Sig. RosaroU poi non so con qual fondamento possa asserire che
la scherma di punta si chiamasse anche il Brandistocco* Forse ha con-
fuso la deUa arme con lo stocco ? (Vedi Fig. 31 a pagine 1 34 che rap-
presenta il Brandistocco, copiato d^d vero); la lama è lunga dalla sua
base un braccio e sei soldi fiorentini , il bastone quasi due braccia e
mezzo.
(2) Vedi Grassi Dizionario.
(3) Questo disegno è copialo dall'Enciclopedia.
134
dai (empi più remoli, giacché Erodoto ne fa menzione nel
Lib. III. pag. 155.
«O
o
p3
i 16-
L'accéttì, TAZZA, 1' Ascia comparisce pure tra le
armi, a cai si ebbe ricorso per battersi in guerra, e
fu speci
e più T t r i B
un twmt ia
Uk'fMfifanHB fcRHBÌohe. Esa fatare
XtA Ftf. Si.
I (4) antico consigliere del re di Fnncia par-
lando di questa ipecie di combaltimeoti ci fa una circo»
stanziata oamnone dì ano ch'ebbe luogo tra Francesi e
(4) Vedi Traile contre Ics dreb ■ par le nuWrc IrmSai-aroii ■
par Adiian Terìcr 1610*
136
Inglesi. Questo fallo veramente memorabile è degno dies-
sere conosciuto; ed io brevemente cercherò il meglio di
qu) solfo narrarlo.
Circa Tanno 1402 sette Inglesi trovandosi a Guyenna ,
siccome valorosi erano, annunziarono ai Francesi che quando
altrettanti della loro nazione avessero avuto l'ardire di far-
glisi innanzi, èssi erano presti per T onore delle loro dame
di combatterli. (1) Savaron cita pure i nomi di questi te-
nitori, i quali furono De r Escalle Aymond Cloiet, Giovanni
Barun Riccardo Vitenaille, Giovanni Flory, Tommaso Tkahis^
e Roberto- DescMes,
Un valoroso cavaliere , Giovanni Harpedame feudatario
di Belleville ed il siniscalco di' Xamtong parteciparono tale
(i) Peir&c^neWe sue memorie, ci ha conservato un cartello di Gio-
vanni Duca di Borbone^ che contiene ancora questo uno stravagante
esempio: » Noi Giovanni Duca del Borbonese, bramando schivare l'ozio
» e formare la nostra personale corporatura^ avanzando il nostro onore
» col mestiere delle armi, acquistarvi buona fama, e la grazia della
» bellissima, della quale noi siamo servitori^ abbiamo poco ià decretato
» e stabilito, che noi accompagnati da sedici altri cavalieri, o equestri
» di nome e d'armi, porteremo alla gamba sinistra, ciascuno un ferro
» da prigioniere, che sarà d*oro per i cavalieri, d'ai^ento per gli eque-
» stri; e ciò tutte le domeniche per due intieri anni, da cominciare colla
» prossima domenica , dopo la data delle presenti, nel caso che non
» troviamo pia presto un egual numero di cavalieri, e di equestri di
» nome e di armi senza rimprovero, che tutti insieme ci voglino com*
n battere a piedi fino all'ultima estremità: colla condizione^ che quelli
» i quali reiteranno scavalcati dal nostro lato, si redimeranno ciasche-
» duuo di loro mediante un braccialetto d'oro ai cavalieri e uno d'ar-
» gcato agli equestri, per distribuirgli a chi più a loro piacer^^ Fatto
N a Parigi il 1. Gennaio 1414. »
Oltre i cartelli , usavano altro modo di sfida chiamato Caparre q
pegno éì battaglia, che gli avver^^ari gettavansi gli unì con gli altri ^
era per consueto un guanto, o quantelletto rappresentante una mano
simbolo di fedeltà. {Fedi Colombiere Thea-irc d'honneur et de che-
voliere. Fune 2 Chapitre) Corradi no nell'atto di essere giustiziato nel
1269 gettò sulla pubblica piazza un guanto^ come caparra dì sfida e
segno d'investitura per quello che lo vendicherebbe. Si dice, che un
cavaliere jac colse il guanto e lo portò a Giacomo d'Àrragona^
137
disfida al Be ed ai Grandi che IrovaTaasi allora ia Parigi.
Ben presto divulgatasi la sfida, venne perciA a cognizione
di coloro che erano alla corte del Duca d'Orleans» e sette
cavalieri ottenuto il permesso, sebbene con difficolti si mos-
sera contro gì* Inglesi provocatori. Questi cavalieri furono
Armaido GiuUien feudatario di Barbazan, Guglielmo di Cha^
itel^ Colinet di Brabanty Guglielmo Bataille, Àrchambaut de-
Corrose e Champagne (1). Capo dei francesi fu il signor di
Baròazanj e degl'Inglesi il feudatario Descalles.
Eccoli già tutti nel Tomeo facenti di se bella moslra,
dopo avere secondo, il costume ascoltata la santa Messa, e
sagranientati (almeno i francesi dice l'autore). Il feudata-^
rio di Barbazan li esorta a ben diportarsi, e a non oscu-
rare il loro nome onorato , molto più essendo io questo,
combattimento molto interessata il Re stesso. Quindi sog-
giungeva, che l'ottener considerazione presso le Dame ed
acquistar fama mondana , non, dovesse essere il solo loro
pensiero, ma bensì quello di bravamente difendersi. Delle
queste ed altre poche ma forti parole, immantinente (dice
il Savaron) m entrarono i combattenti nell* Agone con mae-
y* stesa e marziale presenza tanto da una patrie che dall* altra;
^ e dato appena il segnale dall'araldo per ordine del sun-
« nominato siniscalco di Xaintoge, incominciarono l'attacco
» tirando dei tremendi colpi di Ascia, L'esito del combat-
ti» timento fu, che gl'Inglesi rimasero sconfitti, giacché es-
» sendó restato ucciso il loro capo Roberto Descalles ^ gl^
)> altri si arresero ai francesi. »
§• 16.
La Baionetta quantunque propriamente debba conside^
rarsi come parte dell* Arohibuso pure ancor da so sola viena
usata quale istrumento di morte. L'origine della BajoneUa
non rimonta al di la de( 17^ secalo ^ essendo che fu in-
(1) ?fon comprendo perchè il Savaroa nomini solo sci fraacesì; chc^
▼'intenda comprendere ancora Harpedanne di sopirà citato?
18
138
Tentata a Bajonna nel 1641; e nel 1703 generdizzatosene
Tnso Tenne a sostituirsi alla Piccai almeno ciò fa praticata
neir infanteria francese (1). L' Enciclopedia osserTa d essere
3» strano che, mentre la Picca ha aTuto i suoi professori,
]» la Bajonetta, arme dì superiore importanza, non sia slata
n Foggetlo di studi speciali. » Ma queste considerazioni
non tornano oggi a proposito, perchè a Tero dire, l'eser-
cizio della Bajonetta in canna ha subito un incremento me-
raTiglioso. Non essendo però scopo dell'opera presente il
trattare di ciò che si fa e si potrebbe fare colla Bajonetta
in canna y mi ristringerò a dire, che presa isolatamente è
stata non poche Tolle prescelta fra i soldati d'infanteria
per battersi in Duello.
§. 17.
Ma siccome questo genere di conbattimento si eseguisce
specialmente colla Spada, noi torneremo a parlare di quest'
arme, ma però come noi la possediamo attualmente.
Possiamo ridurre in conplesso a due generi principali
le Tarietà della Spada: a Spada lunga e larga detta Squa-
drone (2); e a Spada a lama di mediocre misura e tale
da potersi più agcTolmente maneggiare.
All'epoca, in cui scrivcTa Alessandro Sanese, ò SenesiO
che ò quanto dire alla metà del XVII secolo, si compren-
dcTano tutte le Tarietà della spada sotto i tre nomi di
spada nera, spada bianca^ e spada da filo (3).
S, 18.
Della SPADA NERA si facoTa uso per la scuola di Scher-
ma; e per quanto rileTO dal sopraccitato autore, era que-
sta montata colla guardia all'uso del medio cto in quanto
(1) Dizionario Enciclopedico Moderno.
(2) Il Barone Rosaroll nel suo Trattato citato la chiama Spadancia
ossia spada larga , o squadrone.
(S) Opera citata, Gap, 2. pag. 6.
139
aHa impugnatura. Riguardo poi alla lama era della luogtiezza
di circa cinque palmi, é della larghezza di otto linee presso
il forte con punta ottusa (1) e taglio rotondo. A queste
spade furono in seguito sostituiti i Fioretti, altrimenti detti
Spende di Marra f tanto per la lezione che per l'assalto, del
qoale strumento dovremo più appositamente parlare altro-
ve (2).
§. 19:
Ma senza più occuparci dei puri nomi, scendiamo su-
bito a dire dei caratteri essenziali, che contraddistinguono
la SFIDA dalle altre armi.
La lama adunque della Spada può dirsi la figura pira-
midale con bordi taglienti. Essa ha un impugnatura , che
yarìa nella forma, e che chiamasi guardia. La lunghezza
della spada ordinaria e di circa due braccia (toscane) con
estremità appuntata'; e questa è la sua caratteristica, atte-
soché serve essenzialmente a ferire di punta. Consideratone
poi r insieme è arme di difesa.
Prima di passare ad altro giova descrivere le diverse
parti componenti la $pada.
La Lama della forma descritta di sopra che dividesi in
due parti: in lama propriamente detta ed in coioln.-
Il GODOLO è quella estremità della lama che deve in-
ternarsi nel manico.
Il Manico, come il nome stesso lo indica, è un ordin-
go di legno o di metallo, adattato alla capacità della mano,
e perforalo in modo che introducendovisi e fermandosi il
codolo, possa con comodità impugnarsi la spada , non for-
(1) Egli è vero che Alessandro Sanese non dice per nulla che la
spada nera avesse in punta un bottone; ma nel Don Chisciotte al Gap.
19 troYO farsi menzione di spada con punta affilata ad uso di Scherma
con loro boUoni: l'epoca si referisce al 1615, cioè a dire 45 anni prima
di Alessandro Scnesio.
(2) ViggUni, nel 1575 (Op-Clt) parla di Spade da M arra, chìA-
mandole armi da giuoco^le quali ei dice, arme che non pungono ne
tagliano. Vedi P. 3. p. S2.
110
mando più che una stet^a ed unica parte. La iungbej^za
del Manico è di 3 o 4 pollici > e ia sua forma presso a
poco cilindrica.
Il Pomo è quel globetto di ferro o di altro metallo che
costituisce Testremità del Manico , e che sembra un sem-
plice ornamento, ma il suo ufficio è di servire di contrap-
peso alla spada, e di tenere fra loro connessi dalla base
della lama al pomo i pezzi suindicati, i quali tutti insieme
prendono il nome di Guardia.
La Coccia è uno strato di divisione che sta alla base
della lama , e serve come punto intermedio fra la lama
stessa ed il manico, coprendo il pugno di cbi brandisca la
spada»
Archetti d'unione sono due feirretti che vanno uniti
alla coccia, e che stanno uno per parte paralleli alla lama.
Gli Archetti di unione si coogiungono quindi con altro ferro
orìzzotitale , a cui dassi il nome di vjstts traversali per
il doppio sporgere che fanno da un lato e dall'altro del
manico; il qual ferro formando nel mezzo un anello > per
dove passa il codolo, resta fra il manico e la coccia ade-
rendo a quello, e sporgendo circa un pollice e mezzo da
questa.
Allo spazio poi che resta dalia coccia alle vette traver-
sali si da il nome di Ricasso , che può considerarsi come
una terza parte della lama , la quale dividendosi in Lama
propriamente detta, in Ricasso e in €odolo, non forma ch«
un solo ed unico pezzo. Il Ricasso però non si trova in
tutte le spade, ma soltanto in qualche specie di esse, par-
ticolarmente nelle spade spagnole del medio Evo.
L'Elsa è un ferro di forma arcuata che una estremità
si lega con una delle vette traversali e coir altra s'interna
nel pomo , almeno il più delle volte. Serve questa a gua-
rentire la mano dai tagli.
i 20
Crc^o prezzo dell'Opera il dare ora una particolare
141
ma sucgìhU spiegazione di quelle spade, che dal declinare
del Medio Evo fino a oggi sono stale tenute in maggiore
estimazione.
Della SpàDA Spagnoli del Medio Evo sono due qualità
principali , distinte col nome di Spada da Battaglia e da
Duello'j la prima più pesante» la seconda di più facile ma-
neggio e caratterizzata propriamente dagli orli della coccia
che sono ripiegati in fuori in forma di labbro.
Salta differenza che passa tra le spade spagnole e tutte
le altre, è complessivamente da notarsi, che la Spada Spa-
gnola ha la lama più lunga delle altre ed una diffjerents
guardia. Riguardo alla misura gli Spagnoli credevano che
fosse giusta, quando poggiando la punta della Spada in
terra il pomo giungeva alla mammella. Rapporto poi alla
guardia, la spada Spagnola si trova distinta per le vette tra-
versali , che sono prolungate fuori delia coccia da 3 in 4
pollici per parte, e più da un rialzamento tra la lama e
il codolo, a cui, come abbiamo detto di sopra, si è dato
il nome di Ricasso; questa struttura rendeva Tarme molto
più sicura • forte nella impugnatura * (Vedi Fig. 35 a pag.
142).
S. 21
La Spada Italiana antica (Vedi Fig. 36 a pag. 142)
a differenza dell' antecedente ha le vette traversali tanto
brevi da non oltrepassare la coccia. Ha poi come la spada
spagnola i medesimi archetti di unione, e in quanto alla
lunghezza dice il Capoferro (1) ha da esser lunga quante
il braccio due volte,
$. 22
Volendo ora parlare delle spads modirnb differenti al-
quanto dalle sopra descritte, noteremo la spada francese e
la SPADA ITALIANA, sul tipo delle quali trovansi modellate
tutte le altre meno alcune variazioni che in esse si tro-
vano.
(1) Opera citata Gap. 36.
La iPADi PKiitcEBs è cost descritta dal signor Piobnrl (t)
I La spada, che oggi è in uso nella uilìzialKÌ fraacpse ha
1 una lama dintta a due tagli con una coitola dìI m«no;
(1] Vedi Traiti d' Artillierle ce. p. 11.
^^ 143
» il manico è di legno ricopprto di filo di grana; ha una
» guardia in forma di conchiglia e nn Elsa. La lunghezza
» delia lama (modello del 1816) è 812 millemetri, e quella
» poi degli uffiziali superiori e dei generali è 866 mille-
» metri. La lunghezza totale dell'arme è 96 centimetri
n nella prima, e un metro e quattro centimetri nella se-
» conda. »
Devo avvertire che la spada francese qui descritta di-
versifica, benché non sia cosa di gran rilievo» dalla spada
introdotta sotto l'impero. Fu veramente in queir epoca ,
«he venne riformata quest'arme.
Oltre questa spada, che propriamente ò di uso militare,
i francesi ne hanno un altra detta da Duello , la qaate i
cosi montata.
Ha una coccia rotonda di ferro con bordo revesciato ,
e manico semplice senza essere accompagnato dall' elsa. La
lama è triangolare dai 29 ai 30 pollici, ossia dagli 85 ai
90 centimetri (1).
S- 23
La SPADA ITALIANA modcma deve distinguersi costante-
mente da quella usata dai Piemontesi ^ e dall'altra propria
dei Napoletani.
(1) Ecco le modificazioni che hanno subito le spade dal tempo, in
Francia. Corta forte e tagliente sotto i Franchi j e i re delle dae
prime razze, lunghe sotto San Luigi (Uette estocadej corte e larghe
sotto Enrico IV. ("BraquemartJ o laighe e grande al ponto di esi-
gere il maneggio con due mani CEspadonJ mezzane e piatte sotto £iii->
qi XIII a tre parti formando un Triangolo {VarreletJ*
De Basi , nel suo Manuale di Scherma (Op. Cit.) nella introda-
zionc dice. » ••.••••
» sotto Luigi XIII comparvero le prime spade adattate a tirare di
» punta; esse erano ancora assai lunghe: poco dopo furono ridotte a 32
3 pollici di Francia, misura oggi adottata per tutto. Questa spada era
» da principio di due specie, le spade a triangolo^ le quali erano chla-
» mate Correteti e \e spade piatte. Dopo il 1*789 in Francia ì daellisti
» hanno generalmente abbandonate le prime, causa della spietatezza
» della ferita che producono.
144
In quanto alla prima eccole la descrizione. La Innghez*
za della lama non è uniforme, che questa viene proporzio-^
nata alla statura di chi deve portarla. Il regolamento dice;
» La spada dev'essere lunga cosi, che collocandone la mon--
>» tatura sopra Tosso delTanca, la punta sia distante da
y> cinque in sei centimetri dalla noce del piede. » Ella è
tagliente per intiero da un lato, dall* altro nel terzo infe-»
riore, e nel restante con costola come nella sciabla. La
guardia ha la coccia di fìgnra ovale : concava dalla parte
del manico con un anello dalla parte interna per comodità di
tenervi il dito indice; da questo anello incomincia Yelsa^
che è come nella spada militare francese in forma d'arco.
Il manico è di figura fusiforma, e il pomo sferico con base
in forma di cono (Vedi Fig. 37 a pag. 142).
I piemontesi non hanno nna spada propria per i duelli;
alcune volte si servono di nna spada montata alla Fran-
cese^ altre di quella alla NapoIetana4
La SPADA 11 APOLBTAiiiA che adoprono nei duelli, é simije a
quella descritta al § 21 . Se non che la lama è lunga quat-.
tro palmi (4) (Y. F. 38 a pag. 142) la larghezza é varia e
ciò secondo l'opinione che uno ha, cioè che Tuna sia più
vantaggiosa dell' altra; quelle dette di filo sono nei loro forte
presso a poco di dieci linee, e quelle di mezzo filo circa
di un pollice.
Gli uffiziali dell'esercito Napoletano non sono armati di
Spada, ma di Sciabla^
§.25
Fra le tante varietà delie Spade deve annoverarsi pure
lo Stocco, » arme ofiensiva di lama (quadrangolare) lunga,
(4) NeirOp. Cit. di Grisetti, e RosaroU w tal proposito al $ 5 cosi si
esprimono* » • ì. . • . • I Napoletani, i Sieiliani, cingono spada
» di quattro palmi di lama, che poi denominano di misura perchè di
» queste propriamente ne fanno uso né loro duelli, »
14$
)) stretla senza taglio ed acuta in punta; che viene dal gerr
» manico stogh spiedo. Portavasi dagli uomioi d*arme ler
>» gato all'arcione della sella, e si maneggiava di punta ,(
>^ talvolta come una lunga spada, e talora come nnja lancia
y> manesca (1), »
• §. 26,
Avendo parlato sin qui dell^ varieté dpi la Spada , or%
importa dire due parole della tempera che meglio si cout
viene a quest'arme. Ed a questo proposito io non so qual
valore debba darsi alla relazione lasciala dal sig. Cav. Luigi
Bossi (ri) , il qUfile dice : » che gli ^ps^gnoli anticamente
)) avanti il lavorare il ferro, del qu^le componevano le
» loro armi, lo seppellivano dentro la terra, finché la rug-
» gine tutta avesse consunta la materia di cattiva qu^iità^
» cosicché più non rimanesse che il solo acciajq^ » Iiid^,
aggiunge che Silci^ni scrittori, e fra gU altri Diodoro Siculo
asseriscono, cl^e eccellenti foGisero, le armi fabbricate in tal-
modo, e che i Bomani ne adottasserp tal metodo» senza po-
Ut tuttavia riuscire a temperare il ferro ip egual modo,
Noi però l^sci^ndo tal decisione a\ profondi investiga-
tori di Chimica, ci contenteremo di dire, che la lama di una
spada per dirsi di bqona tempera, (3) deve essere elastica
(1) Vedi il Grassi Dizionario militare Italianp.
(2) Vedi la sua Storia della Spagina antica e moderna Tom. I.
Cap. 6.
(3) Si sa dieerto che il ferro fu scoperà prima del diluvio, e syi
hanno molte r^ioni per credere che in seguito si perdesse la maniera
di prepararlo • ^ • . •
L'arte di lavorare il ferro e l'acciajo era talmente perfezionato nel
X secolo, che tutti i cavalieri, e baroni di quell'epoca avevano le barda-
tare decloro cavalli in ferro. Ognr officiale di quei bellicosi tempi aveva
il suo fabbro per tener pulita la propria armatura, ed il capo di questi fab-
bri era un officiale molto distiutq fra gli Anglo-Sassoni. Il fabbro del
re alla corte di Welches si sedeva al lato del cappellano e godeva del pri-
vilegio di bevere di tutti i vini, e liquori che si portavano in tavola (I^to-
Eia d'inghilt* di Henry V. IV. l:\ 127) ì^edi Saggi Chimici di Samuele
Parkes^ Saggio XV* iVlilano Tipografìa del commercio 1822.
146
tanto da cedere ad ogni lieve pressione, offrendo nel tempo
stesso una media resistenza. II colore dev'essere chiaro e
non plumbeo talché si considera come ano dei principali
indizi di bontà Tessere sonora. Per conóscere se sìa tale ,
si usa di tener sospesa la lama presso il codolo ad un fi-
lo, percotendola leggermente con un ferro in diversi punti
per ottenere il ricercato suono , e quando questo sia ar-
gentino, basta a caratt^izzare la bontà di quella. £ pure
un segno della bontà della lama medesima, e della sua
buona tempera, quando la lima non vi attacca che con dif-
ficoltà.
La spada appoggiata con la punta a terra, deve, quando
sia premula, fare una curva neir ultimo punto della sua
.graduazione ossia verso la punta, e restar salda nell'altra
parte della lama che è verso la guardia (che chiamasi teo-
ricamente sterziare).
Vi son« poi certe altre qualità caratterietiche ; che of-
frono dei dati per giudicare della bontà delle lame , quali
sono per esempio, la scannellatura assai marcata, le lettere
incise nel forte della lama ec. , i quali segni indicano il
luogo di fabbrica (1),
Questi dati però non sono tuttavia sicuri , giacché
l'uomo sempre intento al proprio vantaggio ha fatto spesso
ricorso astutamente airinganno, ed ha fatto pure soggetto
d'industria il falsificare simili contrassegni; per la qualcosa
non poche volte fabbriche di ninna reputazione smerciane»
vantaggiosamente le loro armi coir apporvi il marchio ora
di questa ora di quella fabbrica, che passa per la più ac-
creditata, nfa non per questo sarà permesso a chi professa
l'arte della scherma, l'ignorare le singole fabbriche, dalle
quali uscirono senza dubbio le buone spade ; perciò qui
sotto addito le principali.
(1) Le Spade antiche Spagnole passano, generalmente parlando per
le più buone lame; il Ricasso , come ho deUo altrove , e la loro ca-
ratteristica.
147
■ S. 27.
In Spagna si contano le fabbriche di Tommaso Ayala.
Sebastiano Ernandbz* fabbrica detta delle tre campane,
o altrimenti dei Cristi.
Francesco Rdiz
Sebastiano Ernantes
Pietro del Monte
Sahagun Sahagum
Sahagun el YlElO
Crocifisso di Alemagna
Lodovico Ernantez
Le Crivellese Cayno
Anco in Italia vi sono fabbriche accreditata, e fra le
altre quelle dette
La Lupa d'Oro
La Lupa dì Ferro
Ambedue in Milano. Hanno pure reputazione le fabbri^
che di Brescia.
In Germania' le fabbriche di Solingen*
In Francia ì, quelle di S. Etienne.
In Inghilterra quelle di Brihingham.
§. 28.
Dopo aver parlato della parte materiale della Spada, è
d'uopo parlare dell'uso che se n'è fatto nei Duelli.
Nei secoli trascorsi si praticò in tali combattimenti di
associare alla spada or uno or altro arnese che stesse in
luogo di difesa, o anche che ser?isse contemporaneamente
d'arme offensiva, come sarebbe il Pugnale. Yeriò ora espo-
nendo le principali.
Spada e Cappa. Questo modo di combattere consisteva
nell'impugnare la Spada colla mano destra, ed avvolgere il
braccio sinistro in un maniello ordinario, o piuttosto in un
abito, o drappo qualunque, che serviva con vantaggio nel
tómbailimcntò sìa per parare i colpi , sia per gettarlo in
faocia ali* avversario (Vedi Fig. 39 a pag. 149).
Forse quest'uso , se io mal non mi appongo ba avuto
origine dalla imitazione della astuzia usata da Piliaco capo
dei Mitileni venuto a singoiar teasone con Ftimone capi-
tano degli Atenieri. Costui teiievà nascosta una rete sotto
lo scudo , che sul cominciar della pugna gettò inaspettata-
mente sul suo avversario Frione (o Frimone) é iniriinppa-t
tolo in quella gli fu sopra , e con la Fiocine (1) e il Pu-
gnale lo trafisse. Questo fatto succedeva più di sei secoli
avanti Tei'a cristiana.
Ih Róma usossi tal genere di combattimento tra i Gla-
diatori, i quali dalla rete furono chiamati Reziariiy ed erano
pure armati o di una corta Spada o di Fiocina (2).
Ciò che io efedo indubitato si è, che si dicessero ar-
mati di Cappa, perchè i gentiluomini del medio eto pota-
ta vano sul Farsetto una bella e lunga sopravveste, che di-
cevasi Cappa, e questa in caso di Duello svestitasi, e av-
volta al braccio sinistro serviva di difesa, come si è detto.
§. 29.
SpÀbA e Lanterna. Per sconcertare l'avvei^sario fu usato
di questo genere di malizia , di trar fuori cioè all'improv-
(1) Fiociha, (cojiì la descrive il Dìzion. della Crusca v e qwegli di
Francia) » struroeuto di ferro, éhe è una specie di Forca con molte
» punte, ciascuna delle quali ha una barbuccia^ a guisa d^li ami , e
» dicesi anche pettinella, perchè quelle punte stanno a guisa di pet-
» ti ne. »
(2) Reziari Gladiatori. La di cui arte consisteva n eli' inviluppare' i
loru avversari dentro una rete , e ad ucciderli in seguito con un tri-
dente , del quale erano armati. Allorquando accadeva di lanciare una
rete sen2a buon successo, èrano inseguiti dai loro avversar] nell'arena
e per questo motivo erano detti Insecutoresé Questi ordinariamente
appartenevano ai A^irmillonfy cioè Gladiatori^ che portavano sul loro
elmo la figura di (m pesce.
Quando il Reziario riusciva a prendere la testa del Mirmillone
nella rete , lo tirava a sé , e lo uccideva con la sua forca. Sembra che
ordinariamente i Mìrmilloni fossero Gauli* Allorché il reziario com-
b^ìtteva con Tantagonista si cantava una specie di canzone del tenore'
seguente. Gaulo, perchè mi fuggi? io non l'ho con te, ma soltanto col
pesce, (vedi Diz. Compendi di Ant. Firenze 1821 dai Torchi di GJo*
Mareningh)*
150
viso una Lanterna^ ónde il nemico abbarbagliato (net com-
baltimeeli notturni) non trovasse modo di difendersi; per«
ciò gli scrittori di Scherma citano come mezzo di difesa
dalla Lanterna l'impedirne la luce mediante la Cappa.
S-30
Spada e rotella. Tale combattimento si eseguiva irnpu^
gnando con la destra , la Spada e con la sinistra imbraca
ciando una specie di scudo di Ggura rotonda, chiamato
perciò Rotella.
Il Giganti parlando del modo di maneggiare la Rotella
dice , che si doveva tenere col pugno in su, e che con essa
poteva pararsi facilmente ogni sorta di colpo tanto di punta
che di taglio ; ed aggiunge che chi sapeva maneggiare la
Rotella potesse agevolmente parare inclusive i colpi di col-
tello (Vedi Fig. 40 a pag. 151).
II Docciolini al Gap. 20 descrivendo la Rotellaf le asse-
gna un diametro uguale alla dimensione che vi ha dalla
estremità delle dita fino alla congiuntura della spalla.
S. 31
f
Spada fi Brocchiero. Questa maniera di combattere con*
sisteva nel maneggiare la Spada con la destra , e con la
sinistra impugnare una piccola rotella di ferro convessa
dalla parte esterna e neir interna concava; a cui davasi il
nome di Rrocchiero (Y. F. 41 a P. 152) per avere una punta
di ferro nel mezzo, come dice il Grassi nel suo Dizionario.
Ma io esaminando il disegno che ne danno 'i diversi trat-
tatisti antichi di Scherma , non trovo nelle loro tavole mar-
cata questa punta di ferro. Congetturerei, semi fosse. per*»
messo, che differisse il Brocchiero dalla Rotella e per la ma-
teria e per la convessità, che non ha quella. La maniglia
del Brocchiero era fatta a guisa di ponticello , come dice
il Docciolini , onde potervi tenere comodamente la mano.
Col variare dei tempi, come suole accadere m quasi tutte
Fig. 10.
159
le cose, variò la dimensione del Srocchiero; ma per fissare un
epoca prenderò quella in cui scriveva il Doccioli/ii (1601)
il quale dice, che solevasi il suo diametro uguagliare alU
Ifirghezza del pelto di un uomo ben conformato.
J^\l
Il Brocehieri} fu particolarmente in uso nei secoli di
mezzo; u il Docciolini dice che in Firenze ne fu comunisT
sima la pratica , specialmente di notte ; ma il Giganti la
geDeraltzia un poco piiì, dicendo che in molte altre parli
d'Italia, come nel regno di Napoli e iq Sicilia si adoperò
(ale arnese, come pure nel regno di Spagna.
A proposito del modo di combatterti con Spada, e Sroe-.
chiero accadde un caso in Francia sotto Enrico II , che fu
la causa dell'ultimo dei duelli autorizzati iq c%mpo chiuso,
e l'epoca del principio dei duelli illeciti.
Ecco il fatto. Ilio Luglio 15Ì7 si sfidarono a singolare
tenzione in campo chiuso, per causa di avredtore amorose
Chabot de famae , e Vivonne della Ckataigneraie,
Le condizioni del duello furono di battersi con Spada,
e Brocehiero largo, con Celata (1) alla Bot^ognona, Gioco,
(1) Celata ogf^ ctiiamata elmo, giaco arme da dosso fatta di ma-
glie di ferro coacatenate ÌDsiemc.
Stimere , o Schinieri:. Ariie»g per Io più di ferro, che difende le
gamlie de' Cavalli.
Borsatichino, Stivaletto', o Calzerotto che viene a mezXa gamba^
153
e maniche di maglia di ferro,' ma senza SiMeri^ e che il
Chataignerai fosse il primo ad assaltare l'avversario; però fb
stabilito dai padrini di mettere nel Borzacchino della gamba
sinistra il pugnale, perchè questo gli servisse come dì Stiniere.
Il re, i Signori, e le dame come di consueto assisterono al
duello.
Il Chataignbrai era valoroso, ed aveva avuti vari duelli, e
benché quel modo di combattere le sembrasse strano, accettò
le condiuQiti fidandosi della sua bravura ; e per la «ertezza in
coi sì teneva dell' esito favorevole del duello per beffarsi delPav-
▼ersarìo, aveva &tto imbandire un banchetto sotto la sua tenda.
Il Jarnag sapendo che aveva a fronte un valoroso avversario,
profittando delle lexioni di un maestro di Scherma Italiano che
lo Parigi allora si trovava, con questi si esercitò.
Il GflATAiGiVEiiAt entrò baldanzoso in campo: Jarptag umile.
Allorché P araldo diede il segno, il primo come era convenuto
assaltò l'avversario tirandoli un' Imbroccata (1) verso la feccia;
Jamsiac schivando il colpo, e contemporaneamente entrando sotto
misura diede un Pendente al poplite (2) sinistro, e nel rilevarsi
io guardia, uno ai diritto, per cui cadde immediatamente il
VivoNNE in terra.
Fu ordinato dal re che il ferito fosse trasportato alla sua
tenda, ove dalla vergogna, dalla rabbia, e dalla perdita del
sangue, dopo due ore mori.
Il re avendo visto il Chataignerai uno dei suoi più gran
favoriti vinto in sua presenza, esclamò più dall' ira dominato
che dalla ragione, è un colpo da traditore^ parola ripetuta in
seguito dai cortigiani per andarli ai versi ; ma parola di adu-
latori, non di giudici imparziali ; onde a me pare ingiustamente
sìa passato ai posteri quel colpo coli' odioso predicato di tra-
ditore ! Qua! nome vien ripetuto in Francia tutte le volte, che
no colpo sia dato, e che non sìa da essi, o conosciuto, ó pra-
ticato. (3)
(4) Filo di Spada.
(8) La parie posteriore dell' articolazione del ginocchio.
(3) In qualunque modo si sia quando un colpo é slato dato con 'le
armi convenule, quando trovasi descritto neHrattati di Scherma (e quando
anche non lo fosse) è un colpo leale ; né Tlgnoranza di uno dei duel-
lanti può essere buono argomento a farlo denominare colpo dn traditore.
20
154
Il fetto è, che ri re concepì tanto rammaricò, per la morte
del sao favorito, che fece giaro solenne di non accordare mai
più duelli Dopo 21 anno qoesto re fa uccisa in Un Torneo
Il Jamoó usò dei suo dirillo, e la fortuna lo secondò. Osserverò di
piùt avendo J padrini pensato a garantire la gamba facendo porre gel
Borzaccbino della sinistra il pugnale, aggiangeodo e ^i servirii tosi
come di stiniere » ciò prova chiaramente che il colpo alle gamb^ era
previsto, e'tìon proscritto^
li colpo che esegui il Jamac, lo faceva eseguire in Italia il Marozxo
Bolognese come rilevasi dal suo trattato di Schérma sUmpato nel 4536
al Gap. 85. Dopo aver dato gli avvertimenti com^ i^no deva «tare- ia
guardia aspettando il nemico che primo attacchi, dice . ^ . # . . . .
tt Sicché metteremo in questo principio che lui faccia prima la stoc-
a cata, io voglio che facendo lui detta stoccata, tu passerai col tuo piò
«r diritto inverso le sue parti manche, e in questo passare, tu urterai
a del falso della tua spada di sotto insuso nella ^tocoaia p^a^ et li
« darai un roverso segato per le gambe ».
Dirò di più, che in Italia della spada ce ne serviamo nei duelli, in
tre modi, cioè di punta, di taglio, e del pomo. Peggio per coloro che
,non conoscono questi ultimi due modi, di offesa. Ed io fatti come ra^
gionevolmente si p\iò rigettare il colpo di taglio cpn la Spada, quando
la medesima lo ha, e che uno in conseguenza può ferire di taglio
anche senza averne la volonth, e questo esser prodotto da una parata
male eseguita dall' avversario? Peggio ancora per quelli che gli cono-
spono e non vogliono eseguirli, adducendo per ragione, non essere ora
più in uso, (come se la scherma andasse soggetta alla moda d^' colpi,
e delle parale, o se si dovesse rifiutare qualche colpo o parata napva
quando fosse riconosciuta utile I)
Capitando questo mio scritto sotto gli occhi di qualche Oltramontano
è bene che sappia che V ultimo dei nostri migliori trattati di Scherma,
il quale fu pvibblicato in Milano nel 4.803 a tempo della repubblica
Cisalpina, dai Sigg. Rosaroll Scorza Capitano dei Zappatori Italiani, e
da Grisetti Pietro Capitano di Artiglieria Italiana, al Capit. Ili della
parie seconda nel quale parlano relativamente al Colpo di pomo, della
Balestrata, e della Cireolata, Dice:
d Siccome molte voHe per il coraggio, e risolutezza di due Sdier-
mitori, per lo valore di uno di essi può avveojre, che $i trovino
a entrati a doppia misura, e talmente fra di loro vicini, che più non
» possono, per mancanza di spazio, vicendevolmente offendersi con la
a punta della spada, e cosi in tal caso converrà ricorrere ad altro
« mezzo, con cui sostenere il diritto della propria difesa
« facendo prova di destrezza, e valore ne' cast ac-
a cennati, vi dovete far forte sul vostro pomo, col quale velocemente
« percolerete di seconde posizione la tempia destra, o sinistra del ne-
mico ec ».
. 158
con 00 troncone di lancia, che lo colpi in un occhio, glostremdo
coqtro il Montegommery.
§ 32. Spada^ e Targa. È superflao il dire perchè la Targa
andasse onita alla Spada; onde credo sia pia proGcoo dare la
de^rizione di questo arnesei attenendomi alle Tavole che sì
troivano nell'opera del Marezzo ed in quella del Giganti.
La Targa adunque era uno scudo or di legno or di cQojò,
di piccola dimensione^ di figora quadrata e di safflcente sfles-
sezza, come rilevasi dalla figura 42i( Credo perciò che il JDoc*
cioUni s' ingpnni a partito^ dicendo egli che la Targa poco^
differisce dal Brocckiero^ giacche non è della stessa materia né
della stessa figura (1).
In quanto alla sua origine è greca, e me^sa in uso da Iflcrate
comandante Ateniese circa quattro secoli avanti Gesù Cristo.
Sentiamo cosa ne dice il suo biografo Cornelia Nepote (2) cr Im-
cc perciocché egli variò le armi della fanteria^ facendosi oso
a avanti a quel capitano (Ificrate) di smisurati scudi, di corte
« aste e dì sottili spade ; ed egli al contrario fece la Targa
a (Pelta) da cui poscia i fanti furono cognominati Peltasti ac-
a ciocché fossero più sciolti al moto ed al corso: duplicò la
a misura delle aste, fece le spade più lunghe ». .Perciò chiaro
apparisce che ali' insigne capitano atieniese devesi l'invanzione;
della Targa-
§ 33. Ma giacché siamo entrati a parlare dello Scudo de*
Greci convien dire di esso qualche parola, considerandolo nella
sua generalità. £ inutile dare una definizione dello Scudo,
*
In appoggio di ciò, gli autori cilano questi vefsi del famoso Scher-
mitore, e Poeta Tasso,
« e più: ristretta
• Si fa la pugna, e Spada oprar non giova :
« Dansi co'pomi infelloDìti, e crudi.
Vedi Geru8«. Lib». C. 12. S*. 66.
SI avverta, che sono ancora ammesse le parate di mano, tanto in
sala, quanto in duello, poiché una parata di mano può essere eseguita
acche involontariamente, come per progetto: è sempre uno schermirsi,
come lo é ia riUraia di Vita, lo sbasso, V inquarto ec, ec. '
(1) Ho potuto trovare quest^arme difensiva, la quale posseggo, ed
è come la descrive il Giganti, più essa ha vicino Testremità inferiore
una specie di uncino prolungato, che questo serviva nel tempo della
parala ad imprigionare la spada nemica.
(?) Cornelio vita d' Ifìcrate § 4.
156
Ognuno sa che in g6nerale questo nome è appropriato ad Uù
arnese di qualunque forma, o materia si fosse, o di ferro,
di cuoio, o di legno, col quale soleva armarsi la sinistra mano
per difendersi e dai dardi, e dai colpi di lancia, come da quelli di
spada. In qualunque parziale combattimento di spada sì asso'
ciò sempre lo Sctidn quando si tratti però di tempi più lontani
da noi.
La Targa^ il Brocchiero^ e la Rotella non sono come gtà si
è detto, che varietà dello Scudo ; e siccome eoo queste diverse
forme è stato usato, cosi pure io altre varie guise, di cui è
superfluo far parola. Solo aggiungerò quello che dello Scudo
dice Giuseppe GàAssi nel suo Dizionario.
a Nella milìzia romana lo Scudo era proprio del soldati
« gravemente armati, cioè degli astata dei prineipi^ e dei
(( triari (corpo distinto) Vedi Figura 43 che nei loro combat-
ti timenti usavano più che altro il Pilum. Era questo Scudo
« fatto di doppie tavole di legno di mediocre grandezza, dì for-
ce ma quadrilunga o Esagono con una piastra di ferro in mezzo
ce alquanto rilevata, che chiamavasi in latino Ombo, e con
« due lamine di ferro, una delle quali soli' orlo superiore, onde
ce ripararlo dai fendenti, l'altra sotto Torlo inferiore, acciò non
a si rompesse battendolo in terra. Reggevasi col braccio sini^
« stro, ed era di tal proporzione da coprire sino al collo. I sol-
oc dati vi scrivevano dentro il loro nome ed i numeri della Ceo-
a turra e della Coorte alla quale erano ascritti; e porta-
<r vanlo ricoperto da una pelle, uè lo sfoderavano se non nei
n giorni di battaglia ».
S 34. Spada, e Pugnale. In luogo dello scodo il Marozzo,
TAgrippa e Capoferro introdussero il Pugnale, che tenuto con
la sinistra mano si stendeva nella linea del petto, e serviva a
sviare la spada dell* avversario, ugualmentechè a facilitare il mo-
do di ferire colla propria spada ; perciò il duellante s* ingegna-
va di ferire anche col medesimo pugnale (Vedi Figura 4-4) (1).
§ 35 Ma al declinare del Secolo passato si è por quasi ge-
neralmente renunziato all' uso del pugnale, (Vedi Figura 45)
(4) I Cavalieri dei secoli di mezzo portavano un pugnale attaccato
vicino la guardia della loro spada. Vinto il nemico glielo puntavano
alla gola; Se questi gridava alla Miserkordiay era perdonato dal vio-
^
t87
riftacendosi i combatlenti ad una sola arme offensiva. E quan-
tonqae non sia da mettersi In <fabbio, che essendo associato
aUa ^add il pugnale o lo Scudo sia assai pia vantaggioso che
Tessere armali della sola Spada; nondimanco si hanno esempi
di DoeHi fatti in quest' altima maniera, nei quali con la sini-
nistra non coadiuvata da veruno arnese, si è potuto giovarsene
a meraviglia. Uno di tali esempi ce lo somministra il Signore
De Lianeour col riferire il seguente caso accaduto in Parigi son
ora circa 200 anni.
<r Essendo in Duello due Gentiluomini , avvenne che uno* di
« questi avendo afferrata la guardia delia spada deir avversa ri o,
a venne a minacciarlo cou la propria, che gli teneva rivolta al
ff petto. Il minacciato non si perse perciò di coraggio in faccia a
« tanto pericolo ma ebbe la prontezza di spirito di afferrare
« con la mano sinistra inguantata la lama che era per ferirlo,
a e rottala fn prossimità della puota, conficcolla nel c^rpo del
a minacciante; ed in tal guisa mori costui per via di quella
a Spada, che micidiale doveva essere al ^uo avversario. (1) (2).
§ 36. Ho detto di sopra che tre sono le armi più in uso,
cioè la Spada lo Spadone moderno^ e la Sciabla. Abbiamo par-
lato della prima, ora resta a dire delle altre due.
Spadone moderno. È questa Tarme che tanto può usarsi di
punta che di taglio, essendo essa costruita come la Spada, per^
che di figura rettilinea e con punta acuta, salvochè ha la lama
più lunga, dì maggior grossezza e larghezza ed una costola
come la Sciabla, e perciò di colpo. (Vedi Figura 46) Ho detto
che è più lunga della spada, ma non si può determinare di
quanto, giacché varia a seconda dei Reggimenti, che ne fanno uso.
§ 37. Sciabla É quell'arme costituita da una lama piatta
appuntata or più or meno curva col tagliente dalla parte con-
versa, mentre dalla parte opposta ha un rialzamento comane-
citore a cui in tutta soddisfazione baslavali la gloria di averlo battu-
to, e perdoualo. Da questo uso quel ptignale prese nome di Misericordia.
(4) Vedi trattato di Scherma. Le Maistre d' Armes, ou Texercice de
Tepée seute dans sa perfection. Par le sieur de Lianeour Gap.. XV
p. 58 a Paris 4586.
(2) Ora é assolatamente proibito impugnare la lama deirarme del-
l'Avversario.
ISft
meote detto coitola, la quale a dae terzi circa della lama d'or*
dinario termina in aìi margine tagliente;
§ 38, La Sciabola Turca, così comunemente detta si riduce
a tre varietà pruicipali ohe sono questa (Vedi Figura 47)
II. La> Scimitarra^ quaodo ha lama ripiegata in forma di metza
Luna (Vedi Figura 48) ed è la più geReralmeote usata dai
Massulmaoiy i quali la maneggiano con molta destrezza.
IH* Li Yatagan a differenza della Scioiltarra ba il tagliente
dalla parte concava. Di qnest* arme non sob t» servono i mi-
litari, ma qualunque altra persona per molti e vari uffici , ed
inclusive il Carnefice (Vedi Figura 49).
Dovendo dare un cenno della qualità della lama; Le Sciable
Turche, e particolarmente quelle dette , Daraie^ceoe soqo di un
acciaio eccelIeptOt e tate, che glj. Europei non hanno sin qui
potuto imi!tare i Sembra pure che nello stesso Oriente si sia
perduta l'arte di temperare T acciaro con quella perfezione
come si soleva in antico. Se non che in Costantinopoli sì è
cercato d'imitare le antiche lame di Damasco, ma se l'hanno
spesso imitate neUa forma esteriore, non è cosi nella sostanza
e se presso di noi accade non poche volte che le lame di Co*
stantinopoli sieno prese per le antiche lame di Damasco, gii
Orientali però a colpo d' occhio distinguono le noe dalle altre.
Perciò le Jame vere di Dsnnasco hanno un prezzo d'affezione.
Quanto alla maniera^ di che fecevan uso i Damasceni per
fabbricare le lame, mi viene raccontato che ridotto il ferro
inaociajoio atendeyano in sottil fiK il quale ripiegavano a ziz-zag,
legandone le parti insieme con lega d' argento, ed usando presso
a poco il metodo stesso che si pratica per le canne da fucile
cosi dette a tortiglione.
CAPITOLO V.
Canoni fondamentali della sclierma , ornala lessi
fieiiehe dello spazfioy ievnpoy veiociià e for^a eo n-
siderate in rapporto al maness^^ della Spada.
S 1. Dopo aver parlato delle varie armi usate nel parziali
combattimenti, or fa mestieri tener discorso della dinamica re-
lativa al maneggio della spada.
Nella Bcberma ò di primiSBiiBa importania il maggiore o mi-
nor tempo impiegato nelKazkMie, perehè il maggiore o minor
vantaggio, ebe paossi ottenere Bull'avversariOf si bas» sai tempo
impiegato nel vibrare il éolpo. Di qui è nata la cura ebe pren-
desi importantiBsima di br pereerréreai ferro il minore spazio
possibile e con la diaggiore possibile yelocità.^ Éper questo che
I tre punti fondamentali delU Scherma sono il Temp^, lo 5pa*
xio e la Veloekà.
S 2. È nn assioma che s' impiegherà tanto mipor tempo nel
tirare un colpo, quanto minoro sarà io spazio, che a parità di
ciroosfanze H farà percorrere al ferro. E siccome la linea retta
è Io spazio più br^ve da nn punto ad nn altro, cosi neir atto
pratico io schermitore cerca ferire per qoesta via.
§ 3. Ma siccome non sempre pnò adoprarsi questo mezzo,
perehè I* avversario pqò stare coperto , e impedii^e casi che si
vada a ferire direttamente; è da questo appunto ohe nasce la
complicanza del giuoco. Ciononostante qUantnnqne debbasi colla
punta delta spada ' escire dalla linea, si cerqherà sempre di per-
correre il minore spazio possibile. Come a modo d'esempio dd^
vendo fare una eavaziane (cìoò passare M proprio ferÉo da un
lato alPaltro di quello deiravversario) sarebbe grave errore ap
si fecesse descrivere alla punta un semicerchio di doppio
diametro di quello della coccia della spada deira«v«sario;
S 4, La velocità sta iù ragione diretta dello spazio , inversa
del tempo ; che è quanto dire, più spazio si percorre in tempo
dato, maggiore è la velocità. O in altci .terniini'! npa spada,
supposta la velocità in tatti i casi uguale, impiegherà nn tempo
minore in ragione del minore spazio che fii percorrere alla
sua punta.
S 5. Bla siccome la velocità non trovasi eguale in ogni per-
sona, {a d*uopo perciò considerarla rapporto alle' leggi fisiche
organiche muscolari di ciascuno individuo. Col progresso di que-
sta eéamioa mi propongo dimostrare, che la velocità può
esser maggiore tenendo il braccio in un attitudine piuttosto che
in altra; cosicché ne scenderà la necessaria conseguenza di
dover preferire questa altitudine, quantunque ella porti a dover
percorrere uno spazio maggiore, qaandoQliè per essa possa
acquistarsi una maggior velocità.
160
§ €. Teoendo il braccio in istato di flessione cosi, che formi
l'omero con T avan-braccio un angolo di circa 100 gradi, noti
avvi dubbio che la punta della Spada si trova lontana dal petto
deiravversario più di quando il braccio si tenga disteso oriz-
zontalmente^ come si usa da alcuni per esempio quello della
Teoria dei Sigg. Grisetti e Bosaroll. Ma lo svantaggio che si
ha io quella posizio«ie cioè di flessione riguardo al maggiore
spazio che deve percorrere la spada per arrivare a ferire, e
compensato dplla forza maggiore che il braccio acquista in tale
atteggiamento; dal che resulta una maggiore velocita. E che
sia vero, che i muscoli acquistano una maggior forza quanto
più sono in contrazione, basta la semplice esperienza per ac-
certarcene. É tanto vero che colui che vuole di più slanciarsi
più contrae le membra e in sé si rannicchia, (t)
$ 7. £ a tutti ben noto, ma ognuno può ancora feria prova
in sé atesso per accertarsi^ che in una continua estensione del
braccio vi è esaurimento di potenza muscolare ; ed a ragione
die si resta in tal posizione, la forza dimiunisce. Ciò ci con-
duce a concludere che il braccfo acquista martore velocità in
ragione della forza maggiore che egli ha tenendolo un poco
piegato ( invece che disleso.
§ 8. Credo prezzo dell' opera se mi trattengo alc^n poco
su questo argomento appunto perchè vi sono degli Autori,
che per volere osservare alla lettera la regola dello spazio mi-
nore^ si afiTannano a sostenere che per stare garantiti in guar-
di» è di primissima importanza il braccio steso.
Io per provare U contrario mi servirò di un loro (2) para-
gone, messo io campo per spiegare un altro fisitto, ma pure
analogo a quello di che si tratta.
Quando si è in guardia (dicono essi) il ginocchio sinistro
rappresenta Tarco della balestra montata e, venendo a vibrare
i I colpo, r estensione del ginocchio steso rappresenta Io scatto ,
per il quale tutto il corpo viene spinto rapidamente in avanti (3).
Or dunque se per virtù del ginocchio che dallo stato di
(4) Vedi pagine 76 e 77. di quest'Opera.
(2) Grisetti e Rossaroll.
(3) Grisetti e Rosaroll § 66. « Le cosce piegate ih qaesta guisa sa-
ranno come due balestre cariche ». E al § 73. «... Itfa questo mo-
^
16!'
flessione. ^piKfsi ai quello :di Q9tW9iom ifieoaì a «onranidave ao
rapido oiovimQnta a tutto il cprfia, perchè noo vorrà attri**
bttirsi egufil virìtù al brapoio di poster. . cioè spingere ìd avanti
la maoa armata con, velocità e forzai ae una è la legge fisico^*
orgaojca chQ presiede .fii oiovimeiiti al dell' mh :che deU'. altra
parte. del. corpo 2. ,...:. ,.. . . '
In ultima analisi, siccome per vibrare il G»Ipp .pon basta
sipiager^ 'm aji^s^ii |1 braccio^ tnai deve io quest' s^uop^ fooneior-
rere oeeessari^meute il moviipeuto di tutto il cprpo'; ^ sicco-
me ci vDole, piùr : tempo , fi muovere. 1^ perdona che pQn ti braci-
ciOt da ciò ne consegue .che il braccio tenuto o. noU'una. o
neir altra posizione sempre, precederà il mo^iimeato di tutto, il
corpo, senza la, coQoo.rrenza del quale ppQ\pQÒ effettoensiil
colpo. ^ — .Sr cQDcluda, dunque che Ja posizione del braeeio.ri*
spetto allo spazio minore^ ed inclusive alla velocità- miaggioré che
sì ricerca aella scherma, non è da reputarci di p^rimftimpoì'taQza.
§,9. Ci resta ora a parlar9 4eila,. forza di projezionei che
il braccio aaqoista relativameote alla spada.
Io aono .di. ferma credenza .che più. oheJe matematiche Tesile-»
rien:^. intatto vagiliia a :pr«0Yare qualsia maggiore la forza delle
stoceatiaiO; quella tirata da. un braccio steso, ovvero da ttn bré^
eio ìHn .pè* piegafto. PriiMidi: tutto rooo sarà fiior di- proposito
il pportace.il pìassQ del citati automi (1)»
a Noi: aupparreiiio' ehe la forza dello sebernu tòro lion- sia mag'^
a giare di quqlla:xhe vale a sostenere un peso.^di 38* I9bb^e
tt cplsi^.pugoo* BMiten^ndoj'l hraccio.disteao offizzoolalménte;
t supporremo « Inoltre che quando vibrò Ip stoccata pereorra
•1
ff col pagno uirro spazio dt 24 pollici, ossia 2 piedi in ^ di mi-
e Wto seccmdp^. cioceliè è il più ordidario* Oode la. forza della
2 1 198
« sua niano verrà espressa da 33 + -- = ^ + 1'/ = —77-
a ^ li -}r -nTTTti Pio^ ^lld è eguale a quella che compiste ad
• • « •
vimeoto sembra che sia principalmente oberato dai muscoli, estensori
delle^eo^e; che neHe toro contrazioni separano queste due estremttii
TuDa dall'altra ».
(4) Grisetti e Rosaroll Par. IH, cap. IVI. p. 354. Della possanza della
stoceata,
21
162
« una libbra di peso, che si omofe percorreDdo 198 piedi per
c( ogni minuto secondo, ossia quello che compete ad una palla
a di un* oncia di peso^ la qnale si muove percorrendo 12 volte
e 198 piedi per secondo, vale a dire 2376 piedi per secondo.
« Questa fona dunque equivale in intensità a pi ji di due o tre
« volte quella, con cui è cacciata nna - palla di un^ oncia dal
« fticile caricato di buona carica.
Trattandosi del movimento che il braccio fanprime alta spada,- o
come vuoisi, della possanza deUa itoceata qual cosa ricercasi?
Il sapere qual resistenza è capace di vincere un colpo di spada.
In due modi si può raggiungere lo scopo; o eoli' esperimento
immediato, e questo crediamo il migliore; o rintracdando di
qual valore e la fona del braccio vibrante il colpo, e quindi
per via di confronto dedncendone la capacità. Quest' ultimo
metodo ò il sopra citato.
Si snppone, tasciamo se la sbpposiziooe sia giusta, che la
fona dello schermitore sia di 38 libbre ; pare che in ciò vo-
gliono far consistere il data volato, e quindi esaer superfluo
estendersi in calcoli matematici. Ma no ; si seendo a misurare
lo spazio che la spada percorre, ed il tompo che impiega per
giungere a ferire^ Su quale dato? ~ Sarebbe vero tal razio-
cinio, e si potrebbe provare appuntino per mwo del calcolo
dietro la conosciuta densità, qualità e forma di un corpo qual
tempo impieghi la sua velocità nel percorrere un dat; spazio,
qual sia la sua forza di projezione, e qual sia la resistenza che
un tal corpo bi moto è capace di vincere; ed allora questo
sarebbe il mezzo sicuro per conoscere il grado di fona del
motore. God pare che si sia voluto bx^ colla dimostrazione
che sopra, la quale basa sopra un blso principio. E senza esa-
minare minutamente se la forza del braccio rappresentata nelle
libbre 33 sia ammissibile, lascio che se ne giudichi coU* istessa
conclusione. « Questa fona dunque equivale in intensità a più di
e due tré volte quella con cui è cacciata una palla di un'
« oncia dal fucile cacjeato di buona carica ! I! » Bum 1 1 ! (1).
$ 10. Ho detto di sopra che a voler calcolare la forza della
spada, il modo più sicuro è quello dell' esperimento. Scenderò
(4) La fona di un uoom) è dunque maggiore delia polvere ! ! 1
163
danqae ad accennare qaaH resoltati io mi akbia ottenuto ; ma
prima devo avvertire, die onde un colpo di spada sorta il iftii-
gilore effetto, non basta che sia tirato da mano poderosa, ma
6 d* uopo clie in ciò concorrano altre circostanze, le qoali qai
accenno.
1* Energia nrascolare e
2'' Cile il braccio dallo stato di flessione nel tirare il
colpo passi a quello d'estensione con impeto nel modo stesso
con cai si scaglia on sasso.
Per rendere più Intelligibile questo panto mi servirò di una
comparazione. Figuriamoci il braccio piegato ad angolo ottuso
e ritenuto in questa posizione da una corda legata per una
estremità alla mano e per V altra alla spaHa ; e suppoBgMMio
che ad un teàipo il braccio stesso fiiccia forza per rompere la
corda. Qnest* attitudine rappresenterà I* arco teso^ e la Tottura
delia corda, nò succeda, il suo scatto. Quest* appunto ò ratti-
ladine in cui deve tenersi il braccio col sistema del giuoco
misto, quando si ò in atto di vibrare un colpo di spada.
3^ Alla vibrazione del colpo non bisogna il concorso del
braccio soltanto, ma simultaneamente di tutte le membra per
ragione che il tronco dev* esser portato in avanti con celerità
per servire di spinto alia spada.
4^ Lo schermitore deve trovarsi in acconcia posizione;
cioò ben piantoto» con le membra tutte in stato di flessiond,
onde eoi distenderle venga a darle il ricercato urto»
5"" La ponto deHa spada non deve trovarsi distante dal
bersaglio che la giusta misura per ferire.
& La costola della spada sia ben rilevata a ponte
acuta, come a modo di esempio si vedono essere le lame spa-
gnole da dneDo del 1500 della bbbrica di Cayno.
S 11. Or bene quando trovinsi riuniti nella vibrazione di
un colpo di spada tutti questi requisiti, esso può produrre il
maggiore effetto- Ed lo dopo di aver procurato di riunire tutte
le indicate circostanze e fettone esperimento, ecco il resultato
che ne ho ottenuto : Che un colpo di spada ò giunto a perfo-
rare 40 quidemi di carta insieme sovrapposti, presa la media
proporzione; e
Che io si9iil guisa e pioptoniefte bUo V esperimento a brac-
16i
dìo steto dallo stesso tiratore perito Dell' um e aell-altrdfittè^
tédo'df !setierttia ho ritrovato potere «a sioecata Toì'are non
friè df '84 qQidernt
.Da questo esperimento resuRa dunque cftfo la re^isteotà vftita
da un colpo di spada tirato secondo il giuoco misto supera di
3/17 quella vinta da un colpo tirato secondò la sciiola sud-
lietta; e 'pdicliè la ireaeione eguaglia T anione, fos) conéiudo che
la potenka della stoccata secondo ìi À'stema da me praticato
supera di 3/17 quella che ottengono gli a^^ort sorriferit?. E se
i^ogliéhid farci ad esaminare gli eleaiehtl che^nella f(>rirfub ' gè-
AMO ^.5 1 *
nerale — — debbono variare di valore, perchè il resnijatjo sia
dtSéreote, osserveremo non potere essere' attro che f, i^ichè
•^Bza variar lo spazio la velocità cresJce ool'dtAftatnre del tem-
po/ 'co§i conclude^ che nel modo da me* prat^éaftòsi'òttféée mag-
^é^ veioòità perchè il colpo aequi^a forìsa maggiore.
* ' )
■ • j » * '
CAPITOLO VI.
Ilispàrità nioriiìl> fisiche, e «néeèiiiitclié* nella Selieritifi.
w .1
S 1. Tra due persone che vengono al pat^goriè' dèlie Àrluf,
e feerie difBcile per non dire impossibile/ che sf tVdvi tra loro
cf^ perfetto equilibrio di forze e mòralf è fisiche, le quali tutte
concorrono aB* esercfeio della 8chet*ma/ Sta -còme ponderare e
iilétermiriare tutte le disparità 6he possonsi ttocòutràre nei sin-
goli individui? lo non le noterò Che in gènere ' incominciando
Milite disparità morali; ^'
sa 1>EL Flemmatico; E I]!Ért»ETuoso • •- ' •
Comt uno dé^à regolani tori un Avvi^sràdfiù fléràmàliéó: " '
'^ Bisógna assa^tarto quando per fó -sua calma' è- stàheò * dblla
pofiiitÉiòne In e«ti 9i trova O' oecessaì^itimènte èr'dbbligiato ftre un
ifdbviméntò coi piedi peri cambiare àttittrdiné; qùédto èlliempo
ftfvÒiSéfvòle per aggredirlo, vibrando if dolp^ con là uiaìàslma' ve-
locità é co^nfidenza ove è restìito scoperto.- '
Prima però di assaltarlo, bisogna afver tentato con delie
finte d' indagine scuoprire, sé ricorra alle parate ' cdn timore,
ci«tiscoihpoiietìA!»i,o Vi' asfMIi^fm fermenta, -ed 46 qut^sto
f65
wsó^ e q'ciasi certo* chfe* VI rispetta ton secòrttld 'intenriònt? '^er
tirarvi un cbtpo flf teihèè; o "di fiatare e rlàJ)on'*ere. In tal éfr- /
eostariza è neceiisarìo prevedere ci8 che dovrete op\)orrei''*sla
eoo un cohtròfen4|io, di parata dà^ftrrs!. I^elW-^flntè A'itìàa- ^
gine, bisogna osservare se ricorre sempre alle if esse jiarate^, ó ^
se qd'eStè strila finta medesima le cambia; sé tipété sulla me-
desima fi^tà tek stesse parate ^i resterà fecilè irigannafrto, ma
se tineste vefngono' cainblffte, bisogna vincere r arte con V éi*te
cioè sapere profittare del momenta favorevofìe che S presenta
per tirare di colpì di tempo, ciò' clie sf acquista icon un lungo
tempo dì esercizio. * ' ' " '
Osservo infine che ^ lo aggredite sul moménto dhé mtiove
i pfedi, • tortie sopita ho dettò, noó pòtri mai ^prèndervi con : un
leibpò giusto, non essendo 11 suo corpo in perfètto equilibrio;
se invece avesse t>aratO'ir vostro 'colpo,' 4a stia* rispb^a non
sarà maf tanto velóce, come se si trovasse fn perfetta calma
col corpo; e ^'òsì %btt mòftissima tJ^ebabilTlà potrete parare la
sua Tispostàr. ' , ' ' . '- !
a
Come nm debba regolarsi con m Avversa'* io Imfettoso.
• 't
S'^. Avendo a combattere un tiratore ^furioso' ed ardffto, è
necessario agire con la massima compostela é flemma, procu-
raiido 'd' interrompere le sue finte cofn dèlie parate di '€ontro
levanifo contemporaneamente la misura, pòlche' I* impetuóso 'vi
attaccherò sempre màròiatìdo. . . ••'••: •
Qtiiandb vi sarete difeso dai suoi prirfti attecchì, è tale Pim-
pai^enzà df offèndere nel ftirioso; che non* osservando pia M
alla misura ne al tèmpo, fesftetft facile? tì^ai-glh dei colpi di ar-
resto, colpo che si deve più spesso tirare a preferenza di ogni
altro, con tali Schermitoti. -
Se poi foste molto abile nel parare, sempre però levando
la misura, do vate' parare fino^- a tantoché non 7i accorgete ^.es-
sersi stancato, e aitordiè lo vedete mettefóì in quiète, è allora
fl momedto' frvorevoie di^' aggredirlo con la massima audacfa
con quelle a^Jont^eherèspamencaiiavrA suggerito, e fitcilmenté
lo colpirete. •. • i. f - * ..
Se «in «iato lèastìantemeiite àlrila.»erparapey allora?dovreftd te-
\
166
nere la vostra «pada rivolta al petto deiranersario, (sempre però
con seconda intenzione) aflSnchè venga con una qoalonqne
aiione per deviarla dalla linea d'offesa, ed in questo tempo
colpirlo con nna CavazUme , cioè facendo in modo che non
trovi la vostra spada.
Sembrami da quanto sopra ìio esposto che chiaramente emei^a,
che mai porti a buon resaltato on carattere impetaòso siccome
r esperienza ce lo ha di sovente comprovato ; perlocbè chinn-
qne imprende a man^giare la spada rifletta seriamente che la sua
impetuosità potrebbe bcilmente oondtvlo al più tristo» al più
irreparabile dei mali, alla perdita della vita.
Non è per questo che io approvi interamente il carattere
opposto, cioè il flemmatico : so bene die gli estrerai si tocca*
no; ma dico solo che nella scherma onde conseguire 1* intento
e potersi ripromettere un esito felice, bisogna tenere nna
strada di mezzo, evitando 1* uno, e 1* altro difetto, conservando
sopratotto nel l'assalto il sangue freddo, come suol dirsi; me-
diante il quale si sa bene usare non solo delle proprie forze,
ma ancora del proprio sapere e della propria accortezza.
Nella scherma vuoisi vivaciti e prontezza, ma al tempo stesso
riflessione, fermezza e tranquillità d* animo. 11 trappo impeto
precipita sempre I* azione ; e se T impetuoso si troverà a fronte
il flemmatico, che unisca alia sagacità la fermezza, senza dobbfo
resterà sempre soccombente o vinto; imperocché chi con pa-
catezza agisce sa sempre trovare e modo e tempo di vincere
gli ostacoli che può opporgli V impeto d* uno sbrigliato assali-
tore ; che ben temerario può appellarsi colui che nella scherma
agisca con eccessiva violenza, potendo perciò con sicoreua con-
cludere che sarà sempre vittima del suo difetto.
Dell* Abilita* E del CoraogioS
S 4. Tra le qualità morali indispensabili ai Duellanti sonori
pure V Abilità ed il Coraggio ; qualità che spesso tra loro sono
confuse, perchè la prima, non può andare scompagnata dalP al-
tra : ondechè sarebbe eosa di somma difRcoltà il decifrare di
ciascuna di queste virtù i respettivi pregi.
Ed in i^tti presso gli antichi Bomani il coraggio era desi-
167
gotto eolla parola firfiif, parola che in genere rappresentava
una virtù qoalanqae» ma che tpecialmente rappresentava la
feria di animo. E che dò sia ti scorge dalla sua derivazione
etimologia, die procede da vfr nomo, forte, vii fona, virius
virtù, coraggio o sia fona intema.
L' abilità era ed è pure una virtù in genere, e che s' imme-
desima spessissimo col coraggio, giacché isolata dal medesimo
nnlla vale. L'abilità dunqne è nn* attitudine a iSire, acquisita
da un lungo e continno esercizio. Ed in fotti la sua etimolo-
gia chiaramente ce lo insegna provenendo da kabUuit abito,
consuetudine; il che non conttttgghiamo se non che per un
lunghissimo uso. Credo che pure potrebbe definirsi per quella
attitodine morale e fisica ad un tempo che ona penona ha nd
cMcepire e bene es^uire una cosa*
Intanto tra queste due qualità morali a quale concedere il
primato? Il pronunziare giudizio assoluto, io Io credo ben ai^
duo, se non impossibile, perchè senza la coscienza della propria
abilità il ooraisio ▼i^Q Vieno anche al più ardito; ed è per
questo che io diceva, spesso confondersi fai fttto I' una con
r altra, applicati ambedue alla scherma.
Da quanto ho esposto parmi resultare, che non [basta il
poro coraggio senza r abilità , ed al contrario essere inutile
questa senza di qndlo; ed ò perdo che lasdo il confronto di
queste due virtù alla penpicacia de' miei lettori, proponendo
loro il quesito se tra due combattenti, uno di questi abbia 10
gradi di abilità e 9 di coraggio; e l' altro 9 gradi di abilità e
10 di coraggio qual dei due potrà presumerai vittorioso in un
combattimento ?
S 5. Tenghiamo adesso ad esaminare le disparità fisiche, dopo
aver veduto quelle morali
La disparità di statura tra due schermitori è di non poca
entità e considerazione; talché il risolvere la quistione a chi
dei due tiratori disugmli di statura tftia il vantaggio o dalla
parte ddf alto e del piccolo di statura non è di focile so-
luiione.
m
taggiy. della iBisura,,^4. il picoplo jbisog93 che. r^p^i^l^ti.oon, atte.
L'alto di st^ur» acciò al)()ia vantaggio s^l:})ic99i^y. biso^a
^ che .^a, ,giù,c)ie altcQ,..tii;atorQ tempista, e cl)e..,^ppia; cpnse;»-
vare sempre la sua misura.,, .^ , .. -* , ,s j. ...
IJ.piepolpj ^isogoa.chejiia: a; frp.Q^e di uQ,o;aItp,.UQtfi{xrt(e<|a-
f^piJBvfitCbft sjftpia: copteraporaijieameDjia alla.^pfliir^ta, e pftfi la.
massico^ y^l^ì^ poirtaFe^.i! ^igde. sùA^jxq, i(i .'pros»mità^aV.4Jfó^^
atrOf e) ci& per. aeqja^are;la misiirai è, immadlatameote tirale il
GolpQ oyp V ^veitsarjO; è scoperto, acciò non ab()ia .tempo di
Copi^ si; ,p|()i^r^. decidi^ . chi dei.iflQfi, .ai|rà,.:il vantaggio?
fa^ltq, ppfa9..ho.df^to< ha. per natura il v4Hit9gg;i0; 4«IIa. miaqrat
se saprà conservarla, il piccolo de.ye..acq[uìstar)a p^r scallrezsa,
ffccbè; il, :V2|utas^/p <saf à per gfi^ll^ che; sagra , meglio mei^tpre
' ii|j;prptica :Ie,ind>Mte jregple,, ,. : v
. A&S{>^f^S9^ 9^^àv ^^ jl .pipcolo p^r lo.j»/tt;,es$^pflq. {uù syeljto
di. un alto^.può.coii molta probabilità avere, il vantaggio, .sul*-
I' alto ,4> ^^4^ra^ ctiei].i^n^|[:al^n1^.i menQ;agilQ;..ma a p^rit^
di circostanze dal lato d^el^'a^tQ» .colui, cbe^ ;avjoà dei vao|;||gg|
flal |lat^ 4e^ .aftura^^Gyaie ;i jtff^nde sQRDa il piqc(4(>,:Sftfà ggm-
pr?J^ una..ipigjtiflrj,ft9ftdii^^e. • j ' ^ ^ '. ». .
P^;ii/;iPuiU,.gQÌ i;iportare: r ppinipnci del.Sooui^o Poet^e f^h^r
niitorje Torquato Tasso.,, qua) «qoofrpnlp sarebbe; 9 coo/erra9i^e
yiiaoio hq detjto rejativamente al. picpoloMti.^tftlmra,, il}:qiia)e
così; ajvivp descrivg Idoe; emuli in valore, ^Ta^cf^i!*^ i^fg^tpj
uno per sv^gljfata sciol^zza, j' altro per gn^r^^e ^jCorpQz^t wa e
forza. <
V
(1) (( E di cor^4"iiTiift; rad r agile sciolto.
« E di man velocissimo e di piede.
■ { / ' : ff.SQyrasia a jui.poo l'alto p^po,.e.flapUo ; .'
a Di grossezza di membra Arcani©. Recede *. . .,
.: E quello» cH^ .^ «più mirabile .M: è - diviso»!) una. nMgaifica
eoaiparazioiie. egH fa il.p^ragfine; dei d%9Qgi]Ali ii^mpioai lanto
, • • •
(4) Gerusalemme Liberata Canto XIX. Ott.^ XIII. - .
Pfsr la (Quatte |ief..|a cor(M9!r^turft«<nieistx^n49U. vantaggio d\p
1^ . •
« Cosi pugna naval^ nu?'^.^^? non spira
. « Per Io piano del mare Africo o Nolo,
« Fra due legni inegua) Legual si mira,
a Ch* un d* altezza preval, r altro di moto :
L* un cori volte e rivolle assale e eira '
« Dà prora a poppa,' e sf^'sla P altro' imnióto,
tt E quando i! più leggef" s8 igli avvicina,
« b'alta parte minaccia alta ruina [K]
\ * y .
§6. Pina ad ora iototoó aHe diapacità -Ssìqì^ dbbìacoo sol^
tàDloJpariM» lidie' gk^nile»^ e fiiacolQna del oort>Ov ora \Àto^
giia iesmiiiara
r e
■ 1
te nkllA'mATtC!! OELJLA ScBldlMà SÌA iÌBOLIO ESaGM
• *
Qde^ che posso dire dietro rosservafciOfitf^te, color» che
sono di «Bd cóstitttziooe grdèife, siecòftiè hanno sèmpre nlaggiore
sciòltesca di chrè'o^^bdralo^ prendofno'n^el prliici'pio di uà as^
salto ìli ceiléi modo il vantaggio, ma bevi' presilo lo perdono,
i(òn potendo a lungo sostenere la :ftlCI<^ che la pi^atii^a: deH'ar^
tee blancd porta séco necessariaiii^olèV ^aéilo che deite cerdaii)
di fare il gracile è di non farsi tfòvàfte^^Mspéda, e di tirare
fu teinjf». • ■ ' • *'^'^' •'
Ora è^ chiaro che se un indiVlAil^ dkato di ibrte còitito^
zione, rifinirà per un lungo esercizio*)' agilità' nelta .aohenna^
avrà indubitatamente sempre un va^tag^io sul gracile' di co-
stituzione.
Sb DEBBAm léà PÉ£iqnUni2A AL 'FiOABnO. UUfGOt 4L OOilTO
S 7u Vino tad ora abbaano! parlato .dalia disparità vmAx e
flsicbe che si possono incontrare per la diversità degl' indivi-
dui che la esercitano nella scherma, bisogna ad esso far cono-
>
(4) Gerusalemme Lib.a Canio XIX. 0(t.< XIII.
22
170
scere che possonvi essere pure delle disparità meeeaniche, se
per esempio debbansi la preferenza al Fioretto lungo od al
corto.
Non si potrà assolatamente negare che la spada corta ooq
offra per se stessa dei vantaggi, i quali non presenta la longa.
Uno dei buoni reqaìsiti della Spada corta o Fioretto che doq
credo il solo, si è il poterla maneggiare con molta piùi facilità
della spada lunga. Se poi si vogliono mettere in bilancia le
qualità speciali dell' una» e dell' altra, è certo che V arme lunga
serve all' uopo molto meglio che la corta ; e a parità di cir-
costanze chi ha la spada corta è obbligato a guadagnare la mi*
sura se vuole aggredire, ma perciò fare ò^ necessario essere
schermitori di cotUrotómpo, cioè sapersi garantire del oolpo di
tempo che può tirare V avversario, o altrimenti essere forte
paratore, e nel tempo stesso della parata, portare il piede si-
nistro in prossimità /del destro, e tirare la risposta velocissima-
mente come è drtto al § ò"* ove parla delle Mi^orità^ Fisiche;
Mentre poi chi ha la spada lunga, se viene aggredito, non deve
far altro che vibrare il colpo pve Y avversario si presenta sco-
perto, e contemporaneamente andare indietro, e non avendo
colpito rilevarsi in guardia stantaneamepte per potere ripetere
ristessa astone. Concludo, che colui che ha l'arme più lunga
deve saper conservare .la. §03 misura, ed essere gioApatore tem*
pista, e quello che usa ^'^^fne più corta, deve essere un forte
paratore, e sehevtaiiQn^^^f controtempo.
Da ciò ne viene la necessaria osservazione che quello di
questi due, saprìt meglio^ lA^ttere in pratica .queste regole avrà
il vantaggio sull'altro^ (1),:
» «
Dello sghcruiitore Mangino, e dello schermitore
della mano destra
S 8. accade qualche volta^ehe il tiratore di scherraa si trovi
improvvisamente nel caso di dover fare assalto con un mancino.
Quando l'incontro è -nuovo, l'imbarazao è certe f e non sia
(1) Per decidere delia superiorità di due schermitori non si può giu-
dicare di un primo assalto, ma é necessario che tirino insieme. non
meno di 3 volte. Quello che dopo questo esperimento ha un vantag-
gio, è indubitatamente il più esperto.
171
pore fev eotrambif ma soltanto per qoeNo che tira aelb
niera ordinaria, cioè con la nuno destra , imperocdiè P attua,
non trovandosi naturalmente per la prima ?olla a tirare
ehi asa della mano destra, brà il ano ginooo sema
Ciò però potrebbe accadere ogni «laaWolta si troverà a
eoo altro mancino, ed allora V imbarazso sarà seanibievele.
nendo addimostrato dalla esperienca< la qnale non
SGOsaione.
Dee donqoe porsi mente nel cominciamento delT
dell' assalto di non scbifiire, ma anzi cercare i Maneim apposte
per potersi di buon* ora impratichire ; altrimenti ciò
do quando vi ginnga un incontro simile, che come vi poò
sere taita la probabilità non possiate sfuggire ; la dlflkaoRà di
restar viaeilore è tanto maggiore anche pei più forti tinlori,
quanto io sarebbe se tirassero con uno di (orsa maggiore.
L' unico avvertimento che si possa dare a chi non ha pra-
tica con taK schermitori, è dì parare, e tirare sol tempo, os-
servando però, che tirandogli nella linea dentro le armi, è m-
cessario tirare il colpo con la mano in posi£Ìoue di 3* (1).
Del modo di dipendersi dai cosi detti Forgoitatori.
% 9. Terminerò questo capitolo col far conoscere il modo dì
difendersi da coloro che vibrando il colpo ritirano il pugno in-
dietro, dando quindi ali* arme una direzione dal basso in atto :
questo in arte si reputa un difetto, che si dice Forconare^
perchè è V atto stessso di coi si fa uso tirando un colpo di
Forcone.
Questa maniera riesce io certo modo la pio facile, però vien
aempre usata da quegli che senza studio si mettono a tirai'e
di scherma. Or bene importa avvertire, che a fronte dei Por-
eonatori appunto uno schermitore istruito deve tenersi guar-
dingo, perchè ciò trascorando riuscirebbe diflScìle lo schivare i
colpi di costoro, in quanto che il loro modo di fare sconcerta
non poco, chi con essi si trova in assalto la prima volta.
(4) Sarebbe Decessario che UD maestro sapesse dar lezione anche
eoo la mano sinistra.
1?2
'- Ma sebbene sìé di sonsnà fcnpoitan^a fi pt*€«èi1tere ^ ^
lòO^ per Beo cotidfirst eòi F&rc(matéiri i e ptit <eim«Mld<> diéigùb
di not» !Ìt non ft( trofflte ii>dgll autori di -t^Étftffn di>'!i0he#mii
regote delitti {« ptopc^sitòro s& ii sì iròhnòi ^ni^ ittàm ib^
tsotitìhdèntl: lD'peirci6' tìnf' falciò' ad ^itèfttfò aìlà lette créìàb
iteSlarit^ péf Itóparaìre ft'Wéri'ùbodotsralP ocfca^é^J * J-' '^'
Il làodo da usarM càiìitó i ftìrMfhcHori sbbb,éS ibèttél^i iA
pratica a preferenza le parate di prima e seconda 'pe¥dllè'1il
qtìèsta- gHÌBà, i& ìVFótm^òre, coni6 ^oÌ ftrtìe, dirige' 1^ l^ma
dàt b&iio In alliò, sf vféfìé ^a -scòrtcjertif^^^^ stid ^otib/^tés(^
thè cò^- le dette r^èrate sf dirimè ir tett& im fa pniita MVtìlb
hi 6«(Sl5o^ e toA siUtefìé^èl' trovale te gr^daìSòtoiÉ^ déllàMatìii^, é^iA
iéhd noii' pesterebbe rtì^l&^bà'n td ptffaté di féi^js^o; d'gii^tò.
' Osservando, che qbanifd- setitirefe^^ave^^l^o^attf' liid#é'ldi ^a<>
dazione iteir# parata, dovrete ìmìftfaéiSitènQiònt^ 'ttstk)fi11éri3 j^r
liwi ^T^lmgò (Jhe ripeta ulttó colpi: (4) • -^ * - ' ^i
Qaatidd iliifó sidiermitore' è arritato H^AJèSfèire AU^erfteftìeMè
fiA'te neirass«iied;'4ève da chi noh conoide la sbtierina, tìitsA
aggredire, òddetiorr gli resti tìnovo^tal mbdd'di' ttMte, e ^òst
si persuaderà che le indicate parate , prodarranno V effètto so-
praccennalo; .'• ^ :r' ■ ' •■ ;• ' '." : !': '<"«.'.' /.«'
' (<) Ghiiinqiié non abbia mal presa lé^ioffe di scfc^l'M'tì^, 'ék iìi^ale
Ufi ^Fioretfoj le. ght.dile diairaré deli^GOipì di fannia, Vednele iobel^t^eM
^ar^nna tjrMi ^vae é.sjOfi^lomì ForG<»^n., €o«?[^.puce .3^ .^ir^ia^.ffj
un ioscieQte nella scherma di par^r£ del colpi da voi tirati, vedrete
che farà fé parate dì \^ e 2» ej^sendó tanto i colpì che le parate quélff
bhé'la natofa irfdiéa/ ' =
i.--
.''(»■
' . » t
) •
• • i
1 i t
<>i
... CAPITOLO VII. .
"WmnàmwK^ ^éiìm Scliiertea «u di of^ml altro eserelaiio
Qlnnaatlco* (1)
. j .- •
U Esercizio oomuma il superfluo ^ qvfisti
riparano a quello che Veserdzio ha consumato
Ippocrate
■ ■ a * •
• ■ L à • • • ' * ' 1
I VANTAISfGI qHB CI OFFRE LA SCHERHA SI POSSONO CONSIDERARE
wrro VRE ASPETTI d' Igibnc» di Portamento, e j^ Difesa.
S f. Mfessbno vorrii imptignare che qualsiasi > e»óV€iàio gin-
nastico còniHbaisea Mio s?ilffppò (Iella feria mosoolare, e che
oelÀeiiiporaoeainerite retida agile il corfK) ; ónde ìcbe io^ spno
(i*a^t^ fra tutti gli éserdizj ginnastici debbé preferirsi la
sébtirma ; e toòito più' mi confermo netta mia opinione per
trovare' drf^rsi Autori d^ egoal parére^ Ma per qQànto ciò
chiiiro' apparisca, mi sia permesso di ftire no breve confronto
df qtfèrtb esercizio coti quelli «ohe sembrano tra gli altri i mi-
<% 2. Io non negherò che il S'alio non sta un 'bett' esercizio,
e che ingentfKsca il portamento ma MH so : ti^oppo tédere
qaateto ' cbtìferisca fili* igiene, e molto meno aJla difesa, meno 'che
néb si > volesse insegnare a fuggire odn graisia a (j^lonqde ■- «g^
gre^one. La forca che vi acquista' la mAcbhina, si limita al-
l'estremità inferiori, non vedendo io per il restante quale' ro-
bastezza vi possa acquistare il corpo. Altre considerazioni* po^
■
(4) È assai importante i* osservare, che in Atene quanto più la gin-
naslica fu accomunata, tanto più il popolo si accese di entusiasmo di
libertà, ed inviperì contro gli Oligarchi. Per questa ragione Policrate,
a detta di Anteo vietò pena la vita a* tiranneggiati sudditi ogni sorta
di esercizi. ^Perciò Aristodemo volle che i giovani della sua città s*im-
bellettassero cornei le fémmine, e non mai intendessero ad ingaliardrr
le membi*a. È utile il non ignorare che attempi della cavalleria i. no-
bili iu Europa erano obbligati a dar documento di straordinario vigor
dì corpo, per essere amméssi alla milìzia. (Vedi Lómonaco discorso au-
gurale alle sue lezioni di storia nella scuola militare di Pavia nel tem-
po della Repubblica Cisalpina. ** Lugano Tip. Ruggia 483-5 a p. 20).
\
174
trei fare« ma si giuste come V espone M igbrl Levt ^1) non sa*
rebbe nelle mie forze il poterlo fare, e giacché la fortuna mi
favorisce di aver sott* occhio questo Trattato, trascrivo ciò ehè
pensa il medesimo del Ballo.
« Mescolato ai riti delle religioni primitive agli esercizi delia
a ginnastica militare degli antichi (ballo pirrico) ai piaceri delle
ce corti più civilizzate ai festini orribili degli antropofagi, il bailo
a non è in oggi che una pompa dei saloni, o V indeceaza mi-
(c mica dei balli popolari. L* esercizio di cui SocraU ha lodato
oc l'utilità per lo sviluppo della forza, e della grazia dei corpo
« che il re salmista eseguiva piamente davanti l'm'ca senta
a allorché faceva parte delle solennità della chiesa primitiva,
« che Enrico IV^ e Luigi XIV amavano cQp.predilezioncn qae-
9 sto esercizio, serve oggi d'accompagnamento alle orgie, o sì
e pratica nel meGtismo dei saloni imbarazzatìf con. degli. abiM-
a guarnenti che strozzano le forme organiche senza proteggerli
a contro le vicissitudini dell' aria nel corso dielle ore della notte
« quando il corpo spossato richiede i beoefizii del sonno. Frat*
« tanto il ballo potrebbe contribuire air educazione fisica e
« secondare l'armonia dello sviluppo; è un correttivo della rvita
a sedentaria che tiene nell* inazione T estremità addominali;
« Nelle .varietà delle figure] eh', esso descrive, otfa va.cooibin^^do
tf l'insieme dei fenomeni del cammino, e del salto, ora agita
ff di un movimento accelerato e ritmico le parti tutte del corpo
a trasportandolo nei giri del Valzer; questo obbliga i balle-
a lerini a tenere la testa diritta e le spalle spianate e iograiD-
« disco cosi il loro torace , . ...••».,»,. «
«... ,.....*.
« La circolazione, la respirazione si precipitano, il calore si
tt accresce, il sudore cola, e tutto 1* insieme prova una viva e
« grata eccitazione « .
a ..... . • .
Osserva il nostro autore che a alcuni non possono assuefarsi
« al giro del Valzer^ e che vanno sottoposti a dei sintomi
a molto analoghi a quelli del male di mare, a male di testa,
tt vertigini, nause, vomiti, e ancora sincope » .
• • •
(4) Traìté d^Hyglene publique et privée par Michel Levy etc. etc.
Tom. %• Paris chez J. B. Bailliere 1845.
175
Siechè r imlco vantaggio, ed il meno apprezzabile che questo
esercizio presenta, si è il galante ed effeminato atteggiamento
della persona. Osservando inoltre che questo esercizio può esser
latto fino(i che uno è in età giovanile, ed essere ridicolo ve-
dere un Vecchio ballare; ed invece è sempre grato air occhio
e destare ammirazione, nel vedere un Vecchio tirare di Scher*
naa* ed an fatto recente viene a comprovarlo, ed è questo.
BABTOtOHHEO Bertoliiiti Mftestro di schérma Cavaliere della
Legione d^Onoi^ e delle due Sicilie, il 30 Agosto 1863 all'età
di 97 anni ha data un* Accademia di Scherma in Pistola, ove
è stato ammirato per la sveltezza che ha conservata a queir età,
e con ciò vengo a confermare essere l'esercizio della scherma
da preferirsi sopra a tutti gli altri esercizi Ginnastici, avendo
qoesto il vantaggio della propria difesa. Allorché saremo a par-»
lare della scherma, dimostrerò evidentemeqte che questo ramo
di ginnastica è da preferirsi anche per il lato della leggiadria
del portamento della persona.
S 3. E cosa potrà dirsi in genere di tutti gK altri esercizi
ginnastici, come delle Parallele, del Canapo, delle Campanelle,
della Barra, della Scala di Coria, ieW Albero da Volteggiare ec. ec?
Se io volessi negare che tutti questi differenti rami dì gin-
nastica non. abbiano in se una qualche utilità, mi farei trovare
in contradizione, giacché il primo io in Firenze ho apposita**
mente aperta una sala di Ginnastica, guidato appunto dall' idea,
che questa In genere renda il corpo agile e sviluppi il sistema
muscolare. Egli è però certo ancora che se uno stabilimento
di tal ginnastica non abbia un abile direttore coloro che si
danno a questi esercizi, potrebbero andare incontro a gravi
perioDii ed essere soggetti a pericolose malattie specialmente i
troppo ìi^ili di costituzione, come ad emottoisi, e sfiàncamenti
di cuore.
S 4. Adesso veniamo al confronto dei vantaggi che si ritrag-
gono dagli altri esercizi da me accennati con quelli che resul-
tano dalla Ècherma, sia in quanto allo sviluppo dei muscoli,
alla grazia, all' agilità e destrezza, più la scherma per i vantaggi
igìeneci, per il coraggio che si acquista dalla confldenza del
proprio sapere, per 1* educazione della mente, per la prudenza,
ed in Bue per disporre la macchina a tutti gli altri esercizi
176
gittriAstici (1), proponeodomi di provare ei& eoo Tappoggfo di
«la8si«t'-;iQtòH. '•.•'•■■'^■. -i •'■\' ••
NissuoO'Pttò contrtetafe ofae la seberma reifda il corpo é^f-
li8Simo,esvHQppi in Isa periati vo gra^ il sisteitia ftmsoohii^,'im^
perocché ' tutte le' niembra sono ; mésse iff azione io qae^W éé^i^
Cirio, e perselo' tanto T estretnitSi infarìore «h^ la aoperléée "del
corpo, qpaóto al nÉisooti dei petto, che qoetit <)d'vb^fl^fKirt!^tlf-
8ttttio ro6cis|ez2ff ned ' ai lempo 'stésso ferafezisa. ^'^* f •;w;-
(ri qoMi^'pòl o^'^anrt&ggi.igienèci'igioTé' Hcerdara ebe trQ'^ai^
e'infinH^iAtenii''<)t •m^diéiDa fotvi'iito^ (»i diessi il nò^
m^ di tìiirmaitico; va\e a dire la ' gienàstiof -fae^ «parte della
setta ^metodida di cni -Ca capo' AsctivràAB, appooto perchò:<(tie^
sto grand*!aUiiio^fif-dixairn9o oIli& tà gitiMsttca fosse dai r^po^
tdfsf qiKii-tnigliof mé^zo di'i^eveQire e gfaarkeatonpoèfae tkiir
^^ktìisoré BilSiéGO f LORro ne) ' sod disebrsi^ ^nlla ^aHIHA* iliell»
scherma fa le stesse osservazioni. (3j» ^' >
' §7 3j Abbiamo pe^ una snffi«e»teintot6 diiìioftrato i vaètjffi;gi
che arrecarla- Mtermft in ^qliflintia ^Ih- pi^te' elie riguarda, l'ìgìé'-
oe, adesso' v^iaAtola sotto il' ifappovfo dello tfvcluppo ntuscolcm
e deità edmuziònB'éill corp^ì. Etm ciò cbe^ dice -il nostro Bu-
tore (Flòm) àftp^g.':!66'. « Non è per '4a natsrà, ed oggetto éei
« -iBo<iripienti che '^diermendo fan d' dopo e9egiiir^ì.,' che le
« (lo^ré) fcAfme moscblan rendonsi pik votaminose e* tratteg*
« tgiÈFfe, ima próperzioiiAtameoie^ e qoindi vtrihpenle beUe? Ekl
a 'inrfiytKi iun: fmaseolo esereìtato, oltrefchà^ ai rinforza, e ren-
« desi ) agtley si s^ttoppa ingrossandosi,' eipnsodeiidiidelli^ fornace
r daie4 Queslav è nn fatto éi'6m ta fisiotogra ìdà te:spiega»iM6.
i '(«' Anedrae iion è per 4a mtttra, e .reggette^ dei. teovtetetì^
« «hei«obermendo> fon df uopo •es^glliìr4tt «he jl iioaMFO >4^prpo
i
(^)) (^i^ cQq^std$j anaor» dalla rsip^oUa delle ,Tav9le Enciclopediche
Tom. 4. pag. ^a del Trattalo di Schérma.
(^j Àscìepiade di Prusa, basato sulle dottrine dominanti af suo tempo,
Moto è atomi, drede origine alla Sella Metodica, d! cUi perciò'' ée fu
repatato il principe. Là praitica di AsclepiNe consisteva più ohe altro
pelle regole; dieUticffg' e nella .ginnastica.vQi^esta s^tta; primeg^.ò su{$li
ql^iml tempi della Romana Repubblica sino al regno di Comodo e Se-
Vero, (vedi Balbiani Storia della medicina pag. 49 Pisa 4823.)
' &) 'Op.a'tìUre volte ciU p.** 4.«i i . ; •
177
fc col liberarsi dallo $tento, prende un imieme imponente, franco,
« svelto, e leggiadro ad un tennpo? (1) 7mof nella sua ginna*
stica medica, tra gli altri ottimi effetti che la Scherma arreca
al nostro corpo, osserva quelli del cambiamento di forme, e
di atteggiamenti il quale ha luogo in un soldato recluta a Uo
Soldat, egli dice, nouvellement enrolè n* à presqu' jamais la tour-
« nure desirée par les Colonels; on Tenvoye à la Salle d' ar-
mes, il y prend du gout, et bientòt on s' apper^oit que cet
« Athlete est plus elegant, et plus martiale, et que son atti-
tade quelquefois grottesque auparavant, est deveoue male, et
« ferme, et decide ».
Avendo dato un'idea del vantaggio reale che si ottiene dal-
l'esercizio delia Scherma relativamente allo sviluppo muscolare,
ed alla educazione del corpo, ora esaminiamola sotto l'aspetto
della educazione della mente.
Siccome dalla Scherma sì ritrae in gran parte la salute del
corpo, ed in conseguenza un equilibrio perfetto di forze ne av-
viene che si rendano chiare, rapide e giuste le idee della men-
te, ed è felso il credere (come alcuni dicono^ che gli esercizii
del corpo, siano a carico delle concezioni dello spirito, e ciò
lo dimostra Parwin (2j Lo conferma Tragv (3) unitamente
ad altri ideologi come Platone e Rousseau, i quali asseri-
scono, a Cesi une errenr bien pitoyable d'immaginer que l'exer-
« elee da corps iiuise aux operations de l' esprit ; comme si
« ces denx actions ne devoìent pas marcher de concert, et que
« Tane ne dftt pas toujours diriger l'autre. (Emile liv. 2) ».
Ecco ciò che dice Florio su tal proposito . . ^ . « \
« quei movimenti e contenzioni del corpo, che in azione met-
cr tono le facoltà mentali, sviluppano, rinforzano, consolidano,
e insomma perfezionano le stesse. Se accade nella Scherma di
« punta^ e propriamente nel di lei assalto eh' è costituito di
« varie azioni complicate, ed improvvisate, che col prevedere,
« col combinare , col velare le proprie intenzioni , e conoscer
« quelle dell' inimico, il corpo e la mente tanto ne vengono
(1) Tissot Poliz. Med. voi. IV Sez. 3. § 14.
(2) Zoonoinia, Sez. 3. Y.
(3) Ideologia, Introduzione.
23
178
a efflcQcemeute, velocemeote , e variatamente posti in azione
or non potrei conchiudera eh* essa Scherma rende al nostro spir
« rito altrettanti seryi^j» e la educa in qnella gois^ istessa, che
« il nostfo corpo?
a . . ^ . . Ed iq vero, in nessun &tto deiruorao, come
« in quello dello schermire, è tanto necesMrìa T attenzione, la
« previdenza, le risorse in somma la presenza
e di spirito, non ammettendosi nelle armi, T emenda deirerrore
a anche il minimo che fosfse : errore la di joai pena ò A im*;'
a mediata, che sembra sjmQltane^ a.
§ 6. Per convalidare sempre più ciò che ho detto dimiastrerft
le varietà dei movimenti che accadono peil momento dell* assal-
to, e djf) ciò si potrà dedurre i vantaggi che 4^ì\n Scbarma re-r
saltano.
Per la Scherma è necessario una grande yapietà di attitudini,
la scioltezza delle articolazioni delle rapi(de alternatiV'e nei movi-
menti di flessione, e di estensione, di pronazione e supinazione
in tutti i muscoli delle gambe, delle cosce, delle braccia, in molti
mqscpli del tronco ^ della testa ec. E siccome è la mano che porta
e para i colpi, si perfezionano i movimenti parziali della mano
colle parate % quelli deiravanbraccio coi colpi, si eombinano,
sì mescolano per jogannare V avv^^rsarfo con dei -faln attacchi
finte ; V assalto è V Immagine di un combattimento ad ultimo
sangue. Nella difensiva i muscoli dell' a^anbraecio e ddla mano
sono j SQlj che agiscono con forza ; nel vibrare ii colpo, ii cor^
pò sostenuto dai membri inferiori piegaci, M slancia bruscamente
in avanti per V estensione d| uno degli arti addominali e per
r abbassamento simnitapep ieiV urto toracico dal medesimo Ipto;
per il ritorno nella posizione dett^xli guardia, il tronco è pn>n<^
temente ripor|;ato a) s.uq posto per lo sforzo cambioAta di un
braccio, dei m^isepli posteriori del tronco e dei due arti infe-
riori Nessun altro eserdzio esige tanta forza, vivacità e preci-
sione Oligli atti mjuscolari ; la rivalità aum^ta la resistenza alla
fatica ; 1' attacQo impr^vednto varia air infinito ie contarazponi
muscolari e le posature del corpo ; V eccitazione della lotta mette
in giuoco ogni risorsa, supplisce alla forza, non fa sentire la
stanchezza : e perciò gli antichi raccomandavano la Scherma per
far dimagrare. Quest* esercizio sviluppa apecialmente i muscoli
179
degli arti rende elastici t legamenti articor-
lari, distende il petto e ne annienta i diametri, dà a cisiscah
movimento maggior velocità e sionrétM^ alle attitudini maggior
venustà e fierezza, imprime al tronco é ai visceri d^lle cothI-
mesioai soasultorie elie attivano la.dircofldziorte, àsstiéfà gli oc-
chi alla giusta misura delie distanze e rinforza ia lord facoltà
di fissare, reagisce sulle facoltà cerebrafi dòceierandone le deter-
minazioni e procurando a claseon uomo il seotiniento delle sue
forze. Tirando poi da destra, e da mancina alternativanìente si
raccolgono tutti i vantaggi della sche^mtf, senza compromettere
la simmetria delltf forma, della forza e deir attitndirie delle due
metà del corpo.
§ 7. Per non portar vasi a. Ciorintò, come dicevano gli anti-
chi, non mi dilungherò più neir addnrre rs^foni dimostrative
il mio assunto del primato della Scherma, sopra gli altri eser-
cizi ginnastici, e verrò piuttosto a dire cònie dair esercizio della
Seherma emei|[a principalmente il primissimo vantaggio delb
propria difesa.
Suppooghiamo una persona che nob conosca pùnto né poco
la Scberitia, mesM nella necessità di doversi difendere, ma che
però teoga impugnata una spada. Sarà inutile il domandare,
come la maneggierà, perchè non sdprà egli fare altro movimento
che di abbassare e ritirare indietro it braccio in modo che la
punta della sua spada minacci V avversario. Ha se II pensiero
la dirige, la mano inesperte non la seconda, cosicché con non
molta arte si riesce a sviarne il colpo. Supponghiamo dì più
che neppur V avversario conosca V arte della Scherma. Cosa ar- '
riverà in ({uésto caso? Si troveranno imbarazzati entrambi, ed
anzi che pensare a ben difendersi (é questo è precetto fonda-
mentale deir arte) ouiréltro cercando che di ferirsi l'un Taltro
termineranno col restar feriti ambedue nel medesimo tempo.
Al contrario se viene aggredito uno che sappia di Sclierma non
si spaventa (confidando nel proprio sapere) non teme Taggres-
sjone, ma fermo e tranquillo aspetta V avversario, e contempo*
raneamente ne indaga i movimenti < ne misura la forza, e si
trova pronto a sviare ogni colpo che gli vien vibrato. E qtfando
un abile giuocatore di spada non d'altro si trovi armato che
180
dì un semplice bastone può sempre egli essere nel caso di bea
difendersi, e se non altro, pu^T prendere il tempo di disarmare
e gettare a terra colai che baldo gli si faccia incontro, confi-
dando male a proposito nella sua spada.
Gonclado dunque che il giuocatore di Scherma con un sem-
plice bastone è più sicuro di difendersi da un aggressore armato
di spada di quello che lo sia un ignorante di quest* arte, sia
nel caso di potersi difendere colla spada alla mano contro chio-
chessia.
$ 8. Diciamo ora di quanta utilità sia la Scherma nella darà
necessità di dover sostenere un duello. E qui già sento molti
esclamare, che non fa d' uopo addurre ciò per ragione della
utilità della Scherma, e che meglio invece sarebbe il dinu)strare ì
perìcoli del duello, affinchè ognuno si persuadesse a doverli scan-
sare. Ben lungi dal persuadere la gioventù che non schifi far prova
del proprio valore in sostener duelli, solo io prendo in esame
quanto in tal caso possa esser utile V istruzione ginnastica della
Scherma. Va ben lungi dal vero che si dà a credere che ge-
neralmente lo studio della Scherma renda i giovani troppo ar-
diti e proclrvi al duello. Dico che si oppongono al vero, perchè
colui che apprende a giuocare. di Scherma viene a conoscere nel
tempo stesso il grandissimo pericolo phe vi è di restare vittima
in Duello ancor quando uno sia valente schermitore, e ciò lo
fa essere più circospetto, e più prudente nel modo di agire. E
per conseguenza più vero che la riflessione non ha luogo tutte
le volte nel cuore dell' uomo e non vi può spengere il ferino
sentimento del Duello. Ed è pur troppo vero che abbiamo so-
vente luogo di osservare, che quando due persone si accendono
d*ira sconsigliata Tuno contro l'altro senza che sappiano giuo-
care di Scherma, corrono al combattimento^ valendosi di arme
più tremenda della spada, cioè della pistola. Perciò a fronte der
due mali, sarà meglio curare il minore, e se non potrà gua-
rirsi, almeno apprestargli il rimedio più atto a mitigarlo; e
questo rimedio efficacissimo per ogni verso è certo la cono-
scenza delia Scherma.
Biepigolando — Ella serve a potersi difendere come si è già
dimostrato, da un' aggressione ; ed in un formale Duello ella
\
181
serve acoonciameote ìd qaanto che il destro ghermitore oltre
il sapere egaalmeute schivare i colpi, saprà^ misurare ancora i
propri da non produrre ferita mortale; e di pia saprà regolarsi
in modo da non esporsi a colpi consimili (1).
CAPITOLO YIII.
Della Sala ad uso di Scuola^ suoi requisiti^ regole di disciplina,
oggetti inservienti alla lezione, e particolarmente del Fioretto.
$ 1. Hi sono studiato nello scrivere questa mia opera di
renderla tale che non sia per servir solo a coloro che s! danno
praticamente all' esercizio della Scherma, ma servir possa altresì
come libro istruttivo per quelli stessi che da tale esercizio si
tengono lontani. O in altri termini ho voluto fare un libro ele-
mentare per mezzo del quale chi non conosce la Scherma per
pratica, possa conoscerla in tutte le sue parti teoricamente. Per
ciò ho creduto conveniente di trattare in questo capitolo di
quanto è annunziato dal titolo.
Requisiti che deve avere una Sala ad uso di Scuola di Schema.
S 2. Un Maestro di Scherma può dare le sue lezioni in una
stanza qualunque, ma se desidera di avere una sala comoda e
conveniente, p^ercbè questa possa dirsi tale non deve limitarsi
ad auguste dimensioni, né essere sfornita di suppellettile analoga
all'oggetto cui deve servire.^
Comoda adunque si dice una sala allorquando nel medesimo
tempo può dal maestro darsi lezione, e da due coppie di allievi
eseguirvisi l'assalto, o altri esercizi di tal ginnastica.
(4) Basti per tutti gli esempi il seguente del Tasso.
Allorché r esimio poeta fu dal nobile fellone Ferrarese sfidato a duel-
lo, e che dietro costui altri tre suoi fratelli sopraggiuusero a tradimento
seppe il Tasso non solo difendersi da tutti e quattro, ma avendo gra-
vemente ferito quello con cui combatteva; feri ancora uno de* tre so-
praggiunti, e fórse avrebbe vinto i due restanti, se il popolo 'non si
frapponeva alla zuffa. Vedi intorno a questo fatto la vita del Tasso di
Giov. Batta Manso cap. XI. Venezia 1825.
i
182
S 3. QmWù però éha deve considerarei eome di prima im*
portanza per ona sala di Soiierma ò la lace (1) e ri pavinoento
il quale è necessario che sia eguale, o se difetta in ciò deve
essere compensato con on tavolato, il quale non importa però
che Io ricnopra interamente» ma almeno per Io spazio necessa-
rio, cioè ove il maestro dà lezione, e due coppie di allievi, o
altri, possino fare assalto, o altri esercizj. Avvertirò che, fuor*
che nel casa che la sala sia a terreno o su di una volta, quando
pure il pavimento sia uguale, il tavolato è sempre vantaggioso
stantechè nei pavimenti ordinari i mattoni col continuo battere
dei piedi si smuovono e si rompono ; ed è altresì necessario
ove i mattoni sono levigati. In qualunque modo V utilità del
tavolato viene giustificata dal vedersi, come io difatti ho vedtito,
che lo hanno tutte le principali sale di Scherma sì in Francia,
che in Italia. E necessario inoltre che abbia una stanza conti-
gua alla sala ad uso di spogliatoio. Questa deve essere fornita
di cappellinai capaci ancora a mettervi il vestiario che uno si
leva nel prepararsi a prendere lezione, come pure in 'alcune saie
vi è un armadio con diverse cassette con chiave per tenere il
vestiario per prender lezione per quei signori allievi che deside-
rano averlo separato dagli altri.
Che vi sia il necessario per lavarsi. Pettini, specchio, spaz-
zole, e tutto ciò che occorre per calzarsi ; sedie ec.
§ 4. In quanto alla convenienza, una sala di Scherma per
suo primo requisito deve distinguersi dalle saie comuni coir es-
sere addobbata con palchetti ad uso di tenervi i Fioretti, Ma-
schere ec. ec. degli scuolari; e sarà decoro per fi Maestro il
tenervi del proprio e contie per modello i differenti Fioretti
delle varie scuole. »
S 5. Regole di DisdpUna. Per servir meglio alla semplicità
ridurrò come a tanti distinti assiomi ciò che si riferisce alla
disciplina e regolamenti della sala dì Scherma.
(1) Il professore capitano De Bast (nel suo Manml d' Eserim, La haye
4836). Dice. « Là sala, deve ricevere la luce per mezzo di una lamterna
dal letto ; quesUi disposrzione dì luce dà un vantaggio eguale nell* as-
salto ai due tiratori » ec... Cap, XVIL
183
§6. 1^ La sala di Sehernia esige deoenta , é rispetto reci-
proco ^tanto quakinqae altro noUle atabilfaento.*
§ 7. 2^ Nqd 81 può determiDare ii modo pToeiao da tenera
dal Maestro nel dare le sae lesioni, eie e a wid o soggoito a va**
riaiioni dipendenti da citcostanie eventnali. Ma gmeralmente
patlando ai sogliono dare tre lesiom la settlmapa oacopaodo un'
ora pei* lesione compresovi V intervallo deH riposa In fwsto
intervallo il Maestro pnò dare kriooe ad nn altro allievo, ohe
yianto dire un quarto d*ora per ripresa a ciaseana
§ 8. a^ Quando talono si determini a prendere lezione di
Seberma, se non sono state fatte convendoai parHoolari fra
Maestro e secolare, si deve ricordare qnal regata fondamentale
cbe stabilita naa data ora deUa lesmie, lo scuoiare mancando
»
. al tempo prsflsso, non possa esìgere dal Maestro che egli si oe*
capi per Ini in an* altra ora successiva.
§ 9. 4^ Quando dna scoolari vcarranoo esereitarsi in assalto
non potranno tdrio senza il permesso dei maestro, e senza es-
ser moniti dei necessari ripari» cioè della Masohera, del Goanto,
dello veste d' arme, e ddia corvatta, e senza avere atteso che
sia ricoperto di pelle il bottone del Fioretto. II mancare a qoo-'
ste precauzioni, come quelle che servono a preservare da qua-
lunque disgrazia sarebbe imprudenza inescusabile : e tanto piò
inescosabile nel maestro se non vigilasse onde non avessero
luogo tali omissioni.
§ 10. 5^ Se nel I* assalto cade ali* uno dei due schermitori ii
floretto, l'altro si deve mostrare sollecito di raccoglierlo onde
alIootAQare qualunque siasi idea di burbanza.
S 11. 6^ Egualmente sé nell' assalto la lama del fioretto re-
sta pinata, è indecenza per addirizzarla dì appoggiare il bot-
tope in terra perchè potrebbe credersi ehe eiò fosse firtto con
la mim di lasciare r impronta dei eolpi sol petto deiravversario
per m«Ezo di queHa spece di tinta che assume un bottone nel-
Tessere confricato sol suolo.
S 12. 7^ Si è detto di sopra che una scuola ài Scherma esige
reciproco rispetto, ed ogni possibile riguardo, oon solo fra il
maestro e gli scoolari, ma altresì negli scoolari fra loro. Ora 4ui
/agginogeri che tali riguardi devono r^orosamente praticarsi fg
una sala dr Scherma appunto per prevenire tutti quei perieoU,
181
e inconvenienti a cai per se stèsso espone il maneggio delle
armi. E siccome T esercizio della Scherma non che aver per
scopo di rendere i giovani arroganti e baldanzosi, si propone
air incontro un oppostissimo fine, dovrà però il maestro sta-
diore accuratamente i vari caratteri dei suoi scuolarì e alfoifta*
nere se fti d' uopo i più turbolenti, usando ogni industria on-
de non vi sia chi si permetta atti villani o qualunque altra
azione che possa essere eccitamento di rissa.
§ 13. 8^ Quando accade che il maestro rompa una o più
lame di fioretto nella circostanza che a modo di lezione (sia
pure anche in assalto) esercita i suoi scuolarì , questi sono in
obbligo di pagare le lame che vengono rotte. Egualmente, se
non per obbligo, almeno per decenza viene stabilito V uso, che
un interveniente invitando un forestiere, o chiunque non ad-
detto alia Sala di Scherma, se questi rompe delie lame, dovrà
addossarsene il pagamento quello che lo invitò.
Quaado poi due scuolari si esercitano insieme, se si rompono
dei fioretti, non si ricerca la ragione per coi si sono rotti ; ma
il danno è sempre a carico di quello a cui resta il tronco nelle
roani.
Oggetti occorrenti tanto per il Maestro che per coloro che vo-
gliono prender lezione di Scherma.
$14. Diciamo prima del Maestro. Esso dovrà munirsi di
un* arnese fatto di pelle, e ripieno di crino ohe viene chiamato
Piastrone, o anche Petto (vedi Tav. A Fig. 1' ) dall' officio ap-
punto che gii è proprio, eioè di preservare questa parte ove di
continuo si ricevono i colpi dagli scuolarì che prendono lezione
perchè ogni prova dello scuoiare ha come per punto di mira
il petto del Maestro. Per il resto si è detto di sopra che egH
deve avere nella propria sala un certo numero di fioretti, e
sarà bene che egli sia fornito dei vari oggetti necessari per lo
scuoiare onde questi possa farne acquisto, e che sono
S 15. 1^ Una due Maschere di filo di ferro consistente.
Queste si trovaeo di varia grandezza o figura: alcune cnoprono
puramente la faccia, altre al contrario cuoprono oltre la faccia
185
anche mptà delia tetta, od iiictasjve gltorecehf, Ia forma ài que-
ste nltime è da preferirsi alle altre. (Vedi Tav. A Ftg. 2.)
g 1& 2'' Un goaito de pelte Inbotlito di eriiio, e itoeglio ao-
cara aeri «e vi anclorè unito qq pesao di coeio, a cui sue! darsi
Il nome di er$9pino (1) e clie serve a garantire il polso ec. (Tedi
Tav. A Fig» 3^ Con il florètto montato ad oso della Scuola na-
poletanai tal ignaolo no» potrebi»e essere adopnito per il modo
col quale a' impagnt; sicché con tali ioretti, è necessario un
gnaulo aeoiplloe.
S 17. V" Un gielibetto di tela al qnale si snol dare il no-
mo di vesio d' arme appuote percbè serve eone di coracca, es-
sendo ricoperto di pelle di dante n^ davanti da sotto Tascella
sìqo al fiMoOf ed ioaiCre natts manica destra daHa spalla fino
41' antiliraocie. Pia date avere nna plstegna piuttosto alta ri«
coperto ossa pare di pMe. L* abbotlonatara deve essere dalla
parte ainirtfa in «odo ohe non possa accadere che la pnnta
del ftaretto s* iesinni dentro. S poi importante che la veste
d' araao^ aia onnada pialteato ohe n^, spedalmente nel giro della
maniQf onde non aerva d* impedimento neir azione.
g 1i& 4^ Una corvatta di nna stoflii capace di preservare da!
colpi che pessonai ricevere nel colks e noi tempo stesso non
propria a riaeaMare di troppo la parte.
S 19.. 5^ line aandàie nna differente dall'altra: perii piede
sinistro può servire nna scarpa cornane, purché senza tacco,
r altra che seeve a calzare il piede destro, ecco in che con-
siste. In nna specie di calcetto di ^bazzana che cuopre Ano
alla Doeo del piede* Al ooleatto va unita r altra calcatura
che è la aandala prapriameote detta» e consiste in una scarpa
mancante; del tomajo tanto da lasdere allo scoperto tutte le
dita del piodo sin sopra r articolazione del dito pollice con il
metatarso^ e por il resto la suola deve avere la punta quadra
e piò larga del rimanente: la sua Inngbezsa tele da oltrepas-
sale di w, pollice quella del caleetto. Qqesta sola deve essere
necesa^riamente di doppio cuojo eoa fremezzo un feltro, f Vedi
Tav. A Fìg. 4).
.Per dire di tutti gli oggetti di coi uno scuoiare di scherma
(1) guantiera»
24
I
186
deve andar feroito ci resta a parlare dei Piorettoe (tellace^o:
comiiiGerò da quest' nltimo.
§ 20* 6^ 11 hecia, e con altro termine hi llis«ia; serve a te-
ner saldo il ferro nei pogno. A. seeonda delle divèirso scdole
però se ne fa più o meno oso.
Nella seooia napoletana si considera come indispensabile il
modo col qoale viene legato il Qoretto alla mano ed i Sigg. Guf-
spTTi, e RosARotL ol Gap. 2» parte 1^ diffosamenle ne parlano
dal paragrafo 51 al paragrafo 58 cioè per otto int^t^ pagine.
Noi invece abbiamo credoto meglio servire alta semplieità
limitandoci ad aggiungere alle già dette le poche cose segneàfi
I Francesi non foooo uso dì fiiscia.
Per isfoggire i due estremi io Kb creduto il meglio mettere
in pratica nella mia scuola un semptiee nastro Inngo tfirca 80
centimetri. Le due estremità cucite insieme rappresentano la
dragona (1). Per metterlo in pratica non occorre altro che in-
filarvi il dito medio^^ passarlo <inindi al disopra del dito indice,
h^ù s'Jntende una volta che sia fmpugtiata la spada o fioretto,
che dir si voglia, e por sopra il maniòo lasciando libero H pol-
lice, e si prosegue facendolo passare sempre a doppio fra il me-
dio e r anulare, ripetendo per lo stesso giro sttglr stessi soin-
dicati diti, ed il manico, e terminando col fermare anche Pal-
tr^i estremità nel dito medio da coi si parti. (Vedi Tav. A Fig.' 5).
DeSGIRIZIONB del fioretto in GEIfGRE.
§ 21. Del fioretto prima del 1615 per quanto ho potuto ri-
levare leggendo varie teorie antiche non si fece alcun uso, al-
meno se ciò può dedursi dai vedere che di questo strumento
non vi si fa alcuna menzione. Per Y innanzi si usava nei giuoco
della Scherma una spada spuntata che si distingueva col' nome
di ^ada nera^ come al cap. 8° ho detto.
Ammettendo adunque V orìgine del fioretto al XYII secolo,
da queir epoca fino a noi quest' istromento ha subito varie mo-
dificazioni sia per la forma, sia per le dimensioni. In prima, ora
(1) È quel laccio cbe porla la cavalleria all' itnpugnatura della scia-
boli!, e gli uffìziali d* infanteria alla spada o sciabola.
tST
•
quadrangolare e lunghìadmo ; . qoiadì s' ìncominciarond a hb*
bricare lame . achiaeciate ; e più larghe nel forte di quello che
fossero le aotecedontì nianteoendo pt^porEionatamente aira tal
laigheaia Sina alla punta da essere pereiò maggiere di quella
delle lame moderne*
Le varMà 4el fioretto non si riferiscono semplicemente al"
l'epoche diverse, ma altresì alle diverse nazioni, ed anche aHe
diverse scooie cosieehè nella medesima epoca ed anche nelFat-
tuale le varielè sono motte*
S 22. Importa pertanto additare le fabbriche principali ap-
punto percbè d*i nome di queste (come si disse delie spade)
^i suol desumere il pregio maggiore o minore del fioretto.
Le pia antiche sono dunque la Fabbrica di Toledo, e quella
di Brescia, dalle quali oggidì non ne vengono più.
Io Sotiogeo vi è pia 4i un Edifizio ove si fabbricano que-
ste lame di fioicetli^ ed è questa città che le fornisce già da
luogo tenipo e ad una gran parte dell'Europa. Oggi rivaleggia
con Sblingen, Heiibroun (in Baviera) e la Città di S^. Etienne
in Franpia. Io quanto air Inghilterra è presentemente in repu-
tazione la Fabbriaa dì Brimingban.
§ 23. ¥en^iamo ora a dire deir uso pratico del fioretto, e
prima di tutto della sua graduazione. Essa vien divisa in tre
parti ohe si distinguono col nome di forte la prima, di semi-
forte la madia, e di debole V ultima che ferma V estremità os-
sia la punta del fioretto.
Coosidef andò che i fioretti si trovano di varia forma e lunghezza,
cade ifli acconcio il dire qwii ^no da preferirsi : Generalmente
i Maestri di Schema dicono che per la lezione servono meglio
(ed io sono, di questo avviso) telarne piatte perchè più flessibili.
Per r assalto poi si ricercano i cosi detti quadrelli per la ra-
gioue che non oscillano, e pereiò con questi si dirige meglio la
punta. E se vero è che i quadrelli sono da preferirsi agli altri
fioretti, per giusta illazioae dovrebbesi concludere che gli antichi
erano migliori dei nostri moderni.
Aggiungo al fio qui detto che le varie lunghezze dei fioretti
sono da 28 a 33 pollici; la misura media sarà da preferirsi,
e però le lame di 31 pollici sono da considerarsi le più giuste.
§ 24. Verrò ora a dire qualche co^ della guardia, ossia di
4W
qadla patte del floretlo codtititila dal poHio, manico, e ertaoiar
tutti e tte lianitt insieme. Laf guardia varia aecen de te dkferse
aeooK le qaaK pesaMO' ridorsi a tre prtficijp»(rtf , e sono la Itopo-
lei ana^ ia Franc^se^ e le Mista. Quefste tre sonole siecene' ftHH
mano tre sisteqli distinti, cosi hanno tre dliMfentt nAffitatóré'
di fioretto, e perciò ^ dfce mootafmra nllif ItèpcMétena, Alla
Francaae, e del giuoco misto.
Seste poi sottinteso che lira queste tre scMie ptiiM^al?, éS
in conseguenza fra queste tre principali montature s* Ittcontìraiyd
modifieaaioni diverse (1).
§ 25. La montatura Napoìetatta consiste in mi pom^ <^Ùi^
nario vale a dire ciré questo non> caratteritza la scuola, e puAr
essere più o meno voluminoso, basta che sia di pe^ swIBcfeète
da equilibrare la lama. In un manico delia langAealia di' 1^
centimetri, corto adunque ansi che eè, e ciò percM itillir' man-
laturii alla Napoletana quando ^ ifl(if>):i^nfa il floreito I dM diti
indici e medie s* introAicoito fra il ficasso e la coccia.
E questa, le cocda, è di metallo, rotonde concave della patte
del manico^ convessa de queHa dell» lama, e def diametro di
circa 10 centimetri. La medesifÉw presenta* due prolungamenti «
uno per lato della lunghezza di circa 9 centimetri sono quésti
gli Archetti di untone, i quali st' cofighMgono con fe inètti itc^
vèfioii come- nella montatura della Spada spagnola-^ ceiflcòhè^
coccia, archetti di unione, e vetti traversali non fbnìiaiM che
un sol pezzo.
Per la montatura alla napoletana si richiede une tema Ittitga
qaattro palmi (2) e deve essere proporzionatamente ptk ma^c-^
eia della lama montata alla francese. Inoltre deve avere il rièas-'
S0| che è (come si dldse parland'o della spada spagUMfe) uki
rialzamento di B^ra) parallellogrammo> pòstO' dfia M liàttiàs eAI
H codoloi (Vedi Tav. A. Fig. 5, 6, 7, e 8);
$ 2&« La montatura francese poi è differente della* rtapo*
letofta ÌDk|uantocbè invece di avere une coccia di form» piatlar
ha due cerchietti di ferro del diametro* ciascuno di dtl pollice
(1) La scuolii spagnola adesso in generale ha adottatcr il' giuoco
francese.
Op.a Gii. di GriseUJ» e RoearolL €ap. (. g 5. Lunghezza della U^a.
189 V
e meizo, che si riuDiseono in on punto della circonferenza fra
loro formando una linea intermedia nel centro della qaale si
trova r orifizio per dov« passa il codolo. Per il resto il manico
molto pia lungo della montatura napoletana, secondo la Boes*
sier deve avere 4 pollici e due linee di lunghezza, e deve pre-
sentare quattro faccio distinte. La ragione di che è chiara:
quando gli angoli del manico sono ben pronunziati, con più
sicorefitsa si ttufpQggld ¥k QoteVbOh perchè A tiene in nl^nò iDe-
glio di qoinido ti ro^oieo è rotondo. Intorno al poiao la inonta*
tura Sila fransese npo presenta partìdolarltà tale ohe: ineriti di*
scfirsai ( YeAi Tav. A Fìg» 8). Piuttosto^ paisseìrò a dire qualéhè
cdsè dieUa BloÉtatmra del fioreitù della eemla mieku
S 27k Ejìm i5onaiste In .. uti dljsco che : póo essere taàto di
lamina metallica che di cuoio.
In; quanto alla gratidezaa, la eodcia del fioretto d^lh Scuola
mista firesso a pòco» è eguate a quella della mokitalura mipole*
landv però da questa differisce iit quanto che la mista noh ha
né archetti di uuioM uè vettl traversali, stando fissa ne) cq<-
dola oeya stessa maniera . dote eoècia osata def cerahitelti del
fionatto lilla fiTaneese. (Vedi Tav. A Fig. 9}.
E oQif pertanto da eidlisiderarsi che tra i due tipi prine^
pali, intendo dire fra la montatura nilpoletana^ e francese^ a^ra^
zioM . bàUt dallai montatura mista s' ifioonljrafio varietà multe ,
potendo ognuno che si diletta, ^i Scherma far costruire delle
coccie, ed anche delle intiere guardie à suo capriccio (1)*
Por' dare fioe;.ar, questa, caipitoloi ansi a ciò. che cohcérne il
fioretto dovrò per ollimq avvértii^ey .che in qualunque getoare; di
motatafturci H matriiòo deve èssere fesbiato a con dueeòrdicello
di qua grossézza Tiina differente da'ir altra, però palallellamenr
té»' ossia insième girate interna af manico stesso. 0; altrimenti
lo stesso manicò può filsciavsr eon uàa cordiceli» ili una sola
grossezza la qaale però in qaeMo caso non deve avvolga#si s'dm^
plieOf ma raddoppiata t ossia àttortii(iiata a due icapi. E isosi^
deve fai*si. appunta perchè rimpugoalura riesca scabra piuttor
sto che nò, ed in conseguenza più aderente aHa mano. i .
4
(4) La diversità del fioretto della scuola mista dalla* francese è di
avere la coccia rotonda del diametro già Indicato, e fra questa ed il
manico vi è an anello nel quale s' introduce V indice (Vedi T. A F.^ 40).
CAPITOLO IX.
Delle Accademie di tlclierina;
S 1;; Se noi volessimo ricercare retìmotogia dalia parola kc^
eademia, trefetsemmo* grandissima diserepan«a fra il suo primi-
tivo significato, e l' uso cbp oggi generalmeate se uè fa per
tatto M mondo civilisiatp. Di fatti non da altro deriva, che dal
nome del proprietario del giardino ove piaciino a Platem det-
tare to sue lesiomi di filosofia, il qoal proprietario chìamossi
appunto Aceademo.
Per il lasso dimoiti seeoli altro non s'intese per accademia
che la scoola dei famigerato filosofo, ed aitresi come siaotiimo
di Platonki tà dissero accademici I segnaci di Ini. ÌVla oggi di
questo nome è v«enato uno de* più generici.
Accademia si i^iiama dì fatti il laogo di convegno, ove i
professori delle difierenti sèienze dettano le ioTo lezioni ai gio~
vani, che devoiio iniziarsi sulle varie facolUi, aia del gias, della
medieina, delle nuttematiche (1).
Scenderò allo scopo che mi son proposto nel presente capi-
tolo, cioè a dire «delle varie specie delie Accademie di Scherma,
che sono
§2. 1^ Aggadbiiie dei professori in GiRa Uii' Maeistro
che si trovL .stabilito in nna Città , quando pare vi stia con
reputazione^ non vi si deve però tutto affatto abbandonare
ma deve far coot^scere la veritiera sua abilità fuori del pro-
prio nido: o dirò altrimenti, deve giustificare la stima che
d! lui sì possa evere coi mostrarsi fuori del ^fHroprio paese
oair andare cercando i pyiu valenti scheritiitorì, onde con Essi
mettersi al paragone. Però quello il quale non sappia indursi
a seguire questa regola, non potrà mai aspirare alla fama dì
maestro di primo ordine.
Ma chi è penel^rato dal bel sentimento di far mostra della
{^) Luogo che aftrimenii suol dirsi Università.
m
propria aWUtfc in si nobile «ite, e dite pw totl^iltn ragióne
die per vanagloria, ai metta In giro, non sJ éw0 però tanto
pretendere che 11 «uo Impolao lo porti «HlalWIgo di dolere »•*
venir sempre e Ih totte cfrcost»nce «He ipese ehe seeo portano
le accademie di Scherma. Ao«l alle spése che gli òocorrooo per
mettersi in viaggio, deve snpplfve coHa risorsa delle- aàcedemife.
E chi altri sarè più lo dovere él pregtarsìa' pròdi nn mae-
stro in giro che i suoi oolleght del iàogo ove esso sì pwpodga
dare nn* Accademia t alt (Ae cpiando mi Ihofésaoresl presenta
in on paese è dovere de' maestri che ivi esercitano la profes^
sione prendere le ifecessarfe rafenre, onde Taceaiemiache sia
per dare ti nuovo venuto, riesca brHiante, deoorosat e né n«
tempo di un qnnìdhè lucro. Però saitibbe d*altroìnde impera
donabile Incuranza se un maestro, si mettesse a viaggiare scnaaf
essere mmiHo d? tettere di persone raggteardevrtl,' o per ' uno,
ó per r altro titolo. Giacché importa pur troppo che égli stesso
abbia seco attestati In scritto d€«a sua abllftà sicWme coT fatto
accade ordtnariailieflte die non si conesca prima* deHo esperi-
mento.
Ha si mettine pure in giro de* valenti maestri ài Scherma
per tenere In credito V arte, per fcr mostra dèWs loro atórrtài
per istruire, e istruirsi od un témpo.^ Siano (fuetti assistiti con
ogn* impegno da' maestri locali ; se poi d' altronde , e dHetfantl,
e cittadini In genere si mostrano poco carènti ' dell* accademia
che è per darsi ; cosa dedurne da ciò ? come dovrà egli spiegarsi
una tale incuranza? diremo, e ci sia permesso II diriò franca*^
mente, che quando tm professore di Scherma si presenta per
dare un'accademia, quando egli sia in caso 4i giustIBcare la
sna abilità, li non favoririo, che quanto dire il non mostrarsi
proclivi neir accórrere all' accademia ch'egli è per dare è prova
di poca urbanità: o altrimenti bisogna dire che il pae^e pecca
io effeminatezza anzi che avere una gioventù che senta in sé
di quel marziale sentimento, nervo e sostegno delle nazioni (1).
(4) Il Ministro della Guerra della Repubblica cisalpina, emanò uo
decreto col quale stabiliva doversi ogni aono tenere in ciascuna scuola
di Scherma un esperiroenlo accademico. (Vedi {<egol. perula scuola
iniUl. ec, 29 fiorii» anno X. N*» 12. Art. I). . ■
tn
BNir^eoit tal imit ^ dto rìgaardo ft eie idit còiHMne facK
«dmiie d«9 imi*trt in* giro« La sprilli» 01 è olte «lolF amiQnsi^
Ghè uè dare al {MihbKÉO ^dovrà dMitarare, a rpr^atisfe quanti
astaalti 41 ai protioiie -di aattaMni* Semidb a «mesi* awartimeiito
appunto pei*obè non poahe volte 'mi; è (decorso; leggere dagli an-
nunaì' bhrper'Màisera mal eoneapiM^e m^fioa^i veHf kidieata
foraMlarliiniio datokiogo (pikidi a def^iincMf irnienti ($>
La aacoida ^eosa rignunia laiacMta'ilJ un presidiMilf^^ glKseliè
da «e at^sao non pa^ tenera ^npst*»IBifa inegN che di Tae-
eademia M»a ^aìeeMie II pfaaiAMe ^ neeet^rtachevi già tanto
«nandef TiiaDaAeaw è data da unprofeflnore hi gff0;« guanto
Ruanda è data da iin probpaore kWe, 90fb delfa presidenn
oopno di aiMre tìes« oe^ormnti «n generala m^^ i^sedo fi te-
nafne dj^eipow: in apprea^o- ^
$ 3. AòcAiWiin wiwniGsn cHa anGHOffo o^nat 9ki Uai^
97111 ;f.apALf» C^iMt ja nuaiaiHiw geeeea 4^ i9ferai^ione al sogfiooo
dare* diagli f^fpennKinti onde far paieaa al pobUieo il progredì
degU allievi, per^^9^ta neiven»! ragione pur nella Seberma ai
maestri s'ioconbe l'obbligo per via d* accademie fer conogeere
l'abilM^ de^snof aoalari (2). Qnandn altra fagione non vi ftase
qiieat' è s^l^ciaiate a glniMfioerOk ^be aknenn uea rotta V anno
cif^iiaitmaaatro 4i Soberma» deve dare un accademìeo espe-
rja^nti^' .
DaKo deiP impertaoi^ deH' aoeademia, ai venga, ed esporre H
modo eoi quale deve esaere regolata* e quanto si ricerca al bond
andaip^nto della medesima.
S f. Prima di tutto importa aver mente cbe non tutte le ^ale
per spaaiose cbe siano non possooe easere idofl#e. per un'acca*
d€imi^ d^ S^barma; bisogna perciò, prima di det^rmiaara il luogn
dej trattenimeotOf assieurarsi dalle cose segiuxitf-
1*" Cbe il pavimento oppsja troppo Hscto; giaocM in qnmto
caso pi troverebbero esposti i tiratori air ineoovenienle di non
('I) Quando un Maestro ha faUo due, tre assalti, ai più, e tutto
quello che può fare ; il pregarlo a farne altri , sarebbe indiscretezza I
Quei dilettanti poi, che amano tirare con Esso, possono privatamente
cbiamario, e regalarlo onorevolmente.
(a) Un maestro >che non abbia mai presentato dei suoi scolari nelle
pubbliche o private accademie è prova certa della sua tncapaoità*
1^3
potere reggersi ìù fitél E nen sembri feiite queste avymi-
fiiente. le posso dire per pntiea che mMte volte le aecadèniie
bob haDOó potato eousegnire (e seepo desideteto per tee tale
disavvedutezza, eppcmto per e^re tfeaettl^fifto di èsiiMliffire il
pavltàeoto.
a** Vitti sttla pei«hè possa esset^ atta^r tiiiii aMidemia df
dcheMbà deve e vere afta face VTVa; Ev^^\ì&m ptùpMìiò giova
e^vertire ebe aèll*aasilto i tiMldri devono poHi ih pozione
tale ch'entrambi se ae possioo ugaalmeate giovare, e %A tih
tefldpo édvesi avere la preéaeiioae efae uoii veoghino colpiti
dai raggi dei Sòie, e o<tofliené deHe tu«e rifieto. liisoiVitte h
saie deve essere ttMformeniente iMuiMfisifti
$ b. I^rattauld èssiéuretibi ebè DbKa tt»Me Ml'u^i atabi-
litò ii giorno e l*ora io etii l'accftdettila detdavér loògo, come
per ^isfere ed oiì atto di cOfi%etife&M, si devono dirligére in-
viti pérsoealli pHtne the ad altH, ai industri ed di prfftcipalf
schermitori detlé dttè.
S 6. Aperte die sia I* aócàdelnitì devesS per là primci <*bsa
scegitere il presidente, ébe eoe peA essere eltH ehe tino fi
qMte Ma beee inteso delie giklttaftliea di etti Si VtAti. IStdbiiito
ehé sia egli terrft per distirttive uo fioretto fo tUébo.
Il iPreSideetè fra le altre stìe tticonjfbOnSè ha ()aella di aissl-
curarsi efae prioia d' iheomiiteiare an assaltò i fiorétti dei tii^-
tort siano manUi del lòre bottone, è ebé ^defto sia bèli asciato
eoo pelle éé.
É pare sua iecoihbeaze di gaarddre che non sMnèOOrinei
V assalto prima che I dae tiratoì-i si Siàeo messi Ift tOasthera
é\ viso. Altresì èf necessario eh* essi siano coperti di an vestito
càpaee di garaoiirli da éontosiòni. E sicóomè rotnpendosi utl
àOretto potrebbe accadere il caso di non sabito accofgersene,
fièr prevenir la disgràzia che T tìnò, e ì' altk'ó né resti ferito,
iati Sempre pèròt6 ottinia préédazione qOellà di far che la ve-
ste saddetta ^ia ricoperte di pelle di dante, cofne si è detto
altrove; in óltre 1"^ avere af collo nùa corvatta di difesa.
% i. Affinchè possa riuscire dilettevole agli {Spettatori Tàccd*
demia si deve usare la precaazloné di far tirare prltha i più
debòli e riserbare i migliòri tiratori per gli aitimi.
£ceo frattanto la regola da tederà nei éiogoli assalti.
25
194
I
Tutte ie voTte che due schermitori si trovano, essendo in
asfalto, troppo vicini uno dell* altro il presidente .^ovrà esse^^e
premuroso 4i fargli ritornare in misura ; e per ottenere ciò
basterà che ponga il proprio Goretto fra ì Jaro^
Che se poi si accorge che l'assalto vada prendendo troppo
di fuoco, pili di quello che si conviene , egli il presideptei do-
vrà essere sollecito nei far oessf^ve il gioco onde che non si
converta in una picca, ordinando di fare, l'ultima posta io
guardia.
Ciascun assalto poi non deve dorare più di venti minuti, per
La ragione che, dopo un quarto d' ora la macchina Testa spos-
sata per lo che proseguendo l'assalto non può effettuarsi con
quella energia necessaria, ed altresì non spicca qoellia leggiadria
ricercata ai renderlo piacevole agli spettatori/ Vi è poi T. altra
ragione di non dovere prolungare oltre i .venti minuti indicati,
per dovere cioè dar luogo a tutti, o almeno alla inaggior. parte
di coloro che bramano far mostra di loro valentia.
£ noto che. per for cessare 1' «esalto il presidente suol osare
b frase, che segue ^ facciano le ultime due poste in guardia ».
S 8. É regola in assalto che quando uno è colpito, manife-
sta il colpo ricevuto; ma nop poche volte tace: ora per noo
essersene accorto, ora per disdegno, come al dispiacere di re-
stare soccombente potesse ripararsi col silenzio. Perciò onde
che l'avversario non né abbia a muovere lagnanza ,. e quindi
aver luogo scissura fra i due combattenti, il Presidente dovrà
essere sempre vigile, ed egli stesso manifestare alle due parti
chi di loro è restato colpito: e ad un tempo ordinerà all'uno,
e all' altro di rimettersi In guardia, come se di nuovo s' loco-
mincias(se l'azione;, Siccome però la posizione ch'egli deve te-
nere non è tale che gli permetta di poter vedere l'esito di
ciascuna azione; quando che per questo motivo non sia pronto
a indicarlo, sarà permesso a quello che ha dato il colpo, accen-
narlo allo stesso Presidente con un atto, ben^ gentile.
S 9. E da avvertire che siccome ciascun paese usa nella Scher-
ma de' modi suoi propri; però quando l'accademia venga data
da professore forestiere, quest'esso, sarà necessario che sia in-
formato degli usi locali. Altrimenti potrebbero aver luogo delle
dispute tali da disgustare anziché dilettare il marziale consesso.
195
In (|cHKita a ciò, dirò a tttofo d* esempio ohe in Francia quan-
do i dae combattenti si colpiscono nel roederimo tempo scaro*
bievolineote ; ( il che si dice incontro ) siccome 1' azione io que-
sto modo s'intende male eseguita, secondo il sig. Lafaugére,
il torto deve attribuirsi a quello che si trova col pugno basso
e colpisce nella linea corrispondente.
I Signori Grisetti e Bosaroll sono invece d* avviso che in
an ÌBcontro, il torto non sia né dell' uno, né dell'altro, consi-
derando essi l'azione come se non avesse avuto luogo. Il pre-
cetto loro viene adottato in Napoli.
Ma senza entrare in dettagli la conclusione è questa.
Che in qualunque dubbio, e quistioue che possa insorgere
sarà di diritto del Presidènte, e non di altri il giudicarne. Frat-
tanto avvertirò che su questo proposito di azioni male eseguite
e modo di definirle, io sarò a trattarne con qualche dettaglio
nella seconda parte dell' opera.
$ lo* Modo di contribuire de* cùncorrmti. Siccome le acca-
demie di Scherma portano seco delle spese, rado è che un
maestro di Scherma si senta tanto di generosità di farle tutto
a suo carico; Però quandoché si voglia far si che i concorrenti
vi contribuischtno, é necesbrio che nell' avviso eh' espone, e
nei biglietti d'ingresso vi sia notato il prezza che intende sta-
bilire, uniformandosi più che sia possibile all'uso delia città in
cui sì trova.
CAPITOLO X.
Dette qtMlUà che de^e avere un maestro di Scherma per dirsi
veramente tale; e come debba regolarsi in eerti casi. Dete-
rioramento per la parte esecutiva ^ cioè dell'assalto in un
maestro, è per quali cagioni. — Perchè si trovino più forti
tiratori fra i Diletianti che fra i maestri. — Del modo che si
pratica per dare i brevetti di sotto maestro, e di maestro di
Scherma.
S !• Per dirsi veramente maestro in quest'arte è necessario
che abbia le seguenti prerogative, cioè : Che sia civile nel trat<
tare, che abbia sufficiente istruzione letteraria , che abbia una
196
camiifiicBti«a concisa e chiara, che imis^ 9^9^ firatiaa Ia tearfa^
eh» abbia, dastrawi e «elocitìi di cQrfiP a A mm(u che aia b»-
alantementa fftite neU' aasaltOi, cha parsaada col fatto qi& i^Ik)
inaagiuit che sia di aasba morale» ipQiia che sia ifitelligeoto per
sapere adattare la laiioDO alle qualikii morali e fisiebe deV'aiUiefOt
Mi piace qai riportare ciò. ehai djce il maeatro Bbay^ìi (1)
ali ea^tok» 2t ìq quanto aUa momli.
a La miaraka clia ^ il fiuidamaatco à\ t«tte le virtd che adofs
« nana wi mmo cha yiw in aaci^tè» dovrè spaclalinìoate' ki
« Itti risplendere, massimamente che., doivià inaegoare per lo
« più, o Qe^oaillwi, anclie nelle oase private a gie^lnettt di
<$ tenera età, nell* anima de* quali, come in molle cera, a' im-^
a primone le^ idee indiatintam^ote da quelli, che som destinati
« ad insegnarli quel cosa. É poi in Ini tanto iXìk neeessarìe
a qneabi virtù, in quanto che, per oeoalleqte, eh' KgU fosse neU
a Parte, si vedrebbe sempre posposto anche a soflgMtA dì lai
« meno capaci, ogni qivil vetta fossei tenfute in^ coietto» d' «o-
« mo immorale da v^Wh che preaiediMMP aU' e^lMWione de* gi^*
% Kani ]|,
1u istrnsione letteraria ò iiacesiaaria in «o maestro 9^ la co-»
mcinicative nel dar leivMie, e per sapere vispw^e wn chi«^
reaKu a hUìte ^ iaterrog^^ieni che potesse fere,, ut alMevo^ si|lU
le^ion^ eì^ praede, e wiiidi p^si^aderio, col fì^\^
L* intelligenza in un maestro è necessaria per gi«^dÌQ|te 4f(i
mezzi fisici morali di una persona, quindi è dovere del mae-
stro, allorché gli si preaenta ne nuovo allievo, di studiarlo nel
corso delle sue lezioni onde poterlo esercitare in seguito, io
que^a parCe d^ Scherma m wk^ iocUea, non avendp la naftijum
distato tnittì delle, medw^i^ dispoaixioni, ed in copsegnaiSi^a wn
ik tutti si R(i& egualmente inaagnare.
$ 2« Fe« regola g^a^eiale ad uno alta di atatqr^ , sT insegna
di preleveai?^ ad aggrediise., qd a tirare !« tempo , e a, ^onaer-
i»are in «Ui9 misurai ad un piccolo iì ^tatiira si fortifica più sul
modo di entrare io misura parando, e di giocare sott^ mi^iura;
quello di una statura media bisogna esercitarlo tanto nell'ag-
gtedjrev come nel parare, e prendere il lempo,^ m <^^ secondo
(1) Ofìcva siUtau
U diipostsioQe morale ; per «minpio vi è V impetuoso , ti qnale
bisogna frenare con i loexti Qbe l' atte sommiiiiakra, cieè tiras*
doli spesso dei colpi d* airtnio^ o di Untpo. Il fleaimatico ani**
marlo facendolo esercitare nella iefione narciaodo e a piee^
riprese. Il veloce di mano* e non di corpo, eseroitario di piede
fermo noli' a8gres9ione, e nella parola; e chi di corpo « e non
di mano fortificarlo nella leiiooe marciando, «ni ffutiNi per ftire
i colpi di pasM<a $oHq, sbassi, in^a^rti, imagliuia, ec. (t).
Bipeto, io ciò sta veramente la capacità dei aoaestro di aa-*
pere adattare la legione a seconda delle disposiiiooi deiralliovo.
S 3. Acciocché an maestro possa farsi distinguere per pro^
fondo conoscitore in qaest' arte, allorché gK venga fetta una
qualche qoestione sulla Seberma , sia d* aggressione, o di difesa,
bisogna per principio che stabitiaca esattamente l' astone messa
in questione) poiché volendo ragionare positivameole in Scher-
ma è necessario ammettere V operazione finita, altrimenti in qu^
sVarte non si ragiona.
Quegli che corainetaiio la loro proposisione col 5é, o col Ma,
sia persuaso il lettore che questi non sono schermitori, e che
non smino nemmeno come vogliono stabilire la loro propositiooe.
lo penso che costoro abbino in mente che nella Schérmo vi
sia la cosi detta Botta Hgreta^ a la parata universale. Allorebè
neib Scherma uno sarà arrivato eoo fecilità a prendere il tempo
perfetto, ossìa giusto, suH' azione dell* avversarlo, che saprà ag-
gtastave il colpo, quando saprà parare con fermezaa di corpo
e rispondere velooemente ove l'avversario è scoperto. Mora
possedendo queste princlpalissime coaà, I di lui colpi saranno
quelli dello Botta segreta, essendo questa la perfezione delParte:
.Bisogna in eons^oenxa persuadersi che nella Sdierma no» vi
è nessun eolpo certo, come non ve né é alcuno, cihe non espon«*
ga a pericolo, e ebe non vi é parata che possa difendere tutti
i colpi, essendovi a tutte il controgiooo, oSsìa il mòdo d* in*
gannarle.
S 4* Quando ad un maestro gB si presenta uno scliermitovo
forestiere, o di altra scuola della città, che voglia continuare a
prendere lezione di Seberma, e che questo sia già assaUante,
(4) La spiegazione di uli colpi sobo aella parie 2<i , vedi eapitolo 4^
198
•
il maestro deve imtnediatanietite far conoscere la sua superio*
vìik hetr assalto col medesimo, ma ciò deve fare nel modo il
pfù' cortese possibile. Il resaltato di quest'assalto porta alle
seguenti condfzfoni : 1^ avendo il maestro avuta una superiorità
evidente neir assalto, fa si che il dilettante prenda stimale cosi
pbtrà H maestro corTegge!*lo gentilmente non potendo restar
dabi)]0 al dilettante sulla superiorità del medesimo: 2° avrà
potuto il maestro conoscere se vi siano dei difetti di principio
e dov« sia il debole del dilettante; per basare quindi qual le-
ziorìe pòssa a quésto essere utile, dimostrandoli però col fatto
ove egli difetta.
S 5. Delle: C4use che contri^oisconO al deterioramento
t^KR LA TARTE dell'assalto NEI MAESTRI, E LA FACILITA* DI
TROVARE FRA 1 DILETTANTI PIÙ* FORTI TIRATORI CHE NEI
PRIMI.
Dopo essersi fatti conoscere per forti schermitori^ ed essesdo
arrivati ad essere riconosciuti per abili maestri per degli al-
lievi usciti dalla propria sala, bisogna allora occuparsi pochìsr
Simo deli' assalto, e molto della teorìa ; il maestro deve lM>lo
spraticare con i suoi alfievi per fortificarli nell' efssalto.
V Deve moderare la propria velocità , proporzionandola
a quella dell* allievo, e da ciò resulta perdita della medesima;
2^ stecome il maesftro deve fare spesso i difiestti <Ae si trovano
nei diversi tiratori, come per esempio: parare e trattenersi nel
rispondere; e ciò fa per dar luogo a delle rimesse di mano ,
e questo porta ancora a perdita di velocità ; 3** parare, e stac-
carsi dal ferrò per rispondere, e ciò per fare eseguire le ap-
puntate. Difetto che si contrae per V abitudine^ 4^ promuovere
delle operazioni col pugno basso, e questo per fare eseguire
dei colpi di tempo. 5^ eseguire le parate più larghe, e ciò per
fecilitare la conoscenza delle medesime, perchè possa agevol-
mente l' allievo, ingannarle ; infine tutti questi difetti giornal-
mente ripetuti; non possono essere che nocivi pel maestro;
ed è perciò facilissimo il trovare dei dilettanti più forti tiratori
che non Io siano i maestri, poiché a questi» il maestro cerca
far acquistare più velocità che sia possibile» togliere ì difetti,
giaccliò e9si wn davouo occopafsfi che della parte dell* oftSftitb,
I maestri iovace. devono reprimere la velocità e (are difetti.
S 6. Mi. propongo adesso venire a dimostrare ciò che abtM«-
sogna per divenire valenti sebermitori, a chi abbia la. volontà
di applicarsi a quest'esercizio.
Il primo passo cb' ei dee fare è quello dì trovarsi, xi^a buon
roaestrot.e senza dubbio reputato sempre per buono sarà quello
dalla ài lui scuola saranno usciti dei forti tiratori, e che siasi
acquistato questo titolo per aver tirato in diverse eitti, iq Ao^
cademia pubblica con forti, e rinomali maestri, .e cm^ .. .esperti
dilettanti con i quali ne sia uscito gloriosamente e con, lode (1)»
;■• *
• *
(4) Avendo soU* occhio il Giornale Universale, dei. Teatri del 2^ L4igUo
4829, N° i58, stampato in Milano, ed essendovi indicata l* acpademia di
Scherma che Tàulore di quest'opera diede in quella cilt^, ho creduto
far cosa grata agli amatori di tale arte, di trascrivere una porzione di
queir artidòio, dice : -
«Segnalare nondimeno conviene , per non defraucfare ' il merito
«r della dovuta giustizia, i professori di armi, Signori Bolognini, Hqssi
« e Bertolini, che in questo accademico loro istituto ammaestrano con
« tanto onor toro ed altrui vantaggio i bramósi di approfittare delle
a loro lezioni^ In questo pregìevole istituto dunque invitata fu la colta
« societii di Milano ad assistere nella mattina di do.mQQ^a, 49 del cor-
« rente Luglio, ad. un' accademia di Scherma, ove prodursi doveva un
t distinto professore forestiero, nella persona del fiorentino Sig. Al-
BERTO Marchionni, maestro di quest' arte nel reale Collegio di marina
• di S. M.' Sarda in Genova. Quanto a)>prezzaio sìaho sira^rlr' esercizj
« in questa città, ben lo dimostra il bello e numeroso* concorso di ,di*
a Iettanti in quella mattina colà intervenuti: quanto pqi stiinabile sia
a l'artista al pubblico giudizio offertosi in questa straordinaria occasio»
a ne, lo attesta la generale e tutta particolare approvazione da esso
a Sig. Marchionni riportata nelle valorose sue prove. Nei varj assalti
a da lui sostenuti con i soprannominati signori professori conoscere
« egli si fece per un artista di prima forza. Nel franco maneggio deU
« l' arma sua spiegò una perizia eguale come nella difesa cosi nell'as-
« salto, e per quanto si può distinguere da una prima e sola produ-
« zione, a me sembra, che il Sig. Marchionni attaccato esclusivamente
(c uon sia alle leggi d' una data scuola particolare,, ma che delle viarie
« scuole a lui familiari siano tutte le più avvedute cautele. Si può di^
« scernere in esso l' ardire non mai disgiunto dalla prudenza : d'occhio
pronto e vivace, di polso fermo e robusto, dignitosamente composto
« della persona, di presenza snella e vantaggiosa, divertire egli seppe
« anche i suoi spettatori con diverse ben immaginate e ben riuscite
« operazioni, nelle quali da' suoi valenti competitori^aecondato fu egre-
lltfletla beile m <)i]esta eìétìòaé^ poiché qttaodc» «t sotto ì&
dispófttitoAi ftfttut^lt, hi rfa^cita è positiva, attrimeriti, àe dòpo
avere ttudiatò molto tonhfpò ^f avveda dello sbaglio, rèsta diflfci-
lié^ittìo il potervi rimediare. « Savi, solea dire Pittèrgora, ^Ofto
« coloro che da sé stessi sanno appigliarsi al meglio. Dopo essf,
« {{degR (ihe imparano a spese altrui, pensimi II ^nsigltatit
éc che allora Mó ittteftdòtto di aver male etetto, <iaétido pft»
e vano i danoi detta mata (Mta eleziotie (Vedf JimM. ht vttè
Pythag);
Sr osse^v! die Atf mae^tò pud essére forte tiratore, e tròti
alrile néti* istruire, òMiVèfró debole tiratore, ed eccèlleote istrut-
tore per la facilità della comunicativa , e per avere delle
buone règole ; sicché è da preferirsi fl secotido per Ifia^min-
ciare a prendere lezione, e T altro ^oaodo otio sia abile nel^
r assalto tirando con questo per fortificarsi maggiormente in
quello. Quando poi si possono ritrovare i due requisiti riooitr
in un solo, la scelta sarà per questo.
Dopo avere fatta la scelta del maestro bisogtia a^ suoi pre-
cetti interamente attenersi, e con una esatta, e non interrotta
applicatsione, e sopportando con amore la fatica, questo studio
vi diventerà utile, e dilettevole.
Sappia intanto, che chi a questa ginnastica si dedica, non
può arrivare alla meta in breve tempo.
Per acquistare agilità, raggiustezza oeir eseguire i colpi e
nel pararli, per esser valenti nella conoscenza della misura; e
del tempo, ci vuole tempo ed esercizio continuo e questo é
r essenziale della Scherma.
é giaffvenle, e nefP ùltima provai sópraiutlo col S?g. Bor.ócNi'Hi, ève* tra
<c la fMta «ni fu concessa uria più libera osservazione, piacevolissimo
« era il vedere ctue professori tdnio* valenti, padrofii mostfarsii d* lain'arie
• diffitiltssrma ad un sji eminente grado. Soddisfatto c^n tutti gt) altri
« corieorremi della spieoialmtìdte dOmmeudevole abilità del Sig» Mar*
cHioMKi, io non saprei manifestargh altrimenti Tatta mia stima, elio
a eoi farmi interprete deH'altrufl, assfetitandolo pobblicamenle, eh* egli
a pervenne a guadagnarsi toit^ i sufffag], e che resta di lui in Milano
é ana memoria corhspondentie al raro suo metito-.
« Luigi Previdau »
(Nota <kU* Editore)
281
$ 7. Vediamo quali sono i requisiti che ȓ ridiie(Mno per giun-
gere ad essere valenti schermitori*
1^ Cotpo d' oeeh^, dòte naturale? dee essere rapido come
iì baleno per distinguere i colpi, e 1*iotenzfone del nemico.
il coipo d* occhio, e I* intettetto» sono doni della natura, ma
si perfezionano sempre più con Tesercizlo»
SI® // mito dèlia ipada* È (some nmt tNsdeMa In guerra; è la
▼Jgilanza continua dei moti 'delta spada nemica per f I soio con^
tatto fra di esse. Serre per conoscere in qdale posiziotie, o
attacco uno si trovi, se domina» o se è domtnato dal gradi del
ferro, avverte ta titano deHIn tensione dèli* avtOfsaiMo, cioè se
questi sia disposto a parare, o M aggredire.
Il tatto della spada non si può veramente insegnare ; egli è
il frutto di un lungo esercizio^ ed il sofo modo che a me sem-
bri si possa indicare per appro^èfmarst a far ciò è la leggerezza
o delicatezza con coi deve esser tenuta in mano la spada, e for**
mati gt* inviti , o attacchi, infine la imitazione del maestro ,
quando egli possegga questo tatto.
9^ Vdectìà di pugno e di corpo ^ anche questo è dono di
natura, e con V arte si aumenta ; ma quésta vuole essere messa
in azione secondo le circostanze.
4^ PteciBione Hel tirare il colpo onde aggiustarlo ; ciò si
acquista con V esercizio.
5° Senno, che sempre più si acquista con la speculazione,
e l'esperienza.
6^ Sàngue freddo e fermezza di corpo. Le quali danno
facilità, sia per parare, sia per rispondere, sia per prendere il
tempo, e si acquistano colla coscienza del proprio sapere.
7^ Conoscenza del tempoy e contrattempo, che si giungono
8 possedere dopo un (Ungo esercizio.
8^ Qmoscmza della misuri»; non si può acquietare que-
sta conoscenza^ che dopo una lunga pratica, e rocchio vi ha
la sue parte.
9^ Avere diversi metodi per parare: e si acquistano con
i* esercizio, e con l'arte.
10*^ Rispondere immediaiamente dopo la parata ; ed an-
che questo è f;utto dell* esercizio.
26
902
11® AgtiUà e deprezza; che sono pare in nalnina, e che
coli' esercizio contimiato sempre più ri perfezionano.
12^ Confidmza in ciò che uno ha imparato, e questa viene
dalla persuasione che le regole imparate sono giuste.
.13° MwMnerè il pwtfM9 e^uiUibrio nel vibrfMre U eelpo:
ciò che si acquista con la pratiea.
'^4'' Energia^ rtMiM»ofM« e cor^ldmaa moltìsiima mlV oe-
taecars, aUorekè si presmta f oppor (uiiMè. E si rifletta, come
altrove abbiamo detto, che non vi è colpo senza pericolo, ne
parfl^ta che non possa essere ingannata.
IS"" Conoscenza dtìla teoria che si acquista con Pai^plica-
zione, e perseveranza nell* esercizio.
16° Che lo spirito comandi ai mof>imenti del torpo.
\T Non temere l*awersariOi né disprezzarlo. Colui che si
lascia imporre dalla reputazione dell* avversario , diminuisce la
metà del proprio sapere.
18^ Non sfuiBire mai r incontro di qual si voglia tiratore,
onde assuefarsi ai diversi modi di tirare.
19° Che la mente dello schermitore sia mai occupata nel
momento in cui sì applica alla sua pratica.
S 8. Cause che possono contribuibb a non divenire forti
SCHERMITORI.
Due sqno le cause principali che possono contribuire a non
divenire forti schermitori; Una per non aver saputo fare la
scelta del maestro, il quale può del tutto guastare le più belle
disposizioni di un allievo per Y insufflcenza d' istruzione ; V al-
tra difetti fisici, organici, o morali nell* allievo.
Una delle cause principalissime che guastano gii allievi , è
che diversi maestri lasciano far troppo presto assalto ai me-
desimi.
Il maestro Lafaugére (1) su questo proposito a^iunge:
a non avendo (gli allievi) la mano ben regolata, e avendo Tarn-
a bizione di toccare, si riscaldano, e mettono da parte le loro
«e deboli conoscenze, I* amor propria tiene loro luogo di ta-
ti) Opera ci lata.
203 /
ft tento, b oontrartetà di Don poter toccare, o parare inasprii
«e sce il loro carattere, rende darì i loro mc^vimenti , mette il
or loro spirito in Gostradisriorie, e leva loro 1* oso delie facohè
« intellettnali* Perso H sangue freddo, più non si riflette; si
a preeipilano sopra l'avversario a braccio i:accorcito, le Qnte
« si moltipifcano, come le parate e colpi, che da qnesto mo-
« mento séno tatti cattivi, condaoono a ferragliare, e male a
a proposilo mettono in opera la mano sinistra ».
Indicherò alcnne aKre cause la qoali possono contri botre al
non far progressi nella Scherma.
Debcriezza di. vista, debolezza muscolm'e, che nn buon mae-
stro può rinforzare proporzionando la lezione con un metodo
razionale, ambizione smisurata; (1) impazienza; conformazione
difettosa; mancanza d' intelligenza , mancanza di bnoni scher-
mitori (2).
Oel mollo cfhe sii pratica per dare dei breireUl di
Sotto-naestro^ e di Maestro ili Seiieriifta.
S 1. Nei tempi trascorsi non era cosi di leggieri T ottenere
un diploma di maestro di Scherma ; mentre d* altronde chi era
riconosciuto valente nel maneggio della spada, col tìtolo d\ mae-
stro ne conseguiva quello di nobiltà, come si prova per auten-
tici documenti. Si sa difatti che il Re di Francia Enrico III
privilegiò (verso^ la metà del Secolo XYI) quei più distinti, che
(4) Bisognerebbe potere arrivare a fare intendere agli arabiziosi che
di primo slancio nessuno è venuto forte schermitore e prima di diven-
tare tale, bisogna essere stati battuti, e che quando uno possieda gli
altri requisiti necessari, e che i principi son buoni, o più presto, o più
tardi, lo sviluppo é sicuro con la perseveranza.
(2} È indubitato che non ci sì può esercitare soli nella Scherma, e
molte volte uno è costretto di astenersi dal fare assalto per mancanza
di buoni schermitori ; Dio guardi, sé nel principio uno fa assalto con
dei tiratori cosi detti Forconaiori, Si guasta del tutto la mano, e suc-
cede che essendo più difficile in principio parare questi colpi, Tamor
proprio resta piccato, e sacrificando ali* ambizione del toccare i buoni
principi, si perde il frutto della lezione. Quando uno è già formato nel-
r assalto, allora conviene tirare con tutti, ed anzi qualche volta cer-
care di questi, come pure di farsi tirare dei colpi da coloro che non
conoscono punto la Scherma, e ciò allora sarà vantaggioso.
804
fra i iDoitissimi schermitori, ebe il hrore dei duelli «ttiUBira a
Parigi; ed i privilegiati costitvl in Corpo Aeeademieo^ i cui
membri ascendetano al nomerò di 20. Solo quegli compresi in
questo numero privilegiato* ossia i soli Accademici avefOdo di-
ritto di tenere aperta Sala di Scherma pdr V altroi iatnuioiie.
Successivamente Luigi XIV con lettere patenti dd 1656 ac-
cordava a sei dei pib provetti, dopo 20 anni del loro eeerci^
zio, il titolo di nobiltà trasmissibile ai loro discendenti (1).
Ancora in Spagna vi fu un tempo in coi resereifio dèlia
Scherma si assoggettava a rigorosa disciplina; volendosi ^ ebe
alcuno non potesse assumerne il titolo di maestro, se prima
non veniva approvato da un esaminatore appositamente eletto
dai Governo (2).
Ecco cosa dice il maestro Margglli italiano, nelia sna opera
del 1686 nel libro l"" cap. 2r (3). « Benché ci sia tolta dal-
« l'uso quella desiderabile usanza degli antichi, i quali ogni
(c qualvolta, che ciascuno -pretendeva d' insegnare, si chiamava
ff in pubblico Senato eccellenti maestri, e venendo dopo Tesa-
e me approvato, con pubbliche patenti lo dichiaravano degno
« di quel grado, che a costo della propria virtù si aveva acqui-
« stata !>•
Dalla soprad^escritta citazione, chiaro apparisce, che in Italia,
prima della rivoluzione francese del 1789, non era più in uso
il dare Brevetti, o Patenti con approvazione del Governo.
Disgraziatamente continua ancora tale abuso, e chiunque può'
dare lezione di Scherma, Dio sa come, sia abile, o no, perchè
il Governo seguita a non interessarsi in questo ramo d'istru-
zione.
A me e a molti professori in tale arte sembrerebbe utilissi-
mo, per chi si dedica a tale esercizio, fosse garantito della ca-
pacità degli insegnamenti, emanando il Governo una legge, che
chiunque volesse esercitare tale arte, a quello né fossa fatta la
(1) Dopo la rivoluzione francese dei 4789 V Accademia di Scherma
fu abolita.
(2) Al § 42 pag. 50 di questo trattato. La Scherma illustrata di Giù-
seppe Morsicato Pallavicini, dice al Gap. 42 fioo dai tempi di Achille Ma-
rozzo si rilasciavano patenti; Marezzo pubblicò il suo trattato nel 1536.
(3) Opera citala a pag. 52.
206
domandftv ^ q/msto gli obUigasse a dar pruova del suo sapere
alla presenza alroeni^ di 3 professori di reputazione formata in
tate e^i^izio, quali dal Governo atosso fessuro nominath ^ ^^'
conosciuti dai medesimi abili gli venisse rilaficiato an brevetto
da qaeati firmato^ con il visto da itno dal €k>veriìo inoaricéto.
Per convenaiooe fatta fra i maestri &<y anni or sono, ti modo
di riiascÌBire i Brm)eUi di mto maestro e di mamro. era il
seguente:
Primieramente. un Professore che aveva aperta una scuola dì
ScheroMi Egli proponeva ad altri suoi oollegbi di promuovere a
sotto maestro un qualche soo allievo» quitidi conrenoto di ciò
veniva fissato un giorno di riunione accademica in cui respi-
rante alla presenza, almeno di tre professori, dava esperimento
di sua abilità. Venuto il momento della riunione accademica
incominciava l'aspirante, invitato alcuno dei maestri presenti a
rappresentarsi sotto sembianza di scolare (facendo questo
espl^ssamente diversi difetti onde vedere se erano conosciuti ,
e corretti) dimostrando a questo tutta la lezione incominciando
dalla più elementare operazione: cioè guardi-i, avanzare, retro-
cedere, e successivamente colpi e parate semplici, quindi finte ,
e parate di contro, e cosi di seguito sino ai, colpi di tempo, e
contro-tempo, che sono le operazioni più difficili dell* arte. Dato
questo primo esperimento si passava all' esame verbale, l Mae-
stri riuniti dal Professore promuovente facevano diversi quisiti
al candidato, e successivamente ei veniva con essi stessi airespe-
rimento pratico di sua abilità, vale a dire doveva sostenere quel-
che assalto con due dei riuniti maestri.
Non era riconosciuto però sotto maestro se non quegli il
quale aveva dato saggio di sapere dar lezione, e sostenuto V as-
salto con alcuno dei detti Maestri in modo tale da rendergli
appagati, ed allora gli veniva rilasciato il brevetto di sotto
maestro.
Quando poi un sotto maestro, voleva passare Maestro, in
questo caso, Egli direttamente doveva avanzare domanda ad un
maestro, coir esibirsi pronto a dimostrare colla prova del fatto
ch'Egli era giunto a formare un allievo capace di dare un esame
di sotto maestro, cioè nel modo sopraindicato. Il maestro riu-
niva altri due Professori e ne facevano 1' esperimento, e fico*
206
riosciato abile gli veniva dato il brevetto di sotto maestre, ed
all'altro quello di maestro.
Qaesto .era il sistema regolare che si usava in ItaKa nel
tempo sopra indicato.
Ritengo, che non prendendo il Governo liessana risolosione
in proposito, potrebbero i signori maestri che sono io Italia,
quando approviassero il mlldo sopraccennato, stabilire d' ora in
avanti tal metodo, e coloro che si dedicassero a dar leEione
senza brevetto, fosse pabblicato sui giornali, non essere costoro
maestri di Scherma, usurpando tal grado, e ciò perchè non
fosse ingannato chi si dedica a qaesto esercizio.
Fine della prima parte.
n. TIPOGRAFO
Nel 1847 r Autore intraprese la Stampa dì questo Trattato, ma
per le vicende politiche avvenute nel <848, dovè sospenderne la
pubblicazione per aver preso parte alla guerra dell' indipendenza
come volontario, e per aver quindi dovuto, in seguito a varie cir-
costanze, continuare la carriera militare, ove trovasi tutt' ora col
grado di Maggiore in aspettativa,
Incoraggiato da diversi degli antichi Socj, e sollecitato ancora da
varj Maestri dell' arte stessa , che amano veder compito questo
Trattato, aderì proseguirne la continuazione.
Laonde, sjam più che certi, che il presente libro riceverà l'appro-
vazione dell'universale, per le utili considerazioni dall'Autore di-
mostrate, e per essere veramente un Trattato completo di tale arte
nobilissima.
RSPE&MIO OBI TEUINI TEGNIGI 8 FRISI DSITE jHELLi 8GHERI1
§ 9 Azione
» 1M Aggredire o assaltare
» 38 Assalto
n 36 Appuntala
» 40 Aggiustare o non aggiustare
il colpo
» 46 Aver fermezza
» 48 Angolazione
X» 4 Attaccare la spada, o invito
§ 78 Battuta di piede
C
§ 4 4 Cambiare d* attacco , o con-
trattacco
» 26 Contro tempo
« 27 Colpo d'arresto
» 28 Colpo d'arresto d'Incontrazione
» 47 Colpo di bajonetta
» 48 Colpo diritto
» 54 Cavazione'
» 56 Colpo in cerchio
» 57 Contro cavazione
9 58 Colpo ritornato
« 59 Colpo ritornato a cartoccio
» 70 Cappotto dare
» 94 Controrisposta
9 95 Cedute
§42 Dominare i gradi del ferro
» 8 Disopra e disotto delle armi
§47 Elevazione del pugno
» 4 Essere in linea
§ 49 Finta
» 44 Forconare
• 42 Ferralliare
» 82 Frase
» 49 Filo di spada (colpo)
c;
§ 2 Guardia
» 44 Giuoco a spada volante
92 Gradi della lama del fioretto,
spada
§40 Invitare, attaccare la spada
» 33 Inquarto (colpo in tempo)
» 38 Incocciatura
» 43 Incontro
» 63 Intrecciata
» 34 Intagliata
§ 3 Linea direttrice ,
» 7 Linea alta, e linea bassa
x> 54 Legamento di spada
» 86 Levare la misura
208
§ 6 Misura giusta, fuori di mi-
• sura o serrato in misura
» 43 Mezzo tempo involontario
» 44 Mezzo tempo di preparazjpne
» 7S Mezzo allungo
» 74 Maneggio del manico
i> 75 Marciare in guardia
» 50 Mezzo legamento di spada
n 88 Mezza contro (parata)
§ 48 Opposizione, chiamasi anche
angolazione
§45 Posta in guardia
» 24 Prima Intenzione , Seconda
Intenzione, Terza Intenzione
» 38 Passata sotto (oolpo)
n 68 Parata d^ contro
» 64 Parate di ceduta
» 65 Parate volanti
» 69 Piastrone
» 89 Parate semplici
9 90 Parate di striscio
» 94 Parate di tocco
» 88 Parate di mezse contro
» 93 Parata di posizione
§46 Rispondere
» 80 Rubare la misura
» 64 RaccoglimentodI spada (parate)
» 68 Raddoppio
§ 73 RitirnU di Vita
76 Retrocedere in guardia
» 37 Rimessa dì mano (colpo)
9 39 Rientrare d'angolazione
» 80 Ripresa di spada
» 87 Rilevarsi in guardia
§ 34 Sbasso, sparita
» 45 Scacciare le opioscbe
» 67 Salto indietro
» 84 Spratico
79 Sforzo di spada
» 8 Sotto le armi sopra le armi
(o il disopra, il disotto delle
armi)
85 Sparite di corpo
§ 5 Tratteggiare la spada
» 89 Tempo perfetto (colpo)
» 30 Tempo imperfetto (colpo)
» 35 Tirare d'incontrazione (colpo)
• 58 Tagliata sotto il pogoo , o
mezza cav azione (colpo)
» 53 Tagliata sopra il pugno (oolpo)
B 55 Tagliata sopra 1^ punta (oolpo)
D 66 Tenersi coperto
» 74 Tatto di ferra
» 77 Tocco di spada
» 83 Tirare a (Qudp
• 83 Tirare di Scherma, giuocare
di Scherma
» 85 Tempo di risoluzione
D 84 Tempo di attesa
PARTE^SECOISDÀ
, \ ■■ : A
GAPItOLO I.
• • • •
nremlÉil témtìà^i e fraM «iMHe Helhi S^ttennMi e l#rii
$1. Prima di venire a specificare ciò che costitolsoe • it
parie eseeotiira detti Scherma ha dreduti^v di dovere diarer una
flpiegatioÉe -di ajcani lenniàri fra quei ohe.aaii&rigoardftti eom0)
tecnici dì queat* arte. Se non aressi preao . teli cdmpen^'t mi;
sarei trovato neHaneteasità .di .deverà jfltAitropiqiere . lai! «gita
f dapoaisicoe delle tM6 che SQQd per trajiitai!e r nel ; cor^ ié^^
r òpesà. iMJomtacìiimq adunque «ol.daae la defiAiziQM-deUa
$ 9. Guardia* La peslaione elle si,prfiide.aQbHQ>^hQ ai a^i^gc^
a-veÉirìa al paragone. delle armi, si chiaoia CtMfdfot: «di iiital-
Iri termini: sMntende per Guardia qn^ta !p<WfMpnil più attA
per t|o: sekeroMtore a flilbiiderait. e4 a.pflbndfìr^ Bel^t^agipo. stesso
da Qoa easare sorpreso.
' S' 3i. Imea ìMrMriee. Si sqbol chiaapare. con questo nooie^
^ailo apaslQ^ che sta ^ fra i due combattenti^ coufiderfito nella-
Uiaea i^ta in loogheaaa. Qupate denominazione ha ^q* inp^pprt
laiMi. nella SchiBrma, in quanip che riippreseota la linea ^ul|a^
qmla, per. regola d'arte, devoop^ emuirsft. le; operazioni.
.$ 4.. JSfiqra. irk lihm. Questa eq>reask>na ha fn doppio sen^o,
mU' uno Jndjea i|uavdo i piedi de' dpe Schermitori .ripo3ana
apita i ikm diréUric$. Il eir altro aliorcbò. essendo io , guardia , i.
dna ,calcagi|i sono nellp medesima linea* I^oo .potrà, mi dirsi
<^ lo Jcberviitore/ ^gisee regolarmente se qpn. o^sepva .le, ^tv^,
indicate regole, dalle quali ci può con ragione eaimorsi so)ta[|ito
nei seguenti casi, cioè neir inquarto (Vedi § 33) neìVIrUagliata
(Vedi $ 34) e nella passata sotto (Vedi $ 92):
$ S. tratteggiare la Spada. Fra gP insegnaménti pretimi-
nari della Scherma vi è quello di esercitare i principianti. §
passare laapada più: volte dal di dentro,, al di fnoi;!, fdi^ sptto
27
210
la spada deir^ ay^rprjo^ e. ficeversa. ^«st* «scffitio si dice
tratteggiare fa spada, è séi^vé a far acquistate agiìitè al pngDO
per fare le finte»
§ 6. Misura giusta^ fuori di misurat e serrato in misura.
S'intende, essere in misura giusta qaaodo tirando il colpo si
arriva a toccare comodafn^l.tv tt-pelto dell' av?er9ario.
Fuori di misura^ quando non vi si arriva affatto; e sernUo
in.u^isurgi si dipe poi» 4iia«da si ]Niò;«rrìv»re s«iik9 |Wt%va?Ja
avanti il piede dirittov ben' inteso che poilana a*t>tgdtt -iiritfcl,
in avanti sì pratica per ordinario tutte le volte che si vuol vi-
brare -ft'Oóifio. • •' ''•"■ "•••./• - i *.'■')' ... * •.*' > •■
^ $ 1: lÀnta^Ma 4- ìiMk %asm. Cori ai dbtkìgiiótoO' f oo^
che tocòMio la regime isapertons dei oorpo <éa i(Beg|ì dhnxvwiO'
a colpire 'oetla iMsriere. <■■■- ' '
La lie^iodB la^ri^iHr^ o tergiamo dire la {tftitfa> a«la/<è com^
presa frft 4a''trayei*sM«' deM éw ìiavMte é la fNinito^ éet
diaftaikim^' ^^ air^estehio prosise « poi^ wrriifbnile cdiéi
S6mhi(iuh%m èarìit» od^iHritiientf 'atte altinie éostó'^tet^ /: z
La rbgioiié liaferiore, <>>^ltn«a AéiBia- ft'ilntitttti» 'libile Imiknt^
eoste sino M fiéneUi {i). ^ "■ ' n?
0$fni Kfte^ sl'diviaé iti dtte parti r^spéttwattieineeftiamritefll
di dentro, e il di fuori delle armi della ff^éd dlld, é d^lltt' Nnétt^
bassa. SI è hellA lìnea « dè^e^ qddndo «i 'ha H ferv» déll^v-
versurio a sihistra. ^ è n^ h'nefii' dì ^fudf^ ^ndé il i^t^
deir àvversèrto è tftlMttA, e èò franto néflè mèè^dUaékè^ttmÈk
La linea alta di déntro Vietìè métiè chiamate 6ì fucati qttlfMi»
di fuori di tH'iia. Il df d^titr^y AéU tfnea ha^sa é^esh setmm/
e 1t dt 1ftN)ri <di tfettfa libea s^tònefar, ((^ trttàvtt) si ^s§epvi ^'^hè ion
si posaoào sttaiUlire le linee dèi dt^^ dentro e ili faoMy Hé^' )ÌMt
quadfÀ) ( 4ue^ fei44 ibiìo «i cotitattt^, ed fn ^bsègtfen^ l'Atlf^^
due siàtiò tretìfa HheaffàÈsa ò dita o neHtt HHlsd di dènlrtf^W
di' fuori, cWè^^ (Jtótitd dii^, t) itì quatta b tétìM -e ' ito sétiiHéh'
^di W^ortàti fS^. ""•■
* ' é • taf .-&
(1) Sìa detto una volta pisr semfir^, fsbe i Cplpi> valutati per 1)||0qì
in ui;) assalto di, Sclierrna sono solo quelli che si ricevano nella parte
del tronco che guarda V avversario compresovi l* omero del braccio
aritfato: : . • ■■"' '^ '
fS) Noto è {lerà oasi, se titiauo in^ettid uno SebonpiUMtaiSoiilaniaaiia
S'^M.A éb$f9ta, HMMUféiUarmi^ tòl prilM tarmine
8i vaole indicare che la mano . e taf Speda ddminiab k Spaia
dciT* av^rersamp. Il é^Mtt) stucca raUoiie iirv^fa»^ /» «
S 9. Azione. Questo vocabolo ha un significato pèrtiooiam
n^influio alla' ScbeitilQ; ed aeceioa K:iii^iènie'diaQ«*{^eraziod^
ai» il mòdo di ^gjre iranto m offesd obt in Afesa^ .. >
§» lOi InvlM^e. a àlUieenre la Spaiai È atit.op^rasiQna fibe
a! fa cercando col proprio farro quello dolf atferaaitio ad ogv
gfeÉtD- éi émkA»t dalia' .iini^a dinitrici; il eh» pe<rò donr si può
oltebeffé* sema 'drinrinarne i.fpradi
$ H^ €mmbiave^uttaeco^ abol dire pa^re b<Sptoda db
OR Iat6< ell^altAft, cdBM; par esempio 4^lft Ifitcè di MMrot alli
t^mk di iStionV il fiaer pèeò étir^ eaiei<et derapi» ifiaallo di 4o-
minam i'gaadi del ferro dell* avveraarioi.
S» lìSi llMiNidra I; $hidì (W ferro., È una eaifreiaione^ c^d ai
«sa .moltd voMr, paa itldkiare qoaadò.si cercarla, parte débile
4ei> fiirntf dalK' aavar sano, oai fo#te deiia* propria ìSpada. E ai
dice pure avere guadagnato i gradi del ferro allorché còl
fiAie:#lla ipi^ria Jpads, si ò a costaltto del^ àdbatmài quella
dell'avversario.
:Stc]Ai Mesixo'iempa infoohniwHo, €oft «iù.sr} vutolH iritendiere
ptDpìilmiMité u^ mo9f'mmko^ qmlnuqQéf fatta .coivi i piedi, ò
Qontiè p0gao' armato ip& dlatraitonìei'
$-i4i Mesgzo: tempo' di' prepoféxhMsL É chiamvioi coal tguar
Iwi^e meiwtaestd faMo eoo qm sbopo^ònde obbligaral'avver*-
aario ad agire» come per esempio, Tatt^ òhe isi CatTper passare
I» fpada dii> (iva* Hata aA* dtra , abufét», o abbasaiiRl9i.;t gioiva però
eakiaidaràréi» «ha- qoaata taoiviiileiito di preparaaiooe^ da meaaa
tempo, azione pev i8> stessa: :8eviìpliéissilln,i in. un assalto, piiè
admldrfdvàjréanltati' d'jmportaasa: »ici«»i a oiii U & s^za
dggettoii ùtfle a» SI eseguiscisi con intaoztoiie.^
■ Si osaàrvi #attronde ohe clè> non éàtm^neilai: classa àti
iempo^ e controtempo, (Vedi § 25 e 26). . . $> .
$ ié^ f oala èi^ Cardia. Colt ar aaaè«bar I» «oAtiQUaz^ne
»»
1
Manca^ e P altro con la Destra; Se uno è nella linea di 4» V altro è
in 3» saranno però sempre, o nella linea alta, o bassa, quando i l'oro
FiaraMI^ alano a' cadtaUo.
alt
oon< krteiMtta.dI'piit «ferationit le qaaK) si ftnw seiliiiMeft)^
mente da due ìschèrmitori io un ^a^saUo*^
$ 16. Ri$pQndere. Vuol dir» tivare il oelpo dopo airer Mfta
una parata.
S 17* ElencMone del pugno. É per indiicave il mcmmento
che si fa cpiaiida ai alsa la mano^ armala nell'Atte di tirare il
cólpo, per gi^raiftirsi da qneUo òhe potrebbe tirare diriitèmUa
•/mea «2^a Favversairio. <
§ ;18^' Oppomime. É T adone coHa qitfile^ volgémio le punto
della spada al petto deir avversarie» si tiene léntanaddia ìmea
éHrettnce l'altra di lai venendo a IbrtnatB un angolo^ coir il
braccio e la epada deU' opponente, chifaMri anche on^otaaloMi
% 19. Fm(^ Per finta s*^ intende un mofi intenio >^bé si Ch
col proprio ferro ad of^ette di far credere ell^ avvefsariatdl
voler fare nn dpto «iòoco, o tirare uè dato eelpov «mentre si ha
ioti' altra intensione, e: eie afine eh' egli procedei ed una 4nl
parata che. ai làsc^.seopérto nel pa«to.O(VEe si >preniedito'dl deW
pirlo. ...'«.■« '. ^ • ; ' • • • • :• •• .
.Generalmente parlando si dieonof/lnr» tntti^qiiqi cofpi ehè
non sono tirati a fondo.
$ 20* Rubare, la mtsuhi. Ynol dire evneinarsiD Uloirtèqjirsi
dair avversario seovach'ei se ne accoifa; e perciò •qnratfnllt
è posto nel novero delle astute della Scherma. Per h»' piii^ ai
ruba la misma o coli' avvifeinare il piede sinistro, A dtìAt» o
vicevei^a nel tempo <Ae..si tiene, oceopato lossia di9lfftttter!lf'«r<*
versarlo, coa.:déJlé finte (t).
S 21. Agfpi^iàirt o assdUare. Sono Aie kermivi. ohe ;iÉi.<poe^
son rignardare coinè sinonimi nella Scherme stando sii'onorebe
feltro per .indicare l'attid di esetairiene del eolpo. . <> '
.§ 22.. iiasatto* Sotto: un certe Cappotto ò nii.airaulatei doalta;
ma poi è soggetto, e certe; regole spaeiali per em del modo, di
duellaepe disersifics* Un assalto é sèmpre coasfifòato lU diverse
Poste in Guardia.
S 23. Tirare. 4i Schermai Oiuùeare di Sehermu* Quéste 4oe
espressioni quantunque sembrino consimili pure differiscono fra
di loro; la prima vuole semplicemente indicare esercizio, senza
(1) Qui si suppone lo schermitore che tiri eoa ta maee destra.
MS
obeìMaprendar-M se peifiizkitié; La leitmnib oeMipmidv>^
aost di più; tflratterizniDdesi «fier^ f;fQfl«iatllre^di '^Seln^^
prìamè&te qaeilo,- il quale rhliiisto destfezia, ^ehieltìi/ pi&ei^
sìone, e conoscenza della misura, e del tetripo^ od IMM/'éliO
p^ariede tatti i requisiti coatltueviti * 1' arto^eNa Soherhiaf —
GbilKiqiie pnò «sssre tiiiaAré; na pochi 8èn<y VériaiMiite'i sfiu^
catari. '
$ 24b' Prime iMemzim0, secónià inlènOm^, teiHUi inMiMne.
La pafèhi' IntMziòne, presa 'isolataioMteì equivale, eense'ogniHifit
sk, a scopo« o ' §ne .determioàto. Applicalfa pnif alla Sehertna;
ecco quale è li suo distinto stgnlieato. 'Operare di prtmt» ih^
tmsAoni, egli è determinarsf ' neii^ eslsgiifm * un? axMdè per via
djrsaoipfa'ce 'gtadìiiOj secondo' la otreostanea ^ presenta :Dppor*'
tuaa; e senta ueciessitè di preveAerO' db che è per Alfe Tav^
Ma se UDO ai tiene in* positione tale per cui' in >appareftzà
possa sembrare fiivofavala aH'a^vérsario lél' vibrava ^ii colpo; e
che eflettivamente* in éodesta- posizione egli >ii lènga* con avve-
dutezza per indurlo a dirigere la spada nel punto "òhe ad arte
si. laaèia soopetto, si dice operare di S^emda 'intenzioni. Cioè
in iqnestoi.easo ^^ che ^ si tieèe ss^perf» '0t>er8 ' di sacoiiclti
inèmaiam ; e di prima^nlehzimm V altro, se i^lbva il- colpo sen^
za considerare, o riconoscere la ragione pe¥ \eiif fi' pritno si
traaà' sobpèrio.'0péiei«bbe poi ugualteenteMli seeoflé^^ inièhstbme
qiiasllialfiiiioicliei^rieenosoesse ringa^o. ^ ' >»
Acteade alcune voU^e <efce iÉI«iitm si 'medita' di Aff^f una qtkf Mie
opefpzHpne^quéstffi venga: prevista 'dèli' avversario ed *éssb istillili
dìoessensqiie^actovtò, vt^stia ]piiiepapatb^e ad oh tèmpo su ferito è
per lbi8Ì'aitffp,«i pensi di mogulre un contJro^giuooa.Qoesto contro^
giuoco eseguito clie sia, chiaro apparisce, che viene ad essere ilte^
saltato di' un 'raaiociiiioi 'ansieliè idi uiia semplice riflessione csone
neli prìmo casoi Ed è tale raviodolo, o se vt^liamo dire aN*azioua
che Io rappresenta, che si dà il nome' di l^fM tmfmiitfane: 'fid
egnalmente si dice operata di tèrza iiftensiooe, quèf^do,^ rico-
noaoiùto che T avversario si è acoorto ^^ oiè' ehe> si vuot ftrre
si cambia pansierof mantenendo però il giuoèo tfelfa stéssa ap^
parenza. • ;•■'.•.•.:-.'.{•. ,, -■ '■ r
§«a&' Tempo tU' rigtOmione. Si' chiame col^'^in Tèmpo di
fjHkmmÈBi'VBf^ dki fli eteloitte' ptDflttaBd». del « ■— int g^fa
cttfftr^mvfaimioiifa^fm.SHit^ tou H
cDr|i9^ c>i). filale ,ei\8pre!ia sftiada a-eoifirlè; e^ eoaV dtiamato
pOnchèiiMn {preine^to: i. ,'-:' }.•>
Sr 9ft.. C^ònlr^ iteii^ia. Cottiiste; mI rèridérp' initlte* oé éripo
di.3^am|iariMditatak:4air avversario t e ^aopra quest» aiw ;fmlàiie
tirare il colpo.
^BirMio p«p.Qlli«iinft.ehft Ira il Jemptfi .e ir Mano tmp^ di
pr^panmom ehe.aifk» ae mm vi è' rapporto di siihiRtiMiM, vi
oidi' flaèeeflMfooe* 4i «aaieiK^^. giasdiè .è sopra* ifei m«aa» tempo^
ehe il rayv6t»ario9 ohe M ptè» liraeénòiii colpe dì ieikfa^ -
^ ^7. CM|p# diarraam» Viettto chiunaloi ooSl mìieiapò ki tem^
P0 il;, qiiaie.èiiratot ^' inomeoto ohe f avveìraario fliavanni
per aasalIrW^ cioè- neMfioaieflllo ehe Jbiidìi& ri piede diritto per
avvicinarsi. In questo colpo non è necessaria i* opposistoiiarllel
Comtdfitpnpà aliconr^ualebe volta qooi è.ifiecéasaria Popposi-
•ione, eodie spai tjeaeaipio nel eoMro-éèmpm preso- eieoii V^In^
quotato :^ cqmv'i^ iibUma. & liecessariÉt hewl .'aHorchà ' di praao
4H9icMifammìì : i :...•• .
S 2i^ CfiiiPQ^d'xMKni^ dbinc0iit^ziane.> Si ^fciaow eèlpoi di
4f^a<((9 (|V/fìcp«Hi(aj|ÌMe: aUoptbè si tivir éIiH* aurvevaario: iopov*
tffand0,iltsiior.fe»vo«)^ieè con mù -Fil9i\diàp^im net meneilo
labe, tir^ bf $trs^ciAaf . * ^ >
V ^^S^*. Tm^mP^f^t^^E^^Mé^ peri.to stew dffiqtte> timie
con precisione mi colpo di JeinipOir si^è votato . pevoi5 .dbliii^
giefe':Cftir«ae8fciqta^ perfett^^ qm»i9 ota la neoeasaHa esattèsza
itMAf^ effettmita. ISofò ai TOale loteodena pev Tempo paffuto
quo|:,of|lpo eei 4ialf^ lai gjonge effettlvaanenter e cotpiiief od
noneoloo .di una Flirta^ a 4i uIm operatiene di. prepMraribM}
e -ylcevieasa. i
.;$.30l TtmpoimffVFfmikk Si die» eliorehé invece. di eoApIre
ai..re9tai col|Ati,<per ne ewttfMm»^ dell' evveraariev Q p^ licia
lavare ,agBiwtatajl< colpo* . . . . ' :
f§.9U Sbimo sparim. Sì dicei ^fattnere atf cèipo diiìfauvo
qiMndd iUr8i0do':ravveMari0 «» célpe oiaUa Unm.aUàdifwrii
iqy.ec&4i parate ai nlbra. il' ea|lpe! nella iìf»<;a àa$m contempo^
raneamente, abbassandosi con la vita, posando la mano siiustca
in te^^, auLgineccbiQ diritto. In qmal^aaone la gaaiba si-
MS
Dbt» si porU. indietro, ]K«l|i| StéH^<k»%l^n0i»pOìdi'mffit»,
la «pfNia vdell* airsversari^ ^o^^^ili^aflfti fdro»* m laltMfialMdii»'
pm delta taaUi, talclp^ faeilmtota s" iatadhiKelli .w racméi
Doo è eseguita eoii tolta iprfic|siop« ha ^u9g0' Vi tmmdro^Si ^iBh
servi che lo Stmsso da «akiHii ^ cMamato SpàrUai^.k .^r-'
$92r PqmMi ^i^. Dilferia«e daMo SèémiMm ini qoaslòv
che oella Pa^si^ 99tt^ sta ^rnM il piede islalslm/ e si n!ta(nifa>
iofcee Ji d(f«tro. la avanti verso., le parlr sì h ì Hm v qi<yél at «ilo<di^
(leotro delia lifike0 difsqrimf. QMst# tolptl: si ;pa6 tiriMre lofira.*
una Jntad^il'. Aworsaf IO eseguito inMa Miai affd di fimii; e
di ^risolipimQ^ . .4^ntro fiiegli sohénnitOfi .che «aaM/.stltt '^'n
gtfiirdif|fC^.8iateiiMi degli aotorì fiRissm a r SosaauiLt f^^edft
$ 33^ finquarto, o scaMo di vila m fumi. & aa colpo di)
remj»^sCÌia ai b i^ doa modi; yrimo: è TeAentfolferaMn? col)
piede flesti^ dei^crl^eodo col piede slnMtroi.iui éfeo^dl cftiifa f5
gradi» al di kmi dalia M«aa dirmrióè. JbM|na9l*^attè il àoapot
vie^e a yoiitaraì. lotto fdpri 4eUa« f tiMa dirailifirei >iwjltlifacòiò»
armtp[ cestai nella. Hoeadì (^uariA^ foaialMiai Herà^oaste colpoi
non poò tirarsi che nella Jmmì dì d^n^ro^Beooodo tmidoi d*Jnw
guoiKoi s» t^ m^^mK^ '^oiltMiwivmeMMala M ninUrauthòtie
il fiifle. dcàl^ro o^Ua Ji^0 di fM§iA ed Jti.^aMantly etti^ nelveato'
di Kolpftoew9i<^,iiat mooiei^to ohe V aaiKarsafiO) flkrcie^ iraai
fiata di MaaJ9Ptia Disila tfnea di dsi^a^. leo*»: pa»e' puhiape»*;
gQir«ì dji iitilaoqa,' m aoloro che atantiof io goaadla^fiella scipota<
dai pia ^ «otte iHuniBati Gnisam e ÌIos*iioì3li. (Ofl? is^' Tedi
V^W 62 )k cadi dev^ restine il corpo fioita IVètione'. Il ^'nar
da noi descritto, si esegaisce aef^ra no. oalpa ahe :fi«isdè titilli»
stassa l«af<i. dj d#ii4fo* > - ;• r - <.
$ 34». InmUaHii p^f9e0Mo di nUa in daaUrtow) K o* aolpo di
Ttmpo^ tt^ quale poi eseguirli taoti) sopra una JRbUii oalht'UfiMi
basta di /^lofj ^me io un colpo «alla nodesinia lirt^a. aUa e'
si fi ia aeos0 iii?eiM. dell* InqMiràùt) cioè itxustando it^iaie de-
stilo in, ^ntffktà 'Od io. dentro ohUipani^nta' aHarr^niea dVrdcrfcs
(oamo q?l|a pwaatft af((to)!ool pognoita posiaiéneidi'qRiifrSa. iSI'
osservi che qoesto colpo può efaMnaasi aftcora di riaMuaaii^v
e pili fiteiimeate :oontro qiiei^i che.mbanmi iQ><giiilrdia.'<feorpa|^o
alta» oaoip ^ d9^V> «1 $ 83. {Vedi f;F«f m 63)^ v >
316
)cf,vil6; 7^(|bif^'i|^Ìtic0fieni^M È xm co1t>b pì'es^^ Icoti oppo-
Móne neWirtto stesso* in cui lo vibra VafTvemi16, pélrò ' òsàiido
Pavrerrtènca 4f «odare'ad inconttare il it ìrA ferro col'fofte
dalla propria spada. Può eseguirsi nelle quattro' linee. ^
S 36. Appuniata.^ nn' secondo colpo, o vogliamo dire na
colpo raddoppialo •che si fii senza rilevarsi in gnardia nell'Aio
che ti* avvenarto fatta ' ànà parata distacca il sao Terrà per ri-
s|f*ndere. 1/ appastata nota «i può eseguire se non quando 1* a v-
neriario ^opo te pirata risponde senta fare angolatifóne , cioè
maoeaodo dt tenersi coperto, ed è sempre nn cpìpo diritto.
I § '87. Afotesaa di mano: Tirato un cólpo, se V avtet^aHo tibra
é. rè^ta ferme^dla patata, in questo caso sì ptiò 'senza rflerarsl
in guardia tirare immediatamente un secondo colpo , è' questo
pìiò edsere .fettSo ò edn càvazione, ò con finta di oavìizione, e
òarazioa^ E queAa è qneita ^be si chiama ftmessa %N mano,
. $.88. làcoe^iak^rth É terminle òhe' Vuole inèieèi^ il caso
in coi II dtte:^hferaiitofi tirando coiitempot^neartientev le s^ède
dèi. msdésiml si vengono ad Incrociare, e le due Cocàte s*nr^
taqb i*«toa} ooótrd r nitra^. €iòace^)le< quando i ' ^uè' Schérnih'
tori'^irabo cori una giusta opposizione. ' ' » : • • '' ''! '
' «S *89/ tìknPrtm éangf(aaarime. E^t'è girare >ii pttg^ó^in ^m
aUorchÒ! d troviamo nella ' pòsiziobé di quarta,' q(u3<A^a''f^,
F avversario dop^ aver pbrdiCò di qMttà pbsi^^iona si tràvi ton
la ^lita' deHa spada fuori delia 'ìirka ^ireiirice^ restando fermo
Jo: quella posiiibne sema rl^ndei^e. Gol girare del pugno snin-
dicaVo, M vmé a 'flir ^sl cifé la punta della propria spada tor-
Bt a4 dssere rivolta ' verso il ' petto deH' avversario , ^méntre
quella di fui r^a fbori della* Iteea.
S 40. Aggiustare o non aggiustare il cotpo; Aggiustare" si
dice quaoAo. si« cripiseb P avversario* nel debito tnodo/- non ag-
fatare equivale a. tirare il colpo A voto, o ^ toccare* dlle gam^
be,iti^ parte insomma 'die' non* qualifica vàlido 41 y^lpV^^ ^
S 41i. fiéreònta^. ^ m^ cattivo nW' dt colbro'^cbe' pràtidAso
qtiegit.ohe aooitaancatrtl' dr bnonf principe dt' l^hel<mav e'coil-
stote^nel vitihre iifdtetroi il brsodio ne^ atto di tìMbii^ iP etlpó:
È ptóoòloso «rare con eosttWof ^ ^ ' • :• '• » ' '
' S A2J F^rrulfora. Éfteiiminé che sia per indit^àre' un' ^iUMo
fatto di mala grazia, per nrilla' osserfando le «tegole delf'arte,
817
e<MM fQMNkf si batte sol (errd deiriftvireiMri» iflnwi (detfmm^
nata iBteazioB& In questa categoria si eoiapreDdoaei^aUtW VWtt
lati ehe vibrano il colpo eoi tifare prima fadieffo, il bracciOii
cioè Foramatori ed operando con akri difetti di simìlfleopre^
S 43. IneaiUró. È quando i dae schermitori , wì madesimo
teoopo sì colpisaoBO soambievolnienle. Ciò paò aeciilera nel tir
rafre entrambi seaca Dppasmans aella lima o/laiO^naa tirando
nella lin9a ba$8a e l' altro atUa lima aU(h Mme para. sa l'oaa
lira con un angoiò {Uso, eioà opposto a quello elio doferM
formare.
S 44. &uoeo a tpada volante. Si sooia applleare iqaesta de*
Dominazione^ a quel modo di agire, col qaale 91 ffiona d schh
vare V incontro, ossia contatta , delia spada ' d^ll* avransarip) e
perciò entra oeRa categoria delle operazioni di.tampa«
S 45.-5oacdafe ^.moicAe. Significa parare ineaosidarataflwita
in qoaluaqte azione ohe. foccia V avyarSario andando dieftm a
quella con dell^ parate sempiici, cioè senza &ra qualche parata
di contro.
^ 46. Aver fermezza. É r opposto dell* antaoedenta. Perciò
ai dice di colore che attaccati ancorché con impeto, non si
scompongono né punto, né poco, ma 6ono le loro parate oop
ordine e riflessione.
$ 47. Celpo éi baionetta* Si driama quello con ^i si cerca
di ferire 1' awm-sario non solo avendo inpugnata la spada con
la mano destra, ma di piij^ prendendola con la maoe sinistra in
un ponto déUa lama. Questa operatioue non si può eseguire
che quando uno sì trova serrato sotto misura.
$ 4^ Colpo diritto. Viene cosi chiamato quei colpo, che ti^
randolo percorre la linea diritta dalla posizione nella qilale uno
si ti^va. É uno dei colpi elementari più difficili che siano
nella Scherma.
$ 4^. Pilo di tpada. È con questo nome che si distinguono
quei colpi che vengono eseguiti guadagnando i gradi della spada
nemica, e che in oootinaazioBe dai colpo senza staccarsi dalia
medesima, si terminano formando opposizione e si può questo
eolpo eseguire pei quattro attacchi; cioè di 4^ di 3^ di S^
9* I ed in settima.
S 50. Mezzo legamento di spada. Il mezzo tegamawto è on
28
318
cMp&i^ei bè^'Ioogo dalle li'iiee otte; poftairfD la spaéa iieaiica
fioHe Ur^ bm9é, o irtee?ersa; cioò dalie linee bone nelle linee
élte^ <$oma patfe : nel tempo loedesimo la conduce dal di dentro
ai di: fuffri delle armi, e Yiceversa*
Si annevera' fra i colpi di Filo. /{ mexzo legamenio che dalla
linea atta di dentro porta la spada avversaria nella linea baesa
ftu>rif è chiamato da diversi FianeeneOa eetema; ed eseguito
dalla linea di S* portando la spada neasica nella linea . taiaa
dt dentro, è chiamato Fianeanata interna. Io tatti I trattati
di Scherma da me consaltati, non è che qaesto solo colpo che
prende il. nome, da dove vorrebbesi che fesse diretto .( cioè al
flaneo) ma molte volte va a colpire altrove.
▲ parer mio, il Vocabolo di Mezzo legamento è piìi adatta-
to, essendo veramente metà deli* operazione di un legamento,
e'qoeate operasioni vengono distinte chiaramente con i nomi
deiP attacco dal quale hanno principio. Diverse teorie del Me-
dio Evo, lo chiamano Imbroccata; solo però quando è tirato
dairalto in basso.
$ 51. Legamento di spada. Si dà tal nome a qaest*a;Eione, per-
chè veramente neireseguirla, la propria spada mai non si stacca da
quella dell' avversario, nel tempo che descrive òn cerchio intero,
e nel terminare il colpo ritorna nella stessa linea dalla quale
ebbe princìpio mantenendo sempre i gradi del ferro. Quest'azione
ai fa nelle seguenti posizioni in 2* io S'^ in 4^ in 7^ e 8^ •
S 52. Tagliata sotto il. pugno {j) mezza cavazime). È il
some di uq colpo che si.fe tirando nella stessa linea dall'alto
in basso, tanto dall' attacco, (ossia linea) di 4^ che di 3» . É ano
dei colpi elementari. Alcuni, e più specialmente i Napoletani ,
quando dalla linea di 3^ tirano il colpo nella Hnea di 2« che
^rrisponde al Ganco destro (tirando entrambi gli schermitori
con la mano destra) lo chiamano di Cartoccio ed altri colpo
di 2^ . Il movimento che fa la punta del Fioretto ^ quello di
una mezza cavazione.
S 53. Tagliata sopra il pugno (ossia mezza Cavazione). È
l'operazione inversa a quella sopra descritta cioè dalle linee
basse, si tira nelle stesse linee alte; per esempio dalla linea di
2'' si tira in qaella di 3"" da qaella di 7^ in quella di 4* * É un
eolpo elementare.
«9
S 34. Camztom. È uii- colpo che si tira passando le: propria
Spada da ana linea, iu un'altra cioè dalla >liòe« di- 4* in^ Sf^o
viceversa come pnre dalla linea di 7^ in ^'^e tieetDftBsai con k
differenza, però che neRe linee alte passa la spada' di -isottn
quella dell' avversario, ed in quelle tasse passa di .^p«a. É fra
i colpi elementari.
S 55. TagUcda topra la punta (1). È un eol^ che sIlÉitalilf
dair attacco di 4^ di S^" di 2> e di V passando: te prot>riè Spada
sopra alla punta di quella dell' avversario, e pia dfdinàriaftìenftè
si eseguisce essendo serroej io ìàimta o In rispostaiÉun'òélpo
elementare* ', » -
§ 56. Cojpo in óertMih È chiariiatò cosi perchè: descHve pifa
di 3i4 di cerchio, e si eseguisce dall' alt acòo dì 4'^e di &" . ^Qual
colpo può» essere fiitto anche in risposta. É un edlpo elwientaift.
§ 57. Controeavazione. Nome di un colpo che inganna qui^-
lunque parata di contro quando è tirata in Umpo p^féUo. Da
alcuni questa operazione viene chiamata due giri, di iQiadft. .
§ S8k Colpo ritornato. Nome che si dà a due finte di ea-
vazione, e una cavazione. Può essere fatto dalle linee di 2^ di
3* di 4^ di 7^ e 8^ che è quanto dire dagli attao^^' delle linee
alte come delle basse. Vi è poi altro co/po rflofno^oi .che di-
versifica pel modo di esecuzione nel fare la Fù^a e non può
esser fatto che dall'attacco di 3"^ ed in questo la pilota delfa
spada di colui che l'eseguisce si mantiene tanto nelle Finte^
come nel colpo, sempre nella linea di fuori, facendo queste di
Tagliata sotto, e sopra il pugno, laddove invece nell'altro sono
Finte di cavazione, e per questa particolarità viene distiate col
nome di .
$ 59. Colpo rUomato 41 cartoccio. V etimologia di questa
nome credo che sia, nella circostanti che eseguendo ^ |I. colpo
il (Migóo devesi volgere di 2^ in ¥ posizione quindi, fa i mo-
vimenti dì' chi vogUa fare un Cartoccio con un foglio^
Il Tasso nel suo poema )a Gerusalemme liberata dice: Dow
pria minacciò poscia ferisce^ e molti schermitori vogliono che
questi siano i colpi in discorso, ma io considero assurda una
(f ] Questo colpo dai francesi, e da moke scuole d' Ualla è chiamalo
Coupé.
ne
Uit) opinione, polche anche ia Finta dt eolpo diriitOf e colpo
iifitto^ paò descrifersi nel modo 9i&Ém , essendo ohe ferisce
dove ha minacèieto In principio. In diterse souote d'tttKa le
adoni ioddelte sono chiamate Ft'fitf di fl, 2, e 3. li nome poidf
colpo di Wtma HtoTfMa è pi& adattato, giaccbè qnesto colpo torà»
a ferire ove in principio minacciò. Si è già dctl^ di sopra, die
pDteAdèsi hre so diversi attacchi la Pinta ritornata' si distin-
guerà dall'attacco nel qnale comincia, doè cólpo Ai finta ritérnatM
in 4* o in 3^ »%
$ 60. Capirtina di ^>ada. YieRe ofaiamata eoa questo nome
un'azione di preparazione per tirare un colpo, quale serve per
levare la punta ìlella spada deir avversàrio dalia linea direttrice,
galdagbéndo i gradi Sei fèrro avversarb. Qaestò può èssere
Cstt^ tanto nella Ijpeà di 3^ come di 4^ . In alcune acnoie d'Ita->
Uà tale éiìone viene chiamate Pnssare ta ipaéa o in 4^ o in 3a.
§ 6i. RacmgWìnéntù di spada (i). È un* operaziono compo-
sta df due azioni, cioè di una parata di Comra, e di un mezzo
l^gamenté di spada, le quali devono però esaere riunite In ud
èòlò ma^imento, cosi vengono a formarsi due giri contrari, e
ièòtk il fecondo giro si viene legando il ferro dell' avversario,
dominandone i gradi.
S 63. Patata di contro. È quella che si fa qoando la punta
desfcrive lìd cérdhfo, portando la spada avversaria dalla parte
contraria (2) a qùeltà che era stata difetta , conoe pui% serve
per interrompere le Onte di Cavazione. Si osservi, che le pa-
rate di contro non possono essere fatte che dalla liii^a alta,
alta linea alta e dèlta bassa, nella bassa*
§ 63. Intrecciata. Qnest' azione ha molta somiglianza con la
parata di Contto^ salvo che questa ^ fetta per difeda, e V In-
trecciata è un'azione di preparazione di attacco, che devia la spa-
da nemica con u6o striscio, cioè scacciandola dalla linea diret-
trice, e ciò si tà passando con la propria spada da una linea
ali* altra, tanto di sopra che di sótto. fTale operazione da al-
ti) È una panila ed é cosi qhiamala perché raccoglie In spada av-
versaria , taalo nelle linee alte come nelle bass^i e può farsi dair ai-
tacco, di 3^ -come di 4^.
(2) Ed è perciò cbe si chiama parata di contro.
921
curtr è ehtirniata l^iseio 4i ipada) o slimrto di tpada. Qoesf azione
pod essere fotta eertamente con P intenzioTie di fitrsr tirate orni
CavazidOé fn tempo, per operare di Contro tempo.
$ 64« PojrcUe di cedti^» Sono cosi cbiftiinté qaelle parafe!
ch6 fS mettono in prulica per sdternairsf dai Fili di spada « le
qaali si eseguiscono riacqafetamla i gradi del ferrtv*
S ^' Parate tohinti. Si chiamano cosi quatte perate elie si
esegaiscono ritirando la spada verso di sé.
S 68. Ten&tBl coperto, S' intende tenersi coperto (fOanNld con
la propria spada si domina i gradi d^ ferro dell' avversairiOf te-
nendo la pirata di questo, o da un latOy e MV altrOt fuori della
linei dtrettrice4 ossia dal proprio petto (1).
S 67. Salio indietro. É un salto che si fa allorché dno si
trova serrato kt mìsiira, per collocarsi in guardia il più presto
possibile fuori ài mimm dall'avversario, come tiel caso di
trchrierrsi la spada scomposta in nMne« dalia parate deiravversa-*
rio per altra causa.
S 68. HaddoppjOrf Viene edsi ebiaraato quel tnoVimeiìto che
si fa con la persona onde avvicinarsi II più presto possibile al-
r avversàrio, dopo avergli tirato un colpo « <iudlora in questo
tempo il medesimo si allontanasse. Consiste il raddoppio nel
portare il piede sinistro^ dietro il calcagno destro, e quindi ti-
rare nuovamente il colpo, portando il piede destro io avanti (2^.
S 69. Piantrone. Si dà qoeito nome a quel coseioetto di
pelle imfbottito, che si .mette sol petto il maestro di Scherma
nel dar lezione, e dove I* allievo dirige I colpi.
I colpi valutati buoni in un assedio sono quèlK che toccano
il porto che oecupa il Piastrone.
(•t) Si as^rvi che in Scherma non si po6 essere coperti che in una
sola lìnea ; ftii spiego. Se uno resta in guardia col pugno alto col brac-
cio steso potrà essere coperto nella lìnea alta, ed in conseguenza re-
stare scoperto nella linea bassa, e cosi viceversa ; potrà coprirsi nella
linea di ia e allora resta scoperto nella linea dì 3^ e viceversjf.
Solo i Sigg. Grisetti e Rosaroll, dicono che con la guardia da loro
descritta essere coperti per tutto. La erroneità di tal proposizione, l'ho
altrove indicata, cioè a pag. 113, nota 8^.
[i) Tanto H salto indietro, come il raddoppio, si fanno eseguire an-
cora per fare^ acquistare agilità al corpo.
222
fn alcane scuole, il piastrone è cbiamato Peiio. Piastrone vie-
ne chiaméto ancora cosi quelle cavazioDi, e {Mirate ette tirano
gli schermitori prima di cominciare l'assalto. Dairesegaire il
Piastrone si può giudicare se uno ha ricevuto dei bnoui' prin-
cipi, poiché si vede la posizione delia guardia, del colpo tirato,
ed il modo di esegnire le parate. Vi sono poi molti Piastroni
che eseguiscono gli allievi, per esercitarsi nei eolpi, e nelle pa-
rate. (Vedi Gap. 7 parte 2»).
S 70. Dar cappotto. Si dice quaildo uno scbermitore batte
il suo avversario senza ricevere colpo alci^fio.
S 71. Tatto del ferro. Si nomina in tal guisa la sensazione
cagionata dai piccoli movimenti che si sentono fare sulla pro-
pria lama dall' avversaria, i quali v'indicano in certo modo la
volontà del medesimo. Dal tatto del ferro, ossia deUa spada,
ancora ad occhi chiusi, si conosce se uno domina i gradi del
ferro^ ed in quale linea uno si trovi, e quindi se l'avversario lo
stacca.
Il tatto del ferro non si acquista che in seguito di una lunga
esperienza, e se un mezzo vi è per acquistarlo più sollecita-
mente, è di avere una estrema leggerezza di pugno (1). Chi
possiede il tatto del ferro ha un immenso vantaggio.
§ 72. Mezzo allungo. È cosi detto il movimento che si fa
fare all'allievo nelle prime lezioni, per analizzare il modo di
tirare il colpo ed il quale consiste, nell'essere nella posizione
della guardia, alzare ir braccio armato, abbassare il sinistro, e
contemporaneamente stendere il ginocchio sinistro inchinando il
corpo in avanti (2).
S 73. Ritirata di vita. Si usa questa denominazione per II
movimento che fa lo Schermitore dopo aver tirato il colpo, e che
senza rilevarsi in guardia fa delle rimesse di mano^ opara; consi-
ste questa azione nel portare indietro il tronco, ed il braccio
(1) Che é quanto dire, tenere in mano il fioretto leggerissimo. In
un duello, dal tatto della spada si conosce con facilità, se l* avversario
é coraggioso, o nervoso; per esempio; se ha coraggio sì scorge quando
le spade sono a contatto; se V avversario s\ sente immobile, non è ner-
^voso, ed ha coraggio; se si sente, scuotere è nervoso, o pauroso.
(2) Si suppone l'allievo che tiri con la mano destra. Questa opera-
zione viene messa ancora in pratica, nei colpi d* arresto.
323
armato, d aentt moòyere i pieéii, piisgare ilgiapcchio 8ÌDÌ8tro,e
steodere la gamba destra, e net rifbtmia il colpo con il piede
destro, fare una battnta di piede, ed inr oansegoenza portare
Buotamente V atto del corpo in avanti.
S 74. Maneggio del mànico. Il maneggio dei manico consisto
oei differenti movimenti die si ftinnocon le dita, aHorcliè si
ha io mano il foretto, tanto nelle pfU^ nel ealpo^ e nelle pc^
rate, nei qoatl casi differentemente il fioretto dere essere ma«
neggiato, per esempio, nelle parate deve essere stretto il ma*
Dico con tatto le dita. Nel dare la risposta, Pannlaré, ed il
mignolo devono scostarsi dal manico, per potere dare elevazione
ai pugno e dirigere la pnnta iMssa; per le finte, ripdice è
steso, ed è il regolatore della pnnta dell' arme.
% 75. Maroiare in guardia. Chiamasi marciare in guardia il
movimento che fanno gli Schermitori, solla linea direttrice per
avvicinarsi all' avversario lo ohe fanno in vario modo, cioè por^
tando qualche vofta prima in avanti il piede destro, e poi il
sinistro, o viceversa ; mantenendo però sempre la medesima di-
stanza fra r uno, e V altro, come pure mantengono la posizione
del corpo, e delle braccia.
Nei princrpj fondamentali, il passo che viene insegnato al-
1* allievo, è poco mena di un piede. Dovendo poi avvicinarsi
air avversario nell'assalto, sarà a seconda della distanza ih cui
si trova, ma è. regola d'arte però, d'avvicinarsi verso di lui
a piccoli passf» e con molta circospezione, essendo questo uno
dei movimenti più favorevoli per il medesimo onde tirare ii
ooipo.
S 76. Retrocedere in guardia. È un' ottona simile ma in senso
inverso all' antecedente, e la fiinno gli schermitori come l' altra,
in due modi, o allontanando prima il piede sinistro dal destro,
e quindi ravvicinando il deatro al sinistro, o viceversa in modo
che vi resti fra V uno e Y altro quel medesimo spazio che vi è
qaando si mettono in guardia^ onde avere un perfetto equilibrio
per potere vibrare il colpo, se fossero inseguiti.
§ 77. Tocco di vmda. É il movimento che si fa con Ib
pròpria spada per scomporre quella dell' avversario onde faHi
adito a colpirlo; si opera col proprio ferro urtando quello no-
nieg in un mA ponto, e col pitUo^ o eoo It ^eotfa^ deUa 8|MÌ9t
(4i £pnao ancora deite pinrate di toc^o)..
S 78. Itolfuki :4f iiiede* Viaoe detto (X^sl quel moviBMinJte che
fa col piede destro lo schtrmitore rizondole dtienra alP incirca
4tte poJlici per lojbito ripesarlo.
Varie shk) J^. cagioni per cui ai eaegajsoe la BaUmia dd pi^
de; Per ^esempio, 3enrve per dar fermeiiva al corpo atte opfera^
liimi di preparazione al dolpo% come aarfM»e nej tacco di %pada^
mir intrceciaki^ nrt eopertìno ee^ ec; La qoale è sempro^ finto
nel primo laovimentab Serve per trovare fi giusto eqaiMirio essendo
in guardia, e dopo aver tirato il colpo ; ocMne pia v<rfte è fotta
nella fipta che precede il colpoi e eiò per maggioniieiite in^
gaonare 1* avversario.
S 79« Sforzo di ipada. S' intende oon qaeato qneir azhne
che aerve a levare la spaia avversaria dalla Unea dirottrice
aviaodoia» nel^c Unea basse e vioeveraai con esegnire uno
Striscio.
S 80» Ripreia di spada* È qael movimento che fa lo seher»
mitore, paasaiido la propria spada da una linea ali- altra^ cer-
cando quella avversaria, onde eseguirà una qualche operarioMw
S 81. Spratteo. Voce usata nella Scherma per iadjcare le
«Bgole che dà il maestro all'ailieKO nei primordii deN^ assalto
iebe (a col medesiliio.
S 62. Frase^ S'intende in Scherma eoo queslo vocabolo
Ufn seguito dioparaziooi fette ^enza iotermziouè , nd tempo
deHa lezione, o dt una posta in guardia in assalto.
$ 83. Ttrare a fondo. S* intende con ciò quando lo Scher-
mitore tira il colpo atendendo io avanti «I braccio armata« e
urtando in pari tempo in avanti un terzo di braccio circa il
piede corrispondente.
$ 84. Tempo di attesa. Si diatlngno cosi qud colpo che ai pre-
medita di seguire ailorohè T avversario si risolva dt timre una
stoceatp qnahinqna, e che viene sorpreso d^ altro in fampffi,
unito air ìn^uartOt iillò sbasso, o MUntaf^iataf cioè scansaodo
la spada deli' avversario. Quello che prende il tempo bisogna
che non aia toccato ; in assalto quello che tira in tempo ed è
toccato ha torta
$ 85. Sparite del corpo. Vengono cosi chiamate quelle azioni
B2S
ehe '81 esagttisooQO per lo più nei colpi di l«mpo «iva £af^
niooo parata, e smio io sba$io^ V m9$cart(k, e T intagUaki. L'if^
guarto<i Vintagliata la passata sotto, si possona «acguire aodie
di riaotapionc oiaia di aggreasioao; (Nai» è eoA della sbasso per-
dbè faesto noo paò eseguirsi che aapra un colpo tiralo dail*av-
versarioj. I sopra descritti colpi .astnano nella ctaaae di oon-
trotempo* /
S 86. Levare la misura. B il nifnfjiiie»to stesso che si h per
retrocedere in guardia. Questo si «può fere nel trovarsi troppo
«OTrati in misurd, Moie psh essere fatto con aite, aimulatido
di temere, e quindi sul momento che 1* avversario «i avanza,
colpirlo ove si presenta scoperto.
S 87. Rilevarsi in guardia^ È quel movimentd «he ai fa
dopo aver tirato il colpo, per ripreadeve la posisiane della
goardta;
$ 88. Parere H méMze contro. Sono ijiieUe parate che dalla
linea alta parano i colpi portandoli nella bassa, o viceversa de^
aerivendo un raezco cerchio.
S 89. Parate sefnplici. Sono le parale che si fanno^ aenaa
fiiT cambiar^ di linea il eolpo ove è tirato, voltando soltanto
la posizione del pugno. Queste possono farsi di toeeOj di striscia
e di opposizione, cioè senza tocco ne striscio.
§ 96. Parate di striscio. Queste si eseguiscono col forte e
eoi taglio della propria spada, sul debole di quella dell' avver-
aario, strisciando fino al semiforte deHa medesima senta deviare
la punta della propria, dalla linea direttrice.
$ 91. Parate di tocco* Sono quelle parate che si fanno con
un tocco sulla spada avversaria, senza striscio.
S 92. Graduazione detta lama del fioretto, o spada. La lama
del fierettot e speda è divisa in tre gradi, cioè forte semiforte
e deAofe. il forte è la parte che dalla coccia va fino a un terzo
di • lunghezza della lama, il semiforte^ e Y altro terzo, e da que^*
alo alla estremità è il debole. Col forte si fanno le parate, col
semifùrie rinviti, ossia attacchi, con T estremità del deiofo cioè
eoo la punta, per colpire.
S 93. Parata di posizione. Sono quelle parate che si fanno
senza dare uè tocco né striscio, sulla spada dell' sivversario.
$ 94. Controrisposta. Chiamasi oon questo vocabolo, allorché
29
326
ano dei schefoiitori tira nii oolpo« e die T avvaroarte lo abbia
parato e nsponda, ed il primo abbia fatta altra parata ed an-
ch'esso risposto.
$ 95. Cedute. Sono qaelle parate che si tmno riacqoistaodo
i gradi del ferro , sa di un colpo tirato di /i/o ' di spsda « di
meno legamento, o legamento.
CAPITOLO li.
•v0 mi tratta di eie che mmMiuàmcm la pwmtimm e«em»
siane della Seiieniui*
$ 1. Propostomi di scrirere, per quanto pote?a ripromet-
termi daOa tenuità del mio ingegnOi un Trattato di Schermai
divisai di far distinzione di ciò che propriamente ne costitoi-
sòe la teoria, dalla pratica: metodo a dir vero non usato da-
gli Autori di Scherma che mi hanno preceduto.
Avendo adunque esaurito ciò che al primo tema mi sembrò
appartenere, vengo ora a dar principio alla seconda parte, ove
tratterò delle cose più essenziali concernenti la pratica, ossia
h parte esecutiva della Scherma. Prima di tutto fa mestieri
ventre a dire della Guardia (1).
$ 2. Data a suo luogo la definizione della Guardia importa
ora venire a spiegarne il modo di esecuzione. Questa a buon
diritto deve riguardarsi come il primo anello della Schema
esecutiva.
Ed applicando T animo air argomento in discorso mi sembrò
essenziale V esporre i diCTerenti metodi, i quali come altrettanti
tipi, caratterizzano propriamente le singoli scuole. Ed è perciò
che io vengo additaocbne distintamente le principali che ora
esistono.
Non starò a prendere in considerazione la Scuola Spagm^f
(4) ioteudo dì aver scritto questo Trattato non per ì Maestri pro-
vetti io quest' Arte, ma per i Dilettanti, e per chi volesse fra gli Ama*
tori dedicarsi ad insegnarla, o approfondirsi io questa, k certo che
se uno non avesse nessuna istruzione di Scherma non potrebbe es-
sergli utile per l'Arte, ma solo per conoscerne la Storia, i Nomi dei
colpi e parate^ e le regole della medesima.
227
e Alemanna, Inglese poiché queste faatino adottato fi sistema
di quella Fraooese.
S 3. Guardia Fraivgbsb. Fra gli stessi Autori Francesi mo*
derni non si trova cfuella deridetabile aoiformità nella descri-
xiooe cb* essi- danno deUa Goardia*
Il Maestro la BoSsiière a differente del Maestro Lafaugire
ci rappresenta la Guardia Francese con il braccio destro più
basso e più difeso di quella di Lafaugère» Il sinistro al con-'
trarlo tanto elevato che oltrepassa alquanto la testa, vale a
dire tutt* afitto per aria, mentre Laftiugère non lo fo oltre^
passare T orecchio.
S 4. Se r uso servir dovesse realmente di ragione per giù-*
stificare il merito e la preferensa di un metodo, bisognerebbe
dire che la Guardia francese si è meglio di ogni altra, giacché
è la pia generalmente praticata, non solo in Francia, ma al*^
iteA presso le altre nasioni.
E bene, con tutto ciò io oso dire che alla Guardia Francese
deve preferirsi quella delia Scuoia mista Italiana, della quale
sarò in breve a parlare; intanto dirò.
$ 5. Dbua Guarma Italiana in genere. La Guardia Ita*
liana comprende due varietà, o, tre sé come scuola speciale si
voglia considerare la SieiHana come pensa il Sig. Florio (i)
il quale dice a In Sicilia vi é In Scuola cosi detta Nicosioia^
tipo della scuola Siciliana Scherma, il di cui fondatore fu Giu-
sgpHL YiLLARoiTA, Comunemente detto il JVicostolo, autore
della Scherma Siciliana.
Frattanto le due varietà principali e che costituiscono pro-
priamente due Scttole distinte sono la Napoletana^ e la Jftsto.
Sotto la denominazione Napoletana si deve intendere, ciò che
il precitato .Sig« Florio, in modo assoluto chiama scuola Ita*
liana.
Non può revocarsi in dubbio che fra i moderni quegli che
meglio abbia descritto ^ la guardia Napoletana , relativamente
alla posizione del corpo, sono i Sigg. Grisetti e Bosaroll;
della quale vedi F."" N"" 6.
S 6. Parlando della guardia ne consegue di dover flire come
(4) Vedi la Nota al Cap."" Z* di questo Tratlnto a p*. 89 parte <.«
2S8
deve essere impagnate H fioretto delibi guardia rinpoletara, tfg-^
giungerò ciò che gli stessi autori dicono al § M relatitainenle'
aH^ ultimo pimto.
« La spada, Essi dicom, sMmlrrbtvdirà nella se^tiénte manierar
9 Le due dita iudice, e medio si faranno entrare tra fé vette
9'fravet8dil e le parte concava della cocétal Esse abbraceie-
» ranno, dalla parte dell' Archetto dt dentro il ricosse in modo
» eh' egli ne sia stretto dal dito medio nella seconda' glutituiHf
»' e nella prima verso l' unghia dair indice, il quale cóIIh parte
1» esterna della sua seconda giuntura, tocca ti concavo dettar
» coccia per dare maggior forza alla stoccata. Il pollice poi
XK distendendosi sui lungo del ricassa dalla parte dell' archetto
/ » di fiion\ é fiM^endo riationre ali' indice, ed al medto, dief come
^ Sì è dettOi 16 stringono dalla parte opposta, cospira a^ moD^
» tenere salda la spada in mano. L'estremo del pollice, col
j» taglio dell'unghia, tocca il concavo della coccia dalla parte
if opposta a quella , ov' ella è toccato dall' itidfce , e tende a
:o raddoppiare la direzione e forza della stoccata. La manica
» resta ferma fra le due rimanenti dita, che la stringono al
» pari delia pianta della maìio, nel miezzo di cui ella ne dee
» giacere in modo, che considerando la mano, eome parallelo^
» grammo la manica dee segnarne la diagonale, restando II"
pomo intieramente fuori della mano, e propriamente venendo
» a cadere alia metà della larghezzsr del polso. La parte della
» veflte traversale, che è verso rarche|to di fuori resterà ì»
» quello spazio della pianta della mano, bh^ è fra il pollice^,
» e r indice, e sarà da queste dita tenuta stretta. La rima-
» neftte porzione della vette traversale, che è quella verso Vetsa,
» al disotto poggia solla metà del dito medio ed è dalla prima
» giuntura del suddetto dito ben tenuta. Dalla parte di sopra
» poi, verso il pomo, vi corrisponde la parte estrema delf^
» seconda giuntura del dito anulare. »
§ 7. Guardia Italiana Mista. La Guardia Italiana Mista
si può riguardare come una fusione della napoletana e della fran-
cese, giacché in molte cose partecipa dell' una, e dell' altra. Però
nella guardia Italiana Mista vi ha qualche cosa di differenza fra
le due indicate relativamente al braccio non armato. Ecco frat-
tanto la descrizione che io posso darne dietro la cognizione
pratica ehe ne ho: dico la (Tognilione pratica, non potendi^
aUrimenti, giacché non trovo antere che ne tratti.
Tanto il tronco che ¥ estremità inferiori nella gaardia di cai
si tratta, si tengano nella stessa posizione delia guardia Napo-
letana. Il braccio armato si tiene come nella guardia francese;
vale a dire piegato/ da formare ori angolo ottuso dt settanta gradi :
il pugno piegato però ih posiiione fra quarta C terza posizione,
cioè col pollice iti aria.
E riguardo al braccio non armato, la guardia Italiana Mista
presenta una posizione sua propria ; essendo che esso braccio si
tiene elevato e ripiegato in dietro, in modo che il pugno viene
quasi a riposare sopra la testa. Per questa tal posizione H mu-
scolo gran pettorale si trova molto disteso, la qoal co^a porta
il vantaggio che il petto presenti un minor bersaglio. (Vedi F*^ 8.^
§ 8. Dirò ora di passaggio, che tirando il colpo^ nella scuola
Mista' i) tronco viene portato in avanti più di quello che non
si suol fere dai Napoletani, e in Conseguenza tanto maggior-
mente dì quello che usano i francesi giacché questi restano in
linea verticale (1).
§ 9. Dopo avere esposto la maniera di stare in guardia con*
forine le reapettive scuole, diciamo ora quale delle indicate in
questo capitolo merita la preferenza.
Riguardo poi 8ÌV Italiana primitim, f della quale abbiamo
dato il disegno nella F.'^ N*' 6) e alla francese delle due io
credo doversi dare la oreferenza all'ultima o per esprimerci
con più chiarezza, siccome la scuoia napoletana rappresenta in
certo modo il tipo della scuola Italiana, perciò facendo cadere
il cofifronto colla napoletana medesima, ripeto so di questa ha
la preferenza la francese.
Ma se poi si vuole considerare isolatamente 1- Italiana Mista;
questa è alla francese; e aHa napoletana^ credo doversi prefe*
lire , come quella che schiva i difetti dell' una , e dell' altra
rtassumendo ad un tempo i vantaggi di entraiAbe.
E non é da riguardarsi altrimenti che difettoso il sistema
praticato dai francesi di restare, dopo tirato il colpo, col tronco
(<) Vedi le Figure nell' Alalanle N* 5, 7. e 10, che servono di con-
fronto con la Scoola italiana Mista Napoletana e Francese.
33»
io linea verticale, e di teoere il pugno sino al disopra della
testa, lasciando che la spada venga a formare un piano sover-
cbiamente inclinato* E certo che restando in questa posixione,
se essa riesce elegante , non serve però all' oggetto principale
(Vedi F.» 6.» (1).
Ed egualmente difettoso è il metodo della scuola dei pia
volte citati autori Grisetti e Bosaroll di tenere nella guar-
dia il braccio armato steso, e orizzontalmente in linea della
spalla, e tenerlo pure nel modo stesso quando è vibrato il colpo
(Vedi F.'^'N'' 1). Le ragioni in contrario le abbiamo esposte 1^
ove si è parlato della velocità al Capitolo 5"^ parte 1^ di que-
sto trattato. ^
Questi tali difetti dicOi vengono schivati dalla scuola mista,
ed usando essa invece il metodo di portare il tronco più io
avanti, che non si usa nelle altre indicate Scuole offre perciò
il varttaggio, che il colpo viene ad essere piii esteso di quello
che non lo è con il metodo de' suddetti autori» e T altro dei
francesi (2).
§10. Chiuderemo questo capitolo col fare qualche obiezione
ai Sigg. Grisetti e Bosaroll ove dicono, che stando In guar-
dia nel modo da loro indicatoy vale a dire conforme praticano
i napoletani, si ha il vantaggio di non potere essere offesi,
a Mentre essa garantisce, dicono loro, lo schermitore coir aiuto
» della coccia, e vieta ali* inimico di ferire se prima questi
A non fa precedere qualche azione di Filo , o di Sforzo »
(Vedi Trattato dei Sigg. Grisetti e Sosaroll ec. § 390).
Bispondiamo loro che non è necessario di fare un* azione di
Fi7o, di Sforzo nel caso indicato; ma che anzi si può be-
nissimo arrivare a colpire chi sta fermo in guardia senz'uopo di
deviarne la spada in vari modi, a modo di esempio con il colpo
di Passala sotto^ con il colpo d' Intagliata^ con II colpo d' In-
quarto ec. (Come ho già dimostrato a pag. 113 di questo
Trattato, parte 1^ nella nota 2^ cap. S"*). E concludo che con
qualunque sia il metodo, con qual si voglia scuola, la Scherma
(4) Tirato il colpo con questo sislema riesce troppo corto.
(9) Il Colpo così tirato non porta nessun svantaggio per rilevarsi in
guardia con prontezza, come cbiarissimamente si rileva neir^eseguir^
// salto indietro (Vedi parte 2» Gap.® S"* § 10 di questo Trattato.
231.
000 pnò mai presentare mezzi tali da potersi dire al coperto
contro qualunque colpo colla pura difesa della guardia. Che è
quanto dire collo star fermi nella posizione della guardia, non
91 potrà mai ottenere di essere per 1* intutto coperti.
Ora doyrò far menzione di un' obiezione che generalmente
liBinno i napoletani ai francesi dicendo essi , che questi con il
loro metodo, essendo obbligati, tirando il colpo di formare an-
golo, attesoché la coccia del fioretto francese per la sua picco-
lezza non è sufflcente a tener lontana dal petto la spada del-
r avversario, hanno perciò il disvantaggio di lascfarsi scoperti
dal lato opposto, e di dare minore estensione al colpo, per la
troppa elevazione del pugno. Si può rispondere a tali obie-
zioni; che nella Scherma si deve decidere del vantaggio mag-
giore minore di un metodo a operazione finita; e nel caso
in discorso T angolo formato dalla spada nell'atto che sL tira
il colpo non può essere disutile sabitochè l'angolo atesso al-
lontana dal petto la spada deir avversario ; se poi il colpo è
di risposta, V avversario ha terminata la sua azione, e dovendo
saccedere immediatamente dopo la parata, la risposta, che im-
porta l'avere un angolo maggiore di quello che io generale
usa la scuola napoletana. Anzi dirò che quest'angolo in tal
caso, impedisce le Appuntate^ che la Scherma napoletana pro-
fitta, e ciò giustamente, di colpire con quest' azione coloro jche
si staccano dalla spada dopo la parata, o non conservano esat-
tamente Y apposizione nel tirare la risposta.
Domanderò a chi pratica il loro metodo, che m' indichino cop
qaale azione di attacco uno possa garantirsi nel tempo stessot
quando è tirato un colpo nella linea di h^ essere coperto an*
che nella linea 3^ , o viceversa, o nelle linee basse ! I
In quanto all'obiezione del secondo caso, cioè della troppa
elevazione del pugno, i napoletani hanno pur troppo ragione.
Ma se la scuola francese ha i suoi difetti , né ha ancora la
Scuola napoletana. II mezzo di allontanare gli uni, e li altri ce
r offre la scuola Italiana mista. In essa osando una Coccia
fan centimetro, di maggior grandezza che non usano i napo-
tetani stessi) si può tirando il colpo, e non essere obbligati Ibr-
mare tanto angolo di che necessitano i francesi.
Yi è poi da considerare un' altra cosa quale sta a dimostrare
232 \
il vautaggio ddl» Scuola ItaUana Mi9ta, sopra |a napoletana;
ed è; Che il metodo che hanno i n^poIetQDi di |e^ar9i la spa-
da pel pugno porta a render difflcile df tiMre quando ai sia
serrati in nisara (1) mentre con la Scuola mista oiò rieaee fa«
cijei benché legajta, il manico pnò mnoversi pel pngpo in totte
le AirfiZìonh
CAPITOLO IH
Ove mi mpìetsm 1# ntaailera ehe deve m?|itl«mr«l pe»
bepie apprendere a metterai in Chnardia^ a Hareta*»
re, a fletroc^dierey Urare il eolpa 9 ed in altre a alò
eippieffa il niada di rilevarsi in guardia, ilraddop*
pia, il salta ifidietray e per fine la ritirata di earpa.
Il modo di porsi in guardia, di marciare, di retrodedere, di
tfrare il (H)lpo, di rilevarsi in guardia, il raddoppio, il salto in-
dietro e la ritirata di corpo, possonsi riguardare come gli ele-
menti fondamentali della Scherma. E siccome collettivamente
considerate queste diverse parti costituiscono ciò chè^ si com^
pete alla prima legione, per ciò ho pensato riunirle tntte in
un solo capìtolo, incomiuciado dallo spiegare il
§ 1. Modo di méttersi in Guardia. Per apprendere a met-
, tersi in guardia conforme l' arte richiede, è di sómma impor-
tanza di regnare sul pavimento una linea retta longitudinale
colla quale vuoisi indicare quella che altre volte dicemmo linea
dintlrice. Perciò sarà su questa linea che deve porsi in guar-
dia io scolare. Quindi egli deve situare il^ piede sinistro in tra-
verso alla indicata linea direttrice in modo da formare con la
medesima un angolo retto da ambe le parti II piede destro,
prima di mettersi alla posizione delia guardia, deve portarsi in
linea longitudinale in modo che il calcagno, e la punta del
piede ^iano sulla linea indicata ed il calcagno stesso a contatto
del malleolo sinistro: cosi i due piedi formeranno fra loro dae
aifgoli retti : la linea direttrice segnerà V uno dei lati di ciascao
(1) Vedi il Trattato di Rosaroil e Grisetti. Opera citata oap. t parte 1«
dal S SI 9l S S^-
adgoto. E il ndatleolo sitristro tapprésénteri r a^ilcè deir an-
golo ée^io confie def Ministro. Dòpo queste prtmé opera-
iìbnìj ìd posrfidhe^ in cof ^errà a trovarsi lo sòofafé sarà la sé-
gtìfeiìf(e4 Tétto li cof^ d^f^to in nhòdo ohe tirando una linea
dair octipitè venga a òaVhre (lerpendicolafe al calcagno sinistro.
Le spalle voltate in profilo in modo da trovare nella linea di-
rettrice. La feccia elevata ntl pldéd più del nfaturale!. Gli occhi
girali venoso la stessa Ifneà come in' àt{o df fidargli suH'avver-
safi^io. Le braccfa Stese \utiftà> là coscia mfa senza durezza. Il
palmo di ambe le rn'àni voltila indietro ; tenenfdo la' destra im-
pQgnAòf il fioretto coti leggerezza élùii che nò; ed in maniera
che il pollice resti disteso sul manico con l' unghia in aria:
la orano sinfistraf pof sostiene leggermetifte h lama presso fif
ponto dfl niiézzo (V. F.* N"* 66).
§ 2. EdegÉite queste prittief òj[>èrazfoni, sf. pass# àllef secoòda
potitzioùe nel tìsòéò iegoiente. '
Lo scolare senza abbandonare il fioretto, lo inalzi pestando
le bracòitf in liiodo che i) medesimo venga' a restale sopra la
testa nella linea della dirèttrfcè ( Vedi Fig. IT 67). In quesla
posizione lo scolare resterà fermo per wù momento dovendo
passare con una certa celerità alla terza posizione. Ouésto {^as-
saggio si eseguisce facendo scorrere la mano sinistra dal punt^
della' lama di sopra ihdicatò per tutto i! restante, abbÌ8in(!lonan-
dola atllEi sua estremiti. Nel tempo istesso lo scolare éoRa' die-
9tra porti la spadai in avanti, sitlo alta posizione' della Guardia,
descrìvendo co^l un tùétio ceróhio ih' modo cfafe b puhià re-
ati sulla linea direttriee (l) , il poriào' air altezza delTa mammella,
ed il braccio semfflesso. Subito dopo piegherà am^i i ginocchi ,
e cpiiiidi porterà in avatiti il piede destro tanto ehè dafP uno
diraRro calcagno vi corra la distane di. due piedi fh modo
ciìe il ginocchio diritto deve reistare perpendicolare al malleolo,
ed il ginocchio sinistrò, ai^sai piegato, deve èssere perpetìdfico-
lare alla punta del piede stesto ( Veìlf F.* 8). Ord dbilaaHdera il
lettore a che porta il resultato dei moVIttbritr fatti sin qui, o
a propiziamente dii'e, in qtìal posizióne viene a trovarsi l«r niano
sitiistr«t Eccone la delucida^iòhé;
Come abbiamo detto parlando delle varietà della guardia, la
mano' sitiiftra' sì tiene* oiW in una, ora in altra posiViòlle, con-
(4) Coi) il pollice rivolto in aria.
^ 30
234
forme la scuola che si segue, ma in tutte le scuole però tende
allo stesso scopo. Il braccio sinistro alzato serve di contrapeso
al braccio diritto, quando uno si abbassa V altro si alza, questo
movimento in senso contrario è. il bilanciere che ajuta per ti-
rare il colpo nel tempo stesso a profilarsi, come pure ajuta per
rilevarsi in guardia.
Per la diversità della guardia della scuola Napoletana, Fran-
cese e mista Italiana. fVedi F.® N° 6, 8, 9, che sono riunite
neir Calante). Se si tratta della Francese, scorsa è abbandonata
che si sia la lama nel modo di sopra indicato, la mano sinistra
resta nella posizione quale si vede designata nella guardia che
questa scuola rappresenta. Ma se si tratta della guardia Ita-
liana mista, abbandonata, che avrà la mano sinistra la lama,
con un moto di retrocessione, piegandosi in semicerchio; essa
deve venire a fermarsi al disopra della testa circa doe pollici
( Vedi F^ N^ 8.) col pugno serrato, e il palmo della mano
in aria.
Trattandosi poi della scuola Napoletana relativamente alla
mano sinistra, dopo la prima posizione si passa a stendere le
mani in croce, e mentre la destra resta in questa posizione che
è quella stessa della guardia, la sinistra si ripiega verso il
petto (Vedi F« N« 6).
§ 3. Eseguiti adunque i suindicati movimenti , lo scolare
viene a trovarsi nella posizione della guardia nella quale si
deve fare restare alcun poco di tempo ad oggetto di correggerlo
ove vada difettando. Il porsi bene in guardia, e T eseguire le
operazioni che la guardia stessa precedono per quanto sembrar
possa cosa di poco momento, in pratica però si riconosce
essere ben diversamente, e siccome necessita che lo scolare
abbia una bella guardia fa perciò di uopo che tutte le suindi-
cate operazioni, (non meno che quelli che ora siamo per de-
scrivere^, l'Istruttore le faccia ripetere successivamente nella
medesima lezione per cinque o sei volte, ed inclusive ripetere
nel corso di più lezioni.
S ^* Esposto frattanto ciò che concerne il primo elemento
della Scherma verrò ora indicando degli altri che ne fanno se-
guito, fra i quali ne viene.
Il marciare in gtAardia , movimento che lo scolare deve
235
eseguire portando il piede destro in avanti per lo spaziò di
circa un piede e movendo quindi II sinistro per uguale spazio.
Nel tempo però ch'egli marcia deve restare, riguardo l*at*
teggìamento, del tronco, e delle braccia, sempre nella stessa po-
sizione della guardia ; e più deve non sortire dalla linea direi-
triee; ed ancora usare ogni precauzione, onde il corpo non
venga minimamente a scomporsi : a tale effetto giova appoggiare
la macchina più sulla gamba sinistra, che sulla destra. Regola è
non pertanto, che dopo ciascun passo lo scolare faccia una bat-
tuta di piede ; il che pur concorre a mantenere I* eqt^ilibrio.
Vi è altresì un altro metodo di marciare in guardia, e con-
siste nel muovere il piede sinistro prima del destro portandolo
a contatto di questo; (ì ginocchi devono restare sempre pie-
gati) si muòve poi il destro ad oggetto di riprendere la posi-
zione della guardia. Questa seconda maniera in assalto subisce
una modiOcazione per tirare il colpo, la quale porta a fare un
movimento di meno per eseguirlo, cioè, che dopo avere avvi-
cinato il piede sinistro al destro, in luogo di portare questo
alla posizione della guardia, deve essere tirato immediatamente
il colpo; con ciò in luogo di fare tre niovimenti ne vengono
fatti due soli, e cosi tale pratica riesce molto vantaggiosa.
S 5. Retrocedere in guardia. Come per se stesso lo indica
il nome, retrocedere in guardia vuol significare quel tirarsi in-
dietro che si fa dalla posizione in cui uno si trova. In quanto
al modo di esecuzione, sono da osservarsi le seguenti regole.
Prima. Per retrocedere in guardia si porta il piede sinistro
indietro, alla distanza poco più di un piede, e si fa immedia-
tamente seguire dal diritto, conservando la distanza dei piedi
che avevano prima di retrocedere ; Seconda^ marcare ciascuna
retrocessione con una battuta di piede ; Terza , non strisciare
il piede sul pavimento nel moversi -, Quarta^ mantenere la po-
sizione della guardia sempre nella medesima attitudine, cioè le
braccia, il tronco e la testa. Diciamo ora di quanto altro con-
cerno i primi rudimenti che precedono Pesecazione del colpo,
cioè di queir azione che neir arte dicesi
S 6. Levare la misura^ operazione che consiste nel portare
prima il piede destro a contatto del sinistro, e quindi rimet-
tersi nella posizione della guardia, il che viene ad effettuarsi
é^
I 4
allopt^iiapdp saccesaWarnente i) piede 8iitis^*Q per qnel tagita
spazio cbp occorre ppr restare nell* in^ica^a povisiQoe.
S 7. Esiepuziqne del cplpp. |1 q^odp dj (iraire ì\ colpo, ossia la
s^pccataf nq|i fi pi(ò dire che sia nnq ed .|ivyaviabile, ipa vice-*
versa cafp|^ia, come la guardia coQfQrine le varietà (fello. Scuola.
Io non d^irò la fiescrizione completa d| cjascua metodo, qiia^
sto farò sojo riguardo la ^cuola mM(ai(a/ianq ; per tatto le al7
tre non accennerò che la varieté. Parl£|i^do del|a Scaola (raq-*
cese, già qna modificazione, q ^ì^^rsità s'iocominci^ ^ qotare
fra i due capo SQQpla della medesiiqa nazione, intepdo cifre fra
la Pqessieret e Lafaugère. Il primp n^\ t|ri»*e \ì colpo ci pap-
piresenta il braccio che impugna 1^ sp(|di| e|evato Mno a| diso-
pia della testa ; V altrq abbqnphè nel testo (p^gf. t98- fidiiione
^el 1^25) dica phe bfisògna stender^ il hraccìp di^tl^ elevando
il pfi^no il più alto possibilp, con tuttq pid v^^\\3^ ^ivpla che va
a(^ne9ss| all' qper^^, il pqgno ce lo presenta ^ liyeU<^ della fronte.
Cop^iderata poi in senso collettivo la Scuola fraqpef^e è diffe-
rente^, dalla Napoletana e dqjla Italiapa-mista sopratptto rigoaipdo
air incliDaziqne d^l tronco, piegatura ^ella gamba destra, e al*
braccio cQrxisppndent^« Frattanto queste tali differenze foglio
che da quello che pp|rei iq dire con le parole, il lejttoi^e, potrà
rilevare dal conffo>nto delle 0gure che rappresentftno cia.sqcino
degji indicati metodi e, scuole* (Tedi F.® ^'^ 5, 7 e ICt^.
E ^i^qardq la spuols\ Napoletana io fxedo non dovei* ti^la-
sciare di notare alcune espressioni; che in quantq 9| modo
di tirare il colpo ai leggono neirppera dei Sigg* G^isbtti e |lo^
^AROLL, Essi al § 74 dicono : « La stoccsita sbracciata con tutte
n le regole ac9ennate nel paragrafo an^t^cedeiute è invarìiibiie
f e4 in qualunque maltiera s^ voglia tiraiff; è sempre la stassa ».
Sia pu^e così , msi perchè po^ al capitolo V( dicona : « La
a stoccata) del cartoccio è più lunga, e pjù forte, ossia di ma^
r giore offeso di qualunque altra (?J e che ... . L' effètto di
« qc^esta stoccata è il più grande che si possa ottenere, meo-
c tre (aggiangpno es9i)« Si può senza errare confiderare qnasi
«tutto il corpo sovrapposto alla stoccata vibrata » (1). Se io
(1) Vedi l'Opera di delti Autori a pag. 90.
non mVipg^ano in qnpsiti due pp^i i np^tri autoti si meitoao
io j^otradizione ! /'!)*
S 8* Ci resta prm «| dire oi;i poeo più deit#gUat»(iieDtQ (iei
modo di vibn^re il coipp conforme fichipde , U soja^la jf^aliana
fnista- Già ne) capitolo antecedente parlando d^lla ;gfiardia Ài
detta scaql^ oè bp dato di ciò qri cerfno, ora re^sta ^d »asSÌMf>-^
gere; pbe fermatosi alcun tempo nella :po^izioo^ d^ll^ firiMir^
diario scolare per venirci a vibrare il qolpq,.dev(; giiPap^ }\ pu-
gno in posizione di quarta^ (con i) cbl^ i| ppkno delia mano avr
inata si trova riyolto io alto) se il qolpq ^| |^^ol dii^ìgere «èlle
linea di dmtra; se è in terza qDf||»()p ch^ sip dir^ttf^q ^jiai lif^
pea d| fwrif (allpra il paln^o della po^gQ arma|,a s| troya rivolto
a terra).
Popò queste prifpo moyimantp devei stenderai p i4are elevai
zione al pn^op siqo al livello del ^leqto; (gqpsti finovimenti der
vono farsi senza dare veruna scossa, e ciò per evitare di far t^^
re dell* oscillazioni alla punta della spada (2) come pure la spalla
non deve Rifarsi > V ele^va^io^e ppi si fa ad oggetto di domi*-
nare i gradi del ferro deir avversario) quindi piegandolo un poco
verso I^ linea di d^tro^ (o di fuori se è io tevm} \n modo
cbe la apada unitamente al braccio venga a formare uq leggero
aagplo^ (ciò che cjifiamasì opposizione) la qual co^ è necessaria
aù allootapsire )^ spada dell* avyersario 'dalla lioea d'offesa ed
anebe pef lasd^re lib,pro ^dito agli occhi. Fattq ci{is, allenai
il ijagpp distaccatolo dal mai^ioo del fioretto i due ^m anulaire
e auricolare, ^ o^iratto stessp diriga la pi^nt^ yefso; il pe^o
deir «vve^saifip. II^H' atto che eseguisce il movìpiepto del brac*^
ciò d;;s|^ro, incomincia la inanp sinistra ad abbassarsi stendendo
le diti con il palmo della mano girato vcfso |^ parte del petl^o,
portandola lungo la coscia, corrispondente, un popò però distac-
caci cime pure la ganiba sinistra deve qiiesta stei^dersi cop
forza, 9 come suol dirsi, in modo che essa venga a dare upo
acatto a tutto il corpo spingendolo in avanti restando fisso il
(1) Ved per il confronto la P.^-? neirAt&tanle, è la fA 4t a pag. 74
|a parte.
(2) Mi (ia permesso di fare q^sto paragone. Il colpo deve essere
liraio anio, come se uno volesse portare an bioobiere pieno d*acqua
verso il p<tto delP avversario senza versarne una gocciola.
338
piede; (É necessario che il maestro osservi, che la pianta di
questo piede riposi tatta perfettamente ai suolo, e che non
scorra, oè in avanti né indietro), cosi che questa estremità
viene 'ad essere come di puntello alla macchina. Il tronco deve
essere portato contemporaneamente in avanti in maniera che
la spalla destra venga a trovarsi in linea perpendicolare col
ginocchio del lato stesso; ad un tempo il piede destro deve es-
sere portato in avanti per lo spazio di circa due piedi, in ma-
niera che il ginocchio cada perpendicolare alla noce del piede
stesso, r attaccatura della coscia, ed il ginocchio deve trovarsi
orizzontale ; il piede nel portarsi in avanti deve quasi rasare la
lerra^ e restare nella posizione suindicata, s' intende sulla linea
direttrice. La regola vuole che dopo aver vibrato il colpo lo
scolare resti fermo in questa posizione ondechè, come si è
detto deir altra della guardia, il maestro possa correggerei
difetti (1).
•
Begapitolazione bei suddetti movimenti
I movimenti nel vibrare il colpo sono quattro; i quali si
giunge ad eseguirli con tanta celerità p^r mezzo dell' esercizio ,
che non sembra che un solo tempo. Però nell* istruzione è
necessario analizzarli. V Elevazione del braccio armato; 2" ab-
bassamento del sinistro {2) questi due movimenti si fanno ese-
guire contemporaneamente, 3^ Estensione del ginocchio sini*
stro. ( Nel tempo che si eseguisce questo terzo movimento ,
V alto del corpo viene a trovarsi molto inclinato in avanti; ìq
modo elle di già , essendo in giusta misura si potrebbe col-
pire), (3) 4** portare il piede destro in avanti. Questo movimento
serve per ritrovare 1' equilibrio, dallo scatto che riceve 1 corpo
nel tempo dell* estensione del ginocchio sinistro. E necessario
che l'istruttore faccia fare air allievo diverse battute (Di piede
(1) L' istruttore farà attenzione, che eseguito il colpo resi bassa la
spalla destra d^irallievo, per togliere la durezza nell' esecJzione del
medesimo. - '
(2) Si suppone Tallievo che tira con la mano destra.
(3) Eseguiti questi tre movimenti , tal posizione chianasi Mesto
Allungo,
destro dopo tirato il colpo, e ciò all'oggetto, di opnoscere .^e
ha equilibrio, quando queste son fatte con facilità sei^za portare
in dietro il tronco né piegare il ginocchio sinistro jl colpo è
bene eseguito, ed allora non prova nissuna ^(lifficottà net rile-
varsi in guardia; come alcuni credono per essere il tronco più
ÌD avanti del colpo tirato dalla Scuola francese, poiché Tequili-
brio è uguale ai metodo di coloro che fenoo tirare il colpo con
iJ tronco più sostenuto. Prova ne sia, che nel ihre il salto in'
dietro viene fatto con V istessa prontezza che lo fanno le altre
scuole e siano persuasi che V esercizio porta ad eseguire cose,
che a colpo d'occhio paiono assai difficili. Avendo dunque scelto
il medio fra il colpo fatto tirare dal Rosaroll e Gbisetti
(cioè quello a pag. 90 § 124) e il colpo fatto eseguire (dalla
Scuola francese, si é ottenuto con la posizione delle gambe imir
tando la Scuola Francese, la stoccata più lunga, però il tronco
più inclinato in avanti di detta Scuola, e con minore elevazione
di pugno di questa, è più alto della Scuola napoletana fossia
dei Sìgg. Grisetti e Bosaroll ) cosi si ottiejne anche per
questo Iato più estensione nel colpo, ed in conseguenza parte*
cipando il colpo del meglio delle due Scuole, questo modo di
esecuzione é da preferirsi.
§ 9. Rilevarsi in Guardia. Se oggetto dello schermitore è di
colpire il suo avversario, esso deve non meno avere in mente
il difendersi, perloché deve essere pronto dopo vibrato il colpo,
a rilevarsi e mettersi nella posizione della Guardia. Acciò ri-
chiedesi prima d'ogni altra cosa piegare il j^inocchio sinjstro
con forza, poi riportare il piede destro nella posizione della
Guardia^ ed in fine fer che il braccio destro riprendendo la
sua primitiva attitudine, si mantenga nella linea dirMrice; ed
in oltre a ciò richiedasi che il braccio sinistro sia riportatOt
con prontezza là ove la posizione della Guardia richiede; e
cosi si dica di tutte le altre parti del corpo. Tutto questo si
referisce al modo di esecuzione praticamente considerato. In
quanto poi air insegnamento, dovrò io qui aggiungere, che pri-
ma di far ripetere allo scolare 1* esecuzione del colpo, il Mae-
stro dovrà attentamente osservare se esso é rimesso in guardia
nel debito modo. Ed aggiungo che quando avrà tirato cinque
sei colpi nella posizione di Quarta^ le ne fiirà «seguire non
«4»
iifeno che ^tréttadr col pugnò ìq posizione di tèrza. Uopo tale
eseròitio èi paséà ài
§ lÒ. Salto indietro (1). Avendo già datò altrove la de-
fiotzioné) di qdèsiò movimento, ora altro non resta da aggian-
gè'^e, dhé lo scolafre deve quésta tale operazione ripetere più^
& pifi iolté éiécoVfiè serve* acconciamente ad acquistare agilità
é ad dti temilo à itaàntenère f equilibrio in tutti i differenti
ftidvKhentr occbtrbriti nella ginnastica df cui si parla, e può
alcltrné v<e' cénere utilissimo alfòrqùando si presenta il caso
di osseine tróppcf setratf fn misura , o di avere dopo tirato il
èòlpò scòàóe^tétà la spad!a in mano , poiòfaè volendosi rilevare
hi guardia nel mpr)dò ordiùario non sarebbe possibile forse di
garantirsi. Ecco 'A modo di esecutione, iti due tempi. Bisogna
diHzzare it corpo per uno scatto portando il piede destro die-
tro II' sini'iÌr(y;'(Cì8 cfi'e tfostìtuiscó il primo tempo j,e imme-
dfiatathenie queffò' siniisti'o dietro al destro per collocarsi alla
^$tzion^' dellià guardia, (e quésto costituisce il secondo tempo)
avv^rteii(fó cTi'ò nel primo tempo, bel moménto che si diriÌEza
it dòf^o, d^eve alzarsi accora il braccio sinistrò, e che deve ed-
àèré seWipré mantenuta la spada diretta al peùo dell'avversario.
Osservazione. 1 movimenti sopraindicati per maggiore fa-
diliéizioóe' si l^anriò eseguire distinti, ma' a' misura che T allievo
lirét^de^ agilVfii nélt* eseguire quésto salto, gli si h riunire i di-
versi nioviiViéiìti in un solò tempo. Siccome le prime volte che
si eàegùfsce^ que^ò* sdito è facile pefderé V eqàinbri'o , è neces-
iàty che* l^dlliévò ikccia su^'to una battuta di pleiìe per ri-
'cóih'por^f:
' S li. Come elementi della Scherma ed' appattehenti alla prinka
ié^ione, deVòtaó' annoverarsi il raddoppio^ e la ritit'ala di vùa.
^oti Starò ora a rfpetere la definizione di queste due opera-
liidni avendola d^t'd in altro luogo (2). Basti dùnque il dire che
ib que'Ste opei^aziòni \6 scolate vi si deve esercitare di buon
ora sfitti' dalie prime leeoni.
Per dar' fine a qaé^o' capitolò mi resta da' esporre alcuni
avi^éritìnmiL
m Vedi pftHé' % Cnj)! I. g 6«.
' (fi)' Vedi parte: SMt Cap. E §§'«8 é 73.
341
Nella matìiera che sarebbe a reputarsi strana Mea, se taloDO
proponendosi dì apprendere la ÌPIttnra, si credesse poter yeoire
eccellente io ({aest* arte solo collo apprendere le regole alla me-
desima attinenti. Cosi dicesi per riguardo alla Scherma, che mal
penserebbe chi credesse poter devenire vedente schermitore solo eoi
conoscere le regoleche alla Scherma si riferiscono. Ma egli è
al contrario, giacché per venire valente schermitore importa co-
noscere certi modi particolari i quali se in qnalchè maniera si pos-
,sono insegnare coHa pratica, riesce però male agevole V additargli
teoreticamente a modo di precetti. Con tutto ciò io mi pro^
vero io qualche modo dare alcuni avvertimenti coHa speranza
che dei medesimi giovar si possano non solo doloro i quali
vorranno apprendere la Scherma, ma altresì i maestri novellf.
§ 12. Ponendosi in Guardia si deve aver mente sopratutto
d' impugnare il fioretto con la massima leggerezza possibile.
L* indice* deve considerarsi in certo modo cóme il regolatore della
spada ; perciò deve tenérsi steso cosi, da toccare quasi con la
sua estremità la eoeda. Al di fuori dell'anello che è fra la
coccia ed il manico. Ed egualmente è d' avvertire che in que-
sta i^izibne della Guardia la spada deve essere sorretta pia
éhe' altro dai tre diti, pollice (1), (egualmente steso) anulare,
e auricolare. It medio finché si resta nella indicata posizione
della Guardia serve puramente dì appoggio perciò non deve
^ringersi. Ma la cosa cambia di aspetto subitochè si tira il cole-
po. In questo caso ; se si tira nella posizione dì quarta^ il dito
ihdice verrà a trovarsi al disotto, di laterale che era ; ed allora
stringe V anello e più dallo stato di estensione passerà a quello
di flessione, ripiegato a guisa d' uncino servirà di^ punto d'appog-
gio alla spada, ora sorretta dal pollice, ("che viene a trovarsi
nella parte laterale) dall' indice nella parte inferiore, e
dal medio; l'anulare, e l'auricolare poi abbandonano aflatto
Il manico della spada. Quando però si tiri il colpo nella posi-
zione di terza, il pollice sarà quello che dovrà servire di punto
d* appoggio, (guardando di dentro e nn poco in basso) V indice,
il medio e V anulare sono i diti che devono sorreggere la spa-
da : il mignolo resterà libero. Ai movimenti indicati a quest' ul-
•
(4) Quale deve essere con V unghia rivolta in aria.
81
fi)»
Aimo iparagri^ ai fii II rntfm d{ maneggio Si mmc0 c4 -è di
troppa ikupoctaatfa tehe io ^oiave .per tw^ n m e^er^i.
rAatri avviertiatfeoli. È sdebito .dj lOgBì tocm jmealrQ ji Ace
iMsii^QAi tsiie 1 firiiiieipi9iiti BoH' ftUoiin efi Xivmo lU tfìc4(>a,
jiiiaéAd il rpBgBo AMI atekio ogiiAhnmt» la^ayalla, il ebe è «nu>
4;ato difetto.
^Oomò a oontffaaaegn» ohe I9 seelaive liffando ji ^soipo ^ fosta^
^ fieila debita pMficlona, «dovrà fare ^cai pteda 40Btra <ioa ba<r
ìtala di pfade: diooa opiitrassegQ^ apposto perchè aio non pò*
4iè ' rintcirgl! (CfiianAo ?cI»o wìì» 4dbita poaitiooe 4ioa ai ifovi.
(Baf losampio se nel tirare il 'eoipo ò stata pertiKto troppo io
•àmpti il -piede destro, cioè ehe il gtooocbio HM ^ trovi per-*
p«adie(4ar0 aHo nooa ^Uo ^0990 piada, avrì^ diiBeaiti Mir^aa*
miria, Mme rpar rilts4^arai Hi [guardia*
Mv^^cua^ pura^l Ifoastvie aD#rQbè r allievo si rileaa i» Qmr-
dia 4i fìii|;li Aine <della battate dì pladfi, pe^bè 'paasa 90901-
alare >co8 preaiaiaiie la gioala distanza éei piedi, ^ed in :com&-
igoeMa il perfeMa (aqalKbria.; come aocora, allarcliè sarà iinol«
4)rato 'oeHa Jesiam, wi (»lpi di i99^amzi»ne (i) n^l prifoo
iinoviDiefitOy gii fora toe ima battuta di piede^ ed hi quelle
.aisìoM compatte 4i ire movimeDti; «alla finta cba pveoede il
ocipo, ì^ q/arìe aarvie a niaiitenive il corpo dm piomba ; ed lacco
la ragione dell'iaspartaasa di fcr ripetere molte voile allo. fcolam
questa battute di ipiede ; etechè «n rta) matada «ao i^aaga lap-
provQto ìdaj £^g(S^. Gfiisenv a Rosìmu « questo «flaotta tv» bat-
'tf tare (dicoflo ressi lal § '96) ei rende pasaotì» ci stapioa, •e ci
« aggns^ di jfpraa; .... ma il^ampo.èitrasloQatP nella Mcani*
« :pagna,ow!e incontrasi talona ide'Mssi, che oan lai ^p^^mettoao
:€ ài battere !Ì1 /pied&^c spesso ancora de* tarfeai npaHiiParcoi
« 31 frofa diSaoltò a mltif aria, a A tale obie^tione osserverò «che
(Se al .tratta ^di iim duello i padrirvi jnparicatì di cicerQaireil(P<)9to
4ove davia adirar >lqog0 nop ^or^harM^ nà nn pePtano, n^ o»
Jetto di iuoia (^) . • « ^si iooa ammettano le batlpte di
.piate : nieamiano nella ifintif; « addooendo per ragiajBe jebe tutto-
(1)Tedi parie 2a Gap. 5 § 47.
(^ ?edi Trattato. Nòrms mi duéUi, e aUifibiMhni dii fodrinidéi pfo^
fessuri A. Marchionni, e C. EnricheUi all' Art, XV. Firenze Tipografia
FioreUi Anno 4863.
2m
e oiè che mv 4 appUeabife alla pt^^tms 4Mto arftii ai dee
« sbandire come inatile, perificioao^. Itf fsdtl (cKcMd) cM tioii*
« a» avvede eh» M «omm del piede^ iii4fe# en^lpo finali; e die
« if nemico schermitore bflAi agH octfbi* ed> alfa spada, e non
« IQìèl ff qaesto- ftnte eM batlot«r di^ (M'ddfé? o> Tauffr m«gl{o^ ri-
sponderò io, se indica colpo finale la battuta df} ptoda ; V atvet*^
s8»to. cosi vorrk # eredef e, ehe h (liitai fiìdw siìr SMtfi tua col^o
pìasitivo e eon cA frfà fisetbiientd resteràr ioganwava; ìlaf éte
sesuei ri tnfttaieRrij'ni obieiiattiì se^da sa» K inatCRrtsteiiaa* deHe ra^
gioni addottet dti msM auì^vì sdiio si palpaibiti? Ftottostia! «g-»*
giangerò: die !• battuta di ^edei è' pMiteuv nel casd sa iMi**
catii 000 sdo, ma pat dìlkì Meùra ; 6be* la> bQttotia> di ffedr
viMea seoHaaptrre Y avNieraarlo tutte' le' tolte c^' sia a^imnp»-
guata cao un iiu>vimeat(> dt sfiadW: la btttata^di j^teAs sMve ali-
tresl acconciamente invitando 1* avversario a tirare ; cornea pixm
offre il. fftiitftggia di riposarci i corpo dopio esser resisti per
quolefaè tempo neHa madeaififa pdsirioiye*, dii<6^ purt^ etm^
quando in na msaUa st» è necessitati di retrooectei^e , coli hv^
una badnta- di piede, più facilmente c^ si tr<yva in eqnftlbftoi
CAPITOLO IV.
Del modo di eaegruire le pavatc loro numero,, e
distinsloiia
Si. Le pacate sona mavimeoti fatti con la spada per i quali
si allontana» o sehermjsca il colpo^tiratio daU* avversario;, ed ò
necessario V forse, sapere pia qjaeste ohe» » colpi, per 3' cbo* w-
maestro di Scherma deve su questo proposito impiegare tu^te
r attenzione possibile^ Difetti^ a? che. cosa gioverebbe il tirare
un colpo, con prontezza, con precisione, o^ io uaapaj^ola, a che
gioverebbe Y essere valente sdifirmìtore per I* una parte qiaando»
si mancasse neU* altra che, concerne il modo» di parare 7
Io frattanto verrò ora a dare i^ precettK relatirvi. al taodo di
parare, e indicherò le diverse specie: delte^ parate.- Ma debbo,
yerò ai^vejrtire ohe a poco gioverebbe la teoria^ semmai an con-
tinuata esercizio^ E basii questa semplice viflessione. Una pei;*'»,
sona ancorché inesperta può essere capace di vibrara an colpo
ma non cosi egoaJmentd, 1' inesperto può tf eversi pronto ,ai
ripararlo.
244
$ 2.. Enumerazione deUe parate. Le parate feniilici si pos-
sono ridarre a otto priocipali e sodo
La prima, la secondo, la ierxa^ la quarta^ la quinta^ìà teski,
la setlima^ e V ottava^ più la 4"^ Aassa.
Le medesime in pratica possono prendere ciascana le deoo-*
minaslonì seguenti.
Di posizione, di tocco, di striscio, di cedola semplice, di
ceduta df cirix>lazionet di volante semplice, di volante composte,
di due parate semplici, o di una contro, ed una parala semplice
e delle parate di raccoglimento. È d'avvertire però, che le
parate di terza^ di quinta^ e di ottava^ vengono escluse come
cedttle; quella di terza viene sostituita dalia ceduta di sesto*
La parata di quinta ; per non essere atta a prendere un /Me
di epada^ e quella di ottava viene sostituita dalia ceduta di
seconda.
Ognuna delle parate indicate ha la sua mezza-contro, e la*
contro questa conserva però, il nome della parata, dall* attacco
in cui è fatta; per esempio si dirà contro di quarta partendo
il colpo dall'attacco di 4'^. Non cosi della mezfla-contro ma
dalla lìnea in coi finisce : per esempio dalF attacco di 3^ venisse
tirata una cavazione e questa fosse parata con la 2^ questa si
chiamerà mezza-contro di 2^ .
§ 3. S'intende parare dì posizione allorché non si fa altro
che prendere una delle parate indicate, senza altro movimento,
jcioè senza avanzare, e raccorcire il braccio, ma solo formando
un po' di angolo, per allontanare la punta della spada ove è
diretta.
§ 4. Di ceduta. Si dice quando invece di parare di posizione,
si ritira piuttosto indietro il braccio, con il che si viene a riac^
quistare la graduazione della spada. Questo genere di parate
si usano solo nei Fili di spada, i quali possono aver luogo nella
linea alta, tanto dentro che fuori le armi, come pure nella li-
nea bassa dentro e fuori le armi.
§ 5. Di Tocco. Si dice quando si devia la spada nemica in
un sol punto: ma però movendo il proprio ferro con energia.
§ 6. Dì striscio. Si dicano quelle parate colle quali si allon-
tana dalla linea direttrice il ferro dell' avversario «on vibrazione
un
percorrendolo cdi proprio forte dèHa parte del taglio, (M*eRdeirfo
dal debole verso il semiforte della spada nemica.
S 7w Di Dotante ^mpAl^e. Questa si esegaisce come la |ianita
di Ceétutà, meno che sì fa a ferro staccato ; eccettuate però fe
parate di Settima e Ottava.
$ 8. IH Mezze^ontro. Le parale di Mezze-cotitrò hanno
laégo in- dhersl modi ; tofte però descritono un nìezzò cerchio,
pìh o meno marcato; e vengono fatte parando, o dàlia linea
bae^ andando nella linea alta, o viceversa. Facendo cambiafre
di linea la spada nemica, cioè dal di dentro al' di fuori, ed al-
cune non cambiano che dalla linea aìta,^ nella bassa, o viceversa.
S 9. Di* contro. Si eseguiscono come sopra sì è detto, nelle
olio prfifcipali pósiziom, ed ancor queste si fanno di Ponizione^
di Toeeo^ di Striseio, e Volanti, mai di ceduta.
É una parata colla quale si viene ad imitare 1* azione stessa
che r avversario fa nel tirare il colpo di Cavazione. La parata
si fa ugualmente coir eseguire il movimento djdlla CavaziàM
per raodci che l* uno, e T altro ferro de* combattenti, dopo IV
none si trovano nella primitiva posizione. Ma è d'avvertire che
può conservare sempre questo medesimo nome dì Contro ancor
quando il colpo sia tirato in mòdQ divèrso; che è quanto dire.
Per parata di Conerò propriamente si vuole intendere, quella
che si k quando la punta della propria spada viene a descri-*
vere un cerchio, e che porta la spada nemica dalla parte con-
traria da quella in cui era diretto il colpo, ed è per ciò che
prende il nome di Contro.
§ 10. Volanti composte di due parate semplici. Intendi con
questa denominazione una delle più stupende paréte potendo
con essa facilmente disarmare V avversario (1) In quanto che
dopo avere effettuata la parata dì tocco volante, immediata-
mente si passa la propria spada sopra la punta di quella del-
r avversario dall'altro lato, dando uno striscio: che è quanto
dire 9 deviando la spada dell'avversario, prima. da un lato
(4) Questo disarmo viene facile con quei schermitori, i quali non
hanno 1* uso di legarsi la spada, ma bensì ancora che sia legata, re-
sta facilaiente scomposta in mano.
GM Ofk toGO0 , (fulfidi 9Tiaflièk d^i lato onpMd^ can uno»
striscio (1).
S U . Foiofi/i dt Confrd <k leecé, e «lfifm> cU parola leMpMee.
Si fth la p«rat» d* CatOroi dando Wtaacù t)6iiiin(««. qniadi aattaor*
do con la propria spada sopra la patita dall' alUdi,. A dallo aMf
scio dalla paite opiosta, con la panata aemplkie:*
S 12. C^ifUe^ di ekoùlaziom. Si cUaniaa» co«t fiiesfaar «Mia
due pacate che albre la cadota, ordinaria, per ma^RM) di DniiHK-
vimeoto senia imtrroKioae» vengono» a< pattare la i|Mida Be«iiM
in un* altra' liaeak. U^a prende il nome di dreolai^m di $é9on^
da in qìAarla, /* aUra di eirceUaiotm dt MUma. in f#r;sa. ÌJk
prkna di queste para^ il 1^o> di ^^da liratte nellaN lima bona
tum'h L^altra %ueli colpi di FUo d» ^Midn tiaali^ noHa ttnanr^MM
dentro, come pi^ye qnelii tirati nella lima. aUa fumi le armi
Frattanto prima di dire eome devn asegpMrsi eiaaeaiiai dalle
parate aempUci ^ed^ prozio dell'opera! il fav pvaoadare 00
breve nqiionamento.
§ 13«. Lo» studio della Scheima raechiada* in aa- il irifiUen
scapo '^ d* insegnar^ a difendersi da una» aggressioina ; di ridncm
ad essere atti a sostenece un duello^ aha salto queste ponta di
vista rappresenta un regolare comhattimeiita, ed è. perciò' lifis^
rtUle alle cose della goevra : e infine quello dt abilitare ad or
sea^plvce esercizio ginnastico, SeciMida i. modernj) G<^tnnxi la sto*
dio della Scherma^ ba per oggetto più che attrc^ If ultimo indi-
calo eseraizio. Ma in qjaestaUiimo scapo; viene tacAtamento a
comprendersi il primo, d' imparare cioè e difandeasi^' fereiò si
è> sempre CDnservttto.il nome d» parata di. prtmn per essene la
prima positioaa naU' impugnare la spada per tiraala da) fodaaat
a quella ebe tal sarebbe nel senso- di difesa, ma che nel: senso
ginnastico si usa posteriormente aUe altre; ed in vane ai suoi
dare il nome di parata di' quarla a qneila che ò; la prinia* a
mettersi in esecuzione cioè la parata che ai pratica contrae il
colpo diritto tirato nella linea alta di dentro ossia di quarkn*
Quando si dovesse apprendere la Scherma collo scopo esclu-
(4) Quesle panile si eseguiseono sul coipo di Ciavazìone; B se' V a^*
versario avesse tiralo il Colpo di 6r>la di Gaysafone, e Cavazione^ con-
questo modo di parare, sarebbe difeso anche da tal colpo.
2«T
^tvo Aj mptmfi difendere da art* aggres^ne ^eonverretibe ince^
iniociaKe questo studio coi menarsi ifidl* attlUidiiie «di BqiMririafé
ia sptiU ; apKst' attttadìf» v^ppresonta ^anrvnto te posisionedel
ppgno dalla parata di prima. Ma invoca lo stadio tIeHa Seherma
iiolili puatfea oclkiaria indoaameìai oon la postxione tdeila Guan^Hu
eome a sua 'luogo abbiamo teduto : 4Siò sta per rappresentare
r>Mto di «venite a siagotar temooe (e con qneA» me|x>do ia
pavei» che >per ta prima «s'fRsegiiii è qaena a cai suoi 4are
ti «fwae 4i forato di quarta) E di to€! se lieo si riSetle si
iBOferÀ ohe ipià fer servire ^1 duello, ohe ad altro, è sitata tì<^
dotta 4a 'Schfmia a atudlo pratico. Ma troppo iìoI ci dififonde^
remmo se minutametlte volesse inprenéere a discotefre i diV*
fetonti metodi « donominotiooi piii ^ meno knpTopi^iara^te
usate nella Sahofmo. Quantunque queste denornhia^toof non
corrispondano all' ordine pratico, con tutto ciò Bared)bè un ao^
oaasocire «onfosiooe, in kiogo di to^lidrla, «qoando si tolesae jn-
troinTro camlnanioiito iielt* uso ormai inveterato, meno «he non
fi vaia -fM v«ntfl|;gio iioaiijìvio. Spero frattanto , ehe i ^empiiti
srifaiariniefik] qui «dati iieno bastanti a prevenire le obìetìoiU, e
ad ma tempo ^a eMarire V argomento di cai ri tratta (Vi).
io 'intanto oomiocievò dal dare 4a spiegazione delie parata 'di
posizione iieU%ordlii>e clie segue.
$ 14. ìfiaraiùa di quartu- La parata di quarta oerve a diw
fendersi da tetti i oolpi tke Tengono dirotti nelta linea 4rf((t
dentro. (In questo ^caao si supponga essere rattaceo noHa linea
oite dt fuori ossia di S* e dhe SI maestro tiri ona camskfne^
ooHo linea aita di dentro. (2) Il «nodo di sua eseeoriorie è il
legunte. Stando tieHa fiosivione «della €r»ar((ta, quando A é
(4) Lafaugére per render ragione delle dìffereati denomlnazipoi che
si danno alle parate, trattando della parata di prima egli dice, che cosi si
dhìaecia perdtió i^ppresenta il ipovicnento che natarsHnenle fa T uomo
di porture Je tmm vonao «li -ooclhi soMto che ò .veaelo alla Imco. {¥^i
Tri^ JP^rìgi 4 895. Pag. .3^). Se qye^ta spiei^ione é ^jjpsta p n^ U^
scio giudicarne ai lettore.
(2) 61 può fare eseguire la medesima parata anche essendo nella
linea di quarto, ed allora il maestro tira il .colpo dirlllo in questa Ii-<
ooa. LMai^s^ difiertn^a oioèiove€e<daUa'Cavitff^e,4»uè essÉre.liraio
il golpe dlriUo PfiUa C9mjbio$ziooe della parata di Tenz9.
34«
\
per parare an eolpo tirato nella indicata linea s* incomincia col
fere scorrere il mainico della spada dentro il pugno tanto che
il pollice venga a contatto della coccia; e stringendo tutti gli
altri diti, si rivolge il pugno stesso con le otighie in aria, si
porta la mano al livello della mammella sinistra, e ad an tem-
po il cubito verso il petto. Con questo movimento la puntar
della spada deve trovarsi rivolta verso gli occhi deti' avversario:
e piegata per modo eh' essa Insieme coli' avambraccio venga a
formare un angolo di 125 gradì (il pugno rappresentandone il
vertice); ciò poi che sopratutto importa avvertire è, che la
parata deve farsi sempre col forte della spada, sopra il debole
di quella deir avversario. (Vedi F.* N" 5«3.
Questa sarebbe la parata di quarta di posizione^ ma ai p«ò
fare, come si è detto anche di Tocco^ o di Striscio, come ve-
■
èremo in seguito.
§ 16. Parata di terza. Si mette in esecuzione questa parata
per d^ndersi da tutti i colpi tirati nella linea alta di /Vtorj.
(In questa combinazione si supponga V attacco neHa linea a/^
di dentro ossia di 4^ ed il maestro che tiri una cavaùone nella
linea alta fuori le armi) Si eseguisce girando dalla posizione
del pugno in guardia, il palmo della mano in modo che le Qn-
ghie sieno rivolte a terra, il pollice quasi orizontalmente pie-
gando un poco il braccio. II pugno poi dee alzarsi sino air al-
tezza della spalla, ma uh poco in fuori; nel tempo stesso che
fessi scorrere, come nella parata di quartat il manico della
spada nei pugnot,:teBendo la punta detta medesima, dirimpetto
bgli ocelli dell* aviversario, questa come V altra parata di sopra
descritta. ai può fare cosi cioè di posizione ed anche di toeco^
e di striscio. S* intenda avere eseguito cosi le due descritte
parate di posizione (Vedi Figura N° 5Ì).
§ 16* Varata di prima. La parata di prima sì può usare
contro i colpi che vengono tirati pel la linea alta di /'tionV che di
dentro ed in questa, tanto nella linea Bassa come nella Alta.
Il niodo di sua esecuzione è il seguente. Si supponga nel primp
caso essere in guardia n^H* attacco della linea iì^ terza, uno
tiri il^ colpo diritto in questa linea, e 1* altro* volendo schermirsi
con la parata di prima questo colpo, dee girare il pugno con
r estremità del pollice rivolta a terra^ avvicinaddolo nel tempo
249
sttisso all'occUio sioistro; eo4 la ptUQta della spacca « troverà
rwQtta a terra» e la spada dell'avversario cpn questa parata
vjieQ^ 41 itvjf^v^w ^ella linea di' d^ro, e non più n^lla Uaea di
fuQfi .Qv£ «ra stato diretto jl .colpo. È d'avvertire elio V on^
gbia deil poUice stesso dev^ restare 4i faccia al medesinno oc-
chio alla distAQsa di «circa otto .dita : il gomito più |)asso della
spalla e del pugno, in modo >che V avambraccio vooga e fbicmace
un piano iflcUn^t04 ed un piano inclinato da^ formare p^re la
Spada, ma ,celativ^mei»t0 a quollo .d«ir avambraccio, peroiò il
pugno che serve di putito di divergenza le queste due diverse
inclinazionij, verrà piagato in forma di arco. {Vedi Figura N" 52).
JCssendo neir yAtacco stesso, cioè di 3° ; V Istruttore tirando «ina
icavaclone nelja lìnea di ¥ ; l'allievo eseguisca la parata ^«el modo
«tesso cbe T antecedente, cosi avrà eseguita la parata di t^oon
la differenza, (che la spada avyep^arie resta nella Hoea di dentro.
Nel secondo ^caso volendo faro eseguine la medesima parata
semplice, da un altro attacao, cioè da quello di Seconda, ^ di
joUaioa9 eoco 41 modo da praticarsi. Essendo in guardia neil'.at-
taoco delia linea bassa di fuori ; uno tiri una tavazime nella
lÌpeQ di dentro, ^ U colp<» di tagliata sopra il pugno; l'altro
ritii^ndo il braccio veJiga alla posizione descritta oel modo di
^pra, olle avrà ^seg^nita la parata io discoiiso. Si oisseryi che
adesso la Sparata ,non 'fa cambiare di li^ea la spada d^tll'i^^i^r-
sario, come nel primo «aso.
ÀW)eriivMntQ. I sig^iori Bos^EOLt, e ^Srisbtti som di pa-
core che la parata dì pri^fia non debba annoverarsi fra le «pa-
rate di itipo ItaljaiM), che .forestiera sia, di cattivo oso
debba repntarcii. Certamente che (nel modo con cui essi la de-
scrìvono è iiu<wa, e ad un lempo svaiHaggiosa. Essi dopo avere
descritte )le parate delle quali credono dontersi far uso prose-
gaooo dicendo : . # • i« Ma cqrirendo gli uominri dietro le no-
^ vita ed io g€jnerale apprezi^ndo più le cose mediocre altrui
a che le buone del di loro paese, hanno alcuni Italiani intro*
<r dotto nella Scherma una certa parata a cui vien dato il
ff nome di prima.
« Supponete, dicono essi, che vi venga tirata upa botta di
/i Cavasnone in dentro. Invece di pararla, come abbiamo finora
« detto, dojvete alzare il pugno fitio alia vostra froiite, girarlo
32
/'
2S0
,c di prima abbassare la vostra pnnta e stringere la spada vi-
«r nina al vostro petto, col drizarvi un poco in piedi. Fatta
« questa operazione, staccherete il ferro, e risponderete di
« prima* Questa è quella parata, che chiamasi di prima. Ri*
« flettendo agli spazj fucilmente concepirete che quando stac-
« cate il vostro Terrò per rispondere, vi si potrà appuntare
«r inquartando, ed allorché parate stabilmente a questa foggia,
« r avversario potrà volgere il pugno in seconda tirandovi la
« fianconata esterna ; o pure cavando da sopra la vostra spada,
« farvi il cartoccio (1). »
Intorno alla parata di prima occorrono alcune considerazioni
riguardo alla sua derivazione come riguardo al modo di eseca-
zinne. In quanto al primo punto, cioè alla derivazione debbo
dire, che la parata di prima non è una nuova invenzione né
di origine straniera, giacché si trova che gli antichi autori di
Scherma cioè Gapofehro (a pag. 44 del suo Trattato) e Fabris,
ianno fnenzione di questa parata. Il maestro Angelo nel suo
trattato di Scherma pubblicato in Londra nel 1763, fa eseguire
la parata di prima quasi come si pratica adesso. Angelo è
Italiano; nacque in Livorno nel 1716 e mori in Londra lì 11
luglio 1802. Sicché quest* autore era contemporaneo ai Grisetti
e BosAROLL (2). Bisognava che questi autori, Bosaroll e
Grisetti prima di esprimersi nel modo che fecero, si fossero dati
la premura, non solamente di aver consultato il poema del
Tasso, ma che avessero ancora letto qualche trattato di Scherma
più moderno, ed allora non sarebbero cascati in questa solenne
assurdità. Ci avessero almeno indicato da qual trattato hanno
estratta questa parata da loro descritta ! Dunque questi autori
erano ben essi Italiani; e perciò manifestamente falsa apparisce
l'asserzione dei Grisetti e Bosaroll sul proposito delP ori-
gine di questa parata. In quanto poi al modo di sua esecuzione,
non v*è dubbio che la parata di prima' coli* andare del tempo
(1) Vedi la Scienza della Scherma di Rosaroll e Grisetti a pag. 4 29
§ 494.
(S) Gli autori dell' Enciclopedia fraucese, preferirono questo Iratlato
per corredare la loro opera, dicendo nou aver trovato di meglio. Gli
HUtori di questa Enciclopedia furono i primi filosofi di quel tempD.
281
ha soloite delle modificationi ; ma qu^I tal metodo proposto dai
precitata autor!, per dir vero non so da dove ala scaturito,
giacché non trovo autore, quantunque molti ne abbia consulta-
ti, che ne dia conto nei modo dai suddetti indicato.
Concludo che nella parata di prima secondo il metodo gene-
ralmente praticato non si dee staccare il proprio Terrò da quello
dell* avversario nel tirare la risposta né cambiare per nulla la
posizione della persona.
S 17. Parata di Seconda^ Questa parata serve a difendersi
dai colpi che vengano tirati nella linea bassa di fuori. Noi
stabiliremo in questo caso essere fu Guardia neir attacco di
Seiiima, e che sia tirata una cavazione nella linea bassa fuori
le armi, li modo di sua esecuzione è il seguente; Dalla posi*
zione della Guardia indicata, si volge il pugno in modo che il
pollice sia rivolto a terra e ali* altezza del fianco portandolo in
fuori, sino a tanto che si possa allontanare dalla linea direUrice
la spada dell* avversario, mentre si dee sempre tener diretta
la punta della propria spada verso il ventre del medesimo ed
un poco più alta del pugno (Vedi F."" N^ 53.)
Acvertimenlo. È altresì d'avvertire che la Boìssiére descrive
la parata di Seconda differentemente da quello che noi abbiamo
detto. Almeno cosi apparisce dalla figura disegnata alla Tavola
3^ del suo Trattato (Vedi F.^ II). Lo stesso la Boìssiére frat-
tanto apprezza (1) molto, e con ragione la parata di Seconda^ e la
propone contro coloro i quali tiralo col braccio raccorcito, e col
pugno basso ed in fuori.
$18. Parata di Settima* Questa parata serve a schermire t
colpi diretti oella linea bassa di dentro. Noi supporremo in que-
sto caso che 1* attacco sia in Ottava^ e che 1* avversario tiri una
Cavaxione nella linea bassa di dentro. Per eseguire la parata
di Settima fa uopo elevare il pugno fino all'altezza della mam-
mella portandolo piuttosto in dentro (dal lato sinistro) e girare
il pugno dalla posizione dell'attacco in quella di Settima sin-
ché il pollice resti affatto lateralmente, e le unghie degli altari
diti in alto. La punta della spada dee, fermarsi sulla linea dt-
rettrice rivolta verso il fianco dell' avversario ; il braccio un poco
(1) Vedi il suo Tratlalo a pag. 14, 78, 102, ^U e 116-
352
raccorcito. Onesto colpo può essere difeso anehe con I0 pftràUl
di t^ eseguita nei modo hidicato (Vedi F"" N"" 54>
Aìft^rtimento, Alh parata di Settima it Grisbtti e Bosahoì.!.
danno il nome di parata* di Accora. Il Capitano De Bast la
chiama sectméa^ Bo'issiéRv Menato cetehioy cottie pare
Lapavgérb (1).
$19. Parata dS Sesia. No» snpponghiamo essere in guardia
nell'attacco di quarta^ e che T avversario tiri oaa CtMoaitine
rrellft linea df terza. Il modo di sua esecuzieoe* ò il' segiei^te.
È d* noptf etfettuartà còl braccio raccordto portandolo un poco^
in foori, eoi pdfgno all'alteirsa della spaHH diritta, giralo in
posirioo€j' ài quarta^ cioè conf le mghie rivolle in aria, la pntu
della speéA kMì della Unea dUrétifiee (cioè a divina) ed etevata.
La patata* di Sesta serve eonlro i colpi diretti nella Ita»
alta di ftÉort: mn si eseguisce che di posisione^» e si fa c»l
ùttf hìs0 dellff spada, m>entre in quasi tutte le altre parale,
meno che nella Ottava, si pira con' il taglio (Yeti ¥,^ S5>
S 2&. Parata di quinta. Qdesta serve df parare i colpi di^
retti nella lined iassa di fuùri, ed iU' speetal modo quegli ti-
rati a bradcìb raccorcito, e che vengoto diretti di sotto iot su.
Si supponga essere in guardia (léU'attéc^ di Settima 4 e chd
l'avversario tiri nm Cdmzione pih bassa di queila che estate
tirata liPel' c^Ipo che fu schermilo con la pacata di Secmda.
Questa^ ptuMei si eseguisce, portando il pugno dalia posizione
di Settima al di sotto del fianco diritto : ma un poco più basso
di quello che si suol praticare nella parala di Seemda, dalla
quale differisce dalie altre per la' posizione, giacché ndlla< favata
di O^tnta St gira il pugno in Terza cioè col pollice orieonial-
mente, mentre nell' altra dt Seeanda V indicato dito guarda in
basso; di più nefla parata di Quinta il pugno sf appreasa atlld
coscia. In questa parata la punta della spada ò inclinata lierso
la terra.
Ho creduto bene vlmire con quest'analisi a mostrare la* dif*
ferenza che passa. ft*a la parata di Quinta, e quefla di Secmia^
(Vedi F.« 86;.
»
(1) Siccome tutte le parate sono indicale per numero, questui pure
r ho indicata col nome dì 7* la quale da altri viene chiamata 2^ o
Mezzo Cerchio Ancora,
«ss
S ìM. Parata di OUava. QMesta ^Mata non dilbriace éa
quella di Sectmda che per lapcAiBiane M paga*, il filale ndhi
parata di cai ora si tratta si gira fai QuartM\i cioè eoa le mi*
ghie in aria ; mastre io ifoelia di SeeMda ai volto eella poal*
zione che porta questo stésso Dòlaei. La parata di* Otturom %\
matte in esecuzione contro i colpi diretti nella Linta has$ak di
fuèri, e si eflbttaa eoi filo fal$9 della apada, e si praklaa tutte
le volte ohe si vilold eseguire la risposta subito dopo di oi
colpo tirato nella linea indicata. Si supponga la Cavaziooe ti*
rata dell* attacco di 7« ("Vedi F.'' 67)i
S 22. Lc^ descrìtte parate possono essere tutte eseguile di
Tùeùé; la diflFerensa die passa dalle indicate è r^lie iU¥ece di
pararle di pasitiafte, nel «aomanto che si para H colpe ^ si de
u* toeeù col piatto delia lanui io a* sol punto oal - proprio
(ime m\ deMé del ferro oMiioo, per deviarlo dalla Roea in
col è vibrato.
S S^. Le pdf^ite elle possano essere eseguile di Strialo sond;
la parata di Seeonéhi la parata di TerxOi la. parata di< j^tuirm,
e la parata di SeiHfMk Far bene eseguire la parata di Stmcio
è necessario di parare col proprio^ fortei e col lagNo della spsda^
sul debek della apadia aenlicay percorrendo sul medesiuie sino
verso il Semiforte daade uAo Siriseio con vibrazione e aostè'^
ntfto, iti modo che la propria punta non dee aHiMitanatsi dalh
linea diretttiee (1)» É necessario per bene eseguire lo Striecim,
che sfa tenuto iii mano il fiorettò con leggerezza, e che veti^^
gano serrate le dita, solo nef meuieiito detTesectzioliat delh
parata. . '
/M • "' ■ - \
PAnàXB ai Ceduta
* * « « •
$ 24* Abbiamo già accennato al § I che vengono escluse
come cedute le parate di Terzoy Quinta e Ottava ^ pejr le ra-
gioai Indicate. ■
La parata di ceduta, come abbiamo detto, non può effettuarsi
(1) Il Maestro nel fare eseguire queste parate, deve spesso non farsi
trovare la spada, poiché anche non trovandola la spada di Chi esegui-
sce queste parate deve restare sempre sulls (Inea dir0ttrfeèi'Of>eHrid(r
cosi giongerè a perfètk^nare 1* allieto nelF eiegtfjre tali parate^
254
se non che sopra un Pito di SpadOf vale a Aite sol qoando
t* avversario vibra il colpo manleneiMio V unione, e la gradua*
zione del ferro. Qaesta parata consiste poi in cedere col pu-
gno nel tompo smesso che viene tirato il colpot e raccorcendo
il braccio guadagnando 1 gradi dei (erro dell'avversario.
Le parate di Ceduta sono in numero di sei, cioè la Ceduta
di prima, la Ceduta di seconda^ la CedtUa di quarta , la Ce-
duta di $e$ta, la Ceduta di settima e ìa Ceduta di quarta ro-
vescio.
S 25. Ceduta di prima. Questa parata si suol mettere in
esecuzione contro due colpi, cioè nel Filo di Spada di terza ,
e sul fUo di iettima. Supponiamo per esempio essere ueirattac-
co di terza e che l'avverarlo, tiri un Filo di spada in questa
linea. Quando si voglia sai medesimo eseguire là parata in di-
scorso Ih d'uopo prima di tutto ritirare il braccio senza sco*
stare la propria dall' altrui spada, mentrechè dee oprarsi in mo-
do che la punta deli' ultima indicata venga a trovarsi nel forte
di queHo con la quale eseguisce la parata. In questa operazione
la punta della spada che prima era rivolta al petto dell' avver-
sario, col ritiramento che si fa del braccio viene a percorrere
uno spazio dall' aito in basso, dal davanti in dietro , sicché
viene a posarsi guardando il suolo. In una parola resta come la
semplice parata di prima; menochè in questa il pugno si trova
presso r occhio sinistro mentre nella Ceduta è vicino all'omero ;
(dello stesso lato). Si osservi che per V effetto di questa parata
di Ceduta, il colpo che era diretto nella linea di fuori viene
a trovarsi nella linea di dentro.
S 26. Ceduta di sesta^ La ceduta di sesta come l'altra su
indicata, e quella di sef^f ma che siamo per descrivere in ap-
presso, non possono eseguirsi che su di un filo di terza; per-
ciò ci serviremo dell' esempio suindicato per la spiegazione o
modo di esecuzione della ceduta di sesta.
Su di questa operazione adunque cioè sulP indicato filo invece
di parare nel modo sopradescritto si porta il braccio indietro
raccorceodolo ; col pugno all'altezza della spalla diritta, girato
di quartiii e un poco in fuori, cosicché il forte della propria
spada venga a trovarsi sul debole di quella dell'avversario.
Chiaro apparisce da qaesta semplice spiegazione che poca dif-
I
i
S56
ferenfa vi è fra la parata di tetta aenpIioOt e i* altri di eiimim
di cai parliamo. La diffarenia di nome delle dae parate dipende
dai colpi contro i qoali si osano. Cioè la parata di $$iia
è esegoita sopra on colpo diretto nella linea alta di fneri
senza il contatto dei ferro e la «adula sopra oa /Ila. (Vedi
Flg. 55V '
S 27. Ceduta di uttima. Questa parata se è difllcile ad eae-
gnirsi non meno difflcile riesce a descrifcrsi con quella esat-^
tezza che si converrebbe onde potesse essere bene intesa. Mi
sforzerò frattanto di spiegarmi meglio che potrò. Non è che
sopra nn fto di spada tirato nella tmea di ierxa che paio ese*
goirsi la ceduta di settima^ come ho altrove accennato. In tal
caso si effettaa alzando il pngno ed abbassando ia ponte della
spada, intanto che il pogoo stesso si tira no poco indietro,
* Con questa operazione viene a prendersi la posizione di
tetiimà si, ma però vi è la diflbrensa che nella parata semplice
di posizione di settima il pugno si trova aR* altezaa delle
mammelle mentre nella ceduta di eoi partiamo è piegate in
angolo ottuso, e all'altezza della spalla. (Tedi Flg. 58).
Ciò che vi è di significante nella ceduta in discorso si è eke
la spada dell* avversario la quale prima trovavasi nella Umea di
fuori dopo la ceduta viene a trovarsi nella Knea di dentro e
deviata ad un tempo dalla linea d* offesa; (tal corabfnaiione ha
luogo anche nella ceduta di prima). Qui sta quel dillcile di
cui dicevo, si riguardo alla esecuzione che alla spiegazione.
$ 28. Ceduta di quarta. Questa parata si adopra contro li
/i/o di spada tirato nella medesima linea di quarta; e ai ese-
guisce ritirando il pugno verso la spalla sinistra alzando nel
tempo stesso la punta della spada senza distaccarla però da
quella dell* avversario, e ciò per acquistare i gradi dei ferro.
Si può eseguire sul medesimo filo di spada di quarta altra
parata detta
S 29. Di ceduta di quarta rovescio. Questa si eseguisce
portando il pugno armato ali* altezza della testa in linea del-
l'omero destro. Nella cèduta di quarta rovescio la spada propria deve
restare colla punta bassa e rivolta indietro , ed in fuori: il
pugno voltato io posizione di quarta: il braccio piegato ad
angolo acuto. Egualmente è da avvertire che la spada deve
356
•9i0r« séetedtita dal soli due difei pollice «d Indite ; il medio
pòi sei^e aregoUrla.
' Oolla' parati di coi si discorre, la spada dell* Avversario nel
tem^o'che eaeguiace 11 Alo neHa linea dì den^o^ viene a tro-
Mar^i devJMa nella linea ià fuori: « ijaesto si è un beli' effetto
che viene prodotto dal giuoco. (Vedi Fig. 69).
Àwerttmmt». Ln ceduta or descritta noo ^ può eseguire
che sul fito di spada Delle linea di quarta*
$ 80. Ceduta di feconda. Questa parata non si può eseguire die
sdì /Mo éi épada^ dì eeconda o di oIKuxi, o sul mezxo legaisento
di quarta, in secenda, (attrimeutì detta fianoonata esterna). Ese-*
gufendò l'avversario M messe iegamefìto dalla linea di quarta
Hi iùttaea^ eetania; per opporvi T indicata parata, devesi
prima tfrare inéietno ti bracoie volgeode il pugno in postdone
di eeeonia abbassaecMe ad un tempo aino el livello del fiasco.
La affida ia fuesta parato df5ive rappreseetare uo piano iecB^
Mté COR la punta no poce pi» «ita deNa concia.
Àttaertémentoi ha idiffecenia che passa ffna la oedata dii eeoemdm
e la pai'^tta di àéeùnda .9dnvp\k& di poshìone consiste ia Questio;
oèe lìfiifa printa moe'sl distacco mai la propria spada daiquella
deirtfwVeraeriO'^meBtne nella seconda si distacca.
$•81: Sèi mecao iefatnetao deir attacco di tersa in teUim^
(etìmnnane«fle detta fianennafca interna^, si può sfèermirii cóu
la cédìiki di pfn'ma. Il fmodo di sua eseeuzioofe è precisa mente
come nella <cadtila di 'firma 4àMe sul filo di epada tirato nella
linea di 4ersaa, e»n la differaDBa, ohe questo colpose kiratp ^lla
teea idi dentro e non cambia di linea, mentre il /Uo dì terza, il
iqnaleieaaetidot.iifate nella liuea alta di fueri, viene a trovarsi
(perónefzodella.pafatadì e^dfetfa di prima, trasportato nella linea
alta di! dmréu
S %.' A4esso verromo.a perlare delle dite ced«i(e ^composte, le
quali vengono chiamate, una ceduta di circolazione di seconda in
•quaria^yaUvà ìcedmta di MÌriGoiasion0 di eettima in terza* ta {>ri'
4iia si mette ki pratìea suj sMZfio legamt^ dair axtaceo di
4ii«frfia in aei^endgi (^^o(gsirmente ohiaipata fiaeconata estei'naj.
L':aUre si ,può esegxiire m due combinazioni, cioè sul /I/o di
if^r^aie sul mezzfi kgam^ìoA^ di t^»a m sa^tfma; sul filo di ^erza
però riesce più difficoltosa la esecozìouf^ di «aesta parata.
257
CniHla di cireoia9ion$ di seconda in quarta. Essendo nelPat-
tacco di quarta^ uno eseguiflca il mezzo Ugàmenlo colla posi-
siooe del pugno in ottava o in seconda I* altro per eseguire
questa ceduta deve fare la ceduta di seconda come nel § 29 e
sQbito dopo girando il pugno dell* alto in basso accavalciando
contemporaneamente la lama nemica per condurla nella linea
di dentro* descrivendo con la punta un meuo cerchio dal basso
in alto, dal di dentro» al di fìiori e fiir d che resti la propria
spada nella posiiiooe di quarta con la punta della medesima
rivolta in alto, ed in tal modo il ferro dell* avversario viene a
farsi passare dalla linea di fuori a quella di dentro*
$ 33. Ceduta di circolazione di settima in terza^ eseguita
ani mezzo legamento di spada di terza in settima. Essendo nel-
r attacco di terza uno eseguisca il suddetto colposi* altro co-
minci per eseguire la ceduta di settima^ la quale si effettua
raccorciando il braccio alla posizione di settima^ ma con il pu-
gno un poco più basso, che alla parata di questo nome da noi
descritta al $ 26 e ciò per riacquistare i gradi del ferro ;
quindi si fé fere al pugno un semicerchio dall'alto in basso,
dal di dentrOf al di fuori senza disgiungere la propria spada
da quella deir avversario, dovendo venire per mezzo di questo
movimento nella posizione di ter»h con la punta in aria.
E necessario in questa ceduta come nelle altre, che il fio-
retto sia tenuto in mano leggerissimo, e che i diti si aprino
e serrino a seconda del movimento che dee essere fatto, e che
nell* insieme di questa operazione, sia 1* articolazione sola del
polso che si muove.
La roedesiina ceduta eseguita sul filo di spada di terza. Hawi
della differenza nel principio dell* esecuzione di questa dalla
qui sopra descritta, perciò analizzerò un poco pia i movimenti
da farsi in questa, e cosà iiicilitare maggiormente anche 1* ese"
cuzione deir altra.
Questa operazione dividesi sostanzialmente in due parti;
1' nella Ceduta di ectima ì T nella Circolazione di settima
in terza. Però V una dee succedere air altra con moto conti*
naato, e qolodi formare una sola operazione. Essa si eseguisce
cosi e Sol /Ito di spada tirato nella linea di terza dalla spada
avversa, si fi la eedtila di settima^ cosa ohe già conosciamo^ e
33
258
senza arrestarsi, che un istante a questa posizioue, sì abbassa
tosto il pugno e si solleva la punta della propria spada, acca-
valciando contemporaneamente la lama dell* avversario, per con-
dursi dalla linea di dentro^ nella linea di fuori. In questo ac-
cavalcamento però, bisogna osservar bene di non staccare il
proprio ferro dal ferro dell'avversario; mentre anzi quello deve
strisciare sopra di questo e frattanto sospingerlo continuamente
al di fuori, in modo che al termine della operazione il ferro
avverso trovisi già condotto alla posizione della parata di terza
ma con la punta più elevata, in cui termina appunto T opera-
zione in discorso. Or dunque la Circolazione di settima in tersa^
risulta composta da questi 3 moti contemporanei l"" Si alza il
pugno raentrecbè si abbassa la punta della propria spada; 2° Si
accavalcia il ferro dell* avversario, abbassando il pugno solle-
vando la punta, senza staccarsi da esso, anzi rotandovi sopra;
3® Si sospinge la spada avversa in fuori portandola nella posi-
zione della parata di terza.
In principio noi abbiamo distinta questa operazione in dae
tempi ; nella ceduta^ cioè di settif/na^ e nella circolazione di set"
tima in terza. Ora è da notarsi, che il primo tempo coincide
colla stoccata dell' avversario, ed è veramente quella parte del-
l' operazione che serve di parata. Il secondo tempo corrisponde
all' atto del rimettersi in guardia deirawersario, e per meglio
dire, al suo trattenimento sul colpo, e questo non serve che a
far cangiare di linea alle armi senza distaccarle allo stesso modo
appunto che succede negli incrociamenti di spada, ossia mezzi
legamenti dalla linea alta nella linea bassa, dai quali la drco^
lazione differisce in questo, che mentre essa porta le Armi dalla
linea bassa nella linea alta del lato opposto, V ìncrociamento le
porta invece dall' alto in Basso del lato parimente opposto. Sono
perciò queste due operazioni dirette in senso inverso, ma gui-r
datct da movimenti corrispondenti.
Parate di Mezze-^ntro
S 34. Adesso verremo a parlare delle parate di Mezze-i^orUrO'
Sono stato qualche tempo nell' incertezza se dovevo accettare
o nò la nuova denominazione data dal Maestro De Bast alle
259
parate di Mezze-contro quali dai maestri italiani Tengooo an^
noverate fra le parate semplici (1) ; ma essendovi realmente
'lina differenza dalle parate propriamente semplici, ho accettata
questa denominazione, bensì facendo una qui^lche variazione a
quelle descritte dal citato autore. Nella prima parte di que-
st'opera al Gap. 3"" $ 26 pag. 103 ho dimostrato gli sbagli,
che credo abbia btti Db Bast nella classificazione delle me-
desime.
Come altrove abbiamo detto, le parate di Mezze-Contro^ ven-
gono chiamate tutte quelle che nell* eseguirle descrivono un
mezzo cerchio e sono in special modo quelle chQ dalb linea
alia parano il colpo tirato portando la spada nemica nella linea
bassa^ e viceversa. Le parate ^i Mezze-Contro sono in numero
di cinque; cioè la Mezza-Contro di pritnaj h Mezza^Contro di
Seconda , ( o quinta) la Mezza-Contro di Terza^ (o Sesta\ la
Mezza-Contro di Quarta^ e la Mezza-Contro di Settima»
§ 35. La parata di Mezza-Contro dj prima può aver luogo
in due combinazioni differenti.
i^ Goinbinazione. Essendo nell'attacco di terza; uno tiri la
Cavazione nella linea alta di dentro; V altro abbassando la punta
descrivendo un mezzo cerchio dal di fuori al di dentro^ daN
Tatto in basso, veniva a formare la parata di i^rima come ab-
biamo descritto al § 15.
§ 36. 2' Combinazione. Essendo attaccati nella linea di
quarta 'y uno tiri il colpo diritto in questa linea; Y altro abbassi
con rapidità la propria punta descrivendo un mezzo cerchio
dair alto in basso e dal di fuori al di dentro venga nella posi-
zione della parata di prtma, cosi avrà effettuata questa Mez-
za-Contro.
(4) Onde provare che le parale di Mezza-Contro esìslono realtnenle,
farò le seguenti osservazioni ; per esempio, essendo neirattacco di 7a
^ uno tira la Cavazione, 1' altro si difende con la parata di 2^ ; Il movi-
mento che questo fa é di voltare soltanto il pugno in posizione di 2»
non levando la punta della sua arme dalla linea direttrice. Se invece
fossero neir attacco di 3a, uno tira una Cavazione, e V altro para con
la Sa, non fa più il movimento sopra indicalo, ma .descrive un mezzo
cerchio dall'alto in basso ed in conseguenza è differente 1* esecuzione
di queste due parate; ed essendovi tal varietà deve esserci differenza
di denominazione.
260
S 37. La parata di Meiza-Contro di settima poò esegoirsi in
ine di?erse combinazioni.
1^ Combinazione. Essendo nell'attacco della linea di terza^
uno tiri una Cavazione nella linea alta di dentro $ 1* altro de-^
scrivendo Qn mezzo cercliio con ta punta della sua spada, daU
Talto in basso, e dal di fuori al di dentro, girando nel tempo
medesimo la posizione della mano io quarta formi la parata di
settima con il pugno ali* altezza della spalla.
Osservazione. La parata semplice di iettima ba il pugno
quasi all'altezza della mammella; nella parata di ceduta di set-
tima, e nella parata di Mezza-Cóntro di settima, il pugno è
air altezza della spalla.
§ 38. 2^ Combinazione. Essendo nell* attacco di quarta con
il pugno un poco pia elevato che T ordinario, uno tiri il colpo
di tagliata sotto il pugno, I* altro abbassi immediatamente la
punta della sua spada descrivendo un mezzo cerchio dal di fuori
al di dentro^ e dair alto in basso venendo alla posizione di set-
tima proporzionando V elevazione 'del pugno da dominare i gradi
del ferro nemico, cosi avrà eseguita questa parata di Mezza-
contro.
§ 39. Mezza-contro di seconda. Questa parata si eseguisce
essendo nella linea o attacco di terza* Uno dei due schermitori
da quest* attacco tiri un e^cavazione nella linea di dentro (tanto
nella linea bassa come neir alta). V altro descrivendo un mezzo
cerchio dal di dentro al di fuori abbassando la punta; venga
alla posizione della parata di secondaj o di quinta^ come sono
descritte ai g 16 e § 19.
S 40. Le parate di Mezze-contro di quarta e di terza ponno
aver luogo in due combinazioni, cioè due neir attacco di seconda
e due neir attacco dì settima,
Mezza-Contro di terza, o di Quarta.
Esempio V. Suppongbiamo i due avversari essere attaccati
nella lìnea bassa, di fuorif cioè di seconda* Uno tiri la cavazione
nella linea alta; T altro venga alla parata di terza descrivendo
un mezzo cerchio dal di dentro al di fuori ^ e dal basso in
aito; cosi avrà effettuata la parata in discorso.
261
S 41. Stempio 2\ Se invece di esegoire la niddetta parata
si Torrà fere la parata di Mezxa'^ontro di quarta; nel mo-
ttneoto che sarà tirata la medesima cavazione si formerà la pa-
rata di quarta dovendo necessariamente descrivere un mezzo
cerchio, non pio dal di dentro al di /ttort, ma viceversa, hetiA
dal basso in alto.
S i2. Esempio 3®. Siano i due schermitori in attacco nella
lìnea di settima; ano tiri una tagliata sopra U pugno ; l'altro
Venga a formare la parata di quarta descrivendo con la propria
punta nn mezzo cerchio dal di fuori al di dentro, e dal basso
in alto.
S 43. Esempio 4^. Se si vorrà invece eseguire la' parata di
terza^ si dovrà formare un meno cerchio dal basso In alto, e
dal di dentro al di fuori venendo alla posizione di ierjsa o di
a^s^a cosi saranno effettuate le parate di Mezze^eontro qui
sopra descritte.
Awertimento. Tutte le parate di Mezze-contro ponno effet-
ttiarsi di posizione^ di tocco^ e di strisciOf eccettuata la parata
di prima che non si b mai di striscio.
Delle pamate bi Contro.
$ 44. Le parate di contro sono in egual numero delle pa-
rate di semplice posizione cioè otto e non possono eseguirsi
che dalla linea alta, nella linea alta, e viceversa dalla bassa
nella bassa.
S 46. Parata di contro di prima. Si supponga t due schermi-
tori in guardia nelP attacco di settima \ uno tiri la cavazione
nella linea bassa di fuori i l'altro per eseguire la parata in
discorso deve descrivere un cerchio dal basso in alto, e dal di
dentro al di fuori passando sopra la spada dell'avversario, gi-
rando la posizione del pugno in priìma nel tempo che ò per
terminare il cerchio ; così sarà effettuata la parata di contro di
prima avendo ricondotta la spada avversaria, nell'attacco che
si era mossa cioè nella linea di dentro.
S 46. Parata di contro di seconda. Siano i due avversari
in guardia in attacco della linea di ottava^ e che uno tiri la
cavazione nella linea di dentro. Quello che vorrà eseguire la
26S
parata di emiro secondas dovrà nel tempo della cavazioae de-
scrivere un cerchio comiociando dal basso in alto, e dal di
fuori al di dentro, passando con la propria spada sopra quella
dell'avversario, girando nel tempo medesimo il pugno in posi-
zione di seconda ed avrà cosi riportato la spada dal punto che
si era partita. La sola differenza che passa fra la parata di
contro-seconda^ e quella di contro d'ottava è che neir eseguire
questa, il pugno resta sempre nella posizione dell' attacco, pome
pure la parata dì contro di quinta è la medesima che la parata
di contro di seconda^ con la sola differenza che il pugno è un
poco più basso.
§ 47. Parata di contro di terza. I due scliermltori si sup-
ponga che siano neir attacco di terza^ e che uno di questi tiri
una cavazìone nella linea di quarta. Per eseguire la parata di
contro di terza, è necessario che il pugno giri in pergno nel
punto medesimo- dove si trova cioè nella posizione dell' attacco,
nel tempo che forma con la punta il cerchio, principiando a
muovere la spada dal di fuori ^ al di dentro, passando sotto
quella dell' avversario nel momento che viene tirata la cava^
jsfone, onde riportare nella linea di fuori il colpo tirato in
quella di dentro. Per eseguire la parata* di contro di sesta, non
vi è da cambiare che la sola posizione del pugno cioè da
quella di terza in quella di sesta.
$ 48. Parata di contro di quarta. Onde eseguire questa pa-
rata è necessario che gii schermitori siano attaccati con le spade
nella linea di quarta. Uno tiri la cavazione nella linea di terza;
l'altro nel tempo stesso passi la propria spada sotto quella del-
l' avversario, descrivendo con la punta un cerchio dal di den-
tro al di fuori onde riportare la spada nemica nella linea di
dentro. Si osservi che il pugno bisogna che giri in pergno, e
si alzi al tivello della spaila, ed il braccio si raccorcisca un poco
per acquistare i gradi del ferro.
§ 49. Parata di contro di settima. Che i due avversari sia-
no in guardia nell'attacco di settima, e che uno di questi tiri
una cavazione nella linea di fuori; l'altro per eseguire la pa-
rata in discorso, deve nel tempo della cavazione , formare un
cerchio eon la propria spada, passando sopra quella. dell' avver-
sario, principiandolo dal di dentro al di fuori per ricondurre,
263
la spada nemica nella linea di dentro, fi necessario avvertire,
che (leir eseguire questa parata, come in generale tutte le pa-
rate di Contro^ il pugno non deve sortire dalla posizione in
cai è stato formato V attacco.
Le parate di cóntro ài quarta e dì s^tima sono senza dub-
bio le principali parate di quest'arte, e consiglio di esercitar*
visi incensanteroente*
-*
Delle parate di raccoglimento
S 50* Le parate di raccoglimento sono in numero di due.
Le medesime sono in qualunque caso utilissime, e special-
mente in un momento d* incertezza sul colpo che possa tirare
r avversario; ed è assai diflQcile ingannarle. Ognuna è com-
posta di due parate di M^zze'^ontro unite ad un legamento
di spada, quale in questo caso diviene parata.
$ 51. Esempio t^. Parata di raccoglimento di Contro di quar-
ta* Questa operazione è composta dei seguenti movimenti quali
devono essere eseguiti contemporaneamente, e sono delia parata
di Mezza-contro di 8^ , e della Mezza-contro di 4^ ; Trovando
la spada nella prima Mezza-contro^ succede tirando il colpo,
il Mezzo legamento di 4" .
Hono DI ESEcnzioifE
Essendo in attacco nella lìnea di terza^ col pugno in quarta.
fCbe è quanto dire nella posizione di sesta). Da questa posi-
zione, qualunque azione che possa essere tirata, può effettuarsi
il suddetto raccoglimento. Il modo di sua esecuzione è questo.
Il primo movimento è di formare, trovando o no la spada,
la mezza parata di contro di 8* , e senza interruzione formare
la Mezza parata di contro di 4<^ , poiché se l' avversario ha tirato
il colpo, sarà trovata positivamente la spada, ed allora sarà
tirato il filo di spada nella linea di 4^^ .
(Osservazione. Questa parata è come se faceste la parata
di Contro di 4^ passando però dalla linea di S"" )• Se non è
trovata la spada nelle suddette parate di Mezze contro, deve
essere fatta senza interruzione la Mezza parata di contro di 7^^
e tirare il mezzo legamento di S'' .
264
Avp9nim$niù. È oecessario in questa . opersfiooe che la pro-
pria ponta nel portarla, o nella linea di 4' , o in quella di 3* ^
non aorta dalla linea direUriee, ed è assolata mente necessario,
che sia il pagno assai alto, e che la panta deli* arme restì più
bassa del medesimo, io modo però da dominare sempre la gra-
dnatione*
$ 52. Siempio 2P. Parata di RaceogKmmto di contro di
arsa. Questa operazione è composta della parata.di mezza contro
di 7* e della m^asa centro di tcrza^
La suddetta parata dee eseguirsi dall* attorco di quarta sa
qualunque azione che possa essere tirata, essendo nella Suddetta
posizione, do?ete Dire immediatamente il movimento della mezza
contro di settima, e senza arrestarsi eseguire la mezza contro
di terza* Avendo T avversario tirato il colpo, trovate positiva-
mente la spada, ed allora sarà tirato il filo di spada di 3^ .
Non avendo trovata la spada nella Mezza contro di 3** , sen-
za interruzione eseguire riunite le parate di Mezza contro di
8^ e 4* , e tirare il filo di spada in questa linea*
Osservazione. Nelle prime due parate di mezze contro, si fa
ristesso movimento come facendo la parata di contro di 3^ »
con la diSferenza nel formare questa parata, si passa per la li-
nea di 7^t come nelle seconde due parate di Mezze contro ^
è ristesso movimento come nel fare la parata di contro di 4*
passando per la linea di 8' .
Essendo in attacco nella linea di quarta può eseguirsi altro
racco|B;limento.
Qualunque sia il colpo tirato dovete nelP istante eseguire il
movimento del mezzo legamento di prima, cioè, il primo moto
da farsi, è di coprire la linea alta di fuori formando la parata
di terza , e descrivendo senza interruzione un mezzo cerchio
dal di fuori al di dentro , e dall' alto in basso venire subito
alla posizione di prfma, e senza arrestarsi tirare il mezzo le-
gamento di terza^ con il pugno in questa posizione.
Avvertimento. Si osservi anche in questa parata la precau-
zione di non sortire con la propria punta dalla linea» direttrice,
e tenerla più bassa della posizione del pugno nel momento che
dalla posizione polla parata di pn'ma passa in quella di terza.
È da osservare ancora in queste operazioni, che il mezzo di
966
eseguirle con isaf^iore celerità è, dì non impiegare forza nella
spalla, e che i movimenti delle parate siepo fatti con T artico-
lazione del pngno ; di formare V angolo avanzando il pugno nel
terminare il colpo, e di non formare prima 1- angolazione di
tirare, poiché ciò, sarebbe a perdita di tempo. Gioverà pare
sapere, che può accadere qualche volte, che nel fare B;>primo
movimento del mezzo legamento (che in questo caso di?entMio
parate come abbiamo accennato) uno trovi la spada nemica, omi
non perciò vi dovete arrestare, anzi dovete continuare la- pro-
gettata parata con tutta la celerità possibile* Se poi non tro-
vaste la spada nel primo movimento , eseguite la seconda pa*»-
rata, che la troverete ficllmente. Parlando in prineipio di qoe*
ste parate ho detto, che resta difficile a farsi H contro gioco,
ma però vi sono dei valenti schermitori, i quali possono arri»
vare a deludervi ; perciò voglio additarvi come uno debba con-
tenersi nel caso che queste parate fosseh) ingannate.
Se vi troverete gabbato nella parata del raccoglimento di
contro di quarta^ non potrete in conseguenza più rispondere
eon il filo di spada nella linea di quarta, ma allora sarà ne-
cessario formare opposizione in terza con molta elevazione di
pugno è tirare il filo di spada d' incontrazione , nella linea alta
di fuori.
E necessario in queste parate, (come in tutte generalmente
parlando) avere il corpo in perfetto equilibrio, e che non faccia
nessun movimento.
Adesso resta a parlare del caso di essere stati ingannati nella
parata di raccoglimento di contro di terza ^ e ciò nelle due
operazioni (di questo nome) descritte*
Supponghiamo che nel avere eseguito la parata in discorso,
non abbiate trovata la spada nemica ; sicché voi avete persa la
spada deir avversario nella linea di terza , il vostro neniico in
conseguenza vi ha tirato un colpo nella linea di dentro ; essen-
do' il vostro corpo in perfetto equilibrio non avrete molta dif-
ficoltà «ad eseguire la parata di Mezza-contro di seconda di
posizione* e vibrare il colpo diritto con tutta la velocità pos-
sibile.
Potrebbe ancora accadere che 1' avversario non terminasse il
34
26'é
• *
colpo, ed \n questo ca^ còfn le parate suindreiatè gli aVt'ete in-
terrotto il suo gitiòdo.
Parate doppie VòLAirn Sbhp&icSi
$ SS. ^ è già sfliegato al g 9 e 10 ehe caga si dee in-
Uindere genertlmeBle per parate volanti; esse possooo essere
tanto fMfEle t&ìanU «ampH^tV cwìq vola/nti di cotiTre.
DovbDdo ora trattare del modo di loro esecozione iiifiiche-
remo le specie principali delie parate volanti composte di due
parate semplici (eccettaato il caso nella combinazione dell' at-
tacco di t0risa dovendo eomìnciare daHa paratta di pnina la quale
ò di M€zmHxmtro)k Però nelle parate in discprsQ c^ siamo
ora per descrivere verranno a comprendersi le qui appresso.
Parate Tdanti caoHMiafe di due parate » elee uiia di
Measa-^ontro» e 1* altra aempliee.
I « • p I
Parate dall'attacco nella linea di teìLza.
'; r
$ 54. Parata Volante di Mezza-contro di prima j e di se-
conda semplice. Sopra un colpo di cavazione tirato nella ìihea
alta di dentro per esempio dali* attacco di 3^ il Maestro tiri
una cavazione, si faccia la parata di Mezza-contro d\, prima
(come è stata descritta) ma dando nn ^occo, nel senso inverso
al modo ordinario^ cioè ritirando il pugno a se, e spingendo la
punta della propria spada Ano al di dietro della spaila sinistra,
il pugno non dee restare a] livello dell' occhio, come suol farsi
nelfa parata di prima ordinaria ma recarsi in prossimità alla
punta dell'omero. E se fatta questa prima operazione/ subito
dopo si torna ad attaccare la spada dell' avversario con uno stri-
sci9 di parata in seconda (cioè dopo aver passata (a propria
spada al di là della punta di quella dell' avversario dal iato
opposto s^r antecedente parata) avremo eseguita la parata dop-
pia di cui si discorre (Ij.
(4) È necessario che T Istruttore nel fare eseguire queste parate, si
trattenga un poco con 1« spada, per ricevere la 2» parata; fino 'à Xanto
cKè non acquista 1' allievo la velocità necessaria per eseguirle.
^7
$ 55. Parata vplaate 4i Mesiza-coif^rq di prtn«i, e (|i quarta
bassa. Sofm qu colpo 4i mmxime lirat;p pejla jì^e/^ alta dì
dentro CìQ^ <;ome è àf^to /H>pra per opporvi )^ idQppìa p^r^ta
in di9corap« fi e^egfm^ l^ parata 4j Mes^m-contfo ii prifm
oel BDoéo BXÉe^ceimtmfimtP, Rescritto; quindi de^ii^fjyendQ qfm
la patita circa tre qwrti di c(9rcbi0| pa^/i^^nd^ 4^. Ijaip^a ra^eqf^
e di sopra il capo, sinché giuogipjf trovarf dal m«4w!in|i^ la^.*
cioè nella linea di quarta^ la spada dell'avversario la quale si
allontanerà dalla linea direUrtca qod yo toem 4i quarta (1).
Parate Talaiitt conipafite di due parate aempllci.
Parata di quarta volante, e di terza.
S 56. In un cólpo di camzione tirato nella linea alta di dentro^
per eseguire la doppia parata di cui patiidmo riguardo alla ^
volante, si eseguisce così, col semiforte detfa spada si de ao
tocco strisciando su quella dell* avversario io modo che II 'pa«-
goo armato venga à contatto della spalla sinistra, con la punta
della spada in aito e in addietro, onde potere con più (heilitè
passare sopra la spada dell' avversario per «dare lo striscio con
la parata Ai 3^ .
Parata di sesta volante e quarta.
S 57. Sopra vin colpo di cavazione tirato nella linea, alta
f fuori le ai;mi, si eseguisce questa doppia parata ne! modo se-
guente.
J^el momento della cavazione dovete eseguire la parata di
sesta volante dando un toccò col semiforte della vostra spada
sul élfibole di quella dell' avversario, ritirando il pugno vicino
la spalla destra, la punta della spada in alto e indietro, in
^ipdo di .abbandonare stantanee|mente la spada nemica, per ri-
tcov^rla jipmediatamente con la parata di quarta di tocco^ o
striscio ^(2)*
(4) Vedi per la parata di i^ bassa il S 60.
(%) Questo modo di parare é eccellenle anche per, parare la finta (li
eavatskmee cavaiione.
266
^ AvvertimeMo. Nel momento del tocco di seita wlante deve
èssere portata la propria punta tanto indiètro per fceilitare Te-
secQzioné della parata di quarta^ dovendo passare la propria
srpada sopra la punta di quella dell' avversario. Tutte queste
parate devono essere fette con la massima velocità su di nn
cólpo di camfslone. QueHo modo di parare è utilissimo per
lare acquistare velecitè al pugno.
Punite doppie valantl di eontre
Paratb dall' attacgo nella linea di terza
§ 58. Parata di Contro di sesta volante, e di qtàarta semplice.
Su di una camxione che venga tirata nella linea alta di
dentro; per eseguire la parata doppia di cui parliamo, bisogna
prima di tutto eseguire la parata di contro di sesta . volante ,
la quale noo diversifica da quella descritta al $ 57 che per es-
sere quella semplice, è questa di contro , V andamento per la
parata di quarta è simile all'altra.
Parate di Contro di Terso volante, e parate, di
JHessa-Contro di prima.
S 59. Stando nell* attacco di terza come nella parata di so-
pra descritta, si può eseguire la doppia parata che ora siamo
per accennare, quando che venga tirato un colpo dì cavaxUme
nella linea alta di dentro.
Per la parata di contro di terza volante il movimento della
parata è simile a quello che abbiamo di sopra accennato con
la sola variazione di avere il pugno in posizione di terza^ in-
vece di sesta^ fatto ciò senza interruzione, con la punta della
propria spada descrivendo una linea curva, cominciando dairalto
in basso, da destra a sinistra, proseguendo da sinistra a destra
sinché essa punta venga a trovarsi nella posizione di prima
(cioè della parata) colla quale resta eseguita la doppia parata
in discorso. Qui pure il pugno dee fare una circonvoluzione
dalla spalla destra si deve portare presso V occhio sinistro*
PiiMite dall'; attMCK^ diQllii .Une» di ««art»
P^mATik DI €DlffTJK> m <|1IAETA VOI.ANXB> KM^mAlà. «BiqBUOB*
• ' " '^ ^
S 60. In una cavasione tiralBi dair attaccoi . dì (ps^^a . pellii
linea alta di fuori pter eseguire la prima parata di efmff[(^^df
quarta volante^ si passa prima la spada d{ sotto quella deU'avr
versano; ben inteso quando egli ha eseguitala eavQfiione^ fio,^
di che col semtforte si dà subito un toceó volante ^l|a (!!:•%'
spada, ritirando indietro il bràccio come si è descritto nell^
operazioni antecedenti; e in continuità d'azione per ^eseguire
la seconda parata si porta io avanti il braccio , e passando di
sopra la punta, de^la spada deli' avversario, si dà un^ striscip
nel modo ordinario nella linea di terza,
S .61, Resta ora a parlare della parata di quarta bassa. Quer
sta parata serve a difendersi dai colpi tirati nella linea bassa
di dentro, come pure dopo la parata di 1^ volante e 4^ bass?
(vedi S 55); La quale consiste nel portare il pugno armato
nella linea dì dentro, e più basso del fiapico in modo che |a
spada resti quasi orizontale, e di traverso alja lin0a ^tr^ttrm
con là punta a sinistra. (Vedi F-^ ÌH? 60). . [
§ 62. I colpi e la parate descritte nel primo, e secondo, c^
pitolo di questa terza sezione si può dire che prQprfan)e,^te, co-
atituisconp la parte fondamentale deMa Scher^a,r che. è quanto
dire qualunque si voglia più complicata operazione ^mpre ire-
sulterà da uno, o più colpi, da una p; più parate che qui .sono
state descritte. Ma non bisogna però illudersi credendo c|ie
sìa bastante T avere imparato il modo di loro esecpyione per
potersi dire in possesso dell' arte , che anzi questp non bfsta
neppure perchè uno possa dirsi mediocre schermitore. Però
egU importa tornare a ripetere più, e più volte; e gli stessi col-
pi, e le istesse parate, né essere bramosi di entrare in assalto
prima di essersi benissimo esercitati nel!' esecuzione di queste
fondamentali operazioni.
Frattanto passeremo a descrivere le principali combinazioni
che diatro, tali principi. posspno ave^ luogo nella Scherma.
SM
"•' GAnT<>LO¥>
§ 1. Proponendomi io di scri?ere il presente trattato, non
è che ni( slend' sfuggite le difficoltà a cnt andata incontro. Ho
Védùlb par tro|ipo, che per dire tutto quanto^ necessita, sf
richiedeva un metodo analitico, di una precfsidne difllcile a
mettere )n ' pràtica; della qual ^cósa ho diffidato e tuttora
diffido df poter riuscire a termine. E non si dica, che già vi
sono molti, e molti trattati di Scherma che la materia hanno
ormai esaurita è resa quest'arte di facile Intelligenza: No!
azzardo' dire ancora una volta, che con tatto quello che si è
scritto Bri qui la cognizione della Scherma non si trova allo
stato di lucidezza più desiderabile. La serie delle cose che la
costituiscono non si trova esposta dagli autori con quelP ordine
necessario in un^ opera elementare; nei tempo stesso che l'or-
dine manca si trova la materia esposta per modo che qua si
Cade in prolissità inutile, là si manca di quegli schiarìnnenti e
dettagli òhe pur sono necessari a voler dare ad intendere fi
bòmplè^o e la concatenazione dell'arte.
Per volere adunque dire tutto qaanto ali* arte stessa si ri-
ferisce, ho' conosciuto di dovere vincere molte difficoltà: torse
non ^r5 riuscito nel mio intento, ma posso però dire che ho
ben a Idngo meditato il soggetto, e se molto mi ha dato da
riflettere 1^ insieme dell' opera, il pensiero di presentare eon mi
ordine progressivo le principali combinazioni che possono aver
luogo nella Scherma; e nel consaltare altri trattati ho trovato
the il Maestro Lafaugére è statò dello stesso mio parere.
' * Frattilhto ho (predato indispensabile il dividere queste com-
inazioni in tante graduazioni o colpì elemmtari^ e azionf éH
preparazione al cotpoj giacché non vedo qual termine possa
esservi meglio adattato al caso nostro.
Solto la demoninazione di colpi elementari^ s'intenda quelli i qaali
Si eseguiscono senza ingannare alcuna parata, e chiamo colpi
di preparazione quelli ctie si fanno come sopra cioè senza in-
ganno di alcuna parata, ma che rlcbiedooo doe movimenti.
ST»
»
S 2. Dd colpi elementari. Tutti i ^P sottcMeBOirlNf = iBolì|rf |m»4
ès6gti1f9f dH' Mi Bi limi iii mt6 dei quattro fegiMiìti
aCHictJlrf.- '-^ •" . .' ■ /.!.' "... n. /
l'^^lta linea Mia di^dentfo^ ossia 4iril'rotèaeóe)d^^^^ imi
'd^IleM lineai alto >diftiqrÌ4ps^ia dall^attii^ob di A^ . ^i
^ K^elta iilneii iMBa^di dMth>, dBsia ideH' a1ftadto<idi .?P^ (1) (>
'A"" «tella ifrma' basse di fiibrì) ^ssìa^ dall' «fttfmcadtn8f)« ,».
Perciò tuttt i> (tolpi vengano lad essere: «oAipmitt in' qiMdiro
categorìe corrispoodenti alle qui Indicate denotmdMi<MH ììvì$
Bono al .N^'dl-66/ »,:•••.■. .>!-.-;!•.- \?,
làmèrtimeàto. TìitJtì \ tsolpì pwendonò ili fionttidaU* attaiDot>
che sono principiati ; conw sarebbe essendo nelf attedio, di 4^
si dirà'coiSpo diritto m 4''., /»o df ^lida M i""* Essendo «oieirat^
lÉeiw di 3' si dirà cova^^dn^ di 3^ v ^^opertioo di'tSf eo* ee#
Tutti i cólpi cbe iiamo per descrlvi^ret ristrattoee «K fM
eseguine ali* allievo settta esspre 'parlati:; allorché dalFi allievo Mk?
ftfnmi ^lesti eBégditi con precisione, dotràtfaraffli BifìapiMMlornf'
oobote "sarà ihdìcato in Begnito 41 eapiftolb 6^ "' ur ; r;
Mai^iWai di venire al dettaglio dei ooipi Air\MifCirà.t ff^h^
r istititt<ire dee i^esenf are* in al fatt«'>oombjf]àliÌQof ii^apuda id
modo da jlK^ilita^e il col^ «^ dovrai eseguir». lorSeolirei i^ -
'Noi ccnMoòierenio frat^tantoa desdviv«|pa?i òoipi «ibfi)Si ««isi^
gviseono lutando Mita Rnea ^(Ha dall'antodio di 4A,!iiqufllliiftettr
glHtfD ^costituire la priroia categoria. :^i' >. r.i t \
% 9.W Iw Céi^pa difàro/'Qoi^tq oelpo^ifoometèìilfp^^^^^^
6 ferire cosi 'apparentèfmeÉte sembra; éSso d^Ha rpiàiHfaeile>^e8^r
catione; itiamelb orealti non è così.. Prima di'cìnii^ere » Xh;»
rare snflUentemente bene ril colfDo diritto sir mhWdono iHW
poeto ièkioni.'E ciò e iairfierero che^ oode?sì;^pos9a 4ireies#t«-
tameUte esulto tM colpo, bisogna cho sìa ben irisoiulia ei4g;y
giastato, che sia vibrato con forza , e con velocità , e ad un
(1) Volgarmente detto mezzo cerchio. ' ' '
«TB
tempo che il pngDo si naoteoga flessibile, talché I* atto ne rap*
presenti V efficada/L* eqfieHéiliai MftiQto Ih cedere che ancor
dopo un lungo esercizio non pochi , non giungono a eseguire
li eolpd'diriM&edilaf voluta precbione. . «'
'Ma a megliat -perstaaderai di qnaoto ha dettd gioferi.PosSìer-
▼are piuttosto come eseguisce il colpo diritto uno scolare no-
▼ello. Esso è visto stendere il colpo in modo stentato vacillante
e con crfrtii tato^iMillètione e lenteuav o dirò in una soia pa-
rola, in ifiodb d fiaccò, chelapiù piccola reStstensd basterelibe
a rèttdire' nailo V efibtto. flo /addotto ed esempio lo scolare no-
vellò, ap^Utoperbhè è' da esso che si deve tirare argomento
dell* insuCBcensa di un colpo vibrato da mano inesperta.
-Beco frattanto' ia maniera Con eni il colpo diritto deve es-
aere esegnitò.
Si richiede che le partì del corpo le quali 'net tempo incoi
si^ è fa gnàrdia si tlk>vino tutte in stato di flessione, tirando
il icolpo diritto (come in tutti i colpr generalmente parlando)
etoè parili pisano 'aliò stato di estensióne^ che è qQanto dire
concorraifo dól'loro^ impulso ad effettuare il còlpòv Per quello
poi; che confcbrtife il modo di esecuzione debtio aggiungere, che
nel colpo diritto, ' eottie io qualunque altro colpo, il maestro
incominciérà dai mettere- le due spade neir attacco di quarta
a contatto V una con T filtra (dominandone ì gradi) ciò fiitto
ilmedesitno maestro staccherà la propria spada dall* alftra per
lo spaziò circa di un pollice, e subito dopo farà eseguire allo
scolare il colpo in discorso (1). Per il resto il colpo dovrà es*
sere eseguito • nel modo che sì è detto nel precedente caip. 3%
parlando ^dél dbdb di tirare il.cotpo. Vi ^no poi altre; atten*
zioni da usarsi cioè. Che lo scolare dee girare il pugno, dalia
pòèlzidne' della guardia in quella dì quarta, dandogli nel tempo
stesser elevazione 'sirfoaH^ ultimo grado, cioè siuo allivello della
bocca, D porttt'lo un pòco a sinistra nel qual modo verrà a
fermarsi ini angolo odia spada e braccio'- dell^ esecutore, cose
d^ìBltrònde necessarie per piò ragioni fra le quali quella di la**
sciare Hbera la vista. II! bersagliò sarà offerto dal petto del
(4) Il maestro indicherà il tem()0 di tirare il colpo air allievo, fa*
ceodo una battuta di piede.
273
maestro che nel teippo che insegna dee rappreseatare V av-
versario.
S 4. Avvertimento. Negli attacchi (0 inviti) la punta della
spada nemica si dee sempre un poco allontanare dalla, linea di-
rettrice. Dò questo per primo avvertimento onde sia. messo in
esecuzione sin da. bel principìp. In quanto poi a* colpi che siar
ipo per descrivere^ sino alla cavazione, il maestro t^rh la finta
di filo; e nel tempo di questo movimento lo scolare eseguirà
razione 9he g\[ verrà indicata-
Ogni v6lta che il maestro avrà fatto tirare al suo petto un
colpo avrà cura di esaminare che r allievo si trovi in tutto»
e per tutto esattamente come è stato presqjtFA nel cap. S"" di
qnesta 2^ pa^te e quindi lo richiamerà in gujstrdia e prinaa di
ordinargli di ripetere altro colpo 1 si, acci^rterà. della esatta
sua posizipne.
È pure da avvertirsi una volta per aempre che lo ^colare
prendendo lezione deve riguardarle il spo maestro coinè ^e fosse
il suo avversario in ciò che quanto riguarda T esecuzione dei colpi
ec; perciò noi nel!' esporre questi nostri precetti useremo di
dire spesso indistintamente il nome di maestro^ e quello di at)T
versario questa spiegazione abbiamo credutp bepe. di, darla per
fuggire le repetizipni.
§ 5. N° 2. Filo di spada^ Per eseg^uire questo coipp |8l;aqdo il
maestro in guardia e nel momento che questo fa la fifitfl,d^ì
filq lo scolare alzi la punta della spada cosi V altra puntai
verrà a trovarsi nel di lui forte ed in conseguenza, ne verrà
a guadagnare agevolmente i gradi. Giunto a tanto» gipto il
pugno in quarta, e datogli nel tempo stesso elevazione^^ e oppor
sizione^ vibri il colpo, senza però staccare il suo ferro da quello
dell* avversario che è quanto dire, tiri il colpa, strisci^nd/^ leg-
germente il suo ferro, sull'altro.
§ 6. Osssrvaziom^ Neil' eseguire questo colpo si deve usarci
la cautela di non incontrare il forte della spada contraria^ giacr
che in tal caso si verrebbe a perder^ il v.antaggio della gra-
duazione, che è ciò che si ricerca onde il colj^o a|)bìa effet^to;
Avverto ii^ oltre che per la esecuzipjae del filo di spada si ri-
chiede mp^lta leggerezza di pugno.
§ 7. N"* 3. JlJLezsio legamento* lì mezzo leg^^nento si può, ese-
" '35
274
gttire col pugno in due fositìonìdìséne ; In seconda; in ottava.
Per potere eseguire ciascuno degl* indicati colpi è necessario
che r avversario si trovi in questa posizione, braccio steso, e
punta della spada diretta verso il petto di chi deve agire, però
in modo che la lama sia Inclinata in basso, che è quanto dire
il pugno più aito che la punta della spada. Da ciò facilmente
sMntende, che onde lo scolare possa eseguire questo cofpo, H
maestro dee tenersi nella posizione indicata. Ciò premesso ecco
qual* è il modo dell* esecuzione. Riguardo al Mezzo legamento
in seconda e in ottava. Lo scolare incomincerà con il forte
della propria spada dal prendere il debole dell' altra dopo dì
che girerà la punta dal di dentro al di \ fuori sottomettendo
quella dell' avversario sino a tanto che l' abbia aSatto deviata
dalla linea direttrice^ ove dee ritornare con la propria, sempre
spingendola in avanti verso il fianco. Il colpo si può eseguire
tanto col pugno in seconda come in ottava.
In quest'azione non si dà elevazione al pugno» ma invece
si abbassa sino al livello del fianco, però con opposizione.
S 8. Avvertimento. Nel colpo di mezzo legamento Importa
tenere il proprio ferro sempre a contatto di quello dell'av-
versario; in ciò consiste tutto il vantaggio di questo, come di
tutti i colpi di graduazione in generale, la distinzione da farsi
necessariamente riguardo alle due diverse posizioni» di seconda^
e di ottava è questa; che nel!' eseguire quella di seconda il
pugno deve girarsi in tal posizione gradatamente e a misura
che si va girando la punta della spada dall'alto in basso, dal
4i dentro al di fuori ; al contrario tirando il colpo in ottava^
ì\ pugno non esce da questa posizione. (Questo colpo viene
volgarmente chiamato Fianconata).
S 9. N^ 4. Mezzo legamento*' di quarta bassa. Lo scolare
dopo essersi impadronito dei gradi del ferro dell'avversario»
verrà ad eseguire i seguenti movimenti. Mantenendo sempre
il pugno nella posizione di utAarta col proprio forte, abbasserà
la punta del ferro contrario in modo che questa si trovi al-
lontanata dalla Hnea direttrice verso il di dentro, che è quanto
dire dai lato sinistro di chi eseguisce il colpo. Perchè si possa
mantenere lontana dalla linea la indicata punta, lo scolare do-
vrà frapporre la mano sinistra fra Tuna e l'altra spada voi*
275
Sendo il palmo della mano verso il lato diritto. Fatto ciò pro-
seguirà col proprio ferro, entrando nella linea direttrice col
pugno basso Ano al fianco verso il quale spingerà il colpo.
S 10. Awertimento. Questo colpo giova metterlo in esecu*
xiooe contro i tiratori che tengono la spada con la punta un
poco bassa^ e contro coloro che sono duri di pugno.
S 11. N"" 5. Legamento di spada^ II maestro sarà in guardia
nel modo ordinario, quando vuol fare eseguire il legamento di
spada, presenterà la punta della spada ti petto dell* allievo col
pugno un poco basso. A tale effetto lo scolare ritirerà in-
dietro il pugno tanto quanto è necessario per guadagnare i
gradi del ferro deiravversario ; e mantenendosi col pugno nella
posizione di quarta abbasserà la punta volgendola in ottava
(nel lato di fuori) in modo che proseguendo in giro dalFalto
in basso, dal di dentro al di fuori, ritorni nel medesimo lato
di dentro, cioè nella stessa posizione di quarta^ con che la
detta punta verrà a descrivere un intiero cerchio, ad un tem-
po mantenendo sempre la spada deiravversario legata, ossia
dominata dalla propria; cosi fatto, senza interruzione^ / e senza
alzare di troppo la punta cioè senza levarla dalla linea del
petto, alzerà il pugno e col mantenerne Topposizione in quarta
tirerà il colpo come nei filo^ Si spada in quarta.
§ 12. Avìxrlimento. Lafavgbre non fe distinzione fra il le-
gamento di spada in quarta^ e la fianeonata (ossia mezzo legamen-
to); a me pare che siano, due. azioni per sé stesse distinte, e che
confonda, in una. E basti questa sola riflessione, per convenire
che Làfàugere è in. errore. La fianconata finisce nella linea
di fuori, il legamento di spada nella linea di dentro.
§ 13. N° 6. Tagliata sotto il pugno ossia mezza eavazione.
Per eseguire questo colpo le due spade si troveranno a con-
tatto come altrove nell'attacco di quarta sulla linea direttrice:
lo scolare abbasserà rapidissimamente la punta della sua spada
dirigendola nella linea bassa verso il fianco, vibri il colpo, con
elevazione, e angolazione nella linea di quarta^ facendo V inta-
gliata.
§ 14. Osservazione. II maestro in quest' azione dee come
in tutti gli altri colpi facilitare il mezzo di esecuzione, sicché
276
nel formare raltòcco re^tl col pugno alto. (Questo colpo da
alcuni viene chiarUMo colpo di quarta bassa).
§ 15. IT 7. Cdvazióne deirattacco di quatta ^ nella linea
alta di terza, òssìà di fuori (1). Da quest'attacco lo scolare
mantenendo il pugnò ilella stessa posizióne della guardia, ab-
basserà leggermente la punta della spada per tornare a rial-
zarla, quindi in modo da desòrfvere un mezzo cerchio dalla
parte inFeriore deTla coccia deir avversario e così dalla linea df
quarta verrit* a tirata il colpo nella linea di terza, ma in que-
st'atto però dovrà girare il pugno neHa posizione di terza ele^
vandolo a un tempo stesso e formando opposizione ossia angolo.
§ 16. Aìivertimento. iti tutti i colpi non vi è dubbio che
ì) principale vantàggfo è da riporsi nella velocità, cosi è nella
cavazione^ semprechè' qtii si' richiede ài buon esito non meno
che la velocità', T esattézza della esecuzione coiisistente nel for-
mare la curva il più vicino possibile alla coccia dell* avversario,
e netravdnzarè progressivamente la punta nel tempo che si
afibttua la eavazhné.
' La cavaaione è da considerarsi come il primo anello della
catena degli intganni^ sÀssffdio potentissimo della Scherma, e in
cònaegnenza ne nasce una maggiore difficoltà nelì* avversario
per parare questo còipti, dt quello che genetaltnente parlando
non succèda per parafe 'il- colpo diritto.
E da avvertirsi che non è necessario in questa cavazione di
girare il pugnò di ter:^ai nia si può pure tirare il colpo col
pngn<]rln posizione Ai ^u<trta (posizione da /ilcuni' détta quarta
sopra le atmi). ' • »
E da osservarsi ancora, che non tutte le volte è necessario
per eseguire la cavazione di passare la punta della propria spada
tangente la coccia dell' avversàrio, ma si può benissimo pas-
sarla, sènza ter difètto, da un lato ali* altro della lanóa in qua-
lunque punto della medesima.
' Nella scienza della Scherma dei Sigg. Gkisetti, e Bosaroll,
(Opera altre volte citata) per eseguire la cavazione dicono al
S 77. a abbasserete la vostra punta con. istantaneo, e quasi
•
(i) Il maeslro formerà rinvilo (o ratlacco) assai marcato per faci-
litare T esecuzione del colpo in discorso.
277
« cbé infisNMie 'movimento, la ciròoleffcfté sotto 1é còcéia dol-
ce 1* avversario ec. . • » al § 118 dicono « neff btìaccàre bl-
« sogna fare angolo, dovendo allora ravversériò desònVère iin
a grande spazio per farti una òavazione stabile i. Ok'è dobaddo
dove è qaesta necessità di dovere descrìvere questo grande
spazio per fare la cavazione, perchè far passare la pùnta tan-
gente tt coccia dell* avversario, e non da un iatoall* altro dèlia
lama? Essi ehè mettono tanta importanza negli spazi non hanno
IMto la coAsidettaziome che nel caso del § 113 lo spa:^7o è mi-
nore facendo ie^gofre la efavazione da M lato air'alti'o della
lama, che di pessare di sotto la coecia; perciò biscia stabflire
che la cavafeiono ha le site e^èziònf, e nòif fiss'arè la cavazione
sUMtBì come •qtiesifi aut<^i la chiamano^ che questa èebììà ese-
guirti aempi^ nel mòieb stesso. . . : ^
§.17 11° 8. ,TagliaÌa sopra la punta fvolgarfnétìte delta
Coupé). Per T esecuzione di questo colpo, il ihaestro deve tiìet-
tere ì& sua {^unta. (il debello detta sua spada) vicina ò\ Ìotìq di
qilelfa dello scolare; giacché è In questa tal {iosts^ioriis che s!
presenta favorevole opportunità di esegfuire questo òotpò^; e per-
ciò in questa posizione ' essendo, lo scolare fótta' eseguire il
colpo in disborso. Esso ritiri pertanto verso' là Spalla 'diritta 1a
punta (tenendo fermò il (nigno con i 'due uititoidttl aperti^ in
modo che non piti questa, ma il pomo sia 'rivolto' él petto del-
r avversario. Tal movimento però non è èhe «istantaneo dovendo
sobito rivoltarsi la punta, passandola al disopra, Ai quella del-
r avversario (più strettamente che sia possibile/ fnà' senza stri-
sciarla) e •dir^endola'al petto del medesimo cor giifare tf pugno
ìa terza debitamente elevato, tiri il colpo nella linea alta di
terza^ ossia di fuori.
Qttèslo ool^ pujò eseguirsi egualmente con la posizione del
pugno in quarta.
§ 18* Avvertimento. Da questa breve esposizione facilmente
s* intende, che la tagliata sopra la punta, differisce dalla cava-
zione antecedentemente descritta solo per questo, che nella ta-
gliata sopra la punta si passa la propria spada verticalmente
di sopra quella dell* avversario, mentre nella cavazione ordinaria,
si passa orizontalmente di sotto.
La tagliata sopra la punta è un colpo di cui meglio che di
978
^alaaqQe «Uro si può profittare quando ci si trova serrati in
misura; ma. fuori di questo caso bisogna piuttosto astenerseoe
che prodigarne l*uso.
Ed in qualunque modo importa che sia es^uito con tutta
precisione la quale d' altronde non si ottiene che dietro un
continuo esercizio.
Io non so frattanto su qua! base il sig. Blascx) Florio ab«
bia potuto asserire (a pag. 94. op. cit.) « che il Coupé è acione
propria dei Francesi » mentre è un fiitto positivo che non si
trova citato in nessuna teoria Francese prima deir epoca in cui
in Italia già era praticato, e dico praticato in Italia giacché il
Giganti (nella sua scuola o trattato delle armi) che scriveva
nel 1606 descrive esattamente (a pag. 29) come ha da eseguirsi
questo Colpo chiamato dal medesimo « delia passata con finia
« eopra la punta della spada » la quale altra cosa non è che
il Coupé stesso. (1)
S 19- N"" 9. Colpo in cerchio di quarta* Quando si esegui-
sce questo colpo le due spade si trovano la contatto nella linea
direttrice. La regola da tenersi è questa.
Lo scolare volgerà la punta della sua spada dair avanti al-
r indietro rasentando con la lama la sua spalla sinistra» e de-
scrivere presso a poco un intiero cerchio, in modo che il
pugno ne rappresenti il centro, passando senza interruzione
dalla posizione di quarta a quella di prtma posizione nella quale
ultima dee vibrarsi il colpo al fianco con elevazione e opposi-
zione nella stessa linea di quarta.'
S 20. Aw)ertimento* Per eseguire il colpo in discorso si ri-
chiede molta agilità di pugno, cosa che non può acquistarsi senza
un lungo esercizio. Certo è altresì che se si giunge a potere
eseguire il colpo in cerchio a dovere ; esso vantaggiosissimo
riesce in un assalto.
(1) Net 4686 Lyangourt nel suo trattato, (opera citata) ne parla per
la prima volta.
«79
SECONDA. CATEGORIA
CJolpl «iM Si mmmguàm^mÈO stanco nella Une» alta di
ftiarl aasla di tersa.
$ 21. N° 10. Colpo difitio* Si eseguisce questo colpo tenendo
il pugno tanto nella posizione di quarta quanto in quella di
teria. Per il resto vedi ciò che si è detto del colpo diritto neU
V attacco di quarta al $ 3«
$ 22. TU'" 11. Filo di spada. II filo di spada di terza non dìif-
ferisce gran fatto da quello precedenteniente descritto parlando
dei colpi che si eseguiscono stando nella posizione di quarta.
La differenza fra 1* uno, e V altro si restringe al doversi il filo
di spada, dalla posizione di terza eseguire nella linea di fuori,
mentre il filo dalla posizione di quarta si esegnisee nella Rnea
alta di dentro (con più che il filo di speda di terza si pnft
tirare tanto col pugno in posizione di quarta cbme di terzal
$ 23. n^ 12. Mezzo legaménto di terza ili settima (t). Qnef
sto» colpo si può eseguire quando ci si trova con la spada de^
r avversario rivolta alla mammella ; perciò quando in tal posi-*
zione sia messo ì\ maestro ; lo scolare per eseguire questo colpo
tfrerji indietro il braccio per -¥ acquisto dei gradi del ferro,
quindi volgere la propria spada in semicerchio dirigendo la
punta dal di ^tiori al di dentro dall'alto in trasse, e per fine
verso il fianco dell* avversario, abbassando il pugno air altezza
dei Bandhì per cosi meglio dominare i gradi della spada avver<^
saria con che verrà eseguito il colpo.
, In quest'azione il pm^no dalla posizione della guardia viene
a volgersi in quella di terza ; ma nell* atto che si descrìve il
mezzo cerchio conviene girario (e rapidamente) nella posizione
di settima senza di che non potrebbe legare la spada dell* av^-
versarlo.
S 24. N^ 13. Mezzo legamento di terza in prima. Siano le
spade nella medesima posizione che neir antecedente imragrafo.
L'allievo acquisti i gradi del ferro come più volte abbiamo
detto col pugno di terza posizione, senza abbandonare la spada
deir avversarlo, volga la propria spada in semicerchio condii-
(4) Da alcuni viene chiamata Fianconata intema, da altri Incrociare
la spada di mezsso cerokio.
cendo la panta dal df fuori al df imiro « dair alto in basso
portandola alla posizione dì prima; quindi vibri il colpo col
pagno in posittone df prima cioè coperto nella linea di quarta.
§ 25. Avvertimento. Quando si trova degli allievi ai quali
riesca diflBcile questa posizione, allora gli si h eseguire la me-
desima oen roppoaifioue del pugno. L'opposizione dei pugno
Ih tale operazione è iqoesta. - ì
Dalla posizione della guardia, deve bi mano sinistra rapida-
mente abbassarsi e rasentando il corpo andare a sHuàrtfi con
il polso a contatto della prof)ria coccia y il palmo della mano
rivolto a destra con le dita unite rivolle in aria ed ivi mòdo
che la mano deve trovarsi fra la spada nenoioa , e la propria
corata, e «lel vibrare il colpo, deve allontanarsi dà quella pop-
UvAoìa a sìDìdtrft pev deviare* la* spada avversaria dalla lin^
d'oSbsa, mantenendo il paliM della -mano voltato a destra.
$ 36. H"* 14. Legoff^emo di epada di terza* Stando nella
posiaiorie entecodebtemeote indicata, per eseguiire iMef^èfùieoto
di ispada» io soolare. ritirerà alcun pocoi indietro il braccio, 'e
gjirerà'i) puguo in; posizione dì tanza ' (si può eseguire aneliecol
Plagilo di ipiaFlia) e tutto ci6 per acquistare .{. gvadr del ferro»
doHondl phei.di^cfiverà: eoo la punta un intiero cerchio (il più
ptr^tto possibile) volgendo dal di fuori al di dentro. 'SabKa ehm
la 'itQSsa punta sarà ricondotta nella posizione nella' qnSDile tra-
revasi. prima di deiacriivera il cerchia, vale ei dire nella linea di
fuori^ vitMrerà.il colpo con' elevazióne e ^opposizione usando la
maggiore velocità possibile. ) ' . ^\-^
,$27; Avvenimento. Neir eseguire questo colpo importa di
tenere sempre subordinata la spada deH' awelpsafio^ domiatiDdo
coi proprio: forte M suo debole , ^maatenendo: la priopria punta
nella linea dpi petto» del nlaestvo. ' /
§ 28. N^ 1 5. Tagliata sotto il pugno, ossia mezza, cava^
sione (1).. Stenda nella posizione ordinaria dóHa gdardlB,.il:m9e-
atto looomifiberh dall' alzare no poco il pugno* giacché per ese-
guire il colpo in discorso è necessario trovare ;> li avversario
piuttosto scopèrto nella linea bassa* In questa ' tale, posiziMia
adunque lo 'scolare distaccando bruseermente il suo ferro volgerà
(1) Dai Grisetti e Rosaroll viene chiamalo colpo di oartoccio..
281
la punta dalPalto hi basso, e girando nel tempo stesso il
pQgno nella posizione di seconda dandoli la maggiore elevatezra
possibile e mantenendo V opposizione, vibrerà il colpo al fianco
nella stessa lìnea di Avori.
$ 29. Avvertimento. Il colpo sopradetto sool riuscire di grani-
d'eflfetto,' in qnanto che rarvorsarfò vede aHMmprowiso sfiig-
gire il ferro di chi vuole eseguire il colpo e le molte volte si
tro?a colpito all'impensata.
S 30. N^ 16. Catastane daW caiacco di terza nella Imea
alta di quarta. Con quello che si è detto parlando della ca^a-
zione dair attacco di quarta si può facihnente intendere ciò
che resta a farsi per eseguire il colpo di cui si tratta. La dif-
ferenza consìste che nella cavazione di cui or st parla dalla li-
nea alta di fuori, si passa nella linea alta di déntro, mentre
nell'altra cavazione dairattacco di dentro sì terminava con il
colpo nella Hnea di fuori.
§ 31. Avveramento. La cavazione in discorso si deve ese-
guire con il pugno in posizione di quarta e non altrimenti, e
con angolazione, ed elevazione come generalmente parlando,
in tutti gif altri colpi.
S 32, N^ 17. Tagliata sopra la punta (1) dairattacco di
terza passando neUa linea alta di quarta.
Il modo di eseguire questo colpo differisce da quello che si ,
ricerca per la tagliata sopra la punta altrove descritta al § 17
soltanto in queslo, che la tagliata sopra la punta dairattacco di
terza passando nella linea di quarta prima si volge un poco
il pugno nella posizione di terza e quindi quando si è per ulti-
mare il colpo si volge nella posizione di quarta.
TERZA CATEGORIA
caolini elle 8i esesulsceno stando nella linea bassa di
dentro , ossia dalla posizione di settinta Cvaiffeer^
MteMfe eAtoMMito ai sNeeoo«eet*eAto>«
§ 33. N"" 18. Colpo diritto sullo stecco del ferro* lì maestro^
e Io scolare sono io attacco di settima vale a dire cou le loro
punte inclinate in basso (cioè nella linea bassa di dentro).
(i) Volgarmente delio Coupé.
36
282
Per Qspgaire il colpo di col or si disoorre. Il prìtno stacdii
1% sua spada, i* altro tiri io questo ten|KS odia stessa posiiione
di settima il oolpo diritto al fianco con #pposizioDe.
§ 34. N"" 19. Pilo di spada di settìiMU Nella stessa posizione
di sopra indicata il maestro appositamente per rappresentare
CIÒ che saole ioavyerteoteoiwte accadere in un asaaltoi, t^ga
i] d€Ì>ole della ^ada ani torte 4t ^ella deHo seolare; e questo
è il caso in cui si può eseguire il Fih di spada di settima.
Perciò B tal uopo» lo scolare guadagaiodo i gradi del fcfro ec.
eoo quellB fai^ilJtà che gli presenta la indicata posizioae stri-
sci (1) la spada cootraria e diriga la sua punta verso il fianco
ove dee lerminarsi il colpo, mantenendo Topposicione consueta,
ed il pugno air alteua della mammella.
Osservamam. In generale i colpi di filo di spadM diretti nelle
linee basse il pogno non deve avere elevazione, poiché questa
farebbe con facilità perdere la graduaiione della lama.
$ 3S. Vi° 20. Mbzzo legammte di spada duMa posiiione di
settima andando a ferire netta linea atta di fuori. Per ese^
guire questo legamento di spada si richiede la stessa posizione
che sopra: così stando, lo scolare mantenendo sempre il van-
taggio in cui si trova appoggiato il suo f!»rte sul debole deirav-
versano, incomincerà dati* inalzare il pegno e ad un tempo
rivolgere la punta della sua spada dal basso in alto , dal di
dentro al di fuori, sinché giunga nella direzione del petto del-
ravversario : è allora che dee vibrare il colpo, con elevazione,
e opposizione,
Osservaziom. Questa operazione nel riportare la spada netta
Hnea alta di foori, può essere eseguita tanto eoi puguo di
quarta che di terza;
S 36. N° 21. Legamento di spadki ^nHla posizione di settima
(volgarmente detto mezzo cerchio) stando nella posizione qui nel
titolo indicato, lo scolare fiirà la atessa operaciane^ in principio,
come nel colpo aateoedent^, se wm che fn veee di farmarai e
tirare il colpo nella linea di terza proseguirà a muovere iu
cerchio la punta delia sua spada, mantenendo sempre la stessa
posizione del pugno, sino a che verrà a trovarsi nella stessa
(4) Vedi § 6 %a esser vazicoe.
ss»
pMitioae in cui trotavosi prima dMnoomteiafe ropertóione; ope-
ràiione che si fa apponto per deviare daUa linea direUrice ia
spada contraria. Ciò otteoato il ootpo viene ficilnieiite asegaito
tirando al fianco carne al § 34.
S 37. N"" 22. Tagliata sopra il pugm, omVi messa eaiHUJont*
La spada sieoo a contatto nella posltiona di cui si tratta ; il
maestro foni sulla spada dell' allievo con il pugno an poca piti
basso che il solito. L' allievo passi la punta della propria spada
rasente la coccia della spada del maestro, e al momento che è
arrivato nella itnaa alia di ftiùri vibri II colpa.
S 38. N"" 23. Cavazione dalC attacco di uttima fnella linea
bassa di fuori).
Questo colpo si può eseguire in due maniere, o tenendo il
pugno in posizione di ottava^ passando nella linea di fuori^ o
di posizione di seconda*
Nel prima caso, il maestro forzando la spade dello scolare,
questi passerà la sua al di sopra, rasente la coccia deli* altra a
mantenendo la stessa posizione di pugno; tirerà il colpo ai fianco
nella linea di fuorif eoa elevaaione proporzionata aHa punta
della spada dell* avversario, e opposizione. Nel ae^oodo caso
(sempre forzando il maestro sul ferro dell* allievo) lo . scalare
f^ra in principio lo stesso movimanto, ma quando avrà passata
la punta nella linea di fuori, girerà il pugno in posiaiena di
seconda essendo questo H solo canrimmanto a fiursi.
Osservamone* Intorno a faeste due maniera diversa di aso-
giaire la cavQxUme di cui si discorra, è da avvertire» che sic-
come la posizione di oliava per se stassa non favorisce la op-
posizione è d*ttopo che si forzi, o si formi aagolo col pugno
verso la linea di fuori, mentre nella posizione dì seconda che per
se stessa è auiBceote ad aflontaaare il ferro delP avversario,
basta una leggera opposizione.
S 39* N"* 24. ' Tagliata sopra la punta ( volgarmanta detto
Coupé) dalla posizione di sHtima. Trovandosi due sclwrmitori
in guardia nella posizione di se^eima ; questa posizione presenta
r opportunità di eseguire un colpo che non è tanto in usa,
ma che però è di molto efibtta Questo ò appunto la lagHcUa
dalla posizione di settima.
Ecco quale deve essere il modo di sua esecuzione. Premesso
284
che il maestro abbia fermato l'mrito (o T attacco) Io soefare
ritirerà iodietro la paata creila spada in modo che il manico gii
giri nei pugno come un pernio, e il pogno stesso venga a pie*
garsi un poco dal di dentro al dì fuori, e descrivendo ona
figura quasi che elìttica passerà sotto la spada dell' avversario
per. sopra la punta, dopo di che tirerà fi colpo nella linea bas$a
di furori con opposizione, restando col pugno in posizione di
quarta.
QUARTA CATEGORIA
Colpi che si eseguiscono stando nellii linea ha99a di
AiOf*l» ossia tanto dalla posizione di Seconda 9 elie
di Ottaira.
S 40. N*" 25. Colpo diriUo sullo Biacco del ferro. Per ese-
guire questo colpo le due spade si troveranno a contatto presso
il setnifortty incomincerà il maestro dal distaccare la propria
spada sul qual distacco, lo scolare senza cambiare posizione di
pugno, (si può eseguire però il colpo tanto col pugno di ieconda
come di oiiaviCj tirerà il colpo al fianco con opposizione ec.
senza di altra operazione, e cosi gli verrà eseguito il colpo di-
ritto sullo stacco del ferro ec.
§ 41. N"" 26. Filo di spada in porzione di ottava^ di se-
conda. Stando nella posizione or mentovata, il maestro procu-
rerà di portare il debole della sua spada a contatto del forte
di quella dello scolare, dietro di che questi potrà eseguire il
filo di spada tanto di ottava che di seconda solo col percorrere
i gradi del ferro ec. e col portare il pugno in fuori dirìgendo
la punta al fianco con opposizione ec. Se nel l' eseguire questo
colpo vefrà a mantenersi il pugno nella stessa posizione che
era prima d'incominciare T azione t il colpo verrà a prendere
il nome di fUo di ottava; se al contrario venga girato il palmo
della mano dal di dentro a terra prenderà quello di filo di
seconda-
$ 42. N^ 27. Mezzo legamento di spada di ottava. Il mae-
stro abbandonando il debole della sua spada sul forte di quella
dello scolare, questi girando graduatamente il pugno dalla po-
ma
siftioue di o(i#w,, in quella, di guarla farà* ^e Ji.^pmita delia
sua sp^da passi dal di. faorì dalla linea bassa ; al di dentro deila^
linea Mtà (di qaacta) t^nenda però sempre obbligata TèUra spada,'
e sviaDdola, col guadagnare di mano in. mano i gradii dalla linea
direttrice^ Giunta poi alla direzione deji petto vibrerà il o«ilpo
nella linea mdic^tta. A, termine dell' operazioi^ il colpo vieoe
ad essere eseguito nel modio .stesso del filo di ripresa dj.^iiaf la
descritto nella seconda categoria § 62.^ .::.,.
§ 43. W 28, Legamento M^pada di ma»m o, iM inonda;
stando nella posizione anzidetta (il maestro it^rrifJ^.: punta 4eUa
sua spada un poco più elqyata per rendere, più, faotle I' eseca**
rione dì dqtto colpo) lo. scolare incomincerà a mnov/ere fa sua
spada in modo da circoncignere V altra dell' avversari/^ col te*
nere obbligato il debole. In questa maniera. dalla ;posi3»»ne del
pugno di ottava passerà in quella di quarta e senza interruztoae
seguitando a muovere in cerchio, tornerà n/ella aiedesìma posir
zione di ottava^ venendo ad avere acquistato. sQlja ^ spada «^ei^
r avversario tale dominio da farle perderà <|«asi ogni attiludlae
alla difesa; in tal caso potrà tirare il colpo al fianco* > Volendo
tirare colla posizione del pugno In seconda questo stesso eolpOf
quando è lo scolare alla posizione di quarta giri imnsiediata*
mente la posizione in seconda nel Enire il < colpo dirigendo la
punta al fianco.
§ 44. N° 29. Tagliata di ottava sopra il pugno, (ossia mezza
cavazione). Nel fare eseguire questo colpo si richiede che il
maestro forzi sulla spada dell* allievo; questo passando la pianta
della propria spada rasente la coccia di quella del maestro, e
arrivato al disopra del pugno, vibri il colpo nella linea alta di
fuori.
§ 45. W 30. Rovescio di pugno di 8^ in ^ua^a. F^rmi il
maestro T attacco nel modo stesso come neiriantecedent? opjQn
razione ; V allievo su quella pressione volge il. pugno in 2^ e
senza interruzione lo gira io 4^ come uno scatto di molla te-
nendolo fermo come in pernio, e descriva un cerchio con la
propria arme dal basso in alto, dal di dietro in avanti facendo
passare la punta rasente la sua spalla sinistra, dirigendo il colpo
nella linea alta di 4^; contemporaneamente sarà portato in
avanti il braccio sinistro »• ed il palmo della mano rov^ctato
286
▼erio il ^noocJhio destro a questo paraiello^ iit modo che que-
sito braedio deve trov«rrsì fì-ameczo il ftfrFo nemieo, ed il pi^
prin ginocchio. Ciò chiamasi opposizione con la mano sinistra.
Per maggiore sohiariraento faccio la segaente
Oaservaa/oiM. In questo colpo Televazionet e angolazione non
soTYaoo a guerantire ed è necessario perciò che chi eseguisce
qnesto' oóipo formi opposizione con la mano sinistra portandoh
in avanti abbassandola con i diti stesi a. terra^ ed alta linea
del ginocchio diritto, il dosso della mano rivolto verso la spada
nemica, m modo che questa (cioè la mano) si trovi fra la spada
dell' avversario ed il proprio ginocchio.
S 46. N"" 3t. Cavazitme MV attacco di ottam neUa linea di
settima. AìV esecnzìone di questo colpo si richiede, che il mae-
stro forzi sulla spada dello scolare, onde questi dietro ciò al-
za»do ta punta dellìa propria passerà dal di fuori al di dentro
mantenendola i\ più rasenfte possibile alla lama delP avversario;
essendo cosi passata ne^la linea di settima vibri il cólpo al flaneo
con elevazione proporzionata alla punta della spada nemica.
Awertimento. Nei colpi di preparazione che andiamo a de*
seriireTe, qaoli sono composti di due movimenti, il maestro farà
eseguila air allievo in dgni primo movimentò, una battuta di
piede (Vadi parte 2« cap. f° § 78). fi).
PRIMA CATEGORIA
Combinazioni delle operazioni di preparazione al
eolpo, nella linea di quarta, eontpoiste di dne mo»
' vimenfi.
S 47 N** 32. Tocco di spada di quarta e colpo diritto nella
medesima linea. Il maestro starà nella posizione della guardia
per fare eseguire il colpo dell quale ora si discorre (2). Lo sco-
lare distacchi la spada da quella dell'avversario per lo spazio
(1) S' intende per primo movimento per esempio: Il tocco di spada^
sarà il r movimento, il colpo sarà il 2°, V intreccicUa, sarà il T movi-
mento, il oolpo, sarà il S* e cosi in segatto.
(3) Il maestro farà là finta di filo ec. come abbiamo detto al § i.
887
dì circa un polliee dietro di che, teneado il pugno «ella posta-
zione delia guardia, tì torni «opra ma- più ifotso il deboto col
proprio forte dandole nn orto (che è ciò che si chiama tocco)
nel debole stesso immediatamente giri H pugno nella posizione
di quarta, e tiri il colpo con elevazione, e opposizione d) quarta.
% 48. N"" 33. Sirticid dt ^^ada di quarta e tafiiata^ ietto
U pugno. Ad oggetto che lo Scolare possa esegaire questo col-
po, il maestro gii rìvolgeo'à la punta deHa sna spada ' un poco
più alta che nella precedente operasaonOf ed alzando il braiocio
ÌQ modo da (asciarsi tutto scoperto nella linea bassa. In questa
posizione, io acolare darà uno ttnisti^ albi spada del maestro,
peroorrendo i gradi del fervo avversario col proprio forte, co-
minciando dal debole fino ai semiforte, (neir eseguire lo $ifi$cio
sari girata la mano in posizione di quarta, dovendo questo eo-
sere dato con V angolo dei fioretto che A tnyva obrrispondeote
sotto il pollice) dietro di che dirìgerà la propria verso il ianoo
di lui prendendo la posiiiooe di sefilima , e con tale atteggia-
mento come se la punta della sua opada cedesse al «proprio
peso vada cadendo (il the faoililerà allargando 'gfa' «Itimi tre
diti) dair alto in basso. Ratto ciò tiri il eolpo direttamente al
fianco.
$ 49. Osset'oa^ùAr. Nei colpi di tocco o Mt^imio , bisogna
essere cauti nel T eseguirlo, ^he quand'iniehe non s* hioontrasse
la spada dell' avversario (incontro ch'esso pdk deatrantente sfug-
gire) la punta non le sorta fuori della iinOa direttrice , tosa
però che non riesce cosi facile a conseguirsi (1).
S 50. N"* 34. Copm'tim di ipada tn quarta « colpo diritto.
lì maestro sarà nella posizione della {guardia <e oaàe fare ese-
guire allo scolare il eopertino suddettOi dovrà dirigergli la punta
della sua spada verso la mammella, dietro dì che h> scolare
ritirerà indietro il braocio tanto da guadagnare i gradi del fer-
ro ec. girerà nel tempo atesso il pugno nella posizione di Urssa
con che verrà a deviare la punta dell' avvarsario dalla Imea
direttrice e resteri coperto nella linea di qtiarta; quindi rigi-
(1) In quest'azione leggesi la nota (4) a pag. 76 dì quest'opera, e
sì ricouoscerà Tassurdiià detta dai Sigg. Grisbtvi e RosAftOU*. Opera
citata.
rando tt^ pugne'oon elievaiift)tie lielìa posizione ÒY qUàrta verrà
a' T'rebiAMrrèf hi franta della sua spada nella linea diretlfice, te-
nendone tvfaitra per inezto deiroppk)Sizione lontana. Per fi re-
sto ^' esegiisce iì copériiM netta stesrsa maniera che it pio di
spada. {i). ^ '■ ■ .1 • •
'% 51; Jl^ertimento. Aicant mano )a dendminàzione di Pres-
sione di'npaday come sinonimo di eo;)0raVio, Méntre altri (Gat*
SETTI, ^ HosAROtt) 4a Ano • il nome di caper tino a " qtièlla ope^
rìazione :con^KSQì ove si finge di cereare la spada, e senza toO-
earlai 'Si' tiragli colpo (diritto; ma questa si può dire pfnttosto
finta ^he'^vo^coperUnio. t^ differenza che passa fraf il copettitA
ed il piò dì spada non è molto significante; giacché nel pio
di spada si tira guadagnando ì gradì dei ferro ec. sefnzé uscire
con [a- p|K)ptìa punta dalla linea; nel coper(tno si guadagnano
dgoàhneinte t gradi del ferro delP avversario ma si allontanano
ad un tempo le dae punte dalla linea direttrice.
I § 52. IT '35. Sforzo éU quarta, in seconda, e dótpó Siritto.
Sta* H .mteestFo nella posizione della guardia come è dettò di
sopra, ftiecià la ||l»(a di pio dS spada di quarta ; su questo mcv-
Tì mento lo scolare alzi là punta della spada (per acquistare i
gradi del ferro) e contemporaneamente dia uno strìscio, ' voi-
•tmdò : il suo pugno in posiziona di seconda, (onde' allohtabare
la^ s|lada>ev versarla dalla linea direttrice) ciò fiitto, eseguisca
il Col pò ' diritto bon la stessa posizione di pugno.
§ 58* N^ 86. Filo dì spada di ripresa di quarta in terza
e colpo diritto. Stando il maestro e lo scolare colle respettivc
spade a contatto nella linea di quarta, il primo con la punta
rivolta ella mammella del secondo (2), questo cioè lo scolare,
passerìi la sua spada dalla linea di quarta in quella di terza
guadagnando i gradi del ferro dell' avversario; per la qùal cosa
dovrà! mantenére la punta molta elevata, o per meglio dire
rivòlta in aria per poi formare ia parabola ed eseguire cosi la
detta operazione come abbiamo descrìtto al § 22. N"" 11.
§84. N** 87. Copertino di ripresa in 8* e colpo diritto. Per
(4) Vedi§ 6.
{%] Può farsi dai maestro ancora ta finta di filo di spada, in luogo
di stare nella posizione indicata.
ewgoiie qMSla «oifi»,. Ja <|lMÌBiMa «he sìifchMhi è simile ^i--
VafAecedenìei Osi l^aeolam ifMitrài fMMro; la ]NiftU iddlla tsaa
;ipada ddUa liota dì guaita m qwììa 41 fmfa, e j^ tft^o^^
la punta contraria girerà il pugno nella posinion^ di ,$€Ma
ma momentaneaifieota giaeehè aoita«toi per t9V«iiiiere:di(ese^
gaire il colpo deve subito tornato /alla .pQ9iiiioiiadìf,l«rM'SOfHEa
pere acostarsi dal ferip d^U' aviiwori<H nwit^oen^o il. ^aatag-
gÌ0 deiia graduazione, opu elevaaiope ed oppopiiBiooe ad no
tempo* • V
S 65. N^ 38. MeMf Ugammta di ripr0$a di S'' m 7% «
filo di ipadadi 7- • Nella medesima posiJsii>nQ: di sopra iadicata*
è ebe si può eseguile il qolpo suddetto.' Par la s«ia esecusicji^e
si richiede quMoto appresso. Xo. scolare passamda la sua spada
dalla linea éi.¥ 'm quella di 3r^ come nel copertioo aut^i^fi-^
dente descritto» guadagnerà . i \gradi del iirro d^U' avversaria;
quindi desetivendo uu mense cerobio qpo la propria puQta, .e
tenendot sempre dominata la spsda contraria, vibiferà jl col|io
al faneo nella linea ba»a 4ettro eo^ il.pugiif Afila posiaione
di 7^, con elevaaione, e ppposisiooe «eoessari^* = .
Questo colpo da aleanj: vifo chia«iail^ Inor^mK^ Ì9 WfKffl^
di eantro mezzo cerchio.
Osservavione. II mòmenSo.cHe inenfta > pàtttcolare considera-
zione su qpe$to^ colpo è.,queilo ip cui si foripa il cppertino pro-
priamente d^ttQ, ebe é l'atto con. cui sì guadag^^a i gradi dei
ferro appoggiando la propria spada su quella dell'avversario
nella linea di lerza. In quésto stesso momento'la punta di >cia-
scuna spada si trova fuori della {tnea direttrice; l'esecutore del
colpo ritorna subito sulla linea col semplice vòlgere di pugno
nella posizióne di settima senza abbandonare fi ferro.
S 56. N"" 39. intreccio di spada di terza, e colpo diritto {\)..
Per eseguire questo colpo la posizione più Idònea è qaella
stessa indicati^ nel copertina ec. In tal caso Io scolare passerà
la sua spada dalla linea di cpmfta in quella df tìèria, e senza
ponto fermarvisi volgendo il pugno in posizione di terza svierà
il ferro dell' avversario con uno striscio. Onde . lo sviamento
possa aver luogo, dovrà procurarsi col proprio fdrte di attaccare
(1) Da. alcuni v^ena cbì9mato striscio di (i^t\iTQ à\ lerza.
^ ' ■ 37
il: (toMe, deNt ftmt%ario, {leroorami^ igmll del'lémf' ^hMi nM
mMk éBÌh'km^i cr iMMMdo <(Mi l> pMpria pdnta'^Mtla Uhèà
WmMìMi ^ pei •flMldare tt :«olpo)dt«iltD dando elavatfoM M
$^67. <taiM^fi(tMéi lf*|^)fr mrfIttMhiio 001 dara^ lo Uri^iò
lélM eM Èia eMgiitM |)ef^ flHkta ohe quando piMre doì> shaebti*
M'tt'^pada a^ttHéiittl i^Mr nK»n data^ fa |)rd|W*ì8 punta remi
Mèlh liivea éWéHWìcek Sé ^litiè f^^ola^^asf ai^(«^ ^aaato pro-
posito dee procararsi, è di eseguire lo striscio nella stessa- 'llia^
nìera eon'eat'il^jOiMhlsr^dà il IMtto^lla^fhlita f»er ftrla-^chjòc-
eare. Ho dtttto ehe bbogtla t^àref natia 'linea ^iratlfftsév e la
ragione pritifèlpaie si* è dfte V àvfersario pttò prevedere il ooi-^
pò, sfblA^rè lo iitrlsdo, e ftrire oon «na «avaèféM kt tempo»
itiveée Ai eisere Teritò. B da avvertirsi '.an^ra^ che dopo eao-
• guKo Vhiiréeei& iti dfccorèo ai può fare tirare il eolpo Ai tagliata
'^oftò II' pógnfé i^Qftie «pure Ih voce dt pacare la s|^; per oani'^
Uiave di litHsa di «itto 'qaalla dati* avversarto, pnòeasere paasatè
m sopra la pBiHa, come neH' «seguire la tarata soppa ks fiurOa
(Vedi S 17) ma in Iti^ ài tirare il aolpo oon la tugUcUa'e^^
gotte k) scrlsrió, e quitte) il /colpo in diseoréo.
SECONDA CATEGORU
C«B«iibliiiicioiie delle oglemìstoiiÉ di |pt^piir*ctoae ni eoi»
pò dulia llneii di tersi» eompoina di daé flnérvlttieiiai.
S $8. N^ 40. ToacQ di spa4a di terza e colpo diritto. Il mae-
stro pQf fare esegaire questo colpq presenterà la punta al petto
d^IlQ salare* e questi in tal caso distaccandoci di un pollice
colla propria darà un tocco (vibrato) a quella del maestro, man-
teneq^ il P^gno nella posizione, d^lla guardia ; eon questa ppe-
rai^o si apnrà l'adito all'esecuzione; il colpo che dovrà vi-
tirarsi eoo elevazione, e opposizioni^ girando il pugno in posi-
iiione o di ter» o di quarta (1).
(1) Osserva^none. Il tocco deve esaere dftto rìiioluto ; eoi forte del^
' propria spada, o col semilorta» sol debo&ei d«Ha nemica. Lp spirito di
. qaeata operaziane ó di aprirsi la strada (come ho detto) al colpo di-
ritto, per scomporre la guardia ali* avversario, e con ciò rendergli
più difficile la parata. Il maestro sol primo movimento farà fare una
battuta di piede air allievo, e cosi su tutte le altra operazioni.
EH
%m «"Mil^fimh di ijbaAidi tBraà b (kgHatm ^mm it
pkfM. L^ éieeiistote' di q^sto notilo 4fflkrìfes da i|iioUi»«ideli^
féntéoedentèÉieiilé deaerino i», ciò, èhe ^ dijpo 'datò^lo'idiirttf
eòfk la fxwiqioide di tefiai dee girarftì il pttgfiò-'nei^lapòÉhloiuitH
aecorida edl^igerst ftoDlpo al fiaiftco ansi clieal netib»
S 60. N*" 42. Copertina di terza (è «o^ Sritto eai pufuo
#1 péfsisioni M Orza). SUndo in goardia éòmé* tiei. coj^t^o
di qaartav (éecéttfiatà la difbraiiè dall' attateeo) et. Lo iK^^te
FMirt tndi6tct> U bivòda (ièr accpiistaiia^ i guadi dsl (toro g i mi ié e
il pugno in sesia qdindi letaté la piuita dalh apade- édll'av*-
fèrsario dalla '^^fnaa dirMriee^ ìó gm otflla postinnie dllar^sa a
liti il (Botpo.dirfitobolle regole aUre^pe fodioafeet i . .
àikertimenià. Dopo avere ealgiiìto U prtmo^. inelilQrtinlf di
detta eperazibiie) pai eisere TibiUto it «olpoaMaileo cove
abbìaino dimostiato ^1 :§ i9 M? M. :<
S 61. N"" 43. Sforzo * di terza in MtinM, t t^lpo diriU^i, Stz
il maestre nelle poatziooo^Miie i9i.è;d€l;tD'di sopra^ Acdia la p^ài
del filo di 9pada m» terza ; sa questa finta V alK^vo: alairj» pnafcl.
della sua spada (Tedi § 23 N^ 12) a oonteinpoffaaeefiieiiltoìlia
ano striscio sol ferro avversarlo pefcorreodo i gitdi del^ibriQ
girando il pugno in posizione di settime, e quindi esegoiseA 4
colpo diritto con qaella posisionfé
S 62« N"" 44* Filo di riprsia m «Matta t^Mpo tjirAlo* Stando
il maeslirot e lo scolare colia respettive spade a.<eogtitlQt (fiieeia
il maestro la fiata di filo di spada , coma pia ^vplte abbiano
detto). L' allievo m questo movimento passera la sua spada dalift
linea dì terza nella linea di quarta (cioè 1 * istesso movim^otOi
come se eseguisse la parata di contro di quurtiz ài pasiriotie)
manteneqdo Ja punta molto elevata per gaadagnare t gra^i del
ferro ec. quindi eseguire il filo nel modo ordinario, teoando
il pugno n^lla posizione di quoirta secondo le regole.
$ 68. JH^ 4S. CoperUno di ripresa di «iMirto» e colpo diritto^
lì eopertipo di ripresa di quaf%a, difibrjsce dalPaUrp di ripftem
di eefjsa solo nella qualità deir attacco, e nallii po^ippoaa dal
pugno; giacché nel copertina di ripresa di quarta si paasa, dalla
linea di terza a quella di, qmrta^ a nqlla quale si termina H
eolpo oooie aej aeraplice coperlino di quarta. A maggioro sdiiab*
rimento potremo aggiungere che il coperlino di ripr^za di q^furta
si esQguiace nel moéoifegiiBnte. DalT ailaoMk di t (erj&a if pi»sa
Ui' H>>dli rpella< linea' di ^aavtii e ai eAtlaa il eopertìno girando
H ptt9io<ti0iia<poiipdbne di ierzm^ CM& guadagnati i gradi det
iirro dati' avversarioi ai rivolge immediatattente il pogoo nella
posiiione.4l quàirtai e si tira ci colpo io qaaata madesima: linea,
eon ^eietasion^ # ofkpoaizione.
S «4. N^ 46ji Hezse legamento di. ripresa di. 4« in 2^ , e
arifie di( fllodi spada «ella st^sa linea ^di 2^ > Stando nella
p*riiiDaKe> della ffeardia^neU» ItiHep di 3* , ed il maestro teaenda*
Ormélteodo; epa la Hata -di -filo di spada,, la sua spada eoi pu*-
gno alto in mode <Q|]e:la«pBnta venga un paco a declinare, la
scolare incorni ncelrk> dal passare la «ne spada- dalla: linea di lerso
iè 9Éeiiai'di>9tMnrtotgaàdagtiande i gradi dal ferro ecw Per il
reato òraimle'r^ibeasiàne deli colpo a quello del messo lega-»
mento in seconda descritto <àl § 7 K"* td« girandosi cosi in qùét
sia sMia* in quel colpo '11' ferro di chi> l' esegaisce iototào al-
V* altro dell' aivvenario in' oÉa linea spirate dal di dentro al di
/!aarj! l'ialto in 'basso sinché gfaage a colpire II Oanco^
' OisenKistone. iQoésto colpo può èssere eseguilo ancora con
la ip6sÌ2Ìooe del pugno <di ottava come pure come II mezxo le*
ijattieoto di quarta bassa (Vedi § 9 lH^ 4).
§ 65. N^ 47. Sforzo di ripftsa éalla quarta in ieeonia « e
oolpa'dirUHK^ StMéo netta stiessa positlonedéH' antecedente epe-
raztobe, èsdgoisoa il maestro ta stessa fintm PalKevosn questo
movimento^' passi la sua spada nella linea di quarta, e sensa
arnestaisi giri ilpogno In seconda, dia lo striscio e tiri il colpo
diritto;
$ 66. N^ 48. Intreccio di quarta e colpo diritto. Questo col-
po viene da alcuni chiamato striscio di contro di quarta. Si
oteervl che V intreccio non è una parata, ( poiché si eseguisce
quando T avversairio non tira) ma la preparazione dt un colpo
Mando tteÙa posinone della guardia, il maestro facendo la Snta
di filo; minacceri gli occhi deir allievo; questi immediatamente
sd'tftte finta passerà la spada dalla ^ linea di tafjsa^ in quella
df quarta^ e gira Udo il pugno nella posizione di questo nome
eoi suo fòrte cercherà il debole della spada dell* avversario, la
devierà con uno striscio e tirerà il colpo diritto con elevazione,
e' opposizione.
99»
*''•.(, f,'^M|»> t., i ; „! ;,|i>»
> I
C!«iii1ilB«mioni delle oper*MMii di prèpatMéléiÉe ni eèf ^
IM iteW «itt«eeo -di seiMÉiiii c^iii|ioim m' dttcr'ibéTl«
I '..-•. » I ni . I J !• .' !•! i': • '" "5 : «.«'- • M» l; !•' /■ ' «>•
: . . ; . -1. . ' ' • . •' • '. i.j f.'ì I -1 • • li r* • 'I
Il 61'./ IT M: focco rft 5parfa ' di sèttima i colpo' dirùìo!
ilaMV'^éVk 'i^flizfòtìe*' 'di settima colte ' sp^de a contatto qeì
ptiritò 'del serarftfté; II' maestro bizi per'pochè'lmee la sua
patita; profitti ì^ ^dcitare di questo movimento per dare \\ tocco
di spada àrtanaò óon là pròpria' versò il d^ebole deh' altra e
roatitehendo là Messa posizione di ()ugao, tirerà il cofpó diritto
al fianco 'con oi^posHzione e efevazione proporzionata alla spada
avrerstaiìaV*- '''"'^'' ' '^'" " ' ' -' '' "^ ' ' '" ^ '
§ 68. Avvertimento. Essendo nella medesima posizione può
essere eseguita Tistesff prepa^a^one^ cioè (flocco di spada^ e
tirare la tagliata sopra il pugnq^ ossia Mezza cavazione invece
del colpo diritto, lì maestro, deve facilitare al suo allievo il
modo di csfegufre questo colpo,* abbassando* uil" ìpoco'll^pugno
doiAJ flcevotc^ ihtóccef di 'spadu. " ' " ' *' ' -'"*" '''*'•*
S 69. N" 60. Sforzo di settima in ter sd.'mhò'W'S^W^
me neir antecedente operazione, eseguisca il maestro ristesse
movimento, ne profitti lo scolare per guadagnare i gradi del
ferrò girando il suo pugfio dalla posizione ài sèilivéi^ -^ènCab-
bQodonahdo la spada portarla in queltadl 7^;3a, e ^nza ilitér^'
radonb' dia oino strìscio sulto spada^ nemica ; fecerido ^eonteinpo^
i^neanaendci anoora una battuta di piede, qtìindl tilt ti* colpo
dirftto boÀ taf posltloife del pugno, sia df. eèfsA^ dì ìfttàfté^
formando^ però 'sempre oppostjstone nella linea alti di fiioii^
S 70. N° 61. mo di spada di ripresa i cólpo diritto {ì).
^àhó le spéde nenà Uiedésinia posizióne cHe iireH* ^ntécfediinte
paragràtb: ti Inàeirtfo per facilitare r'esecdtione del colpo diri*
(<} Da alcuni vien diiamato quèsio colpo fiancoBat» ealariia di eonfra.
gerà la poota più elavata del solito. Lo scolare passerà la soa
spada al di sopra dell* altra, (cambiando la posizione del pugno
in ieeanday o in ottava) rheiieùdxì if proprio forte sul debole
* dell' altra, e quindi percorrendone i gradi, con opposizione tiri
iV^^lPftdirìawiplQ versoi ji.finQed,, ^
.i^J^sBh^' Inirtmo di ^Uim^.(i%2\}e evlpo diritkk (ì)
Le spade saranno nella stessa posizione coree nel pai^^r^ di
sopra, ed il maestrQ presenti la spada nel modo stesso. La dif-
ferenza che passa fra questo colpo, e quello di sopra descritto
è questa. Lo scolare passerà la su^ spada al disopra deR'^ altra,
girando però in questa o^rerazione il pugno, dalla jxisizippé di
^etiimat in.queilla di secofuiaf conservando la qwle« giuoto nc^Ua
inea (li fuori^ darà uno striscio percorrendo ii gradi del C^rro
òemico . ec« ed àiloiitanatoto cosi, tirerà il colpo dirigendolo, v^rso
il fianco con opposizione ed elevazione seconda la oi^costaiffa.
Osservazione. Dopo eseguito Vinlrecdo in luogo ,d/' tirare il
colpo diriuo^ può estere fatto il colpo di tagliaid sopra il pugno*
I.
« \
QUARTA CATEGORÌA
ConiMiiaaEioia^ delle 0|^ei*»Bloiil ili fire^pairaiBlone f mi
II
eelpo neir attoeea Oi «eeoiaito o fl^fteyaj mmmpmmtm itt
j^ne ;ipipyinie»t|.
. .$.,73- K! 63. Tocco di ottlam e colpo diritto. Stando oell»
pasiffioa^.>4i ottam colie spade a contatto nel. punto del leniir
té^ il («a^tro alzi per poeke linee la . punta della spada, prc^-
filltft di qufsto movioi^oto loi scoiare per dare, il tocco di ^f€Lda
.«r^au^o POH ta propria Jt debole dell* Altra, mantenendo la stiessa
posii^onf^ 4i pagno, tirerà il colpù diritio yerao il flauco con
elevazione (secondo V opportunità) e opposizione.
S:73, N' 64, Sforzo di ottava in qyiarfu. Si^qo le sw*8
foipe. neli; antecedente operazione ; eaeguisca il maestro V istesso
•^ {4}J)a alonw .cliiaioalo striscio di «antro 4econfc-
MS
movimento; ne pro&tti 1o scolare t>er guadagnare i gradi del
fèrro girando il pugno i(#al(9^|i0l|fffip/fl4lla quale si trova, cioè
ottava) non abbandonando il ferro venire in quarta^ e senza in-
terrivEÌpn$i,.ftp^^4 M>§|rì9fi()«d^ il Min
^aiampfta M'#iif ••«^ Slipée .is? f«aiMMid «mM meH^tintaie-
de«te «poragvafe ^ |mAP ^esegullie^iqteahiiMtp^'' M' ^i 'Hi-'tllieijrpf e ,
lo seeh^ilevpà iirtiti¥«dt tétto girare il pignò iif ' s^onAr dòn
prontezza e ^tftidi tlifre bnb sefi5rfo pérèoTfehd© fiel mòdir or-
dinario i gradi del ferro dell'avversario, il che d^vTatòto ed aper-
tasi la strada ai bersaglio, vibrerà il colpo di tagliata sopra il
()<f^9,girfndfl Jnuf^^^illl^n^e < J^ rKmmei̧\,(fWm:mfU0irta
S;7?- /.Np;iI3ì«.. fiiP il» .IW»*|.* rij^mf 6M'7fl) ^cii*i#
dirUtcì., Sanft.je /iw4^.:nflm posi?ldn«,|B^«WI^ Aejl^aifa^
denti? pflr^^|Q|. IJ wai^st^ p^H» r^dlitvm k^9Mf^*^«ope.4^l Qoipi
dirigere la punta più elevata del solito. Lo scolare .(paai|9fè df
s^,^pj|da ^liifli(ff)pr^ d^lV:9Uvi) (gjflandoi (f ffiM^ìfi^ 4tli»ngno
di ^ff^ffpaj ipettefld^ il pirpprfo fwtft^sirt dpbeW*. 4^H^^U!^^' «
quifVfl pprcqr^^pdp. i. gradi coq 0|HmAZ^>mitir4.UlQPleo
S 76, :?«•, 57, JrMwi?ta t'n.TM ifjoftw :<Mvìfti.vrQDAHoif»lBq
si eseguisce nel modo seguente. Il mik^iro .pi;Q9J9Pt(^ M lS^9^^
conno oelPqltr? a?lo«e^ ^9p4q q^ir^ttn^o. ^ iii^taya^: s'inco-
mincia da) p£|ss9,i:e la ^pad^ i^om^ mei oplpa iiptecedei^^, «^iq^
dal di fuori |G|I di 4^(ro ossia <]MlQ posveIour afzi dett#4i qpalr
la dì settima^ quindi dato uhq strisoiq?^ e deviata.: I4 ^Pf^? A^V
r avversario^ si diriga il. Qolpp versp il^^co. .: ,, .,: i. /
$ 77. Q^estq é| il nqrnqro a cui \^^ qr^dotf^ doivere . tWM'P
i colpi eleiqenjtfr^ di oo, sqJo n)KM(]iiiQQ|tOk. e 4i due loavim^qM*
ossia di, prepaiaiiop^ al iColpo, Nqg ^ìcq pqci^ ,c^e qqp se »w
potessero aggiungere altri, ma mi sembra cIm^qi^ T appr^fiCAt^P
il oqmero)^ non si ferebl» aUro «^e qa4qr? ;iff !Q?ì«arWW*»«lff»«-
■ .,, • i. ',i(..[. •'^AVlIfeL.O Vii- •" ■ "
iPf^liieiipiitf èoiiityiiiiimiiiail cké posioiko mveè Ì««gÌB netto
prailea «èHa HMberrfna, èléè èél)^! lélèiiientfilrl' inarate
• ^ Miip«kito, lUilM^^ «ol|»i iiÉMMiaiiiiii/ iqptoiplte ÀTc^r-'
•.p#)i iMÉito ■»— i intosltotoy liMPtov«i|\4èftiilatoii^ ild
B^^i^ e«., e<?^ •..:•'! :•
I» ìqaésto oapiidto l' isirMtòife ÌMrk W^itite^e àll^ fcllleto; t^sr
ordine progressiro tatti i colpi clie ha fatti esèjgalre al capi-
Milo ^ (1) ed io qiieBté séiioji) sètaiìao daH* isiriittbre tali '^Ipi
jMratf, come '(Mare' tirerà ati colpo in* risposfta, quale ftVàt^àWre
all^allieiiH), e ^ttìMi anch' eèso dopo 'là pairatà, tfrerà àìi cólpo
ffa risposta.' '■" J ' ■ ■ ' '';''■'• ^ •
< Ittdictilerò 1 Colpi )ier Soldino progressivo Còihe'èl'cafpltolò 'V,
D Doterò sohaoto q^eUe parate che possono ftrstdall'^lstràttore
siìf colici che Ihrà tirare àH'aMievo. -^ £a> rispósta TiAiiiftòt^
la farà a volontà, avvertéddoÌpeéft^r''aiìlévò abtlòffiatkaieAté dièffa
piit^kta chettovrft'flM ival riievarsr id "gtiàrUta * "^ ed il éoìp^ di
risp6strf che! deve esegtìit^. • - ' f« i' ' « — '^
" Oss<$rvtt^tórié. L'istrnttòrè potrà -Are Varìaris IC'^araVè aTPat-
neVo snìcblpo^istesso, facendoglielo ^iptste^é.qàan potranno es-
^té ^ih^ìrèiV (t? Metta contro, è di contro ,- e queste possono
tùtsu éìpàsiidòhey m tocco, & di striseih. ^^Tlc^^^ di
spada, che potrà liséigaire in risposta ristrottoré, fai^'^fare" al-
l'* allièvo le pérsftè (tf Cediità; Qiiandd rtstVattdrè fai^ èsegiiire
alrMIiefvi^ le^t^anslte dr po^iione, queste < sàbnno per far^i ti-
'i4reV'o 4itf ' cor^o 'di fifo di spadai odi Mctaò'légaflneniò,'i} dì
"«'Sl'rèMM'enta alIMstruttore the tutti i c^pi prttidbnò'fl' no-
me dair attacco dal quale è tirato.
(1) Non è che con la fipetizione delli slessi colpi , che si arriva ad
eseguirli con esattezza, e velocità, come il simile é per le parate.
9»t
PRIMA CATEGOBU
»
€oiiiibta»Blaiii di tm Mito gtemémm
SEZIONE PRIMA
»•»
Colpi da eseguirsi netta Urna atta di dmiro , ossia di 4^ dal-
V aUiew (i;-
V Esempio* Colpo diritto sallo stacco del ferro. — Lq pa-
rate che potrà fore V istruttore sa questo colpo sono^ la parata
di 4^ ,' la parata di contro di 3^ , la mezza contro di 2%
2"" detto. Filo di spada In 4^. Le parate da farsi sono la
ceduta di 4^ , la parata di contro di 3^ . .
3^ detto. Mezzo legamento di 4^ in 2^ , o ia posizione
di 8^.' — Questo colpo può èssere parato, con la ceduta di
2* o con la circolazione di 2^ in 4^ •
4^ detto. Mezzo legaménto di 4^ bassa. Può essere parato
con la ceduta di 2^ .
y detto. Legamento di spada in 4* . Potrà essere parato con
la ceduta di 4'* o con la parata di contro di 3^ .
6° detto. Tagliata sotto il pugno« ossia mezza cavazione. —
Questo colpo può essere parato cQn la mezza contro di 7* ,
con la mezza contro di l**, e,coB la mezza contro di 2^.
1"* detto. Cavazione. — Potrà pararsi tal colpo con la
parata di 3^ con la parata di contro di 4* , con la mtzza con-
tro di 7^ , e con ta mezza contro di 1^ .
8^ detto. Colpo di tagliata sopra la punta* Questo colpo può
essere parato con la 3* ae<i|plice, o con la contro di 4^ .
9^ detto. Colpo in cerchio. — Potrà essere parato tAl colpo
«on la mezza contro di 7^ o con la mezza contro di 2^ ;
SECONDA CATEGORIA
Colpi elae «i emeguUi9onm dalln linen ultn éì fuori)
oMi« di 8« dair «llieTo (2).
10° Esempio. Colpo diritto sullo stacco del ferro. — L'istrut-
tore potrà pararlo con la parata di 3^ o con la contro di 4^ .
(1) L' istraUore in queste operazioni formerà faUaccO in 4^.
(2) L' istruttore in questi colpi forma I' attacco di 3\
38
1 1*" Eiempio. ó>ipo di filo di s^a. — Potrà essere parato
con la ceduta di. 6^ , oon la eedata di 1^ , coa la ceduta di 7^ o
con la contro di 4^ . .
12'' dello. Mezzo legamento di 3^ in 7* . Potrà pararsi tal colpo
eoo la 1^0 con la cedutu la meaza circolazione di 7^ io Si* (1).
IS** delto. Mezzo legamento di Z^ in 1° . Qua! colpo può es-
sere parato con la 1' , con la mezza contro di 2* .
14^ dello. Legamento di spada di 3'. — Questo colpo
potrà essere parato con la 'ceduta di 6^, con la ceduta di I" ,
o con la contro di 4<^ .
13^ dello, tagliata sotto il pugno, ossia mezza cavazione. —
Può pararsi tal colpo Con la mezza contro di 2** , o con la
metza (oàtro di* i^ .
16^ dello. Cavazione. Potrà pararsi con la 4,^^ con la contro
di 3^ , o con la mezza contro di 2^ .
ÌT dello. Tagliata sopra la punta. — - Potrà pararsi questo
colpo con la 4* o con la contro di S'* •
TKRZA CATEGORIA
Colgpl ebe «1 eselniiacono nelln linen bamm M dentre
oMto dulia poMfBloii^ di 9« dall' allieto
\^ Ewenipio. Colpo diritto sullo stacco dal ferro. — Ptt6
essere parato questo colpo con hi parata di 7^ , con la 4'^Ì!)assa,
6 con la mezza i^ontro di 2^ .
19^ dello. Filo di spada di 7^ . Può essere parato, con la ce-
duta dp 1^ o con la mezza contro di 2* . '
20'' Uetlo. liezzo legamento di spada di 7"^ in 3* . Si para tal
colpo con la ceduta di l'^ o con la^^edula come all'esempio 12.^
21° dello. Legamento di spada di 7^. — Può pararsi tal
colpo con la ceduta di 1** , o con la mezza contro di 2^ .
(4) La cedula di mezza circolazione di 7^ in 3* cosi si eseguisce, si
tiene a rtacqaidtare i gradi del ferro con la ceduta di 7a e senza stac-
carsi dalia spada avversaria, sì passa sopra quella deiravversai;io ele-
vando la punta della propria spada perpendicolare, cosi la spada ne-
mica non si troverà più nella linea di dentro, ma in (|ueUa di fuori,
,e potrà essere risposto col filo di spada iu 3^.
(9) V istruttore in questi colpi (orma 1' attaceo di 7^.
S89
22^ detto. Tagliata sopra jl pognp, o^sia meaiia cavazionq.. —
Può essere parata con la mezza contro di 3^ o con la mez;^a
contro di ¥ .
23® detto. Gavazione dalf attacco di 7* — ^ Può pararsi con
la parata di 2^ con la contro di 7^ e con la mezs^a contro di 4" .
24° detto. Tagliata sopra la punta. — La parata da farsi, è
ia mozza contro di 4" o la contro di 7^ . . . /
• • •
QUARTA CATEGORIA
Colpi eH^ ^mì Me^imiaiciOito hélli^lHieii bàm«i «I fiaiiri; to«
»la tanto ckilla ppslslone d* Z^ rh« ili 9^ (AiatallleJir«(t).
SS"" Esempio. Gólfo diritto sullo stacco del ferro, -— L«; pa-
rata da opporre a tal colpo può essere la 2*, la mezza contro
di 4^ » la. contro di 7« .
26'' detto. Filo di spada. — - Il colpo si pfira eoa la ceduta
di 2* , o con la contro di T'^ .
27° detto. Mqzzo legamento di spada di 2*. in: 4* . -^ S«. può
parare con la ceduta di 4^ , o con la mezza conti:o 4i 3^,^/t
28** detto. Legamento di spada di 8* a di 2^* . — Si para
questo colpo con la ceduta di 2^ o con la parata A\ contro ^J7^ .
^d"" detto. Tagliata sopra il pugno, ossia .mezza cavazione. •-*-
Si para tal colpo con la mezza contro di 3^ , o con la mezza
contro di 4^* . . / '
30"" detto. Rovescio dì pugno di 8^ in 4^ . — Le parat;e ,p|ar
questo colpo sono, la mezza contro di 4^ , o la mezza contro di 3^.
31^ detto. Cavazione. -^ Le parate da fersi- sono 1^ o con«
tro dì 4* . . , .
Oaervaziane» Tutti i colpj che siamo pQr de^criverq pq^ono
esser fatti di piede fermo, che marciando. Quando riatrjiltore
vorrà fare eseguire air allievo questi colpi marciando, sarà nel
primo movimento che dovrà fargli fare il passo, e Tistruttore
si metterà Fuori di misura, e così comincerà a fare d(!quistare ^
la conoscenza della misura per arrivare a colpire. Il passo per
entrare in misura non è sempre eguale; questo dipende dalla
distanza in cui si trova l'avversario. Quando farà eseguire, tali
(1) L'istruttore in questi colpi foriD/i T attacco, di 2" o di 8».
300
colpi di piede fermo, cioè senta marciare, deve fer fare la bat-
tola di piede nel primo movimento.
PRIMA CATEGORIA
Combiiiaslonl delle operaslonl di preparaslone ni col-
po nelln linea di 4^ eomposte di due moTlnieiitl elae
fiurà eseipuire all' «llleiro l' lutruttore.
*
32** Esempio, fi) Tocco di spada di 4'ecolpq diritto. — Que-
sto colpo potrà essere parato, con la 4° , e con la contro di 3*.
SS"" deèh. Striscio di spada di 4^ e tagliata sotto il pugno. — •
Può pararsi con la mezza contro di 2* o di 7<^ , oppure con
la 4^ bassa.
34*^ detto» Copertine di spacìa, e colpo diritto. — Le parate
da opporsi a tal colpo sono la 4^ e la contro di 3^ .
35" detto. Sforzo di 4^ in 2* e colpo diritto. — Può essere
parato questo colpo con la 2^ , con la 4^ bassa, e con la mezza
contro di 7* .
36^ delta. Filo di spada di ripresa in 3^ e colpo diritto. —
Può farsi in difesa di questo colpo la ceduta di 6^ , di 1^ e di
7* , o pure la contro di 4* .
37^ detto^ Gopertino di ripresa in 3^ , e colpo diritto. — Su
questo colpo si fanno le parate stesse del colpo antecedente.
38° detto. Mezzo legamento di ripresa di 7^ e colpo di filò. —
Tal colpo può pararsi con la ceduta di l'* e con la mezza con-
tro di 2^ .
SECONDA CATEGORIA
Comblnaslone delle operamlonl di preparaslone al
eolpo nella linea di 8^ eompoiite di due ntoTimentl
da fare emeguìre. all'allieto* (2)
39® Esempio. Tocco di spada di 3^ scolpo diritto. — Può es-
sere parato di 3^ o con la contro di 4^ .
(4) In queste operazioni 1* islruUore terrà il fioretto nella linea di 4a
con la punta diretta al petto dell' attievo, in modo che questo possa
esègulfer operazione richiesta.
(2) In queste operazioni V istruttore terrà il fioretto nella linea di 3^
come si è detto nelle operazioni di 4^.
m
W Etempio. Striscio di ^da di 3* e tagliata doftb fi pò-
gno. — Tal colpo si para con la 2^, con la mezza contro di 4*
con la mezza contro di 7* . . > /
41 "" detto. Copertlno di 3^ . Si può difendersi da questo cólpo,
con la ceduta di 6? , e di 1^ o con la contro di 4^* .
42^ detto. Sforzo di 3^ in 7^ e colpo diritto. — Può essere
parate cor» la 1^ e con la 4* bassa^
49° detto. Filo di ripresa in 4* e colpo diritto — Póò ftirsl
la ceduta di 4^^ o la parata di contro di 3* .
44° detto. Copertlno di ripresa di 4^' e colpo diritto. — Può
pararsi con la 4^ o con la contro di' 3^ .
45° detto. Mezzo legamento di ripresa di 3* in 3' . -^ La
difesa a tal colpo ò o la ceduta- di 2* o la parata di mezza
contro di 7* .
46°da^^o. Sforzo di ripresa dalla 3"" in 3^ e colpo <liritto. — Può
farsi la parata di 4^ bassa, o la mezza coatro di 7^ •
47° detto. Intreccio di 4^ e colpo diritto. — La parale sa
questo colpo possono essere, o con la 4*oeoo la contro d).8\
' . » '■ *
TERZA CATEGORIA
€ona1iiBiiBioiii delle operasloiU di prepnrasioiie «I
colpo nell' aitaeeo di 9^ composte di due moirlnieiifl
f ■ ■ • • • I
da farai enesulre di^lVaUleTo. ({)
48° SiempUK Tocco di spada 41.7'' e colpo diritto. *-r Ptiò
pararsi tal colpo con la 1^ e con la mezza contro di 2^ .
49° detto. Sforzo di 7" in 3^ e colpo diritto. — Le parate
da farsi sonò la 3" o la contro di 4' .
50° detto. Filo dì spada di ripresa in ^^ e colpo diritto. —
Può pararsi tal colpo con la ceduta di 2^ o con la mezza con*
tro di 7* .
51° detto. Intreccio di 7* in 2* e colpo diritto. — Può esser
(4) In queste operazioni l'istruttore terrà il Oorelto nella linea di
1^ tenendo ia punta diretta air allievo in modo che possa eseguire To-
perazione richiesta.
m
parato questo célfth, con. la 2^ e con la 4^ bassa. Se 1* iatitiMore
4ppp fatto ^esegu|r« il sndd^ «coliio refesse tirare invece del
colpo diritto la tagliata sopra al pogno^ allora potrà parare^ o
mena cpntro di 3'*o meiza contro, di 4-^ .
QbARTA CATÉGORU
. •• • ■ . ,
ComMiiABioiil ^^n^ •peiiaal^iil 41 .pre^wra«l*ne iil
M|po neir attneeo di t« o %^ ^•mposte di due «|io-
irlnienti d» fare esesiilre all' allievo^ (1)
sa"" Eithipio. Tòcco di 8* e colpo diritto; — Tal cèlpo può
essere difeso con la pafata di Q^'^ con la 4* bassa e con la con-
tro 41 7» V > » • t, .. . i ^
53"^ dello. Slargo di 8*: iit >4« e colpo diritto. *-^ tMò pararsi
con la i"" e con la contro di 3* •
liV" delio. Striscio d( spada in 2^ e colfb di tagliata sopra
il pugno* -*- Può essere parato tal colpo, o con la mezza con*
tro di 8* , oi con la mezza contro di 4^ :
SS"" dèlio. Filo di spada di ripresa in 7> . -- É con là ce-
duta di 1** che può essere parato, o con la contro di 2* .
56*^ Intreccio di 2» t) 8* In T,, e coljfo diritto. Le parate da
fiirsi su tal colpo sono, la parata di 4* bassa, la mezza contro
dì 2^ o la parata di 1^ .
Osservazione- Qualora l' istruttore non si rammentasse come
sono' eseguite alcune di queste operazioni, potrà facilmente ri-
scontrarle al capitolo V essendo tutte messe per ordine pro-
gressivo come in questo; V istesso dicasi delle parate le quali
pritrk riscontrare il modo di esécuEione nel capitolo IT di que-
sta 2^ parte.
di due ffvadiy assiana Finte e un CMpa^
uniti a parate e risposte da eseguimi nelle quattro
linee.
§ 1. Vogliamo comprendere, nelle combinazioni di cui siamo
ora per trattare, quelle varietà di operaidoni nelle quali uno
degli Schermitori simula di tirare un colpo, mentre ne medita
un altro, il che nell'arte suol chiamarsi finta di un colpo.
. .. . • • '
(4) Vjsiruttore terrà il fioretto nella linea di 8« in modo da Tare
eseguire V operazione richiesta.
m
Pur la quél cose que? colpi cBfe nlelte 'tftt^deèeoff cooMita*
zioni elementari' v^taivano 'dfretflaM^te esègoit?, èVtf tet*rànfib
luogo di finta. ' : 1 1: ' n
Anweriimenta (i). Il maestro, In futfe te o]pe1^a«ioM éhè
sianio per descrivere, presenterà la sipada alP allievo i^i modo
tale da faeilitarne I* esecuzione ; quindi verrà alle parate d^lle
finte, è dei ciilpi, ieoin^ «tie^ ^ri spulate concertale/ ki^^ tutte' le
perale ete eseguirà f allleviO dovrà rilevargli • Iti gutfrdiai «^<!4n
talSi i colpi dovrà'ttrare a /ondo* ó terminata ìb frani Wievarrf
m guardie. Davrà inoltra il maestro prOportioMre III' véloeitli
nelle sue risfioste' a quella delP allievo^ pèf non fiBivgli teotnafVé
dei difetti^Tfed !anméntarla a rtnisura che questi > acquata agtIM
e Facilità neir esecuzione ; avrà poi cura in princf|^0''df ^'fiiW
eseguire la sola finta e il colpo, e ci&tirm a tanica ohe mn luirà
bene intesa dall* allievo T operazione } quifidi vi • urtfrà* le parale
e risposte, andando sempre gradatamrente. - - > •
SEZIONE PR^MA ,\ ' . ,
€MttMn^Kl€Nai 4ai esesialMl ntiln Uéàmm «iÌM «li déntro
«Mte dii «nmrfÀ'llnAI' Allle¥«i.
§ 2. Combinazioni 1» . Finta di cavalcione nella linea di 3^.e
cavasiofie nella linea di 4^ (2). Lo scolare dalla lineai di, 4^ pu(»
Ungere la cavazione ^n quella alta di fuori, nel t^nnpo che il
maestro fa la parata di 3^ eseguire la cavazione nepa linea
di 4^; da questo colpo, supposto (;be il maestro si schermisca
con la parata di 4^ di posizione, e risponda col filo di spi^da,
lo scolare potrà opporvi la parata di ceduta di 4^ , e terminai^e
con il colpo di mezzo legamento di 4^ bassa.
S 3. Combinazione 2^ . Finta di oavasioìie^ nella lineq. dt 3^ e
tagliata sopra la punta, ingannando la parata di 4.^ Cominci
lo scolare la prima operazione, cioè la finta, co^ie 1* antecedente,
ed il maestro faccia la parata di 3^ ed in questo momento il
primo eseguisca la tagliata sopra la punta ; il secondo venga
alla difesa con la parata di contro di 3^ di tocco, e risponda di -
(4) S* intenda istruttore e maestro, essere sinonimo.
(2) S* intenda una volta per sempre. Si suppone in queste opera-
zioni, che il maestro abbia formalo l'attacco in 4a e quindi richiesta
r azione da farsi.
tagHatft 9otto M pogiio, e lo scolare parando di rflecQglinieoto
di 4^ termini I9 fme col filoi.di ^da io detta lioea.
Questa 2^ combinazione viene chiamata volgarmente JInia di
eatiamm$ e eoupi^ e |a pr'mia descritta finta di uno e due.
. . S 4. CombinaziùM 3^ Finta di i0Lgliata sopra la punta in 4% e
cQioazione in 3* • Dall' istesso. attacco di ¥ , in luogo di fingere
con la. eanavione» lo scoiare ioef^miocl eoa la finta di tagliata
sopra la punte, (passando nella, linea di 9^ ) e tiri mia caTO*
alone tieUa .linea di 4' . Se il mastro fa prima la parata df S^e
(jaiAdi per ir colpo tiratoli a toccare, para d! toooo di 4^ e ri*
sponde di tagiiata sotto il. pogqo, lo scolare potrà parare di
meua contro di 7? e terminare col colpo . di messo lega-
mento di 8* .
Anwrtimentih Perchè si possa tare, esegoire facilmeote la
tagliata sopra la punta ò necessarito che l* Istruttore nel formare
Tattacco fiiccia appositamente lo sbeglio di tea^e il suo debole
nel forte delia spada di chi la deve esegoire.
S 5. Combinazione 4^ Fin^ di tagliata sopra la pnnta in 4\ e
tagliata aopra la punta io.3^« EaeguksoaJo ecolaie questa ope»
razione; (si suppone che il mveetl^ cottt6*'neff'«nftoeedenie ope-
razione abbia parata la finta di tag[liata con la 3^J parando
r istruttore il cólpo con la 4' di tocco, e se rispondesse con la
tagliata «totto il pugno, potrà' schermirsi I* allievo con il rac-
coglimento di 4' , e terramare còl filo di spada nella stessa
linea (1). . e . • ,. •
S ^- Combinazione 5^ .Contro tagliata di 4* ic^ra là punta
sul tempo della parata di contro di ¥ . Fatta la medesima finta
di tagliata che sopra, se,if maestro ' invece di andare a parare
di ,3*^, fa la parata di' cóntro'' di 4^^ T allievo, potf^ ingannare
quésta parata col ripetere la stessa tagliata tirando questo colpo
sul tempo della parata di contro. 11 colpo di tagliata frattanto
pqò pararsi di 3^ ; cosi il lifaesti'o avrà parata questa azione con
la contro di 4^ , che gli è stata ingannata, ed il colpo (cioè
r altra tagliata sopra la punta) con là parata di 3^ , rispondendo
con un colpo di tagliata sotto il pugno', Il quale dair allievo
(I) Questa azione iti alcune scuole è chiamata finta di Coupé, e
Coupé.
aos
potrà. essisre parato con ia 2*di ^rìacio» e ternumaie ool. colpo
di tagliata sopra il pagno. (1)
Equivale ti colpo di controtagliata di 4^ alla Qootrooavasìoho
in 4^ , efae andiamo a descrivere. . i
§ 7. Combinazione 6^ .' Contro cavaxione. di 4^ md iétnpó
delta parata di contro di 4' . Possono aver laogò altre coidbl-
nazioni sulla finta di cavazione nella linea di 4*. Se sall^ sud-
detta finta di cavazione il Maestro fa la parata di contro di 4^^
bisogna eseguire la controeavazione di 4^ , e tirare nella linea
di 3^ ; e se al colpo il maestro eseguisce la parata di 3^ e ri-
sponde, col ^lo di spade nella linea stessa» l'allievo potrà fare
la ceduta di 1^ unita alla 4° volante, e rispotìdere coi colpo di-
ritto in 4* (2).
S 8. Catnlmazione 7^ . Finl^ di ^lo di epada di 4"* è cqva-
ssione nella linea di 3° • Stando, nella linea di 4^' , lo scdiare
può fingere il filo di spada indicato; in questo tempo il mae-^
stro cbe rappresenta 1* avversario, eseguisce la parata di oedjuta
di 4*^ ; in tal caso V allievo senza indugio, in continuazione al
simulato filoj potrà eseguire, a modo di esempio, la cavazione (3)
nella linea di 3^ ..Il maestro potrà parare di 3^ di striscio, e
rispondere con il colpo di tagliata sotto il. pugno; ed allora
r allievo potrà, parare anqh! esso di striscio di 2° e terminare
con il colpo di tagliata sopra il pugno*
Avvertimento^ La suddetta finta di filo, in luogo di essere
difesa con la ceduta di 4*^ , può esserlo con la parata di con-
tro di 3^ ; ed • io questo caso 1* azione prende il nome, dì finta
di filo di 4' e cavazione di 3^ (4) sul tempo della parata di
contro di 3* .
S 9. Combinazione 8^ . Finta di v^e^xo legamftuo in 8^o ^e,
tagtiata sopra, il pugno (5). Essendo neir attacco sopra deh
scritto, lo scolare feccia la finta in discorso. U maestro su'
(1) Si rammenta i colpi di tagliata, sotto, o sopra il pugno, sono
mezze Gavazioùi.
(%) La coolrocav83iooe da alcune scuole viene ehianaita, dna giri
di spada.
(3) Può farsi in luogo della cavazione, la tagliata sopra la punta.
(4) Si rammenta che la cavazione di 3a termina nella linea di 4^.
(5) In alcune scuole quest* azione viene chiamata Onta di Fianco-'
nata e GaVaziooe.
39
S«6
questa fitiU opponga la ceduta di 2^ ; e io socihire miI tenìpa
di quella parata, tiri la tagliata sopra il pugno; |l moestro si
sdiermisca eoa la metza contro di 4* e rlspooda eoi edip(> di-
ritto al che opponendo lo scolare la parata di 4^ di tòcco* pò*
irà terinioare fauone col colpo di tagliata sotto il pOgriò..
S m. CombiiHixionB 9^ Pinta dikgàmmìo di 4' e cam:$ione
mila tìnea di 9* . Essendo le spade come neil' antecedente at^
tacco, promuova to scolaro la Onta di legameuto di 4^ « ti nóèe-
stro vi opponga la ceduta di 4^ , e sul tempo della medesima
lo scolare eseguisca la cavallone nella linea di 3^ ; si schermi-
sca il maestro con la parata di 6\ ^ risponda col filo di spa^
nella linea medesima; '(di 3^j sia questo parato dalP allievo con
la ceduta di 1° , e termini col colpo di rovescio di pugno in 4* •
§ iì.Comlmassione W. Pinta di tagliata gotto U piagna
in i^ e eavastione nella linea tassa di fuafi, 8ie.no le spade
nella stessa liitea che sopra ; il maestro formi V tfttaceo dofi il
pugno alquanto alto pei* dar luogo air azione in discordo. Lo
scolare Saga il colpo di tagliata sotto il pugno; si difeoda ti
olaestro con la parata di mezsa contro di 7* ^ e lo Scoiare Sdì
tempo di detta parata, sfbggendola, tiri la eavftziòoe Aella li-
nea bassa di fuori ; vi opponga il maestro la parata dt 8' di
posizione, e rispoeda eoi ttietko legamento di 4* ; sia schermito
questo colpo dallo scolare edtì là ceduta di 4"^ , e finisca con
la risposta di finta di Blo di 4''o tagliata Sotto il pugoo.
S 12. Aiiimtifntnio. Sicéòme è difetto nella Scherma di
promuovere delle fióte allorché i* avversario tiene fa punta
della sua spada sulla linea direttrice , mentrechè dovreb-
bero essere fatte delle azioni di preparazione per levarsela,
oome per esemplo, J t&pertini, toeehi di spada, intteeci, cosi
questo atto difettoso deve esser fatto per astusia perchè se
l'avversarlo volesse tirare diritto nel tempo della prima finta
non possa colpire, ma tirando debba cadere egli stesso nell'ag-
guato ; perciò onde esercitare V allievo in queste quattro azioni
che siamo per descrivere, il maertro terrà la spada sulla linea
direttrice e non corrisponderà alla finta che farà Tallievo, con
alcuna parata. L'allievo dovrà eseguire queste azioni con la
mfissiraa velocità.
Si rammenta infine qui al. maestro, che deve sempre preseti*-
3(J7
tare la spada dU* allièvo if0lla pOìsMote dofta qfiiaM [mséa tpum,^
eaegoire t'atlone che gli propone.
$13. €ombinaziùM 11^ « Fmea ài eamsióhe nella Hma S
S"* é colpo 4i iSh di ripresa di 4* . (1) Promuova Io scòlarcf
razione saddetta, ed il maestro non faccia nessuna parata sor
la .finta di cavazione» ma pari il colpo con la ceduta di 4^ e
risponda di mezzo legamento di 2* ; i( primo si schermisca con
la circolazione di 2' in 4^ , e termini T azione con la finta di
Ole dt'4» e cavazione.
$ 14. Combinazione i2^ . Finta di cavazione^ nella linea di
3^ , e ^Copertina di ripresa di 4* unito al colpo diritto. (2)
Lo scolare esèguiséaPazioàe suddetta, ed il maestro si difenda
con la pafatà df 4^ e trdponda col colpo diritto; lo scolare pari
questo con la contfo di 6* e rfsponda col filo di spada nella
linea d! 3* .
$15. Combinazione 13*. Pinta di óavazione nella linea di
3* , e intreccio di 4* unito al colpo diritto. V allievo esegui-
sca I* azfohe in discorso ; si schermisca il maestro da questo
colpo con la contro di sesta, e risponda col filo di spada nella
linea di 3*^; T allievo pari questo con la doppia parata di ce-
duta* di 1^ ^e 4^ volante, e finisca fa frase con il colpo diritto
in 4V
§ 16. Combinazione 14** . Finta di cavazione nella linea di
8* , e sforzo di ripresa di 2* , unt7o al colpo di tagliata sopra
il pugno (3). Sia fatto dall'allievo il colpo hidicato, dal maestro
la parata di 1" alta, e la risposta cof colpo diritto in posizione
di V , e ddir allievo la parata di mezza contro di 7^ , rispon*
dendo di mezzo legamento nella linea di 3"* .
§17. Combinazione 15^. Finta di cavazione nella linea di
3* , e colpo di mezzo legamento di 2% o 8" . Può dar prin-
cipio r allievo con la finta di eavazione che sopra, (ed invece
dello sforzo di ripresa di 2" indicato nella combinazione sopra
(1) Gontìinia sempre T istmltore ad avere la spada nella Unta di
quarta con U punta diretta verso il petto, dell* aUievo.
(2) V istrttltore terrà il fioretto nel modo stesso come ned* antece-
dente operazione, e similmente ne IT operazione che segue.
(3) Il maestro in questa azione 'Si rammenti dì tenere la punta dett«
spada un poco più bassa del soUto per facilitare Io sforzo.
308
descritta) e quindi Aire il meuo legamento in 2* « <o in 8^ , il
maestro pararlo con la circolazione di 2^ in 4^ con: l^isposta di
filo niella ateasa Ikiea; e T allievo difendersi da questo con la
contro di 3^ di striscio, e rispondere di finta di tagliata sotto
il pugnv», e tagliata sopra.
SEZIONE SECONDA
• I
» * • . •
C*mbliukzioai da esecul'** nella liMea «|M ttnarì,
» * * 1 » I
V
§ 18. Combinazione i^^ Finta di cavaiiigne ^i terza. minaccit^ndQ
nella linea di 4*» e cavazione di ¥ (termina Fazionfi nella linea
di 3^). Faccia lo scolare la finta di cavallone suddetta, ed il mae-
stro sopra a questa finta opponga la parata di 4*^, e> ia^mede*
sima sìa ingannata dal primo co^ la c^vai;ionfe nell^ linea di 3^ ,
la quale dal maestro sarà schermita con la contro di ¥ unita alla
risposta di tagliata sotto il pugno, e questa dallo scolare ver-
rà parata con la mezza contro di 7^ di posizione, tirando il col*
pò di mezzo legamento di 7^ in 3^ . ^
§ 19* Combinazione 2^ . Finta di cavazione come sopra; ^ ta^
gliata sopra la punta in 4^ • Dia principio lo scolare a questa
azione come V antecedente, ed il maestro, anch* esso la mode-
sima parata, e lo scolare invece della cavazione come sopra,
faccia la tagliata sopra la punta, (tirando iq conseguenza nella
linea di 3**^ schermisca questa il maestro con la parata di 3*,
e risponda con la tagliata sotto il pugno, qqal colpo sarà di-
feso dallo scolare col raccoglimento di 4^ seguitato dal colpo
diritto.
§ 20. Combinaziime 3^ ^ Finta di tagliata sopra la pun(a, dì
(1) L'Istruttore in queste operazioni forma l'attacco di terza. Come
sabbiamo detto, V operazione prende il nome dall'attacco in cui uno si
trova, ed é per questa ragione, cioè. Se dall* attacco di cui si discorre
uno tira una cavazione^ e non fosse parata a nderebbe a colpire nella
linea di quarta, ma dall'avversario questa cavazione potrebbe èssere
parata con la mezza contro di seconda, o di settima, eòme pure con
la contro di terza, e allora il colpo dovrebbe prendere il nome dalla
parala dell* avversario? L'attacco da cui si parte il colpo è positivo,
la parata che potrà fare lo schermitore é incerta.
.909
3* , e cavassttme ài 4^ (1). PromuottP allieto la Bufa di tagliata
sopra la pmtav alta qoal i flÉta ^ il > maestro ioppooga la parata
dì 4•^ e io scolare ih^anoi qaetta CM la cataiioRO di V fti*
rando neHa linea' di < 3^ ). Il maestro si difenda -eoa la ootitrò
di 4^ e risponda col colpo diritto il qnale verrà parato vial
primo con <la 4* di*: posizione e cobtaiiiporaneameiite esso tirerà
il colpo di mezio legamento di 2* *
§ 21u. CimUnajsiona 4' • * Finta di tagUata ' scpf^ la funia
m 9^t tagiiaia àóprd ìa puhta^di 4^ » Esoguiaca . Io seolafìe ila
iitta di tagliata sopita/ là punta; ì ^esta: il maestro Opponga
la pabati^ di 4^ , e sdì tempo deUa medosirqa, lo scolare tiri H
colpe di tagliata sopra la puntai qnala dal Qiaestro potrà easeté
difesa con la parata di 8^r.<^ rispondere • eoo. la tagliata sotto
il pugno; e lo scolare da questa isebernursi^ con. Il raocogii*^
meato di 8^ in 4^'; é termfìidire cól Glodi.s|tedaàn quellh'liaea.
$ 72..Combinaziùm bhuCpnira èagUata^ sopra la punta^ tn
8" (sul tempo della po/raifk di aantfQi di 8^ ). Facendo rattie[v6
la medesima finth dì tagliata isopra la pun^. ini ^^ i còme jiein
r antecedente operaxione, il.naaeatro, io luogq» della ))aK8taM,dl
4^ «he ha Tetta neita anteceden^te prima finta, pari ;orQ. con la
contro di 3^ i ed i^n questo .tempp il primo eseguisca il colpo
di tagliata sopra Iìi punta; (quale termina nella linea di 4^), il
maestro apponga a questo, la parata cfci 4*^ e può 'risponder ^on
la tagliata sotto il pugno, U qual^ potità .essere difesa d^Uo
scolane con. la parata di mezsa ;COPtro di 9^ di strjpf^io^ e rispojt^
dere di Onta di tagKata 90pfa ,il pugoo^ ^ tfigUati^ 9QttOr.U mae*
stro alla .&i^% di tagliata sopra i| pugno tofm^ie parata di mezia
contro idi 3* . *»,.}., ; », . , ... ; : . -
§ 33. Combinazione Q* * Cimtrocaw^ione df ^\i hìhìu fi»ta
di cavaziorie nella Unea di ¥\i e «^ovazione .m.:3'^)^f tempa^
della parata di contro di 3' (2). Dall' attacco j^ .disoQrso lo
scolare Caiocis la, Opta, di cavazione (p.asaan4o dalla (inda di 3* in
quella di 4^). Il maestro .d.q9esta fint^; opponga la. para^
• .<
(4} Quest'azione viene in alcune scuole chiamata Finta di Coupé, e
cavazione.^ LMstrottore forma riattacco dj< terza' cóme ancora nelle ope-
razioni che aeguilana » '. - i:
( 2) Quesla operazione da alenni Viene chiamata due §iri di sfpada.
sto
dt ooHtrd di 9^ , ed II prioio iogannt qoeAa parate con li
eATftsione; il seeondo putrà schermirti d» qoesta otm la parata
di ¥ f e rispairdere cel oalpo diritto» e V allieró pararlo eon
la contro di 3^ 'di striscio, e colpire con la tagliala sotto il
pBgno* .
Aw)9rHm$Mo. La parata di contro ha niblta atiabgia eoa
rt*n(rcccto, ma è da; riflettere pérb, ^ba la prima di queste
opera^iokii è per d/^4^, T altra è di préparastona ad un colpo,
ed in consegoensa per ingannare la patata di eonlrot biségna
ehe dair avversario sia stata iorniMo riovito* e ohe sia stato
minacciato con la finta di cavattnnet e sai tempo che qoelio fh
la parata éi oontr^^ sfa tirata U camsiòrfe t (vallando a deacri*
veÉ*e la ponte quasi due cerchi). Invece per ingannare l'intrec*
eiO| basta la sola cavaaione fatta in tempo»
S 24. Comlrina!d0né V . Finta di fUo di 3^ 'e rnvàziotie nella
linea di 4^ fi). Da questo attacco, minacci V allievo con fa Onta
del filo in discorso, ed il maestro a questa finta vi opponga la
ceduta di G^^in quél tempo il primo, tirerà la oavazione nella
linea di 4^ , la quale dal seconda potrà essere parata con la
contro di 3^ e potrà essere risposto con la finta di tagliata sotto
il pugno, e tagliata sopra, e quésta essera sehermita dair allievo
col raccoglrmento di 4* , terminando col colpo diritto.
S 25. Combinazione 8^ . Finta di tagliata sotto il pugno^ e
tagliata sopra il pugno {termina nella Hfèea di 9* ). Promuova
r allievo la finta sopra fndrcata; il maestro formi la parata di
mena contro di 2^ , é' sul tempo delb medesima, il primo tiri
la tagliata sopra il pugno, ed il maestro potrà da questa scher-
mirsi con la mezza contro di 4*^ , ed in continuazione tirare il
colpo diritto, il quale pietra essere difeso dair allievo con la
contro di 6*^ unita alla risposta della finta di filo di 8* e tagliata
sotto it pugno.
S 26. Combinazione 9" . Finta di eamzionet e colpo di fUò éi
spada di ripresa di 3^(2). Bsegofìsca rallievo la suddetta ope*
razione, la quale dal maestro potrà essere parata con la ceduta
(4) Conia è aUlo detto altrove rialroltora bisogna che presenti ii
fioretto in modo da facilitare Toperazione che fare aaagvtre.
{%) Vedere 1* avveriimenio ohe trovasi al § 4t di questa oalegorla.
SII
di l' volante, e i^ barn ed Ifi tidntittua^lMe risporideiv c(N
colpo diritto tìeila medesinid Wnei-^ e qdeita eolp6 dal primo
può essere schermito eén In contro di 3*q terlnibare eoo la
èntd di tagliala sotto il pugno, e colpo di Mgliatta sopra il pu-^
guo. L* istruttore alla prima finta Forma la parata di 2^ .
H 27^. Combimtioné W.lFintà di datàssi^né^ èepéhifiètdi ri-
preta di 3^ e colpo dirtn&. Facda I* alll#rÀ' la sopra ^ indieatè
operazione, ed il maestro pòtrè da queste achermiinl^ wn la
parata df sesta, t$ riiipondelfte dHi ìì hk H S^éé it prime pa*^
rario con la ceduta di 7" e tertiiinari^ buoi cMpb <dfrittb.'
$ 28. Combinazione IP .Finta di cavàztané, iifdrecèio di 3' 9
colpo di tagliata sotto il pugno. Lo scolare ptòmnéva racféne
saddetta, ed il maestro potrà parare ti suddetto colpd con- la
mezza contro di 2* e rispondere H^òn te tagliala èbpra H "pugno
ed il pritno sclierralrsi da questa con la metu contro df 6^ e
terminare col Alo di 3* .
Avvertimento. Negli attaeclii di ^•8«(o 2^ ) possono aveì*
luògo le finte, partendosi sèmpre queste Vai colpi elemiintaH:
Sarebbe cosa inutile, molto dflRcile, e d renderemmo troppo
prolissi, nel voler èescritere tutte le coMbinazibnf IndicatHlonia
le diverse parate e risposte che si possono esegtiirèr ati^ilfatò
r allievo a fare la lezjope 'fi9(>: i^ qoQSlp punto, gli resterà fa-
cile ad eseguire le operazioni che gli verranno indicate dalla
vka vt)ce daU* iatrottorei per cui aolo sa aananuerò airaaab
SEZIONE TERZA
CMiililttlMBlMii 4»^»M0Hlni iwll»liiÉeii hmmm di ^mwti$mm
$ 29. CwmiinasMne pHfii«r* Pinta di cólpo dkiiio sullo sèaeeo
del ferroy € oaoanioàe nella ^tosq di secando. Da questa atiatoo»
r allievo- minteci luiU» stacoo M ferro, che fere. i| anaeslro, il
colpo dtrittia, e a quanta finta ii maestro opponga la parata di
settima, e V allievo ia togaimi can la cavallone, passando la pco#
pria spada sopra « qaella del itaaestro, cèti ii pugno ia poaitianb
(4) In queste operazioni il ma^slro ferma rsiiacùo et set|ima.
312
di seconda vJa* quale potrà e^SQre pdiermilba eoo la. p^raipi di
seconda di striselo, dal ;inaestro« che p^rà rispondere con il
eèlpo di tagiiaia sopra il pugno^ e questa dair allievo parata con
la noiezza contro di sesta, e terminare coq il colpo di filo di
terza, v :' . • ; .... ; ,
^S Sfk Con^binaziMe deeon4aw,f'ini^ di camxiqnB nelh linea
éiìMcmda^ e 4iawaziimé nella, Unaa di Mttinka» Eseguisca t*al-
Uevo-*4a finta idi. eavatsieoe,; a (questa, fl^ota opponga il maestro la
pacata di jseoo6da,f:e f allievo laingaoni con la cayazione ti-
rando nella; lìnea , di settima che il mc^stro parerà con la pri-
ma^: velante » ri^pondeado c^ .rovescio di, pugno in. quarta^ e
r,fUievo 9eb^rmeliidosi .co[\ |a mezza contrp .di terza termini
lai frase con il oolpo, di tagliata' SQtto il. pugno. ,
. Si 31; Combimm^me ter s^a. Finta di f^lo dirspad(;k4i settima, e
catift2A»na« Pcoauiava.ra)liefvO|la,-fiot^ iBdlcata,^ rpi;mi il maestro la
ceduta di prima, che l'allievo inganneràftcon la cavaziooe, ti-
rMdo A^la Uneaidi se^n^a,. qufìl colpo dal maestro ;potrà es-
s^r^, parato cop, la. pezza poiitro,.di. q^^rta, ed in risposta ti*
rar^ il QlO} di spcida* in^ quella lifnea, e r allievo schermendosi
app <>. G^^at^ ,di .qii}iarta,termiqi la. frase ,co}, fuezzo legamento
dtqpArta: ba93a. .| :.•'■, . .."-.) ...
ossia di ottaira o seconda (4).
$ 32. Combinazione prima. Finta di colpo diritto sullo
ie«rco^^ar^i>/'ifira:«i)^4rtlMat t m^^ nella lima di eetiima.
Eseguisca T allievo sullo stacco del ferro (che farà .il.maeistroj
la finta del colpo diritto, a questa finta il maestro opponga la
parata di seoliiidid^ e\r«IUe«o li inganni ^ con la >óAva%ion(V ^^
smxi^ loon * i» * proj^ria ^ • spada \ iBopra s q nella der maest na ,. . tex qupte
dalmàesliHi t)uò 'èssere parata icén la < prima voiflotei.suasegMitcì
dhlla risposta '4elTOve80Ìo df: pugno, iin quarta*; e qoeslio ^(^po
sia" parato dall' .aUievo^ con ianneziatcontroldi'qaèrta, e. fifii9^&
il ginooq con lautaìgliata .sotto il- pugno jflpqflarti^*''' m ì -
(4) In queste operazioni ristruUore. forma. rsiU^QCO In ^a o i>n ^°*
313
§ 33. Combinazione seconda* Finta di eavazione di ottava^
e eavazione nella linea di seconda. Promuova V allievo la finta
indicata, ed il maestro a questa opponga o la parata di prima
o di settima» e V allievo la inganni con la eavazione ; si scher- '
misca da questa, l'altro, con il raccoglimento di qnarta e ri-
sponda col colpo diritto, e T allievo lo pari con la contro di
sesta, e termini la frase con il filo di spada nella linea di terza.
S 34. Combinazione terza» Finta di tagliata di ottava sopra
il pugno, e eavazione nella linea di quarta'. Da questo attacco
lo scolare minacci con 1* indicata finta, ed il maestro vi opponga
la parata di mezzacontro di terza, la quale dal primo sia ingannata
con la eavazione , e questa difesa dair altro con la parata di
quarta bassa, susseguita dalla risposta di mezzo, legamento in
seconda, e parando questo, T allievo, con la circolazione di se-
conda in quarta termini con il filo di spada* in questa linea.
S 35. Combinazione quarta. Finta di rovescio di pugno di
ottava in quarta (minacciando la linea alta) e tagliata sopra la
punta in quarta. L'allievo potrà fare la finta di rovescio di
pugno di ottava in quarta, come è qui sopra indicata , ed il
maestro opporvi la parata di mezzacontro di quarta, e nel tempo
della medesima, T allievo ingannarla con la tagliata sopra la
punta, ed il maestro parare questo colpo con la terza di stri-
scio, e rispondere di tagliata sotto il pugno, la quale dali* al-
lievo potrà essere parata con la seconda di striscio, e terminare
con la tagliata sopra il pugno.
§ 36. Combinasàone quinta. CorUrocavazione di ottava. Co-
minci r allievo questa operazione, facendo la finta di eavazione
nella linea di settima ; opponga il maestro a questa finta la
parata dì contro di ottava, o seconda, e sul tempo della me-
desima r allievo inganni questa pon la eavazione, tirando nella
linea di settima; dal maestro, questo colpo sarà parato con la
prima volante, e quarta, tirando in risposta il colpo diritto,
cbe verrà schermito dallo scolare con la parata di quarta vo-
lante susseguito dalla risposta del colpo in cerchio.
Avvertimento. Tutte le operazioni di preparazioni al colpo
descritte in questo capitolo servono ancora per unirle a delle
finte di tre^ e quattro gradi. Per iactlitarne V intelligenza ne
daremo alcuni esempi.
40
314
SEZIONE PRIMA
Delle operiMBlewi M lem» e «iiarto yrade ^ e deeerii»
Siene f|i elevile delle i|iedeelme« (1}
S 37. Le operaziooi di Scherma possono portatsi ancora a
più di quattro gradi, che è quanto dire a tre finte e un colpo^
ma fl farne una ancorché ristretta enumerazione, sarebbe ar*
recare confusione in luogo di quella cbiarezzaì che si ricerca;
però ci Unùteremo a dare di tali combfoaztpni sol qualche
esempia
I colpi di un tok) leovimento, detti di prima intenzione^ e
di UA solo grado, devono essere tirati con la maggiore velocità
possibile, perchè devono dirò cosi sorprendere i* avversario, ciò
che non deve essere fatto nelle operazioni di secondo^ terzo e
quarta grado essendo per ingannare le parate dell* avversario,
è necessario prendere il tempo a seconda della sua velocità per
{sfuggirle. Ecco un esempio. Sopponghiamo che uno abbia Eatto
r invito lo quarta, e l'avversario tirasse velocissimamente le
finta di cavazione in quarta e cavazione di terza, T altro per
la sorpresa, o per la poca velocità del suo pugno, non si mo**
vesso dalla posizione dell* invito medesimo ; accadérebbe che co*
Ini che ha promossa qoest' azione tirerebbe precisamente ove il
suo avversario è coperto, e anderebbe cosi EiUito fl suo colpo.
S 38. 1^ EsempiQ di una operazione di terzo grado. DalPat-
tacco di quarta Tizio può fingere la cavazione , nella linea di
terza, e Cajo venire alla parata di questo nome: in tal caso
risto ripete una finta di cavazione nella linea di quarta ; e se
Cajo sul tempo di questa finta viene alla parata di mezzacontro
di settima. Tizio potrà ingannarla tirando il colpo di tagliata
sotto il pugno nella linea di seconda, venendo così ad eseguire
una combinazione di terzo grado. Questa operazione prende
il nome di Finta di cavazione di qtmrta e inganno^ della pa-
rata di mezza contro di settima^
(4) Le operazioni di secondo grado sono quella già descritte nei pa-
ragrafi antecedenti.' '
315
S 39. ^Esempio di altra eomtrinasione di terzo gradò.
Dall'attacco di terza Tizio faccia la finta di Gavazione nella
linea di dentro, è Cajo prenda la parata di contro di terza ;
Tizio sfogga questa parata ritornando nella linea di dentro,
( fio qui sono marcati dae gradi ) e Cajo a questa opponga la
parata di quarta; Tizio sfogga questa parata con la cavazione
nella linea di terza. GosA sarà eseguita questa operazione di
terzo grado, là quale prende il nome di Pinta di controcam-
zione di terza^ e cavazione in quarta.
$ 40. V Esempio di una combinazione di quarto grado.
Da un attacco di terza Tizio può fingere la cavazione nella li*
nea di quarta, Cajo venire alla parata di quarta, sul tempo
dèlia quale Tizio tornare nella linea di terza, e Cajo andare
alla parata di contro di quarta, nel qual caso Tizio sfuggendo
tal parata bisogna che tornì nella linea di terza /fin qui sono
inarcati 3 gradi). In questo caso Cajo potrà eseguire la parata
di terza, e sul tempo di questa Tizio tirando la cavazione
nella linea di quarta, verrà a formare una operazione di quarto
grado, la quale prende il nome di Finta di cavazione in terza.
Finta di controcavazione di qtMrta, e cavazione in terza.
S 41. 2** Eiempio di altra combinazione di quarto grado.
Tizio faccia il copertino di quarta, e minacci col colpo diritto
(uno dei movimenti) Cajo opponga la parata di quarta, Tizio
la inganni con la finta di tagliata sopra la punta, passando nella
linea di terza, {due de* movimenti) Cajo formi la parata di terza
e TisAo la inganni con la finta di cavazione, passando nella li-
nea di quarta, {tre ik* movimenti) alla quale Cajo opporrà la
parata di quarta, e Tizio termina con la cavazione nella linea
di terza {quattro de* movimenti) (1). L'azione prende il nome di
Copertino di quarta (/•) Finta di colpo diritto, (g®) Finta di
tagliata sopra la punta in quarta {5^) Finta di cavazione di
terza (4*") e cavazione di quarta*
$ 42. Come abbiamo detto al principio di questa sezione
prima si possono portare le combinazioni della Scherma a cin-
(4) Questa operazione é principiala con una azione di preparazione
al colpo, cioè col copertino. Sicché l' operazione é di quattro movi-
meuti, più. la preparazione, e sono ingannate sole tre parate.
316
que' e sei gradi, (o movimenti) e più se si vaole , ma motti-
plicandoìe al di là dei 4° grado, ano si esporrebbe fecilmenle
io un assalto ad essere colpito da oaa stoccata in t^mpo. Se
un maestro Farà eseguire delle fìnte al di là di quattro movN
menti, non può spingerlo altro scopo se non quello di fare
acquistare agilità al pugno di qualche allievo. Perciò crediamo
essere sufficienti gli esempi che abbiamo dato fino a quattro
gradi, e passeremo a darne alcuni di secondo e terzo grado di
operazioni fatte marciando. (1)
§ 43. Le operazioni marciando devono^ aver luogo soltanto
allorché T avversario è fuori di misura.
E regola d*arte avvicinarsi ali* avversario , sempre a piccoli
passi, per maggior cautela , essendo questo il momento pia
vantaggioso per il medesimo per ferire, con un colpo di arresto.
E di somma importanza perciò, assuefare V allievo fino dal
principio di questa lezione, ad essere molto canto neiravan-
zarsi, e di non farlo, se non quando il maestro artatamente
eseguirà un movimento, ma come se fosse involontario, poiché
è codesto il solo mezzo per impedire che l' Avversario, possa
prendere il tempo perfetto per colpire.
Le operazioni di un solo grado, che senza marciare richie-
dono an solo tempo, nel marciare ne richiedono due, cioè uno
per entrare in misura^ V altro per tirare il colpo.
Le azioni di preparazioni al colpo richiedono due tempi
tanto senza marciare, come marciando in guardia, polche nel
primo tempo è fatta 1* azione di preparazione e contempora-
neamente si entra in misura. Nel secondo tempo è tirato H
colpo.
Le operazioni di secondo grado marciando si fanno in due
tempi come quelle di un solo grado (marciando).
Le operazioni di terzo grado, si fanno in due tempi, e tre
movimenti. Nel primo tempo si entra in misura, e si fa la
prima operazione; nel secondo si fa la finta, e il colpo.
(4) Per bene intendere questa operazione è necessario provarle col
Oorelto in mano, tanto per quello che fa le fìnte, come quello che deve
fare le parate.
817
Per maggiore scbiarimento daremo alconf e^mpi delle sopra
indicate operazioDi.
S 44. Esempio primo di tina joperazione di prfmo grado
marciando. Sapponghiamo il maestro fuori di misara , e che sia
unitamente ali* allievo con le spade sulla linea direttrice, e in
attacco in quarta ; faccia il maestro ad arte un mezzo tempo
come se fosse involontario, (per esempio, essendo stanco nella
posizione in cui uno si trova, per cambiarla, muove quasi con-
temporaneamente i piedi). Profitti T allievo di questo movimento
per eseguire il colpo di filo di spada in quarta.
S ^S. Avvertenza. Si osserva, che il moviménto dei piedi
per entrare in misura deve esser fatto con tutta la velocità
possibile, (specialmente quando uno eseguisce un* azione di primo
grado e che è fatta profittando del mezzo tempo involontario
deiràwersario) ed in questo caso è meglio marciare prima col
piede sinistro nel modo gii indicato. Eseguitoli colpo indicato dal
maestro, questo, richiamerà in guardia i' allievo, facendo quelle
osservazioni che possono occorrere^ ed allorché vedrà che le
azioni richieste sono bene eseguite, potrà aggiungere delle pa*
rate e risposte a' suo piacere, come è stato dimostralo nelle
antecedenti categorie.
Se il locale ove è data lezione è assai grande, può il mae-
stro, dopo che r allievo ha tirato il colpo, andare in dietro una
misura e fare eseguire il raddoppio con l'operazione che gli in*
dicherà ovvero potrà richiamarlo in guardia, e quindi fargli
ripetere marciando delle operazioni; come pure in questa lezione
può frammischiare ogni tanto il sci^o indietro. Se poi il locale
è piecolo, il maestro, dopo che V allievo ha tirato il colpo lo
richiama in guardia e lo fa retrocedere di una lunga misura,
e così di seguito, facendoli tirare di colpi diritti o cavazioni.
§ 46. Esempio secondo dello stesso genere^ unito ad una
azione. di preparazione al colpo^ cioè copertina di terza e ta^
gliata sotto il pugno. Siano il maestro e TalUevo in guardia
con la spada nella linea di terza e fuori di misura però con
le spade sulla linea direttrice, al mezzo tempo che farà il mae-
stro, eseguisca immediatamente 1* allievo il copertine di terza
marciando, e quindi tiri il colpo di tagliata di terza sotto il
pugno, questo colpo da alconi viene ohiemeto, io seconda, o
colpo di cartoccio.
$ 47. Swnfio terzo éel genere eieno,, ria questo nntreeeio
di quarta in terna e colpo diritto. Siano in guardia tanto il
maestro che l'allievOi come nell'atione dell'altro esempioi ma
con la spada n^lla lìnea di quarta ; faccia II maestro un meuo
tempo fdQtì preaeatare la |wnta alia linep degli occhi dell' allievo,,
ne profitti subito questo per fare iparciando V intreccio indicato,
e velocissimamente tiri il colpo diritto in terza.
SEZIONE SECONDA
$ ^8. EsevHpiù primo di un'operazione di secondo grado
mardafidot e eia queeta la finta di cavaziene di quarta e ca-
vazione di terza. Saranno il maestro, e V allievo in guardia pre-
cisaniente come nella operazione antecedente ; fiiócia il primo
r invito di quaÉto, profitti subito di questo movimento T allievo
per lare marciando la finta di cavasione di quarta ; opponga a
questa il maestro la parata di Orca, e T allievo la inganni con
la cavazione tirando nella linea di quarta.
$ 49. JBsemjpto eeeondo di (Utra operazione di eimil genere^
e sia questa la finta di filo di terza e tagliata sopra la punta.
Ancora io qpesta operazione siano in guardia nel modo stesso
che sopra il maeHro e T allievo con le spade sulla linea diret-
trice e in terza; io questa azione il maestro (per il mezzo
tempo) abbassi la punta della sua spada mettendola verso il
forte dell' altra ; né profitti subito 1* allievo per eseguire la fin^a
di filo di spada di terza, marciando, alla quale il maestro op*
porrà la ceduta di sesta, la quale ingannerà l'allievo tirando
velocissima mente, il colpo di tagliata sopra la punta, che an-
derà a colpire nella lineta di quarta.
§ 50. Esempio terzo di €Utra operazione di secondo grado^
unita ad una azione di preparazione^ e sarà questa copertina
di ripresa di terza in quarta^ finta 4i colpo diritto in quartOf
e colpo di tagUaia sopra la punta. Siano il maestro, e V al-
lievo precisamente in guardia, come noli' antecedente operazione ;
eseguisca il primo ristesse mezzo tempo; ed il secondo ne
profitti per fare subito il copertine di ripresa, marciando, fa-
cendo contemporaneamente la finta del colpo diritto in quarta
S19
opponga subito il maestio a tal finta la parata di cpiarta, e
r allievo sul tempo delia medesima sfuggendola tiri 11 colpo di
tagliala sopra la pania, dirigeniiiolà nella linea <fi teraa.
SEZIONE TERZA
S 51. Esempio primo d^tma opera$me di terso gndf>. Sarà
queito il colpo ritornalo in quarta (I). Siano il maestro , e
r allievo come negli antecodenti esémpi, e in questa astone però
nella linea di qaarla; (per il meiso tempo) fate il maestro
r invito di quarta» ne profitti come altrove si è detto, V allievo
per esegoire sabito, marciendo, la finta di cavazione; fmkiac-
ciando, nella linea di terza) opponga il maestro a qiieata la pa-«
rata di terza, e nel tempo stesso sfugga qa^tn V aUltvo con la
finta di cavazione nelte iinjea di quarta, alla quale oppone il
maestro la parata di quarta, che verrà Higaooal» daU* allievo
con la cavazione tirala nella linea di tevsa (le partfte che. Ai il
maestro sopra questa azione, dopo rinvilo di quarta, sono
terza e quarta).
S 52. Osàervaxiom per la leziane MUo astlom dt àeeondo, l«r-
M e quarto ffrado. In qoesta leziane deve r iilvnttore veriave
il tempo delle parate*, onde lo seolare vengo ai conoscere che
se nella Sdierma la velocità è un eccellente requisito ttelkr
operazioni di primo grado , non. lo è cosk aHoffcbè si devoii»
ingannare delle parate, poiché allora conviene moderarin secondo
quella dell* avversario.
Per maggiormente schiarirsi su qoant(r ebbiamo deMe» ne
daremo un Esempio. Il maestro farà ripetere il sepraindicfat»
Colpo-ritornato , ed il medesimo fera 1* iatesso inulto ^i quarta,
r allievo eseguirà come sopra, la finta di cavaiinne minacciando
la linea di terza, alla quale opporrai il nsaestre le parata di
terza e resterà Ibrmo , I' allievo senz» interruziame feceie I»
finta dì cavalcione nella linea di quarta, e tiferà senza fermarsi
la cavazione nella linea di terza. Cosi verrà a conoscere l*al^
lieve, che avendo eseguito il colpo troppo presto, ha tirato
(4j ChiaoEHisi così questo colpo perché va a colpire dove ha> minze-
ciato con la prima finta.
820
ove il maestro era coperto, eioè prima che esso Ibsse venato
alla parata di quarta.
Come pare 1* istrattot*e, io qaesta lesione, ed ora Della ope*
razione in discorso, farà cambiare air allievo il modo di faro
le finte marciando ; cioè di aon farlo avanzare nel tempo della
prima finta, ma nella seconda. In questo caso il maestro do-
vrà nella prima Gota andare alla parata di tersa ed arrestarsi,
come ancora T allievo dovrà fermarsi con la spada dopo aver
minacciato con la seconda finta la linea di quarta, ed allorché
il maestro si muoverà (t) per venire alla parata di quarta, egli
la sfuggirà tirando la cavazione nella linea di terza.
Tale pratica userà spesso il maestro nelle lezioni di secondo,
terzo e quarto grado.
§ 53. Stempio seepndo di atira operassione di terzo grado^
marciando, unita od una operazione di preparazione al col-
po , quale sarh il eopertino di spada di ripresa di terza ,
e colpo ritornato a cartoccio. S'intenda sempre il maestro e
l'alKevo i» guardia nel modo tante volte descritto, e siano
le spade sulla linea direttrice, e in attacco di terza, farà il mae^
atro un piccolo moto con la soa spada senza levarla daih Iroea
direttrice, e restando in tal posizione, onde possa essere fatto
il Sopra aecennato eopertino ; sarà ciò il mezzo tempo del qoale
•profitterà I* allievo per eseguire il eopertino marciando nel tem-
po stesso, e senza rnterrozione fera le prime due finte dì ta-
gliata sotto, e sopra al pugno, alle quali il maestro opporrà le
parate di mezza contro di seconda e terza e sul tempo di que-
sta ultima eseguirà l' allievo il colpo di tagliata sotto il pugno
in terza, tirando nella linea di seconda.
Avvertimento» Il maestro potrà ancora qui cambiare il tempo
delie parate, e ciò potrà farlo nella prima finta, opponendo la
parata di mezza contro di seconda, e restare un moménto
fermo; lo scolare eseguirà le prime due solite finte, e non ti-
rerà il colpo di tagliata sotto il «pugno, se non quando il mae-
stro verrà aUa parata dì mezzo contro di terza.
r
(1) Si tratterjrà uno, o due minuti secondi. Con questo sistema si
condurrà lo scolare a divenire tempista, ed in conseguenza a non ti-
rare ali* impensata.
821
S 54. Esempio primo db' una ùpemziom di quarta gr^ih,
marciando^ la quah narh fazione ieguente. Finta di eavaztone
in i'erza^ fnta di eoniroeataztonè in qaa/rta e cavatone in
ttrza. Saranoo fi tnaeHro e V alliafo in guardia nel modo cmi-
SQetd cm le spodé rtella tinrea di t«rza. farà il maèstro 1* Invito
di terza, e sa qne^o tempo 1*anfavo marciondo farà la^ finta di
cèvatim^, (mfhanciaàdo neHa ttnea A quarta), ed il maestro
senza intermzione parefrà quarta e contro di quarta, qtiali pa-
rate saranno ingannate dalPallievo eon la finte di'ccmlrecavazlQiie
dt qaarta ; e disponendosi il maestro a parare questa eon la
terza, verrà la medesima In eontlnttazioire deih controcataflone
dall'allievo ingannata, tirando la cavafeiene' nella linee di quatta.
NelP operariotie suddetta il maestro fa tutte le peMite Timiite;
pulendo aneotra qot cambiare il tempo delle luedealme, potrà
dividerlo eonie appresso. Farà T invito soprar descritto, è l'aUtevo
eseguirà riunita la/finta di oavasi^oe di tene, e la fitita di «entro-
eavatiòne di quatta, e si arresterà mindcòiaudo )a linea di tersa.
Il maestro andh*ease riunirà su queste finte le pararte dd quarta,
contro di quarta, qui perderà un pieooto tempo^ (per dar luogo
air allievo di tirare la oavazioM io tempo) e aèbrohè eitderà
alla parata di terza, l'allievo prenderà fi tempo per ingatinare
quella parata, tirando la cavazione nella linea di quarta.
Facendo spesso eambiaré all'alfievo II Tempo di eseguire le
finte per ingannare le {stesse parate, si ottiene, che acquieta
tutta la fermezza del corpo necessaria , ad agire sempre con
«
t^flesflfione, ed in fine, ad operare sempre sul tempo.
Crediamo che qUestf esempi possano esaere sufficienti per
potere assai facilmente fare eseguire tutte le operazioni di se-
eondo, terzo e quarto grado; perniò passeremo a descrivere le
lezioni per le operazioni dii iempé*, indicendo prima il modo di
eseguirne eicone partieeiari che cliiameretno gpwrite del corpo^
come lo ibarne^ la passata sotto^ la scappata 4et piede sinistro,
r inquarios e f mtagliatan colpi delia stuoie francese non
praticati
§ 55. Jlfodo dt eseguire lo Aasso. In luogo di fare la parata
sopra un colpo tirato dall'avversario nella linea alia di fuori,
può eseguirsi T operazione dello sbasso^ la quale consiste, nel
tempo che viene tirato il colpo sopra indicato, in tirarne altro
41
322
neHa linea bassa, abbassandosi con la vita contemporaneamente.
Il modo di esecQKione di detta operasione è questo :
Nel tempo che vien tirato il colpo nella linea alta di fuori,
bisogna, iniroedlatamente abbassarsi con la vita, posando ìa
mano sinbtra o sai ginocchio deatro, o in terra; tener fermo
il piede destro, pofcbè in qoest'asione è il sinistro che dote
scorrere indietro sulla linea direttriise, ed essere II ginocchio
corrispo^ndente steso; il braccio destro steso e deve restare
rasente a questa guancia; il pugno armato deve essere più
alto della testa, e girato fra le posizioni di prima in seconda;
il ginocchio destro, deve essere perpendicolare al malleolo; lo
sguardo rivolto all' avversario, (i)
S S6. Modo di eseguire la pés$at(i sotto. Questo colpo può
eseguirsi in due diverse ciroostanse ; o sopra il tempo di una
finta nella lìnea ftlta di fuori, o di propria risofaizione e ciò
più iM^ilmente sopra quei tiratori che restano in guardia col
braccio teso al litello della spalla con la }>anla psraiella alla
medesima ; per esempio ai tiratori di Scherma della scuola dei
Signori CriiiSBTTi e Rosaroll. {2) Differisce questo colpo dallo
sbasso^ solo in ciò che nella passata sotto sta fermo il piede
sinistro» e si muove invece il destro in avanti, portandolo verso
la partf sinistra fuori della linea direttrice circa mezzo palmo.
$ 57. Modo di esegiiire i'inqtMirto. È un colpo di ,tempo
come lo è lo Sbono* e può essere eseguito 1' Inquarto anche
di risoluzione.
Il suddetto colpo deve essere tirato, o $opra una finta che
promuova 1* avversario nella linea alta dentro, o sopra un colpo,
e allora I' Inquartò serve di parata.
Il modo di esecuzione varia secondo V azione che viene ese-
guita» Per esempio, se V Inquarto è fette sopra un colpo ti-
rato (come si è detto nella linea dentro), questo è il modo di
esecuzione. (3) Il piede destro resta fermo, il sinistro descrive
un arco di circa 46 gradi, al di fuori della linea direttrice; in
questa azione il corpo viene a portarsi tutto fuori della linea
(I) Vedi Figura N'^ 6^
(8) Vedi Figura N*" 6 che rappresenta la guardia di quella scuola.
(3] Tanto sia di tempo, come di controtempo.
328
tnedesima, ma il braccio armato resta in dettia linea col pugno
io quarta posizione, il sinistro steso ed abbassalo con il palmo
della mano rovesciato in fuori, e un poco distante dalla coscia
corrispondente ; la testa rivolta verso V avversario (1),
Se poi r Inquarto è fatto sopra una finta di cavazione, (sem-
pre neHa linea alta dentro) allorij^ deve uscire dalia linea diret-
trice (in fuori) il piede destro portandolo in avanti come di un
salto, onde acquistare la misura, ed fi sinistro farà il movimento
descritto di sopra, come lo faranno le braccia e la testa.
Esseado tirato Y istesso colpo di aggressione, allora nel tem-
po che viene eseguito, bisogna contemporaneamente eseguire
tutti i movimenti, come, devono essere eseguiti nelle azioni so-
pra descritte, uscendo in questo, più obliquamente sulla parte
destra della linea direttrice, con i due piedi.
$ S8. Modo di e$^^ire V intagliata. É un colpo che può
essere eseguilo ancora questo io diversi modi , cioè sul tempo
di una finta nella linea alta fuori, come di un colpo tirato in
questa linea, o di risoluzione. Più facilmente poi questo colpo
.si può eseguire sopra quegli schermitori della scuola Grisetti
e RosAROLL, confQ abbiamo indicato al § 56 parlando della
Passala sol/o.
Il modo di esecuzione di questo colpo è eguale tanto sulla
indicata finta^ sul colpo, come di aggressione quando vi sia la
misura.
V IntagliOita si eseguisce nel senso inverso AtìX'lnqmTto,
cioè portando il piede destro io avanti, e in dentro obliqua-
mente alla linea direttrice^ distante da questa due piedi circa,
il sipistro resta férmo* Il colpo sarà tirato nella linea bassa, e
diretto verso il fianco con il pugno in posizione di quarta,
il braccio sinistro come nei colpi ordinari. Lo sguardo rivolto
air avversarlo. (2) Tutti i suddetti movimenti devono essere.
eseguiti ÌQ un solo tempo.
Volendo eseguire di risoluzione , essendo fuori di misura ,
biaojgoa brio in due tempi, e promuoverlo sempre con la finta
di filo di spada di quarta, minacciando gli occhi deil' avversa-
(4) Vedi Figura N*» 6«.
(2) Vedi Figura N* 63. '
824
rio; per costring/Rfio alla parata di ceduta di quarta. Nel pri*
mo tempo bisogna acquistare la misura uscendo olMiqnainatite
dalla linea direttrice verso la propria sinistra ^ con Mibe i
piedi, minaoci(Hido nel tempo stesso la finta del filo indicato ,
(si suppone, che f avversario a questa Anta abbia opposta la
parata di quarta ) e quindi tii^re il cotpo al fianeo, col pugno
in posizione di quarta, portando in avanti obHqnamenle senspre
a sinistra il piede destro. '
S 89. Scappata del piede sinistro. Qnest* azione è un colpo
propriameifte d' arresto, poiché non può eseguirai chfe sul tem-
po che r avversario tira la stoccala. Il medesimo si mette fn
pratica sopra diversi colpi, come sarà dimostrato In segmto ne-
gli esempi. Ecco come deve eseguirsi tale* operazione. SI deve
incontrare la spada avversaria, o con le parate semplici di se^
conda, di ottava, ovvero di mezze contro nelle Hnee basse
stendendo e abbassando ìV braccio armèto air altezza del flanco,
formando nel tempo stesso opposizione, e contemporaneamente
andare indietro col piede sinistro precrsamente come nello
sbasso. La mano sinistra va a situarsi lungo la coscia sinistra
come nel colpo ordinario, e la vita nel modo stesso.
S 60. Delle operazioni di tempo la generale deflniiionei e
distinzione delle operazioni di tempo. Esempi per V eseeuzione
delle medesime. É regola generale nella Schehna, che quando
uno tira la stoccata, V altro non tiri se prima non V ha parata,
onde non testare feriti contemporaneamente. Ma ogni regola ha
le sue eccezioni, e questa pure V ha, per causa dei colpi di
tempo, come sarà dimostrato.
$ GÌ. Parlando del Tempo in Schérma, è quel momento
favorevole che ci presenta 1* avversario per poterlo ferire.
Diverse sono le operazioni che si possono fere sul Tempo^
le quali però dipendono in parte da quelle che possono essere
fatte dair avversario, e queste operazioni di tempo oltre il colfK^
tirato sono distinte con diverbi vocaboli per lai differente delle
medesime, e sono: Tempo di risoluzione; Tempo di aUs$&;
Tempo di colpo di arresto; Colpo di controtempo. Questo
tempo poi, può essere Perfetto, e Imperfetto, Diremo per ultimo
che non si può acquistare la cognizione' del Tempo perfetto se
non che, con un lungo esercizio, e non interrotto.
388
SfiUON£ PaiMA
> I
S 08. Dutinguereino eoo questo booM' 4|ael coIfM» che uno
si propone di tirare sol tempo delle yrepafsuMt deli* ev ver**
sario, fi) cioè sopra qoaiuBqQe movìniBoto che possa fare, tanto
con la spada, come col^ corpo prima di aggredire. Che è qaanto
dire, sorprenderlo nel tiomehio di ana Anta, di un cambia-
mento di attacco; di un tocco o striscio di spada, o di un
moto quatamqne faMo invotonttrlameiM 0oi eorpò. Meir ese-
guire questo colpo di tenipo, non è necessaria rOf^osixtone, ma
bensì dt tirare il • colpo « fondo.
SEZIONE SECONDA
% 63. Si distingue cort questo nome s ^Qei tempo che si
premedita di eseguire allorché l'avversario si risolve di tirare
un colpo qualunque, e che vieiné sorpreso da uua stoccata. in
7>mpo unita alile Sparite del Carpo ^ sia con r TiifttAr^o , io
Sbasso, I* Intagliata^ cioè senni trovare (a apida avversariaw
SEZIONE TERZA
DeAnlBlone del Ife a i pe dlef€)»lpe d'Arresto
S 6i. È chiamato cosi quel colpo die viene tirato all'av-
versario nel momento che sì muove per avanzarsi, o in quello
in cui tira il colpo. In ognuno di questi casi, il modo di ese-
cuzione è differente. Nel primo, cioè quando ai muove per
avanzarsi, quello che eseguisce il colpo 4' arresto iir tempo, deve
tirare la stoccata a fondo per acquistare la misura. Io questo
(4) Oiservasiione, Noa si può determinare il nome del Colpo da ese-
guirsi, poiché dipende questo dal movimento che potrà fare Tav versano.
326
caso non è necessaria TOppoiiztòn^t poiché Paffersario ò col-
pito, non nel momento che tira, ma quando si muove per avao-
sarsi. — Nel secondo caso« siccome T avversario è colpito nel
momento che tfra ìà StoecaiBi quello che prende il tempo col
colpo d* arresto, deve fare la Scappala del piede sinistro (i).
Se tira nelle Nnea tesssi'Se io e^goisce neUe alte, dere fare
lìmexsù^ àUumgo^e nem^re poi con la parata d' Incontrazione^
ed Opposissionef come sacà dimoslnato negli esempi.
SEZIONE QUARTA
DeiBalBlMM del C*I|mi 41 <?«ntv*toH«p*
t
$ 65. Dicesi Colpo di Controtempo quella stoccata che viene
tirata ali* avversario nel momento, che lusingato, crede di tirare
in tempo perfetto, e che il di lui colpo rimane senza effetto,
restando Egli colpito.
Il colpo di Coftfrof^mpo non pnè eseguirsi die sopra an col-
po di tempo Imperfetto tirato a fondo dalP avversarlo. Dietro
di un coip» di controtempo^ non può aver laogp succe^ivA ope-
ratone.
Il detto- cqI|K) poò eseguirsi io due ipodi diversi; cto^, o
sènza trovare la» spada awersana, con le asiooi di sparita del
corpo, (eccettuata la passata softo) o coti, le parato d'Incontra-
zione. Questo colpo allora, in quest'ultimo caso, è chiamato
Colpo di Controtempo d* Ineontrazbi^e* /
SEZIONE QUINTA
i0tperfetto
$66. S' intende per Tempo perfetto, quando sopra un movi-
mento qualunque fatto dall'avversario, si tira il colpo, e si
colpisce sensa essere offesi.
(4) La scappata del piede sinistro é fatta per evitare di trovarsi a
corpo, a corpo, cioè troppo serrati in misura ; ciò che accederebbe
quando fosse tirato da entrambi il colpo, portando il piede destro in
avanti.
8«7
È poi chiamato Tempo imperfeiio, quando tirando un colpo
in tempo, uno resta colpito da ma ^«toccata di Controtempo
presa dall* avversario, o si rimane entrambi colpiti ; come pure
se tirando un colpo io tempo, qnafainqjie, non. fosse quello ag-
giustato, cioè non arrivasse a colpire.
Data da noi la classificazione, e definizione dei .djv^ collii
di tempo con la distinzione dei nomi, ' passeremo a dare *d€i
medesimi alcuni Esempi.
SBZfOHE PRIM.4
nel «alpi M tempo 41 M«€i««iotte
$ 6t. Esmpió primo. Si supponga tanto ti maestro, che lo
scolare in guardia con le spade sulla 'Hpcnr d(rettHce, e a con-
tatto nella linea di terza. Il maestro minacci il fianco con la
finta di tagliata ^olto il pugno, e P alNevo al* memento dello
stacco della spada di quello, vibri il colpo diritto (1)
Questo modo di colpire chiamasi. Colpo diritto in terza sul
tempo dello stacco della spada avversaria. '
S 68. Esempio secondo. Siano il maestro, e f allievo in guar-
dia io attacco di quarta sulla libeà direttrice còdle loro spade:
Lo scolare formi V Invito di quarta. IffnMstro promuova l'azione
con una finta di cavazione, (minacciando' la' IfAea dì terza), e
sul tempo di de^ta finta, lo scolare isténtahèfamentè eseguisca
la passata sotto unita al colpo diritto; fiélla linea bassa.
S 69. Esempio t^zo. Sìanta le spèdb' ìsitiiatè come nella sopra
indicafé azióne. Il maestro eseguisca la i^r'^sa, o T tnf re<^c{o di
terza (2) e lo scolare prendendo il tempo del movimento che
fa il maestro con là sua spada, per eseguire o l'nna, ó T'altra
di dette ationi, sfuggendo V incontro della '' medésima, tiri -la
cavazione neUa linea di quarta.
(4) In tutti 1 colpi che siamo per descrivere, dopo eseguita 1' azione
V allievo riprenderà la posizione delia guardia.
(2) Si raminenta che laoto nel fare la Rlpreaa, come 4'* Intreccio da
daùe attacco bisogna pMaare^ Isi^^Kida dalb linea. dÀ i^uartà -in quella
di terza o viceversa. . t .
338
SèziONfte SECONDA
■
liei collii di temilo M '' materna
$ 70. Esempio primo. Si supponga che V allieve nhhlà f^tio
f invito dì tena, é ché'if maestro a sao piacere Uri ooa c<i-
vazione nella linea di dentro ; 1* allievo stanco M Mem di que-
sta, allo stacco del ferro, esegaisca immediatamente il colpo di-
ritto, bcendo eontempofstiedmevitd 1* inquarto.
S 71. Esempio secóndo. Formi V allievo V invito di quarta. Il
maestro eseguine» « vM[>ntè I» twafeioiie tiiMdola nella linea di
terza, e l'allievo, stando in questa aspettativa al mohiento cbe
^ntie dbtondoQ8(re< k spada» Uri If eolp^* diritto lieHv linea
bassa, Caceud» eMit«mporati«ameiite lo 5Aass(K
Cfelpl àm immkpm 41 ntMM» psMtmì tìm^m ^Mi» airiM^nl tfi
secondo ginii|o».
§ 72. Esempio primo^. Avendo formato T allievo V attacco in
quarta, ed il maestro promaoveado razione con Qnfa di c»iva«
ziooe, alia quale lo scqlare opponga al primo n^ovimento della
operazione la parata di contro di qaarta e T istruttore iogat-
nando questa avrè eseguito il colpo di ccaitro^avazione^ e sul
tempo che tira questo colpo, T allievo farà lo ^asso» Qlriarp
apparisce che ò eseguito lo sbasso sul secondo mpvimeotOf cioè
nel momento, cbe il maestro termina il colpo» Ctrifimafì que-
st'azione colpo di lAcuso in tempo^ suUa eontrocavamone di
fuarla. ; .
S 73. Esempio scendo. Esseodo nell* a^taoco della linea ^i
terxa con lesp^e soUa' linea direttrice) V altievQ poi ri fiire
r invito in terza ; eseguisca il maesfaro sa tal pressioM il €olpo
di controcavazione, e lo scolare faccia sul primo movimento, cioè
sulla fihta di cavazione, la parata di contro di terza, ed in conti-
nuazione della medesima, mentre il maestro finisce il colpo, ese-
guisce r<nfuarl«,aaitameote al eolpo diritto oeUa Unea alta.
Tal €olpo 'ehMmaal, Hifùario mi tempo^ della eoniroewaxiòne
di terza.
3^
§ 74. Esempio ttrssù. Stftiio le 9pad« salta Hiiea direttrice,
e neir attdcec» di qnarta farà Io scolare T invito di qaarta, e sa
tuie invito esegaisca il maestro la finta di carazione di qaarta
e cavazfone in tersa (tirando ^1 colpo n^la linea df quarta). Lo
9€(rforo nelfa 6nta formerà la parata di tenia, ed essendo que-
sta stata ingannata, volgeri sobito il pagoo m qnarta postefone,
dirìgendo la punta delia sua speda af petto ddf avversario e fa-
cendo t^ntemporaneaKnente ì* Inquarfò. ' ,
Tal colpo chiamasi» Inquarta su la finta S earnsione^ e cava-
zione dall' attacco di quarta.
SEZIONE TEBZA
Bei Cf#lpl in Vempo» di arresto
§ 75. I colpi d* arresto sono principalmente in due modi
differenti eseguiti, cioè
1** Colpi di arresto. Sul momento in cui T avversario si
muove per avanzarsi.
2° Colpi di arresto. Nel momento che V avversario tira il
colpo.
I primi hdnno molta analogia con i colpi in tempo di riso-
luzione; la differenza però consiste^ che in quelli di Bisoluzione^
il Tempo è preso sopra un movimento della spada delP avver-
sario, ossia sopra un mezzo tempo^ oppure sopra un movimento
involontario del corpo; (1) In questi di Arresto, nel momento
che r avversario si avanza.
I secondi hanno analogia con i Colpi di tempo di attesa^ e
la differenza che passa fra questi, e quelli d'Arresto è, che in
quelli di Attesa nel tempo che viene tirato il colpo, sono ese-
guiti senza alcuna parata, ma con le Sparite del corpo, e in
quelli dì Arresto^ nel tempo stesso che viene tirato il colpo, è
(4) Per tempio, accade che astrattamente l'avversario muova i piedi
per non trovarsi bene in equilibrio in guardia, oppure per stanchezza.
Questi sono i movimenti favorevoli per aggredire, poiché sorpreso l'av-
versario io questi moti, é impossibile eh* Egli possa iirare in tempo,
dùaniasi questi moti Mez^ii tempi,
42
S30
foriMta la |in*ata tirando d' Inco9^azione. Qaesti cólpi poi
possono essere esagoili,' ikhi sotametite s^^ra le asioni di primo
Urado, ma' anche di aeeondo e terzo e ancora di Controtempi».
Nel pjrUno caso poò essere fatto qualunque dei colfrt elemen-
tari, cioè quello adattalo per eseguirsi sulla posizione nella
quale può presentarsi T avversario neir avanzarsi , e neHa ese-
oizioiie dei mmleaimi, non è necessaria V Opporizione poiehè
il colpo è tirato nel momento che Tavversario alia il piede per
avanzarsi, ossia prima che lo riposi a terra, venendo cosi sor-
preso avanti che ipossa tirare.
Nel secondo caso, cioè nei colpi d'Arresto tirkti nel momento
che r avversario vjbra ia stoccata,, bisogna tirare sopra Esso fa-
cendo la scappata del piede sinistro, o con il Mezzo allungo ^
poichò entra in misura quello che vibra il colpo, ed ancora
qui il Tempo deve essere preso quando il piede destro è per
posarsi a terra, e contemporanea deve essere eseguita, tanto
la scappata del piede sinistro (1), o il Mezzo allungo; la parata
e il colpo d* Incofìtrazione. Onde meglio spiegare quanto ab-
biamo detto, daremo alcuni esempi degli indicati colpi.
CMjpl di teaipe 4 1 arresto 9 sul memento ehe r mw
▼ersorio si muove per moreliire*
S 76. Esempio V. Supponghiamo il maestro V allievo fuori
di misura con la spada solla linee direttrice , nella lìnea dì
quarta, e che il maestro si avanzi per entrare in misura avendo
il pugno air altezza della spalla e ia punta deNa spada un pocd
più bassa del pugno. Lo scolare nel momento che il maestro
muove il piede per avanzarsi, potrà eseguire il colpo di Mezzo
legamento di quarta bassa^ e cosi avrà eseguita una delle in-
dicate operazioni*
S 77. Esempio 2\ Siano le spade come sopra, ma nella linea
di terza e fuori di misura. Il maestro avanzandosi in questa
posizione con il pugno basso, e la punta della spada un poeo
pio alta dèi medesimo. V allievo , al momento che quello muove
(4) La scappala del piede sinistro deve esser fatta quando é tirato il
colpo nella lìnea bassa. Il mezzo allungo, quando è liràto nelle alte.
»31
il passo, può tirare a fondo il Pìh di spada di terza, reslafrdo
cosi terminala altra operaiioiie di questo genere.
S 78. Esempio 3!". Siano i due scberroitori ftiori di misitra,
in modo però che V allievo possa fare 1* invito di quarta* Il mae-
stro nel tempo stesso che si avanza farà la Fyita di eavazione
(mioaceiaiido nella linea di terta). Colga l'allievo il tompo cKe
il maestro alsa il piede, per eseguire il Mézzo legammio di
zetiimOi tirando la stocoata a fondo.
Celpl di Arresto sul Tempa elte «HiH^ atTrerearlo è
tkrmtm la «toeeatoy ed esesnlto sopra uà eolpa di
iprima i^ade*
S 79* Esempio l^ Essendo gli schermitori in raisara nella
linea di quarta con le spade salla liuea direttrice. L*allievio
faccia r invito di quarta. Il maestro sopra a tale pressione tiri
la eavazione (nella Unta di terza) ed il prìroo^ allorché V altro
è per riposare a terra, il piede destro» tiri immediataqieote il
colpo di Pilo di spada di terza d* lacontr azione ^ (con eleva-
zione e opposizione) facendo nel tempo stesso il Mezzo allungo.
Siochè iutti ì colpi tjrati dall* avversario ai qsslt è oj^paslo
contemporaneamente la parata, a il eolpo oea FUo ^ spada^
chiamasi Colpi di arresto d' Incontrazione.
€>pèi^ di. ilrrresto SUI tempo élse o tiipaia dairswwer«
savio la stoeeata ed eseguito sul seeoiido tompo^
eloe.9W<** uua, operasloi|i^ di ì^up ys^adf*
§ 80. jjSsempio V. Colpo di Arresto sulla Cont^ocavazione
di quarta^ Siano gli schermitori nella stessa,,, po^j^ipni^ della
operazione antecedente ; V allievo faccia V invilo di quarta.
Eseguisca il maoftro il colpo della cootrocavazJM)n,e indicata , ' ^
I* allifivoi»: nel. primo tempo formi subito la parata di coutro di
quarta^ e non avendo trovata la spada 4ìri immediatamente
A'Iniumtrm<m9 UfiinM spada di terza, con il pugno ìn^qn^rta,
facendo contemporaneo il Mezzo allungo.
§ 81. Esempio 2^ Colpo di arresto sul colpo della Finta di
carnsimè in quarta e eavazione di terza- Essendo gli scher-
382
raìtori come nella .operawoe aot,eoedeii(e^ faceia TalUfivo I* iunto
in quarta. Il maestro ea^niaea il colpo indicato; fonai T allieva
sopra la Qnta la parata di terza, e^ non avendo trovata la spada,
immediatamente formi la paTata di Meiza contro di seconda, e
contemporaneamente stendendo in avanti il braccio, e abbas*
saado il pugno ali* altezsa del fiasco, esogniaca il Filo di ipada
tu seemda d' ineon^ruzione facendo nei tempo atesso la icap-
pala del piede sinistro. Con ciò vogliamo dire» che tutti i nu>*
vin>enti indicati dopo la parata di terza, devono- essere riuniti
d'tin medissimo tempo.
OéSàrvazione, L* istesao .colpo latto dall' attaooe di tene dal
maestro ; il modo di esecuzione per 1* allievo ò qoeale. Dppo
cbe egli avrà fatta la parata di quarta, e non avendo trovata
spada, eseguirà il colpo di filo di terza con il pugno di quarta
focendo contemporaneo il Mézxo allungo.
SEZIONE QUARTA
Ilei colpi di contro tempo
$ 82. Le operaziani di eMirotempo sono azioni di seconda
iniezione, cdieè quanto dire^ £itto tutto ad arte un movi-
niento onde in?itare l^aTversario a tirare un oel{x> in tempo j
ma preparato con tal previdenza da farglielo foli ire, ed invece
colpirlo.
Dietro Ott co)^ di • controlettifa non può aver hiogn suooee-
aita eperazione, per fa ragione, clve non paò essere preso il
controtempo, se non quando T'arre^riatifa fi colpa- fn tmhpo
imperfetto \ chiaro perciò apparisce, che dopo un colpo deciso
tirato a fondo da ambe le parti, P intreccio deHe operazioni
non potrà procedere oltre.
I colpi di controtempo si possono .eseguire in due modi:
con le Sparile del corpo^ o d* inconlrazione, che è quantt) dire
colpo di arresto, delle quaTi distinzioni daretnìo delle regole.
Colpi di controtempo con la «parità del còrpo
§ 83. Esempio V. Immaginiamo le spade sulla linea di-
rettrice neir attacco di quarta, e che pronraova lo scolare con
3S8
Fazione del oopertìno 4i ¥iprmi, o con Vin/Umeiéi e sul tempo
di quasU t>perazione, U maestro sAiggendo V iocootro Mi^
spada avversaria, tiri la cavazioae oella linea di quarta j a l'al-
lievo in proseguimento del copertino^ q intraci^lo indicai^, ^^e*
gaisca il colpo diriito, facendo contemporaneamente V inquarto.
Cbs) operato, sarà eseguito un colpo di controtempo.
§ 84. Usempio 3t. Le spade siano sulla linea ditettrlce, e
nella linea di terza ; lo scolare può promuovere V azione con
VintreceiOi o col copertino di ripresa^ ed il maestro su questo
movimento tirare la cavdzlone nella linea alta di fuori, e Io
scolare in continuazione déir intreccio, o copertino , può sor-
prenderlo con il colpo diritto nella linea bassa eseguendo nel
tempo medesimo lo sbasso.
■
€«lpo di arresti» ili eofatr^tempo
% 85. Esempio V. Soppong^iamo le apade wlla linea diret-
trice, e neHa lisea di quarta e bori di miaara ^ ebe lo scDlare
marciando promoova razione eoo X mireectp, • con b CoperUma
di ripresa, e so quest'azione il maestro sfuggendo fimeonìm
della spada et versarla tiri la eavasieoe netia linea di dentro, e
io scolare avendo antivedalo tal colpo» abbia eMgoila la parato
di mezza contro di seconda d* inconlnufotiei tirando il filo di
sfiada, Giceodo nel tempo stesao ta woappaia del piede timisifo.
% 86. Esempio 2\ Il maestro, e t alljeve alano con le loro
spade saHa Ifciea iliretiriee nella bnea di lerta. L'allievo da
tale posizione esegaisca la eoperiéna di ripreea^ o VifUreedo.
Sfugga rincontro della spada il maestro con la^fiola di cnva-
zione e cavazione (tirando nella linea di terza). Lo scolare aven-
do previsto tal colpo, (1) formi in prosq;aimeoto della coper'
tina, la parata di mezzo contro di settima dirigendo la punta
verso il fianco deir avversario, (proeo rande di prendere il filo
di spada) e contemporaneamente esegmac a V hiquarlù. Gosl sarà
eaegvilo altre colpo di controtempo.
(4) Quando ancbe il oiaasiro avesse tirala la sola cavazione, epe-
rande nei modo indicalo V allievo, il resoilato sareblie eguale.
3S»
Daremo per iìltimo alcuni emipi di ùperazioni di Scherma
fatte marciando, alle quali uniremo delle azioni di Rimessa
" liì ìTÀNù^di Apr^èiTTÀrey come pure altre diverse.
$ ^T'^lf^^ rimesse di roano bevono eseguirsi sopra quegli
sqbermiWi, che per difetto o.per roaocaozadi velociti si .trat-
tengono dopOj fatta la pajr^ta nel tirare la risposta} qoeste de-
vono essere eseguite ^senza rilevarsi in guardia, e possono &rsi
tanto di Cava^ione di Tagliata sopra tq pania di Me:^90 lega-
mento ec, e ciò dipenderà dalla posizione della spada avversa-
ria. Si osservi cbe;.qfies^,:riipQste di niatiOv possono easera an-
cora eseguite con delle finte, e ciò dal n»ododi agire dell'av-
versario.
I colpi di appuntata, conte la Rimessa di mano^ non si pos-
sono eseguire a Volontà ; sono colpi secondari, cfoè dopo averne
tirato un altro, ed aver riconosciuto il difetto che fari T av-
versario onde poterle «seguire. It difetto per eoi possa ^le-
mlr%ì V Appuntata eoti^iste, che dofio la parata fatta dall'av-
versario, non formi Bsso'oppbstkione; ma anzi isi stacchi Aslla
spada' nemica nel tiNre la rinposta.
U Appuntata è sempre ies0giiita con un C^p&dtriiio esenta
rileva^rsi in leardi», come nella Rimessa di mano^ fa quale
deve èssere Itirata gol t«m^ deiio staoeo della spada cAntraria,
e fatto' in mudò da kmo' essere eotpfti dtftta Ms^^osta ; perciò è
più vantaggioso eseguire questo colpo contemporaneo laUé^^-
ràe dd torpOi-òGàctà aleutie scuote-'pratièhfft^ i4iv«raameiite,'
oiBè dì >hr restare ^ eoi' corpo soHa • linea direttrice < ne4- tempo
della esecuzione*
tPer maggiore schiarimenti daremo alcuni esempi.
Riiueaae di man*
Filo di spada di terza ^ marciofidq^ e camzione^ susseguita da
un codpQ di^ rim!^V(^*dy mano^ (I) . , .
S 88. Esempio 1^. Il maestro e V allievo saranno fuori di
misura sulla linea direttrice con le loro spade, e nella linea di
k. r
(4) O^^^rvaistone. Noh è neòessiii^io fare delle operazioni manciando
per mettere ad effetto le jiiiohì di Himessà di rnano, e Appuntale.
tersa marciando, proiMova riiUteMftM)a^.ia*totir.4«4lo di! spada,
e cavazione* (affinchè T atlievo possa ea8gii^^;qttesta..9peraziOQe,
è necessario che il maestro sili itenipo ohe fi* allieva si avania
per entrare in misura Facendo la finta di filo di spada, opponga
la oednta di Sesta) e che sui tempo deUa .medesima ; l'alitevo
tiri la cavasione nella linea di quarta. Qaesta dal tnaostro fèrri
difesa con la quarta di posizione, ^ e resterà fermo nella mede-
sima; Prafitti di questa in^rioàfe * T flIieTO, '^ per eseguire la Ri-
mesia di mano^ la quale potrà essere tanto di cavazlone come
di tagliata sopra 4a punta^ > n * ^ ". ^
0u«Msuite dA una Bìììhi^mmi 41 naiuii» di fl«t» di tu»
Sllate mmU» Il pusna, 9 Vagliata «apra* (4)
S 89. Esempio 2^. Siane il maestro e V allievo nella stessa.
posinone che sopra. L'allievo niarciando promuova T operazione
della finta di cavazione. di terza, e Qavaztomi di, quarta (2).
Perchè V allievo possa eseguire tale operazione , il maestre
principierà dà fare T invito di terza^ e salia finta che .fSirà
r allievo, opporrà la parata di ^arta, la quale verrai ingannata
dall'altro con la cavallone tirando^ nella lin^ di terza, e que-
sta dal Maestro parato con la terza di posizione, restando cosi
sen«a rispondere. L* allievo profittando di questo difetto (3) ese-
guirà la Rimessa di mano di finta d4 tagliata sotto il pUgno ,
e colpo di tagliata sopra. E onde 1* allievo possa eseguire que-
sta seecmda parte di operasione, cioè la Rimessa di mano^
alle finta di tagliata sotto il pugno^ il maestro opporrà la pa*
Questo possonp farsi dì piede fermo, e dopo qualunque parala che pos-
sa fare l* avversario, e non importa come, uè quale sia il colpo stalo
tirato.
(4) Io alcune scuole viene obinmata ifto^ dijmOy e i^^in^wmda.
(2) L' allievo deve entrare in misura nel momento slesso che pro-
muove la finta di cavazione di terza e con la cavasione deve tira re a
fondo,
(3] Diciamo i>er difetto, poiqfaé in massima è tale il trattenersi senza
scopo dopò aver fatta la parata senza rispondere. Osservando però, che
può farsi ciò con arte per,,atti|*aror avversario a fana Ja Rimessa di
mano, per poi sorprèncierlp con iin colpo préineaitato.
• 896
nU di metta contfo di seeooièf e tetlbmk fermò ; cosi l'attero
potrà esQgaiitB il colpo di togtMa topra il prigno, e con ciò
iari eseguila la Bimessa di maM, oda una Onta, e «n colpa.
La froie da e$dguifii nd «guenie oietlpia Mfà ;
S 90 Esempio V. Controcavazione di terza^ é appuniata in
quarta unita alla sparita del corpo dell'inquarto.
Modo df SUB ifié«oe«toM.' SHifio maestto, ef irftìevòlif gttar-
dftf ftrorf di vaMìtò (1) con te loro srpade safla Itnea dfrettrice
ed a contatto nella linee di terza.
Il Maestro promuova con 1* invito di terza. Lo scolare sulla
pressione della spada eseguirà marciando la controcavazione di
terza. Acciocché \* allievo possa eseguire questa operazione, bi-
sogna che ìt maestro sulla dota di Cavazione che Farà marciando
r allievo, opponga ta parata di contro di terza; e questa sia in-
gannata dall^ allievo con là cavazione nel tempo di detta parata
(tirando ti colpo nella linea d^" quarta) quale sarà schermito
dal maestro coh ta pfirata \di quarta di posizione; e subito esso,
staccando la Sua spada, per simulare ìa risposta, dia cosi adito
all'appuntata; e I allievo sul tempo dello stacco della spada,
eseguirà l'appuntata col colpo diritto, e contemporaneo farà
V inquarto.
U operazione che precederà V appuntata, nel seguente esempio
sarà. Pinta di filo di terza marciando, e tagliata sotto il pugno,
quindi ( appuntata nella linea bassa fuori^ unita allo sbasso.
$ 91. Esempio 2*. Stano tt maestro, e V allievo in guardia
come nel primo esempio; il maestro però sia con la punta
della sua spada in modo tale, che l'allievo possa eseguire
il filo di spada; promttova i' al Ivefo questa azione ael modo
(4) S' intenda per fuori di misura, la distanza circa di un piede, e
non più.
337
indicato; (marciando) alla quale il maestro opporrà la ceduta di
sesia; e questa in proseguimento del filo sìa ingannata dalPal-
lìevo con la tagliata sotto il pugno, qual colpo sia schermito
dal maestro con la parata di mezza contro di seconda di posizione, e
per volontario difetto per dar ioogo ali* appuntata, risponda con la
tagliata sopra il pugno, e l'allievo allo stacco dalla spada ("es-
sendo questo il difetto fatto dal maestro^ eseguirà F appuntata
col colpo diritto nella linea bassa con il pugno in posizione di
seconda, facendo contemporaneo lo slrnsso: quindi riprenderà
la posizione della guardia mettendosi fuori di misura.
9p9i^wisi#Pi4 Alito ma^mrmìamé^ con te spiivite del «Mppo
Finta di filo di spada dt qìiarta mardando^ e tagliata sotto il
pugno^ unita alF azions delP intagliata.
MODO DI SUà ESECnZIOlfE
S 92. Esempio V. Saranno il maestro, e V allievo in guardia
sulla linea direttrice fuori di misura con le loro spade sulla
medesima in attacco di quarta, ed il maestro la presenterà in
modo che 1* allievo possa eseguire la finta del filo di spada in-
dicato. L'allievo nell' eseguire il filo marciando, minaccierà con
la punta della spada gli occhi dell* avversario e contemporanea-
mente uscirà con i piedi dalla linea direttrice, verso il suo di
dentro delle armi, (cioè a sinistra) almeno alla distanza di due
piedi; sulla finta del filo, il maestro opporrà la ceduta di quarta
e sul tempo di questa parata V allievo eseguirà la tagliata sotto
il pugno unita ali* Intagliata nel modo praticato.
S 93. Avvertimento. Quest* azione, come le altre che sare-
mo per descrivere, devono essere eseguite con tutta la velocità
e fiducia possibile, e fino a che queste non saranno fette esat-
tamente, il maestro le fiirà ripetere.
Se il maestro volesse schermirsi del colpo sopra indicato, con la
parata di mezza contro di seconda o di settima, ma qualunque essa
sia, Tali levo immediatamente farà la rimessa di roano di cavazione,
proGttandodel momento che l' avversario necessariamente deve
perdere per allinearsi onde poter rispondere.
43
338
fiuta di filo di spada di terxa niareiando, e taffiiati»
satto il pusna unita ali' luquarta.
MODO DI SUA ESBGUZIONB
§ 94. Efempio 2°. Saranno i dae schermitori in goardia come
nell' antecedente operazione ; soltanto sarà variata la linea d*al-
tacco, la quale doyrà essere in terza.
Il maestro presenterà la spada all' allievo in modo che que-
sto possa fare 1* indicato filo di spada di terza ; 1' allievo pro-
muoverà avanzandosi con tutta la celerità possibile, la finta di
filo uscendo nel tempo stesso dalla linea direttrice verso il suo
di fuori dell'armi (a destra) almeno di due piedi (su tal finta
il maestro opporrk la ceduta di sesta) e senza interruzione sul
tempo di detta parata, tirerà la tagliata sotto il pugno facendo
nel tempo stesso V Inquarto.
S 95. Avvertimento. Neil' eseguire la sopra indicata finta del
filo di spada uscendo dalla linea direttrice, l'allievo si troverà
fuori della medesima con ambe i piedi distante lateralmente
sulla sua destra almeno di due piedi. Il colpo di tagliata sotto
il pugno dovrà essere tirato' con un salto in avanti e lateral-
mente, sempre stilla destra, il piede sinistro contemporanea-
mente dovrà fare il movimento dell' Inquarto^ descrivendo co-
me al solito un mezzo cerchio, e resterà terminato il colpo
nella posizione come nell'/nguar^o descritto nei colpi di tempo;
la posizione del pugno armato sarà di quarta. Qualunque poi
possa essere la parata fatta su questo colpo dal maestro, dovrà
r allievo immediatamente tirargli una Rimessa di mano, poiché
anche in questa azione, come nell'antecedente, deve j^rdere
un piccolo tempo per allinearsi onde rispondere, e sarà su que-
sto momeuto che l'allievo deve agire, tirando il colpo ove re-
sterà scoperto.
i^f'
339
MesBo leiraiiieiit# ài fteconàa miivclAmla unito
alla pasaata sotto*
MODO DI S0A ESECUZIONE
/
S 96. Esempio V. Soppoiiiamo i dae schermitori fuori di
misura, (1) e che siano sulla linea direttrice con le loro sp<)de
a contatto nell'attacco di quarta.
fi maestro abbasserà la punta della sua spada , mettendola
verso il semiforte di quella dell' allievo. Ne profitti immédia^
temente questo per eseguire marciando il mezio legamento in
seconda facendo contemporaneamente la passata sotto,
S 97. Avvertimento. Il maestro fori eseguire diverse volte
questa operazione ali' allievo^ acciò acquisti quella destrezza ne-
cessaria. In seguito potrà sul tempo di tale azione, tirargli la
cavazione, o la finta di cavazione e cavazione. Xosl l'allievo
verrà ad accertarsi che non potrà essere ferito da un colpo in
tempo, quando tale azione sia eseguita con tutta la velocità e
fiducia ; perciò qualora il maestro tirasse una cavazione . tipi
momento dell' esecuzione del mezzo legamento , l'allievo dovrà
continuare il colpo anche senza trovare la spada , facendo la
passala sotto come se l'avesse trovata.
La medesima azione può essere messa, in pratica essendo
ancora nell'attacco di terza, e ciò si eseguisce facendo contem-
poraneamente la ripresa dì quarta.
Finta di cavasloiie di terza marciando , copei^tino di
ripresa di terza^ e tagliata sotto il pu^no, imito alla
passata sotto.
MODO DI SUA ESECUZIONE
S 98. Esempio l^ Saranno i due schermitori fuori di mi-
sura con le loro spade sulla linea direttrice neir attacco di terza.
H) Si può ancora più facilmenle eseguire questa azione essendo in
giusta misura, sempreché la sparla avversaria sia in jìosizione da po-
terla mettere ad effetto.
340
Promuoverà razione l'allievo facendo la p/hta di cavazione di
terza (1) (minacciando nella linea di quarta) e con la nwssima
rapidità eseguirà il Copertino di riprésa di terza unitamente
alla tagliata sotto il pugno con la passata sotto.
Il maestro sulla finta di cavallone non farà alcun movimento
con la spada.
§ 99. Awerlimenlo. lì maestro brà eseguire la sudd^crltta
azione fino a tantoché non sarà esattamente e velocemente
fetta. In seguito sul tempo del copertine di ripresa, il maestro
tirerà una cavazione, (nella linea di dentro) ed allora T allievo
dovrà fare la passata sotto, formando la plorata di mezza contro
di seconda, senza punto arrestarsi, e con tal modo di operare
gli verrà fetto di eseguire il filo di spada di seconda (2). Il
maestro potrà ancora tirare sul tempo della suddetta copertina,
la finta di cavazione^ e cavaziene, ed in tal caso 1* allievo dovrà
eseguire tutti i movimenti indicati nel primo esempio qui so-
pra descritto, senza punto curacsi della spada avversaria poiché '
operando così non potrà ^essere colpito.
ff*iiitii M CiAvrasl^ne In quarta marciando. Intreccio di
mcÉsa contro di seconda e tagliata flO|ira il pugno.
.1
MODO ni SUA ESEC0Z1ONB
$ 100. Esempio 1^ Saranno i due schermitori come nell'an-
tecedente azione fuori di misura sulla linea direttrice , in at-
tacco di quarta, ed il maestro con la punta della spada oriz-
zontale al pugno, essendo nella guardia ordinaria. Darà principio
(1} Si osservi, che qui Tallievo opererebbe erroneamente se quesla
* azione non fosse fatta di seconda intenzione, .poiché in Scherma non
si deve per massima fare delle finte con la punta della spada avver-
saria davanti^ ma facendo come é indicato in quesla aziotie ancorché
gli fosse Urato diritto nel tempo che promuove la finta di cavazioue,
da questa verrebbe garantito» col far contemporaneamente la copertina
di ripresa.
(2) Raminenlasi che nelP eseguire la Pasnata sotto, bisogna che sia
il braccio armato steso, con la lesta appoggiata al medesimo, e la Coc-
cia più alta della lesta.
3^1
airoperaamie in dlso0rso, V allievo fccendo i« finta di caTactone,
(il maestro non. cambierà punlo la goa attitddine sul ta) finta)
quindi velocissioiaménte eseguirà 1* intreccio di seconda, dt Mri-
scio e tirerà la tagliata sopra il pigino.
$ 101. Ànvertimenlo* U maestro, come altrove si ^è acoòM-
nato, farà eseguire la suddetta operazione fino a ch0 non safà
fatta con ^quella esattezza necessaria. Quindi sul tdnipo éell^in-
treccio in seconda tirerà il.niaestro la cavazione in terza, e
r allievo avendo persa la spada nelK Intreccio, la incootrerà<1ffi-
mediataroente col. filo di spada di terza« (formaodo la parata di
mezza contro di terzaj. La quale eseguisce nel! girare la tagliata
sopra il pugno.
§ 102. In queste due ultime operaaioni^ oioè in ^oeHerdie
hanno principio con la finta di oavazione^ possono esegU)ifi}i> an-
cora le operazioni di due finte,^ unitf ad una azione di prepa-
razione alfcoipo, come, per esent^pio CI). : '
S 103. Dall' attacco nella lima di ietifa. Possano essere tete;
la finta di cavazione di terza e qaarta. Gopertino^di ripiiesa di
quarta e colpo diritto. L9 stesse dae finte^ nMxio legamelito
di ripresa in seconda e colpo diritto. Le medesime Anto» m^
treccio di quarta, e isolpo diriJUo .ec* ^ \ uor
S 1 04. DaW attacco nella IH^a di fuarta^ Possmo; eseguirsi
le finte di cavazione di quarta e terza, d^ei-tino di ripreià di
terza e colpo diritto, o tagliala sotto il pugnb. L* {stesse \dde
finte, intreccio di terza, e i colpi antecedenti. Le medesime
finte, il mezzo legamento di ripresa di settima, e cblpo^difiUo.
A^cpertimento. Tutte le azioni che ai^biamo descritta, <)ai liiup-
pone che siano dal maestro state richieste all' Ailievoi* ed ib
conseguenza quello dovrà presentare 1^ spada in modo^^da faci-
litare la esecuzione, e corrispondere alle parate, onde 1* allievo
possa eseguire gì* inganni domandati»
In Scherma non vi è un' azione positiva per. poter colpire,
(4) Si avverte perocché tali astoni si fanno allorcbòsi trovano degli
schermitori che restano in guardia con la punta delia loro spada sulla
linea direttrice, (come per esempio i tiratori della scuola Napoletana)
e che promovendo delie finte sopra i medesimi , non té credono , cioè
non vanno alla parata, ne tirano dei colpì diritti, ed è in questo caso
che devono praticarsi.
842
come non vi è nna parata che possa schermire tutti i colpi,
ed è una falsa idea quella che hanno coloro che non conoscono
la Scherma, di credere, che vi siano colpi Riservati, o segreti.
Il segreto per colpire In quest*arte è di tirare in Tempo per-
fetto t' operazione adattata alla posizione o sopra i movimenti
deHa speda avversaria. La- cognizione di questo Tempo perfetto
non si acquista che ai seguito di un assiduo e lungo esercizio.
É vero però, che yi -sono Schermitori che possono eseguire una
data aziOM meglio che un' altr^, e gli è agevole metterla in
pratica sopra • taluni, me bene spesso gli accade ancora, che con
altri tarla non > possono.
Passeremo ora a dare un esempio per indicare in quale oc-
casione deve mettersi in pratica il Raddoppio.
- S 105« 'Succede tal volta ad alcuni schermitori che per non
conservare il sangue- fl^do necessario in quest' arte, o per es-
sere distratti, sono sorpresi dail' avversario t;on qualche opera^
xloae strampalata, per coi prèsi da stupore, o da timore restano
Incerti^ e retrecédaoo scohipeUtr con la guardia, facendo delle pa-
rate sconcertate. É so{)ra4àli schermitori che devesì eseguire il
raddopfà'o;
§ 106. Esempio V. Supponghiamo i due schermitori in mi-
sura in uno dei quattro attacchi.
. Ttata promuoia :l'-agg)*essione con delle finte a eapriccio;
iCajo^m'quéste^ 'retroceda parando, e Tizio io insegua facendo
U raddoppio {tirandoli nel tempo stesso il coipo adattato alla
petizióne della spada nemica.
ig 107» Aovenenssè. S* intenda Tizio per V allieva Cafù per,
V istruttore. V istrùitore le prime volte che fera eseguire detta
operazione, nel retrocedere si lascerà con la parata molto sco-
perto, ondo rendere facitmeote visibile II colpo che dovrà ef-
fettuare l'allievo. Potrà in seguito 1- islrotlore far tirare all'al-
. tievti' delle rim^^sse di* mano , dopo fatto il raddoppio, e ciò
quando sarà sicuro che la prima azione ( il raddoppio ). Sarà
bene concepita, per quindi condurlo ancora a fare deile rimesse
di mano con una finta, e un colpo.
S 108. Osservazione sulla stessa operazione. Vi sono poi de-
. gli schermitori, che astutamente retrocedono facendo delle pa-
rate premeditate, per attirare T avversario ad inseguirli, per
943
qaindi colpirlo al momento che tono per eseguire il Raddoppio^
ed in tal modo operano quegli schermitoH, che conservando
tatto il sangae freddo necessario « haoao esaminato atteota-
mente le tendenze dell* avversario e rieoiiosciotolò hnpetoosoip
adoprano tale arte^ Per colpire tali furiosi schermitori, daremo
ao esempio onde accennare qnal sia il momento favorevole per
es^oirlo.
$ 109. Supponiamo i due schermitori in guardia In niisunr
con le spade sulla linea direttrice. In tale attitudine ^allieva
farà I' attacco di terza, L' istruttore sulla pressione fatto sulla
soa spada tirerìi una cavazione, la quale dati* allievo sarà pa-
rata, retrocedendo una lunga misura, epa la contro di terza di
posizione. L' istruttore nel tempo stesso che avvicinerà il piede
sinistro per bre il Raddoppio^ brà contemporaneamente la finta
di cavazione nella linea bassa e V allievo su questa brà subito
il mezzo legamento di seconda, facendo nel tempo stesso la
Paisata Mio.
$ 110. Etempio dd momenio in cui deve essere fatto il Salio
indietro. Immaginiamo i due schermitori' in misura con le spade
sulla linea direttrice in attacco di terza con le spade a. con-
tatto a! semifbrte, i quali tirino contemporaneamente il filo di
spada dando entrambi elevazione al pugno. Cosi operando ,
dovrà accadere T Incoedatura; (1) questo è il momento che do-
vrà esser fotto il Salto indietro^ e nel tempo stesso dovrà es-
ser dato un urto con fona con la Coccia nella Coccia av-
versaria lanciando in pari tempo il colpo di tagliata sotto il
pugno (2j e quindi riprendere la posizione della guardia. Deve
essere praticato ancora il SaUo indietro^ quando si dia il caso
che r avversario con una parata o con un Intreccio sia riescito
a scomporre, o levare la spada di mano.
Terminerò questo capitolo con il
$111. Colpo di Bajoneita. Questo colpo si eseguisce quando
i due schermitori si trovano serrati in misura.
(4) Vedi parte seconda. Gap. I. § 38.
(2) Alcune scuole chiamano queslo colpo, colpo in secondai altre
Ira AS «.«i^w.^:^
colpo di cartoccio
MODO DI SUA BSECCZIONE
Conètusione. Le combfiiazioni indicate in questo capitolo deb-
boffigi cofljiiderare come semplici norme, o esempi, giacché molte
fià m n9 potreb^ft) indicare, o piuttosto diciamo, si potreb-
bero ridarre élP infinite; ma io ripeterò ciò che ho detto altre
volte : che la teoria non basta per diventare valente schermitore,
vi bisogna stadio pratico qaindf rìserblamo agli intelligenti nno-
vi maestri l'esenlilare i ì&fo allieVi, e mostrar loro col fatto,
che' per tinoirare (loco, bisogna fare assai (1).
CAPITOLO VII.
DEL mmm in mm s mu m tìriitì
ARTICOLO I.
$ 1. Il piastrone di che ora dobbiamo oocuparci, quando 9ia
' bene eseguito è il più bello esercizio delja Scherma 9 (?d ^cco
in che consiste. Qqando si vi^nle ^seguire questo |[iuoco , am^
bedoe gli schermitori messisi In ^o.ardja s' i^ptrattengono, ruqo
a tirare il colpo, T altro ii parare p^r un certo spazio di tempo
fincliè quelli che ba tirato prima preqde a. pararci, f; vipeversa
per un numero di colpi^, maggiore, 9, minore a piacere.
Gli antichi davano a 9I fatt^ e^r^izio il i^pjne di jtfiiro de-
ducendone la denon^inazioqe da, up . c^rto |pi;o metodo per il
quale V imo dei due schermitori^ cioè quegli qbe doveva parare»
appoggiava il flanco e la spalla sinistra al mi^ro .t^nen4o il brac-
cio corrispondente elevato più che non si paiole pell^ posizione
(4) L' Istruttore per esercitare V allievo ali* appuntate^ e alle rimesse
di mano, SulP ultiino colpo tirato dall' allievo, nelle indicate operazio-
ni, dovrà parare il colpo, e dopo staccare il ferro per minacciare la
risposta, e V allievo tirare 1* appuntata senapa rilevarsi in guardia ,
parare senza rispondere acciò possine essere eseguite le rimesse di
manOf tanto di cavazione come di finta di cavazione, e cavazione, ed in
tal caso r istruttore fa alla finta la parata.
3*8
della guardia. Lo scopo dt questo metodo era di assuefare lo
scolare a tenere fermo nella medesima linea verticale il corpo
nel tempo delle parate che si debbono fare neir assalto; come
se l'esercizio del moro, ossia del piastrone, avesse dovuto avere
questo solo fine.
Al presente però nel Piastrone si esercitano coloro i quali
amano perfezionarsi noh solo in ciò che concerne il parare in
qual si sia altro ramo dell* arte.
S 2. La scuola napoletana non pratica questo esercizio, ad-
dacendo per ragione i Sigg. Grisetti e Rosaroll fautori di
detta scuola a che la loro Scherma di accademia non rappre-
« senta che un effettivo duello, né si studia da loro far ciò
« che non si potrebbe fare in azione di spada nuda. » (1)
Ai Sigg. BosAROLi e Grisetti , che negano la nttlità del
piastrone, ad essi che sono soliti citare nella loro teoria molti
passi del Tasso si potrebbe domandare perchè se è inutile eser^
citarsi nel piastrone. Argante dovendo pugnare con Tancredi
fa premuroso di andare prima soletto in campo aperto inco-
minciando come se di fronte gli stasse il nemico a tirare colpi
al vento?
Nuda la spada, e la solleva e scote
Girando, e V aria, e V ombre invan percola. (2)
Ciò mi pare per rendere più agili le membra onde con
man rischio esporsi air cimento-
Certo, è 4ion pertanto che coir esercizio del piastrone tutto
il corpo» e più particolarmente il pugno acquista fermezza, sia
nel parare^ sia nel tirare; il colpo : e nel tempo che si rende il
pugno agile e veloce la persona stessa acquista più leggiadria.
É poi indubitato che esercitandosi nel piastrone s'impara a
tirare con aggiustatezza il colpo: per esso s'impara a ferire
da lonjtano, e mantenere la giusta misura.
Dì questi vantaggi taluno si aasicureri subitochè veda due
schermitori esercitarsi al piastrone, e ad un tempo per questo
(1) Vedi Trai. eli. di Grisetti e Rosaroll pag. 43.
{t) Tasso. Gerusalemme Liberata Canto T § 53.
M
346
mezzo potrà giudicare della bontà del loro metodo dì tirare. (1)
Infioe il piastrone deve riguardarsi come un giuoco di con-
venzione, e preparatorio per P assalto; nel qual caso sMnco-
mincia appunto col piastrone per le ragioni indicate di sopra
cioè per sciogliere le membra. Premésse queste nozioni gene-
rali, veniamo ora a sviluppare distintamente i diversi modi di
seguire il piastrone.
ì
ARTICOLO IL
Piastrone sempllèe^ e miluto clie !• precede
S 3. Il piastrone semplice è quello precisamente che si suole
praticare prima d' incominciare nn asiaco , e si eseguisce nel
modo seguente:
I due combaltenti mettendosi Y uno di faccia ali* altro, come
nella posizione per prepararsi a prendere la lezione (2)* Si ten-
gono lontani tanto quanto basta per non potersi toccare nel
prendere la misura ; quindi si mettono in guardia facendo due
battute di piede» riportando subito il calcagno diritto presso il
malleolo sinistro, il braccio armato e semistesso inalzato al di-
sopra della testa, con la spada orizzontale e in fuori, la mano
girata in quarta, (3) la mano sinistra lungo la coscia corrispon-
dente.
$ 4. Secondo le buone regole precede il piastrone una spe-
cie di cerimoniale, che appunto si chiama invito^ e aa/tt(o. Noi
ci restringeremo a darne spiegazione in brevi parole. Nella po-
sizione suddetta facendosi scambievolmente un atto il quale
venga ad indicare che s* invitano a titolo di convenienza, a vo-
lere r uno anzi che V altro promuovere V azione. L' atto può
essere accompagnato da qualche parola complimentosa purché
non si cada in leziosaggini.
(4) Si racconta (vedi La BoSssiere Op. cit. pag. 61) che li. Tillago-
rle, uno dei più celebri maestri del secolo passato, giunse a fare dei
bravisfiimi allievi per il metodo appunto da lui praticato di esercitarli
unicamente nel piastrone.
(2) Vedi Fig. N« 66.
(3) Vedi Fig. N« 64.
847
Uno dei doe si decide fibalroente a prendere la misora dalla
posizione io cai si trova, (si ossenri ebe il ginocchio e braccio
sinistro debbono restare distesi nel tempo che si prende la mi-
sora) perciò stendendo il colpo porta la punta della spada pres-
so il petto deir avversàrio, senta toccarlo, mettendo il pugno
nella posizione di quarta. In questo mentre V avversario si av-
vicina o s! allontana più o meno (mantenendo sempre la Messa
posizione delle braccia) conforme richiedesi per mettersi nella
giusta nsisura ; quindi quello che ha presa la misura , si, rileva
in guardia con la spada che resti colla punta in alto fn linea
verticale il pugno al livello del fianco ;(1) ma ciò per un istan-
te, giacché subito dopo la stessa inaoo s'inalza ed il piede de-
stro si porta accanto al sinistro, cioè come nel tempo dell* in-
vito. (2)
Da questi primi movimenti passeranno senza interruzione
entrambi i combattenti a fare il saluto; il quale consiste nel
formare la parata di quarta accompagnata da un inchino di
testa, rivcrigendosi prima alle persone più distinte; quindi la
parata di terza con il solito inchino. In caso però che le per^
sone piti distine fossero da questo lato ^e in primo luogo si
considera sempre il bei sesso). S' incomincerebbe con Y ultima
indicata parata. Per ultimo il saluto si rivolge air avversario,
stendendo il braccio in avanti nella posizione della guardia ma
con il pugno di terza e subito abbassando la punta si porta
dali*alto in basso, e dal basso indietro, facendole descrivere
on cerchio, rasente la spalla sinistra che finisce col riprendere
la posizione della guardia, terminando con esso il saluto.
§ 5. Terminato cosi il cerimoniale, il piastrone viene ad ese-
guirsi nel modo seguente. Quello che deve parare incomincia
col fare V invito nella linea di quarta, con la mano girata in
terza forzando on poco sulla spada dell* avversario , (e ciò per
fiieilitare T esecuzione della cavazlone) e quasi contemporanea-
mente aìV invito fa una battuta di piede. Allora quello che ag-
gredisce deve tirare la cavazione con il pugno di posizione di
terza* L'altro che aveva formato l'invito paraterjsadi striscio
(4) Vedi Fig. N^ 65.
(2) Vedi Fig. N'' 64.
$48
iftimediiitanieiitet e «Mnaocia la rÌ9pos4a al fianca mail tenendo
il pogÉa ali* alteitti, e pìMìtione stessa^^ e quello che ha tirata
la cavazfoneii. depo la parata eaegQita iaU* avversario, laicerà che
l' estremità delie sua spada vada verso la spalla aiuiitray reatando
per& €ol braccio ateso ad il pogoo air istessa (titani, ^ io mo*^
do di vedere T avversario^ fra il braccio e la lama deUa spada»
Questo moriiMoto peri non ai dee inteiidaffe fatto volontaria*
neote, ola per l'efietiò deSa parata. E pure d'avvertire 4:ha
la spada dee reatare aarratta dal dae soli dili pollice e iadipe.
Anzi ò chiaro ciia aUriròeoti ooir potrebbe la spada andare cosi
indietro cotne di aoprn si è detto.
Restati per no monaeato i giuoeatori nella respettiva posi**
^ne quello che tirata la cavaziane tornerà in guardia ; TaHro
in questo tempo abbassa la mano armata vicino la coscia diritta
con la mano di terza; (1) dopo essere restato oa piccolo momento
in questa positìone tornerà a formare I' inniiOy ma aoa più eella
linea di quarta^ bensì di terza, con il p^gno girato ia poaiMone
di quarUi, o per meglio dire in S6lto. Qui occorre MfO- avvery-
timento. Non potrà proseguire razione quello che aggredisce
sinché non- formi l'invito T avversaria, e ne ; faccia . canno con
ma battuta di piede. Dietro dio esso tornerà a tirare la. ca^a-
zione nella linea di quarta, col pugno girato in posizione di
qaesto nome. Il paratore eseguisee la parata di ^uarla di stri-
scio e minaccia la risposta al Canoa eon la posiieione disMima.
Quando V aggressore si rimette io guardia, il paratore, nel tem-
po stesso abbassa il pugno armato, non più lungo la coscia di-
ritta ma molto più al di dentro, con il pugno seia^pre in po-
sizione di quarta. L* aggressore dopo avere ricevuta )a . parata,
lascia che Y estremi^ della sua spada vada questa volta .^icvio
la spalla diritta, vedendo però scimpre T avversario fra jl bvaa-
ciò e la spada e dopo essere restato un mpmento! in questa, por
Sizione riprende qaeUa della guardia, come aopra si è spiegato,{8||)
Proseguendo il giuoco Tazioive non consistendo in .altfe^cAe
nella ripetizióne delle indicate cavazioni e parate, par sofiiar&tto
che io ne dia altra, spiegazione.
(4) Vedi Fig. N"66,
{%) Avvertesi che V invito deve essere ogni voHa camiciaio, ciao una
in Quarta, 1' altra in terza.
849
Ordinariamente si saol proiaògare il giciòxfò per* dieci, o dodici
colpi e parate di seguito; quindi si cambia venendo a tirare
quegff thè prima parava. E qui si ai^verte, che il cambia-
mento dee' essere marcato da un atto eseguito dalla persona
chetfra la cavazione^ e che consiste in questo. Restati i due
combattertti neir attacco di quarta (e non mal dall' attacco di
ierza dee terminarsi). L'aggressore marcherà la finta di cava-
zione, e cavazione, e subito dopo invece di tirare porterà la spa-
da in allo, e in fuori, (cioè' ^ita posfzione dell'invito) con il
piede destro a contatto del sinistro, eseguito questo movimento,
8*fntende fnvìtnto l'avversario a tirare. Quello che para alia
prima finta di cavazione eseguisce la parata di terza e resta in
questa posizione, e quindi prenderà la misura portando il pugno
Ili poshfoue, e nella linea di quarta. (Avvertesi che dopò presa
la misura dee rftornar'ef àlld posizione deir invito), e ripetendo
entrambi il medesimo saluto imprenderà egli a tirare le cava-
ziònl. Per cessare di tirare questo verrà a ripetere il su Indi-
cato itistema, cioè <f\ marcare la finta di cavazione, e cavazione
sé non cfhe essendo questo il termine assoluto del piastrone, i
due giuocatori torneranno a riprendere la posizione dell' invito,
e ciò ad oggetto di compiere il saluto finale; in conseguenza
quello che para per ultimò, nel tempo che il suo avversario
marca la finta di cavazione e cavazione , viene alla parata di
terza^ non restando^ però in guardia come la prima volta è
stato fatto, ma porta contemporaneamente alla parata il piede
diritto accanto il malleolo sinistro col pugno alto ec. Il saluto
finale consiste nel portare da questa posizione la gamba sini-
stra indietro (come nella posizione della guardia) il braccio de-
stro nella posizicfne della parata di quarta bassa (1) facendo nel
tempo stesso due battute di piede, e per ultimo riportando il
piede sinistro presso él destro, e la mano destra' in alto per
terminare col medesimo cerimoniale usato iii principio. Si av-
verte che questi movimenti pei saluto devono eseguirsi con-
temporaneamente dai due schermitori.
1/ piastrone che abbiamo descritto è quello che più general-
{^ ) Vedi Fig. N* 60.
350
mente è posto in aso, ed altresì quello che si saole praticare
prima di cominciare V assalto.
Altre maniere di giuocare il piastrone vi sono* le quali più
comunemente son messe in pratica a titolo di studio. .
Per mantenere la brevità che mi sono proposto, di queste
varie ^manieroi mi limiterò a. dare un puro saggio delle prln*
cipali.
ARTICOLO 111.
Plfiatraiie di iMin\pliee ^Msvasloisei e punta 4i ••ntr».
S 6, L' introduzione del piastrone di cui or veniamo a par-
lare incomincia col solito cerimojniale che P altro anzi detto; per
il resto però T esecuzione diversifica alquanto dal primo* Eccone
frattanto le principali norme.
Quegli che tira dall* attacco di quarta eseguc^udo la cavallone
non tiene come nel primo piastrone il pugno in terza, ma lo
gira in posizione di quarta; e viceversa tirando la cavaztone
nella linea di quarta, conviene girare il pugno in terza. La
ragione di tal cambiamento dipende la diversità del modo con
cui dair avversario viene eseguita la parata di contro.
Il piastrone in tal modo eseguito è utilissimo perchè appunto
rende abili ad effettuare le più difBcili parate come chiara-
mente s'intenderà per poco che si rifletta che le parate di
contro non si possono eseguire con quella stessa facilità delle
altre parate semplici. Ho detto di sopra che quegli il quale
tira deve tenere il pugno in quarta posizione* quando vuole
eseguire la cavaziope da questa linea in quella di terza, e vi-
ceversa. La ragione di ciò si è che altrimenti non potrebbesi
cedere alla parata, e che in conseguenza non girando il pugno
nel modo indicato, in qualunque altro caso anche fuori dei
piastrone, nel tirare una cavazione quando viene parata, di
contro ne potrebbe succedere facilmente il disarmo, o almeno
venire scomposta l'arme in mano, questa osservazione può in-
tanto servire d' istruzione per applicarsi in tutti i casi consi-
mili che possono succedere iti un assaUo. Ora frattanto do-
vendo specialmente t>arlare di ciò che più strettamente con-
351
cerne il piaslrone^ avrerto che qaegli che tira per dare l' av-
viso che vuole termioare di tirare la cavasione; n^I rilevarsi
io guardia fa ana battuta di piede abbassandola punta del suo
fioretto vicina a terra, venendo sobito alla posizione dell* invito
(vedi figura 64). L'altro immediatamente prende la misura, ri-
petendo entrambi ristessi movimenti, come nel piastrone an-
tecedente; volendo terminare anche esso di tirare fa ristessi
movimenti dell* altro, terminando con 1* istésso saluto del primo
piastrone.
ARTICOLO IV.
Piastrone di llntfi di caviisloiae e caTasione eon la
lirlma parata calante e V altra «empllce»
S 7. Avvenimento, Il cerimoniale sarà in tutto come nel-
l'antecedente piastrone, e cosi in tutti gli altri che indiche-
remo; soltanto accennerò che quello che tira la finta di cava-
zione, e cavazione, quando è attaccato in quarta tira il colpo
col pugno in posizione di quarta, e quando è attaccato in terza
cól pugno in terza. Quello poi che para, quando fa 1* invito di
terza deve avere il pugno in posizione di quarta e con questa
posizione fa la parata volante^ e rapidamente girando il pugno
in terza fa là parata di striscio in terza; facendo 1* invito di
quarta il pugno deve essere in posizione di terza, e nel tempo
della finta, farà la parata volante girando la posizione di sesta
e velocemente deve esser fatta la parata di quarta di striscio.
Si avverte che quegli che fa la parata volante non può trovare
la spada nella finta. (Vedi parte 2» cap. lY i SS ^7 e 58 per
la parata volante).
S 8. In questo stesso piastrone possono essere cambiate le
parate, e queste saranno nel modo che andiamo a descrivere,
cioè di una parata semplice^ e 1* altra di contro. L* istesso ce-
rimoniale come r altro.
Ecco il modo differente sia per quello che para, come per
quello che deve tirare la finta di cavazione e cavazione.
Quello che h ¥ invito, deve farlo col pugno in posizione di
terza, quando attacca in quarta, e quando h l'invito di terza
I* attacco deve essere in posizione di quarta.
953
Qaello che tira la finta dì cavazìo.ne, e cavazione, qoapdo è
attaccato in qdarta termina il colpo col pugno in posizione di
terza; e quando è attaccato in terza termina il colpo con la
posizione di quarta.
Quello che ha fatto V invito in quarta fa sulla finta Ip pa-
rata sexnplice di terza, e sulla cavazione fa la. parata di cqntro
di terza, e viceversa quando T invito è fatto in terza , cioè la
finta è parata con la quarta semplice, ed il colpo con la con-
tro di quarta. Tanto le parate semplici che di contro devono
essere riunite, osservando che questi movimenti devono esser
fatti con l'articolazione del pugno, non dovendo muoversi, nò
la spana, né T avantibraccio ; le parata di contro saranno fatte
di striscio, quelle semplici di posizione, cioè la prima parata.
Il pugno non cambia nel fare le parate, la posizione nel quale
è stato fattq l'attacco.
ARTICOLO V.
l^liiatroiie di rontroeiiviisloiie, c<iii i^ariite di coniti
irolantty e parate, meanpùeì.
■
§ 9. L'istesso cerìn)onial^ in tutto come nell' antecedente* Le
parate io questo piastrone sono inverse a. quelle dell' altro, cioè
le prime sono parate di contro^ le seconde semplici*
Modo 4i esecuzione. Suppongo che quello che vuole parare
faccia l'invito nell'attacco di quarta-; il pugno dovrà essere io
posizione di terza, {f ^lla finta di cavaziooé , parerà contro di
quarta volante, senza cambiare la posizione del pugno, e io
continuazione di questa, sul colpo farà la parata di striscio di
terza.
Neil' invito di terza il pugno sarà in posizione di quarta, e
sulla finta di cavazione, farà la parata di contro di sesta volan-*
te, e rapidissimamente parerà il colpo con ìs^ quarta^di striscio.
Tali movimenti devono essere ^seguiti senza interruzione, e con
moltissima celerità.
Quello che tira la controcavazione allorché è attaccato in
quarta farà la finta di cavazione, col pugno della posizione della
guardia, e senza Interruzione, farà il secondo movimento tirando
8S8
U colpoi» volg6n4o.iivipagn(^.iri terza. Equai^lo è le^tacac^to in
teraa farà la .finta di oa^vazione nel xooio steaao che i'.attxo, e
io iprtìseguimento: a questa, Vibra il ooÌ|m> yoigeiìAt> il\ pMguo
in t^narték . i ' ■ • .■" .•-'.-.*.
§ 10- Altro modo di parare la controeavamofèe. : Qwìlo ohe
si profwiieMli ipararé, fedele; T invito di qaaMt^con il pugno! in
pesi2iooQ<tiì quarta, e net 1* invito di telYa con ta* (KNMZipDe di
terza. Qneflo che'/ deve esegaire la ccMitrocavaKiene la rfe nel
modo stesso deir^antecedefote pmstrpne^ Variane I flìovimentr dì
quello che. "d^^ve parare. Nella Seta dì eavatiohe{;fa lai parataci
contro dì poeizioiìe, >cioè senva striscia e Iton vòlantd tìk ^ealn*-
tMaqaella deU'eUaeoOy-e ani fecondo mmicnefita, cioè. sul colpii,
fy ia p^ata di striseli! volgendo H pugno netto posizione di
terze o di quarta; secondo. 9ve! fittisele:. il; oolpQ.'^ : "
Per maggiore scbiarìiiK^nto idlrò^ ser^'fovito «ò di terza « H
colpo termearin qoerta/ie se è in qaarta. terminai io terza. Le
parate di, contro» comq le <sefnpli^i devono vostre fet4e riaoitei
Qsserwmone. Tutte queste norflie per i differemi! piastroni
possono esaere eseguite per assuefarsi a .nspopdepe:eol>o/paj!4{^
riita (di0è senaa finte) <Jopo la parata,: Quella thQ',:tniH,^H coifù
deve sempre tirare decisamente a fondo, 1* altro para e TispoD-
de^ e ^sì a vicendik in tutti i descritta piasti)Ofii...L*afgres8ore in
questi' eseroizj boo! deve eedere eolterro,: invece deve ftoenrafe
del. fi»*ttersi in guardia, di parale o semplici^. Q.di,eo^ro,/$^
avrà bastantemente velocità per fare qùest' ultima per^ta^ <; ^
Po)9»ono la oltre gli allievi fare aJtrt eseroia^, tiranMt soam-
Uevolmente i colpi ii pò di ^lada oi .meazUtgfimenfi^ pei
assuefarsi ad eseguire le cedute. ^'
:9o00tàù studiare i eoipi di,^emjH> sopra :gl'tfi<fa€6t tanto. di
tesza^ di quarta, di sdeooda e. 8etUma>,| tiranit ta> f^vaziiQi>e':Mil
teppo^ dell* eseeiiuone dei loedesimi. SuiriitrrecfìOrditqriafHi^
easeneCitta.la.cavazione io *^txipo con J*4>igNiiartf,.^conNi^vaii
qQeUO' di secondai, salVirUfwno di setUof a . può» fiisef e ftipat^. Ja
eavafione eoni rtntofii^MUa:. *i r ,».,>'-<.:{ •--. < ? ^t
la. questi; cQlpi «pQÒ^^yiB|fe.hi<igo i\ ,^mtif^temp(K^sb9iVj9tmi^
toro a 'vtva^ vMe.pQtitài i^dicarew . . » i. ^0 ' '> '* '
\Glf dllievi^cha «{quesDoieviefcizich si appliotierenfio^ sarà.jeenlo
to'SVJiU^pO' perei' assalito» . , i:.,:-». .-t-va:.-." I .:w.|
45
851
S 11. Altro e$€f€Ìsdo da fanU per à€iiuiàar€ ttaUézata^ evi-
hcttà neir $$iguire lupairatà di raci^giiméntOi in altr^ mode
da quello g^ déeeritto. Per esegaire qae$te paliate, '^ello clé
tira deve fare a volontà, o cootrocavazìone, o finta di'eottiia^
cavazioBe,. e oavMiotie. -v < . *M "•: >,
Il modo di parare }ali oolpi'^ è^'qodld- che yaddia ddaerivpre.
r ' SuppooghìaiiiO'ehe ìizto -sia quello ohò deve parare, e dta
{Hrinéipie detV^imtJto di quarta : téle attacco deve eésni^ fttt^
col pogiìo in pendone di quarta^ Gafó a qUest^Mvitotlra a' vo^
leniamo li odipo di eontrocatasìoiiè, ò finta di controèaziòiie e
ooipo Ai càvaiione^ Tizio su tali eotpi farà laf^er^fftr^ #i qdarta
dr positiotte e sénia internikione fa fa parate di mèzza óòiitro"dl
sÉdttima e senza abbandonale la spada* tira tlto^ di filo oeHa
linea alta di terza, la riuoioÀe di queste parate 'saranno elBeglilte
con ceterità, maoteoendò il pillino setole in' poaitióiié di qoMa,
e bei tirare il colpo formare angolo nella Htted di terza; Ota fbrb
la descriiione dei mododì parare tali colpi' dell* aft&cco di' terza.
7Y2IÓ faccia f invito di terza con ir pagao in poaiziofie di
sesta, eCajo sq- questo attacèo foccireome si é d^te sopra; la
^htrocavazionè, o la finta di ^ntrocavazidnè, e Colpo di ca-
vaziòoe. ' ' , i
< Tizio fmi la coatro di sesta, e senta toteritiziode faccia fa
parata di mezza coutro' di ottava e senza abbaiidonare il -ferrò
avversario, tiri il filo di spada nella linea di quarta , 'fermando
OppOSiriOne. ' V ,:.*.):; t.<
In totli questi esercizj' è necessario die gfi allievi abMano
ia maseliera, cosi cominciano ad associarsi bon questa «I viso,
per r assalto. . /
^ Questo i»erctisio deve essere •praticalo come'gK altri ^'tioè»
tali* uno e dati' altro ; quello che' aggredfice' dote t^scihrsi col-
pire del paratore fino a tantoctiè questo eseguisca i\ BàeHéfli-
iitenio' oon piTèeisione ; giunto a questa, l-njggfiesaore deve prò*
eàrare' di ventre aHa pacata di ceduta af^flfe di spodtt ehe veryè
tirato. "-^ È necessario però die 1* aggrèiaore tiri sempre 11 Wo
cMpo a fondo. ^ Qilrfodi t'aggrestote'dlfvé«ta< ti paratore;
Conclusione. Quando lo scolare sarà giuntò atd eseguire aaal-
tumeote tutte' iè paitaPé eeoipi dòscritti- ini questa seeotida parte,,
potrà r istruttore cominciare lo spraticot per a^!luelM*la:aUrassalte.
9m
Suppongo; i$f é jm» éttftia ^ate; |òitoni 4<) tp èMevo con le
regole in qnest' opere dettate ed abbia studiato il carattere del
medesimo per stabilire ove maggiormente esercitarlo nello spra*-
tico per r assalto. ... ;
Si rammenta avere già indicato al cap. VL pag. 164 cornea
debba regolarsi T alto ArttiteiAi 4iriMo^ con pìccolo, e vice^
Tersa, come regolarsi contro uo tiratore veloce , con un forte
pftCiitoi^^ ttpn m flefnmetiBdi,, c^u «np fi^rìo^oì» ed m fine* con un.
teoaipils^; <M»Qiwfiid«i die «ontrO(»qae«ilo, non sì |^ ooinubettói^
i^e ^p^m^ di,i:if)ntf«(empq[* vOmc .essdiie qneatc^ It .parte .pw
di(QciJf» i}0ll9 ieseanrioAa.;d^p Scih^miaL: * .
^ Si ,i*i^d«. jkioijkne M^* Jstr#tose, clw orilo flpra|ieo;,deire, imir
fcirniarsl aUa velocità Ae^V allieve. Gbe deve farf^> i .4ifeUi per
b^.^9pgsfffiv^ aiHpyiifalf t. e cìò:^UHmxif^ Ì8;>pii«prk tptdr
di4« «tovfHMTPV^.i^i^: 9^. fivsi ;tiriBre d^e riìinme/.di, mwm^
de|;e .jbfaÀtfifieF^.jSen^i.rJapoA^ Ch^^ Pf^f faMl tìfmcn i^.kmfd
d^v« préipQpveie 4i9)te, J^pterCcA p«goii lmw« vper far& jeawniiiei
il ,<^lpp, i^i;itt«, o coK|yng«o alto, cmpt; nella. g«vdiA;;^eUa.9<piipto
mw^teMna^Vadl S'jgjara li • 6) pei lérsi^rarQ ìIjQciIi^ diritto ;e0^
la IWWila sp((9t dfifP^ possono .ess^r^ fatt^^ 1^ ^i^if^ jmv-
<^aodOia|ier face tifareri oolpi H.arrMo. il e^imidqne, deUi >m^
t^fém motto iwcaij» oiMì cambN^^piU dì j ^Meco i per fer»
e^^ff^lT^ 4,éa^ \ccm»mi ,• ...^ '*:
,\„^er,ldr? «es^gilir^ . i jcqnlr^inpt , dexa far iffenHioyefe Je,ai^k>r.
ni 41 tempo «nacAanqatfl Mi' aUi^Ko^ ^ 41^ «a^ter i* l9lriiUore«
deve tirare in tempo la cavarioiiet ^ J* alUevoMU^ondo .l'at<9«co^
doyrà eseffi^ùre . il (^rUfftt^j^ o . con. , r inquariOf oh, nbm^Oi 9
l'ù^ODbbato, se, il tempo o corarotempo ^rh e.3egnito à' 4neon^
tmzkm 1901^ sono pep^^ipr iip le, $i^(€ del , usurpo..
/
» ' • t .V
» »
' I. ,
I' .
'\ \-
V ; . I.
.1
REGOLE fflR L'ASSALTO
{>
1
.* • • •
•,ì » . rif
CAPITOLO Vili.
t./ . ■'
1/.
'!.
raeidliì per éii^Biifre tet^altita sèii^ bl9iH;ia>4éH'«ttMit«^^
sa del>tMe9iro9 fiemiò importwtii addiMre • ttaté> qèéHé tegMif'
neeessarìe a conoscerau si^^Klachi imfmrav 'noti tbd'dii^éhf"^^'
segna, la' qoafe ansa 1i0 fttto<1ii ^uel 'mbdo òhe pe^'nBi^^ìPi^
tem-fl^ integiio. *'• ' "*'• ' ■• • ■• '• • ■' *'-■•'* -' '••• '^•^^'>'''<''^
'^•Ma H <l(Mlt|sc6l-e la«inaiiiera> di rneltsrei Iti fik«àràte / MIM^<
d«v<Aio eiegcrfini i diràrsii <<oliiU le éiìrei^a; paraterlIf^krfèsMrrf'
ìn(iì»mftiaitoUo'òiò'>chaicoAitaiscfa la lettone ('per ^etvfMii del
KogiiiggiodélParte^^'babtaegri forse? Quando sr gittlfgè>^ pò9^
aéd«re^, vo^lft>''(Kre'bàst«Dl6ftreiHé'tcitfa'^6 che la' leMoòeì t>^i-*
jiriamelite- oonoerfie; peti*à- d<h*^' "per questo^ -df éssè^re'^èliérMf^'
tdr0? ^ètrà dirs^ talami pter t^iè di e^ere cBpaeé^é* ìnìpàigakfls
la sparii d pngwir da torie \corttrd lèhi aNa^ pugna ^diMda^^^^Mb^
AeréBiMUte r c;kai enti' ràrebbe d» rigiiaMat'Sf fttfprtideitli^ifi&'
colui il quale per aver preso qualche lAisae^ dMéi^oÀe, ''MéMì*
atteso e questo^ srtdd to' cJòè per tanto tetnf)o quìiHtò té^^é ifuò
occorrere: per 'appreiidierè i stiihdicaii prinefpj, folesaèf ^eiiUèii^*
tarsi iu una oaafdne 'di Speda. -(1)^ ' - - • '^ '' •* »• ' '^
Cosa dunqtteriieceMlta'^per gltongefe ad^^éssefe à*értnit!òif*1
VI è necessai4a la» pt*a«cav 0^<>gK<^ dife IftrjKJrtÀ^ éSéréltai^l ntìl-*
I* assalto; di che ora' mi pixipóngo treittare, additare^ Kidè tetVb
regole o modi che si ricbiede eseguire onde meglio assicurarsi della
buona rìc^scita. Incomincierò frattanto a darne la definiiione,
§ 2. Per assalto in scherma propriamente si vuole intendere)
quel giuoco col quale vieoe a..8imttlarsi,il duello. Devo però av«
vertire che tal deGnizione cosi assoluta non è a buon diritto
(4) Credo bene ripetere che per spada si vuol pure intendere il fio-
retto, cosi come quando si dice coaìbaHimento s* intende sempre un
assalto, giuoco fallo con T indicalo arnese per sé stesso inoffensivo.
da reputarsi di tn^ e^ittenat a.itoeBO potrabte i^odiifre io.
qualche equivoco ; giacche V assalto racchiode io se. delle, regole
te quali dod è necessario osservare oel daello. Perciò allf^ de-.
fioilioDe, so acpenoaUche è la pi^.cooiooa credo ppter o^
glio ^oftiloire la seguente* L' a^lto è oo giuoco che sioioU
il^4oelkv ma qoo piò avfiote .i^coop sijie .regolp ^peciaU fn)^r^;i^.
air arte della Scherma. ìtlQoo pecb qoeste ri^Qle .da dqversi^
oa^efcv^r^ oeir^uato i due giocatori uoa vojta ch^ sj^psi ^ipj^i
ii|fgp^r4iay9aaoibieyo)aieote'S* ioBpgBaoor . di col(^rsi» e per. ver..
niiiilra :qiiast[:iQteoto. importa por.trqppo Pavere seiopre pre-.^
m^ aU^ oipnpri^ XìJtlìl i colpi .perJViiuiaoii essqgaìU.nel cprso^
deUei teiippi.. E pevcbè 1* abilità poo coosistp solp oel oolpire,^
01%) bensì oel. sappisi: dUR^dere^ . perpiò &. oopo esscur^ (tepip^e.
prputii ed ogof aocar^t^ia^ qsare^.oeUo schivare» e, ggrare l^eolpr-
deilfavvorsarip^ Mek^ «si ai(viserehba aoloi il qo^le i^r^ess^ c|^
per via ieofl^if^aiaipoties^ero apprendere regole poj^t»vecoad^*|.
oeoki.iaifeffetto.di.rest#iiP 9»periairfi io i^o. assalto. n«i)[^(ifsi
Qii. {tanto. ri^oU^tQ' atlep4ere dalii\. destri^sa , dairac^cgimei|]|tqj
e^iMnè Ai.pio^.daUa a^Hca^a /G)ie. cascano sc)ie|nplfQr^ « ^^
imimafiaaiefpta nyere* ftir/) Infine^ ffhp r epc^leofft.^e)^ ^ec7,
ìÙ^re ilo assalto ;Sta vìa. uo ,CfW»ples^. ài roimi^ti. q^e, wlei Ja.
mìj;|?r%iPQlW.isdd*»^fQ «oU9diQivMt9.^8g|aatf^zi/|; ;e penu^. pre-r;
fWMW Mler^, df|lle.wrf»le del dnaipoiatico c^ebpe. ppe^j^, .c^^,
cosi si esprima ';= i , . , .,?; '.',i -.»
•:. ;;. . . • . Sag^ÌQ.giprricro.apUoo . ,, , :x. t-x. ^ ; -.
^ai non ferisce in fretta ..
Esamina il nemico: , « « .n
' ' •' • «'• ■ Il'suo vahtaggfo Aspetta * '' - '. ' '
frhis p ;•: . «. r ■ . .;£ IMmpetì fdelK.ifa' . . m ■:■.«.•'?.>••••.•
Muove ìa destra, il piede:
Finge, s avanza, e cede :
,i ; M .-..:.> . « F?nébè « moméitt(y àrHvfer ' '^ •* : «•« »•
w'.--. II. ..^. -, " «iCha-ietiltiEarlo*A. (I) '-''i ;!• <'x« \' . ) o».
S 3. Quantunque siamo fuori della possibilità di additare le
più minate sottigliezze cui fé uopo mettere in uso neir assalto
' ' ' .• I t . ' •> . • . ■•..,..'
(I) Metastasio. Adriano, AUo V Scena Sa. ' . , ,
par tMUvIa cer^ i*<^òl<^ «éteótiali adT tm (efehpò prìnétpatt, to
vetrà lesporièodd^bóhflifMé la tnfa propria esperienza^ Mi ha in-
aégnafto: "' ' ' '-' * ' - • -
Daremo > péi^' f)tiinfé^' t^réòettò IbndaiA^enteffé (Ae espone Mori
vie\ sò'fte^ete òri' èlssaKo, bho^iiàpint tosto éenìlBire di ifssiéa-
rafrsf dei bbon 'èsito <;He ^fa net ttoo é^seire 'colpito, étitiol^ es-»
sére sòlteetti ed ansiost^ di' coTpfrè 1* avversario. '
Còbforme la dotirtna dP c^i tnéeètrf actfredUatl, prima dV
gni altra isosà nàv amìtì^ ier ^tt wrmtt ore dovè paitaÉre e •riiroh'
gete le sùé 'lodagiDi i^ sin'^tir^ r ffrtértiidnè délt'' av^ei^iario.
£ iti qoai^tó^^ 'é!ò^ MM può nauòTefsi òimiìme. fif^erse pèfiA
sono re opifiiotii "^i i^6r ha scritto sfa taf MateHa, edé ttàtarlile
non 'perrtéètcf il 'Véléktè\ è'Hé inon' sanno '-disterìnfiiàré it'pttnt^
p^fso M OàVèrsi ' (é/À^ré #1oc6bfo. L* nii^ préferiaee Al doter»;
gnai^dare té tbccféy r éHMit' pugno , altri vaole ebè ai debba
Usare.rà |8lma di^la ipàda, altrr la pania delh fnèdeadiba^
In tahié dlvefg^tà di opiMòni rat fèvò fooilo di> espridvsre
li penstcfi^ Mio, e dirò'^IlHnientf drrisol4drè>l^'qp^ioiiè<e^^^
Cke nthi ild ona sofà parte deve éffr^eì^i Ìo^ slfaftrèà ìm è
nécékàHb krète ài écobiè ad ogM istfirAte'«r dia 4Mfto annasa
ef ^r pièdr déiravVét^rib ed'iricMstvé >o^i'v«te se egli pòrUl*
in ava^i II' i^iedé dtìrrtttì eotilèraporarttèameitf e ; giaeehè i#: quo-'
sto caso iU nn ehiarb ìse(^d di votere- tlbrèré^ H'ìc€4|iò, ad atfbì^a
è necessario venire alla difesa. (1) » * '* ^-^ •'
$ 4. Qniindo tafano si mette a sostenere an asaalto, la prì-
ma avvertente che deve nsai^é è di pèrsi in guardia fuori di
misura ; e ciò io riflesso specialmente di staggire il caso di ea*
ser^ sorpresi da un colpo di velocità, oltre a ci6:è più vantag-*
gioso formare un attacco (eioò Invito) deciso, tanto in quarta
che in terza, antiche mantenere la punta delia apada riiwlta al
petto d^ir avversario, ioqqaptoché nel primo caso, T avversario
non potrà eseguire cbe «ayazioQe, o ^ta di cavarione^ o fare
un Cofifrattaeco, di pia ai ba il miitaggio di prevenire un corto
numero di colpi come per esempio ; i fili di ^[wdaf k eoptr^
(1] Ed è perciò che ho indicato di fare la battuta di piede alla finta
che precede il colpo, perché in tal modo V avversario può facilmente
restare ingannato, credendo iJf colpo tiralo.
Colpi tutu questi^ che r avversafi^Q |ipò facpi^eal^ efl^ir^qi^j;^-
(|o chagH ^...te^fìfiB la jiUQta della ^jj^da . fjproljji al pet(o , joittre
a ?ij^ v>n Jbj^og^a tea^cor^r^ d' oiif ^yatre^ I' qttegglfifQf^to iel-
J*avvQrsario.|i>i|d^ V(^^% indagar^ il p|ip;tod0j e perciò f^r^.,,^
necessario ^^ srJinojpÌQ; cp,o . deUle f^u \i* (ifdagtiie,» iDa. eiaere
^renarjfj^i, a ^if^der&i ìa i(ja$o. df jBjiserft aggrediti , avf^dp jpre-
mjedHatQ le parate (|9 fars^ ^^ iroii ^aì jindare (jlij^tro vaile j^! ^i
fixkV^ che potesse feret apzi iote^roifipejrie fon , jle parate djh raj^
qofV^^J^it^^v l<^ P^^^ éC indf^gine i^rvoBo pesr <;mu^sci?;c§ il modo
di t»r, le patate 4^1* f vy.eraarto, onde poterlo iqga^pi^ iq se|;jQi*
tjq..Nqti Gorrisponde^odo a qa^ste fint^^ e pua^teopnd^i cpmpp*
sto, ^ segoo ch^egli aspetta il nioo^to favorevole <|Pf(r tirala
mi coi|p^, ditlpi^fp. Preyistp c^ doye|e .avvicinpryi^ psando la
pfef awEloDO per entraro ifk oiisqra , ( cpjt alora óon .^{ fbite ) nel
Qpppeoto.^e l'^vver^^rip ppo si (4t)y4 in pe^'fef^Jo, eqoilibrjo;
,per e?pmpk)« q^aoii^ qiuov^ on pi^e., et h m mwj^nXo fsa»
la syifidat piassaodiQ! à^ ^qa posizione 94. M,n' altra,, qti^^to è. il
tisaipp fa<irpreivpIa^ì,flvvic!Bar^f pfffeqdoft op l^f:??^ ond|e
ipi^lo a girare, p^, essere prejKiratP» (B^a ^^esa ^^pn api*^ qi^ne
^, éoftfftìitmpo. |S ffi^ji cade in aqconp^io i) dire^ji^e biMiogoa
ach^PW/re !• atti?^ CINI r ^rte, .,,
j^l poi4ni.no*iqi]^af^p..l':avf erario ,si ^yaq^a ^per i^gredire,
pQò ol^irQ pffH piò Ì4 ppppr^aniià di esegijiire ai) polpo di ar-
rps^,,^ .tetìfpo, giacché un pwto qUfPllo iUjpo si avap^f: èj^epi-
pre .sfìop^rtoit pd.il mpiqpnto .^priavplfi .^, qpandp. ajza i\ pjec^
diriUo p^r ajvaozarsi, pppoi^ j({paD^4o pyicina i| . pip^p .^jnistqa
a^ .4p9tro per pntrarp >fi mi3pra>^ Se . vi .sietp pcpprto, che ,1* f i(-
i^ersarfp ,p9^sa far ei& con s^pqoda Jntpa^oqe , per attiranti a
yibfsare il c^Hpf^ P've è scppprto §4 ^fte, allprji sipijplajLe tÌ9ioi;e,
p aul sao pranzarsi dovetp aoilare. j> d|e|ro .^a roispra^ . cosi
ij9terrpny)ete h^ ii lui ip^enzipne^ e ^e^e|;ii y*jpsejjae pp^reto
tiyrafgli il colpo adajttalp al|^. circos^pia^-
; §. 6j. Se fel tempo .phe voi fi .pvaozatp soli' fvvprpirjQ nfh
npppÀW^dplo iqpn dpUe fii^e,retro^^dpss^. scompone 4P?etp. cpf-
tinapre rpUaqco fino p clip, non |o ave^p, ,cf>ìjf\^o^. .{icpiò pop
possa ricomporsi.
Se poi retrocedesse cpinposto; il miglior partito è di wm
860
éi^prtò, y arrestare splllr 'Afèsii. Fa bopo rftiéttére che Pec-
tì^tìtn tfelfàrtè, fisei^ògllàmo dire altfinièntl,r essere valenti
l^tièrtiiltóH sta ih due requisiti prihcipàìu neXfintetUgenxa ossìa
iecorgiintnìói é iVell' attftu'dttie tantagjiiosa dèlia mknb' armata^
bei qdalt teqaisìti vengono indasM seguenti dèòantSJti per ec-^
cetlèhzà ne^PdVté.' Occhio\ tempo.'v^locilà è mùùta. ' *
S B'-"*>t^ ' àWnque che deve sttìdlarsi • neÌP avversario. 1" H
'bierodi) di parare* 2** Se AeP rispondere -stacca^ la spada , o v!6\
S^'S^'è^Mò, troppo sòflecUo' tiel rispóndere; Ì^'Sc è tita-
ìtòi'é* di tempo; '5* Se è nnpetuóso o calraó nel prehdèrtf* T éf-
ftttsrvdVO^ Sé dopo Wijffato II 6olpb t( dso à non rilevarsi In
gùèrdraj T** Se è Ifòrconatore! 8^ Sé è robusto di membra,
«••^e è'fofté paratore. Ì0° gè è molto veloce. ' ''^ *"■ ' '\ '
'' ^T' 'Adèsso accennerà n'^mò\lò df agire là tali ca^: "* ^
"'* 1" Per accertarsi sé T avversarlo fti delle parafte d'àbtttìdihe,
'Bisogna plà^ vòlte ripetete la stéssa azione, mA t\b con arfè.
Mi s'pit>j(ò; p^r esem))io', avete tirata una' cavatione, o nnà finta
di caVàzItine, e cavazìone; farete attenzione aHé parate éfké ha
'ftttèi(l)' quindi iiì luògo df aggredirlo; mettetevi sulle difesa.
"'ÀMòt^chè*' si' presenta Pattacco stesso tielqoale avete tirata te
ìiopr&ffìdicàte azioni, ripetetele, 'è se ricorre alle medesime pa-
rate, è quasi certo che queste sono d'abitudine, ed allora ti
resterJr^acile'^'ngatinarle quando si presenta -Tlstesso attacco.
'^e poi variaèsé le parate, allóra bisogna cei*6are di coIpMo' sui
ténip?, b' tenersi sulla difesa, usando' voi pure ir mètodo di
ì^aibbiaré ièmpfè 'il modo di parare, o se non le ctlmbiatè, sia
Tatto questo* con seconda intensione. Ma ciò 'potrebbe essere
(kttb ahèoradàlt* avversàrio ! Ed in taf caso, non è che conan
cotpo di velocità' ed in tempo perfetto, che può condurre ad
'!un resultato te vòréVole, e' perciò fare , vi' ha bfsògno di molta
^sagaet^, é abtiftà' nell'azione, saviezza nel prevedere, sangue
ffédfdd e fermezza nell*^ attenderlo, e prontezs^a nella esecution^.
2° Se vi accorgete (^héf avversario nel rispondere ha 41 difbttb
d? staccarsi dalla spada, cioè di non mantenere f opipostzione»
dovete til^àrgli Aéìh appuntate ^ usando' però T^arte di non Ci*
rare' la Pitoccata tanto a fdnddrbnde avere più fafciKtà nelféae-
■•»;
(0 Suppongo òhe tali colpi siano stati parati.
MI
gnMn, ^^ Se .^, ta^da IK'I viiyionderet doMete.iUtai^li^.d^^^^^ ri*<
me^s^ 4i ^aooi e s^ è tvoipo Milito nf^^l mpofidere» dihrrtlq
parare .^j pfsiiìc^^ .r^Atan^o a fondo; 4"" Se è l&rat^ce teiaipift*
sta, bisogna operare di tèrza inMii^H»ne. Cioè pronfooverei. dette
flinte.,€qi 4>iigfio èat^^ ^Qnde dftfe udito a tirarvi sai toiipor' dfelle
medesime, e su. questa. ainioM «operare di eoatróleiiipo, o pare
é9T^i4§i,.U>ceH q deU'iilUecGi di speda, ile ^iieU» aeiirioa è
sullf Iff^ dlr^ttrloe; se fsa tàie afeiade favversìaino'^i cave in^
tempo^ se siete n^UG^IioiQeirdi terna pt^imAe^ìV ' cmta^mpo
laseiando la spada in linea del petto dell'avversario, facendo
Tinqaarto, se nella linea di'ipiarta<€(m4l^ sbasso. Potrete ao*
cera operare di Controtempo d^ Incontr azione , 5^ Se è impe-
|ii<m jìdlK ofhn^ivja .è àeaessario tenbrtll fiiérf Ai "^fsortfl è^sul
aaoaieinto . i^h» -si «vàiÉxii, thtlrgli dèi t^i ^r^^rresto, t>^i><^rrinrd(]l
df aspHtoHo iroti ferniìeit»« d^ mtfd ; se poi ^ %' éalMof; 'é ehe^ VI
riaoly«tiif;di-^(^e'9QBadifò88t dovete ahtièlpdtafnehté fiìrsar^fè'
parate «ha «olAe« btfe,' e le? mìfuiiòH sono qilelle di raeèo^'*
mei/Q* 6? Se l'avversario ha' 1* aMìì]dÌne< di liorr rfièviit^ io
gaacdiaK^^pa iefae .ha tiriat» H dolpòt la' migliora difésa è la
pm^ 4t «ano, o ili ctripa «V &a/on<^M. fitescè sèmpre 'bòntrt^
qìi^U aQ} bratto assalto* 7- Gottro i f^ ifè migliori
djfMa $ano;le parate di primae actoònda, òdi «tirargli iti iempo
^eet^V inquarto* S"^ Cìohtro i irx)busti # tnemb^aj ^r' lo 'più
li^lseofodurf di pbgnù, ed If lóro: giuoco In generile é^ffi^ dare
s^lla ^padft «emica dei todcifti o 'Strisei^^o'HfUrecài^'l^'^Miiì^o^'
gifioi^ .da :fafSf eoo qaesM è dl^a^iré a apada vdant)9, «qiii^de
1^ presentate la punta- al petto^ ohe faoihneDte fsifk Una délié^
iiadiDate aztdnU «asare prè(pa*rati per tii^arli un c&fpo in tempo:
V .Sei é nft forte paratore' bisogna aggredu^ta di vado; et Sol^
taott) iouiiwnMila fovmneaole) ofoè qnaodo vi sefmbff dMraf -^
tOj^'d qaantlai taceiè dai asovimenAi con i 'piedr>> sanitt battv^te,
^Q perJo piìt cià.aaQiide<()iiaiido^^ uìaoi.iè stanco ^^Ua'po^'zioo^
In cui si trova. Accadendo poi a vói quest* aitimo caM, '6loé
«mittdi^.Maacoi iddìi jioaiame: odia «quate 'ai trovate, ^dovrete
aiidarar:vndiatf<» un4< luogat miatrat <teikenido<' la pantcT dellfer^ vèr
ataai,fpa4a.dtoetta al.peflia delP avv^waria, ad. aiaar ^froèite ad-
operare in caso che foste aggredito. IQ^iSeataata-difroole^ÉhN
av^veraif i^, ehe «bbif r noltai^falpcità : oeU- Bggredine'^ i doigté le-
46
9»!
9ll^rte H co»j^'>bla0gft&^v«f6rt^^^ (ittiiia dédà'^pMa AètTav-
vMiarfo (teli» KMa d*^rilè9à; (IJ e ciA può eii^^r Attìò coti /IH
M'spàiiàì' cópeftiMW&ón ^éiit Ugaffiénlii olé^^ènUSi ^adb;
MMi mm^ sMìci, éintrecài: Ord giova còn!iraèìhitìè éhé fali^tìdci
toia di «quéste 8Ztooi« T iiwersai^icf può tèòVtire facfMàvtMN! 'es^
goifè 11* colpo i A Ififìipó.
Perci&^'ndl pmiHiitìy^re qjodsti cMpi, bi^Èà^'ftómpté dài^éré
pt^pe rat i d operare df conffò^«mpo.
§ 16. La vetoeità è il pHocipftie^ ^tegno di ano échèrml^
tofé, e seitfbreìPel^be dhe ddte^e éistfre' seArpi^ Wttlé^ %'^^uri&
non è cosi. Ogni azione richiede uù temp<j deteriiiliiai^ò ; U
ifetùc'ìth quando siaf ^verébia in éertì casi, pnÀ e^ere pregJÀdi-»
eevble. Kètir a^^otiif èi an'solo tBOfimento, (noè in tutti i eelpt
EUmentariy qimìììo più sarà maggiore la velociti^ ; ùttt a ptà
probabilità vi sarà pet colpffe: A.rcotitfarip qnèUó asiani eo-
stitiiite di d«ie ó pfù'movjtnefltit uopio è regolare Ìà vókuMtà
cdnfe^ttW ddl*«vversa«(]/. '' •
' Ecèo un esempio. Scippooglitìitmo és^ìtté gii f^ftérmitórf Hèf-
t' stacco di <|tt&rta. Quetlo' velode tifi la PhUà^M cà^Ume è
tamisiofie* fi'dltra retiti fermo poHa ^dsitffohe iiì éiif M tróVal
Si vedrà facHmeòte; che' colui che ba fatte ti^e operazióne^ ha
tirato/ do^e r avversario"^ era eopèrtb, perchè px»U*^ ha ^^<^
tal tempo della parata. ^
' $^171 Còme pttre 'Si tficà dèlie paVate, cioè parando o trcrt>po
presto, o tropptt'tar^i'V roMrre'il risèhio di non troyalrb lift
^pada deiravvérsttrlo. Perchè »«m «ofpo* posd& dirsi ' pifràter in
temipo {gittsto; biso^Ufa' <ihé la parirtfl^Éra eseguite 'ìi^^at^o che
Pavvi«Wi« r^sa'H'^iéde Ì4)t<èrrane^ colpo Vhè iìX9t. Ói(ùif
pure' 4opo ^ia parata rp^ì Ad di rispondere éi nt^eesà^riò dirigei'eì
léi^)i}nta al pettSodfeir avVeMbrM; invanii di partire cof ccTrpò)
'> t4»).d»ò'tirà è'neee^daHo^c*) g(U(klmr(Mlior.f dé1Ìé<!ptira'S<^^^
poletana, Vedi Fig. N® 6, dei. Siggfi GaiéfBTini.f iRosAHOi^Move ho- dii
Q^ostrato i colphch^ ai possono fere| su ial.G.uardi», oei^ .prinria p^rte
di quesl* Opera al Cap^ Ifl pag^ 113 alla noia seconda. I colpt da farsi
su tal tK>sizìone, con tutta la velocità possibile sonò^ Vi^n^ìidiay e la
pftósata\ottò^^&t![\Q' V inquckHà: \. ' :. *
Non intendo dire che iah colpi, non pDsainro«Baer^4K;b6rmUiVpoit:hè
i|On- vi é.co.lpQ cbe non pQi^a essere p»rat<^,. (?pp^e; r>pn -^:ii é;: parata
che non possa essere ingannata.
con la pistola tirasse al bersaglio scarieMid^Mi 'fvifiià ,o^niopo)
'<S MJAi^tiVyisli Wmki (*<id«at)«h« #«lll'i96herfi«it4;sii)iit)
né una parata che possa difendere qaalonqae colpo. Quello ^ìèlm
É^ìgm^^%»immre^hk ^tMff^tgcHèHiiieerévqtiafidò'Sto md '(Mn^
pé!'Mdaaó''iirD;tktr«è''^alètoi ' '^ '- » • »''<^'' « '^'i uj::-'l'>n' um
' '^l%»mtiien&F'ic|ttesit) eitfpitèflèi M dWii; «sseré^sefhptoMsa^iniiiigh
r isfRiiffte ^yeiMtl *Vlifèv^toé iì^^fé <ii metto: abili 'onde itisih
pomhB ^tAe^ a '>fr(yht#' còmr tHf^! nfélte' VMelltd nélhÀite, O'iiotl'
è<Mii$>iedri ^ttd^ lOhfor^assItfCKiK/^^ varffltb ^ÉefcitAyffitttf '^n^itt*-
telljgeaza, sotto esperto tstrottore, che si^ poééll ^éppt^fihìétfil
ana peMMiÒiilf)itt't{iiè»titt ìlMIiiité Arte.- ' < i > i « i ;'
.1 .'M^ n >.,<:) GOUaiMRlAàlOM GICÉBHAU > f>'
^ I ^r.SeJq s^i^dio.(leUa, Sche;p^,sppir dovesse <^ql nieuo
di ben con/iarai iq jtin ,D4p|lft (p TijrgQmepto di cqi si ^tratta
ne}, pjresfMdjp (lip|tQ|pi wsebbe j^ nw^f^pp^n^ó. al
cQg^ri||[io, .^ ^cheriffa «fin ^e^ei-cizjo^^phie serve piùt^psto ^ ^ii^ao„
^j^ndjj^^p.^e^j^tfi?»^;; ^r^iòj^ji^.statj stabiliti, certi ^anopi.;,^a
^«^^^y9P».ne»^:Wr.#«Ì: .n#.d^?i??,;.. «\?. ;P R^r la poca ^ 9??er-,
v|i\f^.. ì^, floesti 9 ,peT Ja lofo in(|^rt]9rza ,iq alcuni casi, 90j|jionQ,
ay^r IpQgo ,4elie conlr^^yfljrslgi rig^fii^^^^ mo^o .cpn (:ai Ì!,uno,
(4) Nel da«Uo, in qualunque luo^o uno c9lpisGa sarà sempp una
ferita, da potere farl^ te^óiPnare se è al primo s£hgue versalo. In as-
saltò'! <K>l))i alla maschera, ktllà tMàt^^s^i^ fttatftbHdbiè, ia^Hé cbscè noti'
aoniiprsiluisiU.par tMlodit^ÀDeadfMa T Jm^n¥^ ooo ^ipikò dtrftha'otiev:
rato male V uno, o T altro, J^/i^no agito; male,ej>U^bi,,.f^enfioalie7^
riti iSOambiavolm^nte. Coq ciò vengo a dire che il duello non è «otto-
posto alle Vegò le dell' assalto. ' '^ ^ '^ ' ' '^'* .^ * ' ^*
dOfldoHo ili ;;!!•* éiltOM» M ' «'•• ■.: • fi Ir. s."'ìil rr •-'•} -I ìmk,
Mi sono io adanqae proposto di ramwHWf^fAMW «ogfrie
OQdD possMO^^ sdnnnr in p<alie«{«il| NfMjow ^^e i4Q«|titfi|i ^e-
l^tite «ll?ais«/i^ esp<Mifiii4o ad ovnli^ppQ 4e8li;e949ipi>iQr||«o^
polito* ','^1' "•'*' iM {"'ji^' '-i ' ,\"^' riitu «
E(B[H 4k ¥eroi«iripf)tOi cbf)i;!a)8cl|erW( (:)Qiae(ji«gieo.«i«Q«tiM^
ta d«ile ^«gole éi .4liscH9|i#«.vap90ÌaU,,^^ta.,qillif|. d^ofo^^ fri
mcMe i«!*aaiafta ià^|0i^U^to.4i ittaMniir rMa^ ivwtnM^ip^iit^
aoa roedeslfiia regola ooti vaio per taM»A|efe4Hiih);'ei9Miid^
cieioint aeuotoiba dalla r^geie speoii^:ii«e «ppopfjei^i ja givtia
dl^oho sj. vede' nprosare idOApoohe jro|t^/<ltU' miia^è e^ foor^
di' oaooae ja'^r%tAeiali^)y»^:^9t^0<WI(^H^^^B^^ mba^
r^iSKo, UiUe }4a0tl^ volte ich0;9Ìr tfo>wo d. ft-ae^^i dae . Athemi-i
lori . di .èoaelp ^ivetfsak- *. - /r»^'.^-? • --Mr-r .• ..-r'/yr-
Non è frattanto che io^.prMenAé-Mli dettafé v|io« 40tg9 /4 etti
assoggettar si debba diiaoque professa la nobìl arte, poiché
non fo che indicare le.|i6|ole^<tlir!lit>.'tl'Q|ate stabilite ore ho
date delle Accndemie di Scherma pabbiiche, ove ho trovati dei
v«toisU«4iaeitrhi» 4lle«t^«lle^^ «ioJa. tofi^A^ MftaiMi>BionH«i
Massa e Traversa, a Milano Biangri, Bolognini e Bossi , a
Genova Saivfirenzb, arSologie .>ZAif«MmfV>a Livorno Bbnmci,
POLLASTRINI, MoiVTORSI, GlANFALUOIfl, a LoCCa BACClOTTf,
a Firenze fESS ARI, e fiÌÉR!/Ayii>V?ri/ e 4'aestlWktò concordi fcn
quanto verro ad espoi'rer Ma entnaroo ini àrgoniento.
S 2/ PHdo cjriarregòrà gétìèraìè déé i^ttieriéisl nell' assalto,'
essere tibera' là 'Volontà, sia 'ài'^ìrendére 'f btfeniWa, 'srà 'di miei,
tersi in diféàa ; V'pèrciò gfi Sòhermftorl vengodo ad lissèffè' in
arbitrio df eseguire, b c6l|ii sempllcir/i^<^» colpì ^ll'a^^^^
tempo € controtempo. !beió(intesò perÒ'cHeténtb^èotpf di arre-
sto, di tefH^o, '« 'cònmW^mpo detonò ésàerè eseguiti tiel*' d'ebfto'
modo; altrimenti' potrà* à iaglorfè* inipiitarsi^ caribo ogni iooolri-
veniente che ne succeda.
S ,3. 71 colpo in Ji^smltq dee cotìsiiierar^j . valido, softa^fp
qoiiodo venga « colpire; m^lU regiiu)e.oirc()i^ritt9. fra.la CÌ^ì^ic(j^
e ììfutneo; vaie >« dit^e U poeto oèmpalo^dalPlte^rarM/Ool^qiMte
riceve i colpi il 'Maestro ne? dar legione: ; ■ -' " '^" '
S 4. 1 colpì che toccano il braccio cioè a "dire '3àJ/"cufti/o
«Ito iprtl9^vJ0MM«itiéft* tinto, le wMè che fi^ÉMlo *Mribr* «
trova 1: cdofiitAè dal ; flottò, i^féb'attiiséì aellè' sptgtoóoèMjiim
àat Piatitile mMM0i^y \ 'H- ìk:-1'..'U iiMnt i ••'; :••> ci c^^,.
ptmiMia mMfo ite aiM^^> qQe9th.(|aallÉor«(piÉM^of°'Éil rOMdff
dir<iiio<lire« 3^ stai modo if.ff«poiiflW0,.8?*8il <di0do;.di itiiMi^
)lltrone«ii]K, eMnalMqw, e oolyi'd^irfMK ^ ilP* SQlK>kn*M0f9l
Perciò ' tutte le . rtgDtej^fltahilike od* 'og|e(t^ ' dix 'Mtagllera e4e «Hik
diealei 4«ertioBÌ ip099ómii^8É9n'(mmpt9$^iwiìé ifooMio <éito%
govie^tciieT vado'.eii^iiBiido,. ofori' fio nfiegt&r'^splegtaleii^iM
$ '6. E regola, che quello che prende l' offensive^ .sq^ Jil 9pad||
i\ei|i.ipa^ è sulla /ìn^ dìrrt^r^c^ ossili rivo^^a^ftl^ petto ^eì^* V?*'''
sprio, dejbba {prirpa dt Apware aUqn^^ ,.j, ,. .^
m^ufA), (jpllfli jjppda rivQl^ |)l p^ttf . rooQ dell';.^ra,j. «VflRft^^
cbfivJano (jif qqostì propiaoy^. K ojirf^ww.: <J«ff ,V»wft.fiptjii df. cAt
faiiooe, e cavji^io^^, tei9eii^o..perOt,i| ipogopt l^«»;,p^hj, l* al-
tro seoza attendere ciò che è per fare l'avversario, e sai primo
movimento, cioè (i^ltd.fliKtai.tijl il f^ff^^V^^J in questo caso
poò accadere benissimo che i due *sclìérmìtòri si feriscano en-
trambi, e con ciò abbia luogo Y, incontro. (1) , ^ ,_
Mon VI è dubbio che rincontro costituisce, ciò eoe s intende
per male operato. Ora sta a vedere a chi nel caso in discorso
deve attribuirsi, il torto, Siccome,!' esempio, testé cUato è può
di quei, casi che piic troppo spgliono darsi iq pràtica, p^^
jl) Kellà'Scuola della Scherma Napolelana dei Sigg. Grisetti e Ro^a-
rìÌll' ìt»aHario del r Aièt^^fà « (è centro dicesl in'Acòadèmia (MlK^qtié^Mr
« ^ela^a parole quali ai leggono a pag. #66 )éeì4*0(ieiWMfl#-tolie(Ciiilta^
«. ^l)orpH,^i a^h^^Ko^h sjAfOipi^apfHiiOfli^iikfr ikd iif^MttAa^^f^lo
•wffq^^? j*^*" dj^supppsi^iop^ oli^ d| Ui\% ipfQli:^.|^n(|;j^7)e^e^^Ìa.
« mente colpire prima dell* altro: ma essèpdo questo un divario insan-
«siWleJnèlie'JIccà^iiie'ndnsciiétìéótfcooW ''*^ '''^''^ ^^' '
4ir»»dbiile o^sifDr'di ailtMe écOfNbiindniKsiMMocQitiMili .ttM
4et8|MÌDarr4i]'Chi!UB dftiàttribiliraLdl^li^rteb lè?'ftt^t»ii£Qhiuii
soQO di coloro i quali fogliono che rincoMrW)»! >debtii> lllBi>
fcilim>6:4«elk( /cie ibaaitata^Aii e«ipoi4fHtliy[>adaii(MSb jbei^.ra-
gtofM, che (|a0Bttiafir0bto 4lab» lf|> obUigo «di opiÉmB^Mk'mmf
è «gli ii»gohr(briéaiiittìtalB\>n[ii\6Bbitai4i di «detiefire, .ribslasadi
la .pwÉMi dettli.gpaaa AnWisk^^t^mvptim^ii^^rikfrBptks^
Può darsi rjfKSlMiiboe A -«9Bfill» cibiiflk.ìMndiotta» ' ^ Jliailré: o^
raftdo Odfiftì^ è !esfK>alo?<|iii)aiaravKcotpiid<d9 ae*rte«f peli'«d<-
Bersi get|at4^siiH&2')Spada/ ntmjicB , . |iU«è)'4bnglicnae- raigiofiévob-
meute rimprovero? Se cosi èr questo.téqaféemqd^iclikoik Af^b^
be dovuto fare il primo operante , e perciò sembrami che a
questo, e non al sèootid* dcfcftasi.attrJlikiM II torto.
§ 8. Io non contradlrò il principio di dovere parare i colpi
^lir>«É|KMiè<«Jbri«ÌHdimilrwvMPN^ qwsdo ùM
è aggredito deliba parare; ma è bene da eoiisléeràf8i,'ch0''òna
tal regola è soggetta ad eccezioni, come dimostrerò nel para-
gWiR^ cW'séguferV' '• ''^^'"'-^ "^ '•• "I ''^'" ' '-
%'i.tccoìi ca^'nèl'iìuhfé'l'/fVVèVsaAb^'dbM^^^^^ a parà^
re, e questo ' è, qoa'ndò' tatib éiéteiìité cfònf ' le* regote prescritte^
Moè d^'téVàrsf pm^h^'^t^^ del^ petto, cosf ojie-
l'andò cbstftùtkòé allori» 'l'bb%ÌÌgol éH' altro idi parare, o se vtfole
Iftkrè ìb^ ìittùpH, bfsogt^a'efief^lòf faccia "fn mddo <fe Yion essèi^
còlpiitò,'è se W'ibsse/fi tort^ srarébbe peir tjuesto. ' " '
<»' '»1^' ' I» fM* i^«^^il»^v*L'i li^'*i:L«i;.l^iL--- .
, SKqOlVpA CATEGORIA
migruilirAai^F^, ii^ quefèioni clhe possono . ««Mere «al
modo di rispondere*
jl lo. Esempio 1". Qo pacato deirobbligo dì. parare quan-
do ubo è aggredito, ma le questioni òhe fncòrrono neir assaltò,
ai jprpsentano sotto svarrati aspetti che. par, troppo quapdp uno
i^bbÌ9{ ^l^di^attpisi tal obbU^o.,^ 'p^ò pifj; tnt^yia metti^re ip.
dubbio ')lKfl8alteaia deli' operato. ,
' '"Wèb-'MvdqoeiaccMKkn^ alcuoe- volle, ohe^ aìHr dei due scher-
mKóH^feW'^^faii'^^^ ta; iAMài: n^ì rbppnderè stacchi il prò-
prio ferro da queÙoS^jl^^^^^^^ ^ .»! l*w/ «er tjfl .,wdo
S69
scoperto da indarre rAvfersario stesso a tirare dlrettameote
sema por meote ad altro, cioè alla parata. In tal caso quello
che ha tirata V Appuntata non era obbligato alla parata, per-
chè ha proGttato del difetto del suo A??ersarìo, quando però
r abbia esegnita senta essere colpito, e se Ibsse stato aoeh*es-
so toccato, allora il torto sarebbe per qaesto, poiché tal colpo
entra nella cdteg<nia dei Tempi, dovendo essere eseguito sul
tempo che l'avversario stacca la spada, nel bre la risposta.
Maggiore spiegazione sarà data nella qaarta Catqjoria relati-
vamente alle Appuntate.
TERZA CATEGORU
mt Ineontrl ciiiuMitf dal «olili dU ArrMto d
mione, e dai colili di teaajpo proprloMOHic doiii
$ li. Non vi è dubbio che i colpi di (ampo sono fra le più
brillanti operazioni della Scherma per essere i medesimi di
difficile esecQZiooe, ed è per tal ragione che danno luogo a
delV ineotUri. Questi possono aver luogo ancora sui colpi d'ar-
resto, e sui colpi d'arresto d* incantraziane in tempo.
Esempio. Supponga che Tùio sia attaccato nella linea quarta*
e che tiri ui^ cavazione nella lidea di terza, e Cajo contem-
poraneameute eseguisca il colpo d* arre$to coi filo di spada di
terza, e che abbia' luogo V incontro. Il tòrto sarà per Cbjo,
essendo positivo che, o non ha formato angolo nel tirare il col*
pe, non ha preso il tempo giusto, il colpo d'arresto deve
servire di parata.
$12. Può essere fatto altro colpo d* orreslo senza ìticonira-
jBOfie, ed in conseguenza senza opposjaione, e questo è, allor-
quando è eseguito nel momento che l'avversario si muove per
avanzarsi, cioè prima che possa stendere il colpo.
Etempio. Tizio^ suppongo, che abbia htto l' invito in terza ,
essendo ao poco fuori di misura , e Seoiproniò onde volere
aggredire si muove per entrare in misura minacciando con una
finta di cavazione nella linea di quarta, e tira il colpo diritto.
Tizio deve colpire Sempronio nel momento eh' entra in mi-
47
370
sora, facendo nel tempo stesso V inquarto. Se JHw . neir (dse^
guire questo colpo è toccato ha il torto.
Tal colpo può essere fatto ancora dall' attacco di quarta ed
allora suppongo, che quello che sgradisce entri in misure mi-
nacciando con la finta di cavazione nella linea di teriai et che
tiri il colpo diritto, e quello che vuole eseguire il colpo ^d*a^re-
8to ftccia la possam ^oUo con il colpo diritto* Se questo fosse
colpito ne)r eseguire tale operasiooe avr^be torto*
QUARTA CATEGORIA
Sulle questioni elie ponsono nnseere dal modo di
rispondere» e dare Éuoipo alle appuntate.
$13. Pur troppo dal vario modo di rispondere possono na*
scere degl*tncofifrt; e quantunque sembri che ciò non^dovesse
dar luogo a dubbio sulla causa di tal genere d'mcon/rt, pur
tuttavia accadono.
§14. Quello che ha tirata la risposta secondo le regole, cioè
mantenendo V opposizione nella linea che ha fatta la parata,
diviene esso V aggressore, ed in conseguenza, T altro deve pa-
rare, e se facesse Vaj^rUata in maniera che avesse luogo
Y incontro^ il torto sarebbe per questo, poichò T appuntata non
può esser fatta se non che quando 1* Avversario nel rispondere,
stacca la spada ; di più con tuttoché t* Avversario nel rispon-
dere non si iMga del tutto coperto nella linea che ha parato,
bisogna che quegli il quale venule eseguire Vappuntata di fare
otppostjstone, ed essendo questa^ suppongo netta linea di quarta
e per essere maggiormente garantito può farla unitamente al-
r inquarto ; menochè supposto, che quello ii quato fa la parata
di. quarta, nel riapondere abbandonasse la spada formando^ un
angolo opposto, cioè tirasse portando il pugno neHa Hnea di
terza eé in tal caso il torto, accadendo i* incontro, sarebbe per
questo.
S 16. Altra questione può accadere; suppongo che Tiido si
sia difeso da un colpo tiratogli; con la parata di tena di pò*
siiione, e che risponda con tl^ colpo di tagliata sótto il pugno (1)
(4) Da alcuni chiamalo colpQ di seconda, da altri colpo di cartoccio.
871
abbassando però la maDO armata e Sempronio sullo stacco
del ferro tirasse V appuntata e fosse anch* esso colpito. Chi
avrà il torto? Sempronio/ perchè ìq tal caso doveva questo
garantirsi facendo V intagliata contemporaneamente ali' ap-
poAtata.
$16. Onde evitare clie abbia luogo dopo la parata IVappun-
tata^ è necessario nel tirare la risposta di conservare ¥ angolo
ossìa opposizione della linea stessa che è stata flitta la parata,
tanto più poi se questa non è stata fetta di striscio.
S 17. Termino col ripetere, essere regola invariabile, che
quello che si propone di tirare in tempo o di controtempo^ in-
vece di parare, deve colpire senza essere toccato, e accadendo
V incontro, il torto è per quello che ha tirato in tempo eccet-
tuato però il caso citato nel § 1, cioè quello il quale aggredi-
sce senza essersi levata la spada nemica dalla linea del petto^
e r altro del $ 14 che ha fatta la parata di quarta e nei ri-
spondere ablMindonasse la spada fticendo un angolo opposto.
Fine.
-««<H>oeoo-
* Giunto al termine di questo mio Trattato, credo necessario fare
le seguenti dìchiarazonL>
Le confutazioni da me fatte alP Opera intitolata La Scienza della
Scherma ^oata dai due amici Rosaboll Scorza, e Grisetti Pietro,
opera piìi volte da a|e citata, e perchè sia facile il riscontrarle,
onde poterne formare un esatto giudizio, qui le trascrivo indicando
le pagine ove si trovano in questo mio Trattato. Non starò a ripe-
tere ciò che ho detto in questo Trattato a pag. 68 al § 49, déf
detti autori.
lie confut^siont «ono t
1> Sulla posizione della guardia. (1)
2" Sulla possanza delia Stoccata. (Il)
3> Sulla Stoccata sbracciata. (TU)
4> Sul Picco e sforzo di spada. (IV)
5a Sulla presa d'arme. (V)
6'' Sulla battuta di piede. (VI)
7^ Sulla parata di prima. (VII)
Credo positivamente che su questi articoli non mi si possano fare
obiezioni. Certo sembrerà strano, e specialmente a coloro che inse-
gnano tale Arte con i precetti dei sullodati autori, che abbia osato
fare questi rilievi, come altri che sono nel corso di quest' opera,
cioè in alcune denominazioni di colpi, come ho potato a pag. 68
del loro § 170, e a pag. 69 § 74, ec. Se ho errato lo dimostrino !
Non pretendo nemmeno io di essere scevro da censura, e quando
questa sia ragionata, sarà sempre utile per V arte, sapendo che alla
perfezione mai non si arriva*
(I) Vedere la pag. 44S al secondo ultimo verso, e pag. 443, come pure
la nota seconda a detta png. volendo riscontrare ciò suU' Opera
dei citati autori può vedersi a pag. 46 § 67.
(II) Vedere la nota N^ (4) a pag. 76 e 77 e pag. 159 dal § 4 eseguito.
(Ili) Vedere a pag. 69 al § 74.
(IV) Vedere pag. 75 e 76 e la nota N® (1) a dette pagine.
(V) Vedere pag. 7S e la nota (1).
(VI) Veder* a pag. Ut e 243.
(VII) Vedere a pag. S49 6no al § 17.
878
Biograzio sioceraoiente quei miei Colle^tii ed antichi Soej, che
mi soIlecitàroDO alla contiQuazione di questo Trattato, del quale' ne
aveva deposto il pensiero, e tanto più per avermi procurato il mezzo
di giungere ad un numero di. associali > che ha superata ia mia
aspettativa, avendone soltanto in Firenze il Sig. ex Tenente Sàm-
PIERI Maestro di Scherma, procacciati 62. 1 Signori Maestri MiRCHi
e Panci il.. Il Sig. Enrichetti Maestro al B, Collegio Militare di
Firenze, e diversi Istituti; Uno, antichi socj che la maggior' parte fu*-
rono miei allievi 58. In Siena^ i Sigg. Padre e figlio Picconi Haestn
al Collegio Tolomei 84. A Milena il Sig. Plaggi Maestro alia R.
Accademia di quella città 45. A Torim.àal Sig. Simonetti, Maestro
in. quella B. Accademia \% A Lipamo dal Sig. Maestro Pini i. A
Milano dal Sig. Mae9tro Bada£|XI 5. A Pisa dal Sig. Maestro Mito-
sqHi 7. A Bologna dal Sig. Maestro Lampertini 2.
Più come associati ; i seguentr SigpiH*i Pjrofesgpri di ScbeRmay cioè
il Sig. Capitano Mantovani professoce alla B. Accademia dj Modena;
il Sig. Capitano Ugolotti professore al B^QoUeg^) di fìoirma, il ^ig.
Tambornini professore al B. Collegio di Marina , in Genova;, il ,Sig.
sotto Tenente Blengini Istruttore di Sc))erma dei Siggr Ufficiali ideila
Divisione di Bologna; il Sig. Lambertìni Maeslro di Scherma in Jfo*
lagna; il Sig. Simonetti Maestro alla B. Accademia di Torino; i Sigg.
Marchi e Panci Maestri in Firenze, il Sig. Panella Maestro al B.
Collegio di Parma; il Sig. ex Tenente Sampieri Maestro in Firenze;
il Sig. MiLoscHi Maestro a Pisa, il Sig. Pini Maestro a Livorno: '\\
Sig. Bavolta già Maestro a Pistoia, il Signor Annibale Parise Pro-
fessore alla Grande Accademia Nazionale di Napoli.
In fine dirò che ho avuto Talto onore che si sia associata a que-
sto mio Trattato la Beale Accademia della Crusca,
Di qual pregio sia TOpera mia gl'intelligenti imparziali giudiche-
ranno.
In questi ultimi tempi sono usciti diversi Trattati di Scherma sia
di sciabola come di spada, e fra questi ho potuto avere quello del
Sig. Tambornini Carlo Luogotenente in ritiro, e professore di Scherma
al B. Collegio di Marina in Genova, stampato in detta Città dalla
Tipografia Ponthonier e Compagni 4862, ed avendo letto sul mede-
simo, alla seconda pagina, che brama sentire il giudizio dei suoi
Colleghi, dirò in quanto a me il mio imparzialmente, ed è che mi
sembra essere uno dei migliori Trattati di Sciabola che sìa com-
parso, e che possa dirsi veramente elementare, ove sono indicati
dei giustissimi precetti, sia di azioni di attacco come di difesa,
sul ferire nel tempo delle finte e colpi dell' Avversario, sulle appun-
tate e rimesse di mano ; studiato con attenzione questo Trattato,
paò e$8ere otilfssimo * coloro che a qaesta SkAfèrtna si dtfdio&ào.
Altro TraiUto? ho potuto avere del SIg. Ufficiale Gesars ÀLaERTO
^^NOiki Istruttore dei Signori Ufficiali della Divisione di Bologna,
stampato in quella Città coi lipi di Fava e Oàragttani al Pregresso,
4864 dedicato air illustre Generale Durando Gav. Giacomo Senatore
del Regno.
A parere mio il Sigi BLengimi è giuifilo allo scopo che si è pre-^
fisso, cioè di dimostrare, benché in ristretto, ma con chiaretsa ha
esposta la sua lezione di Sciabola 'per esercitare diversi allievr nel
tempo stesso ed indicando simildiente dei buonissimi precetti aD^
che nella lezione di Scherma di punta ; mi è seoàbrato bello il suo
programma, il discorso preliminare*, 6ome laf parte filesoflca, ed
altre osservazioni sulla educazione della mente, ec. e giustissime
a mio giudizio sono le riflessioni e proposizioni tutte al Ministro
della Guerra, allorché parla delle Accademie.
Tàfìlo V uno che 1* aftro dì questi trattali sono adorni di figure,^
per facilitare T inteiUgenza ' delle operazioni, sia di attacco come di
difesa, e nke ne congratulo con Essi.
Osservo per ultimo che il giuoco misto può essere eseguito an-
cora col fioretto alla Napoletana, purché non sìa legato nel modo
descritto dal più volte citati Signori Grisetti e Bosaroll.
".U . •' ■ » .
mimm m mmv minm mm
PREPAZlONfi . V . . . . . ♦ . , . ..'..; . . Pag. V.
GiPiTOLO I. Cenni Storici della ScImvqml proàso gli antichi. > 4 .
Capitolo H. poc^i Cenni Storici Mi Duello .... . . » IS.
Capitolo IIL Cenni Storici au'modernitradtalialidiSeherma. » 26.
Capitolo IV. Delle armi usate generalmente nei duelli , e
più particoiar mente deltai* spada' . . . . » 415.
Capitolo V. Canoni fondamentaU della . Scherma , ossia
leggi fisiche dello spasio, tempo, Tekieità, e
f^sa, coosideretei rapporto al maneggio della
S^cla V. . . . > 158.
Capitolo VL Disp^^rità, morali, fisiche, e meccaniche neHa
Scherma ,.,......» Ì64.
Capitolo VII. Vantaggi della Scherma in comparaBiose a
quelli resultanti dagli altri esercizi ginnastici. » 173.
Capitolo Vili. Della sala ad usq di SQiiole> auQi requisiti,
regole di disciplina, oggetti iiaw^ervieoti alla
legione e particolarmenjte del fioreUP:. • • » 181.
Capitolo IX. Delle Accademie di Scherma » 190.
Capitolo X. Delle qualità che deve avere un Maestro di
Scherma per dirai veramente tale , e come
debba regolarsi ip certi oasi* Deterioramento
per la parte esecutiva» eioè deir assalto in
un Maestro, e per quali cagioni^ Perchè si
troviao più forti tiratori fra i diletteeti che
* fra i Maestri. Del modo die sì pratica per
dare i brevetti di SpttOrMaesMro/ e 41 Mae-
stro di Scherma » 195
flQHfilZIORI DII fiilIIOU BEL ffiGONDO TOLOHI K Pllf E SSCOIDi
-WH>^^H«.4^|-<W.
Repertorio dei termini Tecnici e frasi usate nella Scherma. Pag. 207.
Cai^tolo I. Termini Tecnici e frasi usate nella Scherma
e loro distinta definizione. ...... x> 209.
Capitolo li. Ove si tratta di «ìò che costituisce la pratica
esecuzione della Scherma ....... 226.
Capitolo III. ' Ove si spiega la maniera che deve praticarsi
per bene apprèndere a metterei in guardia,
a marciare, a retrocedere, tirare il colpo;
ed in oltre a ciò si spiega il modo di rile>
varst in guardia. Il Raddoppio, il Salto in-
dietro, e per fine la Ritirata di Corpo . . » 232.
Capitolo IV. Del modo di eseguire le parate loro numero
e distinzione. i> 243.
Capitolo V. Golpi elementari e azioni di preparazioni al
colpo . . . » 270.
Capitolo VI. Principali combinazioni che possono aver
luogo nella pratica della Scherma, cioè colpi
elementari, parate e risposte, finte, colpi
marciando. Sparite di Corpo, ossia Sbassi,
) Intagliate, Inquarti ; definizione del tempo,
e Controtempo relativo alla Scherma, ope-
razioni di tal genere, Colpi di Arresto ,
Rimesse di mano, Appuntate, Saltò indie-
tro, e Colpo di bajonetta ec. ec. . . . » 296.
Capitolo VII. Del piastrone in genere e delle sue Varietà. » 344.
Capitolo Vili, Regole per V Assalto » 356*.
Capìtolo IX. Delte questioni Che sogliono insorgere nel-
r assalto • 365.
DlGHIARAZIOM » 372.
ì;7
THAO.
NM.
I
]
\
V:
>:
della scuoirraucese del Maestro .La BoessierCj e
mni.
\
\
\
hi
^
«•"•*'■ #M.
i
'*v
t\
'<
k.
f>
;fl
1
ir
*■ ft..
à